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DON JAIME DI BORBONE RENDE OMAGGIO A SAN GENNARO

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Nel segno della continuità storica e dinastica della profonda devozione della Casa di Borbone nei confronti del Santo Vescovo Patrono di Napoli, Don Jaime di Borbone delle Due Sicilie, Principe di Navarra, Duca di Noto e di Capua, sarà presente al solenne pontificale celebrato dall’Arcivescovo di Napoli Crescenzio Cardinale Sepe in onore di San Gennaro, in occasione della tradizionale celebrazione del 19 settembre.
Il giovane principe, 26 anni, rappresenterà il padre Don Pedro, indossando il collare dell’Insigne e Real Ordine di San Gennaro, il più importante ordine cavalleresco dell’antico regno delle Due Sicilie, e siederà insieme ai membri della Deputazione della Reale Cappella del Tesoro. Si tratta di una presenza dal carattere prettamente familiare, che costituisce un atto devozionale del Principe, neo cavaliere di San Gennaro da maggio scorso, a testimonianza del solido e antico legame tra la sua dinastia e l’amata città di Napoli, nel solco dell’eredità morale del regno delle Due Sicilie.
È la prima volta che don Jaime assisterà alla festa del Santo Patrono e lo farà unendosi alla secolare devozione del popolo napoletano, in quell’espressione genuina di fede in cui tutti riescono a identificarsi.

PIANO STRATEGICO DELLA PUGLIA, AL VIA I FOCUS

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La Regione Puglia si doterà di un Piano strategico e per farlo adotterà il metodo partecipativo. Chiunque potrà partecipare in questi giorni ai focus organizzati nella Fiera del Levante di Bari. Si parte oggi alle 15 con il tema “Verso il bilancio sociale e di genere della Regione Puglia”.
“Noi vogliamo evitare – ha spiegato il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano – che ci siano conflitti di programma tra il programma della Regione Puglia e e quello del resto del Paese. D’altra parte una regione di 4 milioni e 200mila abitanti non può fare un programma senza concordarlo col Governo nazionale, anche se la Costituzione ce lo consente. L’autonomia regionale consiste in questo. Noi abbiamo una legge sulla partecipazione che consente a qualunque cittadino di dire la propria, di partecipare alla costruzione del programma di Governo regionale. Noi lo abbiamo chiamato Piano strategico perché ci piacerebbe che venisse condiviso anche dall’opposizione, nel senso che ci sono delle cose che non si possono cambiare ogni 5 anni, cose sulle quali potremmo essere tutti d’accordo. Su quelle possiamo costruire il Piano strategico”.
“A questo punto, anche col ministro Provenzano, noi faremo questo lavoro di concertazione, perché – ha aggiunto Emiliano – quando concerti ed applichi la democrazia normalmente eviti le liti, lavori meglio e più in fretta”.
Emiliano ha poi fatto l’esempio del capoluogo pugliese: “Bari – ha ricordato – ha avuto nel 2006 il più grande Piano strategico della Puglia. Costò più di 4 milioni di euro, ma io e il sindaco Decaro non abbiamo fatto altro che applicarlo. Contiene tutte le azioni di governo che hanno portato Bari a trasformarsi da scippolandia ad una grande città europea. Ora dobbiamo fare la stessa cosa per il resto della Puglia. Per Brindisi e Lecce stiamo già cominciando con l’aiuto del Governo, con i CIS che però devono essere migliorati, come devono essere migliorati anche i due piani dell’area di Foggia perché devono essere un po’ più strategici. Sono stati fatti troppo frettolosamente. Ci sono cose buone ma devono essere armonizzati con il resto delle azioni della Regione”.
Infine un invito alla partecipazione: “Capisco – ha esortato il governatore pugliese – che può essere noioso parlare di queste cose ma se vengono spiegate ai cittadini può darsi che si incuriosiscano, soprattutto nel comprendere che possono organizzare un gruppo e determinare cosa fare nel loro territorio. Questa è la partecipazione. Non è una cosa che facciamo noi con università, scienziati, partiti, ecc, ma contano anche i cittadini. Venite e partecipate”.
Più nel dettaglio è entrata, durante la conferenza stampa di presentazione, la consigliera del presidente per l’attuazione del programma, Titti De Simone: “Questa settimana nella Fiera del Levante – ha detto – abbiamo previsto otto focus group che entreranno nel vivo delle quattro macroaree del Piano strategico. Sono focus group su leve importanti delle politiche regionali perché affronteremo il tema della sostenibilità, quindi delle politiche dell’ambiente, del territorio, del turismo e della cultura, delle politiche giovanili, lavoreremo sul bilancio sociale di genere. Poi nel mese di ottobre completeremo questo ciclo di incontri partecipativi per arrivare a raccogliere questo corale lavoro di indicazione di obiettivi, di visioni e di proposte per una stesura definitiva del Piano strategico”.

CGIL “DARE UN FUTURO DEGNO A CITTÀ DELLA SCIENZA”

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“Nella vicenda di Città della Scienza c’è un’unica priorità: la salvaguardia dei lavoratori ed il rilancio di una struttura fondamentale e riconosciuta a livello internazionale”. A dichiararlo, in una nota congiunta, sono i segretari generali di Cgil Campania, Cgil Napoli e Filcams Cgil Campania e Napoli, Nicola Ricci, Walter Schiavella e Luana Di Tuoro.
“Città della Scienza – ricordano Ricci, Schiavella e Di Tuoro – come certificato dal lavoro svolto dal commissario Albano, era giunta due anni fa ad un punto di non ritorno, nonostante le potenzialità e la unicità del progetto. L’istituzione scientifica era in una gravosissima situazione finanziaria, derivata da una gestione quanto meno poco accorta, non sostenibile con le sole risorse della Fondazione. Questo nonostante, come accertato dalla gestione commissariale, la riscossione del premio assicurativo per l’incendio doloso del 2013, pari a circa 15 milioni di euro, e le provviste derivanti dalle donazioni private che ammontavano a 2 milioni di euro. Le casse vuote, cambiali, debiti, stipendi arretrati: segni palesi di una crisi strutturale e di lungo periodo, visto che tra le numerose spettanze arretrate, i lavoratori vantavano ancora stipendi risalenti al 2011″.

“Inoltre – proseguono Cgil Campania, Cgil Napoli e Filcams Cgil Campania e Napoli – la struttura sconta ancora oggi non solo i danni economici, ma anche un serio degrado degli immobili, degli impianti e delle attrezzature. Tutto questo ed il rischio, paventato in atti ufficiali, di licenziamenti e esternalizzazioni, ha indotto la Cgil e la stragrande maggioranza dei lavoratori ad una lunga mobilitazione, culminata in 40 giorni di sciopero, fino all’arrivo del Commissario”.
Ricci, Schiavella e Di Tuoro lanciano quindi un appello alle istituzioni coinvolte nella vicenda di Città della Scienza. “Oggi – dicono – è tempo di voltare definitivamente pagina e lasciarsi alle spalle un passato così nefasto. Occorre far presto e bene, a partire dalla nomina di un forte ed autorevole comitato scientifico che rafforzi la mission originaria e dall’individuazione di nuove linee di attività i cui proventi integrino il necessario sostegno pubblico. La politica, le Istituzioni – in primis la Regione Campania che è l’unico socio finanziatore di Città della Scienza nonché ente di riferimento e controllo – devono dimostrare con i fatti, al di là delle polemiche strumentali, la volontà e la capacità di riportare in modo degno Città della Scienza ai livelli di eccellenza che le competono e che, per troppo tempo, le sono stati negati da una gestione infelice dei denari pubblici in essa investiti”.

LA PUGLIA PRESENTA IL DDL SULLA BELLEZZA

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“Si tratta davvero di una rivoluzione. Mi auguro che questo disegno di legge sia rapidamente portato in Consiglio Regionale per essere approvato”.
Così il Presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, intervenendo presso la Fiera del Levante di Bari, insieme all’Assessore regionale all’Urbanistica Alfonso Pisicchio, alla presentazione della proposta di Legge sulla Bellezza promossa dalla Regione Puglia.
L’evento di questa mattina rappresenta il secondo Focus Group (degli otto previsti in Fiera, padiglione 152, sala 1) del percorso partecipato del Piano Strategico della Puglia.
“È una rivoluzione – ha spiegato Emiliano – perché si potrà indicare dentro le norme che regolano l’urbanistica, quegli elementi che consentano di ricostruire, anche in modo partecipato, per risolvere tutte quelle vicende che spesso i cittadini mi segnalano e, più in generale, consentire ai progettisti e a coloro che devono poi disegnare le città, di avere anche dei punti di riferimento, dei criteri disegnare diversamente il nostro abitare”.

“Una legge che ci riempie di orgoglio – ha commentato l’assessore Pisicchio – perché quella sulla Bellezza è la prima vera legge regionale in Italia che coniuga partecipazione e bisogni dell’uomo. Avremmo potuto scrivere la legge nel chiuso dei palazzi istituzionali, sarebbe stata la strada più facile, e invece no. Abbiamo scelto di sottoporre a ordini professionali, territori e stakeholders l’idea di bellezza che vogliamo per la Puglia. E’ stato un percorso appassionato, durato un anno e mezzo, ma che ci ha dimostrato quanto sia necessario pensare una legge che mette al centro i bisogni dell’uomo, la qualità della sua vita. Tanto nei centri delle città, quanto nelle periferie. Una legge che non prevede ulteriore consumo di suolo e che indica in modo chiaro quali strategie mettere in campo per il riuso e per eliminare i detrattori della bellezza e tutto ciò che deturpa il territorio. Penso ad esempio che la nuova  Carta della Qualità Urbana sia uno straordinario strumento innovativo per la pianificazione dei Comuni”.

La legge, che seguirà i passaggi istituzionali (giunta regionale, V Commissione regionale e via libera definitivo dal Consiglio regionale), ha diversi obiettivi: valorizzare e proteggere la bellezza del territorio pugliese; abbattere o recuperare i cosiddetti “detrattori della bellezza” che oggi deturpano i territori; perseguire “un’alta qualità costruttiva” negli interventi di trasformazione dei luoghi urbani e periurbani.
La legge individua delle azioni concrete come l’istituzione gli Ecomusei delle diverse macro aree che formano il Mosaico delle identità pugliesi, l’elaborazione delle Linee guida per la Strategia delle Trasformazioni Urbane e il partenariato pubblico privato per la gestione del sistema integrato del governo del territorio.
Vengono istituiti i PAT, i Piani Articolati delle Trasformazioni, strumenti esecutivi per promuovere la riqualificazione il riuso e la rifunzionalizzazione di parti significative di città e di sistemi urbani mediante interventi organici di interesse pubblico. I programmi si fondano su un’idea-guida di rigenerazione legata ai caratteri ambientali e storico-culturali dell’ambito territoriale interessato, alla sua identità e ai bisogni e alle istanze degli abitanti.

Essi comportano un insieme coordinato d’interventi in grado di affrontare in modo integrato problemi di degrado fisico e disagio socio-economico, il contrasto all’esclusione sociale degli abitanti attraverso la previsione di una molteplicità di funzioni e tipi di utenti e interventi materiali e immateriali nel campo abitativo, socio-sanitario, dell’educazione, della formazione, del lavoro e dello sviluppo.  I piani articolati delle trasformazioni sono predisposti dai comuni singoli o associati o sono proposti ai comuni da altri soggetti pubblici o privati, anche fra loro associati e assumono gli effetti di strumenti urbanistici esecutivi; in quest’ultimo caso si applica la previsione di cui alla lettera b) del comma 1 dell’articolo 16 della legge regionale 27 luglio 2001, n. 20.
Altra novità importante è la “La Carta della Qualità Urbana” che permetterà ai Comuni di individuare gli immobili e le aree da sottoporre a speciali regimi di tutela con diverse tipologie di interventi di tipo conservativo, di qualificazione edilizia e di addensamento e sostituzione urbana.

Sono inoltre previsti diversi incentivi fiscali (riduzione del contributo di costruzione), urbanistici (perequazione, compensazione, incentivi volumetrici ma solo nel territorio urbanizzato e senza ulteriore consumo di suolo) e alla qualità dell’architettura (ecosostenibilità, ricorso al concorso di progettazione, opere d’arte).
L’ultimo articolo della legge abroga invece diverse leggi regionali nell’ottica di mettere ordine e di semplificare la normativa in materia.

ALLA FIERA DEL LEVANTE IL FORUM SULLA SANITÀ

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“Stiamo cercando di risalire una china nella quale la sanità del Mezzogiorno era caduta non solo per sue responsabilità ma anche per una sotto capitalizzazione umana e finanziaria”. Lo ha detto il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, intervenendo nella Fiera del Levante al “Forum Mediterraneo in Sanità 2019”.
“Quando la sanità pugliese mi è stata affidata – ha detto Emiliano, che ha assunto la delega di assessore regionale alla Sanità – era in condizioni molto gravi ma sta migliorando sensibilmente. Questo miglioramento non significa che il paziente sta giocando in serie A o deve andare alle Olimpiadi o al campionato del mondo, stiamo ancora faticando tantissimo e stiamo combattendo reparto per reparto, ristrutturazione per ristrutturazione, concorso di assunzione di personale per concorso di assunzione. Insomma, chi osserva con obiettività sa che le cose sono in miglioramento. I pazienti ovviamente, hanno ancora ragione nel sollevare tantissimi problemi che attraverso tutti i sistemi possibili, persino il mio numero di telefono, vengono esaminati quotidianamente”.

“I pazienti mi chiamano quando si ritarda nelle prenotazioni delle liste di attesa, si fanno consigliare, vengono dirottati verso i Coro, i centri per l’informazione oncologica, vengono dirottati presso i direttori generali. Stiamo sollecitando i Cup ad avere un atteggiamento meno burocratico e a essere più competenti perché molti di loro pensano di essere al call center di qualche vendita telefonica. E invece sono i principali interlocutori dei nostri pazienti e vanno consigliati e indirizzati. Invito tutti a mantenere l’assetto che abbiamo dato in questi anni, invitiamo tutti a continuare il lavoro” prosegue il governatore pugliese che ha poi annunciato: “Stanno arrivando cinquemila nuove assunzioni tra medici, infermieri e operatori sanitari e questo è il risultato del piano di riordino che non ha chiuso nessun ospedale, li abbiamo solo riclassificati in tre categorie: gli ospedali per acuti, dove chiaramente vanno le emergenze, gli ospedali per cronici, dove vanno quelli che hanno malattie che non guariscono in fretta, e i lungodegenti, che hanno bisogno della riabilitazione. Ma gli ospedali che c’erano, ci sono”.

Emiliano ha risposto così a chi lo accusa di aver chiuso ospedali: “Basta con questa storia! Certo, quelli per cronici e quelli per lungo degenza il DM 70 non li chiama ospedali e qualcuno ha argomentato che li abbiamo chiusi. Ma non è così. Gli ospedali prima erano tutti per acuti: avevamo quello che aveva bisogno di riabilitare una gamba vicino a quello che aveva fatto un incidente stradale con problemi enormi di gestione del personale e della cura. Non ne parliamo poi di tutti quelli che hanno malattie non guaribili che stavano vicino a quelli che speravano di guarire. Invece noi vogliamo provare a fare il modo che gli ospedali per acuti siano i più efficienti ed efficaci possibili. Tutto questo con la costruzione di cinque nuovi ospedali, non era mai successo che in Puglia si costruissero contemporaneamente cinque nuovi grandi ospedali. A Monopoli-Fasano abbiamo già buttato i plinti, a Taranto abbiamo sbloccato una storia che era ferma da 15 anni, ad Andria, Maglie e anche nel nord Barese costruiremo nuovi grandi ospedali per acuti”.

“E stiamo investendo più di 400 milioni di euro sulla medicina del territorio, sugli ospedali di comunità e invitiamo tutti i medici di famiglia, che noi vorremmo coinvolgere di più in questo sistema, a darci una mano costruendo Cpt, ospedali di comunità, perché così potremo soddisfare senza passare dagli ospedali né per cronici, né per acuti, né per lungodegenti la domanda di salute di chi ha solo bisogno di togliersi una preoccupazione. Non ha proprio una malattia. Sono quelli che aspetta di più nelle liste d’attesa, ma capisco che a una certa età togliersi una preoccupazione facendo un’esame o una visita è una cosa importante, non da sottovalutare” conclude Emiliano.

AL SUD SPORTELLI BANCARI IN CALO DEL 22,7%

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 “Dall’analisi del sistema bancario si evince un suo processo di riqualificazione e di riposizionamento strategico, dove la chiusura di sportelli e la migrazione dell’attivita’ bancaria e assicurativa verso canali digitali sono un processo comune sia in Italia sia nel mondo, seppur con intensita’ e tempi differenti”.

E’ quello che si legge in uno studio della Uilca Uil presentato nel corso del convegno “+ Sud” a Palazzo dei Normanni, a Palermo.

“La ricerca di una nuova identita’ per il settore bancario – spiega lo studio – ha accentuato per il momento la cosiddetta desertificazione bancaria che al Sud d’Italia si evidenzia con una
contrazione degli sportelli del 22,7%, dei dipendenti del 21,6% e del numero di banche del 35,1% nell’ultimo decennio, dati di poco migliori della media nazionale (sportelli -25,36%, dipendenti -15,81%, banche -36,5%) ad eccezione del personale”.

 

CRESCE COLLABORAZIONE TRA PUGLIA E ALBANIA

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“La visita del premier di Albania Edi Rama è un simbolo della nostra amicizia, della nostra volontà di lavorare insieme”. Lo ha detto il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, nel corso del forum internazionale ‘La blue economy nel Mediterraneo’ che si è tenuto nella Fiera del Levante di Bari.
“Per il vero – ha proseguito Emiliano – sono in corso già azioni molto importanti, innanzitutto per collaborazioni universitarie. Le facoltà di Medicina dell’Università di Bari e di Foggia stanno collaborando con le università albanesi per corsi di laurea comuni, stiamo per varare un sistema di collaborazione in termini di telemedicina. La telemedicina nasce in Puglia nella medicina di urgenza sulle ambulanze, serve a evitare i ricoveri impropri per sospetti infarti ma sta diventando a oggi un modo per portare l’ospedale dove l’ospedale non c’è. In Albania il problema è ancora più sentito perché le strade e i paesi sono ancora più isolati e distanti. Oggi addirittura il premier ha detto che ci vuole meno tempo in aereo per collegare Tirana e Bari che andare in auto da Tirana a Valona. E quindi la telemedicina è di grandissimo interesse. Serve a mettere in comune anche le nostre competenze, potremo completare o dare suggerimenti sulle diagnosi anche a distanza e questo può sfociare in un protocollo”.

“Il premier mi ha chiesto la disponibilità a firmare una convenzione per la cura dei casi più gravi che riguardano i cittadini albanesi qui in Puglia e noi abbiamo dato la nostra disponibilità. Questo consentirà ai medici albanesi, seguendo i loro pazienti, di apprendere nuove tecniche dai nostri medici che collaboreranno come già noi facciamo con coloro che arrivano qui in Puglia e che vengono curati gratuitamente per legge come è noto” ha concluso Emiliano.

LEGNO-ARREDO, PUGLIA 7^ IN ITALIA PER FATTURATO

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Settima nel ranking per fatturato, ottava per numero di imprese, ancora settima per numero di addetti, undicesima nell’import, ottava nell’export. Questi i numeri che riguardano la Puglia nel panorama nazionale del mercato del legno-arredo. Sono emersi oggi a Bari, in occasione della terza tappa del tour di incontro e ascolto degli imprenditori locali di FederlegnoArredo, associazione guidata dal presidente Emanuele Orsini.

Per comprendere l’esatta collocazione della regione in questo mercato è utile dire che in dati assoluti, riguardo al fatturato, si passa da 1,4 mld della Puglia, ai 7 della Lombardia “ma non si tratta di grandissime distanze – ha detto Orsini – la vera sfida è non sedersi”.

“Noi auspichiamo che la crescita interna sia sempre positiva, ma non tanto per un fatto di fatturato delle imprese ma perché dietro c’è il lavoro, che è la cosa principale da salvaguardare – dice Orsini -. La Puglia è un pezzo importante del mercato italiano, per due motivi: perché nella parte dell’arredamento ha aziende (3.068 con 14.800 addetti, ndr) che il made in Italy lo sanno fare e portare nel mondo, e l’altra parte fondamentale riguarda in tema dell’ortofrutta, soprattutto in un momento in cui la coscienza del Paese e dell’Europa sta andando verso il plastic free. Se si parla di prodotti bio, ha senso che lo siano anche gli imballaggi”.

In quest’ottica FederlegnoArredo oggi ha sottoscritto un accordo con Federbio. “Insieme – ha sottolineato Orsini – ci stiamo impegnando per utilizzare materiali bio per tutti gli imballaggi, un bel messaggio da lanciare anche alla grande distribuzione”.

Tornando alla Puglia, il trend è sostanzialmente stabile, come gran parte del Paese, tra il +1 e +1,5%. “Vorremmo vedere delle crescite più alte – continua il presidente di FederlegnoArredo – ma è anche vero che veniamo da elezioni europee, fatto che penalizza un po’ l’esportazione se pensiamo alla Germania che ha frenato, alla Francia che non è più un traino così importante. Vero è anche che per la Puglia i mercati di esportazione più importanti sono Gran Bretagna e Stati Uniti”.

Qualche timore sul caso dazi innescato dagli Stati Uniti: “Ci preoccupano parecchio – ha ammesso Orsini – i ragionamenti di geopolitica Cina-USA. Abbiamo sentore che qualche dazio importante verrà messo verso l’Europa. Mi immagino che quando gli Stati Uniti faranno i dazi al 25% verso la Cina, questi ultimi proveranno a portare i propri prodotti verso l’Europa e noi avremo un problema di congestione. O noi dobbiamo essere pronti a mettere dei controdazi o se dobbiamo ragionare solo sui mercati interni diventa un problema. Tanto per fare un esempio pugliese, Natuzzi fa il 90% di fatturato estero. La Russia, da quando abbiamo avuto i problemi geopolitici, abbiamo registrato prima -16, poi -9% e facciamo comunque ogni anno 4-5 milioni di investimenti. Lì è entrata la Cina e sono entrati i turchi, noi non riusciamo più ad entrare. Una frattura che ormai esiste, non tra l’Italia e la Russia, ma tra l’Europa e la Russia. Però se perdiamo dei mercati per delle scelte politiche sbagliate è difficile recuperare. Se perdi gli Stati Uniti, perdi la Cina, perdi la Russia che prospettiva resta?”.