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OLIVERIO “CON AMBASCIATORI CALABRIA POSITIVA”

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“Siamo alla seconda edizione di questo premio. Perché questa iniziativa? Perché Calabria è una regione ricca di risorse naturali e umane, una regione bellissima”. Così il presidente della Regione Calabria, Mario Oliverio, che a Roma, ha nominato i nuovi 11 ambasciatori della Calabria. “Una regione – ha proseguito – che nel corso di un lunghissimo periodo è stata descritta con immagine non sempre positiva, con uno stereotipo che ha fatto tanto male ma che ha grandi potenzialità e risorse, con valori alti di laboriosità e impegno. Una regione che ha bisogno di liberarsi di questo stereotipo”. “Non voglio mettere la polvere sotto il tappeto – ha aggiunto Oliverio -, i problemi ci sono come la criminalità organizzata che va combattuta senza se e senza ma, la criminalità organizzata si è internazionalizzata anticipando processi. Una dimensione, quindi, per cui rimanere in una dimensione data significa non cogliere la realtà”.

“Tuttavia – continua Oliverio – è stato prodotto un grave danno e la Calabria ha bisogno di riscattarsi e lo si fa solo descrivendo la Calabria positiva. Ci sono processi positivi di trasformazione in atto, abbiamo una crescita del turismo c’è una viviacita anche sul terreno della imprenditorialità, a Reggio Calabria si produce materiale rotabile per le metropolitane nel mondo”. “Le nuove generazioni – ha spiegato ancora il governatore- vivono esperienze in una dimensione più larga che consentono di portare trasformazioni e contributi per far sì che questa regione possa essere al passo con il resto d’Europa e del mondo.
Questa iniziativa ha il senso di contribuire, anche attraverso di voi che assolvete un ruolo importante, di riscattare la nostra terra, perche nell’animo di ognuno di noi c’è sempre la radice della propria terra. Grazie per aver accettato per l’invito ed essere ambasciatori della Calabria nel mondo” ha concluso il governatore.

Sono gli 11 ambasciatori che avranno il compito di aiutare a veicolare i contenuti positivi della regione. Ognuno di loro si è fatto carico di ‘adottare’ un progetto eccellente col compito di accompagnarlo in un percorso di valorizzazione ulteriore dei propri contenuti in contesti nazionali ed esteri. Un abbinamento che può conferire ulteriore visibilità e prestigio alle realtà prescelte:

Domenico Calopresti (Polistena RC), regista (Associazione Comunità Progetto Sud);

Giusy Versace (Reggio Calabria), conduttrice televisiva e atleta paraolimpica. (Associazione Mondiversi Centro antiviolenza Fabiana);

Giuseppe Bono (Pizzoni VV), amministratore delegato Fincantieri. (Goel Gruppo cooperativo);

Agostino Saccà (Taurianova RC), giornalista e dirigente aziendale. (Soccorso Alpino e Speleologico Calabria);

Giuseppina Amarelli (cittadina onoraria di Rossano), imprenditrice. (Basket in Carrozzina);

Domenico Piraina (Platania CZ), direttore del Palazzo Reale e dei musei scientifici Milano. (Parco Oldcalabria);

Renato Cortese (Santa Severina KT), questore di Palermo. (Valle del Marro-Libera Terra cooperativa sociale);

Francesco Adornato (Cittanova RC), rettore Università di Macerata. (Comune di Acquafomosa, Città dell’accoglienza e dell’integrazione);

Beniamino Quintieri (Cosenza), professore di economia internazionale e già presidente ICE. (Centro Calabrese di Solidarietà);

Emanuele Amodei (Siena), direttore di Palazzo Spinelli a Firenze. (Caretta Calabria Conservation);

Renato Turano (Castrolibero CS), imprenditore nel Nord America. (JOBEL, Consorzio di Cooperative Sociali).

 

CAMPANIA ALL’AVANGUARDIA GREEN ECONOMY

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“Nella green economy, l’Italia ha una posizione di eccellenza e la Campania conta un numero crescente di aziende che si stanno muovendo sul fronte dell’economia circolare con grande successo”. Così, Matteo Caroli, ordinario di economia e gestione delle imprese della Luiss Guido Carli, a margine della tappa campana del Workshop ‘Management e imprese alla sfida dell’economia circolare’, organizzato a livello nazionale da Confindustria e dalla Luiss. Alla tavola rotonda, tenutasi presso la sede dell’Unione industriali di Napoli, a Palazzo Partanna, presenti imprenditori dell’economia circolare, come Ferrarelle, Rete 100% Campania, ed Enea. “Oggi – spiega Francesco Mazzeo, area Ambiente ed Energia Unione Industriali Napoli – sono presenti al tavolo 4 aziende e 50, tra associati e non al sistema Confindustria, interessati all’economia circolare. Si tratta di un progetto nazionale di Confindustria, che fa tappa a Napoli, nato per stimolare e per raccontare le esperienze delle nostre imprese in termini di utilizzo delle risorse. Quando si parla di ambiente si parla di rispetto della collettività, ma anche di quelli che sono gli impatti economici nella gestione della propria impresa”.

“Ci sono due step da tenere presenti – continua Mazzeo – da un lato realizzare un prodotto che possa avere una vita utile, apportando benefici in termini ambientali, dall’altro la capacità di far sì che quel prodotto al termine di un primo ciclo di utilizzo possa anche essere utilizzabile da altre imprese. In modo tale che quello che potrebbe sembrare uno scarto possa essere riutilizzato. A questo progetto Confindustria ha dedicato un portale con tutte le novità, ma ha anche avviato un concorso per premiare le imprese virtuose sotto questo punto di vista. Il concetto è molto semplice: quando si parla di economia circolare non si parla solo di produzione e riutilizzo, Ma soprattutto di produrre in funzione del dopo. È un concetto rivoluzionario, può sempre semplice, ma attuarlo dal punto di vista industriale può essere più complicato. Lo sforzo di Confindustria in questo momento e sensibilizzare le imprese sotto questo punto di vista”.

“Il roadshow – riprende il professor Caroli – è un’iniziativa nazionale, organizzata da Confindustria e dalla Luiss Guido Carli, per diffondere la cultura dell’economia circolare che rappresenta un nuovo modo di produrre per ottimizzare l’impatto ambientale e ridurre gli sprechi. Questa iniziativa prevede un incontro in ciascuna regione italiana ed è molto importante perché l’economia circolare è il nuovo paradigma della produzione. Dobbiamo sprecare di meno, usare le energie rinnovabili, crescere usando meno risorse materiali. Quindi è fondamentale che le imprese evolvano modificando il loro modello di produrre peraltro con grandi opportunità di nuovo business e di nuova occupazione. Oggi ci sono tante imprese tavolo? Sì, perché il corso dell’economia circolare non è solo teoria, ormai molte imprese stanno già realizzando molte iniziative in questa direzione con grande successo. È importante, però, che tutto il sistema delle imprese cresca e anche il sistema delle amministrazioni pubbliche. Sono previste ulteriori tappe nazionali, il progetto è partito la scorsa primavera, si concluderà alla fine dell’anno. Molte tappe sono già state fatte: la settimana scorsa in Abruzzo, poi ci sarà Torino. Tutte le regioni italiane saranno state toccate”.

“Oggi – spiega Fulvio De Iuliis, vicepresidente Rete 100% Campania – condivideremo il lavoro fatto da Rete 100% Campania, che è una rete di imprese che si occupa di economia circolare composta da 6 piccole imprese impegnate nella lavorazione di carta e cartone, con un fatturato di 140 milioni nel 2107. Noi lavoriamo nella produzione di packaging, non sono semplici imballaggi, ma green box certificati che garantiscono che siano realizzati con materiali provenienti dalla raccolta differenziata dei cittadini sul territorio, cosa che ha un impatto di Co2 anche inferiore. Il nostro lavoro ci è valso numerosi premi, come l’European business award nel 2017 e riconoscimenti a Bruxelles. Oggi incontreremo anche rappresentanti di Ferrarelle che è un partner importante e un’azienda di spicco del territorio”.

AFFARI IN CRESCITA PUGLIA-ARGENTINA

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Crescono gli scambi commerciali fra Puglia e Argentina e nasce anche un tavolo di lavoro per il turismo, con l’obiettivo di far riscoprire la Puglia  ai discendenti dei tanti emigrati pugliesi residenti nel Paese sudamericano e, nello stesso tempo, per avvicinare all’Argentina le famiglie italiane di origine.
Per portare avanti questo progetto prossimamente sarà avviato dall’Ambasciata  argentina un confronto con i principali tour operator, al quale offrirà un contributo anche Confindustria Puglia.

Questi alcuni punti su cui si è sviluppato il confronto che si è tenuto oggi fra una rappresentanza di imprenditori pugliesi, guidati dal coordinatore del Gruppo tecnico Turismo di Confindustria Puglia Massimo Salomone e Tomás Ferrari, Ambasciatore dell’Argentina in Italia, accompagnato dal primo segretario d’ambasciata Carolina Gunsky.
L’occasione è stata utile per approfondire diverse opportunità commerciali e di investimento offerte dall’economia argentina in alcuni particolari settori di interesse per la Puglia come l’Aerospazio, l’Information technology, l’industria alimentare e quella delle trasformazioni agricole, il settore minerario, dei beni strumentali e il turismo.

“Come ha precisato l’Ambasciatore Tomás Ferrari – si legge nella nota – l’economia argentina sta gradualmente superando le criticità degli anni passati e offre agli investitori risorse umane qualificate e alcune ottime Università, ingenti risorse minerarie (soprattutto gas e litio), grandi risorse agricole e ospita  industrie che producono macchine per l’agricoltura e importanti stabilimenti di multinazionali dell’Automotive.
Di pari passo con i graduali miglioramenti dell’economia argentina, sono cresciuti negli ultimi anni gli scambi commerciali con la Puglia. Nel primo trimestre di quest’anno risultano infatti in crescita sia le importazioni dal paese sudamericano, sia le esportazioni di prodotti pugliesi. Queste ultime in particolare sono passate da 1.869.000 euro del primo trimestre 2016 agli oltre 8 milioni dello stesso periodo di quest’anno, di cui circa 6 milioni sono rappresentati da prodotti della meccanica pugliese (motori e trasformatori elettrici  e macchinari vari ).  In rialzo sono anche le importazioni dall’Argentina verso il nostro territorio (passate dai 415mila euro dei  primi tre mesi del  2016  agli oltre 667mila degli stessi mesi del 2018, con una parte preponderante giocata dall’acquisto di prodotti ittici e agricoli argentini,  cresciuti da 67 mila a oltre 500mila euro.)”.

 

IL SUD STA PEGGIO DELLA GRECIA

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L’Italia è un Paese sempre più spaccato a metà: se, dopo la crisi, il Nord ha ripreso a correre e con qualche difficoltà tiene il passo della locomotiva  d’Europa, vale a dire la Germania, il Sud, invece, arranca e presenta una situazione socio/occupazionale  addirittura peggiore della Grecia, che da oltre un decennio è stabilmente il fanalino di coda dell’Eurozona. E’ questo il risultato a cui è giunto l’Ufficio studi della Cgia dopo aver comparato una serie di indicatori economici, occupazionali e sociali della Germania con il Nord Italia e della Grecia con il nostro Mezzogiorno.

Le variabili messe a confronto dall’Ufficio studi si raggruppano in 3 grandi aree: economia (Pil pro capite; produttività del lavoro, export/Pil e saldo commerciale/Pil); lavoro (tasso di occupazione, tasso di occupazione femminile, tasso di disoccupazione e tasso di disoccupazione giovanile); sociale (rischio di povertà o esclusione sociale).

“Il divario tra il Nord e il Sud del nostro Paese – commenta il segretario Renato Mason – ha radici lontane che risalgono addirittura all’unità d’Italia. Purtroppo, le politiche pubbliche di sviluppo messe in campo in questi ultimi 70 anni non hanno accorciato le distanze tra queste realtà. Anzi, per certi versi sono aumentate, poiché i livelli di crescita delle regioni settentrionali sono stati decisamente superiori a quelli registrati nel meridione, che si conferma una delle aree economiche più disagiate dell’intera Eurozona”.

E con un Paese che presenta uno squilibrio così marcato tra le principali ripartizioni geografiche che non ha eguali nel resto d’Europa, i dati statistici medi dell’Italia vanno sempre interpretati con le dovute cautele. In particolar modo per la forte presenza dell’economia non osservata che, solo per la parte del lavoro irregolare, produce nel Mezzogiorno oltre 27 miliardi di euro di valore aggiunto sommerso all’anno.

“Il Sud – chiarisce il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo – può contare su una presenza di oltre 1 milione e 300 mila lavoratori in nero che rende le statistiche ufficiali sul mercato del lavoro meno allarmanti di quanto appaiono. Detto ciò, nessuno giustifica questo fenomeno quando è controllato da organizzazioni criminali o da caporali. Tuttavia, se il sommerso è una conseguenza del mancato sviluppo economico di un territorio, al tempo stesso rappresenta un ammortizzatore che consente a migliaia e migliaia di famiglie di non scivolare nella povertà o nell’esclusione sociale”.

In termini di Pil pro capite il Nord Italia sconta un differenziale negativo con la Germania di poco superiore ai 4.300 euro; il dato del Mezzogiorno, invece, è superiore a quello greco di 2.000 euro. Tuttavia un cittadino del settentrione dispone di oltre 15.600 euro all’anno in più rispetto a un residente al Sud. Sul versante della produttività del lavoro (valore aggiunto per occupato in euro), invece, sia il Nord sia il Sud hanno la meglio rispettivamente della media tedesca e di quella greca. E’ questo l’unico indicatore tra i 10 presi in esame dove l’esito delle due macro aree del nostro Paese è migliore di quello registrato a Berlino e ad Atene.

In merito all’export, infine, i dati della Germania non hanno eguali nel resto d’Europa, tuttavia il Nord Italia si difende benissimo, registrando un gap molto contenuto, anche nel rapporto tra saldo commerciale e Pil. Tra la Grecia e il nostro Sud, invece, le esportazioni sul Pil sono maggiori nel Paese ellenico, anche se il Mezzogiorno d’Italia conta una bilancia commerciale meno squilibrata di quella greca.

Sul versante occupazionale le distanze tra i dati riferiti al mercato del lavoro tedesco e quelli del Nord Italia sono importanti. Se il tasso di occupazione generale in Germania è superiore di quasi 10 punti, il tasso di disoccupazione, invece, è di poco inferiore alla metà (3,8 contro il 6,9 per cento). Altrettanto forte è il divario riferito al tasso di disoccupazione giovanile: in Germania è quasi 4 volte inferiore (6,8 contro il 24 per cento). Ugualmente preoccupanti i risultati che emergono dalla comparazione tra il nostro Sud e la Grecia. Solo per quanto concerne il tasso di disoccupazione generale il Mezzogiorno registra una situazione è migliore di quella greca (19,4 contro 21,5 per cento). In tutti gli altri casi Atene ha sempre la meglio.

Sebbene il Nord Italia presenti degli indicatori occupazionali meno positivi della media tedesca, in materia di povertà o esclusione sociale la situazione si capovolge. Nelle nostre regioni settentrionali le percentuali sono inferiori sia al rischio povertà (19 contro 19,7 per cento), così come inteso dall’indicatore previsto dalla strategia Europa 2020, sia quando analizziamo il “tradizionale” indicatore del rischio povertà (12,1 contro il 16,5 per cento). Nelle comparazione tra il nostro Sud e la Grecia, infine, le distanze sono pesantissime e in entrambi i casi la popolazione greca presenta percentuali nettamente inferiori alle nostre.

VIMINALE, TRASFERIRE MIGRANTI DA RIACE

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Con una circolare il Viminale ha disposto, secondo quanto si apprende, il trasferimento dei migranti accolti nei centri del Comune calabrese di Riace e ha chiesto all’amministrazione comunale la rendicontazione di tutte le spese sostenute.

“È una decisione assurda ed ingiustificata – commenta il presidente della Regione Calabria Mario Oliverio –  Mi auguro che dietro tale decisione non si celi l’obiettivo di cancellare una esperienza di accoglienza, estremamente positiva, il cui riconoscimento ed apprezzamento è largamente riconosciuto anche a livello internazionale. Chiedo al Ministro dell’Interno di rivedere questa decisione”.

A ISCHIA CENTRO DI MEDICINA CARDIOVASCOLARE

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In sintonia con lo sforzo della Regione Campania di rivoluzionare la sanità pubblica per ricostruirla intorno alle esigenze del cittadino, a Ischia, al convegno medico su “La tecnologia che fa bene alla salute” si sono confrontati i maggiori esperti italiani di medicina vascolare per illustrare le nuove tecniche e le tecnologie più innovative che stanno aprendo orizzonti insperati nella prevenzione, nella diagnosi precoce e nella cura delle malattie cardiovascolari, con un focus dedicato alle loro applicazioni e ai benefici sui pazienti, partendo dall’esperienza quotidiana vissuta dai medici negli ambulatori e nelle sale operatorie ospedaliere. Diversi i temi affrontati negli interventi dei relatori. La diabetologa Gabriella Nosso ha intrattenuto i presenti sulla patologia cardiovascolare e il diabete, sull’importanza della prevenzione e sulle innovative diagnosi per il paziente in stretta interazione con gli interventi di Alessandro Santoro, intensivista cardiovascolare, e Grigore Popusoi, cardiologo. Mentre l’elettrofisiologo Francesco Solimene si è soffermato sulle possibilità terapeutiche e salva vita della resincronizzazione cardiaca. 

Poi, in diretta streaming per i convegnisti, è stato inaugurato, l'”Ischia Vascular Institute”, il nuovo centro ischitano, all’avanguardia nella specialistica cardio-toracico-vascolare, fortemente voluto da Rosario Mancusi, organizzatore del convegno, con il taglio del nastro affidato ad Antonio Postiglione, direttore generale per la Tutela della salute e il Coordinamento del Sistema Sanitario Regionale, alla presenza di Gerardo Capozza, consigliere della Presidenza del Consiglio dei Ministri Cerimoniale di Stato, Antonio D’Amore, direttore generale Asl Na2 Nord ed Enrico Coscioni, consigliere del presidente della Regione Campania per la Sanità.   

Ha concluso i lavori Mancusi, visibilmente commosso dagli attestati di stima degli insigni colleghi per la nascita sull’isola dell’Ischia Vascular Institute. “Oggi è cambiata completamente la diagnostica cardio vascolare, basta pensare al numero delle scintigrafie miocardiche che si facevano prima e quanto è più accurata oggi una diagnosi con un ecostress farmacologico che il paziente, da domani, potrà fare sull’isola. Questo cambia completamente lo scenario perchè così si avrà subito un dettaglio preciso di quello che lo specialista dovrà fare”.

ACCORDO ENI-UNIVERSITÀ FEDERICO II NAPOLI

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Eni e l’Università degli Studi di Napoli Federico II hanno siglato oggi un accordo di collaborazione su temi di ricerca e sviluppo nel mondo dell’energia, dell’economia circolare e dell’Industria 4.0. La collaborazione triennale prevede lo sviluppo di molteplici settori in cui l’Ateneo campano vanta diverse eccellenze, tra cui lo sviluppo di tecnologie per le energie rinnovabili, l’automazione industriale e la robotica avanzata, i Big Data & Analytics e i materiali innovativi per l’ottimizzazione dei processi produttivi.

Un’alleanza strategica che fronteggia le sfide per uno sviluppo sostenibile basato sull’economia circolare e la transizione energetica, l’innovazione e l’industria del futuro.  Tra le iniziative di ricerca e innovazione tecnologica, cui partecipano Eni e l’Ateneo, figurano il “Programma Operativo Nazionale (PON) – Biofeedstock” per la valorizzazione di biomasse di scarto, il “Competence Center Industry 4.0” sui temi di advanced analytics degli impianti produttivi, il “Cluster tecnologico Blue Growth” focalizzato sulla ricerca e innovazione per le industrie che fanno del mare la propria ricchezza, e il “Laboratorio congiunto Eni-CNR”, centro ricerca di Portici sui temi dell’agricoltura di precisione sviluppati in collaborazione con il Dipartimento di Agraria dell’Università.

Eni e la Federico II hanno precedentemente collaborato nell’ambito dell’esplorazione petrolifera realizzando importanti codici di analisi dei dati sismici, nella ricerca di soluzioni innovative per la robotica aerea nonché nello studio delle emissioni veicolari.
L’accordo rientra nel modello Eni, volto alla creazione di collaborazioni con il mondo della ricerca, puntando al coinvolgimento dei partner sin dalle fasi di progettazione del portafoglio tecnologico attraverso la condivisione dei bisogni industriali e con l’obiettivo di favorire la nascita di progetti di innovazione efficiente.

L’alleanza consentirà a Eni di allargare la rete di eccellenze con varie realtà di ricerca e innovazione, già consolidate con il Politecnico di Milano e di Torino, per traguardare lo sviluppo sostenibile in ambito energetico, adottato come strategia di crescita per l’azienda e per il Paese.

AUTISMO, IN PUGLIA PROGETTO SPERIMENTALE

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Non più soltanto presa in carico clinica, ma anche inclusione. Si chiama iFUN, iWORK, iLIVE, iAM il progetto sperimentale, che ambisce a diventare progetto regionale, di vita e di inclusione lavorativa pensato per 20 persone dai 6 ai 20 anni di età con disturbi dello spettro autistico, presentato stamattina a Bari nel corso di una conferenza stampa dal presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, dal direttore dell’Aress Giovanni Gorgoni, dalla coordinatrice Aress Paola Povero, dal direttore generale Asl Foggia Vito Piazzolla e dal presidente dell’associazione iFUN, Maurizio Alloggio. L’obiettivo è formare bambini con problematiche psico-sensoriali, fin da piccoli, per donare loro competenze utilizzabili nel mondo del lavoro da adulti, migliorando inoltre la loro autonomia e il loro inserimento nella società.

“Oggi – ha detto Emiliano – per noi è una bella giornata di felicità. È una giornata che ci fa coraggio e che ci fa andare avanti, ci fa trovare l’entusiasmo e l’energia. La Puglia – ha continuato – ha fatto passi da gigante negli ultimi due anni e mezzo sulla questione dell’autismo ma mi rendo conto che questi passi da gigante risolvono pochi problemi. Oggi, quindi, non mi accontento solo di una conferenza stampa. Voglio rilanciare e mandare un messaggio al Governo e ai vari Ministri interessati. Mi piacerebbe – ha concluso – che il Documento di economia e finanza, contenesse anche delle misure a favore dei soggetti deboli, con delle disabilità gravi e gravissime, a cominciare dall’autismo”. “Con questo progetto – ha detto il direttore dell’Aress Giovanni Gorgoni – cambia proprio la presa in carico del paziente e cambia in termini di inclusione vera, diventa inclusione sociale, sia a scuola che sul luogo di lavoro”. 

“Non più solamente quindi presa in carico clinica – ha spiegato – come invece siamo abituati a definirla. È un progetto sperimentale che coinvolge 20 cittadini e che prevede un finanziamento esterno in partnership. Non ci sono costi aggiuntivi – ha chiarito Gorgoni – se non quelli ordinari che già sosteniamo con l’assistenza presso la ASL e con il supporto organizzativo progettuale che fa la nostra Agenzia. Noi – ha concluso – utilizziamo i fondi che già utilizziamo correntemente, semplicemente li utilizziamo meglio, come in questo caso, in maniera più focalizzata e con un obiettivo concreto”. Paola Povero, coordinatrice per conto dell’Aress dei progetti sull’autismo ha parlato dei diversi step che la Regione Puglia ha perseguito in attuazione del Regolamento su questa patologia e dell’avvio oggi di un “cantiere aperto che, oggi parte da Foggia, ma che ben presto dovrà costruire una solida ed efficiente rete per la presa in carico complessiva dell’utente/cittadino, insieme con tutte le associazioni e le esperienze degli altri territori pugliesi che esse rappresentano”. Per il direttore generale della ASL di Foggia, Vito Piazzolla, “quello dei disturbi dello spettro autistico è un mondo variegato e complesso. I bisogni di cura e di assistenza, le strategie di trattamento, la presa in carico richiedono l’adesione a modelli multidisciplinari e l’attiva partecipazione delle famiglie. Fondamentale, dunque, per una assistenza adeguata, efficace ed efficiente, è la capacità di fare sistema con famiglie e mondo dell’associazionismo”. Durante la conferenza stampa, Maurizio Alloggio, presidente dell’associazione iFUN, ha voluto lanciare l’hastag #noisiamoorizzonti, proprio per dare il senso di un progetto aperto, da condividere con il maggior numero di persone, istituzioni, enti, privati, scuole, famiglie. Tutti insieme, verso gli orizzonti futuri da raggiungere”.