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PIANO LAVORO, DE LUCA “NO NAPOLI? ERRORE”

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“Quella del Comune di Napoli è una scelta autonoma, ricade nella loro responsabilità. Credo che sia un errore, ma dovete chiedere al Comune di Napoli le ragioni per cui non ha aderito al Piano lavoro varato dalla Regione”. Così il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, a margine di una iniziativa a Napoli. “Abbiamo concordato con il ministero della Funzione pubblica una procedura anche di deroga per quanto riguarda l’approvazione dei piani per il personale, quindi credo che ci sia una corsia preferenziale e in ogni caso una garanzia di approvazione da parte del ministero dei Piani per l’occupazione fatti dai Comuni. D’altra parte  prosegue De Luca – il nostro Piano del lavoro è calibrato sui pensionamenti dei prossimi tre anni, e quindi almeno le sostituzioni vanno fatte comunque, anche con il blocco del turn over: il personale va in pensione e va comunque sostituito per tenere aperti uffici”.

“Alla fine – continua De Luca – nessun Comune sarà obbligato a fare scelte che non vorrà fare. E un peccato, la Regione Campania investe 110 milioni di euro. Se non altro mandare a lavorare per un anno in corsi-concorso nei Comuni campani ragazzi diplomati e laureati credo sia una opportunità. Ma ripeto ognuno fa le proprie scelte”, conclude.

CAMPANIA, UN FONDO PER VITTIME CAMORRA

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Il Consiglio regionale della Campania ha approvato all’unanimità (consiglieri presenti 41) l’istituzione del Fondo regionale per il sostegno socio-educativo, scolastico e formativo a favore delle vittime innocenti di camorra, dei reati intenzionali violenti e dei loro familiari. Il consigliere di maggioranza Antonio Marciano (Pd) ha parlato di un atto dal “grande valore politico e di civiltà”, aggiungendo che “è il più grande pacco alla camorra che il Consiglio regionale oggi consegna”. “Con l’approvazione di questo provvedimento – prosegue Marciano – diventiamo la Regione italiana che meglio interpreta la direttiva 80/2004 della Comunità europea che dice che non c’è distinzione tra le vittime della criminalità comune, organizzata, del terrorismo. Il fondo stanzia 100mila euro per il 2018, e 500mila euro per ciascuno degli anni 2019 e 2020. Ad assistere ai lavori in Aula anche Paolo Siani, fratello di Giancarlo, il giornalista ucciso dalla camorra nel 1985, e diversi familiari di vittime innocenti della criminalità organizzata.

“E’ la vittoria di tutte le forze politiche, e poi che sia l’aula ‘Giancarlo Siani’ del Consiglio regionale ad approvare questo provvedimento ha anche un valore simbolico molto forte – è il commento del consigliere regionale Antonio Marciano (Pd) – Si rinnova l’impegno del Consiglio regionale contro la camorra , per la legalità, contro ogni forma di violenza. E c’è una grande novità in questo testo di legge – prosegue Marciano – non è soltanto la quantità delle risorse che mettiamo a disposizione (1,1 milioni  di euro per il prossimi biennio) per sostenere borse di studio, percorsi formativi di ragazzi figli di vittime di camorra, e dei loro familiari, ma cancelliamo questa assurda distinzione tra vittime di camorra e vittime della delinquenza comune. E questo ci consentirà di portare questa novità anche in seno al dibattito parlamentare”.

LA TERRA TREMA ANCORA NEL CATANESE

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Prima notte da sfollati per centinaia di persone dopo il terremoto che tra Natale e Santo Stefano ha colpito il Catanese. Ed intanto, mentre continua a tremare la terra, prosegue l’attività stromboliana dell’Etna.

In 370 hanno trovato ospitalita’ presso alberghi o palestre, ma in molti hanno preferito trascorrere la notte scorsa in auto, davanti alla propria abitazione inagibile, sfidando il freddo e temendo azioni di sciacallaggio.

“Abbiamo avuto 1.600 richieste di sopralluoghi da parte della popolazione – ha reso noto Angelo Borrelli, capo della Protezione Civile -. Questa notte abbiamo ospitato circa 370 persone, 323 negli alberghi 45 nelle palestre e 37 in una struttura per anziani”. “La situazione feriti – ha spiegato – è tranquilla, non abbiamo feriti gravi, dieci sono stati portati in ospedale. Altre diciotto persone si sono recate con i propri mezzi nelle strutture ospedaliere ed un ultra 80enne ha riportato una sindrome di schiacciamento”.

Circa dieci famiglie sono state fatte evacuare, la notte scorsa, dalle loro abitazioni di Aci Platani, frazione di Acireale, per la presenza di una faglia lungo strada dove si trovano le loro case. La fessura nel corso della giornata, dopo il terremoto della notte tra Natale e Santo Stefano, si è allargata provocando una frattura nell’asfalto. L’evento è collegato con l’attività sismica ed eruttiva dell’Etna. Lo sgombero delle abitazioni è stato eseguito con la collaborazione di vigili del fuoco e di carabinieri della compagnia di Acireale.

Sull’Etna gli strumenti dell’Ingv hanno registrato una ventina di scosse, ma di bassa intensità.
La più forte di magnitudo 2.8 è avvenuta alle 9.01 a circa 5 chilometri a nord di Biancavilla ed è stata preceduta da un’altra di magnitudo 2.7 registrata alle ore 7.15 a circa 7 chilometri a nord-est di Adrano. Altri eventi maggiori alle ore 4.40 a Zafferana Etnea di magnitudo 2.0 e ipocentro a 2 chilometri di profondità, e su altro versante, a Ragalna, alle ore 2.18 di magnitudo 2.1 ad una profondità di 9 chilometri.

Il sisma delle 3.19 di notte del 26 dicembre scorso è considerato dall’Ingv come uno dei terremoti più energetici mai registrati sul vulcano. E continua anche l’eruzione iniziata la vigilia di Natale con un calo nell’energia. Dai crateri sommitali si alzano ancora intense colonne di gas e cenere lavica, legata all’attività stromboliana dei crateri, che non impatta, però, con l’attività dell’aeroporto internazionale di Catania che continua ad essere aperto ed operativo.

Oggi sui luoghi colpiti dal terremoto sono giunti i due vicepremier Matteo Salvini della Lega e Luigi Di Maio del Movimento Cinque Stelle. “Domani sarà dichiarato lo stato di emergenza e saranno stanziate le risorse necessarie per dare supporto ai sindaci e alle autorità locali per aiutare
le famiglie”, ha reso noto Di Maio.

E nel pomeriggio il presidente Nello Musumeci ha convocato la Giunta regionale di governo per dichiarare lo stato di calamità, con la contestuale richiesta a Roma della dichiarazione di emergenza.

 

 

 

MUSUMECI “IL SUD TRASCURATO DALLA MANOVRA”

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“Il Mezzogiorno non è al centro dell’attenzione della manovra del Governo. Abbiamo grande rispetto per l’Esecutivo ma desideriamo che lo stesso rispetto sia ricambiato”.  Lo ha detto il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, nel corso della cerimonia per gli auguri di fine anno con la stampa parlamentare.

Musumeci ha comunque ringraziato il ministro Barbara Lezzi “che ci è stata vicina – ha detto – in questa corsa al raggiungimento degli obiettivi di spesa dei fondi Ue”. Fondi dell’Unione europea per cui Musumeci non ha nascosto il timore di non raggiungere l’obiettivo di spesa. 

“L’Europa vorrebbe un tetto di 674 milioni, vi posso solo dire che abbiamo superato i 570. A questo punto non so se riusciamo a raggiungere il target – ha sottolineato -. Voglio auguramelo, ma anche se fossero solo 570 rispetto ai 6  milioni che abbiamo trovato appena insediati, impegnare ed erogare tante risorse è già un motivo di orgoglio. Rimarrebbe l’amarezza di essere penalizzati da Bruxelles ma questa  amarezza non mi sento di poterla assimilare – ha aggiunto – nessuno avrebbe scommesso che ci saremmo avvicinati a lambire il target, non ci credeva nessuno”.

 

 

 

CAMPANIA, DE LUCA “2019 ANNO PIANO LAVORO”

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“Il 2019 sarà l’anno del Piano per il lavoro”. Il governatore della Campania Vincenzo De Luca lo ripete piu’ volte nel corso del tradizionale appuntamento di fine anno
con la stampa per presentare i risultati dell’attività amministrativa del 2018. “Tra marzo e aprile parte il concorso: verra’ selezionato un elenco di 10mila ragazzi e ragazze che andranno a fare la formazione presso i Comuni (300 i municipi che hanno aderito) o presso gli uffici giudiziari. La Regione paga mille euro al mese, alla fine di questa formazione saranno stabilizzati, ed e’ la cosa piu’ seria che e’ stata fatta per il Sud”. De Luca parla poi dell’approvazione del piano ospedaliero
(“un miracolo”), che significa 4mila posti di lavoro in piu’, significa stabilizzazione dei precari. A gennaio approveremo la legge per la procreazione assistita, alla quale tengo moltissimo.
Nel 2019 dovremo organizzare la medicina territoriale, migliorare gli screening oncologici, ridurre le liste d’attesa. Le aggressioni mediatiche che abbiamo subito sul settore della
sanita’ non toccano di una virgola questa realta’”, aggiunge De Luca.

“Poi – prosegue – dobbiamo approvare la nuova legge urbanistica, semplificarla, e il piano paesaggistico. Dobbiamo completare il piano di acquisti di pullman e treni da parte dell’Eav, e grazie all’attivo di bilancio raggiunto dall’azienda, ci saranno 350 nuove assunzioni. Poi bisognera’ dare seguito agli investimenti che abbiamo varato: la Campania investe entro un anno e mezzo 2,4 miliardi di euro. Uno sforzo enorme per creare lavoro nel pubblico impiego, ma anche per aprire i cantieri, dare respiro alle imprese. Abbiamo inoltre varato un programma di aiuti di 30
milioni per il settore dell’artigianato, e di crediti alle Pmi per 80 milioni”. Sulle politiche sociali dice: “paghiamo 130mila abbonamenti gratuiti agli studenti fino a 26 anni. Diamo borse di
studio anche agli studenti delle scuole secondarie superiori. Abbiamo fatto un programma per gli asili nido. Finanziamo il programma Scuola Viva, che tocca quasi 500 istituti scolastici
campani: nella manovra regionale si e’ fatto il possibile per salvaguardare le politiche sociali”.  Sui temi ambientali dice: “Nel 2019 dovranno essere realizzati almeno 1-2 impianti di
compostaggio, dei 10 previsti. Tra gli obiettivi strategici nel settore, De Luca, afferma che nel 2019 si dovranno concludere anche i lavori di ristrutturazione degli impianti di trattamento
delle acque a nord di Napoli e Caserta”. Il governatore parla poi di “vero e proprio boom” nel campo delle iniziative culturali messe in campo, aggiungendo che “poche Regioni possono vantare
tanto”, e cita l’intervento per la ristrutturazione del Conservatorio San Pietro a Majella (“per le condizioni in cui versa si dovrebbe vergognare non solo Napoli ma l’Italia”).

Tornando al tema dei trasporti il governatore precisa che la Regione attende ancora dal Mise la concessione per l’aeroporto di Salerno che andra’ integrato con l’aeroporto di Capodichino, e
manifesta “grande preoccupazione” per il taglio del governo da 800 milioni di euro al fondo di coesione per il Sud, e per l’aumento dell’Ires “i cui effetti saranno scaricati sui territori”. Infine
il peso dei debiti pregressi che grava ancora sulla Regione. “Ogni anno la Campania paga 600 milioni di rate per i debiti accumulati nel passato, prima del 2015. Mentre per i debiti del 2013-2015 la rata annuale ammonta a 200 milioni di euro. Sono cifre spaventose – dice De Luca -, soldi che buttiamo a mare per pagare i debiti accumulati nei decenni. Non avessimo avuto questi debiti ereditati saremmo stati piu’ tranquilli, pero’ guardiamo avanti, facciamo il
nostro dovere, manteniamo i conti in ordine: dal 2016 non c’e’ un euro di disavanzo”, conclude.

BOTTI CAPODANNO, 37 FERITI A NAPOLI

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L’inizio del 2019, nonostante il martellante tam tam contro l’uso dei botti, è stato segnato come ogni anno dal triste bollettino dei feriti per l’uso di giochi pirotecnici. Per fortuna non si registrano vittime ma il numero di interventi dei vigili del fuoco nella notte di Capodanno è aumentato rispetto allo scorso anno: sono stati 658 contro i 519 del 2018.

Il numero maggiore di chiamate si registra anche quest’anno nel Lazio 171 (114 lo scorso anno), segue la Lombardia con 88, la Campania con 86, l’Emilia Romagna con 76 e la Toscana con 52. Nessun intervento in Sardegna, così come già lo scorso anno.

A Milano un ragazzo è stato ferito gravemente alle mani e alla testa dall’esplosione di un petardo. Mentre sono 37 i feriti tra Napoli e provincia, uno in meno rispetto all’anno scorso.

 

POMPEI, RIAPRE LA SCHOLA ARMATORARUM

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Da domani la Schola Armaturarum torna visitabile al pubblico. Il racconto di questo luogo simbolo della rinascita di Pompei, tragicamente collassato nella parte superiore il 6 novembre 2010, sarà affidato ai restauratori che illustreranno il minuzioso intervento di restauro sugli affreschi, e gli ambienti retrostanti oggetto dell’ultima campagna di scavo che ha contribuito a chiarire la funzione di questo edificio.
Le visite saranno possibili ogni giovedì negli orari di apertura del sito, per gruppi contingentati di visitatori.
E’ il primo passo verso un più articolato progetto di fruizione e di musealizzazione, esteso anche ai vani retrostanti, che consentirà di vedere i dipinti e gli oggetti nel loro luogo di rinvenimento Scavata da Vittorio Spinazzola tra il 1915 e il 1916, la Schola Armaturarum era probabilmente un edificio di rappresentanza di un’associazione militare, come si può dedurre dalle decorazioni e dal rinvenimento di armi custodite al suo interno.

Gli ultimi scavi eseguiti per la messa in sicurezza delle strutture sembrano rafforzare questa ipotesi. Sul retro dell’edificio sono infatti venuti alla luce ambienti di servizio dove si custodivano anfore contenenti olio, vino pregiato e salse di pesce provenienti dal Mediterraneo (Creta, Africa, Sicilia, Spagna), prodotti di qualità da servire in occasioni conviviali o di rappresentanza.
Quello del 2010 non fu l’unico crollo dell’edificio. Durante i bombardamenti alleati del ’43, la struttura venne semidistrutta e andarono perduti in maniera irreparabile gran parte degli elevati e degli apparati decorativi. Nei successivi restauri condotti da Amedeo Maiuri tra il 1944 e il 1946, si procedette a una ricostruzione integrale delle pareti laterali fino a 9 m di altezza e alla realizzazione di una copertura piana in cemento armato. Come avvenne per molti restauri dell’epoca, l’intervento ricostruttivo, finalizzato a riproporre i volumi originari dell’edificio, fu eseguito con materiali impropri (ferro e cemento) rispetto alle tecnologia costruttiva antica L’indagine della Procura non ha individuato cause o responsabilità del crollo del 2010.

E’ tuttavia probabile che il collasso fu determinato da una serie di concause, aggravate dall’intensità delle piogge di quei giorni: il probabile malfunzionamento dei sistemi di smaltimento dell’acqua e il conseguente peso eccessivo della copertura moderna; la spinta del terreno retrostante; l’incompatibilità dei materiali utilizzati nella ricostruzione postbellica; la mancanza di un sistema programmato di monitoraggi e manutenzione. Il crollo aveva interessato in maniera preponderante la ricostruzione moderna di Maiuri e in misura minore le pitture originali.
Gli interventi di recupero hanno avuto inizio nel 2016 con il supporto tecnico di Ales, la struttura interna del Mibac che si occupa da più di tre anni della manutenzione programmata di Pompei. Realizzata una copertura temporanea che consentisse l’avvio dei lavori, si è proceduto inizialmente alla messa in sicurezza delle strutture e degli apparati decorativi, per evitare l’ulteriore perdita di porzioni originali.

E’ stato cioè necessario in una prima fase ripristinare la stabilità delle murature e degli intonaci superstiti, fortemente compromessa dalle sollecitazioni dovute al crollo della copertura e delle pareti laterali. Successivamente si è intervenuti sulle superfici dipinte agendo in parallelo, sulle pareti conservate all’interno dell’edificio e ricomponendo in laboratorio i frammenti recuperati dopo il crollo. Si è scelto di ripristinare la leggibilità figurativa attraverso un’attenta pulitura e un’accurata presentazione estetica, pur garantendo la riconoscibilità dell’intervento. In particolare il trattamento delle lacune presenti sulle pareti dipinte è stato oggetto di un’approfondita riflessione critica. Si è scelto di adottare il ‘tratteggio’, una tecnica messa a punto dall’Istituto Centrale del Restauro negli anni ’40, che consiste nell’accostamento di leggerissimi tratteggi verticali ravvicinati che ripropongono la policromia originale e consentono di ripristinare l’unità dell’immagine perduta, garantendo tuttavia la possibilità di distinguere da vicino l’intervento di restauro.

“Da metafora dell’incapacità italiana di prendersi cura di un luogo prezioso che appartiene all’intera umanità, la riapertura della Schola Armaturarum rappresenta un simbolo di riscatto per i risultati raggiunti a Pompei con il Grande Progetto, e più in generale un segnale di speranza per il futuro del nostro patrimonio culturale – afferma il direttore generale Massimo Osanna -. Da quel crollo avvenuto nel novembre del 2010, la cui risonanza mediatica determinò un coro d’indignazione internazionale, si è affermata una nuova consapevolezza della fragilità di Pompei e la necessità di avviare un percorso di valorizzazione, fatto non solo d’interventi straordinari ed episodici, ma soprattutto di cure e di attenzioni quotidiane”.

SINDACO PALERMO “PORTERÒ DL SICUREZZA DAL GIUDICE”

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“Ho fatto un atto istituzionale, da sindaco. Ritengo che questo decreto per alcune sue parti riguarda competenze esclusivamente comunali, quelle in materia anagrafica, e realizza una violazione dei diritti umani. Da questo punto di vista è disumano e criminogeno, perché produce crimine”. Lo ha dichiarato a Sky TG24 il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, commentando la sua decisione di sospendere il Decreto Sicurezza nel capoluogo siciliano.
“Questo provvedimento – ha spiegato Orlando – serve a trasformare in illegali quelli che sono legali e a consegnarli alla disperazione, alle bande organizzate e alla criminalità diffusa. Questo è contro il diritto alla sicurezza. Vorrei ricordare al Ministro Salvini che in un Paese democratico la sicurezza si garantisce rispettando i diritti delle persone, non emarginando”.

“Ho disposto la sospensione del Decreto e ho dato incarico all’ufficio legale di adire il giudice – ha sottolineato Orlando -. Io vado dal magistrato perché non posso andare alla Corte Costituzionale per violazione dei diritti umani e per violazione di articoli specifici della Costituzione. Occorre sollevare la questione incidentalmente in un giudizio. Io, come sindaco, andrò davanti al giudice civile e dirò che faccio un’azione di accertamento se questa legge del Parlamento sia conforme o non conforme. Se il giudice ritiene che sia non manifestamente infondata e sia rilevante ai fini della decisione rimetterà gli atti alla Corte Costituzionale”. “Laddove ci siano dubbi – ha continuato Orlando – il sindaco, firmando e assumendosi la responsabilità, decide di sospendere in attesa di avere una valutazione definitiva da parte della Corte Costituzionale”.

Intanto il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, a proposito della Sea Watch, la nave da giorni nelle acque del Mediterraneo con a bordo 32 migranti, tra cui donne e bambini, lancia una proposta:  “Contrariamente a quello che dice il Governo noi siamo pronti a mettere in campo un’azione di salvataggio e la faremo entrare in porto. Sarò il primo a guidare le azioni di salvataggio”.

Il ministro e vice premier Matteo Salvini su twitter ribadisce la sua linea: “I porti italiani sono chiusi, abbiamo accolto già troppi finti profughi, abbiamo arricchito già troppi scafisti! I sindaci di sinistra pensino ai loro cittadini in difficoltà, non ai clandestini”.