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AUTONOMIA, DE LUCA A CONTE “UNITÀ A RISCHIO”

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Il Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca ha inviato al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte la richiesta formale di un incontro nell’ambito del procedimento instaurato dalle Regioni Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna, finalizzato a forme e condizioni particolari di autonomia.
“La richiesta specifica delle Regioni settentrionali di finanziare, a regime, le funzioni aggiuntive con una altissima percentuale del gettito riscosso sul proprio territorio (addirittura, fino al 90 per cento, secondo la richiesta della Regione Veneto) delle imposte erariali, autorizzando il trattenimento spropositato del gettito da reddito a livello locale – scrive De Luca – minerebbe in questo momento le ragioni redistributive, solidaristiche e sociali, previste dalla Carta Costituzionale e renderebbe ancora più profondo il divario tra aree ricche e aree povere dello Stato, ledendo l’unità nazionale e in contrasto con i veri obiettivi costituzionali”.
Di qui la richiesta di essere ascoltato formalmente dal Governo prima che si concreti ogni intesa”.

EMILIANO “REGIONE PUGLIA SOSTIENE OLIVICOLTORI”

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“La Regione Puglia sostiene tutti gli olivicoltori pugliesi che chiedono aiuto al Governo nazionale per fare fronte ai danni gravissimi che le gelate dell’anno scorso hanno provocato alla produzione olivicola più che dimezzando il raccolto, le giornate di lavoro, gli introiti e il potenziale produttivo futuro. A questo scopo avevamo richiesto e ottenuto la promessa da parte del Ministro Centinaio di dichiarare lo stato di calamità a seguito di una specifica deroga alle normative ordinarie da approvarsi con un provvedimento legislativo entro la fine del 2018. La deroga si rendeva necessaria al fine di superare l’impedimento legislativo che esclude gli olivicoltori dalla possibilità di essere ristorati a causa di gelate in quanto eventi assicurabili. Non è dunque neppure concepibile un ritardo burocratico, erroneamente e strumentalmente ascritto alla Regione per la richiesta della dichiarazione dello stato di calamità per i danni 2018, visto che la procedura è alla Puglia preclusa in assenza di una deroga specifica alla legge 102 del 2004. Non si può essere in ritardo per una procedura cui ad oggi non si ha diritto”. Lo dichiara il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano.

“Rispetto a questo dramma che ha portato danni catastrofici misurabili in centinaia e centinaia di milioni di euro, non possiamo che invitare tutti i pugliesi a stringersi attorno ai loro olivicoltori e questi ultimi alla più attenta unità tra loro e con le istituzioni – continua Emiliano – La delusione per la mancata approvazione da parte del Parlamento delle norme promosse dal Ministro Centinaio – che ci è parso egli stesso deluso dalla mancata approvazione della legge – è cocente e dolorosa.
Ma non può giustificare irrazionali divisioni del fronte naturalmente comune delle associazioni datoriali. Invitiamo dunque il sofferente mondo dell’agricoltura e in special modo della olivicoltura pugliese a manifestare in modo unitario e solidale tra i vari soggetti rappresentativi della stessa e a non dividersi in contrapposte fazioni. Per la parte istituzionale facciamo appello affinché in questa vicenda vengano bandite le locali speculazioni politiche. In un momento delicato in cui tra Regione Puglia e Ministero dell’Agricoltura abbiamo in corso l’emanazione dei provvedimenti per rallentare la espansione della xylella e per risarcire danni relativi agli olivicoltori delle zone divenute improduttive a causa di tale fitopatia, serve coesione ed unità di intenti”.

“In questo senso – conclude Emiliano – appare apprezzabile il segnale lanciato da Centinaio che ha richiamato il solido rapporto con la Regione Puglia e prefigurato una soluzione condivisa che porti rapidamente ad un decreto legge urgente che consenta  la dichiarazione dello stato di calamità per le gelate del 2018 e per la rapida emanazione del decreto antixylella”.

 

LOTTERIA ITALIA, PRIMI TRE PREMI IN CAMPANIA

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Campania protagonista della Lotteria Italia.

Il primo premio della Lotteria Italia da 5 milioni di euro è andato al tagliando G 154304 venduto a Sala Consilina, in provincia di Salerno.

Il secondo premio da 2,5 milioni è andato al tagliando E 449246 venduto a Napoli – Piazza Principe Umberto.

Il terzo premio da 1,5 milioni è andato al tagliando E 265607 venduto a Pompei, in provincia di Napoli – Via Roma 59.

Il quarto premio da 1 milione è andato al tagliando P 386971 venduto a Torino – Corso Traiano 158.

Ed il quinto premio da 500 mila euro è andato al tagliando F 075026 venduto in un autogrill sulla A1, in territorio di Fabro, in provincia di Terni.

UN CAMPANO ALLA GUIDA DEGLI AEROPORTI DI MILANO

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Il Consiglio d’Amministrazione di SEA, sotto la Presidenza di Michaela Castelli, ha istituito la figura dell’Amministratore Delegato attribuendo la relativa responsabilità ad Armando Brunini.

Brunini, fino a ieri vice presidente, ha una lunga esperienza nel settore aeroportuale che lo ha visto protagonista del forte sviluppo del traffico prima dell’aeroporto di Bologna (2007-2013) e poi dell’aeroporto di Napoli.

Sotto la sua guida come Amministratore Delegato lo scalo di Napoli è cresciuto più di tre volte rispetto alla media nazionale, registrando negli ultimi cinque anni (2013-2018) un incremento pari all’82% del traffico passeggeri.

“Con la nomina dell’Amministratore Delegato – si legge in una nota di SEA –  è stato definito un nuovo assetto organizzativo e di governance maggiormente allineato alle attuali migliori pratiche di settore e rispondente alle nuove sfide che attendono il Gruppo in un contesto di mercato sempre più competitivo”.

Il presidente Michaela Castelli sottolinea che “il nuovo assetto dovrà consentire a SEA di continuare a conseguire risultati all’altezza dei bisogni del territorio, in termini sia di qualità del servizio, sia di risultati economici e finanziari”.

DL SICUREZZA, BASILICATA PRESENTA RICORSO

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La Regione Basilicata ricorrerà alla Corte Costituzionale contro il cosiddetto “decreto sicurezza”. Lo ha deciso la giunta regionale nell’ultima seduta, analogamente a quanto già fatto da altre Regioni, che hanno impugnato un provvedimento che – eliminando i permessi di soggiorno per motivi umanitari ed il diritto di residenza ai richiedenti asilo – potrebbe creare problemi di ordine applicativo su materie di competenza regionale, come ad esempio la Sanità.  Il governo lucano considera alcuni articoli del decreto, in particolare gli articoli 1 e 13, lesivi dell’autonomia regionale e degli enti locali in quanto impattanti su competenze concorrenti e residuali garantite dall’articolo 117 della Costituzione in materia di assistenza sociale, sanità, istruzione, formazione e politiche attive del lavoro.

La delibera della giunta regionale lucana, arrivata dopo l’annuncio di voler aprire una discussione approfondita sul tema da parte della vicepresidente Flavia Franconi nell’ambito della Conferenza delle Regioni, richiama gli articoli 2, 3 e 10 della Carta costituzionale, ravvedendo con l’applicazione del decreto sicurezza disparità di trattamento tra i cittadini degli Stati membri e gli stranieri regolarmente soggiornanti, in violazione peraltro delle convenzioni internazionali che tutelano i diritti fondamentali dell’uomo. La deliberazione chiama in causa le pronunce della giurisprudenza costituzionale che hanno riconosciuto il potere delle Regioni di far valere di fronte alla Corte costituzionale anche competenze di spettanza degli enti locali: difatti alla Regione è consentito di far valere con ricorso in via principale “competenze non solo proprie, ma anche degli enti locali” con la motivazione della “stretta connessione” con proprie materie, la quale “consente di ritenere che la lesione delle competenze locali sia potenzialmente idonea a determinare una vulnerazione delle competenze regionali”.

SICILIA, AL VIA LA PULIZIA DI DIECI DIGHE

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Al via la pulizia di dieci dighe gestite dalla Regione Siciliana. La Giunta ha destinato agli interventi la somma di 450 mila euro. 

Si tratta, si legge in una nota di Palazzo d’Orleans, di “una capillare operazione di ‘bonifica’ che non ha precedenti. Grazie al finanziamento dei Progetti di gestione, potranno essere avviate attività che puntano al mantenimento della qualità dell’acqua e, al tempo stesso, all’integrità della struttura che la raccoglie”. 

L’individuazione degli invasi nei quali si interverrà sarà fatta nei prossimi giorni, dopo una valutazione complessiva degli impianti. “La maggior parte di essi è ancora classificato come sperimentale e, attraverso questi interventi, si potrà giungere al collaudo consentendo un incremento medio di circa il trenta per cento del volume di acqua raccolto”, sottolinea l’Amministrazione regionale.

“Dopo anni di incuria e di gestione scellerata – sottolinea il presidente della Regione Nello Musumeci – bisognava procedere con celerità per evitare il rischio di dover fronteggiare danni maggiori che potrebbero pregiudicare seriamente il regolare approvvigionamento idrico di vasti territori dell’Isola. Adesso, finalmente, abbiamo a disposizione un importante strumento di pianificazione e di programmazione per assicurare funzionalità e garantire sicurezza ai nostri invasi, mettendoci in linea con una serie di prescrizioni ministeriali che fin qui sono state ignorate. Chi ci ha preceduti ha colpevolmente dimenticato un aspetto fondamentale per questo tipo di strutture, vale a dire la loro manutenzione”.

 

“COMANDANO I TERRONI”, BUFERA SUL TITOLO DI “LIBERO”

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“Comandano i terroni. Ai meridionali 3 cariche istituzionali su 4”. Non è passato inosservato il titolo di apertura del quotidiano Libero oggi in edicola.

Tra i primi a replicare il vicepremier Luigi Di Maio: “Buongiorno con la prima pagina di Libero, giornale finanziato con soldi pubblici, anche quelli dei terroni. Questa è la preziosa informazione da tutelare con i vostri soldi! Ma tranquilli: abbiamo già iniziato a togliergliene da quest’annoe nel giro di 3 anni arriveranno a zero. P.S. Anche questa volta l’Ordine dei giornalisti rimarra’ in silenzio?”, scrive il leader Cinquestelle su Facebook.

“Se allo stadio urlano Terroni arrivano denunce, curve chiuse, messaggi indignati. Oggi Libero lo scrive in prima pagina. L’Odg ha niente da dire? Non e’ ‘informazione’, e’ razzismo finanziato con soldi pubblici (4,6 milioni nel 2017). Ma fra 3 anni finiranno anche per Libero”, scrive su Twitter il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Editoria, Vito Crimi.

Non ci sta nemmeno il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando che parla di titolo “vergognoso”. Sui social Orlando sottolinea la vicinanza di vedute fra il quotidiano e il leader della Lega Matteo Salvini, e afferma: si preparano già a scaricare sul meridione le colpe dei fallimenti del governo Giallo-Verde. Ha da passa’ a nuttata!”.

“Terroni e negri, è sempre quello il cruccio dei certa gente. Possono cambiare nome e sbraitare ‘prima gli italiani’, ma l’unico italiano che conoscono è quello che vive sopra il Po, è ricco e anche un po’ evasore. Razzisti incalliti”, afferma il segretario nazionale di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni.

 

 

 

 

COSTA “PRESTO IN CDM NORMA ‘TERRA MIA'”

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“Riappropriarsi del proprio territorio, con la messa in sicurezza, le bonifiche, ma anche emarginare l’ecomafioso, per fare in modo che non ci sia più una terra dei fuochi, e che questo territorio e quello di tutt’Italia che hanno sofferto e che soffrono di queste dinamiche criminali non abbiano più a soffrire, e che diventi un brutto e lontano ricordo, questo è l’impegno che mi sono assunto”. Così il ministro dell’Ambiente Sergio Costa, a margine di una iniziativa a Portici (Napoli), a proposito della Terra dei fuochi. “Nelle prossime settimane – aggiunge – depositerò in Consiglio dei ministri la norma ‘terra mia’, una norma molto robusta, molto forte e pesante da questo punto di vista, che però vuole segnare l’inizio di una svolta, poi i lavori parlamentari ci diranno come si può arricchire”.
A chi gli chiede cosa non ha funzionato in questi anni nella lotta alle ecomafie, Costa dice: “Qualcosa sicuramente si è sbagliato, qualcosa non si è intuito nei tempi utili. Io dico che più che un errore in termini tecnici è un’intuizione che è mancata: non dimentichiamo che le norme più numerose e più severe sono nate alla fine degli anni ’90, inizio anni duemila, per poi diventare ancora più vigorose nel 2015, con la norma sugli ecodelitti, ma le ecomafie anno iniziato negli anni ’70, e questo gap andava colmato prima. Adesso – conclude – è il momento di colmarli perchè diventi soltanto un brutto ricordo lontano nel tempo”.