“Il vero e proprio terremoto che sta investendo la magistratura italiana dopo il cosiddetto Caso Palamara impone una risposta tempestiva delle istituzioni. Ne va della credibilità della magistratura, a cui il nostro Stato di diritto non può rinunciare. Nel mio discorso al Senato di mercoledì, tra i progetti da cui ripartire nel settore della giustizia, ho fatto riferimento alla riforma del Consiglio Superiore della Magistratura: adesso non si può più attendere”. Lo scrive su Facebook il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede.
“Questa settimana porterò all’attenzione della maggioranza il progetto di riforma, su cui tra l’altro avevamo già trovato un’ottima convergenza poco prima che scoppiasse la pandemia – aggiunge -. Al centro del progetto ci sono: un nuovo sistema elettorale sottratto alle degenerazioni del correntismo; l’individuazione di meccanismi che garantiscano che i criteri con cui si procede nelle nomine siano ispirati soltanto al merito; la netta separazione tra politica e magistratura con il blocco delle cosiddette ‘porte girevoli'”.
“Si tratta di leggi di cui si parla da decenni: innovazioni non rinviabili su cui le istituzioni non devono dividersi ma, al contrario, devono compattarsi. Anche perché non sono norme “contro” la magistratura ma a tutela della stragrande maggioranza di magistrati che ogni giorno, con passione e professionalità, lavorano per la tutela dei diritti di tutti i cittadini. Sono quei magistrati che non meritano di essere trascinati in un vortice di polemiche che mira a fare di tutta l’erba un fascio – conclude Bonafede -. Come ho detto in queste settimane (in cui mi sono state addirittura attribuite, strumentalizzandole, decisioni che sono della magistratura), un uomo delle istituzioni non deve alimentare le polemiche ma risolvere i problemi con i fatti”.
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Bonafede “La riforma del Csm non può più attendere”
Sileri “Ottimismo per gli spostamenti tra le Regioni”
“Non credo che debba esserci in questo momento, e sono sicuro che nei prossimi giorni anche qui la riserva verrà sciolta, il blocco da Regione a Regione. Non vedo dai numeri che abbiamo delle Regioni che hanno dei rischi particolari. Dobbiamo dividere l’Italia in due parti principali, c’è la Lombardia è un caso a parte, perché li è avvenuto un vero tsunami, e le altre regioni dove il virus non è arrivato e che quindi devono essere preservate da focolai che possono partire e andare, diciamo da sé, contagiando molte persone. Dai dati io mi aspettavo qualcosa di peggio, quindi, a dire il vero sono molto ottimista. Credo che andando avanti così torneremo a una vita normale, con nuove regole, ma verso il normale”. Lo ha detto ad Agenda, su Sky TG24,il viceministro della Salute Pierpaolo Sileri. (ITALPRESS).
Berlusconi “Uno shock fiscale per far ripartire l’economia”
“Le critiche sono nei fatti. Un milione di lavoratori autonomi non hanno ancora visto i 600 euro, tre milioni di dipendenti aspettano ancora la cassa integrazione. Quasi nessun imprenditore ha visto i prestiti garantiti dallo Stato. Eppure il fattore tempo è fondamentale. Come è fondamentale uno shock fiscale per far ripartire l’economia, con la flat-tax e il congelamento di ogni tassazione per tutto il 2020”. Lo dice il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi in un’intervista al Quotidiano Nazionale.
Rispondendo a una domanda sul Mes e sulle diverse posizioni di Forza Italia rispetto agli alleati del centrodestra sul tema, Berlusconi spiega: “Le nostre posizioni sull’Europa sono coerenti con la nostra cultura liberale, cristiana, garantista ed europeista. I padri dell’Europa, De Gasperi, Adenauer, Schuman, sono anche i nostri punti di riferimento. Proprio per questo, da opposizione responsabile, nell’emergenza abbiamo tenuto quel comportamento. Ma il governo delle quattro sinistre è del tutto incompatibile con noi e inadeguato per il Paese”.
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Arcuri assicura “La partita delle mascherine è risolta”
“Che le cose siano così, non vuole dire che le cose debbano andare così. Quando si tratta di rimboccarsi le maniche e cambiare c’è un prezzo da pagare, è allora che si preferisce lamentarsi piuttosto che fare”. Con le parole di Giovanni Falcone, nel giorno del ricordo del giudice antimafia, il commissario straordinario all’emergenza, Domenico Arcuri, ha aperto la consueta conferenza stampa per illustrare il lavoro fatto e i programmi futuri. Dopo settimane di polemiche, in piena emergenza Coronavirus, oggi Arcuri ha messo la parola fine sul tema mascherine: “La partita delle mascherine è risolta, ci abbiamo messo due settimane, abbiamo un campionamento delle farmacie che ci da’ un risultato confortante. Sono tante o sono poche due settimane ce lo dira’ la storia – ha aggiunto – ma il prezzo e’ rimasto a 50 centesimi, oggi la salute non ha il costo che aveva prima, anzi un costo piu’ basso essendo riusciti ad azzerare l’Iva. Non c’e’ piu’ differenza di classe e reddito, tutti possono acquistare le mascherine ad un prezzo che non e’ ne’ alto ne basso ma un prezzo giusto”.
Mascherine che saranno distribuite anche nelle scuole, come ha assicurato il commissario: “Con il ministro Azzolina stiamo predisponendo le dotazioni di dispositivi di sicurezza che devono essere disponibili in tutte le scuole il 17 giugno quando inizieranno gli esami di maturità, esami che devono essere fatti in assoluta sicurezza”. Archiviata la questione Arcuri ha anticipato che “il nostro banco di prova della prima macchina di produzione di mascherine ha terminato il suo lavoro, ha iniziato a produrre le mascherine, ne produrra’ 2 milioni a settimana, sono chirurgiche di tipo 2. Sono un prodotto assolutamente in linea con i requisiti sanitari e con questa produzione da settembre potremo avere 20 milioni di mascherine al giorno e poco dopo fino a 31 milioni”.
Da lunedì partirà l’esame sierologico “con il personale della Croce rossa, sara’ l’indagine campionaria piu’ massiccia, 150mila italiani ci aiuteranno a capire di piu’ come si comporta il virus e saperlo fronteggiare meglio,aspettiamo con ansia i risultati” ha spiegato augurandosi che i “reagenti non diventino le mascherine della fase due”.
“Abbiamo fatto una richiesta nazionale e internazionale che si e’ conclusa nei giorni scorsi, lo stato dell’arte e’ che in Italia sono stati fatti in media 63mila tamponi al giorno, ieri 75380, malgrado gli scettici siamo il paese che fa piu’ tamponi al mondo”, ha sottolineato. Per fare i tamponi servono anche i reagenti o dei kit, abbiamo l’obiettivo di fare piu’ tamponi. Il ministero della Salute sta rivedendo la strategia di contenimento anche su questo punto. Dobbiamo trovare il maggior numero di reagenti”. In vista dell’estate il commissario, contando sul “buon senso dei governatori” auspica vacanze in sicurezza: “E’ indispensabile garantire il turismo soprattutto al Sud, non penso servano patenti di sicurezza, servono buonsenso e collaborazione”. Infine conferma che “la app Immuni arrivera’ sul mercato a cavallo della fine del mese, mancano 8 giorni e non ci sara’ nessun ritardo”.
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Mattarella “Falcone e Borsellino luci nelle tenebre”
ROMA (ITALPRESS) – “La mafia si è sempre nutrita di complicità e di paura, prosperando nell’ombra. Le figure di Falcone e Borsellino, come di tanti altri servitori dello Stato caduti nella lotta al crimine organizzato, hanno fatto crescere nella società il senso del dovere e dell’impegno per contrastare la mafia e per far luce sulle sue tenebre, infondendo coraggio, suscitando rigetto e indignazione, provocando volontà di giustizia e di legalità”. Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella in un videomessaggio in ricordo della strage di Capaci. Mattarella ha sottolineato che “i due attentati di quel 1992 segnarono il punto più alto della sfida della mafia nei confronti dello Stato e colpirono magistrati di grande prestigio e professionalità che, con coraggio e con determinazione, le avevano inferto durissimi colpi, svelandone organizzazione, legami, attività illecite”.
Secondo il capo dello Stato “i giovani sono stati tra i primi a comprendere il senso del sacrificio di Falcone e di Borsellino, e ne sono divenuti i depositari, in qualche modo anche gli eredi”. “Dal 1992, anno dopo anno, nuove generazioni di giovani si avvicinano a queste figure esemplari e si appassionano alla loro opera e alla dedizione alla giustizia che hanno manifestato – ha aggiunto -. Cari ragazzi, il significato della vostra partecipazione, in questa giornata, è il passaggio a voi del loro testimone. Siate fieri del loro esempio e ricordatelo sempre”.
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Impresa SIcura, il bando delle beffe di Invitalia
Un secondo e 46749 microsecondi. Tanto è servito a Invitalia per assegnare tutti i 50 milioni di euro destinati alle imprese dal bando Impresa SIcura, che nasce per aiutare le aziende che hanno acquistato i dispositivi di sicurezza per i lavoratori dal 17 marzo in poi. A gestire l’operazione c’era Domenico Arcuri, che è a capo di Invitalia ma anche il super-commissario del governo per l’emergenza Covid.
Della gestione della crisi si stanno occupando quasi tutte le procure d’Italia, tra truffe e inefficienze, arresti e avvisi di garanzia. Diverso invece il piglio di Arcuri per il bando Impresa SIcura, svolto nel massimo della trasparenza. Chi prima arrivava prendeva i fondi, e questo si sapeva.
Sono quindi arrivate 208.826 domande valide, per un importo richiesto complessivo pari a 1.207.561.075 euro. E tutti hanno cercato di fare in fretta, ma che ci volesse meno di un secondo e mezzo era impensabile. E invece è andata così: alle 09:00:01.046749 dell’11 maggio i soldi erano già stati assegnati alle prime 3.150 imprese. Efficienza da hedge fund finanziario, dove è tale la velocità degli spostamenti dei capitali, che basta schiacciare un pulsante sbagliato e quotazioni di materie prime e aziende possono crollare. Si chiama sindrome del dito grasso. Immaginiamo il rammarico degli addetti commerciali di piccole aziende che chiedevano poche centinaia di euro, e che per inviare la domanda ci hanno messo un minuto.
È il caso del Consorzio Il Sole Scrl Cinisello Balsamo, nel milanese, un poliambulatorio dove quindi questi dispositivi sono doppiamente indispensabili, che ha inviato la sua richiesta di rimborso da 5.000 euro alle 09:01:00.002124 finendo alla posizione 41.292.
Tanta celerità cozza con gli abituali ritmi di Invitalia. Nel 2020 sono infatti stati appena 4 i bandi chiusi, 34 invece le aggiudicazioni ultimate stando ai dati presenti sul sito. Tutto questo a fronte di 1.232 dipendenti, di cui tre quarti a tempo determinato, 51 dirigenti e 210 quadri, ma si tratta di dati del 2016, di più recenti non se ne trovano. Tutto questo avviene, come spiega la stessa Invitalia, nonostante ci sia un obbligo di massima trasparenza dovuto all’emissione di un prestito obbligazionario di 350 milioni quotato su mercato regolamentato.
Non resta che appellarsi a quanto appare sul sito, a conclusione della pagina sulla trasparenza: “La sezione è in continuo aggiornamento”.
Alle 205.676 imprese escluse, oltre alla beffa per il millisecondo di troppo, restano sul groppone 1.157.561.075 di euro, spesi per trovare molto faticosamente dispositivi introvabili. “Davvero qualcuno si stupisce? Era ovvio che non sarebbero stati che una goccia nell’oceano. Niente ha funzionato in questa vicenda, a partire dal decreto fino allo stesso bando di Arcuri”, commenta Roberto Capobianco, presidente di Conflavoro Pmi. “Una lotteria, una guerra tra imprenditori, un click day presto diventato click minute: se sei veloce, ti rimborsiamo, altrimenti arrangiatevi. È così che in Italia si incentiva la sicurezza e si aiutano le aziende?”, aggiunge il presidente di Conflavoro Pmi, sottolineando come “secondo noi è irrispettoso, ancor più che assurdo. E nel decreto Rilancio vediamo la stessa latitanza di intenti”.
Le celeberrime mascherine FFP1, FFP2 e FFP3; i guanti in lattice, i dispositivi per protezione oculare, tute e camici; dispositivi per la rilevazione della temperatura corporea e detergenti e soluzioni disinfettanti/antisettici. Tutti materiali che il bando doveva finanziare, indispensabili per la Fase 2, e che invece le imprese pagheranno per intero. Ne nasce un senso di impotenza pari a quello di centinaia di medici costretti a lavorare senza protezioni, o a quello dei parenti degli oltre trentamila morti per Covid-19, che non hanno nemmeno potuto fare loro un funerale, nonostante fossero dentro delle bare. Lo stesso senso di mancata giustizia che provano milioni di bambini a non poter entrare nelle aree giochi dei parchi, perchè, come ha raccontato oggi la sindaca di Torino, Chiara Appendino, la norma non è chiara e quindi si preferisce tenere chiuso. Impotenza da “lo dice la norma”, o chicchessia.
Basta parlare per primi, o attivarsi con software che agiscono in microsecondi, per calpestare ogni possibilità di replica.
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Casellati “Basta Dpcm, il Parlamento sia protagonista”
“Parlare oggi di centralità del Parlamento agli italiani, che sono in grande di difficoltà, sembrerebbe quasi un gioco dialettico, una questione fuori da quelli che sono i problemi della quotidianità. Ma non è così, perché la centralità del Parlamento è un principio costituzionale che regge la nostra vita, dalle libertà personali a quelle economiche”. Lo ha detto il presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati, intervistata da Paolo Liguori nell’approfondimento di Tgcom24 “Dentro i Fatti”.primo
“È proprio il Parlamento il luogo dove si decide, dove le risorse vanno allocate, il luogo che ascolta la voce dei cittadini che riportano quelle che sono le istanze dei territori – ha aggiunto -. In Parlamento si risolvono i problemi e il Parlamento non lascia indietro nessuno. Basta con i Dpcm calati dall’alto, il Parlamento e il Senato sono aperti. Sono qui da 3 mesi per garantirne la funzionalità. Il Senato non è in quarantena e sa rispondere ai cittadini in tempi più brevi e in modo migliore”.
E sul ruolo che il Parlamento deve avere in questa ripresa del Paese ha spiegato: “Il Parlamento deve essere il protagonista della ripresa, deve scommettere sul futuro degli italiani, dei nostri i figli e dei nostri nipoti. Deve poter avere un progetto chiaro, una visione ampia che si poggi su alcune priorità. E questo significa aprire tutte le attività in situazione di sicurezza sanitaria. Ma aprirle subito perché il tempo è un fattore decisivo. Bisogna aiutare e venire incontro con le risorse, che significa mettere soldi nelle tasche degli italiani e dire un no molto fermo ai vincoli, alle troppe carte della burocrazia. Penso agli investimenti per le famiglie e per le piccole e medie imprese, penso a un piano delle infrastrutture perché quando l’Europa ci darà i denari noi dovremo già sapere, in modo chiaro, dove questa liquidità verrà riposta. Nelle scuole, nelle imprese, alle famiglie: bisogna dirlo subito in maniera chiara”.
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Conte “Ora con Italia Viva un percorso comune sui temi”
“Quella di sostenere il governo è stata una decisione importante”. Così in un colloquio con il Corriere della Sera il premier Giuseppe Conte commenta il voto di Italia Viva di mercoledì scorso contro le mozioni di sfiducia nei confronti del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede.
“Adesso si può progettare un percorso comune per quanto riguarda i temi”, sottolinea il presidente del Consiglio, che alla domanda se abbia promesso posti di governo o nelle commissioni al partito di Matteo Renzi risponde così: “Non se ne è parlato. Non li immiserite, lo dico anche per loro. Non è questo, è una questione di strategia, di prospettiva”. “Avrei preferito che la quarta forza si fosse seduta durante il processo di formazione del governo, in modo da acquisire bene anche le loro sensibilità e le loro istanze e valutarle insieme pariteticamente con le altre forze”, prosegue il premier.
Conte parla anche di Europa, e definisce l’accordo sul Recovery Fund “una svolta importante”. Per il presidente del Consiglio “la Germania ha fatto un passaggio di portata storica. Accetta la logica del debito comune europeo e addirittura accetta la proposta condivisa con la Francia, che ci siano contributi a fondo perduto fino a 500 miliardi”. Conte conferma le sue perplessità sul Mes: “Non è il mio obiettivo anche per una questione di consistenza, al di là delle condizionalità e delle sensibilità politiche interne. Non è una soluzione. Innanzitutto è un prestito, quando lei va in banca bisogna vedere quale piano di rientro e di ammortamento la banca le chiede”.
In un altro colloquio, con il quotidiano La Repubblica, il premier spiega: “I numeri fotografano l’eccezionalità del momento che stiamo vivendo. I sacrifici fatti dagli italiani hanno permesso al Paese di uscire dal lockdown e di procedere alla riapertura della maggior parte delle attività commerciali, a cominciare proprio da quelle che hanno fatto registrare un più alto numero di ore di cassa integrazione. Penso, per esempio, ai settori dell’abbigliamento e della ristorazione”. E assicura: “L’impegno del governo per garantire la salvaguardia dei posti di lavoro è massimo”.
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