La Regione Campania non ha siglato l’accordo Stato-Regioni in merito alla riapertura graduale dopo il lockdown. Ad annunciarlo a “Mezz’ora in piu'” su Raitre il governatore campano Vincenzo De Luca che ha espresso perplessita’ sulla riapertura dei confini regionali. “Mi dicono che dal 3 giugno c’e’ il liberi tutti, io non so che cosa succedera’ il 3 giugno. Che significa il liberi tutti? Se il contagio viene contenuto va bene, ma se abbiamo livelli elevati di contagi no. Nel rapporto regioni-stato dobbiamo avere rapporti equilibrati, la Campania non e’ d’accordo, perche’ – conclude De Luca – ritengo che sulle norme fondamentali debba pronunciarsi il ministero della Salute, non e’ accettabile che il governo scarichi sulle regioni le decisioni”.
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Riaperture, De Luca “Non ho firmato l’accordo con il Governo”
Conte “Dati incoraggianti, via alla fase2 ma con prudenza”
“Ieri abbiamo approvato il decreto legge che da lunedì ci consente di entrare a pieno regime nella Fase 2. Affrontiamo la fase con voglia di ricominciare, ma anche con prudenza. I dati sono incoraggianti ci confermano che gli sforzi collettivi hanno prodotto i risultati attesi”. Lo ha detto il premier, Giuseppe Conte, in conferenza stampa presentando il nuovo Dpcm per le riaperture di lunedì 18 maggio.
“Siamo in condizione di affrontare questa Fase 2 con fiducia, ma anche senso di responsabilità. In questo percorso non sarà meno importante il lavoro e il dialogo con le Regioni, Anci e Upi, dovranno anche loro assumersi le loro responsabilità. Abbiamo predisposto un piano nazionale di monitoraggio – ha spiegato – basato su flussi informativi che ci perverranno dalle Regioni quotidianamente. Questo ci consentirà di tenere sotto controllo la curva e in caso di necessità intervenire con misure restrittive ma ben mirate. Andiamo incontro a un rischio calcolato nella consapevolezza che la curva potrà tornare a salire. I nostri principi rimangono gli stessi – ha proseguito Conte – il primo è la tutela della vita e della salute dei cittadini, valori non negoziabili ma che dobbiamo declinare diversamente. Stiamo affrontando un rischio ma dobbiamo ripartire, non possiamo permetterci aspettare il vaccino”. Da lunedì 18 maggio stop alle autocertificazioni all’interno della stessa Regione, riprende la vita sociale e gli incontri anche con amici e non più solo congiunti, rimane il divieto di uscire per chi positivo e in quarantena, resta il divieto di creare assembramenti. “In questa fase bisognerà comunque rispettare la distanza di un metro e la mascherina è obbligatoria in specifici luoghi”. Per quanto riguarda gli spostamenti da una regione all’altra che saranno limitati fino al 3 giugno, Conte ha assicurato che in prossimità di questa scadenza se i dati saranno incoraggianti, “si valuterà se si potrà tornare a muoversi in tutta Italia senza limitazioni. Sempre dal 3 giugno sarà possibile spostarsi all’interno degli Stati Ue senza obbligo di quarantena per chi arriva dall’Italia”.
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Coronavirus, Decaro “spostiamo cittadini su mobilità sostenibile”
“Sono tante le città che si muovono in maniera unitaria verso la mobilità sostenibile, io ho iniziato come assessore al traffico e da sindaco ho continuato a conservare la delega al traffico perché credo che sia la più importante nelle grandi città”. Lo ha detto il sindaco di Bari e presidente Anci, Antonio Decaro, a SkyTg24, parlando del futuro della mobilità nelle grandi città. “Oggi – ha aggiunto – visto che siamo in emergenza sanitaria e non possiamo incentivare il trasporto pubblico collettivo, dobbiamo provare ad incentivare all’uso di mezzi privati sostenibili. Non possiamo congestionare le strade con le auto private anche per un problema di inquinamento”. “È solo una questione di abitudini – ha proseguito – la mia città è pianeggiante, per tre quarti dell’anno le condizioni meteorologiche sono favorevoli. Ho realizzato la prima pista ciclabile della mia città. Oggi abbiamo 30 chilometri di piste ciclabili e ne abbiamo progettati altri 30. Dobbiamo incentivare all’acquisto di una bicicletta o del monopattino elettrico”.
“Nel decreto rilancio abbiamo trovato alcune delle richieste che come comuni abbiamo fatto – ha sottolineato -. C’è il bonus fino al 60% e fino a un massimo di 500 euro, per l’acquisto di biciclette. Poi c’è la possibilità di realizzare le piste ciclabili sulla destra delle corsie. Avevamo fatto anche altre richieste che non abbiamo trovato come l’uso della corsia riservata ai bus, le strade scolastiche, ci hanno spaventato anche delle linee guida del Mit che potrebbero far tornare indietro. Vorremmo arrivare a un sistema di strade ciclabili che metta in sicurezza i ciclisti e permetta di spostare una parte dei cittadini sulla bicicletta o sul monopattino”.
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Landini “rifacciamo l’Italia”
“Dobbiamo usare i prossimi mesi per riprogettare il Paese e l’Europa, indicare le priorità, scrivere una nuova prospettiva di sviluppo senza dimenticare il Mezzogiorno”. Così, in un’intervista a la Repubblica, Maurizio Landini, segretario generale della Cgil, che lancia il progetto per una “nuova Italia”.
“L’ultimo decreto del governo cerca di proteggere le persone che lavorano e le imprese – spiega -. Ma non è sufficiente proteggersi, dobbiamo guardare oltre. E lo dobbiamo fare ora. Perché il Paese pre-Covid non era affatto il mondo dei sogni. Non si tratta di tornare indietro ma di cambiare per andare avanti. Il virus ha fatto emergere tutte le fragilità e le disuguaglianze che si sono accumulate negli anni. L’emergenza sanitaria si è intrecciata con l’emergenza sociale e ambientale. E poi la rivoluzione digitale che ci ha travolto”.
“È a tutti evidente – prosegue Landini – che la logica neo-liberista che ha governato il mondo negli ultimi decenni, con meno Stato sociale, meno diritti e più mercato, non ha più – se mai ne avesse – risposte da dare. Ma ci rendiamo conto che per tutelare la maggior parte dei lavoratori in difficoltà ci siamo dovuti inventare una serie di strumenti, dalle varie indennità alla cassa integrazione, per la frantumazione violenta a cui è stato sottoposto il mercato del lavoro? C’era bisogno del virus per capire quanto fosse negativo un mercato del lavoro fatto di precarietà, assenza di diritti e di tutele, di caporalat e di lavoro nero? La responsabilità di tutta la classe dirigente italiana è quella di ripensare e riscrivere un nuovo modello sociale e un altro modello di sviluppo. Dobbiamo farlo insieme perché anche le nostre divisioni ci hanno danneggiato”.
“Dobbiamo fare sistema – sottolinea Landini -, rivolgendoci all’intelligenza collettiva come in altri Paesi europei”.
Per scrivere la “nuova Italia”, sottolinea il leader della Cgil, dobbiamo partire “dalla Costituzione, dai principi fondamentali. Dobbiamo investire sul lavoro pubblico, sul servizio sanitario, sulla presenza nel territorio della sanità pubblica e dell’assistenza socio-sanitaria. Riorganizzare le scuole non è solo un fatto fisico: nell’era digitale serve una cultura flessibile capace di gestire complessità e differenze. Va affermato un diritto alla formazione permanente perché nessuno resti indietro nell’uso delle tecnologie. Il digital divide è anche una questione democratica”.
La rivoluzione tecnologica, dice, “può creare nuovi posti di lavoro che oggi nemmeno consideriamo. Il nuovo oro sono i dati, l’uso dei dati. Che vogliono dire la vita delle persone. Anche questa è una questione precipuamente democratica. Non possiamo lasciare la gestione dei dati in mano a poche multinazionali”.
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Coronavirus, Cdm vara dl quadro per le riaperture
Il Consiglio dei ministri, riunito ieri e terminato all’1.20, su proposta del presidente Giuseppe Conte e del Ministro della salute Roberto Speranza, ha approvato un decreto-legge che introduce ulteriori misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da Covid-19.
Il decreto delinea il quadro normativo nazionale all’interno del quale, dal 18 maggio al 31 luglio 2020, con appositi decreti od ordinanze, statali, regionali o comunali, potranno essere disciplinati gli spostamenti delle persone fisiche e le modalità di svolgimento delle attività economiche, produttive e sociali.
A partire dal 18 maggio, gli spostamenti delle persone all’interno del territorio della stessa regione non saranno soggetti ad alcuna limitazione. Lo Stato o le Regioni, in base a quanto previsto dal decreto-legge 25 marzo 2020, numero 19, potranno adottare o reiterare misure limitative della circolazione all’interno del territorio regionale relativamente a specifiche aree interessate da un particolare aggravamento della situazione epidemiologica.
Fino al 2 giugno 2020 restano vietati gli spostamenti, con mezzi di trasporto pubblici e privati, in una regione diversa rispetto a quella in cui attualmente ci si trova, così come quelli da e per l’estero, salvo che per comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza o per motivi di salute; resta in ogni caso consentito il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza.
A decorrere dal 3 giugno, gli spostamenti tra regioni diverse potranno essere limitati solo con provvedimenti statali adottati ai sensi dell’articolo 2 del decreto-legge 25 marzo 2020, numero 19, in relazione a specifiche aree del territorio nazionale, secondo principi di adeguatezza e proporzionalità al rischio epidemiologico effettivamente presente in dette aree.
Tali norme varranno anche per gli spostamenti da e per l’estero, che potranno essere limitati solo con provvedimenti statali anche in relazione a specifici Stati e territori, secondo principi di adeguatezza e proporzionalità al rischio epidemiologico e nel rispetto dei vincoli derivanti dall’ordinamento dell’Unione europea e degli obblighi internazionali. Saranno comunque consentiti gli spostamenti tra la Città del Vaticano o la Repubblica di San Marino e le regioni confinanti.
È confermato il divieto di mobilità dalla propria abitazione o dimora per le persone sottoposte alla misura della quarantena per provvedimento dell’autorità sanitaria in quanto risultate positive al virus Covid-19, fino all’accertamento della guarigione o al ricovero in una struttura sanitaria o altra struttura allo scopo destinata.
La quarantena precauzionale è applicata con provvedimento dell’autorità sanitaria ai soggetti che hanno avuto contatti stretti con casi confermati di soggetti positivi al virus COVID-19 e agli altri soggetti indicati con i provvedimenti adottati ai sensi dell’articolo 2 del decreto-legge numero 19 del 2020. Resta vietato, l’assembramento di persone in luoghi pubblici o aperti al pubblico.
Le funzioni religiose con la partecipazione di persone si svolgono nel rispetto dei protocolli sottoscritti dal Governo e dalle rispettive confessioni, contenenti le misure idonee a prevenire il rischio di contagio.
A partire dal 18 maggio, le attività economiche, produttive e sociali devono svolgersi nel rispetto dei contenuti di protocolli o linee guida, idonei a prevenire o ridurre il rischio di contagio nel settore di riferimento o in ambiti analoghi, adottati dalle regioni o dalla Conferenza delle regioni e delle province autonome, nel rispetto dei principi contenuti nei protocolli o nelle linee guida nazionali. In assenza di quelli regionali trovano applicazione i protocolli o le linee guida adottati a livello nazionale. Le misure limitative delle attività economiche e produttive possono essere adottate, nel rispetto dei principi di adeguatezza e proporzionalità, con provvedimenti statali emanati ai sensi dell’articolo 2 del decreto legge numero 19 del 2020 o, nelle more di tali provvedimenti, dalle Regioni.
Per garantire lo svolgimento in condizioni di sicurezza delle attività economiche, produttive e sociali, le regioni monitorano con cadenza giornaliera l’andamento della situazione epidemiologica nei propri territori e, in relazione a tale andamento, le condizioni di adeguatezza del sistema sanitario regionale. I dati del monitoraggio sono comunicati giornalmente dalle regioni al Ministero della salute, all’Istituto superiore di sanità e al Comitato tecnico-scientifico.
In relazione all’andamento della situazione epidemiologica sul territorio, la singola regione, informando contestualmente il Ministro della salute, può introdurre misure derogatorie, ampliative o restrittive, rispetto a quelle disposte a livello statale.
Il mancato rispetto dei contenuti dei protocolli o delle linee guida regionali o, in assenza, nazionali, che non assicuri adeguati livelli di protezione, determina la sospensione dell’attività economica o produttiva fino al ripristino delle condizioni di sicurezza.
Salvo che il fatto costituisca reato diverso da quello di cui all’articolo 650 del codice penale (“Inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità”), le violazioni delle disposizioni del decreto, o dei decreti e delle ordinanze emanati per darne attuazione, sono punite con la sanzione amministrativa di cui all’articolo 4, comma 1, del decreto-legge 25 marzo 2020 numero 19, che prevede il pagamento di una somma da euro 400 a euro 3.000, aumentata fino a un terzo se la violazione avviene mediante l’utilizzo di un veicolo.
Nei casi in cui la violazione sia commessa nell’esercizio di un’attività di impresa, si applica altresì la sanzione amministrativa accessoria della chiusura dell’esercizio o dell’attività da 5 a 30 giorni. Ove necessario per impedire la prosecuzione o la reiterazione della violazione, l’autorità procedente può disporre la chiusura provvisoria dell’attività o dell’esercizio per una durata non superiore a 5 giorni, eventualmente da scomputare dalla sanzione accessoria definitivamente irrogata, in sede di sua esecuzione. In caso di reiterata violazione della medesima disposizione la sanzione amministrativa è raddoppiata e quella accessoria è applicata nella misura massima.
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Coronavirus, lunedì si riapre e il 3 giugno riaprono le frontiere
Si dal 3 giugno agli spostamenti tra le Regioni, ma già da lunedì 18 maggio ci sarà la riapertura di negozi al dettaglio, centri commerciali, bar, ristoranti, parrucchieri, estetisti e mercati non alimentari. E si potrà tornare, con le dovute precauzioni, anche nei musei, nelle biblioteche, nelle gallerie d’arte e nei siti archeologici.
L’intesa, dopo l’ennesima giornata di colloqui e contrattazioni tra Governo ed Enti locali, arriva in seno alla Conferenza Stato-Regioni, presentata poi al Consiglio dei ministri.
Tra gli elementi più interessanti, i governatori prevedono una distanza di un metro tra commensali nei ristoranti, l’obbligo di sanificare le sdraio al mare per ogni nuovo cliente che le usa. Anche per le palestre occorrerà organizzare gli spazi negli spogliatoi e docce in modo da assicurare le distanze di almeno 1 metro.
Inoltre, saranno riaperte le frontiere con il resto d’Europa. Nel decreto e nel successivo Dpcm che saranno varati nelle prossime ore dal governo, è prevista la possibilità dal 3 giugno di entrare in Italia dai Paesi dell’Unione europea, dell’area Schengen compresi Svizzera e Monaco.
In pratica, per chi varcherà i confini non sarà più prevista la quarantena obbligatoria con isolamento di 14 giorni. Una misura che mira a far riprendere il flusso turistico in vista dell’estate.
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Gualtieri “Capiamo la rabbia, non lasceremo indietro nessuno”
“È evidente che le legittime preoccupazioni di una situazione senza precedenti possano generare anche rabbia. Lo capiamo e per questo il governo è impegnato a sostenere imprese e famiglie, a evitare un aumento delle diseguaglianze, ad aiutare i più deboli”. Lo afferma il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, in un’intervista al quotidiano La Repubblica.
Per Gualtieri le critiche al decreto Rilancio “sono sbagliate. In primo luogo non sono aiuti a pioggia, ma la volontà di non lasciare indietro nessuno in una circostanza così drammatica. È una precisa scelta politica di questo governo, che io rivendico, ma è anche una scelta che ha efficacia economica. E non è vero nemmeno che nel decreto non si guardi allo sviluppo. Assieme alle misure per imprese, famiglie e lavoratori ci sono quelle sulla ricapitalizzazione delle imprese, molto importanti per le piccole e medie aziende, spesso sottocapitalizzate. Ci sono gli investimenti massicci sull’efficienza energetica degli edifici e un impegno senza precedenti sull’Università, con l’assunzione di 4.000 giovani ricercatori e il più consistente stanziamento per la ricerca mai realizzato. Sono investimenti sul futuro importanti, che mostrano eccome un’idea di sviluppo del Paese”.
Inoltre “eliminare il saldo-acconto Irap di giugno è scelta di buon senso di fronte a una crisi che colpisce tutto il sistema. Bisogna tenere conto anche di quello che le imprese pensano: per una crisi come questa serve uno schema da grande patto. Senza contare che l’Irap incide in modo particolare ad esempio sul Terzo settore, al quale abbiamo esteso le principali misure di sostegno alle imprese”.
Secondo il ministro il pacchetto di misure “avrà un impatto positivo sulla crescita che noi, per prudenza, non abbiamo indicato nel recente Documento di economia e finanza. Ma contiamo che ci sarà e naturalmente sarà condizionato anche all’evoluzione dell’epidemia”. E aggiunge: “Ora la priorità è mettere a terra i 155 miliardi di maggiori stanziamenti di bilancio e attuare tutte le misure. Poi sarà la volta del decreto semplificazione per l’efficienza della pubblica amministrazione. Successivamente riprenderemo a delineare un piano di riforme: investimenti, green New Deal, riforma fiscale”.
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Lamorgese “Sui migranti nessun colpo di spugna”
«Chi parla di “colpo di spugna” vuol far credere che questa procedura di emersione e regolarizzazione riguardi indistintamente tutti i datori di lavoro e tutti i lavoratori, ma non è così. Sono previste accurate verifiche, prima dell’accoglimento della domanda, su condanne e procedimenti penali pendenti». Lo dice la ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese, in un’intervista al Corriere della Sera, in merito alle norme sulle regolarizzazioni dei lavoratori stranieri inserite nel decreto Rilancio varato dal Consiglio dei Ministri.
«C’è un doppio filtro che deve rassicurare tutti – spiega -. Il primo: la sospensione dei procedimenti penali per il datore di lavoro è esclusa, senza eccezione alcuna, per i reati più gravi, come quelli di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, di tratta finalizzata alla prostituzione e allo sfruttamento dei minori, di riduzione o mantenimento in schiavitù, di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. Il secondo: non può essere ammesso alla regolarizzazione il lavoratore straniero verso cui sia stato emesso un provvedimento di espulsione per motivi di ordine pubblico o di sicurezza dello Stato, o se è stato condannato per reati contro la libertà personale, droga e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina». Quanto al numero delle richieste, «potrebbe collocarsi a metà strada tra la regolarizzazione del governo Berlusconi, circa 300 mila domande, e quella del governo Monti, circa 100 mila. E i costi sostenuti dal Viminale si prevede siano coperti dal gettito derivante dai contributi forfettari richiesti al datore di lavoro e al lavoratore», aggiunge la Lamorgese.
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