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“Al cuore del diabete”, al Gemelli si riuniscono esperti

ROMA (ITALPRESS) – La rivoluzione, per il mondo del diabete e della cardiologia, ha una data d’inizio precisa. “Era il 17 settembre del 2015 – ricorda il professor Andrea Giaccari, Direttore del Centro per le Malattie Endocrine e Metaboliche Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS e professore associato di Endocrinologia, Università Cattolica, campus di Roma – quando al congresso europeo di diabetologia venivano presentati i risultati dello studio EMPA-REG, sugli effetti di protezione cardiovascolare dell’empagliflozin (un SGLT2 inibitore), pubblicati in contemporanea sul New England Journal of Medicine. Da quel momento sono stati pubblicati una serie di altri studi, che hanno confermato questi primi risultati, che avevano lasciato tutti un pò stupiti. L’anno successivo (13 giugno 2016) sono stati pubblicati i risultati dello studio LEADER che inscriveva nel novero dei farmaci per il diabete ‘amici del cuorè anche liraglutide, un analogo dei recettori del GLP-1 con diversi meccanismi d’azione rispetto alle glifozine, ma stessi risultati favorevoli sul cuore”. E, a seguire, altri farmaci di queste due classi (semaglutide, dulaglutide, dapagliflozin, canagliflozin, ertugliflozin), sempre confermando il meccanismo di cardio-protezione, anche al di là del semplice controllo della glicemia.
A valle di tutti questi trial, di recente sono state pubblicate diverse linee guida sia cardiologiche (come quelle delle società europea e americane di cardiologia) che diabetologiche, tutte concordi nell’indicare che un paziente con diabete (ma anche non diabetico) ad alto rischio cardiovascolare debba essere messo subito in terapia con questi farmaci.
E’ a questa relazione sempre più stretta tra diabetologi e cardiologi, con l’intento comune di migliorare la salute cardiovascolare dei pazienti, che gli esperti di Fondazione Policlinico Gemelli, in collaborazione con la Società Italiana di Cardiologia e la Società Italiana di Diabetologia, dedicano la due giorni ‘Al Cuore del diabetè (11-12 marzo 2022). “Più che un convegno tradizionale – spiega il professor Giaccari – questo sarà dunque un forum, un brainstorming di riflessioni per rendere operativo in pratica un percorso volto a facilitare l’introduzione di queste terapie nel trattamento dei pazienti che maggiormente ne possono beneficiare”.
Un evento di sensibilizzazione che dovrà essere allargato anche ad altri professionisti sanitari, perchè ad oggi oltre la metà delle persone con diabete non verrà mai valutata nel corso della vita da un diabetologo. “Nonostante la recente introduzione della ‘nota 100’ che allarga la prescrivibilità di questi farmaci ‘salva-cuorè e ‘salva-vità anche ai medici di medicina generale- commenta il professor Giaccari – prevediamo che ci vorranno anni prima che entrino nella routine della pratica clinica quotidiana”. Un altro aspetto da non sottovalutare è che spesso il diabete viene scoperto la prima volta dal cardiologo, in occasione del ricovero per un evento cardiovascolare; spetta dunque al cardiologo suggerire una terapia per il diabete atta a prevenire futuri eventi cardiovascolari. “Ma avviare una terapia per il diabete ex novo – riflette il professor Giaccari – richiede una expertise particolare, quella dello specialista diabetologo appunto, che dovrebbe idealmente lavorare in tandem con il cardiologo”.
In Italia ci sono almeno 5 milioni di persone con diabete e quelle ad alto rischio cardiovascolare dovrebbero dunque essere trattate con questi farmaci, inseriti magari al posto della loro terapia abituale. Per questo è così importante disegnare un’interfaccia tra diabetologi e cardiologi, creando un percorso, allargato magari anche al medico di famiglia, per favorire una gestione integrata di questi pazienti. Anche attraverso un PDTA apposito, come propone il professor Massimo Volpe, presidente della Società Italiana di Prevenzione Cardiovascolare. Quel che è certo, come rimarca il professor Stefano del Prato, presidente della Società Europea di Diabetologia (EASD), è che è bene iniziare queste terapie quanto prima possibile; più precoce è la prescrizione di questi farmaci cardioprotettivi, maggior sono i benefici attesi per il cuore.
Il diabete aumenta il rischio cardiovascolare di 2-3 volte; questi nuovi farmaci per il diabete (SGLT2-inibitori e agonisti del recettore del GLP-1) riducono questo rischio del 20-40%. Insomma, una persona con diabete assumendo questi farmaci ha la possibilità di ridurre l’eventualità di andare incontro ad un infarto, ad un ictus, allo scompenso cardiaco, oltre che ai ricoveri e alla mortalità per queste patologie.
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Covid, 60.191 nuovi casi e 184 decessi in 24 ore

ROMA (ITALPRESS) – Triplicano i casi Covid in Italia nelle ultime 24 ore. Dai 22.083 ai 60.191 con 531.194 tamponi processati determinando un tasso di positività pari all’11,3%. I decessi sono 184 (+54). I guariti sono 57.408. E intanto torna a crescere il numero degli attualmente positivi, di 3.161, a quota 1.011.521.
Per quanto riguarda i ricoveri nei reparti ordinari, si conferma il calo, con 8.776 pazienti ricoverati (il 7 marzo se ne contavano 8.989); i degenti in terapia intensiva sono 592 (-18) con 50 nuovi ingressi. In isolamento domiciliare vi sono 1.002.153 persone. Sul fronte delle regioni, la Sicilia oggi risulta essere la regione con il numero maggiore di positivi (7.049), seguita da Lombardia (6.497) e Lazio (6.214).
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8 Marzo, Fofi: “Oltre il 70% dei farmacisti è donna”

ROMA (ITALPRESS) – In occasione della Giornata internazionale della donna, la Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani (FOFI) celebra la componente femminile all’interno della Professione, che rappresenta oltre il 70% dei farmacisti impiegati sul territorio, negli ospedali e nell’industria: sul totale di 101.385 farmacisti iscritti all’Ordine, 71.539 sono donne, professioniste impegnate quotidianamente per la tutela della salute nel nostro Paese.
“Le donne ricoprono un ruolo fondamentale nella gestione della salute. Per la nostra Professione, la presenza femminile è sempre stata maggioritaria e rappresenta un grande valore aggiunto per professionalità, tenacia, pragmatismo, uniti a un forte senso di umanità e alla naturale vocazione all’ascolto, al counseling e al prendersi cura del prossimo”, commenta Andrea Mandelli, Presidente FOFI. “La pandemia – continua Mandelli – ha evidenziato il ruolo centrale delle donne nelle professioni sanitarie, che si sono prodigate con spirito di abnegazione per garantire assistenza e vicinanza ai cittadini. Un impegno che ha visto le colleghe farmaciste in prima linea anche nella campagna vaccinale anti-Covid, con circa 25mila professioniste abilitate all’inoculazione dei vaccini in farmacia, a testimonianza dell’importante contributo alla promozione della salute su tutto il territorio nazionale”.
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Da Politecnico Milano e Humanitas University tessuti neuronali in 3D

MILANO (ITALPRESS) – Scoprire le cause delle malattie neuronali attraverso i tessuti stampati in 3D: è questo lo scopo del progetto finanziato da Fondazione Cariplo nell’ambito del bando “Ricerca biomedica condotta da giovani ricercatori 2021” che unisce gli sforzi dei ricercatori del Politecnico di Milano e di Humanitas University. Lo studio indaga le cause molecolari dell’insorgenza e dello sviluppo della sindrome di Pitt-Hopkins, una malattia a carico del sistema neuronale, grazie alla realizzazione di un modello in vitro di corteccia cerebrale umana tramite la biostampa 3D di organoidi neuronali vascolarizzati (riproduzioni dell’organo). Controllando in modo accurato l’architettura di questi sistemi mediante le più innovative tecnologie di stampa 3D è infatti possibile tentare di riprodurre la complessità strutturale della corteccia cerebrale, con l’obiettivo di integrare i circuiti neuronali con il loro intricato sistema di supporto (vascolarizzazione). Punto cruciale questo, che permetterebbe di raccogliere dati biologici importanti su scale temporali più lunghe rispetto ai modelli oggi disponibili. “Il nostro obiettivo ultimo – spiega Mattia Sponchioni del Politecnico di Milano – è quello di gettare le basi per la comprensione di diverse malattie del neurosviluppo, consentendo l’identificazione di strategie terapeutiche che ad oggi risulta impossibile”. “Grazie a questa forte sinergia – sottolinea la ricercatrice Monica Tambalo, post-doctoral fellow nel laboratorio di Neurosviluppo di Humanitas -, aspiriamo ad ottenere bio-printed organoids, dotati di un sistema primordiale di vascolarizzazione, in cui implementare geometrie complesse sempre più idonee allo studio di organi/tessuti nell’ambito dello studio di malattie, come quelle del sistema nervoso”.
Il sodalizio tra i due atenei milanesi prevede per il Politecnico di Milano lo studio di nuove strategie e nuovi materiali per la biostampa 3D di tessuti vascolarizzati con il coinvolgimento della professoressa Bianca Maria Colosimo del Dipartimento di Meccanica e del professore Davide Moscatelli del Dipartimento di Chimica, Materiali e Ingegneria Chimica “Giulio Natta”. Coordinano le attività di ricerca sugli organoidi cerebrali per lo studio delle malattie del neurosviluppo, e le applicazioni di microfluidica alle colture cellulari 3D rispettivamente la dottoressa Simona Lodato e il professore Roberto Rusconi del Dipartimento di Biomedical Sciences di Humanitas University.
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Fnopi, infermieristica non sempre una professione “rosa”

ROMA (ITALPRESS) – L’International Labour Organization, agenzia delle Nazioni Unite, stima (dati novembre 2021) a livello mondiale, in generale, una forza lavoro al femminile del 42,7%, mentre gli uomini sono il 57,3 per cento e per l’Italia la media è del 40,9% per le donne e del 59,1% per gli uomini. Per le infermiere al lavoro in Italia però, non in tutte le Regioni e in tutte le aree geografiche la percentuale è la stessa. Al Nord Ovest, infatti, le infermiere sono l’83,83% degli iscritti agli albi, al Nord Est l’83,28% (ma in Trentino-Alto Adige raggiungono la percentuale più alta d’Italia con l’86,39%), al Centro sono il 77,64%, al Sud il 67,37% e nelle Isole il 64,38%, ma con la Sardegna al 79,23% e la Sicilia con il dato più basso d’Italia al 59,05 per cento.
Quindi tra il Trentino-Alto Adige e la Sicilia c’è una differenza del 27,34 per cento.
Un trend che si conferma guardando la percentuale di neolaureati: il 76,9% sono donne nell’ultima sessione di lauree analizzata nel rapporto Almalaurea 2021, il consorzio interuniversitario che esamina numeri e condizioni dei laureati.
Le donne durante l’università hanno anche lavorato – ovviamente in altri settori – di più dei loro colleghi (circa il +10% durante gli studi aveva un’altra occupazione).
Diverso il discorso retributivo, dove le donne guadagnano in meno, sempre secondo Alamlaurea, circa il 12,8% rispetto agli uomini se si considera l’alto tasso di part time tra il sesso femminile, differenza che scende al -2,6% se invece si considerano solo i professionisti a tempo pieno.
Le infermiere hanno pagato un prezzo alto, come tutti, nella pandemia, rappresentando il 34% dei decessi registrati tra il personale infermieristico italiano. E 106mila infermieri contagiati da inizio pandemia (il 53% della famiglia professionale su circa 200mila contagi) a oggi sono donne. Non a caso il simbolo di rinascita con la prima vaccinata d’Italia è stata proprio un’infermiera.
C’è un capitolo, poi, che va sottolineato quando si parla di infermiere: quello della violenza.
Per quanto riguarda la violenza sulle donne-infermiere sul posto di lavoro circa 180mila infermiere l’hanno subita negli anni e per oltre 100mila si è trattato di un’aggressione fisica.
“Si dovrebbero prevedere pene anche più severe per chi aggredisce verbalmente e fisicamente un professionista sanitario donna sul luogo di lavoro – dice Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione degli ordini delle professioni infermieristiche – prevedendo la questione di genere e l’aggravante del pericolo che nell’azione possono correre gli assistiti. Ma si devono anche prevenire le aggressioni non fisiche regolamentando ad esempio l’uso dei social nei luoghi di lavoro e rispetto all’attività professionale per evitare commenti, furti di identità e proposte inappropriate: ne sono vittima circa il 12% dei professionisti coinvolti che nella professione sono per il 77% donne, quindi quasi 42mila su circa 55mila”.
“Inoltre – aggiunge la presidente FNOPI – si dovrebbe considerare con più attenzione la carenza di personale e lo sforzo che a quello in servizio è richiesto per coprire tutte le necessità dei servizi e i bisogni di salute dei cittadini, considerando anche che le differenze di genere spesso incidono anche sul corretto andamento dei ritmi familiari e che comunque ci sono da colmare differenze, anche economiche, del tutto ingiustificate vista l’assoluta parità di formazione e tipologia di lavoro svolta. Anche per questo la Federazione ha indetto gli Stati Generali dell’infermieristica che consentiranno l’analisi puntuale di tutte le incongruenze del sistema e di proporre i giusti correttivi”.
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Tumore al seno, identificato meccanismo che determina la resistenza alle terapie

PALERMO (ITALPRESS) – Cancro al seno: identificato un meccanismo che determina la resistenza alle terapie. La scoperta è avvenuta nell’ambito di un progetto di ricerca sostenuto da Airc e coordinato dalla professoressa Matilde Todaro del Dipartimento Promise dell’Università di Palermo.
Il tumore alla mammella è la neoplasia maggiormente diagnosticata nelle donne, con circa 55.000 nuove diagnosi effettuate in Italia ogni anno. In generale la diagnosi precoce dei tumori, e in modo particolare per il tumore alla mammella, aumenta l’efficacia degli approcci terapeutici e la sopravvivenza dopo cinque anni dalla diagnosi. Oggi la sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi per il tumore della mammella raggiunge circa l’87% dei casi, e la mortalità si è ridotta negli ultimi anni di circa lo 0.8% ogni anno. I tumori diagnosticati in una fase avanzata sono invece meno sensibili alle terapie convenzionali e anche per questa ragione il tumore alla mammella è la prima causa di morte per neoplasia nel sesso femminile. I tumori in fase avanzata sono anche caratterizzati dalla frequente comparsa di recidive e di metastasi a distanza.
Numerosi studi hanno dimostrato l’esistenza di un gruppo di cellule, altamente resistenti ai trattamenti chemioterapici, responsabili della recidiva e della formazione di metastasi. In questo contesto, i ricercatori del gruppo della professoressa Matilde Todaro hanno recentemente identificato una popolazione di cellule staminali tumorali, presente nei tumori resistenti all’ormonoterapia e ai farmaci chemioterapici, caratterizzata da un’alta espressione di molecole coinvolte nei meccanismi di riparazione del Dna.
“Con questa scoperta abbiamo identificato un meccanismo con cui i tumori della mammella possono resistere ai comuni trattamenti anti-tumorali – dichiara Todaro -. L’uso di terapie in grado di colpire selettivamente le cellule tumorali più aggressive risparmiando le cellule sane dovrebbe permettere di contrastare la progressione dei carcinomi della mammella”.
I risultati della ricerca sostenuta da Airc sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista internazionale Oncogene. In futuro tali risultati potrebbero consentire lo sviluppo di strategie innovative per il trattamento dei tumori caratterizzati da un fenotipo aggressivo.
La ricerca è il risultato di una collaborazione palermitana multidisciplinare tra il gruppo guidato dalla professoressa Todaro, del Dipartimento di Promozione della Salute, Materno-Infantile, di Medicina Interna e Specialistica di Eccellenza “G. D’Alessandro” (PROMISE) dell’Università di Palermo (Alice Turdo, Caterina D’Accardo, Gaetana Porcelli, Melania Lo Iacono, Irene Pillitteri, Francesco Verona), il gruppo del professore Giorgio Stassi del Dipartimento DICHIRONS (Miriam Gaggianesi, Simone Di Franco, Veronica Veschi), la dottoressa Faldetta e il dottore Lentini degli Ospedali Riuniti Villa Sofia-Cervello. Hanno inoltre contribuito il professore Lattanzio dell’Università di Chieti-Pescara, il gruppo del professore Zippo dell’Università di Trento e il professore Ruggero De Maria, Ordinario di Patologia Generale alla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Cattolica.
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Covid, 22.083 nuovi casi e 130 decessi nelle ultime 24 ore

ROMA (ITALPRESS) – Per quanto riguarda i ricoveri nei reparti ordinari, sono 8.989 i degenti mentre in terapia intensiva i pazienti sono 610 con 35 nuovi ingressi. In isolamento domiciliare vi sono 998.761 persone. Il Lazio è la prima regione per numero di contagi (2.444), seguita da Sicilia (2.357) e Campania (1.948). La Regione Abruzzo comunica che dal totale dei positivi sono stati eliminati 12 casi: 2 in quanto non pazienti Covid e 10 duplicati. La Regione Campania comunica che a seguito delle verifiche quotidiane si evince che due decessi registrati oggi, risalgono ai giorni 01.03 e 04.03/2022 La Regione Emilia-Romagna comunica che sono stati eliminati 4 casi, comunicati nei giorni precedenti, in quanto giudicati non casi COVID-19. La Regione Friuli Venezia Giulia comunica che nei dati relativi agli ospedalizzati in Terapia Intensiva e Area Medica sono conteggiati tutti i pazienti risultati positivi a SARS-CoV2 ricoverati sia per Covid-19 che per altra patologia. La Regione Sicilia comunica che 595 casi comunicati in data odierna sono relativi a giorni precedenti al 06/03/22 (di cui n. 509 del 05/03/22, n. 85 del 04/03/22). I decessi riportati oggi sono avvenuti: N. 1 IL 06/03/2022 – N. 1 IL 05/03/2022 – N. 1 IL 04/03/2022. La Regione Umbria comunica che: 5 dei ricoveri non UTI appartengono ai codici disciplina di Ostetricia & Ginecologia e Pediatria; 8 dei ricoveri non UTI appartengono ad altri codici disciplina.
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8 marzo, il Gemelli inaugura ambulatorio di ginecologia dell’infanzia

ROMA (ITALPRESS) – Un ambulatorio di ginecologia interamente dedicato alle patologie delle pazienti più piccole, dai 3-4 anni in su, parte al Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS da questo mese. Il nuovo ambulatorio va ad ampliare l’offerta di quello di ginecologia degli adolescenti, che esiste da tempo e che vede il Gemelli come punto di riferimento nel Lazio e in Italia per condizioni quali le amenorree ipotalamiche, l’ovaio policistico e tutte le alterazioni legate a disfunzioni del ciclo mestruale (polimenorrea, oligomenorrea, amenorrea).
“Abbiamo voluto aggiungere all’ambulatorio dell’adolescenza – spiega la professoressa Rosanna Apa, Responsabile della UOS di Ginecologia Endocrinologica (che comprende l’Ambulatorio di sterilità e l’Ambulatorio di Ginecologia dell’Infanzia e dell’Adolescenza) del Policlinico Gemelli e Professore associato di ginecologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore, campus di Roma – la componente della ginecologia dell’infanzia. Le patologie ginecologiche delle bambine sono un pò una terra di nessuno, ma anche queste piccole pazienti possono avere problematiche, da quelle più banali (le vulvo-vaginiti), a quelle più impegnative (perdite ematiche, masse neoplastiche), dalla pubertà precoce, all’assenza del menarca (il primo ciclo mestruale), fino ai casi di lesioni traumatiche e di violenza”.
“Spesso, per queste problematiche, le bambine vengono riferite al pediatra, che a sua volta le affida ai ginecologi dell’adulto, mentre è necessaria una preparazione culturale ad hoc e multidisciplinare per gestire le problematiche ginecologiche in questa popolazione. Non a caso, questo servizio viene offerto in collaborazione con altri specialisti (dermatologo, dietologo, pediatra, psicologo, diabetologo, ecc.)”.
“Con l’ambulatorio di ginecologia dell’infanzia – afferma il professor Antonio Lanzone, Direttore della UOC di Ostetricia e Patologia Ostetrica, Fondazione Policlinico Gemelli IRCCS e Ordinario di Ostetricia e ginecologia, Università Cattolica, campus di Roma – gli ambulatori di ginecologia della Fondazione Policlinico Gemelli, completano il loro ventaglio di offerta, andando a coprire tutte le età della donna, dall’infanzia (3-4 anni), all’adolescenza, all’età adulta, alla gravidanza, alla menopausa”.
“Questo ambulatorio, riservato alle pazienti più piccole – commenta il professor Giovanni Scambia, Direttore del Dipartimento Universitario Scienze della Vita e di Sanità Pubblica dell’Università Cattolica e Direttore Scientifico della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS – sottolinea ancora una volta l’attenzione ‘su misurà che il Gemelli riserva a tutte le problematiche e a tutte le età della donna. Siamo fieri di aver colmato questo gap e di offrire un servizio che è tra i primi in Italia”.
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