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Salute

Associazioni “No al nuovo tariffario di specialistica ambulatoriale”

ROMA (ITALPRESS) – “Chiediamo ai presidenti di Regione di non approvare il Tariffario dell’assistenza specialistica ambulatoriale e protesica, che il Governo si appresta a varare e che riduce le tariffe fino all’80 per cento”. Lo affermano Aiop, Aris, Andiar, Ansoc, Federanisap, Federbiologi, Federlab, Sbv, Snr, Cic, Sicop in merito al nuovo Tariffario nazionale, al momento all’attenzione della Conferenza Stato-Regioni.
Per le Associazioni, “se per varare i nuovi Lea, i Livelli essenziali di assistenza, come auspichiamo e che noi tutti aspettiamo da oltre sei anni, si deve approvare un Tariffario capestro che mette a rischio l’intero settore, allora questa non può essere la soluzione ideale”.
“Il problema – proseguono – è che per elaborare il nuovo strumento è stata utilizzata una metodologia non prevista dalla norma. Verosimilmente sono state prese come riferimento dello studio poche strutture di grandi dimensioni in dubbio equilibrio finanziario. Le tariffe, se fossero approvate, così come indicato nella bozza del provvedimento, sarebbero insufficienti a coprire i costi delle prestazioni. Non solo, perchè le stesse risulterebbero, anche, meno efficienti e aggiornate, con il rischio di portare al collasso, in gran parte dell’Italia, le strutture di piccole e medie dimensioni. Il risultato sarebbe una grave crisi dell’assistenza territoriale, soprattutto al Sud”.
Ribadiscono: “La copertura finanziaria sui Lea deve poter garantire, allo stesso tempo, prestazioni di qualità, efficaci, tecnologicamente aggiornate. Bisogna fare presto, ma con questo tariffario si ottiene il risultato di consegnare al Paese un sistema depotenziato quantitativamente e qualitativamente, assolutamente incapace di assicurare adeguati volumi di prestazioni, omogeneamente diffuse sul territorio e di buona qualità”.
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Dedicata a Gino Strada la giornata nazionale del personale sanitario

ROMA (ITALPRESS) – Sarà dedicata alla memoria di Gino Strada, il fondatore di Emergency scomparso lo scorso 13 agosto, la celebrazione targata Fnomceo della seconda “Giornata nazionale del personale sanitario”, che si terrà il prossimo 20 febbraio, dalle 11, presso la sede di Via Ferdinando di Savoia 1 a Roma.
La Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri anche quest’anno – come già nel 2021 quando, alla presenza di alcune tra le più alte cariche dello Stato fu scoperta una targa in memoria dei medici caduti durante la pandemia – onorerà non solo il ricordo di quanti sono scomparsi nell’esercizio della Professione ma anche l’operato di tutti i medici e odontontoiatri a tutela della salute.
“L’iniziativa di istituire con la legge n.155 del 13 novembre 2020 la ricorrenza civile della “Giornata Nazionale del personale sanitario, sociosanitario, socioassistenziale e del volontariato” da celebrare il 20 febbraio, quale data simbolo, in memoria delle vittime del Covid 19, ha costituito un forte segnale di riconoscimento e vicinanza per tutti i professionisti della salute che hanno impegnato e continuano a impegnare le proprie risorse professionali e umane nella lotta al virus – afferma il presidente della Fnomceo, Filippo Anelli -. Il 20 febbraio è una data indelebile, un momento di raccoglimento e di riflessione su chi non è più con noi e per tutti coloro che sono ancora in prima linea nella lotta per il contenimento della malattia; è un’occasione per celebrare i principi deontologici che da secoli guidano la nostra opera di medici e odontoiatri”.
“E proprio questi precetti sono stati meravigliosamente incarnati da Gino Strada, che ha difeso, sempre e ovunque, con generosità, passione e competenza la dignità di tutti gli uomini, senza discriminazione alcuna – conclude Anelli -. Che si è battuto per garantire a tutti gli uomini quei diritti che, se non sono erogati in maniera uguale, universalistica, equa non sono più tali, ma diventano privilegi”.
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Vaccino, 118mila eventi avversi su 108 mln di dosi, l’83,7% non gravi

ROMA (ITALPRESS) – L’Agenzia Italiana del Farmaco ha pubblicato il Rapporto annuale sulla sicurezza dei vaccini anti Covid-19. I dati raccolti e analizzati riguardano le segnalazioni di sospetta reazione avversa registrate nella Rete Nazionale di Farmacovigilanza (RNF) nell’anno di campagna vaccinale dal 27 dicembre 2020 al 26 dicembre 2021 per i quattro vaccini in uso nella campagna vaccinale in corso. Nel periodo considerato sono pervenute 117.920 segnalazioni su un totale di 108.530.987 di dosi somministrate (tasso di segnalazione di 109 ogni 100.000 dosi), di cui l’83,7% (98.717) riferite a eventi non gravi, come dolore in sede di iniezione, febbre, astenia/stanchezza, dolori muscolari. Le segnalazioni gravi corrispondono al 16,2% del totale (19.055), con un tasso di 17,6 eventi gravi ogni 100.000 dosi somministrate. Come riportato nei precedenti Rapporti, indipendentemente dal vaccino, dalla dose e dalla tipologia di evento, la reazione si è verificata nella maggior parte dei casi (73% circa) nella stessa giornata della vaccinazione o il giorno successivo e solo più raramente oltre le 48 ore.
Nell’anno di campagna vaccinale Comirnaty è stato il vaccino più utilizzato in Italia (69,1%), seguito da Spikevax (18,3%), Vaxzevria (11,2%), e Vaccino Covid-19 Janssen (1,4%). Le segnalazioni per tipologia di vaccino sono invece così distribuite: Comirnaty 68%, Vaxzevria 19,8%, Spikevax 10,8%, Vaccino Covid-19 Janssen 1,4%.
Per tutti i vaccini gli eventi avversi più segnalati, perlopiù non gravi e già risolti al momento della segnalazione, sono febbre, stanchezza, cefalea, dolori muscolari/articolari, dolore in sede di iniezione, brividi e nausea. Si segnala che nell’ambito degli studi registrativi fino a un 64% di effetti indesiderati è stato rilevato nel gruppo placebo ed è riferibile al cosiddetto effetto nocebo.
Per quanto riguarda la somministrazione della terza dose, iniziata nel mese di settembre, al 26 dicembre 2021 sono state inserite nella RNF 3.510 segnalazioni, a fronte di 16.198.231 di terze dosi somministrate, con un tasso di segnalazione di 21,7 segnalazioni ogni 100.000 terze dosi, inferiore a quanto osservato per le dosi del ciclo primario. L’84,1% (2.951) delle segnalazioni è riferita a eventi non gravi, con un tasso di segnalazione pari a 18,2 ogni 100.000 dosi somministrate, e il 15,9% (558) a eventi avversi gravi, con un tasso di 3,4 segnalazioni di eventi gravi ogni 100.000 dosi somministrate.
Sono pervenute 730 segnalazioni dopo vaccinazioni eterologhe, che prevedono l’utilizzo di 2 diversi vaccini Covid-19 per i cicli di vaccinazione primaria (vaccinazione primaria eterologa) o per le dosi di richiamo 3-6 mesi dopo il ciclo di vaccinazione primaria (richiamo eterologo). La maggior parte delle segnalazioni dopo vaccinazione eterologa sono relative alla somministrazione di un vaccino a mRNA dopo prima somministrazione di un vaccino a vettore adenovirale, sono per la maggior parte non gravi e presentano le stesse caratteristiche del resto delle segnalazioni.
In merito alle vaccinazioni in età pediatrica (5-16 anni), al 26 dicembre 2021 risultano somministrate 4.178.361 di dosi di vaccino, il 96% delle quali nella fascia di età 12-16 anni (4.005.471 dosi) e il 4% nella fascia 5-11 anni (172.890 dosi). Tra i due vaccini autorizzati per questa popolazione, Comirnaty è stato il più utilizzato (87,5%) (Spikevax 12,5%). Al 26 dicembre 2021 nella RNF sono state registrate complessivamente 1.170 segnalazioni di sospette reazioni avverse manifestatesi nella popolazione pediatrica, che rappresentano l’1% di tutte le segnalazioni, con un tasso di segnalazione pari a 28 eventi ogni 100.000 dosi somministrate nella fascia pediatrica, indipendentemente dalla tipologia di vaccino e dalla valutazione del nesso di causalità, inferiore dunque rispetto a quello riscontrato nella popolazione generale (109 eventi ogni 100.000 dosi somministrate). Nella popolazione pediatrica gli eventi avversi più frequentemente segnalati sono febbre, cefalea, stanchezza e vomito.
Il 69% delle reazioni si sono risolte completamente o erano in miglioramento al momento della segnalazione. I tassi di segnalazione nella fascia d’età 5-11 sono preliminari e al momento non emergono particolari problemi di sicurezza.
La vaccinazione per Covid-19 è indicata sia in gravidanza sia in allattamento e non emergono particolari problemi di sicurezza dai dati di farmacovigilanza e di studi ad hoc in questa popolazione. Non vi sono inoltre evidenze che suggeriscano che i vaccini anti-Covid-19 possano influenzare negativamente la fertilità in entrambi i sessi.
Gli altri approfondimenti presenti nel Rapporto, su eventi di particolare interesse come anafilassi, sindrome di Guillain-Barrè, miocarditi/pericarditi, paralisi di Bell e trombosi trombocitopenica confermano i dati di sicurezza valutati a livello europeo.
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Long Covid, al via il progetto coordinato dall’Iss sulla sorveglianza

ROMA (ITALPRESS) – Monitorare gli effetti a lungo termine dell’infezione da SARS-CoV2, per accrescerne le conoscenze e per uniformarne l’approccio e la gestione clinica a livello nazionale. E’ questo lo scopo del progetto CCM, finanziato dal ministero della salute, “Analisi e strategie di risposta agli effetti a lungo termine dell’infezione Covid-19 (Long-Covid)” di cui l’Istituto Superiore di Sanità è capofila, che viene presentato nel corso del webinar “Long Covid: pronti a fronteggiare l’impatto presente e futuro della pandemia?”, organizzato online dall’ISS.
“Ormai sappiamo che se a distanza di quattro settimane dall’infezione e nonostante la negatività del test, i sintomi persistono – afferma Silvio Brusaferro, presidente dell’ISS – ci troviamo di fronte ad una condizione che oggi viene inquadrata come Long-COVID. Le conoscenze sul Long-COVID sono tuttora oggetto di numerose indagini e in questa prospettiva di approfondimento va inquadrato questo progetto”.
“L’iniziativa, lanciata dal Ministero, mira a dimensionare, riconoscere e affrontare questa condizione, attraverso l’istituzione di una rete nazionale di sorveglianza, una mappa di centri clinici collegati tra loro e capaci di condividere “buone pratiche”, aggiunge.
“Stanchezza, a volte anche mentale (ovvero problemi di memoria e difficoltà a concentrarsi), perdita di olfatto e gusto, ma anche cefalea e stress insieme a difficoltà cardio – respiratorie e molto altro. Sono questi alcuni dei sintomi persistenti associati al Covid-19, anche a guarigione avvenuta”, spiega Graziano Onder, direttore del Dipartimento Malattie cardiovascolari, dismetaboliche e dell’invecchiamento dell’ISS, coordinatore del progetto -, che fanno parlare di Long-Covid. Non è ancora chiaro se tutto ciò sia conseguenza di un danno causato ‘a montè dal virus contro questo o quell’organo, o dalla risposta immunitaria innescata sempre dal virus ma poi “deviata” contro organi e tessuti. Il progetto che oggi presentiamo ci aiuterà innanzitutto ad aumentare le nostre conoscenze sul fenomeno, base da cui partire per trattamenti più mirati, oltre che omogenei”.
Il progetto coinvolge per due anni una serie di Enti in tre Regioni (Friuli Venezia Giulia, Toscana, Puglia) – ARS Toscana, Aress Puglia, Azienda Sanitaria Universitaria Friuli Centrale, Rete delle Neuroscienze e Neuroriabilitazione (rete degli IRCCS), Rete Aging (rete degli IRCCS), Associazione Rete Cardiologica (rete degli IRCCS), Università Cattolica del Sacro Cuore – e viene declinato in cinque obiettivi specifici: definire le dimensioni del fenomeno Long-Covid, attraverso un’analisi dei flussi di dati regionali e di quelli dei medici di medicina generale; definire numero, caratteristiche e distribuzione sul territorio nazionale dei centri Long-Covid. Al riguardo, l’ISS effettuerà un censimento dei centri di diagnosi e assistenza al Long-Covid attraverso l’utilizzo delle reti già esistenti (IRCCS e reti degli ospedali che già partecipano alla sorveglianza dei decessi Covid-19 coordinata dall’ISS), e attraverso le regioni coinvolte nel progetto; definizione di buone pratiche in tema di Long-Covid, con l’obiettivo di garantire protocolli diagnostici e di trattamento omogenei e uniformare i servizi forniti sul territorio nazionale.
Un vero e proprio sistema di sorveglianza da costruire attraverso data set di informazioni, centri clinici, sviluppo di una piattaforma informatica, produzione di report periodici; strutturazione della rete nazionale. Le informazioni raccolte nell’ambito del censimento prevedono la richiesta di disponibilità a partecipare a un network nazionale, con workshop o webinar periodici di informazione e aggiornamento.
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Epilessia, l’astronauta Guidoni testimonial Lice contro lo stigma

ROMA (ITALPRESS) – “Io vedo le stelle”, è questo il claim della campagna della LICE – Lega Italiana Contro l’Epilessia, in vista della Giornata Internazionale per l’Epilessia 2022, in programma il prossimo lunedì 14 febbraio. Un messaggio rivolto alla comunità, che invita chi convive con questo disturbo a non arrendersi alla propria condizione, ma anzi a raggiungere la consapevolezza che – con il giusto supporto – una migliore qualità della vita oggi è possibile. Il viaggio nello spazio diventa il simbolo del superamento dei propri limiti, per andare oltre le barriere che, non solo per chi soffre di Epilessia, condizionano la nostra vita.
Testimonial della campagna della LICE – realizzata con il contributo non condizionato di Angelini Pharma – Umberto Guidoni, l’astronauta italiano che nel 2001 fu il primo europeo a mettere piede sulla Stazione Spaziale Internazionale, ISS, protagonista di un video messaggio rivolto alle persone con Epilessia e presente all’evento celebrativo della LICE ospitato il 14 febbraio all’ASI – Agenzia Spaziale Italiana.
Un messaggio per la sensibilizzazione contro lo stigma sociale che comporta l’esclusione di chi convive con l’Epilessia da una vita normale.
“Anche con l’Epilessia – spiega Laura Tassi, presidente della LICE – si può splendere e brillare, e realizzare i propri sogni e desideri. Con questa campagna vogliamo scardinare l’atteggiamento di rassegnazione e non accettazione con cui spesso convive chi è affetto da Epilessia. Vivere con l’Epilessia significa vivere con una malattia cronica che impatta globalmente sulla vita quotidiana, non solo per gli aspetti sanitari, quanto sui rapporti con le persone, la scuola, il mondo del lavoro.
L’Epilessia è una condizione che stigmatizza l’individuo e su questo la strada da percorrere è ancora lunga. Ecco perchè abbiamo voluto lanciare questo messaggio di consapevolezza e ringraziamo i nostri partner, Umberto Guidoni e in particolar modo l’Agenzia Spaziale Italiana che ci ha ospitato e supportato nella realizzazione di questa campagna”.
Quest’anno la ricorrenza internazionale è ancora più significativa, il 14 febbraio 2022 infatti si celebra il 50° anniversario della LICE, la Società Scientifica che da mezzo secolo lavora a fianco di chi è affetto da Epilessia e delle proprie famiglie, assicurando formazione e ricerca, assistenza e informazione.
“Siamo molto orgogliosi di questo traguardo – spiega Oriano Mecarelli, Past President LICE – rappresentiamo una delle Società Scientifiche Italiane dalla più lunga tradizione e attività. Il nostro impegno in quasi mezzo secolo si è svolto su più fronti, dalla formazione degli epilettologi, all’organizzazione di convegni e congressi rivolti a chi cura l’Epilessia, alla produzione di studi e ricerche scientifiche, un impegno costante nel sollecitare l’attenzione delle istituzioni nei confronti dell’epilessia e un’adeguata informazione e assistenza alla comunità dei pazienti, grazie anche alla collaborazione con le associazioni delle persone con Epilessia e dei caregiver”.
Anche quest’anno, in occasione della Giornata Internazionale per l’Epilessia, si rinnova la tradizionale illuminazione dei monumenti italiani. Alle ore 20 del 14 febbraio, infatti, molti dei monumenti delle principali città italiane, tra cui il Colosseo a Roma e la Mole Antonelliana a Torino, si tingeranno di viola, il colore della lotta all’Epilessia.
Negli ultimi due anni anche chi convive con l’Epilessia ha dovuto affrontare la sfida della Pandemia e lo stress psicologico che ne è derivato, insieme alle incertezze legate alla vaccinazione, che nelle ultime settimane ha riguardato anche i minori dai 5 a 11 anni, generando spesso dubbi e timori nelle famiglie e nei caregiver.
Tuttavia, non vi è alcuna relazione o conseguenza del vaccino anti-Covid sull’Epilessia.
“Nessun elemento appare in grado di far emergere evidenze che il vaccino possa aggravarne la condizione – sottolinea Laura Tassi, presidente LICE – nè che le persone con Epilessia (compresi i bambini) possano avere maggiori rischi di effetti indesiderati con la vaccinazione”.
La LICE sgombra il campo da qualsiasi dubbio, seppur legittimo, sull’opportunità o meno di seguire il protocollo vaccinale previsto per l’emergenza Covid-19 e rassicura le famiglie riguardo la mancanza di interazioni con i farmaci anticrisi quotidianamente assunti. Ovviamente è all’epilettologo curante che ci si deve rivolgere per avere tutte le informazioni del caso, e si può consultare il sito www.lice.it, continuamente aggiornato.
Nei Paesi industrializzati, l’Epilessia colpisce circa 1 persona su 100. Questa patologia si può verificare in tutte le età, con due picchi di incidenza, uno nei primi anni di vita e l’altro – sempre più elevato – nelle età più avanzate. Attualmente si calcola infatti che in Italia ogni anno si verifichino 86 nuovi casi di epilessia nel primo anno di vita, 20-30 nell’età giovanile/adulta e 180 dopo i 75 anni. Alla base dell’alto tasso di incidenza nel primo anno di vita ci sono soprattutto fattori genetici e rischi connessi a varie cause di sofferenza perinatale, mentre per gli over 75 la causa risiede nel concomitante aumento delle patologie potenzialmente epilettogene legate all’età: ictus cerebrale, malattie neurodegenerative, tumori e traumi cranici.
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Covid, disturbi dell’olfatto dopo un anno per il 20/25% dei pazienti

ROMA (ITALPRESS) – Le alterazioni funzionali dell’olfatto rappresentano una delle manifestazioni sintomatologiche più comuni della sindrome da Long-Covid; infatti, una percentuale tra il 20% e il 25% di questi pazienti lamenta disturbi dell’olfatto anche dopo un anno dall’infezione da SARS-CoV-2. I risultati ottenuti da uno studio prospettico, primo al mondo, condotto su 152 pazienti, sono stati pubblicati la scorsa settimana sulla rivista scientifica “Brain Sciences”; lo studio, coordinato dalla professoressa Arianna Di Stadio (Professore Associato di Otorinolaringoiatria presso l’Università di Catania) ha visto la partecipazione del professor Angelo Camaioni, Direttore del Dipartimento Testa-Collo e della UOC Otorinolaringoiatria dell’AO San Giovanni-Addolorata, coadiuvato dal dottor Pietro De Luca, Medico in Formazione Specialistica in Otorinolaringoiatria.
Al lavoro hanno collaborato centri di riferimento nel panorama scientifico internazionale, nelle figure del professor Michael J. Brenner (Professore Associato di Otorinolaringoiatria e Chirurgia Testa-Collo presso l’Università del Michigan) e della professoressa Evanthia Bernitsas (Professore Associato di Otorinolaringoiatria e Direttrice del Centro per la sclerosi multipla della Wayne State University di Detroit).
Nel dettaglio i risultati chiariscono che ben il 32.8% dei pazienti hanno presentato anosmia, il 16.4% iposmia, il 6.6% parosmia/cacosmia e il 32.8% una combinazione di iposmia e parosmia. Solo il 4.6% ha sofferto esclusivamente di cefalea, mentre l’1.4% cefalea e confusione mentale come sintomi d’esordio. In particolare la cefalea era riportata dal 50% dei pazienti e la confusione mentale dal 56.7%.
“L’alterazione dell’olfatto ed il coinvolgimento cognitivo sono caratteristiche comuni della sindrome da Long-Covid. La confusione mentale – spiega Camaioni – spesso descritta come ‘brain fog’, potrebbe influenzare l’olfatto alterando il ricordo degli odori o attraverso un meccanismo condiviso di neuroinfiammazione. Abbiamo indagato la confusione mentale, la cefalea, e la funzione cognitiva in pazienti adulti con disfunzione olfattiva persistente dopo infezione da SARS-CoV-2. Questo studio trasversale multicentrico ha arruolato 152 adulti che riferivano disfunzione olfattiva afferenti a 3 centri terziari specializzati in disturbi olfattivi da Covid-19. Criteri di inclusione sono stati l’alterazione olfattiva dopo infezione da SARS-CoV-2 persistenti per oltre 6 mesi dall’infezione, età maggiore di 18 anni e inferiore a 65 anni”.
Dallo studio sono stati esclusi pazienti con alterazione dell’olfatto, cefalea, o disturbi mnemonici precedenti all’infezione. I pazienti sono stati esaminati tramite esame olfattometrico, esame endoscopico nasale, scale di valutazione delle cefalea, valutazione della cognitivi, Mini Mental State Examination (MMSE). La disfunzione olfattiva è stata stratificata e classificata in base alla severità del deficit e in base alla presenza o meno di distorsione dell’olfatto (parosmia, cacosmia). I dati inerenti l’olfatto, la cefalea, la confusione, ed il MMSE sono stati analizzati per valutare eventuali connessioni.
“I pazienti che riferivano cefalea, confusione mentale, o entrambe – si legge – mostravano un rischio significativamente maggiore di soffrire di anosmia e/o iposmia se confrontati con la controparte senza sintomi neurologici. Nessuno dei pazienti ha riportato un punteggio ridotto al MMSE. Nella nostra coorte di pazienti post-COVID-19 con sintomi olfattivi persistenti oltre i 6 mesi, la cefalea ed il coinvolgimento cognitivo erano associati con deficit olfattivi più severi, coerentemente con meccanismi neuroinfiammatori mediatori di una varietà di sintomi nei pazienti con sindrome long-COVID”.
(ITALPRESS).

Covid, 101.864 nuovi casi e 415 decessi

ROMA (ITALPRESS) – I nuovi contagiati al Covid-19, secondo i dati del ministero della Salute, sono 101.864, dato in crescita rispetto ai 41.247 delle 24 ore precedenti. Sono stati 999.095 i tamponi processati, numeri che determinano un tasso di positività al 10,2%. Significativa anche la crescita dei decessi, che toccano quota 415. I guariti sono 164.915, con un decremento degli attualmente positivi di 62.901 unità e un numero complessivo che scende a quota 1.927.800. In flessione i ricoveri nei reparti ordinari, dove attualmente si trovano 18.337 persone (-338). Più netto il calo nelle terapie intensive, con 1.376 degenti ricoverati (-47) ma con 99 nuovi ingressi. In isolamento domiciliare si trovano 1.908.087 persone. La Lombardia è prima regione per numero di contagi (12.194), seguita da Veneto (11.201) e Campania (10.789).
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Neonato macedone cardiopatico “rinasce” al Policlinico San Donato

MILANO (ITALPRESS) – Il futuro di Andrei, un bambino macedone di soli 80 giorni di vita e 4 kg di peso, inizia all’IRCCS Policlinico San Donato di Milano (Gruppo San Donato) grazie a un intervento di ablazione cardiaca, procedura che sfrutta la capacità delle sonde di produrre onde elettromagnetiche che distruggono il tessuto patologico nel cuore. E’ il secondo bambino più piccolo al mondo mai ablato, il più piccolo in assoluto, però, a presentare 3 vie accessorie atrioventricolari, ovvero 3 fili elettrici capaci di creare veri e propri cortocircuiti nel cuore e portare la frequenza del battito cardiaco oltre i 250 battiti al minuto. A operare il piccolo paziente, il professor Carlo Pappone, responsabile dell’Unità Operativa di Aritmologia Clinica e del Laboratorio di Elettrofisiologia dell’IRCCS Policlinico San Donato, coadiuvato dai dottori Gabriele Vicedomini, Giuseppe Ciconte e Tommaso Aloisio.
Andrei soffriva della Sindrome di Wolff Parkinson White, patologia congenita che comporta una frequenza del battito cardiaco elevatissima e che lo ha costretto in terapia intensiva sin dal suo primo giorno di vita. Normalmente il cuore, infatti, è attraversato da un solo filo elettrico, che ne consente il regolare battito. Quella di Andrei, con tre fili elettrici accessori, è una sindrome che colpisce 1 bambino ogni 5000.
La storia complessa di Andrei inizia nella clinica di Skopje dove è nato e dove lo staff medico non è stato in grado di formulare una diagnosi corretta, spingendo Sara e Milko a rivolgersi ad altre strutture ospedaliere della capitale macedone nella speranza di poter dare al figlio le cure adeguate. L’ultima clinica contattata è riuscita a formulare la diagnosi, ma si è trovata nell’impossibilità di operare per la mancanza di cardiologi specializzati che potessero affrontare un caso così complesso.
I genitori di Andrei non si sono arresi e hanno contattato diversi centri europei, ma nessuno ha ritenuto che ci fossero le condizioni per eseguire l’intervento, considerato complicato e ad alto rischio. I pochi giorni di vita del bambino e l’estrema complessità dell’artimia pregiudicavano la buona riuscita di qualsiasi operazione cardiochirurgica. La prassi, infatti, prevede che la Sindrome di Wolff Parkinson White venga trattata mediante cure farmacologiche. I pazienti sono sottoposti all’intervento di ablazione soltanto intorno ai 16 anni. Tuttavia le condizioni di Andrei non avrebbero permesso al bambino di sopravvivere a lungo, considerando la tachicardia incessante e il mancato successo delle terapie farmacologiche a cui era stato sottoposto.
Disperato ma deciso a salvare la vita di suo figlio, Milko ha contattato il professor Pappone che ha esaminato il caso e ha deciso di intervenire. Nonostante le difficoltà economiche e le resistenze della clinica di Skopje, i genitori di Andrei sono riusciti, grazie a un fondo governativo macedone che ha finanziato il loro viaggio, a trasferire il bambino in Italia con un aereo militare. L’IRCCS Policlinico San Donato ha messo disposizione un’ambulanza per il trasporto dall’aeroporto all’ospedale.
Per l’intervento, l’èquipe medica del professor Pappone è ricorsa all’utilizzo di sondini di piccolissime dimensioni che potessero adattarsi al bambino. Sfruttando la circolazione arteriosa e venosa, le 3 vie accessorie atrioventricolari sono state prima mappate e poi ablate.
L’operazione è riuscita e, dopo alcuni giorni trascorsi in terapia intensiva, Andrei è pronto a tornare in Macedonia con i suoi genitori.
“Siamo contenti del risultato ottenuto – ha spiegato il professor Pappone – perchè al di là della buona riuscita dell’operazione e del suo indiscutibile contributo scientifico, ciò che conta davvero per noi è l’aver salvato la vita del piccolo Andrei e aver ridato fiducia e speranza ai suoi genitori, di cui ammiro profondamente la tenacia e la volontà di non arrendersi. Eseguire questa ablazione sembrava una impresa fuori dalle possibilità attuali della pratica clinica ma io sapevo che era possibile, avendo già eseguito nella mia vita professionale migliaia di questi interventi, ma questa volta ero difronte al più piccolo di sempre. La provvidenza ha mosso e ispirato le mie mani ridando la vita a questo neonato. Sono questi i momenti in cui un medico scopre di essere importante e utile”.
(ITALPRESS).