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Covid, 12.764 nuovi casi e 89 decessi in 24 ore

ROMA (ITALPRESS) – Sono 12.764 i nuovi casi di Coronavirus in Italia (7.975 il 29 novembre) a fronte di 719.972 tamponi effettuati su un totale di 119.331.735 da inizio emergenza. E’ quanto si legge nel bollettino del Ministero della Salute-Istituto Superiore di Sanità. Nelle ultime 24 ore sono stati 89 i decessi (65 il 29 novembre), che portano il totale di vittime da inizio pandemia a 133.828. Con quelli del 30 novembre diventano 5.028.547 i casi totali di Covid in Italia. Attualmente i positivi sono 194.270 (+4.627), 188.360 le persone in isolamento domiciliare. I ricoverati in ospedale con sintomi sono 5.227 di cui 683 in Terapia intensiva. I dimessi/guariti sono 4.700.449 con un incremento di 8.041 unità nelle ultime 24 ore.
La regione con il maggior numero di nuovi casi nelle ultime 24 ore è il Veneto (2.362), seguita da Lombardia (2.223), Lazio (1.253) ed Emilia-Romagna (1.086).
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Gemelli Giglio Medical Partnership, presentato quarto Centro di Cura

PALERMO (ITALPRESS) – La Fondazione Giglio e il Policlinico Gemelli presentano il quarto centro di cura nell’ambito delle attività del Gemelli Giglio Medical Partnership, la collaborazione tra le due eccellenze sul fronte della sanità che sta portando miglioramenti in Sicilia. Un vero e proprio gemellaggio per la salute che mira a offrire maggior qualità ai tanti pazienti che si rivolgono già al Giglio di Cefalù, cercando al contempo di intercettare tutti coloro che, per svariati motivi, decidono di curarsi al di fuori della Regione. Nel dettaglio, si tratta di un centro di cura di ginecologia oncologica e dell’endometriosi ed è il quarto frutto di questa collaborazione tra le due strutture italiane.
Nel corso della presentazione, che si è tenuta a Villa Malfitano Whitaker, a Palermo, sono stati illustrati in una tavola rotonda i campi d’azione di questo nuovo centro che si occuperà in particolare di tumori dell’endometrio, tumori della cervice uterina, sarcomi uterini, neoplasie annessiali, tumori della vulva e della vagina, di endometriosi pelvica, di patologie dei nervi pelvici e di disfunzioni uroginecologiche. Un progetto voluto fortemente dal Giglio e dal Gemelli e pienamente condiviso con il supporto dell’assessore regionale alla Salute, Ruggero Razza, oggi assente all’evento, e dell’intero Governo della Regione Sicilia, non senza la collaborazione dell’Università degli Studi di Palermo.
Il centro avrà piena operatività a partire da gennaio e sarà diretto dal professore Vito Chiantera, mentre il medico Giulio Sozzi avrà la responsabilità del settore dell’endometriosi.
“Oggi facciamo il punto sui centri che sono già stati attivati, vale a dire il centro di endocrinochirurgia, quello del pancreas, il centro sul fegato, ora quello sulle malattie ginecologiche-oncologiche e sull’endometriosi – dichiara all’Italpress il presidente della Fondazione Giglio, Giovanni Albano -. E’ un giorno di grande emozione, presentiamo questo nuovo centro alla città e alla Regione, è una grande soddisfazione che stiamo per condividere con le istituzioni e la nostra comunità, perchè vorremmo cercare di venire incontro a quelle che sono le esigenze di siciliane e siciliani che sono costretti ad andare fuori – aggiunge -. E’ un risultato di sistema, va condiviso con l’assessore Razza e il Governo regionale. Se fino a qualche anno fa questi player con cui dialogare e da cui ricevere supporto non c’erano, oggi istituzioni importanti nella sanità stanno dando aiuto a rendere competitivo e attrattivo il sistema siciliano ai cittadini”.
Presente anche il professore Rocco Bellantone, preside della facoltà di Medicina e Chirurgia della Cattolica e direttore del Governo Clinico del Gemelli Giglio Medical Partnership: “Il Gemelli è il miglior ospedale italiano e tra i primi quaranta nel mondo, questo dimostra come si sia ai massimi livelli – sottolinea -. Fa parte della nostra missione cercare di esportare il modello Gemelli, ritenevamo che una regione meravigliosa come la Sicilia non potesse continuare a pagare il prezzo che paga come mobilità passiva, anche da un punto di vista di problematiche geografiche – spiega -. A volte c’è del provincialismo nel voler lasciare la propria regione per curarsi altrove, in Sicilia ci sono eccellenze sanitarie come il Giglio e il Gemelli poteva portare qualcosa in più per offrire una migliore qualità a chi decide di rimanere in Sicilia, convincendo chi al momento va fuori. Abbiamo una pressione fortissima – aggiunge – sarà nostro compito rispondere sempre più e sempre meglio”.
E l’Università degli Studi di Palermo ha attivato dei rapporti di convenzione con il Gemelli Giglio, nell’ottica di arricchire il bagaglio formativo degli specializzandi di medicina dell’Ateneo: “Vediamo questo progetto con grande interesse, soprattutto nella logica di ridurre la migrazione sanitaria che è un elemento grave della nostra terra – spiega il rettore di Unipa, Massimo Midiri -. Le eccellenze in senso assoluto sono utili contro la mobilità passiva. Unipa ha importanti rapporti di convenzione con il Gemelli Giglio, la crescita culturale dei nostri specializzandi è un elemento importante. Sono soddisfatto, ci sarà un accrescimento culturale”.
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Medicina di Precisione, a Ismett premio UE per laboratori all’avanguardia

PALERMO (ITALPRESS) – Laboratori ed attrezzature all’avanguardia per avviare progetti di Medicina di Precisione in Sicilia. ISMETT, Fondazione Ri.MED ed UPMC hanno realizzato i nuovi laboratori dell’Infrastruttura di Ricerca (IR) grazie ad un investimento cofinanziato dalla Regione Siciliana – Dipartimento Attività Produttive, tramite le risorse del PO FESR Sicilia 2014-2020. Il finanziamento ha consentito – attraverso l’acquisizione di nuove tecnologie e la creazione di nuovi laboratori – di potenziare e consolidare l’Infrastruttura di Ricerca già esistente in ISMETT.
L’Infrastruttura di Ricerca è stata oggi al centro della visita della delegazione dei rappresentati della Commissione Europea. La delegazione – a Palermo per partecipare al Comitato di Sorveglianza sui fondi europei – ha riconosciuto il progetto IR come “uno dei progetti più significativi finanziati con i fondi PO FESR Sicilia 2014-2020”. A partecipare alla visita – oltre i rappresentati della Commissione – l’Assessore Regionale alle Attività Produttive Mimmo Turano ed i funzionari della Regione Siciliana.
Sono 12 i laboratori potenziati all’interno dell’IR, in un’area di 800 metri quadrati, grazie ad un investimento di oltre 16,4 milioni di euro, suddiviso al 50% tra i beneficiari e la Regione. “Si tratta di un investimento importante – sottolinea Angelo Luca, Direttore di ISMETT – che prevede, tra l’altro la creazione di una nuova GPM facility per le terapie cellulari, una biobanca, un laboratorio per lo sviluppo di vaccini, un laboratorio di stampa 3D per personalizzare sempre di più gli interventi chirurgici, uno di sensoristica che consentirà di sviluppare l’Internet delle cose (IoT) e la realizzazione di un laboratorio di Big data con la possibilità di raccogliere non solo dati clinici e di laboratorio ma anche dati ambientali, di stili di vita e salute”.
I nuovi laboratori consentiranno a medici e ricercatori di disporre di grandi masse di dati (megadati) utilizzabili mediante l’immagazzinamento degli stessi in piattaforme in grado di accoglierli e analizzarli mediante algoritmi matematici di intelligenza artificiale quali machine learning, deep learning, data mining e artificial neural network. In tale modo, potranno essere svelate informazioni preziose non solo sulle patologie gravi come le neoplasie, ma anche sulla previsione di decorso clinico e di riposta alla terapia. Un progetto nato grazie al supporto di UPMC, il centro medico statunitensa, infatti, ha già realizzato una piattaforma di Big Data per la Business Intelligence e la Ricerca presso l’Hillman Cancer Center di Pittsburgh.
“La infrastruttura di ricerca di ISMETT e RIMED proietta la Regione Siciliana nel panorama nazionale e internazionale delle scienze della vita aumentandone la competitività in termini di innovazione tecnologica e know-how e la capacità di attrarre investimenti. La sfida – continua Angelo Luca – è quella di realizzare nuovi approcci clinici personalizzati per gruppi di pazienti selezionati per profili biologici e fenotipi clinici e digitali e individuare nuove cure e metodiche di prevenzione, che consentono di passare da terapie e modelli di prevenzione uguali per tutti a percorsi di cura indicati per gruppi sempre più ristretti di pazienti, dando maggiori possibilità di guarigione ed evitando trattamenti inutili che espongono i pazienti a rischi non giustificati e che inutilmente aumentano i costi delle cure”.
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ENGIE al fianco di Fondazione Veronesi per la prevenzione

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MILANO (ITALPRESS) – Engie, leader della decarbonizzazione e dell’efficienza energetica, è al fianco di Fondazione Umberto Veronesi, ente nato dalla volontà di Umberto Veronesi con lo scopo di promuovere il progresso scientifico, per sostenere la ricerca d’eccellenza e divulgare “buone pratiche” per la prevenzione e tutela della salute.
Engie aderirà al progetto di Fondazione Umberto Veronesi “Vivere in salute, sport edition”, dedicato alle aziende e finalizzato a informare e sensibilizzare i propri collaboratori: saranno infatti realizzati webinar su diversi temi di scienza e salute, quali: la prevenzione oncologica, la sana e corretta alimentazione, i danni da fumo e alcol e le scelte consapevoli sui vaccini, tutto sotto la supervisione scientifica di Fondazione.
Sono previsti anche incontri di orientamento all’attività fisica attraverso allenamenti, sia di gruppo sia individuali, su una piattaforma sportiva. A disposizione di Engie due app sviluppate da un partner tecnico specializzato: “Extra Sport Coaching”, per gli allenamenti, e “Follow your passion” per l’organizzazione di sfide sportive sia personali che tra gruppi aziendali. Un percorso “educational”, realizzato in diverse fasi, con trainer specializzati per ogni attività sportiva.
Engie ha deciso di sostenere concretamente la ricerca scientifica finanziando una borsa di ricerca di sei mesi per il 2022 a favore di un ricercatore impegnato quotidianamente nella lotta ai tumori tipicamente femminili.
“Engie pone al centro le persone e il loro benessere non solo in ambito lavorativo ma a 360 gradi. Abbiamo scelto di aderire con convinzione ed entusiasmo al progetto di Fondazione Umberto Veronesi – dichiara Monica Iacono, CEO di Engie Italia – ‘Vivere in salute sport edition’ è un progetto che ci dà l’opportunità di accompagnare le nostre persone verso un’attenzione sempre più alta alla propria salute e ci consente, altresì, di dare un contributo concreto alla ricerca scientifica, finanziando sei mesi di lavoro di un meritevole ricercatore – continua Monica Iacono -. Siamo convinti che migliorare il nostro benessere individuale, maturando stili di vita corretti, abbia un impatto positivo anche sul benessere collettivo e questo è coerente con gli obiettivi del nostro lavoro, sintetizzati nella frase “Più siamo, meno pesiamo”, ovvero più siamo a compiere azioni consapevoli per noi stessi e per l’ambiente e meno pesiamo sul nostro pianeta”.
“Da sempre Fondazione Umberto Veronesi è attenta alla prevenzione dei tumori e di altre malattie croniche legate agli stili di vita, finanziando eccellenti ricercatori e realizzando numerose attività di divulgazione. Grazie al prezioso sostegno di ENGIE potremo sostenere sei mesi di ricerca e sensibilizzare sempre più persone circa l’importanza della prevenzione e della diagnosi precoce”, conclude Monica Ramaioli, direttore generale di Fondazione Umberto Veronesi.
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Giornata mondiale Aids, dal Gemelli l’invito a non abbassare la guardia

ROMA (ITALPRESS) – L’AIDS compie 40 anni e la giornata mondiale del 1 dicembre (istituita nel 1988) assume dunque quest’anno un’importanza particolare. Una storia già lunga, per una malattia molto giovane, che solo i senior tra gli infettivologi sono in grado di narrare compiutamente, avendone vissute tutte le fasi. E il Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS è sempre stato in prima linea contro questa malattia; agli albori, quando l’AIDS faceva davvero tanta paura perchè non c’era nessuna terapia, ma ancor più oggi che l’attenzione verso questa malattia si è ridotta e molti centri ne hanno ridotto l’assistenza. I fari sull’AIDS si sono poi quasi del tutto spenti da un paio d’anni a questa parte, per accendersi su un altro virus, il SARS Cov-2, che ha fatto ‘chiuderè tanti ambulatori di malattie infettive durante i lockdown. Mai però quello del Gemelli che è restato sempre aperto, anche per le persone con infezione da HIV/AIDS. E sono i numeri a parlare.
‘Da marzo 2020 ad aprile 2021 – ricorda l’infettivologa Simona Di Giambenedetto, UOC Malattie infettive Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS, ricercatore Malattie Infettive Università Cattolica, campus di Roma, – abbiamo diagnosticato 54 nuovi casi, un dato nettamente in controtendenza col resto dell’Italia (in tutto il 2020, le diagnosi di AIDS in Italia sono state appena 1.303), perchè noi siamo restati sempre aperti come Policlinico e i pazienti potevano venire di persona, anche per fare lo screening. Oggi siamo un centro molto attivo nella Regione Lazio che mette sempre con entusiasmo a disposizione la propria esperienza di tanti anni”.
‘All’inizio – ricorda la professoressa Enrica Tamburrini, Responsabile UOS di Diagnosi e cura ambulatoriale delle malattie infettive di comunità e trasmissibili, terapia domiciliare e centro riferimento AIDS del Policlinico Gemelli, Associato di Malattie Infettive dell’Università Cattolica, campus di Roma – anche tra noi infettivologi, era molto forte la paura del contagio. Non sapevamo nulla di questa malattia e non c’erano terapie. Abbiamo imparato a conoscerla dai pazientì.
‘Il primo caso di sarcoma di Kaposi (un tumore della pelle raro, ma piuttosto frequente tra i pazienti con AIDS) ce lo ha mostrato un paziente che ci ha detto ‘guardatelo bene perchè negli Stati Uniti sono in molti ad avere questi segni e presto li vedrete su tanti pazienti anche qui da noì – ricorda -. Nonostante la paura, abbiamo cercato sempre di stare concretamente al fianco dei pazienti, che negli anni ’80 venivano dai margini della società. L’AIDS si propagava infatti tra le persone che facevano uso di droghe da strada, tra chi faceva sesso promiscuo, tra le prostitute, oltre che tra i maschi che fanno sesso con maschi (MSM). Erano insomma pazienti molto particolari, diversi, fuori dal comune. E per lo più nostri coetanei. Anche noi infettivologi avevamo delle remore a dire che ci occupavamo di questi pazienti, perchè lo stigma che gravava su di loro, si trasmetteva anche a noi curanti. Assisterli significava anche ripetersi continuamente come un mantra chi sono io per giudicare”.
Oggi quest’infezione è diventata molto più pervasiva all’interno della società. “I nostri pazienti adesso – spiega Di Giambenedetto – sono le signore che incontri al supermercato, professionisti, insegnanti, docenti universitari, impiegati di banca. Ovviamente ci sono ancora le classiche categorie a rischio, ma oggi questa malattia è assolutamente presente anche tra le persone ‘normalì. Oggi l’88% dei contagi avviene per via sessuale, ma è cambiata l’epidemiologia. Il 46% dei casi riguarda maschi che fanno sesso con maschi (MSM), ma il 42% i rapporti eterosessuali. La fascia d’età più interessata dalle nuove diagnosi è quella tra i 25 e i 29 anni. E purtroppo sei diagnosi di AIDS su 10 avvengono in ritardo, quando la situazione immunitaria è già gravemente compromessa e la malattia è in fase conclamata. Questo può pregiudicare l’efficacia delle terapie e dunque l’aspettativa di vita. I non diagnosticati (che secondo l’Istituto Superiore di Sanità sono almeno 13-15.000) inoltre possono contribuire a trasmettere ad altri l’infezionè.
‘I pazienti – prosegue la dottoressa Di Giambenedetto – devono sapere che un primo screening si può fare già a casa, comprando il test in farmacia. Se il test è positivo bisogna recarsi subito presso un centro specialistico. Per facilitare la diagnosi e la presa in carico di queste persone, da noi in ambulatorio hanno un accesso ‘open’ (cioè senza prenotazione). Il test è gratuito nelle strutture ospedalierè.
Un altro dato in controtendenza rispetto agli scorsi anni è il fatto che stanno aumentando i casi tra le donne italiane (in passato erano per lo più straniere). Il Covid-19 ha contribuito a ribaltare l’epidemiologia. ‘Così – commenta Tamburrini – sta emergendo il fenomeno del ‘razzismo al contrariò. Molti medici, di fronte a una persona ‘per benè, hanno quasi timore a chiedere il test per l’HIV, per non offendere, non mettere in imbarazzo. Anche per questo, la richiesta del test dovrebbe essere ‘normalizzatà: non ha senso continuare a chiedere il consenso del paziente per fare il test dell’AIDS, mentre si può chiedere liberamente quello per la sifilide o per l’HCV, che hanno le stesse modalità di trasmissionè
L’AIDS è ancora una malattia potenzialmente mortale senza un adeguato trattamento. “Non bisogna insomma abbassare la guardia- riflette Elena Visconti, Infettivologa UOC Malattie infettive Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS – ed è necessario accettare l’idea che è una malattia di ‘tuttì e quindi, tutti quelli con comportamenti a rischio dovrebbero fare lo screening. Dal 1982 sono stati registrati in Italia 72 mila casi di AIDS e 45.000 decessi. L’obiettivo fissato dall’OMS è terminare l’epidemia di AIDS entro il 2030”.
Le terapie oggi sono completamente cambiate. “Fino al 1995 – ricorda Tamburrini – non c’erano cure. Oggi si hanno a disposizione trattamenti molto moderni e a volte si può prescindere dal cocktail ‘triplicè. In passato la terapia antiretrovirale era complessa, richiedeva l’associazione di 3-4 farmaci, a diverse ore del giorno, facendo attenzione all’orario dei pasti. Era insomma difficile da gestire e dava tanti effetti collaterali. Oggi, spesso ci si cura con una singola compressa, con pochi effetti collaterali; ma che va assunta per tutta la vita. ‘Semplificarè insomma non significa ‘banalizzarè. L’AIDS era, e resta, una patologia potenzialmente fatalè.
Un’altra possibilità che si è aggiunta negli anni è la PREP, una profilassi farmacologica contro l’infezione da HIV. “Però, oltre a non proteggere da tutte le altre patologie a trasmissione sessuale – ricorda la dottoressa Di Giambenedetto – la PREP è utile solo se prescritta dall’infettivologo, che farà fare una serie di controlli periodici (esami di funzionalità epatica e renale, test dell’HIV e di altre malattie sessualmente trasmesse) e offre un counselling adeguato; chi compra i farmaci su Internet non si fa un buon servizio. Nel Lazio siamo il centro che segue il maggior numero di persone in profilassi con PREP (circa 160 persone)”.
E’ necessario raggiungere tutte le fasce della popolazione, soprattutto i giovani e le donne. “I giovani – riflette Gabriele Giuliano, infettivologo UOC Malattie infettive Policlinico Gemelli – non conoscono l’HIV, nè le altre malattie a trasmissione sessuale. Non se ne interessano, perchè ‘tanto si può curarè e non cercano informazioni. Fino a 10-15 anni fa, almeno un paio di volte l’anno, nelle scuole si affrontava l’argomento malattie a trasmissione sessuale. Adesso questo non avviene più, o solo in maniera sporadica. I ventenni di oggi che vengono a fare counselling sono completamente a digiuno di qualunque informazione al riguardò.
’40 anni di AIDS – osserva – sembrano non aver insegnato nulla. E’ dunque urgente organizzare delle campagne educative con un focus sulle malattie a trasmissione sessuale, che non solo HIV/AIDS, ma sifilide, HCV, ecc. Campagne che parlino anche alle donne e ai ragazzi, magari usando come testimonial le star di Instagram e di Tik Tok”.
“Il nostro ambulatorio di malattie infettive – ricorda ancora Tamburrini – è stato all’avanguardia per la ricerca nel campo terapia antiretrovirale. Già dal 2011 i risultati delle nostre ricerche, lo studio ATLAS prima e quello ODOACRE poi, hanno cambiato le linee guida nazionali e internazionali per la terapia antiretrovirale nei pazienti ‘semplificatì; nel nostro centro abbiamo condotto gli studi clinici che hanno consentito di passare dalla terapia a tre farmaci, a quella a due farmaci. Al momento stiamo dando un grande contribuito a uno studio coordinato dall’ISS sulle gravide con infezione da HIV”.
‘Confesso che in occasione della data del 1 dicembre 2021, AIDS World Day – afferma il professor Roberto Cauda, direttore UOC Malattie infettive, Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS e Ordinario di Malattie Infettive presso l’Università Cattolica, campus di Roma – non posso non ritornare con la memoria a quanto ho vissuto in prima persona in questi ultimi 40 anni, dal 1981 anno in cui i primi casi di questa malattia sono stati segnalati. Da allora sono stati ottenuti risultati straordinari che hanno permesso di poter trattare con successo l’HIV alla stregua di altre malattie croniche. Dalla ‘disperazionè dei primi anni si è passati alla ‘speranzà e oggi alla ‘curà. Tutto questo si è realizzato grazie all’impegno di tanti ricercatori, scienziati e medici e personalmente, io che ho vissuto con intensità questi anni, sono contento di esserne stato partè.
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L’ictus cerebrale prima causa di disabilità in Italia

ROMA (ITALPRESS) – In base agli ultimi aggiornamenti Istat, nel nostro Paese le persone disabili sono più di tre milioni, pari al 5,2% della popolazione e quelle che convivono con gravi limitazioni sono circa 1,5 milioni. Ben 6 disabili su 10 sono donne e questa differenza di genere appare ancora più marcata dai 65 anni in su. Sono circa 1 milione in particolare le persone che, dopo essere state colpite da ictus cerebrale, sono sopravvissute con esiti più o meno invalidanti, rendendo di fatto questa patologia la prima causa di disabilità in Italia, oltre che la terza causa di morte dopo le malattie cardiovascolari e le neoplasie. Il prossimo 3 dicembre si celebra la Giornata Internazionale delle Persone con disabilità con l’obiettivo di promuoverne il benessere e cercare di garantirne i diritti fondamentali di accesso ai servizi e partecipazione alla vita pubblica della comunità.
L’ictus cerebrale può provocare paresi degli arti superiori e inferiori, causare problemi neurologici e cognitivi; 1 paziente su 3 soffre di disturbi del linguaggio e di depressione. L’ictus è un tema largamente trattato dal punto di vista della prevenzione e della gestione della fase acuta, mentre sono più scarse e frammentarie le informazioni sulla fase successiva, quella riabilitativa. La maggior parte dei pazienti, infatti, torna a casa senza ricevere notizie sui possibili sviluppi della patologia o sui percorsi che si possono intraprendere, facendo inevitabilmente aumentare anche il senso di isolamento e di rassegnazione di fronte alle enormi difficoltà da affrontare per cercare di riprendere una vita che sia il più possibile “normale”, in base alle proprie abilità.
“Il post ictus è una fase molto delicata ma, purtroppo, ancora troppo trascurata – dice il professor Danilo Toni, direttore Unità Trattamento Neurovascolare Policlinico Umberto I di Roma e presidente del Comitato Tecnico-Scientifico di A.L.I.Ce. Italia Odv (Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale). Le persone colpite da ictus presentano esiti più o meno invalidanti causati dal danno cerebrale ed è fondamentale che ricevano una corretta informazione sulla fase riabilitativa, in modo da poter, possibilmente, migliorare la propria situazione clinica”.
Un’altra conseguenza dell’ictus, che può svilupparsi settimane, mesi o addirittura dopo anni, è la spasticità, presente in circa il 19% dei casi 3 mesi dopo l’attacco e dal 17% al 38% ad un anno dall’evento acuto e, purtroppo, è ancora spesso sotto-diagnosticata e sotto-trattata, causando disabilità gravi per la persona con un impatto fortemente negativo sulla qualità di vita dei pazienti e dei loro caregiver. Si segnalano, inoltre, servizi territoriali non omogenei e un’assistenza non continuativa, rendendo così difficile l’accesso ai percorsi riabilitativi più adatti a seconda della disabilità da cui la persona colpita è affetta, poichè l’ictus cerebrale è una malattia che spesso viene ancora considerata ineluttabile dalla famiglia e dalla società.
“La nostra Associazione – spiega Andrea Vianello, neo presidente di A.L.I.Ce. Italia ODV – è particolarmente attenta alla disabilità e aderisce con forza a quanto indicato nel messaggio dell’Onu che introduce la ricorrenza e la sua tematica nell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile che impegna a non lasciare nessuno indietro. Il prossimo 3 dicembre, in particolare, abbiamo in programma una diretta facebook sulla nostra pagina (Federazione ALICe Italia) – progetto realizzato grazie alla sponsorizzazione di Ipsen S.p.A. – proprio per sensibilizzare pazienti, familiari e caregiver su questo tema. Da sempre, infatti, siamo impegnati in campagne di informazione per aumentare il livello di consapevolezza sul post ictus e anche sulle possibilità di ripresa dopo questo evento che può essere devastante. Una delle ultime iniziative cui abbiamo partecipato insieme alle principali società di neurologia e di riabilitazione – sottolinea – è la realizzazione del sito www.oltrelaspasticita.it con cui cerchiamo di aiutare le persone a comprendere meglio questa condizione e ad orientarsi nel fondamentale percorso di riabilitazione, fornendo ad esempio una mappatura dei Centri presenti sul territorio”.
Istituita dall’ONU nel 1992, la Giornata Internazionale della Disabilità ha lo scopo di promuovere una più diffusa e approfondita conoscenza su questa tematica, proponendo un confronto sempre aggiornato a vari livelli affinchè le persone disabili possano essere davvero incluse, in ogni ambito della vita, nella collettività, garantendo loro diritti umani, integrazione e pari opportunità.
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Covid, Rasi “Terza dose scelta sensata”

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“Una pandemia ci costringe a ragionare senza schemi. La terza dose, nei momenti di emergenza, ha un grande vantaggio: fa riaumentare gli anticorpi in modo rapido, anche due-tre giorni, e li riporta a livelli perfino superiori a quelli della seconda dose. Quando abbiamo bisogno di proteggerci nell’immediato, è una scelta sensata”. Così Guido Rasi, immunologo e consulente del Commissario straordinario Francesco Figliuolo, in un’intervista a la Repubblica. “L’immunizzazione – spiega – è il pilastro principale della strategia contro il Covid, ma ha bisogno di un edificio intorno. Distanze e mascherine restano essenziali, perché una parte dei vaccinati può sempre contagiarsi e contagiare, l’abbiamo sempre saputo. Una buona Fp2, portata bene e cambiata ogni poche ore, offre un’ottima protezione”. Quindi “anche se più alto è il numero di anticorpi, minore la probabilità di infettarsi e infettare gli altri. La terza dose – osserva – è efficace anche come misura sociale per ridurre la circolazione del virus in una comunità. Limitarla al di sopra dei 40 anni è stato un altro errore degli inglesi cui si pone rimedio oggi, dopo aver visto che i contagi si stavano concentrando proprio al di sotto di quell’età. Anche i giovani vaccinati, si è visto, potevano essere colpiti dalla forma grave della malattia, anche se con una frequenza 12 volte minore rispetto ai non vaccinati. Ben venga, in questo senso, anche la scelta italiana di estendere la terza dose a tutti i maggiorenni”. Quanto alla variante Omicron “dobbiamo misurare la sua capacità di evadere dai vaccini e di provocare sintomi gravi. Senza questi dati chiacchieriamo in libertà. Dall’inizio della pandemia abbiamo assistito a 12mila mutazioni solo sulla proteina spike. Questa variante ne ha più di altre ed è giusto seguirla con attenzione. Ma prima di parlare bisognerebbe capire quali sono gli effetti”. Secondo Rasi “non credo che arriveremo a somministrazioni ancora più frequenti. Comunque non c’è alcun rischio per la salute. La risposta immunitaria generata da un vaccino resta minima rispetto ai miliardi di anticorpi che produciamo ogni giorno”.
(ITALPRESS).

Covid, 7.975 nuovi casi e 65 decessi in 24 ore

ROMA (ITALPRESS) – Sono 7.975 i nuovi casi di coronavirus in Italia (12.932 il 28 novembre) a fronte di 276.000 tamponi effettuati su un totale di 118.611.763 da inizio emergenza. E’ quanto si legge nel bollettino del Ministero della Salute-Istituto Superiore di Sanità. Nelle ultime 24 ore sono stati 65 i decessi (47 il 28 novembre), che portano il totale di vittime da inizio pandemia a 133.739. Diventano così 4.692.408 i casi totali di Covid in Italia. Attualmente i positivi sono 189.643 (+3200), 183.839 le persone in isolamento domiciliare. I ricoverati in ospedale con sintomi sono 5.135 di cui 669 in Terapia intensiva. I dimessi/guariti sono 4.692.408 con un incremento di 4.707 unità nelle ultime 24 ore.
La regione con il maggior numero di nuovi casi nelle ultime 24 ore è il Veneto (1.265), l’Emilia-Romagna (1.223), il Lazio (1.121) e la Lombardia (851).
(ITALPRESS).