ROMA (ITALPRESS) – Costruire la sanità di domani a partire da una diagnostica che assuma un ruolo sempre più centrale, non solo nel supportare un percorso di cura del paziente che possa contare su un piano terapeutico il più possibile personalizzato ed efficace, ma anche per sostenere il Sistema sanitario nel suo complesso. E’ stato questo il tema centrale del Digital talk “Sostenibilità del Sistema Salute: il valore della diagnostica per la medicina del futuro” organizzato da Roche Diagnostics per dialogare con esperti del mondo istituzionale, accademico e scientifico sulle sfide a cui deve rispondere un sistema di tutela della salute che sia realmente sostenibile e incentrato sul paziente.
Nel corso del talk, moderato dalla vice-direttrice di Economy Marina Marinetti, sono intervenuti Giuseppe Curigliano, direttore della Divisione di Sviluppo di Nuovi Farmaci per Terapie Innovative dello IEO di Milano, Francesco Saverio Mennini, professore di Economia Sanitaria – direttore EEHTA, CEIS – Università degli Studi, Roma Tor Vergata, Francesca Moccia, vicesegretaria generale di Cittadinanzattiva, Mario Plebani, presidente eletto della Federazione Europea di Medicina di Laboratorio (Eflm).
A chiudere i lavori, Guido Bartalena, Healthcare & Market Development Director di Roche Diagnostics Italia, che ha sottolineato l’importanza della collaborazione tra i vari interlocutori dell’ecosistema salute e, contestualmente, il ruolo dell’Azienda come partner del Sistema Sanitario.
A commento del Digital Talk, il sottosegretario di Stato alla Salute, Andrea Costa, si è così espresso: ‘La pandemia ha messo in evidenza il ruolo strategico e l’importanza della diagnostica.
Grazie anche al sostegno e all’aiuto del settore privato, in termini di innovazione e ricerca, il Servizio sanitario è riuscito a reggere l’impatto dell’emergenza da Covid 19. Si pensi – ha sottolineato – ai tamponi o alle attività di tracciamento. C’è bisogno di un’integrazione positiva tra pubblico e privato. Non possiamo sprecare l’opportunità del PNRR e le risorse messe a disposizione per rinforzare il nostro SSN. Valorizzare la diagnostica significa anche personalizzare il percorso di cure e quindi rendere quest’ultimo più efficace, in termini di razionalizzazione e sostenibilità’.
‘La diagnostica, infine, rappresenta uno strumento necessario per la gestione delle cronicità: siamo impegnati da anni ormai a ridisegnare una sanità in cui le parole chiave – ha evidenziato – siano prossimità e prevenzionè.
L’emergenza pandemica ha acceso un faro sul ruolo centrale che la diagnostica e la medicina di laboratorio hanno per il sistema salute, evidenziando il valore generato per la gestione efficace
del virus tramite diagnosi tempestive e monitoraggio del suo sviluppo. La diagnostica però rappresenta da sempre un cardine della medicina e del Sistema sanitario, nonchè un pilastro del suo futuro: può contribuire significativamente alla sua sostenibilità ed efficacia, nell’ambito di una Sanità che va sempre più verso un modello personalizzato e value-based, in cui il valore dell’intervento viene definito dal rapporto tra gli esiti sulla salute del paziente e i costi reali sostenuti sull’intero ciclo di cura.
In questo contesto, la diagnostica si configura come anello chiave del sistema, perchè da una parte fornisce gli strumenti che permettono una valutazione e misurazione attenta degli esiti di salute, rappresentando quindi un enabler dello schema; dall’altra è capace di influenzare gli esiti stessi, permettendo decisioni cliniche più tempestive ed accurate, ottimizzando così il percorso terapeutico del singolo paziente e rispondendo ai bisogni di razionalizzazione della spesa. In questo senso, l’emergenza pandemica ha accelerato una presa di coscienza collettiva sul ruolo cruciale svolto dalla diagnostica nella gestione della pandemia e, più in generale, sul suo valore nel processo decisionale clinico-terapeutico e nel miglioramento degli esiti clinici.
‘Dallo scoppio della pandemia – commenta Guido Bartalena, Healthcare and Market Development Director di Roche Diagnostics Italia – grazie a importanti investimenti in termini sia economici sia di competenze specialistiche, Roche Diagnostics ha sviluppato oltre 20 soluzioni diagnostiche a supporto della gestione dell’emergenza, fra cui test in grado di fornire informazioni a largo spettro, dall’identificazione dell’agente patogeno alla rilevazione della risposta anticorpale, effettuabili in contesti differenti, dai grandi laboratori centralizzati ad ambiti point of care, fino all’utilizzo domestico in modalità autonomà.
‘Poichè crediamo che solo una Sanità basata sul valore generato dalla continua innovazione possa garantire la sostenibilità del sistema salute, come Roche Diagnostics investiamo in R&S circa il 12% del fatturato complessivo (investimento pari a oltre 1,4 miliardi di euro nel 2020), superando significativamente la media del settore e riflettendo la nostra passione per l’innovazione scientifica e tecnologica. Questo nostro investimento – continua Bartalena – viene destinato allo sviluppo di strumenti diagnostici innovativi, automatizzati e connessi fra i diversi setting, servizi digitali a supporto dell’attività e del processo decisionale clinico diagnostico, nonchè test per nuovi biomarcatori che consentono strategie di trattamento sempre più personalizzate, che si traducono in maggior appropriatezza diagnostica e terapeutica, oltre che in un efficientamento delle risorse grazie alla riduzione delle ospedalizzazioni. Siamo convinti che una Sanità value based sia un approccio win-win-win: per il sistema che ottimizza le sue attività, per le aziende che portano innovazione e ne vedono riconosciuto il valore e, cosa più importante, per il paziente, i cui esiti clinici migliorano. Per questo, vogliamo porci ora più che mai come partner del Sistema Salute e promotori di quel cambiamento culturale volto al valore e alla sostenibilità, supportando una collaborazione continuativa tra i vari interlocutori, guidata dalla messa in atto di nuove strategie condivisè.
Sono molte le sfide che, nel nostro Paese, rimangono da affrontare in risposta alle criticità che la pandemia ha contribuito a mettere in luce, come il progressivo invecchiamento della popolazione che vede l’Italia quarta nazione al mondo 1 per aspettativa di vita e il parallelo incremento delle malattie croniche di cui soffrono 25 milioni di persone, la metà delle quali con un profilo di multi-cronicità. Uno scenario che è necessario affrontare con strumenti adeguati a partire da un incremento degli investimenti destinati all’assistenza sanitaria, a una gestione sempre più digitalizzata del percorso diagnostico terapeutico del paziente, a un maggior focus gestionale e di investimento su screening e prevenzione, e alla ricerca e sviluppo di soluzioni innovative. E in questo la diagnostica in vitro gioca un ruolo strategico: è stato infatti stimato che, pur rappresentando una voce di spesa esigua rispetto al totale della spesa sanitaria, i risultati dei test diagnostici in vitro siano in grado di influenzare fino al 70% delle decisioni cliniche.
Dal sistema all’utente: anche per il singolo paziente lo sviluppo di una medicina di laboratorio che sia sempre più integrata nel percorso di cura è fondamentale per l’individuazione delle soluzioni cliniche e terapeutiche più corrette, in maniera rapida e accurata. L’esperienza della pandemia ha messo in luce come la diagnostica svolga un ruolo centrale, non solo per migliorare l’accesso alle terapie più adeguate ma anche in termini di tempestività di risposta, capacità di dirigere i percorsi diagnostico-terapeutici in modo appropriato e personalizzato, e quindi di impatto sulla qualità degli esiti clinici. I cittadini hanno iniziato a comprendere il valore e la qualità dell’informazione fornita dalla diagnostica di laboratorio: questo ha contribuito a stimolare l’evoluzione da un modello puramente incentrato sulla “cura” ad un’innovazione che privilegia la possibilità di “predire”, “intervenire precocemente”, e “personalizzare” gli interventi terapeutici.
‘Quanto avvenuto nel corso della pandemia Covid-19 – dichiara Mario Plebani, presidente eletto della Federazione Europea di Medicina di Laboratorio (Eflm) – con la presa d’atto da parte di tutti i cittadini del valore centrale del test di laboratorio (il tampone) per la diagnosi dell’infezione negli asintomatici e presintomatici, è in realtà il paradigma da estendere ad altri ambiti della moderna medicinà.
‘Gli esempi più eclatanti – sottolinea – sono la diagnostica del danno miocardico che si basa fondamentalmente sulla determinazione di un biomarcatore (troponina cardiaca) e non più sull’elettrocardiogramma, della celiachia con la determinazione non-invasiva degli anticorpi anti-transglutaminasi che permette nel bambino di evitare due biopsie duodenali, e di nuovi biomarcatori del danno renale acuto. Altri ambiti sono la diagnostica della preeclampsia con la determinazione dei fattori angiogenetici che permettono di evitare inutili ricoveri della gestante che presenti risultati negativi, la diagnostica prenatale non invasiva (NIPT) che si basa sul prelievo di sangue anzichè dei villi coriali, e lo sviluppo di metodologie sempre più accurate per la biopsia liquida che consente una diagnostica ed un monitoraggio non invasivo delle patologie oncologichè.
Uno degli ambiti in cui vi è una sempre più crescente consapevolezza del valore generato dalla diagnostica per un approccio personalizzato alla gestione del paziente è l’oncologia.
La medicina personalizzata e le terapie di precisione in quest’area stanno portando a un vero e proprio cambio di paradigma nei trattamenti, migliorando significativamente gli esiti di salute; tuttavia, è fondamentale che l’innovazione diagnostica e terapeutica a cui si sta assistendo in quest’area sia accompagnata da un’innovazione anche in termini di infrastruttura, governance e organizzazione, in grado di supportare l’interazione e la collaborazione di professionisti sanitari appartenenti a discipline diverse, sfruttare al meglio la mole di informazioni generate per ogni paziente, e di garantire l’accesso alle migliori possibilità terapeutiche a tutti.
‘Esperienze come quella dei Molecular tumor board – spiega Giuseppe Curigliano, direttore della Divisione di Sviluppo di Nuovi Farmaci per Terapie Innovative, IEO Milano e Professore Ordinario di Oncologia Medica presso Università degli Studi di Milano – rendono ancora più evidente la necessità di un approccio multidisciplinare che integri competenze diverse nel trattamento clinico e l’efficacia che questo approccio può avere nella cura delle patologie oncologichè
‘Un approccio che andando oltre le funzioni puramente tecnico-amministrative, consenta una sinergia sempre più concreta tra referenti di branche cliniche diverse per individuare e costruire insieme il percorso terapeutico più efficace per il paziente. La medicina personalizzata e le terapie di precisione – sottolinea Curigliano – stanno portando a un vero e proprio cambio di paradigma nei trattamenti oncologici. Un’evoluzione che è però necessario supportare e rilanciare implementando infrastrutture burocratiche e tecnologiche adeguate in grado di garantire un sempre più ampio accesso alle cure. Anche in questo campo, la diagnostica è destinata a ricoprire un ruolo sempre più strategico ed è quindi fondamentale alimentare la partnership tra mondo della ricerca e imprese per generare una cultura dell’innovazione che contribuisca a disegnare i percorsi di cura sempre più efficaci e inclusivì.
‘E’ stato stimato che la diagnostica in vitro influenza circa il 70% di tutto il processo decisionale clinico, ma rappresenta oggi solamente circa lo 1,2% 4 della spesa sanitaria complessiva in Italia – spiega Francesco Saverio Mennini, professore di Economia Sanitaria – direttore EEHTA, CEIS – Università degli Studi, Roma Tor Vergata. E’ pertanto evidente quanto, ad oggi, la diagnostica in vitro sia ancora sottovalutata, ma al tempo stesso è altrettanto chiaro quanto una sua ottimizzazione, accompagnata da una più efficiente allocazione delle risorse, possa apportare un maggior beneficio per il “patient journey” e per l’intero ecosistema sanitario. Oggi vi sono sempre più evidenze scientifiche che dimostrano come l’utilizzo di determinati test diagnostici possa produrre risultati migliori non solo per la salute delle persone – in termini di prevenzione, qualità della diagnosi, terapie mirate e monitoraggi efficaci – ma anche, e conseguentemente, per la ‘salutè della spesa sanitarià.
‘Riconoscere la centralità della diagnostica per la salute del cittadino – commenta Francesca Moccia, vicesegretaria generale di Cittadinanzattiva – è un presupposto fondamentale per costruire un sistema sanitario futuro sostenibile e realmente incentrato sulla persona e sui suoi bisogni, che garantisca l’accesso di ogni paziente alle tecnologie più innovative, fondamentali per la definizione del percorso terapeutico più efficace. Dobbiamo sostenere e favorire un’assistenza sanitaria che garantisca la continuità e la prossimità delle cure e in questo senso il PNRR, che nella sua sesta missione include l’obiettivo di rafforzare e rendere più sinergica e integrata la risposta sanitaria territoriale e ospedaliera, costituisce una preziosa opportunità per concretizzare una Sanità guidata da strategie focalizzate sulla creazione di valore per il pazientè.
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Diagnostica sempre più centrale per costruire la sanità di domani
Ordini dei Medici, uno spot per aver fiducia nella scienza
ROMA (ITALPRESS) – Interno giorno. Un uomo e una donna, a pranzo, ridono, scherzano, si rilassano. All’improvviso, il dramma: l’uomo si porta una mano alla fronte, contrae il viso in una smorfia di dolore, si accascia. Istintiva la reazione della sua compagna: chiede aiuto. L’aiuto di un medico. E’ questo l’incipit del nuovo spot della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (Fnomceo), “La maschera”, ideato per mettere in guardia contro i “tuttologi”, e invitare ad affidarsi, invece, a chi ha le competenze per curare e per parlare di salute e scienza. I medici, appunto. Un tema importante, soprattutto in tempi di pandemia e in un contesto in cui i social – ma anche, a volte, i media più tradizionali – possono diventare terreno fertile per i falsi esperti e i fenomeni di disinformazione.
Nello spot, a rispondere all’appello, infatti, sono, in un primo tempo, varie figure che, col volto coperto proprio da una maschera, dicono la loro, esprimendo le opinioni più strambe su come guarire il malcapitato. Ma tutto è bene quel che finisce bene. Finalmente interviene un medico vero, mentre una voce fuori campo avverte: “Un medico ha studiato dai 9 agli 11 anni per curarti; a un esperto di tutto, invece, sono bastati cinque minuti”. La campagna punta così a valorizzare l’esperienza dei professionisti della salute. Ed esorta i cittadini ad affidarsi ai medici e alla scienza quando in gioco è il proprio benessere e la propria vita.
“Lo spot invita alla fiducia verso la scienza e verso i medici, e a non dare invece spazio a coloro che propagano fake news, creando disorientamento e sconcerto – spiega il presidente della Fnomceo, Filippo Anelli -. Crediamo alla scienza: la scienza è progresso, e ci aiuta a tirarci fuori anche da situazioni inverosimili come questa pandemia, grazie al vaccino. La scienza e i medici sono al servizio dei cittadini”.
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Nel 2020 restano alte le percentuali di antibiotico-resistenza
ROMA (ITALPRESS) – Le percentuali di resistenza alle principali classi di antibiotici per gli 8 patogeni sotto sorveglianza si mantengono elevate nel 2020 anche se in qualche caso sono in diminuzione rispetto agli anni precedenti. Nell’ultimo rapporto AR-ISS, pubblicato oggi in occasione della Giornata europea degli antibiotici (European Antibiotic Awareness Day 2021) vengono presentati i risultati del 2020, anno in cui la problematica dell’antibiotico-resistenza si intreccia con la pandemia da SARS-CoV-2.
Nello specifico, la percentuale di resistenza alle cefalosporine di terza generazione in Escherichia coli è in diminuzione nel 2020 (26,4%) rispetto al 2019 (30,8%), mentre un trend in calo negli ultimi sei anni (2015-2020) si osserva per gli aminoglicosidi (da 18,4% nel 2015 a 15,2% nel 2020) e i fluorochinoloni (da 44,4% nel 2015 a 37,6% nel 2020).
Per il secondo anno consecutivo si è riscontrato nel 2020 un aumento nella percentuale di isolati di Klebsiella pneumoniae resistenti ai carbapenemi (29,5% contro il 28,5% del 2019), dopo una lieve flessione osservata negli anni precedenti.
La resistenza ai carbapenemi si è confermata molto bassa in E. coli (0,5%) ma è risultata in aumento nelle specie Pseudomonas aeruginosa (15,9%) e in Acinetobacterspp. (80,8%).
Tra i batteri Gram-negativi, nel 2020 il 33,1% degli isolati di K. pneumoniae e il 10,0% degli isolati di E. coli sono risultati multi-resistenti (resistenti a cefalosporine di III generazione, aminoglicosidi e fluorochinoloni), entrambi questi valori sono in diminuzione rispetto agli anni precedenti; per P. aeruginosa la percentuale di resistenza a tre o più antibiotici tra piperacillina-tazobactam, ceftazidime, carbapenemi, aminoglicosidi e fluorochinoloni è risultata pari a 12,5%, anche questa in diminuzione rispetto agli anni precedenti, mentre si è osservata una percentuale di multi-resistenza (fluorochinoloni, aminoglicosidi e carbapenemi) particolarmente alta (78,8%) ed in ulteriore aumento in Acinetobacter spp.
Per Staphylococcus aureus, la percentuale di isolati resistenti alla meticillina (MRSA) si è mantenuta stabile, intorno al 34%, mentre continua ad osservarsi un preoccupante trend in aumento nella percentuale di isolati di Enterococcus faecium resistenti alla vancomicina, che nel 2020 è risultata pari a 23,6%.
Per Streptococcus pneumoniae si è osservato un lieve aumento sia della percentuale di isolati resistenti alla penicillina (13,6%) che di quelli resistentiall’eritromicina (24,5%).
Nelle Terapie Intensive sono state osservate percentuali di resistenza più elevate (intorno al 40%) rispetto agli altri reparti sia per K. pneumoniae resistente ai carbapenemi che per S. aureus resistente alla meticillina.
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Sindrome di Hurler, primi risultati positivi da una terapia genica
MILANO (ITALPRESS) – Primi risultati positivi per la terapia genica messa a punto dai ricercatori dell’Istituto San Raffaele-Telethon di Milano (SR-Tiget) per una rara malattia genetica dell’infanzia, la sindrome di Hurler, che compromette la crescita e lo sviluppo cognitivo e può portare alla morte già entro l’adolescenza per complicanze cardiovascolari e respiratorie. Forti della lunga e solida esperienza su altre malattie genetiche, i ricercatori dell’SR-Tiget sono riusciti a correggere in modo efficace il difetto genetico responsabile della sindrome. In un articolo pubblicato sul New England Journal of Medicine hanno descritto come a due anni di distanza dal trattamento tutti gli otto bambini coinvolti finora nello studio stanno bene e hanno raggiunto tappe importanti del loro percorso di sviluppo.
Lo studio, guidato dai ricercatori dell’Istituto San Raffaele-Telethon (SR-Tiget) di Milano, ha visto la collaborazione di un team multidisciplinare di specialisti che coinvolge l’IRCCS Ospedale San Raffaele, dove è stata somministrata la terapia, il Centro Maria Letizia Verga di Monza, per l’esperienza nello studio e trattamento di questa patologia, l’Università Bicocca per le analisi statistiche e l’Ospedale Meyer di Firenze per gli studi biochimici.
La sindrome di Hurler, detta anche mucopolisaccaridosi di tipo 1H, è dovuta alla mancanza di un enzima che degrada particolari zuccheri, i glicosaminoglicani, che accumulandosi possono danneggiare le cellule di diversi organi. Con un’incidenza di un caso su 100mila nuovi nati è considerata una malattia ultra-rara: attualmente sono circa 400 i casi noti nel mondo, 26 in Italia.
La terapia genica fornisce una versione corretta delle informazioni genetiche necessarie per produrre l’enzima mancante.
Per prima cosa si prelevano, dal paziente stesso, le cellule staminali ematopoietiche, che danno origine a elementi del sangue come i globuli rossi e bianchi o le piastrine. Le cellule dei pazienti vengono poi messe a contatto con un vettore virale, un virus modificato in modo da non essere più capace di replicarsi, ma soltanto di entrare nelle cellule e trasportarvi le informazioni genetiche desiderate. Il virus di partenza utilizzato dai ricercatori è l’HIV, l’agente responsabile dell’AIDS.
Negli ultimi anni i vettori derivati dall’HIV, di cui mantengono solo una piccola porzione della sequenza originale, sono sempre più usati come strumenti terapeutici e in questo senso l’Istituto San Raffaele-Telethon è leader nel mondo: di tutti i pazienti con malattie genetiche rare trattati ad oggi nel mondo con questo tipo di vettore, detto lentivirale, un terzo hanno ricevuto il trattamento a Milano. Una volta corrette, le cellule staminali vengono restituite ai pazienti attraverso una infusione nel sangue e possono raggiungere i vari organi, dove rilasciano l’enzima funzionante in grado di degradare le sostanze altrimenti tossiche.
“Gli effetti positivi della terapia genica sul metabolismo di questi bambini si sono visti presto – ha commentato Maria Ester Bernardo, responsabile dell’Unità funzionale di Trapianto del midollo osseo pediatrico dell’Ospedale San Raffaele e tra gli autori principali dello studio -. Le loro cellule hanno iniziato rapidamente a produrre grandi quantità dell’enzima, che ha ripulito organi e tessuti dai metaboliti tossici accumulati. Dal punto di vista clinico abbiamo osservato la progressiva acquisizione di nuove competenze motorie e cognitive tipiche della loro età, oltre a un’ottima crescita in altezza e a una riduzione di altri sintomi tipici della sindrome come rigidità articolare e opacità della cornea. La cautela è d’obbligo: sono passati soltanto due anni dalla terapia, dovremo continuare a osservare questi bambini per verificare che gli effetti positivi continuino nel tempo. Quanto osservato finora, però, ci fa davvero ben sperare”.
Questo approccio di terapia genica è frutto di oltre dieci anni di ricerca dell’SR-Tiget, in cui ha svolto un ruolo cruciale Bernhard Gentner, responsabile dell’unità di ricerca traslazionale sulle cellule staminali e leucemie e primo autore dello studio appena pubblicato. Tra i fattori chiave c’è stata la precedente esperienza di successo su un’altra malattia genetica dovuta all’accumulo di sostanze tossiche “non smaltite”, la leucodistrofia metacromatica.
“Il nostro “processo” ci ha permesso di aumentare la quantità di enzima funzionante prodotto fino a 50 volte rispetto ai livelli normali – ha commentato Gentner – Questo potrebbe potenzialmente rappresentare un ulteriore vantaggio anche rispetto al trapianto di cellule staminali ematopoietiche, che ad oggi è l’unico trattamento che può in parte migliorare l’andamento della malattia, purchè fatto precocemente e in presenza di un donatore compatibile. Al momento, però, non abbiamo ancora abbastanza dati in questo senso, serve più tempo”.
Conclude Alessandro Aiuti, vicedirettore dell’SR-Tiget e professore ordinario di Pediatria all’Università Vita-Salute San Raffaele, che ha coordinato lo studio: “il percorso è ancora lungo ma è incoraggiante che i tempi di sviluppo di queste terapie si stiano accorciando grazie all’esperienza accumulata in questi anni. Si potrà così ampliare l’orizzonte delle malattie trattabili con la terapia genica con cellule del sangue corrette come una “super” “fabbrica” dell’enzima mancante in vari tessuti, replicando così questo approccio ad altre patologie simili che oggi non hanno una cura efficace”.
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Covid, Report Altems “Otto regioni a rischio, allarme Nord-Est”
ROMA (ITALPRESS) – E’ allarme nel Nord-Est del Paese. Secondo un indice di rischio che tiene conto della quota dei nuovi positivi tra i testati, di incidenza dell’infezione (numero di nuovi casi), lo stress sulle terapie intensive, la mortalità e la proporzione di popolazione non vaccinata, in Italia sono attualmente 8 le Regioni che si trovano in uno scenario di rischio, nell’ordine Friuli-Venezia Giulia, PA Bolzano, Veneto, Val d’Aosta, Campania, Emilia-Romagna, Lazio, Liguria. E’ quanto emerso dalla 74ma puntata dell’Instant Report Covid-19 – https://altems.unicatt.it/altems-covid-19 – una iniziativa dell’Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari dell’Università Cattolica di confronto sistematico dell’andamento della diffusione del Sars-COV-2 a livello nazionale.
“Sfruttando le principali basi dati disponibili, abbiamo elaborato un Indice Epidemico Composito che rappresenta sinteticamente cinque dimensioni relative all’epidemia – afferma il professor Americo Cicchetti, direttore dell’Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi sanitari dell’Università Cattolica (ALTEMS) – e sono le seguenti: la proporzione dei nuovi casi tra i testati, l’incidenza, lo stress sulle terapie intensive, la mortalità e la proporzione di popolazione non vaccinata. Ognuna di queste dimensioni rappresenta un elemento su cui porre particolare attenzione nel monitoraggio dell’epidemia, continua Cicchetti, ed è utile poter disporre di un indice che consente di leggerle insieme, il cui valore dovrebbe idealmente tendere al valore 1”.
“Il Friuli-Venezia Giulia – afferma Cicchetti – con un valore pari a 11,16 è spinto dall’incidenza, dalla proporzione dei nuovi casi tra i testati e dalla mortalità. La PA Bolzano con un valore pari a 9,57 è spinta dall’incidenza, dalla proporzione dei nuovi casi tra i testati, dalla mortalità e dalla proporzione di popolazione non vaccinata. Il Veneto con un valore pari a 7,73 è spinto dall’incidenza e dalla proporzione dei nuovi casi tra i testati. La Val d’Aosta con un valore pari a 7,14 è spinta dall’incidenza, dalla proporzione dei nuovi casi tra i testati, dalla mortalità e dalla proporzione di popolazione non vaccinata. La Campania con un valore pari a 6,53 è spinta dalla proporzione dei nuovi casi tra i testati. L’Emilia-Romagna con un valore pari a 6,45 è spinta dall’incidenza e dalla proporzione dei nuovi casi tra i testati. Il Lazio con un valore pari a 5,83 è spinto dall’incidenza e dalla proporzione dei nuovi casi tra i testati. La Liguria con un valore pari a 5,19 è spinta dall’incidenza e dalla proporzione dei nuovi casi tra i testati”.
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Covid, nuovi positivi sopra quota 10mila e positività a 1,9%
ROMA (ITALPRESS) – Significativa crescita dei casi di coronavirus in Italia. I nuovi positivi sono 10.172, in aumento rispetto ai 7.698 di ieri con 537.765 tamponi processati, che determina un tasso di positività all’1,89%. Lievissimo decremento dei decessi, 72 (-2). I guariti sono 6.406, mentre gli attualmente positivi si incrementano di 3.689 toccando quota 127.396. A crescere sono anche i ricoveri nei reparti ordinari: oggi sono 4.060, con un incremento di 90. Più contenuto invece l’aumento dei ricoveri nei reparti di terapia intensiva, con 486 (+5), con 39 nuovi ingressi. In isolamento domiciliare vi sono 122.539 persone.
Per quanto riguarda le regioni, quella dove si registra un incremento maggiore è la Lombardia (1.858), seguita da Veneto (1.435), e Lazio (944).
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Liste d’attesa, Aiop “Bene Governo ma preoccupa allarme delle Regioni”
ROMA (ITALPRESS) – “Bene il Governo che, nella legge di Bilancio, ha previsto le risorse necessarie per il recupero delle liste di attesa. Ci preoccupa, tuttavia, l’allarme lanciato dalle Regioni e dalle Province Autonome, in particolare quelle che hanno problemi di equilibrio finanziario ormai da decenni. Fatta salva l’esigenza di tenere sotto controllo la spesa, infatti, è prioritario che su questi temi lo stanziamento per fare fronte all’emergenza risulti realmente aggiuntivo rispetto al FSN e immediatamente disponibile”. Lo afferma Barbara Cittadini, presidente dell’Associazione italiana ospedalità privata, che aggiunge: “I fondi destinati a risolvere i problemi creati dalla pandemia, tra i quali quelli per lo smaltimento delle liste di attesa, che si sono allungate a causa del Covid-19, devono essere svincolati dagli equilibri di bilancio delle singole Regioni, in questo modo – continua – ciascuna di esse potrà beneficiarne concretamente, senza differenze su tutto il territorio nazionale”.
Cittadini precisa: “Condividiamo e comprendiamo, quindi, la preoccupazione delle Regioni e riteniamo che vadano ascoltate ma, soprattutto, che si trovi il modo affinchè le persone abbiano l’opportunità di trovare un’adeguata risposta alla loro domanda di salute, come diritto costituzionalmente garantito. Esiste la possibilità che i sistemi sanitari regionali vadano in disavanzo e questo, fanno notare i Governatori, non per una cattiva gestione finanziaria delle sanità regionali ma per un oggettivo aumento multi fattoriale dei costi, che, per altro, investe tanto la componente di diritto pubblico quanto quella di diritto privato del SSN”.
Prosegue la presidente di Aiop: “La sicurezza finanziaria deve arrivare dal vincolo di destinazione delle risorse aggiuntive, dal rispetto della specificità dei fondi e dall’ammontare predeterminato della spesa. Occorre, infatti, vigilare sul rispetto di questi vincoli e porre i giusti limiti sui vari capitoli dei bilanci delle Regioni che hanno precari equilibri a causa di deficit strutturali accumulati nel tempo, ma bisogna anche agevolarle nella spesa per la risoluzione di problematiche urgenti come l’accumulo emergenziale delle liste d’attesa”.
“Non consentendo la spesa in deficit per questi specifici obiettivi – sottolinea – se è vero che oggi abbiamo compreso che la spesa in sanità può essere considerato un investimento, il rischio potrebbe essere quello di generare ulteriori disagi, aumentando ad esempio la mobilità sanitaria verso le Regioni senza disavanzi, creando disequilibri di bilancio maggiori nel medio periodo di quelli che nel breve si tenta di arginare”.
“L’ Aiop – conclude – rinnova la completa disponibilità delle strutture associate a collaborare in modo efficace e costruttivo per assicurare a tutti gli italiani, senza distinzioni regionali, cure efficaci, efficienti e tempestive”.
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Medicina del lavoro, a Pavia il ricordo di Salvatore Maugeri
PAVIA (ITALPRESS) – Ripercorrere la vita di Salvatore Maugeri per ripercorrere la storia della medicina del lavoro incrociando quella della città di Pavia nel giorno del 116esimo anniversario della nascita di Maugeri stesso, il 17 novembre 1905. Un percorso realizzato questa mattina presso l’istituto clinico scientifico Maugeri grazie alla presentazione del libro dello storico Giorgio Cosmacini e alle testimonianze di tanti professionisti e istituti che hanno ereditato e proseguono l’opera del medico del lavoro. A organizzare la giornata ci hanno pensato l’istituto clinico e la fondazione (di cui si celebra oggi il 56esimo anniversario) che portano il nome del “medico, professore e maestro”.
Diritto al lavoro e diritto alla salute, parafrasando le parole dei relatori che si sono succeduti, sono il binomio costituzionale che descrive l’impegno clinico e professionale del medico che fondò, nel 1951, il primo centro italiano per la medicina del lavoro. Prevenzione, ricerca e riabilitazione per il reinserimento lavorativo del paziente, i fronti di questo impegno. “I medici del lavoro – è stato il messaggio inviato dal ministro della Salute Roberto Speranza – sono da sempre sentinelle nell’avvertire i cambiamenti e offrire risposte alla domanda di salute della popolazione: una peculiarità che assume una valenza particolarmente significativa alla luce della pandemia che stiamo fronteggiando e che ha reso tutti noi più consapevoli dell’importanza del rapporto tra medico e paziente”.
Così invece la ministra dell’Università e della Ricerca Maria Cristina Messa: “L’Istituto Maugeri – ha scritto – ha avuto un ruolo fondamentale nell’arginare il coronavirus, grazie al grande senso di responsabilità e alle alte competenze di scienziati, medici e infermieri. La ricerca è l’unico antidoto al coronavirus e la conoscenza è l’unica arma contro la pandemia”.
Anche Fabrizio Fracassi, sindaco di Pavia, ha inviato il suo ricordo di Salvatore Maugeri: “La città può considerarlo un esempio e parte della sua tradizione scientifica”, ha detto sottolineando lo stretto connubio tra scienza e lavoro “individuato da Maugeri e che con la nostra Amministrazione stiamo portando avanti”.
In sala, Vittorio Poma, presidente della provincia pavese ha sottolineato che “Salvatore Maugeri rappresenta molto bene la sintesi di tre aspetti che dovrebbero caratterizzare tutta la medicina”, cioè “la ricerca, la cura e la sensibilità sociale”. Proprio per questo, ha concluso, “è stato uno dei protagonisti illuminati della crescita della medicina in Italia e a Pavia”.
“Imprenditore visionario e primo spin off dell’Università di Pavia”: queste le parole con cui il rettore dell’ateneo Cittadino Francesco Svelto ha definito Maugeri prima di ringraziare il personale sanitario per il duro lavoro svolto durante la pandemia: “Ci avete permesso di tornare a una vita accademica vera – ha detto -. Ora il mio impegno è per coinvolgere competenze universitarie e competenze di servizio sanitario nazionale” così da “costruire la sanità del futuro”.
Al centro della mattinata, dunque, la presentazione del libro di Giorgio Cosmacini. In ‘Storia della Medicina del Lavoro, da Bernardino Ramazzini a Salvatore Maugeri (1700-1985)’ l’accademico della Statale e del San Raffaele ricostruisce appunto il percorso della medicina del lavoro in Italia dal sedicesimo secolo, aggiornandolo però con l’opera scientifica e imprenditoriale di Maugeri tra Padova, Milano e Pavia.
Maugeri, racconta Cosmacini nel testo, dapprima fonda l’istituto di medicina del lavoro nell’ateneo patavino e poi, spostatosi in quello pavese, nella cattedra di Giacomo Devoto, non solo apre anche qui un istituto dedicato ma, coinvolgendo alcuni industriali lombardi, crea un ente filantropico, la fondazione clinica del lavoro.
Siamo nel dopoguerra e Maugeri coglie il “grande bisogno di salute che arrivava dalle fabbriche in pieno boom economico”. Non solo: da manuale, secondo lo storico, è l’attenzione di Maugeri per la personalizzazione delle cure e il rapporto umano col paziente, argomenti questi ancora centrali nel dibattito medico contemporaneo ma non così scontati nel dibattito coevo a Maugeri, tra gli anni ’30 e gli anni ’50 del Novecento.
Oggi, ha rivendicato in proposito l’amministratore delegato Mario Melazzini, “l’Ics Maugeri è l’unico centro in Italia” specializzato “con focus sulla riabilitazione”, come del resto ha precisato anche la vicepresidente della fondazione Chiara Maugeri.
Il convegno alla memoria di Maugeri è stato anche l’occasione per presentare al pubblico un cortometraggio realizzato dalla fondazione omonima. ‘Il destino di un uomò, di taglio biografico, contiene la testimonianza della nipote nonchè vicepresidente dell’ente Chiara Maugeri.
(ITALPRESS).









