Home Salute Pagina 252

Salute

Camici e divise contro il Covid, l’impegno dei medici e della difesa

ROMA (ITALPRESS) – Più di un migliaio tra medici, infermieri, biologi, veterinari, farmacisti, psicologi, tecnici di laboratorio e altri operatori, tutti con una caratteristica: indossare oltre al camice una divisa. Tanti sono gli operatori sanitari del comparto Difesa e Sicurezza che hanno offerto il loro impegno durante la pandemia da Covid-19. E lo hanno fatto su tutto il territorio nazionale, nella prima e seconda ondata, facendo tamponi e dando infine il contributo negli hub vaccinali. A loro è dedicato il convegno organizzato da FNOMCeO “Riflessioni sulla pandemia da Sars-Cov2. Il Contributo del Comparto della Difesa e Sicurezza sulla mitigazione e nel contrasto” che si è svolto a Roma presso la Scuola di Perfezionamento per le Forze di Polizia. All’evento erano presenti, tra gli altri, il Commissario straordinario all’emergenza, Francesco Paolo Figliuolo; il ministro della Salute, Roberto Seranza; la ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese; il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini; il Capo della Polizia di Stato, Lamberto Giannini.
“Questo incontro vuole essere anche un momento di ringraziamento per l’impegno e la dedizione profusi da tutto il personale sanitario del comparto della Difesa e Sicurezza. Un grazie per l’impegno, il sacrificio e il sostegno fornito al Servizio Sanitario Nazionale durante tutta la pandemia. Abbiamo superato abbondantemente i 4.850 milioni di contagi nel nostro Paese, oltre 4,6 milioni di persone sono guarite dal Covid e lo si deve anche al grande impegno di tutti gli operatori della sanità e anche al contributo fondamentale del comparto difesa e sicurezza”, ha detto il presidente di FNOMCeO, Filippo Anelli, ricordando come il comparto durante l’emergenza “ha dato prova del suo ruolo e del suo valore, nelle fasi più critiche sono stati allestiti ospedali da campo. Fondamentale poi è stata l’azione svolta per l’attuazione del piano nazionale vaccinazioni, oltre 92 milioni di dosi somministrate in Italia – ha ricordato – l’87% della popolazione ha ricevuto almeno una dose e l’84% ha completato il ciclo, mentre continua incessante la pressione sui non vaccinati per incrementare le prime dosi e soprattutto su coloro che da 6 mesi hanno completato il ciclo vaccinale per sottoporli alla terza dose e proteggere la popolazione con maggiori rischi. Siamo di fronte a una pandemia che ha fatto fermate il mondo e continua a mietere vittime sia nella popolazione che tra i medici, oggi purtroppo 365 colleghi hanno perso la vita a causa della pandemia. Questa pandemia, che ci tiene ancora in grande apprensione per lo sviluppo della quarta ondata, soprattutto in Europa, mostra come il virus Covid non sia domato e le terribili conseguenze, nel nostro Paese sono contenute solo grazie all’alta percentuale di vaccinazioni somministrate ai nostri cittadini. Questa vaccinazione -ha concluso Anelli – è oramai considerata un requisito essenziale per l’esercizio della professione, così come definito dalla legge, e non può esserci medico che non crede all’efficacia del vaccino. Per questo servono norme chiare e adeguate, di facile e uniforme attuazione in modo tale che il messaggio sulla validità del vaccino parta proprio dai sanitari, testimoni della sua straordinaria efficacia”.
E proprio sui numeri delle vaccinazioni che il Commissario straordinario all’emergenza, Francesco Paolo Figliuolo,ha ricordato come il lavoro non sia ancora terminato. “Siamo quasi all’87% di over 12 con almeno una somministrazione, oltre 45,5 milioni di immunizzati, però questo nemico infido bussa sempre alla porta e ci dobbiamo scudare sempre di più. Gli obiettivi raggiunti sono stati possibili grazie allo spirito di generosità degli italiani che – ha evidenziato Figliuolo – hanno risposto alla campagna vaccinale non solo per la propria tutela, ma anche come un altruistico atto di responsabilità nei confronti della collettività. Non siamo ancora al finale e non è tempo di consuntivi, la campagna vaccinale prosegue con le terze dosi, ieri abbiamo somministrato oltre 140 mila dosi, stiamo andando ad oltre 110-120 mila di media”. Anche il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha parlato di una “sfida non ancora risolta” e con l’Europa travolta dalla quarta ondata “sarebbe un grave errore abbassare la guardia”.
Per il ministro l’Italia “ha retto e tenuto. Le istituzioni democratiche a tutti i livelli hanno attraversato nel loro ambito una delle fasi più difficili della nostra storia e penso di poter dire che hanno saputo gestire una pandemia che ha messo tutti a grande prova. Noi nel vaccino abbiamo trovato l’arma fondamentale per gestire questo passaggio. Se possiamo rivendicare dati migliori di altri Paesi è perchè si è fatto un grande sforzo, ma deve essere considerato un punto di partenza, la partita è ancora difficile e richiede il massimo impegno di tutti. La dura lezione della pandemia -ha avvertito Speranza – deve farci riflettere, il Sistema sanitario nazionale è la pietra più preziosa che abbiamo e per troppi anni è stata considerata un costo, ora dobbiamo dire con tutta la forza possibile che quel passato non tornerà mai più, il Ssn merita investimenti, risorse e cura. Dobbiamo prenderci cura come istituzioni di chi si prende cura di noi, in legge di bilancio stiamo provando a invertire la tendenza, questo anche grazie alle risorse del Pnrr. Il Ssn è la premessa per ogni ripartenza, noi volgiamo che l’Italia corra e sia uno dei paesi principali a livello globale per innovazione, sviluppo, crescita e benessere. Per farlo serve un Ssn di qualità, di eccellenza, radicato e capillare”.
Per la ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese “il governo ha saputo mantenere la barra dritta nel prendere decisioni così complicate, anche prima di altri paesi europei. Poi è arrivato il vaccino e non vedevamo l’ora di fare questa iniezione che ci faceva sentire più liberi, ora non vediamo l’ora di fare la terza dose”. La titolare del Viminale ha poi ricordato le manifestazioni no green pass che da settimane si susseguono sui vari territori: “si tratta di una percentuale rumorosa che crea problemi, abbiamo emanato una direttiva e non è stato semplice ma era doveroso procedere perchè serviva bilanciare diritti: quello a manifestare ma anche il diritto alla salute pubblica. Era quindi necessario considerando i molti sabati di fila di manifestazioni che hanno limitato il diritto alla mobilità, al lavoro e alla salute. Siamo stati anche criticati per l’uso di idranti ma era per tutelare il diritto al lavoro e non si poteva intervenire diversamente”, ha aggiunto. Il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, ha ricordato che le misure assunte in questi quasi due anni “hanno consentito di fronteggiare l’emergenza, abbiamo pagando comunque un prezzo altissimo, ma l’abbiamo fronteggiata efficacemente. Le misure sono state vissute dagli italiani con grande responsabilità e dignità, questo sforzo non può essere vanificato, dobbiamo continuare a lavorare secondo le indicazioni che le autorità sanitarie, governo e commissario stanno assumendo e assumeranno. Dobbiamo fare in modo che la libertà di ciascuno non vada a inficiare l’interesse collettivo e fare in modo che se ci sono comportamenti irresponsabili vengano sanzionati, perchè c’è in gioco l’interesse collettivo e la salute della comunità”, ha concluso Guerini.
(ITALPRESS).

Al Gemelli un progetto di banca del latte umano donato per i prematuri

ROMA (ITALPRESS) – Giocando con le assonanze, potrebbe chiamarsi ‘nel BLUD dipinto di blù’, nel ricordo della notissima canzone di Mimmo Modugno e quale auspicio di riuscire a far spiccare il volo ai neonati prematuri grazie al latte materno donato da altre madri. Un gesto di amore e solidarietà tra donne, a beneficio dei loro piccoli. E’ questo in breve il progetto della Banca del Latte Umano Donato, l’acronimo è BLUD, che al Policlinico Gemelli potrebbe vedere la luce già il prossimo anno.
‘Il concetto di banca del latte donato – spiega il professor Giovanni Vento, direttore della UOC di Neonatologia, Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS e Professore associato di Pediatria, Università Cattolica del Sacro Cuore, campus di Roma – è che il latte donato da una madre, può essere raccolto in una speciale ‘bancà, per essere poi somministrato on demand al figlio di un’altra donna. Obiettivo della nostra banca del latte umano donato sarà quello di offrire la miglior cura possibile ai piccoli nati pretermine al Gemellì.
“Il nostro progetto – continua – prevede una BLUD che ci renda autosufficienti, permettendoci di far fronte alla grande richiesta di latte materno, derivante dall’alto numero di neonati prematuri che nascono al Gemelli. Ma per farlo serve l’aiuto di tutti; è importante sensibilizzare alla cultura del dono e far capire l’importanza della donazione per questi piccoli pazienti. Genitin Onlus, l’Associazione dei Genitori per la Terapia Intensiva Neonatale, ci ha molto supportato in questo e in altri progetti. A loro va tutta la nostra gratitudinè.
La BLUD è un ‘pontè verso l’uso del latte materno ‘frescò, quello della propria madre. Spesso le mamme che partoriscono un neonato pretermine non riescono infatti a garantire da sole una produzione adeguata di latte e questo è il motivo per cui la BLUD è una preziosa risorsa per i neonati prematuri, che hanno bisogno di questo importante alimento, che ha per loro il valore di una medicina salvavita.
Se per il neonato in genere il latte rappresenta il nutrimento ideale, per i bimbi prematuri va considerato un vero e proprio supporto terapeutico, ma spesso le madri dei neonati che più ne avrebbero bisogno hanno difficoltà a fornirne quantità adeguate subito dopo il parto, anche perchè un bimbo del peso di 500-600 grammi non riesce ad attaccarsi al seno. Per il neonato pretermine il latte materno ‘frescò rappresenta la prima scelta, ma in alternativa va benissimo il latte di banca. Diverse aziende produttrici di latte artificiale e integratori – a sottolineare ulteriormente il valore del progetto – hanno manifestato interesse e disponibilità a sostenere la realizzazione di questo ‘sognò.
Perchè i benefici derivanti da un’alimentazione con latte materno sono davvero tanti. “A breve termine – spiega il professor Vento – i benefici sono la prevenzione dell’enterocolite necrotizzante e della sepsi, della broncodisplasia polmonare, della retinopatia della prematurità, una ridotta degenza ospedaliera, una migliore tolleranza alimentare. A lungo termine, i bimbi alimentati col latte materno hanno un minore rischio di disturbi cardiovascolari, migliori esiti neurologici, un miglior rendimento scolastico, un quoziente intellettivo più elevato”.
Il latte di banca verrà distribuito ai piccoli ricoverati presso la nostra Terapia Intensiva Neonatale: neonati altamente pretermine, neonati sottoposti a interventi chirurgici gastrointestinali nella fase di ri-alimentazione, neonati con malattie metaboliche, immunodeficienza o insufficienza renale cronica. La Banca del latte umano donato sarà una struttura che renderà disponibile l’utilizzo del latte anche per i neonati e i bambini degenti presso gli altri reparti ospedalieri pediatrici del Policlinico Gemelli. La costituzione di una Banca del latte al Gemelli seguirà le recenti e preziose raccomandazioni dell’AIBLUD (Associazione Italiana delle Banche del Latte Umano Donato) Onlus, in accordo con la SIN (Società Italiana di Neonatologia), che opera sempre nell’interesse del neonato, e soprattutto del neonato più fragile.
Chi sono i prematuri e quali sono le ricerche che la Fondazione Gemelli sta loro dedicando. I prematuri sono dei bimbi nati troppo presto. A volte davvero troppo, prima della trentesima settimana di gestazione. E il mondo li ricorda il 17 novembre con la Giornata Mondiale della Prematurità che tingerà di viola, colore della sensibilità e dell’eccezionalità, facciate di edifici pubblici e monumenti in segno di omaggio e per fare awareness.
Nel mondo nascono ogni anno circa 15 milioni di prematuri; in Italia circa 30 mila (l’8% di tutte le nascite). Al Gemelli i prematuri rappresentano circa il 13% di tutti i nati, essendo un centro di riferimento per le gravidanze a rischio.
Il Policlinico Gemelli ha molto da festeggiare in questa data, perchè ogni anno assiste con amore e dedizione centinaia di bimbi prematuri e super-prematuri. Lo scorso anno, in piena pandemia, i piccoli prematuri, assistiti presso la Terapia intensiva neonatale, il reparto di subintensiva e quello di patologia neonatale, sono stati circa 500; cento di loro, nati prima della trentesima settimana, pesavano meno di un chilo e mezzo (qualcuno appena mezzo chilo).
Tanti piccoli grandi progetti di vita che, per giungere a compimento, per abbracciare la vita da persone ‘completè, hanno bisogno di tante cure specializzate e multidisciplinari. E di tanta ricerca.
“Stiamo portando avanti il trial internazionale INREC-LISA per individuare la migliore tecnica di somministrazione del surfattante – racconta Vento -, una sostanza tensioattiva che serve a mantenere espansi i polmoni, evitandone il collasso. Uno dei grandi problemi dei prematuri è proprio l’insufficienza respiratoria e i possibili danni conseguenti alla ventilazione invasiva; riuscire a garantire una buona ossigenazione al piccolo, attraverso un supporto respiratorio il più ‘gentilè possibile (e la terapia con surfattante fa parte di questa strategia), consente di garantire una stabilità cardiocircolatoria, con ricadute positive sullo sviluppo di tutti gli organi, in particolare del sistema nervoso centrale, retina e intestino. Lo scorso anno abbiamo pubblicato su Lancet Respiratory Medicine i risultati del trial multicentrico italiano IN-REC-SUR-E e quello che andremo a fare è il prosieguo di questo studio che cercherà di individuare la via di somministrazione più efficace per questo farmaco”.
“Noi siamo il centro promotore e lo studio prevede di arruolare 600 neonati grandi prematuri. I costi sono altissimi e trattandosi di una ricerca indipendente, dobbiamo trovare i fondi per poterla supportare. Insieme alla professoressa Luciana Teofili – afferma il professor Vento – stiamo portando avanti anche il progetto BORN per la somministrazione di trasfusioni di sangue da cordone ombelicale. Infine – conclude il professor Vento – teniamo molto a cuore il progetto COMETA (Comunicare, Osservare, Modificare, Educare, Tracciare, Agire), finalizzato alla prevenzione delle infezioni ospedaliere neonatali, che vede la partecipazione di un team multidisciplinare formato da neonatologi, ostetrici, microbiologi, igienisti, infettivologi e Direzione Sanitaria. E’ un altro obiettivo molto importante perchè i neonati prematuri sono creature immunodepresse, forse le più immunodepresse per antonomasia. Si tratta di tre linee di ricerca fondamentali perchè si occupano dei vulnus principali di questi pazienti. Queste ricerche hanno dei costi difficilmente sostenibili, per questo abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti per realizzarle”.
(ITALPRESS).

Scaramuccia “Con i supercomputer cambia la ricerca medica”

ROMA (ITALPRESS) – “Nel periodo del coronavirus ci siamo resi conto come l’uso delle nuove tecnologie digitali possa essere di supporto all’erogazione delle cure. Lo abbiamo visto con la telemedicina o la prescrizione elettronica. Per tanti anni ne abbiamo discusso, poi improvvisamente sono diventate non solo utili ma fondamentali per erogare le cure in modo sicuro”. Lo ha detto Daniela Scaramuccia, responsabile del settore pubblico e sanità di Ibm, in un’intervista all’Italpress.
“Pensiamo – ha continuato – al green pass: è un esempio molto interessante perchè è stato sviluppato in tempi molto rapidi, funziona” e opera utilizzando “dati provenienti da fonti informative da enti diversi a livello locale e centrale. Questa, secondo me – ha aggiunto -, è una bella esperienza perchè consente di comprendere come, lavorando insieme, enti centrali, enti locali e istituzioni, con le tecnologie si possa semplificare la vita dei cittadini. Poi – ha proseguito – sono state già approvate le prime terapie digitali, ovvero software prescrivibili come una terapia, integrati in un percorso di cura e che hanno superato quei test di efficacia, qualità e sicurezza necessari per una terapia. In qualche modo il digitale già oggi è nella nostra vita”.
Una riflessione, poi, anche su “Marconi 100”, un “supercomputer di Cineca di Bologna”. “E’ il nono computer superpotente al mondo, il secondo per potenza in Europa ed è basato anche su tecnologie Ibm”, ha ricordato, parlando anche di alcune attività “su cui si è focalizzato il Marconi 100” anche durante la pandemia, per “simulare il comportamento tra la malattia e la molecola e sviluppare nuove terapie, utilizzando le migliori tecnologie di supercomputing, calcoli e intelligenza artificiale”.
Per Scaramuccia, “i supercomputer stanno cambiando in modo importante soprattutto come si fa la ricerca e lo sviluppo farmaceutico. Attraverso l’utilizzo dei supercalcolatori – ha evidenziato – si è in grado di simulare il comportamento delle molecole, simularne l’efficacia, la tossicità, riducendo i tempi dei test e i rischi di andare a testare farmaci fallimentari, abbassando il costo di produzione e aumentando l’equità di accesso alle cure”.
Sul fascicolo sanitario elettronico, “al momento la situazione è ancora molto eterogenea”. “Sicuramente – ha spiegato Scaramuccia – funziona come repository di informazioni. Però mi piace pensare al futuro soprattutto con la declinazione che ne ha dato il Pnrr: ha detto chiaramente che il fascicolo sanitario elettronico deve diventare la pietra angolare del sistema sanitario. Questo vuol dire fare in modo che sia alimentato con tutti i dati che il cittadino genera nelle sue interazioni con il servizio sanitario, sia pubblico che privato convenzionato, e che poi questi dati siano fruibili”. Può diventare, quindi, uno “strumento a supporto delle analisi delle informazioni e in questo l’intelligenza artificiale può consentire un grosso passo in avanti perchè permette – ha sottolineato – di fare elaborare in modo automatico testi in linguaggio naturale”.
(ITALPRESS).

Covid, Speranza “Sfida non risolta, un errore abbassare la guardia”

ROMA (ITALPRESS) – “Non vi è dubbio che siamo ancora dentro una sfida non risolta, come si vede analizzando in numeri che provengono dall’Europa ma anche da alcuni nostri territori. Siamo ancora dentro la sfida e sarebbe un grave errore abbassare la guardia”. Lo ha detto il ministro della Salute, Roberto Speranza, nel corso del convegno di FNOMCeO “Riflessioni sulla pandemia da Sars-Cov2. Il contributo del comparto difesa e sicurezza sulla mitigazione e nel contrasto”.
“Dobbiamo provare a leggere quelli che sono stati questi mesi, la mia opinione personale detta col massimo livello di umiltà è che il nostro Paese abbia retto e tenuto – ha sottolineato il ministro -. Le istituzioni democratiche a tutti i livelli hanno attraversato nel loro ambito una delle fasi più difficili della nostra storia e penso di poter dire che hanno saputo gestire una pandemia che ha messo tutti a grande prova”.
“Noi nel vaccino abbiamo trovato l’arma fondamentale per gestire questo passaggio, ma la memoria spesso è breve – ha aggiunto -. La verità della storia è che le prime iniezioni nel nostro paese sono state fatte il 27 dicembre, meno di 11 mesi fa, oggi l’Italia ha 92 milioni di dosi somministrate. Questo non sarebbe stato possibile se non ci fosse stato un grande paese impegnato con una straordinaria sintonia tra tutti i livelli istituzionali, un risultato che dobbiamo rivendicare”.
(ITALPRESS).

Covid, 7.698 nuovi casi e 74 decessi in 24 ore

ROMA (ITALPRESS) – Nuovo balzo dei contagi in Italia. Dalla lettura dei dati del tradizionale bollettino del ministero della Salute, i nuovi positivi sono 7.698, in crescita rispetto ai 5.144 registrati nelle 24 ore precedenti. A crescere significativamente sono i decessi, 74. I guariti sono 5.220, mentre gli attualmente positivi si incrementano di 2.521 a 123.396.
Sono 684.710 i tamponi processati, dato che determina un tasso di positività pari all’1,12%. Per quanto riguarda i ricoveri nei reparti ordinari sono 3.970 (+162), mentre in terapia intensiva i pazienti sono 481 (+6) con 41 nuovi ingressi. In isolamento domiciliare vi sono 110.945 persone. Per quanto riguarda le regioni, quella dove si registra un incremento maggiore è la Lombardia (1.409), seguita da Veneto (1.278), e Lazio (827).
(ITALPRESS).

Recupero liste d’attesa, Cimo-Lab “Poca trasparenza su uso risorse”

ROMA (ITALPRESS) – Con Legge 126 del 13 ottobre 2020 (ex dlgs 104/2020) lo Stato ha distribuito alle regioni 478.218.772 euro allo scopo di ridurre le liste di attesa per le prestazioni di ricovero, di specialistica ambulatoriale e di screening non erogate ai cittadini, stante l’emergenza pandemica da Covid. L’utilizzo di tali risorse è stato prorogato al 31 dicembre 2021 e, attualmente, rientra nelle disponibilità delle regioni e, quindi, delle aziende, per retribuire il personale medico e non medico, sotto forma di prestazioni aggiuntive, inclusa l’attività chirurgica. Come sono state utilizzate queste risorse? Hanno sortito l’effetto desiderato? I professionisti sono stati coinvolti? Per rispondere a queste domande, il coordinamento CIMO-LAB ho condotto un’indagine conoscitiva tra i 20 segretari regionali CIMO ed ha accertato che solo il 20% degli stessi è a conoscenza dell’entità residua di tali risorse; che solo il 35% delle aziende riconosce al personale sanitario la tariffa oraria prevista dalla Legge e il 15% delle stesse, applica la norma in maniera non conforme.
“Senza voler entrare nel merito delle scelte aziendali – dichiara Cristina Cenci responsabile del coordinamento – dalla nostra indagine emerge, tuttavia, con chiarezza, l’assenza di trasparenza e informazione sul corretto utilizzo delle risorse, proprio mentre si alza il grido d’allarme dei cittadini e delle associazioni, per i lunghi tempi di attesa delle prestazioni specialistiche ambulatoriali e chirurgiche, stante il mancato aumento dell’offerta sanitaria”.
“Ancora una volta si ha la percezione che le lungaggini burocratiche impediscano il concreto raggiungimento degli obiettivi di Governo – commenta Guido Quici, presidente della Federazione CIMO-FESMED – tanto che, per alcune regioni, le attività sanitarie aggiuntive, sono state avviate nel corrente mese di novembre, il che impedisce di fatto, il completo utilizzo dei fondi”.
“Non vorremmo, a questo punto, che a qualche decisore politico “illuminato” venga nuovamente l’idea di fronteggiare il problema delle liste d’attesa bloccando l’attività libero professionale del medico, provvedimento del tutto influente e demagogico, ma chiaro segnale di non voler utilizzare queste risorse per aiutare i cittadini”, conclude Quici.
E’ intenzione, quindi, della Federazione CIMO-FESMED, di chiedere accesso agli atti presso le singole regioni/aziende, per conoscere le modalità di assegnazione e gli eventuali residui, anche in considerazione del fatto che occorre definire una ulteriore proroga, per consentire il pieno utilizzo delle risorse, a favore di chi attende da troppo tempo.
(ITALPRESS).

Nomisma-Egualia “Serve cura da cavallo per il reshoring farmaceutico”

ROMA (ITALPRESS) – L’Italia sta per festeggiare una crescita del PIL del 6% ma sulle più rosee prospettive di crescita pesano come un macigno la carenza di materie prime e i colli di bottiglia nelle catene del valore, che coinvolgono tutti i comparti produttivi. E proprio sulla catena del valore e sulla scarsità di principi attivi e materie prime farmaceutiche ha acceso i riflettori l’edizione 2021 dell’«Osservatorio sul sistema dei farmaci generici», realizzato dalla Società di studi economici Nomisma per Egualia (già Assogenerici), presentato a Roma con la partecipazione di Giovanni Tria (consigliere del ministro dello Sviluppo Economico), Alessandro D’Arpino (vicepresidente SIFO), Salvatore Torrisi (presidente FARE).
Sotto la lente gli esiti delle delocalizzazioni finora percepite come un vantaggio sia in Italia che in Europa: dopo essersi impoverita per decenni delle lavorazioni primarie a basso valore aggiunto, lasciate ai Paesi emergenti, per concentrarsi sugli anelli finali, più ricchi di marginalità, l’UE è costretta a correre ai ripari a fronte di situazioni limite di quasi scarsità.
«Il controllo delle nuove materie prime e delle produzioni primarie da parte dei Paesi asiatici è diventata ormai un’arma di competizione letale – ha spiegato Lucio Poma, chief economist di Nomisma e coordinatore scientifico dello studio -. Per questo uno degli obiettivi primari della nuova Pharmaceutical Strategy europea punta a diversificare le catene di produzione e di approvvigionamento, promuovendo gli investimenti produttivi all’interno dell’Unione».
Nel breve termine – sottolinea l’analisi Nomisma – le strategie per ridurre i colli di bottiglia in tema di principi attivi e materie prime farmaceutiche sono principalmente due: moltiplicare le fonti di approvvigionamento – operazione difficile vista la concentrazione geografica dei fornitori nei Paesi asiatici – oppure – soluzione più radicale e strutturale – internalizzare alcune fasi della catena fino al raggiungimento di un livello accettabile di autosufficienza strategica. Ma c’è reshoring e reshoring.
«I prezzi dei principi attivi variano da pochi euro al chilo a migliaia di volte quel valore. Se il principio attivo ha un valore molto elevato sarà possibile produrlo, in regime di completa concorrenza, anche in Italia; per i principi attivi di scarso valore unitario il discorso è diverso – ha spiegato ancora Poma -. Le dimensioni minime efficienti sono enormi, come importante è l’asimmetria tra Asia e Ue sui costi del lavoro. Senza aiuti di stato all’impresa o meccanismi di controllo della domanda, assieme a politiche di acquisto più sostenibili nel tempo, difficilmente potrà nascere una impresa di dimensioni tali da poter competere contro i colossi asiatici».
Le soluzioni prospettate dallo studio rappresentano la sintesi di quanto emerso nelle interviste dirette ad imprese con interessi e organizzazioni differenti: imprese di sola produzione, imprese distributrici e imprese con business misto; alcune di proprietà italiana, altre multinazionali con sede in Europa, Stati Uniti, India e Israele, ma con siti produttivi o commerciali in Italia.
«Serve una azione nazionale ed europea indifferibile e radicale – argomenta Nomisma -. Una proposta concreta è quella di estendere la durata del Temporary Framework sugli aiuti di Stato, concesso per la lotta alla pandemia, bel oltre l’attuale limite, per disporre di un lasso temporale adeguato all’implementazione di azioni strutturali di medio termine, estendendo anche le scadenze previste per il completamento dei progetti, prevedendo almeno 3-5 anni, periodo medio necessario per qualunque investimento nel settore, e rimuovendo il limite degli aiuti, oggi erogabili solo per i prodotti rilevanti per il Covid».
Ancora più impegnativa la “cura” necessaria per incentivare il reshoring per la produzione in Italia di principi attivi farmaceutici scaduti di brevetto: «Per avviare un polo competitivo europeo bisogna agire sia sull’offerta che sulla domanda: servono aiuti diretti alle imprese, anche sotto forma di sovvenzione – in fase d’avvio – per colmare il gap tra costi di produzione e bassi prezzi internazionali – spiega Nomisma – e va orientata parte della domanda pubblica sui farmaci che utilizzano i principi attivi prodotti nell’UE. La carenza delle materie prime sarà il nodo fondamentale dei sistemi produttivi mondiali almeno per il prossimo quinquennio. E ogni mese che scorre espone le nostre linee produttive ad un rischio crescente di fermo impianti».
Tema del secondo focus sviluppato dall’Osservatorio Nomisma, le gare pubbliche ospedaliere, che porta in primo piano anche la questione spinosa della stima dei fabbisogni che vede le Regioni italiane decisamente impreparate.
«Il tema del calcolo impreciso dei fabbisogni riguarda in media l’intero ambito nazionale – riferisce lo studio -. Nella maggior parte dei casi la stima viene effettuata sulla base dello storico degli anni precedenti, spesso ricostruito a partire da flussi informativi sui consumi poco strutturati a livello di rete».
Il disallineamento rispetto agli ordinativi effettivamente avanzati si traduce in danni elevati per le imprese (costi organizzativi, di stoccaggio, riduzione della capacità di risposta rapida alla domanda ecc.) disincentivando ulteriormente la partecipazione alle gare da parte delle imprese, fenomeno reso già grave dalle gare basate sul solo ribasso di prezzo, che ad alcuni anni dalla scadenza del brevetto conducono ad un progressivo assottigliamento della concorrenza (il numero di imprese che partecipano si riduce drasticamente così come aumentano i lotti andati deserti).
Tra le soluzioni proposte meno discrezionalità delle stazioni appaltanti, più uniformità dei procedimenti, sburocratizzazione e diminuzione degli oneri per le imprese. Ecco le proposte nel dettaglio: creare un algoritmo previsionale a livello nazionale, utilizzabile e personalizzabile dalle diverse regioni, in grado di sistematizzare i dati di consumo con i profili epidemiologici, attuali e prospettici, della popolazione; valutare congiuntamente fattori di prezzo assieme ad elementi qualitativi che aggiungano valore, misurabile, all’offerta in base alle categorie di farmaci (disponibilità di dosaggi; eventuali device per la somministrazione/trasporto; la disponibilità di più fonti di approvvigionamento, la maturità o meno della catena del valore del principio attivo, l’affidabilità del fornitore / rating d’impresa non discriminatorio); realizzare accordi quadro che permettano la compartecipazione di più imprese per l’aggiudicazione delle forniture, salvaguardando la presenza di più operatori sul mercato e mitigando i rischi di interruzione di approvvigionamento dei prodotti; prevedere l’obbligatorietà di riaprire il confronto competitivo tra le imprese all’ingresso del primo equivalente sul mercato (come accade sui biosimilari), invece di contrattare unicamente con l’originator allineamenti di prezzo ai livelli più bassi vigenti; limitare il carico di documenti necessario per partecipare alla gara, lasciando al solo vincitore l’onere di presentazione della documentazione completa; fissare un tetto minimo oltre il quale l’ente appaltante non può scendere nella richiesta di ordinativo effettivo all’impresa.
Questi i principali dati di settore: il 75% degli equivalenti consumati a livello globale è prodotto in Europa; Germania e Italia si confermano come maggiori Paesi produttori di equivalenti; Imprese che generano un volume d’affari di 4,3 miliardi di euro (+8% medio annuo) ma indicatore EBITDA su Ricavi al 10.6%, inferiore ai livelli del 2014, segno della complessa sfida della sostenibilità delle imprese di equivalenti (stesso indicatore per le altre imprese farmaceutiche al 15,1% in crescita); le imprese associate ad Egualia registrano un impatto complessivo (effetto diretto, indiretto e indotto) pari a circa 8 miliardi di euro in valore produzione e oltre 39 mila occupati.
(ITALPRESS).

Tumore al seno, possibili nuove molecole per trattamenti più efficaci

ROMA (ITALPRESS) – Il tumore al seno è tra i più frequenti nelle donne. Contro questo tumore disponiamo oggi di terapie efficaci che però non sono ancora in grado di risolvere tutti i casi. Oggi per questo tumore è diventato possibile progettare farmaci più selettivi ed efficaci, anche grazie alle simulazioni numeriche. Lo confermano i risultati di una ricerca dell’Istituto officina dei materiali del Consiglio nazionale delle ricerche di Trieste (Cnr-Iom), in collaborazione con l’Istituto nazionale dei tumori di Milano e l’Università di Bologna. I dati, pubblicati sull’European Journal of Medicinal Chemistry, sono stati ottenuti anche grazie al sostegno di Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro a un progetto, recentemente concluso, volto a identificare molecole adatte al trattamento di questo tumore. Nella ricerca condotta da Cnr-Iom è stato studiato in particolare il ruolo degli estrogeni.
“Questi ormoni sessuali femminili contribuiscono alla crescita cellulare e sono sintetizzati grazie anche alla catalisi da parte dell’enzima aromatasi. Una volta prodotti si legano al recettore estrogenico alfa (ERa), attivandolo e stimolando la proliferazione cellulare – spiega Alessandra Magistrato del Cnr-Iom -. Gli estrogeni svolgono funzioni di fondamentale importanza nello sviluppo dei caratteri sessuali femminili, nel ciclo mestruale, nel rimodellamento delle ossa e, legandosi a ERa, danno alle cellule l’ordine di crescere. Per questo, se prodotti in concentrazione troppo elevata, possono determinare una crescita cellulare anomala e indurre o peggiorare un tumore al seno”.
Contro questo tipo di tumore sono disponibili diversi farmaci che però possono indurre effetti collaterali; inoltre, dopo anni di somministrazione, in una percentuale di donne il tumore sviluppa resistenze che rendono le terapie inefficaci. “Alla base di questo fenomeno di resistenza ci sono alcune mutazioni somatiche, cioè piccole variazioni nel gene che codifica per ERa, che in seguito all’azione selettiva dei farmaci spesso somministrati per anni vengono selezionate e diventano predominanti. Scopo del progetto di ricerca è stato dunque colpire l’enzima che catalizza la produzione degli estrogeni e allo stesso tempo bloccarne il recettore, al fine di contrastare le mutazioni”, prosegue Magistrato.
Nello studio è stato identificato un gruppo di molecole a bersaglio multiplo, in grado di legare con buona affinità sia l’enzima aromatasi, sia il recettore ERa e di bloccare l’attività di entrambi. “Queste molecole sono quindi molto interessanti perchè da un lato dimostrano di colpire preferenzialmente le cellule malate e dall’altro lato sono capaci di colpire due bersagli importanti per un particolare tipo di tumore al seno, quello positivo al recettore degli estrogeni (ER+)”, conclude la ricercatrice del Cnr-Iom.
“Se da queste molecole si otterrà un farmaco, potrebbe essere possibile con un solo prodotto svolgere l’azione oggi indotta da due farmaci diversi, risolvendo allo stesso tempo i problemi posti dalla resistenza ed evitando infine alcuni effetti collaterali”, sottolinea.
Nella ricerca sono già state identificate alcune molecole, di cui è stata studiata la capacità di colpire i bersagli prescelti attraverso simulazioni al computer. In seguito le molecole sono state sintetizzate in laboratorio dai collaboratori dell’Università di Bologna e sono stati svolti esperimenti in cellule in coltura nei laboratori dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano. I risultati degli esperimenti hanno confermato quelli predetti dalle simulazioni informatiche. “E’ di particolare rilevanza la selettività delle molecole a doppia attività inibitoria rilevata qui all’Istituto, perchè esse contrastano la proliferazione delle cellule tumorali ma non di quelle sane. In questo modo si potrebbero eliminare gli effetti tossici”, conclude Nadia Zaffaroni, direttrice della struttura complessa di farmacologia molecolare dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano.
I risultati ottenuti dovranno ora essere ulteriormente messi alla prova con sperimentazioni di laboratorio, che se avranno successo apriranno la strada a un possibile studio clinico.
(ITALPRESS).