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Cure Palliative, l’esperienza del Gemelli accompagna pazienti e famiglie

ROMA (ITALPRESS) – Le cure palliative rappresentano la medicina che accompagna, quando non c’è più possibilità di guarigione; e sono preziose perchè rivestono i giorni di qualità, quando non si può più garantire il dono del tempo. E sono tante le novità che si profilano all’orizzonte in questo campo. Per questo, in occasione della Giornata Nazionale 2021, il servizio di Cure Palliative Intraospedaliere della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS ha organizzato un convegno per fare il punto della situazione e delineare le linee di tendenza future. Tutto è partito dalla legge 38 del 2010, la legge quadro sulle cure palliative, quella che ha sancito il diritto del cittadino ad accedere alle cure palliative e alla terapia del dolore nell’ambito dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). Cure palliative per qualunque età e per ogni tipo di patologia evolutiva oncologica e non. Da allora già tanto è stato fatto, almeno in alcune realtà come quella del Policlinico Gemelli. “Questo evento – afferma il dottor Christian Barillaro, Direttore della UOC Cure Palliative e Centrale di Continuità Assistenziale, Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS – rappresenta il punto di partenza e allo stesso tempo la sintesi di quello che abbiamo costruito in questi anni e dell’impegno della Fondazione Gemelli in questo settore. Ma vuole rappresentare anche un ideale trampolino di lancio verso qualcosa di più grande, verso un vero e proprio cambio di marcia nel settore delle cure palliative”.
“Le cure palliative – prosegue Barillaro – sono una vera e propria professione. L’attenzione ai sintomi emergenti nelle fasi avanzate di malattia alla presa in carico globale del paziente e della sua famiglia è una componente essenziale della cura del malato. Per questo le cure palliative sono un continuum, un vero e proprio processo di cura – e non certo la ‘fine delle curè – che si estende oltre la morte del paziente, aiutando i familiari a elaborare il lutto. Non ci si improvvisa palliativisti, perchè è una vera e propria professione con molti elementi di complessità. E’ dunque necessaria tanta formazione e tanta attenzione anche ad aspetti non marginali, quali ad esempio il touching (cioè a come si tocca il malato), all’approccio al paziente e alla sua famiglia, al saper dire e al saper fare. Serve la giusta competenza per approcciare questo tipo di pazienti”. E a riprova di quanto sia forte e impellente il bisogno di formazione in questo settore, a breve, forse già dal prossimo anno, in alcune università italiane verrà istituita la scuola di specializzazione in Medicina e cure palliative, grazie alla legge 77/2020. E il Gemelli si presenta a questo importante appuntamento con un curriculum di cure palliative intra-ospedaliere di tutto rispetto e con una serie di plus.
L’Università Cattolica del Sacro Cuore-Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS ha infatti una lunga tradizione nella formazione dei medici e del personale sanitario in cure palliative. A cominciare dal Master di secondo livello in Alta Formazione e qualificazione in Cure Palliative per Medici Specialisti, istituito nel 2012, seguito dal Master di primo livello in Cure palliative e terapia del dolore per le professioni sanitarie, avviato nel 2013. Più di recente, gli insegnamenti in Cure Palliative sono stati inseriti anche nel Corso Integrato di Oncologia e nel corso di laurea in Medicine & Surgery della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Cattolica. Importanti anche i volumi di attività della Fondazione Policlinico Gemelli. Dal 2016 opera presso il Gemelli un Servizio di Cure Palliative Intraospedaliere, che nell’ultimo anno ha effettuato oltre 1.500 consulenze dedicate. Un altro plus delle cure palliative offerte dal Policlinico Gemelli è quello della complessità: il servizio si occupa infatti di persone con malattie oncologiche e non, e copre tutte le fasce d’età, dalle cure palliative in utero a quelle dedicate al grande anziano. Un altro skill è rappresentato dall’hospice per le cure palliative perinatali, uno dei pochissimi in Italia. Fondamentale è anche l’impegno nella ricerca, con progetti dedicati a vari aspetti peculiari ed estesi alla tecno-assistenza e al tele-monitoraggio di pazienti con bisogni di cure palliative, che rappresenta il futuro anche in questo settore.
Il progetto Michaela è un ambulatorio di cure palliative precoci per donne con tumore al seno metastatico, seguite presso il servizio di Senologia del Gemelli. Si tratta di un progetto pilota relativo a un ambulatorio interprofessionale (medico palliativista, psicologo e breast nursing, cioè l’infermiera dedicata) che prende in carico precocemente e affianca la paziente in tutto il suo percorso di malattia, per evitare lo smarrimento assistenziale, attraverso tutti gli snodi del percorso. Attivato lo scorso maggio, ha già preso in carico una ventina di pazienti. Il progetto Cupiido (Cure Palliative Integrate Innovative per Donna Oncologica) è un progetto pilota che partirà il prossimo anno e riguarderà una popolazione di pazienti con carcinoma ovarico platino-resistente, che verranno seguite nel loro percorso di cura con gli strumenti più avanzati della tecno-assistenza (dall’infermiera virtuale, ai dispositivi per l’esame obiettivo a distanza che consentirà ai ginecologi oncologi e al team di cure palliative di monitorarle in maniera continuativa da casa). “L’impegno concreto da parte della nostra Facoltà di Medicina e chirurgia – afferma il professor Roberto Bernabei, Ordinario di Medicina Interna e Geriatria dell’Università Cattolica e direttore del Dipartimento Scienze dell’invecchiamento, neurologiche, ortopediche e della testa-collo della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS – è l’istituzione della cattedra di Medicina e Cure Palliative con l’auspicio di una successiva scuola di specializzazione. Questo ad adempiere la missione educativa dell’Università Cattolica di aiutare i giovani ad essere protagonisti di un futuro ricco di speranza”.
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Sanità, in Sardegna sesta tappa del congresso itinerante Fnopi

CAGLIARI (ITALPRESS) – In Sardegna c’è il Bed Manager perchè i posti letto siano utilizzati senza inappropriatezza e nel migliore dei modi, c’è il controllo dei farmaci nelle terapie neonatali per evitare errori di somministrazione e dati anche la natura del territorio, la tecnologia sviluppa controlli remoti dei dispositivi impiantabili come elettrostimolatori cardiaci e defibrillatori automatici impiantabili.
La Sardegna è Regione a statuto speciale e negli anni, pur essendo una Regione geograficamente vasta, registra una relazione bassa di infermieri rispetto ad altre Regioni. Secondo le stime FNOPI (che non tengono conto delle immissioni di personale per la pandemia in quanto assunto con contratti flessibili e quindi ancora precario), mancano 920 infermieri sul territorio e 855 negli ospedali.
Anche le retribuzioni di questi professionisti sono pressochè stabili negli ultimi dieci anni, passate da una media di circa 30mila euro nel 2009 a 32mila euro nel 2019 (ultimo anno rilevato dalla Ragioneria generale dello Stato), con una perdita a parità di potere di acquisto nell’ ordine di poco più 600 euro l’anno, quelle di altre Regioni che contro anche i 3mila euro.
Il Congresso itinerante della Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (FNOPI) fa la sua sesta tappa in Sardegna il 12 e 13 novembre.
Un congresso speciale anti-Covid, senza assembramenti, ma con i componenti del Comitato centrale della Federazione in viaggio con varie tappe che si concluderanno il prossimo 12 maggio – Giornata internazionale dell’infermiere 2022 – in Sicilia, limitando nel loro percorso al massimo e secondo le normative Covid gli assembramenti, verificando l’assenza di contagi e presentando in ogni occasione le buone pratiche e le eccellenze della professione infermieristica che, soprattutto sul territorio, hanno ammesso di affrontare l’assistenza, anche durante la pandemia, rimanendo sempre vicini ai cittadini e con l’unico obiettivo di soddisfare tutti i diversi bisogni di salute anche durante l’emergenza Covid.
Ovviamente non mancherà durante la tappa il confronto con le istituzioni: oltre a numerosi esponenti della politica locale che hanno garantito la loro presenza, dal presidente del Consiglio regionale Michele Pais al rettore dell’università degli studi di Sassari Gavino Mariotti.
In Sardegna sarà presentata anche un’altra novità: sarà inaugurato nel Comune di Villamassargia, il primo “Museo Internazionale dell’Arte Filatelica Infermieristica”, che intende documentare il percorso e l’impatto storico, grafico, artistico e culturale dei francobolli emessi e dedicati in tutti i continenti alla pratica infermieristica e al suo protagonista: il gesto assistenziale, universalmente riconosciuto per distinzione l’identità infermieristica da altre azioni di cura di altri professionisti della salute.
Gli esempi virtuosi di professionalità sull’isola saranno premiati dalla Federazione durante la tappa a Sassari del Congresso e verrà conferita una menzione speciale a Emergency che ha aperto per le persone indigenti ed escluse, per diverse ragioni, dall’accesso alle cure sportelli di orientamento sociosanitario dove offre gratuitamente a pazienti italiani e stranieri vulnerabili attività di educazione sanitaria e prevenzione, servizi per facilitare il loro accesso al Sistema sanitario nazionale e per conoscere i propri diritti.
A Sassari il Bed Management – un gruppo di infermieri con provata esperienza nell’ambito dell’attività dei ricoveri ospedalieri – ha lo scopo di individuare e realizzare idonei strumenti operativi in grado di migliorare la capacità di creare “disponibilità” in termini di posto letto, più rapidamente per l’organizzazione dei ricoveri intra ospedalieri e con un maggior livello di comfort e sicurezza per il paziente e all’Azienda ospedaliero universitaria è stato messo a punto un protocollo che ha analizzato tutte le cartelle cliniche del 2019 e le richieste di approvvigionamento dei farmaci inoltrate dall’unità operativa al servizio farmacia aziendale, generando una guida efficacissima per gli infermieri e tutti i componenti dell’equipe e, come previsto, ha uniformato i comportamenti riducendo le variabili collegate alla somministrazione di farmaci.
Il Servizio delle Professioni Infermieristiche ed Ostetriche Area Nord-ATS ha progettato e implementato un Percorso Clinico Assistenziale di Dimissione post ospedaliera (PCAD-COVID19) allo scopo di garantire la continuità assistenziale, con la definizione di un nuovo modello organizzativo strutturato in obiettivi, procedure, percorsi, criteri di inclusione ed esclusione dei pazienti, strutture, responsabilità.
Nell’Unità Operativa di Cardiologia del Presidio Ospedaliero “Nostra Signora di Bonaria” di San Gavino Monreale, poi, è stata avviata l’attività di monitoraggio remoto dei dispositivi cardiaci impiantabili. Il servizio è stato avviato con l’ausilio personale non dedicato -tre infermieri e due medici- che hanno portato avanti tale attività assistenziale a distanza, davvero “salvavita”.
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Covid, nuovi casi in crescita nelle ultime 24 ore

ROMA (ITALPRESS) – Sono 6.032 i nuovi casi di Covid-19 in Italia, rispetto ai 4.197 di ieri, a fronte di 645.689 tamponi effettuati che porta il tasso di positività allo 0,9%. E’ quanto si legge nel bollettino del ministero della Salute-Istituto Superiore di Sanità. Nelle ultime 24 ore sono stati 68 i decessi, in aumento rispetto ai 38 di ieri, che portano il totale di vittime da inizio pandemia a 132.491. Attualmente i positivi sono 100.205, 96.348 le persone in isolamento domiciliare. I ricoverati in ospedale con sintomi sono 3.436 (+74 persone rispetto a ieri) di cui 421 in terapia intensiva (+6 rispetto a ieri).
I dimessi/guariti sono 4.586.009 con un incremento di 4.613 unità nelle ultime 24 ore. La regione con il maggior numero di nuovi casi nelle ultime 24 ore è il Veneto (883), poi la Lombardia (849), il Lazio (773), la Sicilia (504).
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Cittadini “Bene indennità per il personale sanitario di emergenza”

ROMA (ITALPRESS) – “La proposta del ministro della Salute Speranza di un’indennità accessoria di 90 milioni alle retribuzioni di medici, infermieri e altri operatori sanitari impegnati nei pronto soccorso e nelle strutture di emergenza, è il segnale di un cambiamento reale della politica sanitaria del Governo, che va sostenuto in una prospettiva di miglioramento strutturale complessivo del Ssn”. Così Barbara Cittadini, presidente dell’Associazione italiana ospedalità privata.
“Ci aspettiamo che l’incentivo riguardi tutti coloro che operano in tale settore, sia nella componente di diritto pubblico che in quella di diritto privato del Ssn, valorizzando il contributo straordinario che questi operatori garantiscono ogni giorno alla salute della popolazione. Riconoscere l’impegno e le criticità che caratterizzano l’attività in tutte le strutture di emergenza che accolgono pazienti, garantendo loro un riscontro tempestivo ai bisogni di salute, è di estrema importanza e conferma una rinnovata attenzione verso il sistema nella sua interezza”, conclude Cittadini.
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Sanità, 4 proposte per cogliere le opportunità della digitalizzazione

ROMA (ITALPRESS) – “Permettere alla Sanità italiana di cogliere le opportunità offerte dalla digitalizzazione ed evolversi verso un sistema a valore aggiunto per i cittadini e per gli operatori della salute, con la volontà di supportare le Istituzioni nell’individuare le opportunità e le esigenze legate alla digitalizzazione della filiera sanitaria”. Questi gli obiettivi da raggiungere attraverso le quattro proposte in materia di telemedicina identificate dal Gruppo di Lavoro “Digital Health e Pharma” di Netcomm, guidato da Humanitas, Medtronic e MSD e presentate alla Camera dei Deputati alla presenza di Nicola Provenza, Intergruppo parlamentare cronicità, Francesco Gabbrielli, Direttore centro nazionale telemedicina, Roberto Liscia, Presidente Netcomm, Nicoletta Luppi, Presidente e Amministratore Delegato MSD Italia, Michele Perrino, Presidente e Amministratore Delegato Medtronic Italia S.p.A., Luciano Ravera, Amministratore Delegato Istituto Clinico Humanitas. La pandemia ha infatti accelerato il percorso di digitalizzazione della sanità, rendendo concrete delle prestazioni e dei servizi da remoto che fino a un anno fa erano considerati futuribili. Durante il periodo pandemico, i servizi digitali si sono dimostrati uno strumento essenziale per garantire la qualità della presa in carico e la tempestività dell’assistenza, favorendo l’azione sinergica tra professionisti sanitari con differenti specializzazioni e sviluppando l’assistenza domiciliare integrata.
Tuttavia, se da un lato le istituzioni hanno permesso il più velocemente possibile alle strutture e al personale sanitario di servirsi delle tecnologie necessarie per prendersi cura dei pazienti più fragili anche a distanza, dall’altro lato la necessità di affrontare tempestivamente e in emergenza le sfide poste dalla pandemia ha prodotto l’affermarsi di norme, pratiche e prestazioni poco coordinate tra le singole Regioni, producendo involontariamente iniquità e diseguaglianze difficili da contrastare in assenza di provvedimenti quadro. In tale contesto, Netcomm ha istituito il Gruppo di Lavoro “Digital Health e Pharma”, composto da Humanitas, Medtronic e MSD per supportare le Istituzioni nell’individuare le opportunità e le esigenze legate alla digitalizzazione della filiera sanitaria, mettendo a disposizione un pool di competenze ed esperienze altamente specializzate, che afferiscono ai tre ambiti strategici sui quali si snoda lo sviluppo della digitalizzazione della salute: l’ambito ospedaliero, il contesto farmaceutico e il settore delle tecnologie medicali. Secondo il Gruppo sono due gli ambiti centrali del percorso di digitalizzazione sui quali occorre agire per uno sviluppo efficace e di valore della sanità italiana: una gestione puntuale e interoperabile dei dati sanitari e un approccio strutturato e coeso alla telemedicina rispetto a tutti gli ambiti che concorrono al buon esito delle sue potenzialità.
In particolare, la visione e le proposte avanzate dal Gruppo in materia di telemedicina riguardano quattro ambiti: l’individuazione di standard nazionali, chiari e vincolanti per l’accreditamento degli strumenti utilizzabili per i servizi di telemedicina (quali ad esempio, l’integrazione del Fascicolo Sanitario Elettronico, le modalità e i formati di condivisione delle immagini e la certificazione medicale degli strumenti diagnostici utilizzati); una definizione delle prestazioni di telemedicina che possa garantire al personale sanitario un’adeguata suddivisione del tempo dedicato all’attività ambulatoriale, in presenza e da remoto, definendo anche i requisiti relativi all’erogabilità della prestazione anche al di fuori della sede fisica accreditata; un’adeguata formazione del personale sanitario in modo da sostenere e guidare la transizione digitale del settore sanitario; un puntuale studio della sostenibilità economica delle attività di telemedicina, che ne definisca delle specifiche tariffe in grado di tener conto degli investimenti necessari all’erogazione delle stesse. Secondo la visione del Gruppo, si tratta di quattro snodi fondamentali per valorizzare gli investimenti in telemedicina attualmente previsti dal PNRR, garantendo ai cittadini la possibilità di accedere alle migliori cure disponibili e al personale sanitario di usufruire dei supporti digitali per poter svolgere la propria attività in maniera sempre più efficace.
“Nella nostra esperienza di ospedale policlinico votato all’innovazione, la telemedicina è già oggi un servizio di valore per i pazienti e i loro caregivers. Questa rivoluzione è stata accelerata dalla pandemia, che ha visto Humanitas assistere i pazienti Covid continuando a garantire le cure ai pazienti oncologici del nostro grande Cancer Center. Ad oggi abbiamo effettuato alcune migliaia di televisite e prericoveri a distanza di cui il 25% per pazienti oncologici, molti con malattie rare. In pochi mesi abbiamo già formato all’utilizzo delle nuove tecnologie il 40% del personale sanitario delle aree più sensibili rispetto ai bisogni dei pazienti. Ora, in Italia, la grande sfida è quella della qualità: solo con indicatori e standard comuni le televisite saranno un servizio che agevola i pazienti garantendo la stessa qualità clinica della visita in presenza”, ha detto Luciano Ravera, amministratore delegato IRCCS Istituto Clinico Humanitas e Humanitas San Pio X.
“L’industria farmaceutica è un player importante nell’attuale trasformazione digitale e una sfida che si sta imponendo all’intera Pharma Industry è il superamento del concetto di Farmaco inteso come mero prodotto. Per questo motivo, è necessario approdare a una visione che non si concentri solo sul farmaco ma che punti i riflettori sull’intero patient journey, per essere sempre più vicino al paziente e alle sue esigenze. Per andare sempre più verso una medicina personalizzata, sarà necessario garantire una maggiore integrazione delle nuove tecnologie e, in particolare, dell’analisi dei dati (big data e analytics)”, ha sottolineato Nicoletta Luppi, Presidente e Amministratore Delegato di MSD Italia.
Per Roberto Liscia, Presidente di Netcomm l’evoluzione verso un sistema sanitario sempre più connesso e a valore aggiunto “è una priorità alla quale l’Italia deve tendere in maniera rapida ed efficace. Netcomm è orgogliosa di aver istituito un Gruppo di aziende di eccellenza, pronto a mettere a disposizione le sue competenze ed esperienze di alto livello per contribuire alla valorizzazione degli investimenti attualmente previsti dal PNRR e supportare concretamente l’evoluzione digitale del sistema italiano. Alla luce degli importanti ed imminenti investimenti previsti dal PNRR, riteniamo sia necessario istituire un tavolo pubblico-privato che garantisca un confronto fattivo e costante tra la filiera sanitaria e le Amministrazioni che si occuperanno dell’implementazione del Piano e che, a regime, possa contribuire all’innovazione digitale del sistema della salute nel nostro paese”, ha proseguito.
“Stiamo assistendo a una vera e propria trasformazione del sistema Salute in cui la tecnologia assume un ruolo fondamentale”, ha spiegato Michele Perrino, Presidente e AD Medtronic Italia e Strategic CardioVascular Leader Western Europe. “Le aziende che si occupano di innovazione tecnologica diventano partner importanti in questo processo di trasformazione attraverso un lavoro sinergico con tutti gli attori del Sistema, in grado di dare soluzioni concrete. La telemedicina è il mezzo per monitorare gli esiti e i costi e impostare modelli adatti a ottenere risultati migliori in relazione al denaro speso”, ha concluso.
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La testa umana è tonda grazie a un gene “architetto”

ROMA (ITALPRESS) – Ricercatori dell’Università Cattolica, campus di Roma – Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS hanno scoperto in un gene ‘architettò cruciale per dar forma allo scheletro (RUNX2) un meccanismo fondamentale per lo sviluppo del cranio arrotondato dell’uomo moderno, lasciandoci alle spalle la testa allungata più primitiva dei nostri cugini Neanderthal. Pubblicato sulla rivista Scientific Reports (del gruppo editoriale di Nature), lo studio è stato coordinato dalla professoressa Wanda Lattanzi della Sezione di Biologia Applicata del Dipartimento di Scienze della Vita e Sanità Pubblica della facoltà di Medicina e chirurgia, diretta dalla professoressa Ornella Parolini, e ha visto la partecipazione di un gruppo di giovani ricercatori tra i quali la dottoressa Lorena Di Pietro con un ruolo preminente, e la collaborazione con il professor Alessandro Arcovito della Sezione di Biochimica della Facoltà di Medicina e chirurgia.
La forma del cranio rappresenta uno dei principali tratti anatomici distintivi dell’uomo moderno rispetto alle specie di ominidi estinte: l’uomo moderno ha un cranio arrotondato, “globulare”, mentre l’uomo di Neanderthal, e probabilmente altre specie estinte a noi vicine, avevano un cranio più allungato. Si presume che queste differenze morfologiche rispecchino le variazioni nella crescita e nello sviluppo del cervello che hanno accompagnato l’evoluzione umana.
“E’ noto in biologia che il gene RUNX2 è fondamentale per dare avvio allo sviluppo dell’intero scheletro, compreso il cranio – spiega la professoressa Lattanzi -. Di recente il nostro gruppo, collaborando in uno studio multicentrico internazionale, ha scoperto nuove variazioni nella sequenza di questo gene (mutazioni) associate ad una malformazione congenita del cranio, le craniosinostosi (che consiste in una prematura ossificazione delle suture del cranio) che studiamo da diversi anni”.
Partendo dall’ipotesi che RUNX2 sia tra i geni che maggiormente si sono modificati durante l’evoluzione dall’uomo di Neanderthal all’uomo moderno, spiega l’esperta, “in questo studio abbiamo dimostrato che proprio le variazioni nella sua sequenza che si sono succedute nel corso dell’evoluzione hanno consentito lo sviluppo del cranio moderno, di pari passo con l’evoluzione del cervello di Homo sapiens”.
Per scoprirlo gli scienziati hanno confrontato i genomi degli ominidi estinti, le cui sequenze sono disponibili su database pubblici del Max Planck Institute in Germania, e analizzato le differenze della sequenza di RUNX2 negli ominidi primitivi e nel Sapiens. “Poi – racconta la professoressa Lattanzi – abbiamo verificato gli effetti biologici delle variazioni di RUNX2 presenti nel DNA dell’uomo moderno studiandone in laboratorio gli effetti sulla biologia di cellule staminali isolate da tessuto osseo del cranio umano”.
E’ emerso che la versione di RUNX2 presente nel nostro DNA è soggetta a regolazioni diverse durante la formazione dell’osso cranico, spiegando l’acquisizione della forma arrotondata tipica dell’uomo moderno.
“I risultati di questo studio – conclude – oltre a chiarire meccanismi biologici e di genetica dell’evoluzione, gettano le basi per innovazioni biotecnologiche basate sull’utilizzo del gene RUNX2 come bersaglio molecolare nel disegno di strategie personalizzate di terapia genica e medicina rigenerativa, per la correzione di difetti ossei e malformazioni craniofacciali associate”.
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Diabete, le nuove sfide dalla medicina territoriale alla sanità digitale

ROMA (ITALPRESS) – “Le persone con diabete e la sfida della gestione della cronicità: dalla medicina territoriale alla sanità digitale”. Questo il tema al centro di un incontro promosso in Senato in vista del 14 novembre, data in cui si celebra la Giornata nazionale del paziente diabetico, istituita nel 1991.
“Ci avviciniamo alla giornata nazionale del paziente diabetico, fondamentale per mettere al centro l’attenzione alle problematiche dei pazienti, la malattia li accompagna per sempre con tutte le problematiche connesse, si parla per questo di cronicità – ha detto Paola Boldrini, presidente della Commissione Sanità del Senato -. Questi pazienti hanno molte necessità, tra le prime quelle di avere una assistenza, una presa in carico il più presto possibile, facendo molta prevenzione. Fondamentale sarà il prossimo raggiungimento degli obiettivi, come prevede il Pnrr, ma già previsti anche nel piano nazionale per la cronicità, il diabete si sposa a quelle malattie croniche che dal loro esordio non lasciano più il paziente, quindi serve una gestione migliore, dal punto di vista della presa in carico, un aiuto anche da parte delle associazione, e un importante ruolo, fondamentale, del medico di famiglia”.
In Italia ci sono 3 milioni e mezzo di diabetici, di diabete si muore meno ma è una malattia che va gestita. “Il piano nazionale del diabete è stato recepito dalle Regioni ma poche hanno poi prodotto una legge”, ha spiegato Emilio Augusto Benini, presidente Fand, Associazione Italiana Diabetici, che ha aggiunto: “I pazienti cronici hanno bisogno di essere al centro del sistema nazionale, il territorio è fondamentale per poter curare i cronici dove si trovano. Un’occasione unica e rara è rappresentata dal Pnrr, piano che poi deve essere concretamente attuato”.
Per Silvestro Scotti, segretario generale nazionale Fimmg, Federazione Italiana Medici di Medicina Generale, “la situazione del paziente diabetico può essere paradigmatica per quanto riguarda la gestione della cronicità, e sarebbe l’ambito da cui partire immediatamente, serve una rete informatica che metta in relazione le informazioni e le azioni dei diabetologi con quella dei medici generali, che permetta in qualche modo di superare le dinamiche delle liste di attesa una riflessione particolare dovrebbe essere fatta anche sull’abolizione dei piani terapeutici per alcuni farmaci, visto che ad oggi molti pazienti risultano trattati con farmaci di seconda e terza scelta”.
Per i relatori il Sistema Sanitario Nazionale va riorganizzato, modernizzato, dopo tanti anni le esigenze sono cambiate, ci vuole una visione, una programmazione. “Siamo impegnati quotidianamente per migliorare la vita dei pazienti con diabete – ha concluso Morena Sangiovanni, presidente e amministratore delegato di Boehringer Italia -. Ci sono tanti problemi da risolvere, dobbiamo fare uno sforzo importante, da un centinaio di anni la nostra azienda è impegnata a trovare soluzioni terapeutiche per i malati cronici, più recentemente anche per il diabete che è la malattia cronica per eccellenza, non solo per la diffusione ma anche per la complessità di gestione e per complicanze. Nelle nostre corde c’è la ricerca e lo sviluppo, vogliamo lavorare sul miglioramento della vita dei pazienti diabetici”.
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Sanità, Quici “Le istituzioni ascoltino di più i medici”

ROMA (ITALPRESS) – “Facendo diagnosi e terapia sappiamo con
precisione quali sono i malanni dei pazienti ma conosciamo bene
anche i malanni del nostro Servizio sanitario nazionale. Allora ci chiediamo: per quale motivo non ci contattate e chiedete cosa ne pensiamo?”. Lo ha detto Guido Quici, presidente nazionale di Cimo-Fesmed (Coordinamento Italiano Medici Ospedalieri-Federazione Sindacale Medici Dirigenti), intervistato da Claudio Brachino per la rubrica “Primo Piano” dell’agenzia Italpress.
“Perchè non chiedono il nostro parere? Poi la politica farà quello che ritiene, ma” al momento “ci sentiamo ignorati del tutto”, ha aggiunto.
“Mi rendo conto che un’organizzazione sindacale di 18 mila medici ha un suo peso ma non ha la necessaria forza se non supportato dietro dai mass media e da chi condivide i nostri punti di vista”, ha poi evidenziato Quici. Però “ho un documento pronto – ha proseguito – e, quando vogliono, lo consegno al ministro e alle istituzioni perchè tecnicamente siamo in grado di dare il nostro apporto”.
Per il presidente di Cimo-Fesmed, “la sanità avrebbe bisogno di tre gambe: fondo sanitario nazionale, Pnrr e magari Mes. La politica ha detto che il Mes lo mettiamo da parte e utilizziamo le altre due gambe. Per la verità, però, una gamba è un pò sgangherata e l’altra ha un’artrosi ben consolidata. L’artrosi ce l’ha il fondo sanitario nazionale”, ha aggiunto. “Se nel fondo mettiamo il costo della siringa, del personale, dei farmaci e dell’ospedale – ha spiegato – e poi lo ripartiamo a livello regionale con modalità di distribuzione che andrebbero riviste, è chiaro che è come un rubinetto che perde acqua: alla fine esce una sola goccia contesa dal cittadino, che ha sempre meno servizi, e dai sanitari, che non hanno i diritti derivanti, per esempio, dalle norme contrattuali che sono inattuate. Si mette in competizione – ha sottolineato – il terminale, ovvero pazienti e sanitari, mentre a monte c’è una dispersione ma soprattutto un’insufficienza di risorse”.
Sul fronte della carenza di personale “siamo molto preoccupati perchè durante il periodo Covid è successo che oculisti siano dovuti andare urgentemente nei pronto soccorso perchè medici internisti e di pronto soccorso erano necessari nelle terapie subintensive, proprio perchè non c’erano medici”.
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