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A Venezia un vaporetto per promuovere la vaccinazione anti Covid

VENEZIA (ITALPRESS) – E’ partito da San Marco, in tarda mattinata, il viaggio inaugurale del vaporetto ACTV, interamente decorato e allestito con le immagini della campagna nazionale di promozione del vaccino anti Covid della FNOMCeO, la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, partita da Roma di concerto col Ministero della Salute. L’iniziativa è stata presentata proprio a bordo del vaporetto che ha percorso la tratta San Marco – Rialto. A fare gli onori di casa, assieme a Giovanni Leoni, vicepresidente FNOMCEO, Luca Scalabrin, presidente di ACTV ed Edgardo Contato, direttore generale ULSS 3, l’assessore alla Coesione Sociale del Comune di Venezia Simone Venturini che affianca il Sindaco Luigi Brugnaro nella gestione dell’emergenza Covid 19, lavorando sul fronte sanitario e sociale.
“Il battello allestito con le immagini e le frasi della FNOMCeO girerà per i canali per far passare al mondo che viene a visitare Venezia e ai Veneziani un messaggio sull’importanza del vaccino.
Ricordare a tutti che i vaccino è uno strumento straordinario per salvare le vite” – ha sottolineato Filippo Anelli, presidente FNOMCEO -. “Nel secolo scorso con il vaccino abbiamo eradicato una malattia che faceva 300 milioni di morti come il vaiolo e abbiamo azzerato la mortalità per difterite o poliomielite. L’efficacia del vaccino ci salva la vita e ci sconsente di riprendere le attività riportandoci a uno stato di normalità. Ringrazio il ministro Speranza per avere sostenuto questa campagna. Per parlare a quei cittadini che hanno dei dubbi e incentivare la terza dose per chi è già vaccinato, in modo che si riduca la circolazione del Covid 19. In questo momento con la terza dose c’è qualche difficoltà nella fase applicativa, perchè gli hub non sono così diffusi com’erano alla partenza della campagna. Una parte importante la svolgeranno i medici di famiglia. L’impegno di tutti – ha concluso Anelli – è spingere sulla terza dose perchè riduciamo l’inefficiacia del vaccino e la circolazione del virus”.
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Fnopi “Ocse conferma, servono più infermieri”

ROMA (ITALPRESS) – Guadagnano poco, lavorano molto (come si è stato evidente durante la pandemia) e hanno scarse possibilità di carriera per come sono organizzati oggi i servizi. Per di più, il basso numero di posti a disposizione negli atenei, pone l’Italia al quart’ultimo posto tra i paesi OCSE (vanno peggio solo Messico, Colombia e Lussemburgo, dove però, in quest’ultima nazione, gli infermieri sono già circa il doppio di quelli italiani rapportati a mille abitanti e guadagnano due volte e mezzo di più dei colleghi italiani). Il Rapporto Health at a Glance 2021 dell’OCSE insiste come gli altri anni: “Il ruolo chiave che svolgono nel fornire assistenza negli ospedali, nelle strutture di assistenza a lungo termine e nella comunità gli infermieri, è di nuovo evidenziato durante la pandemia di COVID-19” ma per l’OCSE in molti paesi ce ne sono troppo pochi per far fronte alla domanda di salute delle persone.
L’Italia è di poco migliorata rispetto agli anni precedenti: ora ne ha 6,2 per mille abitanti (‘solò 0,3 in più), ma la media OCSE è di 8,8 e ci sono paesi che vanno molto oltre questo rapporto (ad esempio sono 18 ogni mille abitanti in Svizzera e Norvegia, circa 13 in Germania, più di 11 in Francia e così via nei maggiori partner OCSE).
Gli infermieri sono più numerosi dei medici nella maggior parte dell’OCSE. In media, ci sono poco meno di tre infermieri per ogni medico (secondo gli standard internazionali). Il rapporto di infermieri per medico varia da circa un infermiere per medico in Colombia, Cile, Costa Rica, Messico e Turchia (ma l’Italia è a 1,5) a più di quattro in Giappone, Finlandia, Stati Uniti e Svizzera.
Nella maggior parte dei paesi, la crescita numerica di infermieri è stata trainata dal crescente numero di laureati in infermieristica. Le nazioni che ne hanno di più, li hanno reclutati e formati con una serie di misure per attirare più studenti nella formazione universitaria e trattenere più infermieri nella professione, migliorando le loro condizioni di lavoro, economiche, di posizione e carriera.
Health at a Glance 2021 fa anche il raffronto delle retribuzioni degli infermieri e peggio dell’Italia nella classifica dei guadagni vanno solo altre dieci nazioni sui 35 Paesi OCSE.
OCSE che comunque registra una media di retribuzioni in dollari Usa a parità di potere di acquisto di oltre 48mila l’anno, mentre gli infermieri italiani sono sotto questa media di circa 10mila e ci sono comunque 16 paesi tra cui quasi tutti i maggiori partner europei e internazionali (il 46% di quelli OCSE) dove le cifre annuali superano quelle della media, superando anche i 100mila dollari/anno.
“La ricetta dell’OCSE prima e durante la pandemia è quella che ormai da tempo ha la nostra Federazione: servono più infermieri, più formazione, specializzazioni e possibilità di carriera, retribuzioni all’altezza del tipo di lavoro richiesto”, commenta Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale ordini delle professioni infermieristiche (FNOPI).
Che aggiunge: “In questo senso è necessario che l’operazione sia impostata su basi solide, non di facciata, lasciando spazio poi a gerarchie ormai vecchie di anni. Basi che soprattutto mettano il professionista giusto al posto giusto e considerino obsolete, inutili e dannose scelte legate a vecchi stereotipi che ormai anche a livello internazionale, come dimostra anche l’OCSE, sono rifiutati”.
“Sia negli ospedali che sul territorio – prosegue – serve una corretta e misurata politica del personale in funzione delle vere esigenze, della sua formazione, della specializzazione (e non solo dei medici) e soprattutto dello sviluppo di meccanismi già sperimentati in molte Regioni con risultati positivi replicabili sul territorio nazionale”.
“La nostra professione – aggiunge – è una risorsa sulla quale il ministero della Salute e le Regioni possono e devono contare in un’ottica di maggior efficacia ed efficienza del sistema. Per questo la FNOPI, che rappresenta gli oltre 456mila infermieri presenti in Italia (ma ne mancano almeno 63mila), è disponibile a dibattere e concordare seriamente e realmente, anche con altre professioni, come organizzare i servizi a domicilio, sul territorio e in ospedale secondo canoni che privilegino l’appropriatezza, la tempestività e l’immediatezza delle prestazioni”.
“Governo, Regioni e Istituzioni – conclude Mangiacavalli – ascoltino le esigenze e seguano almeno le ricette portate avanti anche a livello internazionale”.
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I pazienti guariti dal Covid a maggior rischio depressione

MILANO (ITALPRESS) – I pazienti Covid-19 con livelli di infiammazione sistemica più alti sono quelli a maggior rischio di soffrire, nei mesi successivi alla guarigione, di depressione e di sindrome da stress post-traumatico (PTSD). Non solo, ma come in tutti i pazienti con questo tipo di disturbi psicopatologici, alla presenza dei sintomi clinici si associa spesso un’alterazione della connettività funzionale e di volume e microstruttura della materia grigia e della materia bianca, tutti parametri misurabili tramite tecniche di risonanza magnetica.
Sono questi i risultati di una ricerca condotta su 42 pazienti Covid-19 ricoverati presso l’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano. A firmare lo studio, pubblicato su Brain, Behavior, & Immunity – Health, è il gruppo di ricerca in Psichiatria e Psicobiologia Clinica del San Raffaele, diretto da Francesco Benedetti, medico psichiatra e professore associato presso l’Università Vita-Salute San Raffaele.
Lo studio sottolinea l’importanza di seguire con attenzione il decorso dei pazienti Covid-19 anche dopo la dimissione e conferma il fattore di rischio rappresentato da infezioni gravi – e dalle relative risposte infiammatore – nell’insorgenza di disturbi d’ansia e dell’umore.
I 42 pazienti oggetto dello studio sono stati ricoverati presso l’Ospedale San Raffale per polmonite Covid-19 durante la seconda ondata della pandemia – dall’autunno del 2020 – e sono stati seguiti per almeno tre mesi dopo le dimissioni, all’interno dell’ambulatorio dedicato al follow-up presso la sede di San Raffaele Turro. L’età media dei soggetti – di cui due terzi sono uomini – è 54 anni. Nessuno di loro aveva mai sofferto di depressione o disturbo da stress post-traumatico prima dell’infezione, nè aveva sofferto di lesioni cerebrali durante la fase acuta della polmonite.
Il gruppo di ricercatori del professor Benedetti aveva già descritto in precedenti studi la persistenza, fino a tre mesi dopo la dimissione, di sindromi ansiose e depressive nei pazienti guariti da forme gravi di Covid-19 e il legame tra queste sindromi e il livello di infiammazione sistemica rilevato nella fase acuta di malattia, quando i pazienti erano ancora ricoverati presso l’ospedale.
Anche in questo caso, nei 42 pazienti ricoverati è stato misurato l’SII, il cosiddetto indice sistemico di infiammazione, che misura tramite prelievo di sangue l’intensità della reazione infiammatoria prodotta dall’organismo per combattere l’infezione. Nei mesi successivi alla dimissione però, oltre alla valutazione psichiatrica – tramite test standardizzati – è stato aggiunto un nuovo elemento al quadro clinico di questi pazienti: grazie alle tecnologie presenti nel CERMAC – il Centro d’Eccellenza per la Risonanza Magnetica ad Alto Campo diretto dal prof. Andrea Falini, primario di Neuroradiologia – i ricercatori hanno potuto esaminare anche la connettività funzionale (il modo in cui diverse aree cerebrali comunicano tra loro), la struttura della materia bianca e il volume locale della materia grigia. Si tratta del primo studio di questo tipo a indagare le conseguenze psicopatologiche del Covid-19.
“I dati raccolti dallo studio dimostrano un’alterazione di tutti e tre questi parametri. In particolare si osserva una associazione sia del volume della materia grigia sia dell’integrità della materia bianca, a cui si aggiunge una ridotta connettività funzionale, con i sintomi presentati nel long-COVID e con la infiammazione durante la fase acuta della malattia – spiega Benedetti -. Questo è in linea con quanto si osserva nei pazienti con forme depressive endogene, come la depressione maggiore o il disturbo bipolare, a ulteriore dimostrazione che l’emergere di sintomi depressivi nei pazienti sopravvissuti alle forme iper-infiammatorie di Covid-19 non deve essere sottovalutato. E’ una condizione la cui durata andrà verificata nel tempo, e che potrebbe spiegare anche i problemi cognitivi che di regola accompagnano il long-COVID”.
Del resto, al di là del Covid-19, è noto da tempo che infezioni gravi – come quelle da influenza o da polmonite virale – possono precedere episodi di depressione maggiore. Il meccanismo causale alla base di questo “innesco” è ancora poco chiaro, ma l’indiziato numero uno è il sistema immunitario e in particolare la risposta infiammatoria scatenata per combattere l’infezione. A confermare questa ipotesi c’è anche il fatto che depressione e infiammazione sono strettamente legate tra loro: nei pazienti con disturbi dell’umore si riscontra spesso un basso ma persistente livello di infiammazione che non può essere spiegato da altre condizioni mediche.
“La pandemia Covid-19 ci sta permettendo di studiare il rapporto tra depressione e infiammazione come mai prima, e potrebbe aiutarci a comprendere di più di questa malattia. Allo stesso tempo, non solo ricerche come quella appena pubblicata, ma anche quanto già noto sul rapporto tra infezioni e disturbi dell’umore, dovrebbero farci tenere alta la guardia: le forme gravi di Covid-19 possono avere conseguenze a lungo termine anche dal punto di vista psichiatrico. Un motivo in più per vaccinarsi e una responsabilità per tutti noi che ci occupiamo di salute mentale”, conclude Benedetti.
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Covid, 7.891 nuovi casi e 60 decessi in 24 ore

ROMA (ITALPRESS) – Nuova crescita dei casi Covid in Italia. Dalla lettura del bollettino del Ministero della Salute si apprende che il numero dei nuovi contagiati è pari a 7.891, in crescita rispetto ai 6.032 segnati nelle 24 ore precedenti, nonostante il numero inferiore di tamponi processati, 487.618. Questo determina un tasso di positività in significativa crescita all’1,61%. Calano invece i decessi, 60 (-8).
Sul dato dei guariti si registra un numero di 5.319, crescono ancora gli attualmente positivi di 2.654 attestandosi su un totale di 102.859. Tra i dati in crescita anche se lievemente pure quello dei ricoveri nei reparti ordinari, 3.447 (+11) e delle terapie intensive, 423 (+2) con 34 nuovi ingressi. In isolamento domiciliare vi sono 98.989 persone. Sul numero dei nuovi positivi bisogna segnalare che la regione Liguria ha recuperato i dati non trasmessi nella scorsa settimana per problemi tecnici di natura informatica. In particolare, vengono segnalati complessivamente 431 nuovi positivi di cui 58 con data di prima positività il 4 novembre e 101 con data di prima positività compresa tra il 5 e il 7 novembre. Per quanto riguarda il dato regionale, la regione con il maggior numero di nuovi contagi è la Lombardia, che sfonda il muro dei 1000 casi con 1.073 nuovi positivi. Seguono Veneto (931) e Campania (814). (ITALPRESS).

Vaccino, Speranza “Dall’1 dicembre terza dose per 40-60enni”

ROMA (ITALPRESS) – “La terza dose la consideriamo strategica. E’ stato deciso di proseguire per fascia anagrafica, dal primo dicembre saranno chiamati al richiamo, alla terza dose, chi ha tra i 40 e i 60 anni. Facciamo un passo in avanti perchè la terza dose è un tassello importante nella lotta al Covid”. Ad annunciarlo alla Camera il ministro della Salute Roberto Speranza, rispondendo durante il question time all’interrogazione sulle categorie per cui prevedere la somministrazione in via prioritaria della terza dose del vaccino anti Covid-19.
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Fondazione Roche premia con 400 mila euro altri 8 ricercatori under 40

MONZA (ITALPRESS) – Il sostegno alla ricerca, oggi più che mai, deve essere la priorità per il nostro Paese, perchè come si è visto in questi quasi due anni di pandemia la ricerca e la scienza sono le uniche armi per portare avanti una vera ripresa e rendere il sistema salute sostenibile ed equamente accessibile.
Visione condivisa da Fondazione Roche che conferma l’impegno nel sostenere la ricerca indipendente e nel valorizzare il lavoro dei giovani ricercatori italiani, premiando con un finanziamento di 400 mila euro gli 8 ricercatori under 40 vincitori della quinta edizione del bando “Fondazione Roche per la ricerca indipendente” e lanciando la nuova edizione. I progetti vincitori, selezionati e valutati dal partner Springer Nature e annunciati oggi in Fondazione Giangiacomo Feltrinelli durante la cerimonia presentata da Laura Chimenti, ambiscono a migliorare la salute e il benessere dei pazienti in diverse aree ad alto bisogno.
Dal suo lancio ad oggi sono stati stanziati oltre 3 milioni di euro, ottenendo un crescente successo di pubblico: sono stati più di 2000 i progetti presentati e 48 quelli finora finanziati. I ricercatori vincitori premiati oggi, 6 ricercatrici e 2 ricercatori under 40, provengono da differenti istituti di ricerca italiani: Fondazione Istituto Italiano di Tecnologia (IIT), Fondazione Italiana Linfomi Onlus, Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS, Università del Piemonte Orientale, IRCCS Fondazione Mondino, Università degli Studi di Firenze e Università degli Studi di Milano. I vincitori si sono aggiudicati un finanziamento di 50.000 euro ciascuno per la realizzazione del proprio progetto in: oncologia, ematologia oncologica, malattie della coagulazione ereditarie, neuroscienze, reumatologia, malattie respiratorie, SARS-COV2 e rapporto medico-paziente.
Convinta che la promozione della collaborazione tra pubblico e privato sia in grado di fare la differenza per un approccio alla terapia medica sempre più personalizzato, la Fondazione ha confermato anche per l’edizione 2021 il finanziamento di altri 8 progetti di ricerca con grant del valore di 50 mila euro ciascuno, prevedendo però una revisione delle aree terapeutiche: alle tradizionali aree di oncologia, ematologia oncologica, neuroscienze, malattie ereditarie della coagulazione e SARS-COV2, si aggiungono due premi speciali, trasversali alle sei aree del bando e dedicati a temi di grandi attualità, quali digital health e medicina personalizzata (PHC).
Il progetto conferma l’impegno annunciato con il programma “La Roche che vorrei” che mira a garantire la massima trasparenza nell’interazione e nella collaborazione con la classe medica, le strutture ospedaliere e gli enti di ricerca, la Fondazione continua a garantire anche quest’anno l’imparzialità e la terzietà nel processo di valutazione e selezione dei progetti grazie alla collaborazione con il partner internazionale Springer Nature, leader nel mondo della ricerca e dell’educazione scientifica.
Come in passato, anche per la nuova edizione i progetti potranno essere promossi esclusivamente da Enti pubblici o privati italiani, senza scopo di lucro, e da IRCCS. Sarà possibile candidare i progetti in lingua inglese direttamente sul sito www.rocheperlaricerca.it da domani, 11 novembre, fino al prossimo 11 febbraio 2022. Si conferma l’attenzione verso i giovani, per cui è previsto che il responsabile del Progetto di Ricerca (PI, Principal Investigator) debba avere un’età inferiore a 40 anni. Anche quest’anno Fondazione Roche ha deciso di lasciare l’esclusiva titolarità di ogni invenzione o diritto generato nell’ambito del progetto di ricerca agli enti partecipanti, a conferma della volontà di sostenere la ricerca indipendente.
“La ricerca indipendente in Italia è da sempre al centro delle attività di Fondazione Roche – spiega Mariapia Garavaglia, Presidente di Fondazione Roche – perchè siamo certi che tenerla viva sia un valore enorme per il sistema salute. Oggi più che mai abbiamo bisogno della scienza per la ripresa del Paese, ma anche per continuare a cercare risposte in grado di migliorare la vita dei pazienti in tutti gli ambiti terapeutici. Bisogna quindi investire sui giovani ricercatori, creando percorsi formativi per coltivare i talenti nel nostro Paese e per contribuire allo sviluppo economico”.
“Springer Nature sa che la competizione per i finanziamenti è feroce, in particolare tra i ricercatori all’inizio della carriera. Ringraziamo vivamente la Fondazione Roche per l’impegno e gli investimenti continui nella ricerca indipendente in Italia – afferma Richard Hughes, Vice President, Publishing, Nature Research Partnerships Springer Nature – grazie ai quali abbiamo ancora una volta il privilegio e la responsabilità di valutare le proposte di ricerca che arriveranno grazie al lancio della sesta edizione del Bando. Attendiamo con ansia le nuove idee”.
La cerimonia di premiazione della quinta edizione è stata anche l’occasione per celebrare l’anniversario dei 125 anni del Gruppo Roche, raccontati attraverso le tappe delle principali scoperte scientifiche in una mostra allestita in Fondazione Giangiacomo Feltrinelli.
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Sanofi, premiati i vincitori del premio letterario “La parola che cura”

ROMA (ITALPRESS) – Sono stati proclamati a Palazzo Farnese, sede dell’Ambasciata di Francia in Italia, i vincitori della IX edizione del Premio Letterario Angelo Zanibelli, “La parola che cura”, il concorso promosso da Sanofi che mette al centro il valore della narrazione come strumento terapeutico e sociale, per sensibilizzare la comunità sui temi della sanità, della salute e della prevenzione.
Il Premio, nato nel 2013 in ricordo di Angelo Zanibelli, ha conseguito quest’anno il più alto tasso di partecipazione mai registrato, con ben 109 opere e 17 opere inedite iscritte alla competizione, consolidando il suo posizionamento come punto di riferimento in ambito sanitario e letterario.
La giuria, presieduta da Gianni Letta e composta da personalità di spicco del mondo della politica, della sanità, del giornalismo e della cultura, ha selezionato le Opere edite e inedite meritevoli di quest’anno.
Alla cerimonia ha preso parte il ministro della Salute Roberto Speranza, numerosi e prestigiosi rappresentanti delle istituzioni nazionali e regionali.
Ad aggiudicarsi il premio Opere edite di questa edizione sono “Il fuoco interiore” di Alberto Mantovani (ed. Mondadori) per la sezione Ricerca e sviluppo, “Io… sono stata amata” di Antonella Pieri (ed. Grafikamente) per la sezione Salute e innovazione e “La pancia lo sa” di Silvio Danese (ed. Sonzogno) per la sezione Prevenzione e Cronicità. I temi spaziano da quelli più legati alla salute e alla ricerca come il processo di infiammazione alla base di molte malattie e il ruolo di stomaco e intestino per il benessere psico fisico di ognuno di noi a temi della sfera più sociale come l’adozione e il delicato ruolo dei genitori.
Per quanto riguarda la categoria Opere inedite, tra le 17 candidate si è aggiudicato il premio “Tutta colpa dello stress” di Gabriele Colombini che racconta la sua storia con la sclerosi multipla, guadagnandosi la pubblicazione e la distribuzione dell’opera a cura della casa editrice Rizzoli.
Assoluta novità rispetto alle edizioni precedenti è stato il coinvolgimento della community di BookClub virtuali su Instragram, volta ad accogliere la crescente presenza sui social di nuove generazioni di lettori. Il concorso ha promosso il confronto sui social tra i giovani appassionati di libri grazie a due Bookgrammer d’eccezione come Marta Perego e Petunia Ollister che hanno ufficializzato durante la cerimonia la Menzione speciale assegnata dal pubblico di Instagram all’opera “L’eredità dei vivi” di Federica Sgaggio (ed. Marsilio) che è la storia di una donna, di una famiglia, ma anche la storia di una lotta per attraversare i cambiamenti, per godere dei propri diritti, per avere la vita che si desidera avere.
Durante la cerimonia di premiazione, è intervenuto Marcello Cattani, presidente e amministratore delegato di Sanofi. “In un contesto di ripresa dall’emergenza economico-sanitaria, il Premio di quest’anno rappresenta il naturale proseguimento del nostro costante impegno nel promuovere e valorizzare le tematiche legate alla salute e al benessere – ha detto Cattani -. La grande partecipazione riscontrata in questa edizione e il coinvolgimento delle nuove generazioni attraverso i Bookclub virtuali rappresentano un terreno fertile per sviluppare una rinnovata coscienza collettiva intorno al ruolo cruciale che rivestono attualmente i temi della salute e della cura delle persone”.
La Giuria del Premio ha poi voluto dedicare quest’anno un’attenzione speciale al mondo dell’infanzia particolarmente colpita dalla pandemia, assegnando due menzioni speciali nell’ambito delle opere edite a: “Covì il cattivissimo” di Maria Teresa Madia (ed. Pubblisfera), un racconto illustrato del coronavirus dedicato ai più piccoli e “Storie di incredibile felicità” di Daniela Fiore e Gabriele Manzo (ed. Infinito) che raccoglie le storie dei ragazzi nel reparto di Oncologia dell’ospedale Gemelli.
Come ogni anno la Giuria ha inoltre identificato e premiato il Personaggio dell’anno in ambito sanitario. Il premio quest’anno è stato assegnato al professor Francesco Vaia, direttore sanitario dell’Istituto Nazionale Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani di Roma, per l’incessante impegno mostrato nella lotta contro il Covid-19.
Il premio speciale “La parola che cura” è stato assegnato all’associazione nazionale Respiriamo Insieme per il progetto “Ho l’asma e faccio sport” per il suo impegno a rompere i pregiudizi del vivere con una patologia cronica ed invalidante come l’asma grave che limita il vivere quotidiano in qualsiasi ambiente lavorativo, scolastico e sportivo.
Il premio Giovani “Il valore del partenariato pubblico-privato” è stato assegnato a un giovane neolaureato in materie economico giuridiche per il suo elaborato. Il giovane avrà l’opportunità di svolgere uno stage di sei mesi presso la direzione Public Affairs di Sanofi e di lavorare in questo specifico ambito.
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Covid, dalla Commissione Ue contratto per un nuovo candidato vaccino

BRUXELLES (BELGIO) (ITALPRESS) – La Commissione europea ha approvato l’ottavo contratto con una società farmaceutica con l’obiettivo di acquistare il suo candidato vaccino contro la COVID-19. Il contratto con Valneva prevede che tutti gli Stati membri dell’UE possano acquistare quasi 27 milioni di dosi nel 2022, ma anche la possibilità che il vaccino sia adattato alle nuove varianti di ceppi virali e che gli Stati membri effettuino ulteriori ordini nel 2023 per acquistare fino a 33 milioni di vaccini in più.
Il contratto con Valneva arricchisce un portafoglio già ampio di vaccini da produrre in Europa di cui è stata assicurata la disponibilità, che comprende i contratti già firmati con AstraZeneca, Sanofi-GSK, Janssen Pharmaceutica NV, BioNtech-Pfizer, CureVac, Moderna e Novavax. “Questo portafoglio diversificato di vaccini garantirà che l’Europa sia ben preparata per la vaccinazione, una volta dimostrate la sicurezza e l’efficacia dei vaccini. Gli Stati membri potrebbero decidere di donare il vaccino ai paesi a reddito medio-basso o di ridistribuirlo ad altri paesi europei”, spiega la Commissione Europea in una nota.
“Il contratto prevede che il vaccino possa essere adattato alle nuove varianti. Il nostro ampio portafoglio di vaccini ci aiuterà a contrastare la COVID-19 e le sue varianti in Europa e altrove. La pandemia non è finita. Tutti coloro che possono dovrebbero vaccinarsi”, afferma la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.
Per Stella Kyriakides, commissaria europea per la Salute e la sicurezza alimentare, “la strategia dell’UE in materia di vaccini continua a funzionare anche ora che il numero dei casi di COVID-19 è purtroppo nuovamente in aumento in tutta l’UE. Il vaccino Valneva aggiungerà un’altra opzione al nostro ampio portafoglio, una volta che sarà stato considerato sicuro ed efficace dall’Agenzia europea per i medicinali. Continuiamo a sostenere gli Stati membri nelle loro campagne vaccinali e il messaggio non cambia: abbiate fiducia nella scienza e vaccinatevi, vaccinatevi, vaccinatevi”.
Valneva è una società europea di biotecnologie che sta sviluppando un vaccino a virus inattivato, a partire dal virus vivo sottoposto a inattivazione chimica. Si tratta di una tecnologia tradizionale nel campo dei vaccini, impiegata da 60-70 anni, che si basa su metodi consolidati e offre un elevato livello di sicurezza. La maggior parte dei vaccini antinfluenzali e molti vaccini per l’infanzia utilizzano questa tecnologia.
Questo vaccino rappresenta per ora l’unico candidato vaccino inattivato contro la COVID-19 che è usato nelle sperimentazioni cliniche in Europa.
La Commissione, con il sostegno degli Stati membri dell’UE, ha deciso di appoggiare questo vaccino “in base a una solida valutazione scientifica, alla tecnologia utilizzata, all’esperienza della società nello sviluppo di vaccini e alla sua capacità produttiva in grado di rifornire tutti gli Stati membri dell’UE”, conclude la nota.
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