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Farmacia presidio per cittadini, ora investire risorse Pnrr

ROMA (ITALPRESS) – Investire velocemente e al meglio le risorse del Pnrr sulla rete delle farmacie, punto essenziale di presidio sul territorio, che hanno saputo affrontare con forza e flessibilità il grande cambiamento causato dalla pandemia. Questo uno degli spunti emersi dal dibattito su “La sanità italiana e la continuità assistenziale ospedale territorio: i farmacisti e le farmacie nei nuovi modelli organizzativi e nel Piano Nazionale per la Ripresa e la Resilienza”, nell’ambito di “FarmacistaPiù”, VIII congresso dei farmacisti italiani. “La sfida è fare sì che i fondi del Pnrr vengano spesi nel migliore dei modi, e che tutti questi investimenti diano davvero una resa economica importante, nell’efficientamento della rete, della lotta agli sprechi”, ha evidenziato Andrea Mandelli Presidente Fofi (Federazione Ordini Farmacisti Italiani). “Nel momento in cui il Pnrr darà risorse abbiamo poco tempo per agire. E abbiamo bisogno di valorizzare le reti che esistono per fare le cose bene e in fretta. Dunque è importante valorizzare la rete che già esiste, come quella delle Farmacie. Inutile inventarsi le Case di Comunità che ancora non ci sono”, ha sottolineato ancora Mandelli.
Investire, dunque, su una rete ha un “ruolo strategico anche nella sanità del futuro. C’è bisogno di fare squadra, del contributo di tutti per modelli migliori ed efficaci, e in questo ruolo farmacie protagoniste”, ha sottolineato il sottosegretario alla Salute Andrea Costa, che ha auspicato “la volontà da parte di tutti di impegnare anche le risorse del Pnrr, una grande opportunità che credo ci debba vedere tutti protagonisti e partecipi, a condividere un percorso, costruire insieme una grande opportunità. Io credo che il potenziamento della medicina del territorio possa passare anche attraverso il potenziamento del ruolo delle farmacie, punto di riferimento per i cittadini in un rapporto di fiducia che deve rappresentare un patrimonio per la nostra comunità”. Una rete già esistente pronta, dunque, a guardare al futuro. “Le farmacie si sono adeguate in modo straordinariamente rapido, più di qualsiasi altro presidio sanitario nel corso della pandemia”, ha spiegato Marco Cossolo Presidente Federfarma, nel corso del suo intervento.
Adesso è necessario sfruttare al meglio il “digitale che è uno strumento, non una finalità, per cercare di avvicinare le cure ai cittadini, per comunicare con il paziente, ma anche per monitorare e seguire l’aderenza alla terapia che è il problema vero della spesa farmaceutica”. “Il ruolo prossimità territoriale si unisce alla prossimità digitale e le farmacie sono pioniere anche da questo punto di vista”, ha sottolineato Anna Lisa Mandorino, Segretaria Generale Cittadinanzattiva ed è dunque questo il “momento opportuno per discutere del nuovo ruolo del farmacista all’interno della ristrutturazione delle cure primarie”, ha aggiunto Nino Cartabellotta, Presidente Gimbe. Adesso c’è “una rete che studia, che è flessibile. La rete c’è, i professionisti ci sono, la struttura è pronta, resiliente, flessibile, quindi credo dobbiamo concentrarci affinchè le risorse vadano nella direzione giusta per lasciare ai nostri futuri cittadini una sanità che sia all’altezza di questa sfida”, l’auspicio di Mandelli. La pandemia ha insegnato che è “necessario un coordinamento sempre più forte, investire sull’organizzazione, sulla sanità di prossimità integrando farmacia, medico di base, facendo rete vera per combattere anche una futura malattia. Perchè se si può evitare l’ospedalizzazione è sempre meglio. La farmacia deve essere sempre di più punto di riferimento per la tutela della salute”, ha concluso Antonio Tajani, vicepresidente e coordinatore nazionale di Forza Italia, intervenuto al termine del panel.
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Vaccino, Speranza “Accelerare con i richiami, superate 2 milioni di terze dosi”

ROMA (ITALPRESS) – “In una fase di recrudescenza del virus come quella a cui stiamo assistendo a livello europeo in questo momento, è giusto accelerare sulla somministrazione dei richiami. Ieri sono state superate le 2 milioni di terze dosi somministrate”. Lo ha dichiarato il Ministro Speranza, intervenendo al convegno di diritto sanitario in corso a Milano.
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Covid, casi in crescita e positività a 1,2%

ROMA (ITALPRESS) – Un nuovo balzo dei contagi Covid in Italia. Dall’ultimo bollettino del ministero della Salute si evince che i nuovi positivi sono 6.764, in crescita rispetto ai 5.905 riscontrati ieri, con un numero di tamponi processati leggermente superiori a quelli effettuati nelle 24 ore precedenti, 543.414 e che produce un lieve innalzamento del tasso di positività all’1,24%. Calano al contrario i decessi, 51 (-8). I guariti sono 3.730, gli attualmente positivi registrano anche oggi una crescita, stavolta di 2.980 attestandosi su un numero complessivo pari a 90.356. A peggiorare sono anche i dati provenienti dagli ospedali. Si registra infatti una tendenza alla crescita nei reparti ordinari, con il numero dei degenti a 3.124 (+79), e dei ricoverati nelle terapie intensive a 395 (+12) con 37 nuovi ingressi. Sono 86.837 le persone in isolamento domiciliare. Dal punto di vista dei contagi sulle regioni, quella dove si registra l’incremento più sostenuto è la Lombardia (840), a seguire Veneto (792) e Campania (722).
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Per il rilancio della sanità fondamentale il ruolo del farmacista

ROMA (ITALPRESS) – La resilienza della sanità italiana, l’evoluzione professionale del farmacista e la funzione della farmacia per il rilancio della sanità, delle cure di prossimità e dei modelli assistenziali. Sono questi i temi dell’ottava edizione del Congresso FarmacistaPiù, che ha avviato i suoi lavori con un incontro di apertura, trasmesso anche in streaming.
“Stiamo attraversando un mare in tempesta – ha detto Andrea Mandelli, presidente della Federazione degli Ordini dei Farmacisti italiani (Fofi) -, quello della pandemia. Però abbiamo una rotta da percorrere, che porta il paese fuori dai guai e il farmacista a recitare un ruolo fondamentale all’interno della sanità”. Poi Mandelli ha illustrato alcuni punti e obiettivi ritenuti rilevanti in questo periodo. “A differenza del 2005 – ha sottolineato -, nella nostra cassetta adesso gli attrezzi ci sono. Ora tocca a noi e a voi. In questo momento abbiamo fatto lo strappo, i presidenti provinciali devono darci una mano a cucirlo”, ha detto spiegando che si tratta di uno “strappo positivo di evoluzione”. “Abbiamo davvero bisogno che insieme – ha aggiunto – si faccia sintesi e che tutti i colleghi capiscano che abbiamo tracciato un futuro che deve vederli protagonisti”.
“La pandemia ci ha insegnato – ha detto Giorgio Palù, presidente dell’Aifa – che abbiamo bisogno di farmaci. Come sappiamo, il vaccino non eradicherà l’infezione”, ha aggiunto Palù, spiegando che “ci sono 9 miliardi che vivono nel pianeta, quasi 3 miliardi di vaccinati”. “Pensare a una soluzione tipo vaiolo o peste bovina – ha spiegato – con il vaccino non sarà possibile: dobbiamo avere dei farmaci. E la pandemia ci ha insegnato che la salute pubblica va conservata, non è una spesa, è un investimento”. Per Palù “bisogna investire in ricerca e in virologia” e occorre anche “un chiaro investimento, come avvenne all’epoca dell’Aids, in patogenesi e ricerca di nuovi farmaci”.
“Oggi il farmacista, come il medico – ha aggiunto Palù -, è al centro delle cure in quanto orientato proprio per quelle che sono le esigenze della famiglia, del singolo individuo, della consulenza, nella sua farmacia ma anche nel suo laboratorio”.
Marco Cossolo presidente di Federfarma, si è soffermato anche sul Pnrr, ricordando che “il ruolo della farmacia è descritto nella missione 5. Questo vuol dire che è finanziato strutturalmente ma quello che fa la missione cinque lo fa anche nella missione sei”, ha affermato, parlando di farmacie rurali e quelle urbane.
“L’emergenza pandemica – ha sottolineato Luigi D’Ambrosio Lettieri – ha determinato una spinta energica sul processo di cambiamento, che non faccio fatica a considerare come processo di evoluzione della professione e del ruolo professionale della farmacia, intesa come presidio sociosanitario del territorio e direi – ha aggiunto – ‘hub’ sanitario del territorio dove convergono le competenze multidisciplinari dei team assistenziali”.
Al termine della sessione sono stati assegnati i premi Farmacistapiù. Il Premio allo Studio “Giacomo Leopardi” è sostenuto incondizionatamente da Egualia. “E’ un piacere poter partecipare alla premiazione di questi giovani che rappresentano il vostro futuro ma inevitabilmente anche il nostro futuro”, ha detto il presidente di Egualia, Enrique Hausermann. “Noi di Egualia – ha sottolineato Hausermann rispondendo alle parole di Andrea Mandelli – navighiamo con voi da sempre. In questa navigazione, siatene certi, Egualia è al vostro fianco”.
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Il latte materno stimola le difese anti Covid-19 dei neonati

ROMA (ITALPRESS) – La possibilità che una mamma positiva al SARS-CoV-2 al momento del parto trasferisca l’infezione al neonato è molto rara: lo ha dimostrato l’esperienza clinica di questi due anni di pandemia. Ma quali sono i meccanismi che difendono il neonato? E’ la domanda da cui sono partiti i ricercatori dell’Ospedale Pediatrico Gesù, che hanno promosso uno studio in collaborazione con il Policlinico Umberto I di Roma. Lo studio, pubblicato su JAMA Network Open, dimostra che grazie al latte delle madri, contagiate dal virus, questi neonati sono grado di sviluppare proprie difese immunitarie contro il Covid-19.
La ricerca appena pubblicata è stata promossa dall’Unità di ricerca Diagnostica Immunologica dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, nell’ambito della Medicina Multimodale di Laboratorio e dall’Unità Operativa Complessa di Neonatologia, Patologia e Terapia Intensiva Neonatale del Policlinico Umberto I. Lo studio ha riguardato 28 donne – e i loro neonati – che hanno partorito al Policlinico Umberto I nel periodo compreso tra novembre 2020 e maggio 2021.
Tutte le donne sono risultate positive SARS-CoV-2 al momento del parto in seguito al tampone effettuato per l’ingresso in ospedale, anche se molte di loro erano asintomatiche. Nessuna delle donne all’epoca era stata vaccinata contro il Covid-19. I ricercatori si sono posti l’obiettivo di accertare se e come questa condizione della madre al momento del parto influenzasse l’immunità del neonato.
In genere la mamma protegge il bambino nei primi giorni e mesi di vita con il trasferimento dei propri anticorpi attraverso la placenta. Si tratta di anticorpi (o immunoglobuline) di tipo IgG, prodotti in risposta ad infezioni o vaccinazioni e contenuti nel sangue materno. Questo meccanismo fornisce al neonato una protezione passiva consentendogli di utilizzare, in mancanza dei propri, gli anticorpi della mamma. Se la mamma allatta al seno, inoltre, trasferisce al bambino anche un altro tipo di anticorpi (IgA), detti mucosali, perchè prodotti dalle mucose del tratto respiratorio (oltre che dell’intestino) della mamma e perchè aiutano il neonato proprio contro le infezioni mucosali, come il raffreddore o l’influenza.
I ricercatori hanno studiato il funzionamento di questo meccanismo di protezione nel caso delle mamme positive al coronavirus nel momento del parto. Hanno cercato e misurato, quindi, la presenza di immunoglobuline specifiche contro il SARS-CoV-2 sia nel sangue e nel latte delle mamme, sia nel sangue e nella saliva nei neonati. E’ la saliva infatti che contiene gli anticorpi di tipo IgA che proteggono le mucose e che l’esperienza della pandemia ha dimostrato essere generalmente molto efficaci contro l’infezione da SARS-CoV-2. Le analisi sono state fatte a 48 ore dal parto e ripetute poi dopo due mesi.
I risultati delle analisi hanno dimostrato che nel sangue delle mamme gli anticorpi specifici per il virus erano presenti a due mesi dal parto, ma non a 48 ore. Un risultato prevedibile, perchè sappiamo che il sistema immunitario ha bisogno di due settimane di tempo per produrre le immunoglobuline IgG. Nel latte, invece, gli anticorpi specifici di tipo IgA erano presenti già a 48 ore dal parto, a dimostrazione che la risposta delle mucose per la produzione di anticorpi è più rapida di quella sistemica dell’organismo.
Coerentemente con questi risultati, i neonati non presentavano IgG specifiche per SARS-CoV-2 nel sangue nè a 48 ore (perchè la mamma non aveva potuto trasmetterle attraverso la placenta, in quanto ne era sprovvista prima del parto), nè a due mesi dalla nascita (perchè i bambini non erano stati attaccati dal virus e non si erano infettati). Nella saliva, invece, gli anticorpi mucosali contro il virus erano presenti non solo a 48 ore, ma anche a due mesi dal parto, però solo nei neonati allattati al seno: 17 contro 13 (tra di loro, due coppie di gemelli). E’ questo un primo risultato sorprendente, perchè nello stesso tempo la presenza di anticorpi nel latte delle madri risultava sensibilmente diminuita, non essendo più positive al coronavirus. Qualcosa nei bambini sembra andare oltre il meccanismo di mera protezione passiva.
A distanza di 48 ore, dunque, i bambini allattati al seno presentavano nella saliva anticorpi mucosali specifici contro il Covid-19 che gli altri neonati non presentavano. A distanza di due mesi, questi anticorpi continuavano ad essere presenti anche se le mamme avevano smesso di produrli. Per i ricercatori è la prova che il latte materno gioca un ruolo fondamentale non solo offrendo protezione passiva, cioè trasferendo al bambino gli anticorpi prodotti dalla madre, ma anche aiutandolo a produrre autonomamente le sue difese immunitarie.
Il meccanismo sembra essere simile a quello di un vaccino. Le IgA prodotte dalle madri contagiate si legano alla proteina Spike espressa sulla superficie del virus formando una molecola, chiamata immuno-complesso, che si trasferirà dalla mamma al neonato tramite l’allattamento. Il complesso IgA-Spike ereditato dalla madre si rivela immunogenico, cioè stimola il sistema immunitario a produrre anticorpi contro il SARS-COV-2, così che il neonato è in grado di produrre proprie IgA protettive.
“E’ la prima volta che viene dimostrato questo meccanismo – afferma la dottoressa Rita Carsetti, responsabile di Diagnostica di Immunologia al Bambino Gesù -. Adesso sappiamo come il latte materno può aiutare il bambino a sviluppare le proprie difese immunitarie. Il sistema potrebbe funzionare allo stesso modo per tanti altri agenti patogeni, che sono presenti nella madre durante l’allattamento”. Inoltre, “non esistono al momento vaccini per i neonati. Gli immuno-complessi potrebbero rappresentare un sistema di immunizzazione somministrabile per bocca, che potrebbe proteggere il bambino nei primi giorni di vita”. La ricerca, spiega Carsetti,”«verrà ora estesa e ampliata in due direzioni: da una parte le mamme che hanno ricevuto il vaccino contro il Covid-19 durante la gravidanza, dall’altra le infezioni diffuse come il Citomegalovirus e il Virus respiratorio sinciziale. Va ricordato che la vaccinazione in gravidanza rimane lo strumento più efficace per potenziare la capacità della madre di proteggere il neonato grazie agli anticorpi trasferiti attraverso la placenta”.
I risultati di questa ricerca sottolineano come “ogni sforzo deve essere prodotto dal punto di vista organizzativo e comunicativo per favorire il contatto tra mamma e neonato al fine di promuovere l’allattamento materno anche in situazioni estreme come l’infezione da SARS-Cov2”, dichiara il professor Gianluca Terrin, Direttore dell’Unità di Neonatologia del Policlinico Umberto I. La ricerca “è stata condotta in una dimensione di completa emergenza, nel corso della seconda e violenta ondata di diffusione del COVID-19” sottolinea Terrin, aggiungendo che “questi importanti risultati dimostrano come la grande risposta assistenziale del Policlinico Umberto I sia stata accompagnata dallo studio accurato dei fenomeni osservati, che ha condotto a significativi progressi scientifici riguardo la conoscenza dei meccanismi dello sviluppo della risposta immunitaria nelle prime epoche della vita che potrebbero avere risvolti anche in altre aree della pratica clinica”.
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Identificato un nuovo potenziale target terapeutico nella Sla

ROMA (ITALPRESS) – La Sla è una malattia del sistema nervoso caratterizzata dalla progressiva neuro-degenerazione delle cellule motoneuronali, per la quale non sono ancora state identificate cure mediche efficaci. A partire da una serie di investigazioni precedenti basate su indagini genomiche ad ampio spettro, un team di ricercatori dell’Istituto per la ricerca e l’innovazione biomedica (Irib) e dell’Istituto di biochimica e biologia cellulare (Ibbc) del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) ha rivelato la deregolazione del recettore CXCR2 nei neuroni corticali di un sottogruppo di pazienti affetti da Sla sporadica.
“Avvalendoci di due modelli sperimentali preclinici in vitro e in vivo, abbiamo studiato l’effetto della inibizione del CXCR2 mediante Reparixin. I risultati di queste ricerche indicano un’importante azione del farmaco nel prevenire la neurodegenerazione in vitro e nel migliorare la funzione neuromuscolare in vivo – spiega Sebastiano Cavallaro, dirigente di ricerca del Cnr-Irib, responsabile del Laboratorio di genomica a Catania -. Complessivamente quindi, CXCR2 potrebbe svolgere un ruolo patogenetico nella Sla e i dati fin qui ottenuti supportano il suo uso come bersaglio terapeutico”.
I risultati dello studio, coordinato assieme a Silvia Mandillo del Cnr-Ibbc, sono stati pubblicati sulla rivista Neurobiology of Disease. “Attraverso un’analisi genomica, abbiamo evidenziato che una stratificazione molecolare dei pazienti con Sla, insieme ad un’adeguata selezione e prioritizzazione dei potenziali bersagli farmacologici, potrebbe aiutare a definire strategie razionalmente progettate e su misura per il paziente. I risultati raggiunti rappresentano un primo passo verso una medicina personalizzata per le patologie complesse e multifattoriali a carico del sistema nervoso”, conclude Cavallaro. Al lavoro hanno contributo anche Eleonora Aronica dell’Università di Amsterdam e Fabio Mammano dell’Università di Padova.
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Speranza “Allarghiamo la terza dose ad altre fasce di età”

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ROMA (ITALPRESS) – “La terza dose in questo momento è fortemente raccomandata per gli over 60, a tutte le persone fragili e a tutti coloro che hanno fatto la dose unica del vaccino Johnson”. Lo ha detto il ministro della Salute, Roberto Speranza, in conferenza stampa. “La prossima settimana lavoreremo per allargare la terza dose anche ad altre fasce” ha aggiunto “dove si hanno più vaccinazione l’incidenza è più bassa”.
“Siamo all’83,6% di vaccinati con ciclo completo – afferma il commissario straordinario per l’emergenza Francesco Paolo Figliuolo – questo vuol dire circa 45 milioni di cittadini che hanno la copertura totale. Coloro che hanno fatto una prima dose sono 46,7 milioni, ovvero l’86,5% della platea. A questi possiamo sommare coloro che sono guariti e siamo intorno ai 600mila soggetti. Si tratta in totale dell’87,7% dei cittadini che in qualche modo hanno una qualche copertura”.
Franco Locatelli, coordinatore del Cts, ha ricordato “quanto detto dal ministro tedesco che ha parlato di pandemia dei non vaccinati. Il rischio di essere infettati e sviluppare una patologia grave è significativamente diverso tra chi è vaccinato e chi non non lo è”.
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Covid, incidenza in risalita e Rt raggiunge 1,15

ROMA (ITALPRESS) – L’incidenza settimanale dei casi di Covid a livello nazionale è in risalita: 53 per 100mila abitanti contro 46 per 100.000 abitanti della scorsa settimana. E’ quanto emerge dal monitoraggio della cabina di regia del ministero della Salute e Iss.
Nel periodo 13 ottobre – 26 ottobre 2021, l’Rt medio calcolato sui casi sintomatici è stato pari a 1,15 (range 0,93 – 1,28), in aumento rispetto alla settimana precedente e al di sopra della soglia epidemica. E’ stabile e sopra la soglia epidemica, l’indice di trasmissibilità basato sui casi con ricovero ospedaliero. Si ritiene che le stime di Rt siano poco sensibili al recente aumento del numero di tamponi effettuati, poichè tali stime sono basate sui soli casi sintomatici e/o ospedalizzati.
Il tasso di occupazione in terapia intensiva è al 4,0% contro il 3,7%.
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