ROMA (ITALPRESS) – Casi Covid in crescita nel nostro Paese. Dalla lettura del bollettino del ministero della Salute si evince che i nuovi positivi sono 4.054, in aumento rispetto ai 2.535 registrati nelle 24 ore precedenti a fronte però di quasi il triplo dei tamponi processati, 639.745 che fa tornare il tasso di positività sotto l’1%, esattamente allo 0,63%. Crescono pure i decessi, 48, rispetto ai 30 di ieri. I guariti sono 3.613, gli attualmente positivi crescono di 392 unità, raggiungendo un totale di 75.046. Sul fronte ospedaliero, aumentano i ricoveri nei reparti ordinari, con 2.604 degenti ospitati (+25), mentre 341 si trovano in terapia intensiva (+3) con 37 nuovi ingressi. In isolamento domiciliare vi sono 72.101 persone. La Lombardia è la prima regione per numero di contagi (498), seguita da Sicilia (484) e Veneto (475).
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Covid, nuovi casi in crescita ma tasso positività allo 0,6%
Al Gemelli impiantata retina bionica a non vedente, 1^ volta in Italia
ROMA (ITALPRESS) – Impiantata per la prima volta in Italia a un settantenne non vedente una retina artificiale di ultima generazione. L’intervento, effettuato dal professor Stanislao Rizzo, direttore della UOC Oculistica della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS e Ordinario di Clinica Oculistica all’Università Cattolica campus di Roma, è durato appena due ore. Al risveglio il paziente, affetto da una grave forma di retinite pigmentosa che aveva causato la perdita della vista, era già in grado di percepire la luce. Il professor Rizzo è stato un pioniere negli impianti di retina artificiale: nel 2011 fu infatti il primo a impiegare l’Argus, la prima protesi retinica utilizzata in un paziente non vedente.
“Siamo davvero felici di iniziare questa nuova esperienza – commenta il professor Rizzo – che è frutto di un lavoro di squadra, per il quale ringrazio tutto il mio team, fatto di persone appassionate ed entusiaste. Questa nuova retina artificiale dovrebbe assicurarci risultati migliori rispetto alle precedenti, essendo dotata di più di 400 elettrodi, molti più dell’Argus che ne possedeva 60. L’idea di restituire anche solo una parvenza di vista a persone che vivono da anni al buio, è il sogno di qualunque medico. Il paziente operato vede già la luce e questo è davvero incredibile. La retina artificiale per ora è indicata solo per pazienti affetti da retinite pigmentosa (patologia che colpisce circa 150 mila italiani) negli stadi più avanzati di malattia, cioè persone che hanno perso completamente la vista da entrambi gli occhi, una condizione che interessa circa 1.000-1.500 italiani. I criteri di selezione per entrare in questo trial sperimentale sono per ora molto severi e restrittivi”.
La nuova retina artificiale (NR600) è stata messa a punto dalla start up Nano Retina, che ha il suo quartier generale a Herzliya, la ‘Silicon Valley’ israeliana, nei pressi di Tel Aviv. Quello effettuato al Gemelli è il sesto impianto (il primo in Italia) nell’uomo del nuovo device, dopo quelli effettuati lo scorso anno in Israele e in Belgio (i pazienti operati finora hanno un’età dai 59 agli 81 anni). In Europa viene sperimentato all’interno di uno studio clinico multicentrico, che coinvolgerà una ventina di pazienti, mirato a ottenere l’approvazione CE di questa innovativa protesi retinica.
Questo gioiello high-tech è frutto di oltre un decennio di ricerche. L’impianto, grande come la punta di una matita (5 mm di diametro x 1 mm di spessore), viene posizionato da un super esperto in chirurgia retinica sopra la superficie della retina e gli elettrodi tridimensionali dei quali è composto, penetrano tra le cellule retiniche, andando a prendere il posto dei fotorecettori (le cellule specializzate che permettono di ‘vederè) e attivando con i loro impulsi le cellule ganglionari, che trasmettono l’informazione al cervello, facendola viaggiare lungo le vie ottiche.
Per attivare i micro-elettrodi 3D, il paziente deve indossare degli speciali occhiali che inviano al device un raggio infrarosso, che provvede ad alimentarlo, attraverso di un minuscolo impianto fotovoltaico (due cellule fotovoltaiche) di cui è dotato. Il software e l’hardware contenuto negli occhiali inoltre controllano e modulano (come attraverso un alfabeto Morse) gli stimoli luminosi che arrivano agli elettrodi, traducendoli in impulsi elettrici che poi veicoleranno, percorrendo le vie ottiche, l’informazione al cervello.
“Nell’ultima fase della retinite pigmentosa – spiega il professor Stanislao Rizzo – i fotorecettori (coni e bastoncelli) sono completamente distrutti; ma alcune cellule, come le cellule ganglionari della retina, sopravvivono. Sono cellule importanti perchè trasmettono le informazioni dai fotorecettori al cervello. Gli elettrodi 3D sostituiscono i fotorecettori, le cellule specializzate che costituiscono la prima parte delle vie ottiche e trasmettono l’informazione alle cellule ganglionari”.
L’impianto di questo device ripristina una parta della funzionalità retinica, ma non restituisce la vista. Il paziente può tornare a ‘vederè la luce immediatamente dopo l’impianto ma in genere il programma di riabilitazione viene avviato dopo un paio di settimane dall’intervento. Questo prevede una serie di esercizi da somministrare al paziente che reimpara a vedere attraverso questa sorta di occhio bionico; viene inoltre effettuato il fine-tuning della stimolazione degli elettrodi per ottenere una visione migliore possibile. Al termine di questo speciale training il paziente riuscirà a distinguere la forma degli oggetti, riconoscere il movimento, imparerà ad interpretare queste nuove immagini, che lui vede in bianco e nero e pixelate; grazie alla plasticità neuronale infine il cervello imparerà pian piano a distinguere e a riconoscere questi oggetti. Questo garantisce al paziente una miglior interazione sociale e gli restituisce una certa autonomia nelle attività della vita quotidiana.
“Per questo tipo di impianti – spiega il professor Rizzo – è fondamentale un’accurata selezione del paziente candidato, che viene inquadrato attraverso una serie di colloqui psicologici; questo serve a valutare sia le sue potenzialità di proseguire lungo un percorso riabilitativo che lo impegnerà a lungo, sia le sue aspettative. Perchè questo impianto non va a restituire una visione normale ma una visione artificiale, ‘bionicà. Il paziente deve essere preparato al fatto che quello che vedrà è una ricostruzione attraverso dei ‘fosfenì, dei lampi di luce, che vanno a comporre un’immagine pixelata. La visione d’insieme viene ottenuta dal lavoro dei 576 elettrodi presenti nel device, i cui parametri vanno tutti configurati con tanta pazienza, attraverso una speciale applicazione”.
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Ictus, il fattore tempo decisivo per salvare vite
ROMA (ITALPRESS) – Debolezza da un lato del corpo, bocca storta, difficoltà a parlare o comprendere (afasia), muovere con minor forza un braccio, una gamba o entrambi, vista sdoppiata o campo visivo ridotto, mal di testa violento e improvviso, insorgenza di uno stato confusionale, non riuscire a coordinare i movimenti nè stare in equilibrio: questi sintomi, tutti o in parte, indicano che potrebbe trattarsi di ictus cerebrale.
“Il 29 ottobre si celebra, come ogni anno, la Giornata Mondiale contro l’Ictus Cerebrale e la World Stroke Organization ha voluto – per l’edizione 2021 – accendere i riflettori su quanto sia importante il riconoscimento tempestivo dei sintomi, lanciando il tema “Minutes can save lives”: i minuti cioè possono salvare vite umane, perchè quando si tratta di ictus ogni perdita di tempo può causare problemi. 1 persona su 4 verrà colpita da ictus nel corso della propria vita, ma ogni minuto è prezioso”: basti pensare che per ogni secondo che si ritarda dopo l’ictus vengono bruciati 32mila neuroni e per ogni minuto ben 1,9 milioni”, dichiara Andrea Vianello, neopresidente di A.L.I.Ce. Italia Odv (Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale).
“L’ictus è una patologia tempo-dipendente – afferma il professore Mauro Silvestrini, Presidente dell’Italian Stroke Association (ISA) e Responsabile della Clinica Neurologica Ospedali Riuniti di Ancona. I risultati positivi che possono essere ottenuti grazie alle terapie disponibili (trombolisi e trombectomia meccanica) sono strettamente legati, infatti, alla precocità con cui si interviene. E’ dunque fondamentale riconoscere il prima possibile i sintomi e chiamare il 112 per poter arrivare in tempi rapidi in Ospedale. In questo modo si può pensare di ridurre non solo il rischio di mortalità, ma anche di evitare ictus particolarmente gravi, cercando di limitare danni futuri e soprattutto le conseguenze di disabilità, molto spesso invalidanti, causati da questa malattia”.
Se compare anche uno solo dei sintomi precedentemente illustrati, è necessario chiamare subito il 112 (in quelle regioni dove è attivo il numero unico di emergenza) o il 118 perchè è fondamentale che la persona venga portata il più rapidamente possibile negli ospedali, possibilmente dotati dei centri organizzati per il trattamento, cioè le Unità Neurovascolari (Centri Ictus – Stroke Unit). Questi reparti sono altamente specializzati per l’inquadramento clinico-diagnostico-terapeutico e per la miglior gestione della malattia – dalla fase acuta alla riabilitazione neuromotoria e cognitiva precoce fino alla prevenzione delle possibili complicanze.
E’ necessario dunque attuare tutte le strategie possibili per sensibilizzare i cittadini sul “fattore tempo” perchè la finestra temporale per intervenire è racchiusa entro le prime 4,5 – massimo 6 ore, anche se un recente studio pubblicato sulla rivista Stroke (Time to Endovascular Treatment and Outcomes in the DAWN Trial) segnala, riportando numerosi casi, che lo spazio per un intervento efficace è stato ora allargato fino alle 24 ore. Si tratta però di casi in cui i danni cerebrali sono circoscritti.
A.L.I.Ce. Italia Odv è da sempre impegnata in campagne di informazione per favorire la conoscenza dell’ictus cerebrale e dei fattori di rischio che ne favoriscono l’insorgenza, sottolineando che ben l’80% di tutti gli episodi potrebbe essere evitato, partendo proprio dalla individuazione delle condizioni sulle quali si può intervenire, grazie a opportune modifiche nel proprio stile di vita tenendo adeguatamente sotto controllo le patologie che ne possono essere causa.
Tra queste, è necessario segnalare la Fibrillazione Atriale (FA), aritmia cardiaca che colpisce nel nostro Paese circa 1 milione di persone ed è la causa di circa il 20% degli ictus ischemici. “Chi è affetto da FA – dichiara il professore Ciro Indolfi, Presidente della Società Italiana di Cardiologia – vede aumentare di 4 volte il rischio di ictus tromboembolico, che risulta generalmente molto grave e invalidante perchè l’embolo che parte dal cuore chiude arterie di calibro maggiore, con un danno ischemico a porzioni più estese di cervello; questa forma di ictus, infatti, determina una mortalità del 30% entro i primi tre mesi dall’evento e lascia esiti invalidanti in almeno il 50% dei pazienti”.
E’ dunque di fondamentale importanza ‘intercettarè il più rapidamente possibile i pazienti con FA e stabilire una terapia anticoagulante per ridurre il rischio di ictus, una volta effettuata la diagnosi.
“La relazione pericolosa tra ictus e fibrillazione atriale è stata al centro della campagna di sensibilizzazione “Attenti a quei due” che si è conclusa nei giorni scorsi dopo aver toccato Arezzo, Bari, Caserta, Catania, Torino e Vicenza – dichiara Nicoletta Reale, Past President di A.L.I.Ce. Italia Odv -. Grazie al contributo non condizionato dell’Alliance Bristol-Myers Squibb-Pfizer, abbiamo potuto realizzare, in queste 6 città, coinvolte in un progetto-pilota, ben 125 videoconsulti con neurologi e cardiologi che sono stati a disposizione dei Cittadini per spiegare quali siano i migliori comportamenti da adottare per non essere colpiti da questa malattia. Con la campagna social, ideata per sensibilizzare la popolazione sull’importanza di non sottovalutare lo stretto rapporto tra cuore e cervello, abbiamo raggiunto quasi 800mila persone e ottenuto oltre 4.000 interazioni. Sono inoltre tantissime, quasi 4.500, le persone che hanno compilato il questionario. Purtroppo però la strada da fare è ancora molta, basti pensare che soltanto il 17% ha risposto correttamente a tutte le domande. Sarà pertanto necessario proseguire con questo tipo di attività, ampliando maggiormente la platea dei partecipanti in tutta l’Italia, in modo che tutti abbiano la possibilità di essere informati sulle opportunità che la medicina oggi offre in questo campo”.
L’ictus cerebrale, nel nostro Paese, rappresenta la terza causa di morte, dopo le malattie cardiovascolari e le neoplasie. Quasi 150.000 italiani ne vengono colpiti ogni anno e la metà dei superstiti rimane con problemi di disabilità anche grave. In Italia, le persone che hanno avuto un ictus e sono sopravvissute, con esiti più o meno invalidanti, sono oggi circa 1 milione, ma il fenomeno è in crescita sia perchè si registra un invecchiamento progressivo della popolazione sia per il miglioramento delle terapie attualmente disponibili.
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Covid, 2.535 nuovi casi e 30 decessi in 24 ore
ROMA (ITALPRESS) – Secondo il bollettino del ministero della Salute, i nuovi positivi sono 2.535 (rispetto ai 3.725 del 24 ottobre). I tamponi processati sono 222.385 che portano il tasso di positività a 1,13%. Si registrano 30 decessi (il 24 ottobre erano 24). I guariti sono 2.626 mentre per gli attualmente positivi si registra un calo di 121 unità, per un totale di 74.654.
Per quanto riguarda i ricoveri nei reparti ordinari, sono 2.579 i degenti mentre in terapia intensiva i pazienti sono 338 con 16 nuovi ingressi. In isolamento domiciliare vi sono 71.737 persone. La Sicilia è la prima regione per numero di contagi (443), seguita da Emilia-Romagna (386) e Lazio (362). La Provincia Autonoma di Bolzano rende noto che dei 22 nuovi positivi riportati il 25 ottobre, 7 derivano da test antigenici confermati da test molecolare.
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Covid. MSD e Ridgeback, avvio “rolling review” Ema per farmaco antivirale
ROMA (ITALPRESS) – MSD, conosciuta come Merck negli Stati Uniti e in Canada e Ridgeback Biotherapeutics hanno annunciato oggi che la European Medicines Agency (EMA) ha avviato una “rolling review” per molnupiravir, un farmaco antivirale orale in sperimentazione, per il trattamento del COVID-19 negli adulti. MSD intende collaborare con il Committee for Medicinal Products for Human Use (CHMP) dell’EMA per completare il processo di rolling review per facilitare l’avvio della revisione formale della presentazione del dossier per l’Autorizzazione all’immissione in commercio. Come già annunciato, MSD ha presentato la richiesta di Autorizzazione all’Uso in Emergenza (EUA) alla Food and Drug Administration (FDA), e sta lavorando attivamente per sottomettere la richiesta ad altre agenzie regolatorie nel mondo. “La presentazione del dossier all’EMA rappresenta un altro passo negli sforzi per consentire l’accesso ai pazienti a livello globale”, ha detto Dr. Dean Y. Li, executive vice president and president, MSD Research Laboratories. “Crediamo che molnupiravir costituisca un nuovo presidio importante che si aggiunge alla gamma di strumenti di sanità pubblica per combattere COVID-19 – compresi i vaccini, sviluppati dalla ricerca dell’industria farmaceutica e che rimangono essenziali e sono la prima linea di difesa contro la pandemia”.
La presentazione della domanda all’EMA si basa sui risultati positivi dell’analisi ad interim della Fase 3 dello studio clinic MOVe-OUT, che ha valutato molnupiravir in pazienti adulti non ospedalizzati con COVID-19 lieve-moderato che erano ad aumentato rischio di aggravamento e/o ospedalizzazione. Sulla base dei dati dell’analisi ad interim molnupiravir 800 mg due volte al giorno ha ridotto il rischio di ospedalizzazione o morte di circa il 50%; il 7,3% dei pazienti che hanno ricevuto molnupiravir sono stati ospedalizzati entro il giorno 29 dalla randomizzazione (28/385), rispetto a 14.1% dei pazienti trattati con placebo (53/377) che sono stati ospedalizzati o sono deceduti; p=0.0012. Al giorno 29, nessun decesso è stato riportato nei pazienti che hanno ricevuto molnupiravir, rispetto agli 8 decessi nei pazienti che hanno ricevuto il placebo. L’incidenza di eventi avversi era comparabile nel gruppo molnupiravir e nel gruppo placebo (35% and 40%, rispettivamente). Anche l’incidenza di eventi avversi correlati al farmaco è risultata comparabile (rispettivamente 12% e 11%), e meno pazienti nel gruppo molnupiravir hanno interrotto la terapia per eventi avversi rispetto al gruppo placebo (1,3% e 3,4%, rispettivamente).
“Dopo quasi due anni dall’inizio della pandemia da COVID-19, la comunità scientifica globale ha fatto passi da gigante nello sviluppo di vaccini e trattamenti, ma c’è ancora un bisogno clinico insoddisfatto di un farmaco antivirale orale che possa essere assunto a casa”, ha detto Wendy Holman, chief executive officer, Ridgeback Biotherapeutics. “Crediamo che molnupiravir, con il risultato promettente di riduzione di ospedalizzazioni e decessi nello studio MOVe-OUT, può soddisfare quel bisogno terapeutico e guardare avanti per collaborare con EMA alla revisione”.
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Policlinico Bari, 0,38% immunizzati Covid finiti in rianimazione
BARI (ITALPRESS) – Un solo paziente su 265 ricoverati in Rianimazione aveva ricevuto il ciclo completo di vaccinazione anti-SARS-CoV-2: è dello 0,38% la percentuale di vaccinati finiti in Terapia intensiva al Policlinico di Bari da febbraio ad agosto del 2021. E’ quanto emerso dallo studio scientifico condotto da Silvio Tafuri, professore ordinario di Igiene e responsabile della control room Policlinico Bari; Pasquale Stefanizzi, ricercatore di Igiene e Medicina preventiva e medico della control room; Salvatore Grasso, direttore della Rianimazione II del Policlinico di Bari; Lidia Dalfino, medico Rianimazione II, Giacomo Riformato, collaboratore di Igiene, e dagli specializzandi in Igiene e Medicina preventiva Marcello Putignano e Annamaria Lobifaro.
Lo studio ha indagato lo stato vaccinale dei pazienti affetti da infezione da SARS-COV-2 ricoverati presso l’unità operativa complessa di Anestesia e Rianimazione II del Policlinico di Bari, allo scopo di studiare il rapporto tra completamento del ciclo vaccinale e probabilità di ospedalizzazione.
La popolazione di studio è stata costituita dai 265 pazienti ricoverati dal 1° febbraio 2021 al 31 agosto 2021 presso Anestesia e Rianimazione II del Policlinico di Bari, reparto dedicato alle cure intensive dei pazienti positivi al tampone naso-faringeo. I dati relativi ai pazienti ospedalizzati sono stati estratti dal sistema informatizzato di gestione dei ricoveri del Policlinico di Bari, mentre le informazioni circa lo stato vaccinale degli stessi sono state estrapolate dall’anagrafe vaccinale informatizzata regionale GIAVA.
Nel periodo di studio, sono stati ricoverati presso l’unità operativa complessa di Anestesia e Rianimazione II dell’Azienda 265 pazienti, di cui 182 maschi e 83 femmine. L’età media dei pazienti ricoverati era pari a 62,9 anni (range 18- 97). Il numero di nuovi accessi è stato pari a 38 nel mese di febbraio, 116 nel mese di marzo, 74 nel mese di aprile, 15 nel mese di maggio, 8 nel mese di giugno, 3 nel mese di luglio e 11 nel mese di agosto. Un solo paziente (0,38%) aveva ricevuto il ciclo completo di vaccinazione anti-SARS-CoV-2, il 1,5% (4/265) aveva ricevuto un ciclo incompleto e il 98,1% (260/265) non aveva ricevuto alcuna dose di vaccino. Il paziente sottoposto al ciclo vaccinale completo presentava in anamnesi un tumore linfatico maligno; il fallimento vaccinale è pertanto imputabile alla ridotta risposta immunitaria dovuta alla condizione patologica di base.I pazienti sottoposti alla prima dose di vaccino sono risultati positivi al tampone naso-faringeo in media 12,3 giorni (range 6-21) dopo la vaccinazione. Nel periodo di studio, è deceduto il 37,7% dei pazienti ricoverati presso la Rianimazione, di cui il 72% maschi e il 28% femmine. L’età media dei pazienti deceduti è pari a 69,3 anni (range 44-90). Il numero di decessi è stato pari a 9 nel mese di febbraio, 34 nel mese di marzo, 31 nel mese di aprile, 21 nel mese di maggio, 2 nel mese di giugno, 2 nel mese di luglio e 1 nel mese di agosto. Nessuno dei pazienti deceduti era stato vaccinato prima del ricovero.
I dati, è la conclusione a cui arrivano gli autori dello studio, descrivono una netta prevalenza, nell’unità operativa oggetto di studio, di pazienti non vaccinati. Peraltro, i pazienti precedentemente vaccinati erano stati sottoposti a un ciclo di vaccinazione incompleto o presentavano condizioni tali da inficiare la risposta all’immunizzazione attiva.
“Lo studio dimostra scientificamente l’efficacia del vaccino nella protezione dalla malattia e delle sue gravi conseguenze – commenta il direttore generale del Policlinico di Bari e presidente Fiaso Giovanni Migliore – Solo lo 0,38% dei vaccinati finisce in rianimazione e succede per i soggetti con compromissioni del sistema immunitario. Analizzando dati e numeri del campione preso in considerazione, circa 300 pazienti per un periodo di 8 mesi, inoltre è evidente come la protezione aumenti considerevolmente al completamento del ciclo vaccinale. Si tratta, in realtà, di una conferma degli studi sull’utilità del vaccino ma che speriamo serva a convincere gli ultimi indecisi che ancora sono scettici nei confronti dell’immunizzazione contro il Covid. Le Rianimazioni sono certamente più vuote rispetto a mesi fa ma i pazienti che vi sono ricoverati sono in gravi condizioni. Per questo è necessario ancora continuare a spingere sulla campagna vaccinale: prime dosi per chi ancora non ha aderito, seconde per chi deve completare il ciclo, terze per i pazienti fragili, gli anziani e gli operatori sanitari. Il vaccino è l’unica arma per superare definitivamente la pandemia e per mettere in sicurezza gli ospedali e le strutture sanitarie consentendo di riprendere l’attività ordinaria dei reparti”.
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Covid, 3.725 nuovi casi e 29 decessi in 24 ore
ROMA (ITALPRESS) – Sono 3.725 i nuovi casi di Coronavirus in Italia (3.908 il 23 ottobre) a fronte di 403.715 tamponi effettuati su un totale di 101.049.089 da inizio emergenza. E’ quanto si legge nel bollettino del Ministero della Salute-Istituto Superiore di Sanità di oggi. Nelle ultime 24 ore sono stati 29 i decessi (in calo rispetto ai 39 del 23 ottobre), che portano il totale di vittime da inizio pandemia a 131.826. Diventano così 4.741.185 i casi totali di Covid in Italia. Attualmente i positivi sono 74.775 (+759), 71.961 le persone in isolamento domiciliare. I ricoverati in ospedale con sintomi sono 2.437 di cui 341 in Terapia intensiva. I dimessi/guariti sono 4.534.584 con un incremento di 2.940 unità nelle ultime 24 ore.
La regione con il maggior numero di nuovi casi nelle ultime 24 ore è la Campania (467), seguita dal Lazio (459), poi Veneto (398), Lombardia (393) e Sicilia (375).
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Covid, 3908 nuovi casi e 39 decessi nelle ultime 24 ore
ROMA (ITALPRESS) – Sono 3.908 i nuovi casi di Coronavirus in Italia (ieri 3.882) a fronte di 491.574 tamponi effettuati. E’ quanto si legge nel bollettino del Ministero della Salute. Nelle ultime 24 ore sono stati 39 i decessi (anche ieri 39), che portano il totale di vittime da inizio pandemia a 131.802.
Con quelli di oggi diventano 4.737.462 i casi totali di Covid in Italia. Attualmente i positivi sono 74.016 (+287), 71.223 le persone in isolamento domiciliare. I ricoverati in ospedale con sintomi sono 2.455 di cui 338 in Terapia intensiva. I dimessi/guariti sono 4.531.644 con un incremento di 3.579 unità nelle ultime 24 ore.
La regione con il maggior numero di nuovi casi nelle ultime 24 ore è il Veneto (457), poi la Campania (448), il Lazio (423), la Lombardia (390).
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