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Tumore al seno metastatico, 30% pazienti vivo a 5 anni da diagnosi

ROMA (ITALPRESS) – Oggi in Italia vivono più di 37mila persone con tumore della mammella metastatico, una cifra in costante aumento grazie alle nuove terapie che consentono, in molti casi, di cronicizzare la malattia. Il 30% di questi pazienti (la neoplasia può colpire anche una minima percentuale di uomini) oggi è vivo a 5 anni dalla diagnosi. Un risultato molto importante, che può essere migliorato superando gli ostacoli ancora presenti nell’assistenza. In particolare, in tutti i centri vanno applicati percorsi dedicati per garantire omogeneità e continuità di servizi, va garantita la discussione multidisciplinare anche dei casi metastatici e devono essere fatti tutti gli sforzi per favorire il loro arruolamento in breve tempo negli studi clinici e il rapido accesso alle terapie innovative. Le richieste sono avanzate da ANDOS Onlus (Associazione Nazionale Donne Operate al Seno), Europa Donna Italia, FAVO (Federazione italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia) e IncontraDonna Onlus nel corso di una conferenza stampa a Roma al Ministero della Salute, per presentare la Giornata Nazionale del Tumore Metastatico della mammella, che si celebra oggi. All’incontro con i giornalisti intervengono anche il Ministro della Salute, Roberto Speranza e il Direttore Generale della Programmazione Sanitaria del Ministero della Salute, Andrea Urbani.
“Lo scenario della malattia metastatica in questi anni è cambiato grazie alla disponibilità di farmaci che riescono a controllare la malattia a lungo nel tempo – spiega Paolo Marchetti, Direttore Oncologia Medica B del Policlinico Umberto I di Roma e Ordinario di Oncologia all’Università La Sapienza -. Da tempo siamo sempre più in grado di guarire la malattia micrometastatica, grazie al trattamento adiuvante postoperatorio. Questa forma presenta agglomerati di cellule tumorali metastatiche molto piccoli, che vengono eliminati con le terapie. Altra forma è quella oligometastatica, in cui le lesioni metastatiche sono limitate per numero e sede. Una percentuale significativa di questi casi può essere condotta a guarigione grazie alle terapie mirate, all’immunoterapia, ai farmaci veicolati sulle cellule tumorali attraverso anticorpi che riescono a superare i meccanismi di resistenza alla terapia ormonale e all’integrazione e personalizzazione dei diversi approcci. Nella malattia metastatica diffusa riusciamo a ottenere remissioni prolungate, per cui per molte donne si può parlare di cronicizzazione con una buona qualità di vita. Non è raro trovare pazienti vive anche oltre 10 anni dalla diagnosi. Però è fondamentale che la valutazione della neoplasia metastatica avvenga da parte di gruppi multidisciplinari. La ricchezza della discussione a più voci e la complementarietà dei saperi serve anche in questa fase e può favorire l’inserimento negli studi clinici. Ci auguriamo inoltre che l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) consenta quanto prima ai gruppi multidisciplinari di accedere al Registro nazionale delle sperimentazioni cliniche, in questo modo i tempi di arruolamento negli studi possono ridursi a pochi mesi invece degli attuali 2-3 anni”.
Lo sforzo congiunto delle quattro associazioni ha portato lo scorso anno all’istituzione della Giornata Nazionale con una direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri pubblicata in Gazzetta Ufficiale. “Il Governo, su proposta del Ministro Speranza che ringraziamo, ha accolto le sollecitazioni del mondo del volontariato che, unito, ha chiesto con forza di dedicare una giornata alla sensibilizzazione sulla malattia metastatica – afferma Adriana Bonifacino, Presidente IncontraDonna Onlus -. Vogliamo tutelare i diritti delle pazienti con carcinoma mammario avanzato. Nel 2020, in Italia, sono state stimate quasi 55mila nuove diagnosi di cancro del seno, il 7% è metastatico all’esordio e si stima che circa il 20% sviluppi metastasi nei 5 anni successivi alla diagnosi. Ma le metastasi si possono formare anche a distanza di un ventennio. Innanzitutto, chiediamo percorsi dedicati, diversi da quelli previsti per le donne che non presentano la forma avanzata. Finora, in troppi casi, questa richiesta è rimasta solo sulla carta e vanno ridotti i tempi di approvazione delle nuove terapie, che talvolta raggiungono i due anni. Le donne con carcinoma metastatico non possono aspettare”. “Proprio per sensibilizzare i cittadini – continua Bonifacino -, IncontraDonna sta realizzando la campagna ‘Sono una Donna con Carcinoma #metastabilè che prevede infografiche, una forte campagna social, un ciclo di tre webinar con esperti della comunità scientifica e un questionario sulla percezione del tema ‘metastaticò. Dal sondaggio condotto su 583 donne con tumore al seno, è emerso il miglioramento del livello di consapevolezza: prima dei 3 webinar il 69% conosceva l’esatto significato del termine metastatico, il 49% era consapevole che la malattia in questa fase è curabile e il 76% sapeva che l’espressione ‘il tumore si è cronicizzatò significa che è diventato stabile. Dopo i 3 webinar, queste percentuali sono passate, rispettivamente, all’87%, al 90% e all’87%. Inoltre, a ottobre la campagna #metastabilè continuerà con un flash mob presso l’IDI IRCCS di Roma per informare tutta la popolazione”.
Gli organi dove più frequentemente sono diagnosticate le metastasi del tumore al seno sono le ossa, i polmoni, la pleura, la pelle, il fegato e, più raramente, il cervello. “Europa Donna Italia è il Movimento che da oltre 20 anni è impegnato a sostenere i diritti delle pazienti con tumore al seno e le donne in generale per ottenere migliori e più equi accessi dalla prevenzione alla cura su tutto il territorio – sottolinea Rosanna D’Antona, Presidente Europa Donna Italia -. L’anno scorso è stato formalizzato ciò che chiedevamo da 5 anni: dedicare una giornata al tumore al seno metastatico anche in Italia significa sensibilizzare opinione pubblica e operatori sanitari su questa fase della malattia che richiede trattamenti e percorsi diversi dal tumore al seno. Si tratta di una patologia curabile, anche se non ancora guaribile e l’istituzione formale della Giornata Nazionale non rappresenta un punto di arrivo bensì un punto di partenza, affinchè le Istituzioni prendano coscienza delle specificità di questo tipo di cancro e si assumano l’impegno di individuare l’approccio di politica sanitaria più adeguato. Quest’anno 85 delle nostre 174 associazioni hanno organizzato qualcosa come 175 eventi in 18 Regioni e in 123 città: eventi scientifici, sportivi, di intrattenimento, informativi e illuminazioni, a cui partecipano pazienti, clinici, cittadini, media e autorità locali. A fianco di queste attività, abbiamo previsto numerosi incontri istituzionali con gli Assessori regionali per far passare le richieste dei 7 punti del nostro manifesto a livello territoriale. Nel documento, oltre ai percorsi specifici, all’accesso rapido ai farmaci innovativi, ai team multidisciplinari e all’informazione sugli studi clinici, chiediamo anche l’assistenza dello psiconcologo, l’accesso agevolato agli esami per i frequenti controlli diagnostici e l’accertamento dell’invalidità civile in tempi brevi. Il tutto per migliorare la qualità di cura e di vita di queste pazienti. Inoltre, l’edizione aggiornata (2020) dei requisiti EUSOMA per i centri di senologia indica che devono includere almeno 25 pazienti con tumore metastatico del seno all’anno. Sarebbe quindi auspicabile un aggiornamento in tal senso anche delle linee di indirizzo nazionali”.
“Le terapie sono in grado di prolungare la sopravvivenza, stabilizzare la malattia metastatica, diminuire o ritardare la comparsa dei sintomi, assicurando una buona qualità della vita – continua Flori Degrassi, Presidente ANDOS Onlus -. E, nel suo decorso, il tumore può attraversare fasi di crescita, talora intensa, ma anche di remissione, permettendo di condurre una vita pressochè normale. Oggi le associazioni lanciano un messaggio universale a favore delle donne con cancro del seno metastatico che, quando escono dal centro oncologico, spesso sono lasciate sole e si trovano a gestire piccoli e grandi disturbi come spossatezza, nervosismo e mancanza di appetito, senza supporti a livello territoriale. Va realizzata una nuova assistenza per le pazienti oncologiche croniche. La loro presa in carico oggi avviene su base ambulatoriale. Ma non basta. Deve essere potenziata la medicina del territorio e, come ci ha dimostrato l’esperienza della pandemia, la telemedicina e il monitoraggio da remoto possono diventare strumenti molto utili ma devono necessariamente essere collegati al centro di senologia di riferimento della paziente”.
“Chiediamo anche una revisione degli indicatori per definire la qualità dei centri di senologia, che oggi sono basati sul numero di interventi chirurgici, pari ad almeno 150 ogni anno, mentre i dati degli ambulatori oncologici non sono facilmente esportabili – spiega la Prof.ssa Bonifacino -. Le pazienti metastatiche, che non vengono operate proprio perchè hanno una malattia avanzata, restano quindi invisibili ai criteri che definiscono i centri di senologia”. “I pazienti metastatici sono cittadini che, con opportuni strumenti, come il part time temporaneo o lo smart working, possono continuare a offrire il loro contributo alla vita professionale e famigliare – sottolinea Elisabetta Iannelli, Segretario Generale FAVO -. Con l’indagine sui costi sociali e l’impatto del cancro sui malati, pubblicata nei Rapporti dell’Osservatorio sulla condizione assistenziale dei malati oncologici (promossa da FAVO e realizzata da Datamining, in collaborazione con Aimac, INT di Milano e Pascale di Napoli), abbiamo quantificato i costi sociali che gravano sui malati di tutti i tumori in Italia: ai 16 miliardi di euro spesi dallo Stato si aggiungono i 5 miliardi in carico direttamente al malato. Si tratta di costi diretti (spese per gli spostamenti per motivi di cura, medicinali non rimborsati, assistenza alla persona, badanti) e indiretti (diminuzione del reddito lavorativo e modifica della capacità di spesa delle famiglie) che determinano un impoverimento dei malati oncologici, maggiore e quindi più grave nel caso di donne con tumore metastatico. Solo il 55% dei pazienti riesce a mantenere il reddito lavorativo, ma nel caso delle donne con tumore alla mammella metastatico la percentuale scende al 44% e nel 24% dei casi il rapporto di lavoro si interrompè.
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Il Policlinico Gemelli scende in campo contro il Long-Covid

ROMA (ITALPRESS) – A oggi oltre 4,7 milioni di italiani (quasi 240 milioni nel mondo) hanno contratto il Covid-19. L’infezione ha provocato molte vittime (solo in Italia oltre 131 mila), ma adesso che si dispone finalmente di strumenti di prevenzione efficaci come i vaccini, l’attenzione degli esperti si sta focalizzando su un altro aspetto della pandemia, quello del long-Covid, che potrebbe interessare fino all’80% di quanti hanno contratto l’infezione.
La Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS ha avuto un approccio visionario e pionieristico all’argomento, con l’apertura del primo ‘Day-Hospital post-Covid’ d’Italia e d’Europa, a distanza di appena qualche settimana dall’inizio del primo lockdown. Purtroppo, nonostante il long Covid sia ormai un’entità nosologica definita e riconosciuta anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), a oggi non ha una presa in carico codificata (DRG) da parte del Servizio Sanitario Nazionale e non è contemplato a livello assicurativo, nè previdenziale.
Questa sindrome che può declinarsi per mesi in oltre 200 sintomi, più o meno invalidanti, è in gran parte ancora da studiare. La conoscenza delle cause, l’individuazione di biomarcatori prognostici e di elementi in grado di farne prevedere la comparsa potrebbe aiutare a definire misure di prevenzione, di trattamento e riabilitative. Anche perchè per molti sopravvissuti al Covid questo è un incubo che continua e impatta in maniera importante sulla qualità di vita, sulla capacità di funzionare.
“La Fondazione Policlinico Gemelli – afferma il professor Marco Elefanti, Direttore Generale della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS – si impegna a fare la sua parte, potenziando le attività del DH post-Covid – al momento ancora l’unico di questo tipo attivato a Roma -, sia sul versante assistenziale che di ricerca e allestendo dei nuovissimi ambulatori di pneumologia, integrati con strumentazioni all’avanguardia e teleassistenza”.
“Infine, è necessario potenziare le attività del laboratorio di microbiologia che sta lavorando senza sosta sulla diagnostica Covid da inizio pandemia. Lo scorso anno al Gemelli sono stati processati ben 650.000 campioni clinici e quest’anno si arriverà a lavorarne 840.000. E nonostante l’intensa attività clinico-assistenziale imposta dall’emergenza, la ricerca non si è mai fermata. Anzi. I nostri ricercatori hanno pubblicato numerosi lavori sui vari aspetti del Covid, tra i quali il primo in assoluto sugli effetti a distanza della malattia sulla prestigiosa rivista JAMA, il cosiddetto long Covid. La strada è ancora lunga e per andare avanti abbiamo bisogno del sostegno di tutti” conclude.
“A oggi abbiamo preso in carico tantissimi pazienti provenienti da tutta Italia – ricorda il professor Francesco Landi, Direttore UOC Medicina Interna Geriatrica Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, Docente di Medicina Interna e Geriatria all’Università Cattolica del Sacro Cuore, campus di Roma -. A distanza di 3 mesi dalla risoluzione della fase acuta, 3 persone su 4 presentano ancora sintomi correlati alla malattia. Il sintomo più frequente è la fatigue (59%), seguito da dispnea (53%), mialgie (31%), dolori articolari (27%), dolore toracico (23%), cefalea (18%). Non abbiamo uno staff medico dedicato. Finora il DH è andato avanti con l’opera di personale medico in forza presso altri servizi e con gli specializzandi”.
“Abbiamo pensato di strutturare un nuovo centro per le malattie respiratorie in maniera multi e trans-disciplinare – spiega il professor Luca Richeldi, direttore UOC Pneumologia Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS e Ordinario di Malattie dell’Apparato Respiratorio, Università Cattolica del Sacro Cuore -. Se è infatti vero che questo nuovo coronavirus ha una porta d’ingresso respiratoria, è anche vero che dall’apparato respiratorio il virus si diffonde al resto dell’organismo e possono esserci pazienti che insieme ai problemi respiratori hanno anche problemi gastro-intestinali, neuromuscolari o cognitivi. Questa struttura sarà dunque incentrata sulle patologie respiratorie, ma si avvarrà delle competenze multidisciplinari sulle quali possiamo contare al Gemelli, per prendere in carico, in maniera multidisciplinare di questi pazienti. Il nuovo Centro prenderà in carico i pazienti con esiti polmonari da long Covid, ma continuerà naturalmente ad assistere anche tutti gli altri pazienti con patologie respiratorie croniche e gravi, dall’asma bronchiale all’enfisema polmonare, dall’embolia polmonare alle fibrosi polmonari, alle bronchiectasie”.
“In questo periodo siamo stati ‘catturatì da tanti aspetti inerenti il Covid-19 – spiega il professor Maurizio Sanguinetti, direttore del Dipartimento Scienze di Laboratorio e infettivologiche, direttore della UOC Microbiologia, Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS, ordinario di Microbiologia all’Università Cattolica e presidente ESCMID (European Society of Clinical Microbiology and Infectious Diseases) – quali la valutazione di nuovi sistemi diagnostici e del loro impatto sulla gestione di questi pazienti o la possibilità di utilizzare algoritmi diagnostici integrati, utilizzando diversi test per migliorare la gestione dei pazienti all’interno dell’ospedale o del Pronto Soccorso. La ricerca è purtroppo ‘orfanà di fondi; al momento sono state fatte in Italia poche ‘call’ su Covid e quindi i fondi per la ricerca in questo settore specifico non sono sufficienti. Abbiamo dunque bisogno dell’aiuto di tutti e sarebbe per noi molto importante riceverlo anche dai privati cittadini”.
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Ismett di Palermo al primo posto in Europa per livello tecnologico

PALERMO (ITALPRESS) – L’IRCCS ISMETT di Palermo è l’ospedale tecnologicamente più avanzato in Europa e fra i primi al mondo. A certificare il livello tecnologico raggiunto è stato il College of Healthcare Information Management Executives (CHIME) che ogni anno stila il “Digital Health Most Wired” una classifica a livello globale che ha l’obiettivo di valutare quanto gli ospedali e i sistemi sanitari utilizzino efficacemente le nuove tecnologie nei loro programmi clinici e gestionali. Le tecnologie avanzate adottate da ISMETT, hanno fatto raggiungere all’ospedale il punteggio 7 nella categoria “Acute”, ovvero nella cura dei pazienti gravi. In tutta Europa sono soltanto due gli ospedali ad aver raggiunto il livello 7, IRCCS ISMETT di Palermo ed il Cambridge University Hospitals NHS Foundation Trust, che ha ottenuto un punteggio di poco superiore (livello 8). Nessun ospedale europeo ha raggiunto, invece, un livello superiore. La valutazione è stata effettuata sull’infrastruttua, sicurezza, privacy, supply chain, Analytics and Data Management, Interoperabilità, Patient Engagement, Clinical Quality and Safety e da quest’anno COVID-19 Response.
“Questo premio riconosce l’impegno continuo di ISMETT e UPMC in oltre 20 anni di attività per introdurre soluzioni tecnologiche avanzate che consentono di offrire le migliori cure possibili ai nostri pazienti”, commenta Angelo Luca, CEO di IRCCS ISMETT e Vicepresidente di UPMC Italia per i Servizi Sanitari. “E’ questo – aggiunge – il migliore auspicio per la realizzazione del nuovo Ospedale ISMETT 2, che ISMETT, UPMC e la Regione Siciliana hanno in programma di realizzare a Carini e che lo studio del Senatore Renzo Piano in questi mesi sta progettando come l’ Ospedale del futuro, integrato a quello che sarà uno dei più grandi centri di ricerca europei e che la Fondazione RIMED sta realizzando nell’area”.
“CHIME – sottolinea Giuseppe Caruana, Direttore dei Servizi Informatici di ISMETT – è un’organizzazione, fondata nel 1922, che conta circa 2800 partecipanti attivi in 51 paesi nel mondo. CHIME valuta i sistemi informatici e il loro utilizzo all’interno degli ospedali attraverso un sistema complesso ed articolato di indicatori di qualità e di performance dell’infrastruttura informatica per migliorare i servizi erogati”.
Negli USA, UPMC ha raggiunto il punteggio massimo di 10 punti nelle categorie “Ambulatorio” e “Acute”; l’Hillman Cancer Center, il network oncologico internazionale di UPMC presente anche in Italia con due centri a Rome e in Campania, si è altresì piazzato in cima alla classifica della categoria “Ambulatorio”.
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Covid, 2.772 nuovi casi e 37 decessi in 24 ore

ROMA (ITALPRESS) – Lieve incremento dei casi di coronavirus in Italia, secondo quanto reso noto dal Ministero della Salute. I nuovi contagiati sono 2.772, in crescita rispetto ai 2.494 resi noti il 12 ottobre, ma con un numero di tamponi decisamente inferiore, 278.945 e che determina un tasso di positività in lieve incremento allo 0,99%. In discesa i decessi, 37 (-12), i guariti nelle ultime 24 ore sono 4.827 e gli attualmente positivi si attestano su un numero pari a 80.451 in calo di 2.095.
Ancora un nuovo calo dei ricoveri nei reparti ordinari; i degenti ospitati nelle aree mediche sono 2.552 (-113), 367 (-3) si trovano in terapia intensiva con 19 nuovi ingressi. In isolamento domiciliare vi sono 77.532 persone. Il Veneto si conferma come ieri prima regione per nuovi positivi (348), seguita da Lombardia (307) e Sicilia (304).
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Nel 2019 almeno una prescrizione farmaceutica per 98% over 65

ROMA (ITALPRESS) – L’Agenzia Italiana del Farmaco ha presentato il primo Rapporto Nazionale “L’uso dei farmaci nella popolazione anziana in Italia” (Anno 2019), realizzato dall’Osservatorio Nazionale sull’Impiego dei Medicinali (OsMed) con il coordinamento dell’AIFA e dell’Istituto Superiore di Sanità. Il Rapporto descrive le caratteristiche della prescrizione farmaceutica nella popolazione ultrasessantacinquenne e analizza in dettaglio alcuni aspetti legati all’uso dei farmaci negli anziani in tre diversi setting assistenziali: domicilio (prescrizione territoriale), ospedale e Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA). L’Italia è la nazione europea con il maggior numero di anziani, dei suoi oltre 59 milioni di cittadini circa uno su quattro ha più di 65 anni, porzione che nei prossimi decenni diverrà ancora più consistente. Il processo di invecchiamento e l’aumentare dell’età si associano spesso a un accumulo di fattori di rischio e/o patologie. In particolare, se la presenza di due o più patologie caratterizza già il 75% dei sessantacinquenni, tale condizione sembra colpire gli ultraottantenni nella loro quasi totalità. Il Rapporto Aifa nasce per analizzare la conseguenza di tale fenomeno, ovvero l’utilizzo di un elevato numero di farmaci per trattare queste patologie.
Nel corso del 2019 la quasi totalità della popolazione ultrasessantacinquenne (più gli uomini che le donne) ha ricevuto almeno una prescrizione farmaceutica (98%), con lievi differenze tra aree geografiche, con consumi giornalieri pari a tre dosi per ciascun cittadino e una spesa pro capite annua di circa 660 euro. I farmaci a maggiore prescrizione sono stati quelli del sistema cardiovascolare, in particolare gli antipertensivi mentre metà della popolazione ha ricevuto farmaci antibiotici o gastroprotettori. Un primo approfondimento riguarda l’uso concomitante di farmaci nei pazienti in trattamento per alcune patologie (diabete, demenza, BPCO, parkinsonismo). Una sezione è dedicata all’analisi dell’uso dei farmaci nelle fasce di età più estreme, dai novanta ai cento anni. In Italia sono oltre 800.000 le persone di oltre 90 anni di cui poco si conosce rispetto all’utilizzo dei farmaci. In Italia negli ultimi 3 anni il consumo di farmaci e la spesa pro capite in questa popolazione sono progressivamente aumentati. Le categorie terapeutiche più utilizzate sono state gli antipertensivi, gli antiaggreganti, i farmaci per l’ulcera peptica e malattia da reflusso gastroesofageo e gli ipolipemizzanti.
A livello nazionale, il 29% degli uomini e il 30,3% delle donne di età =65 anni utilizzano 10 o più sostanze contemporaneamente. Il Rapporto ha valutato diversi tipi di associazioni di farmaci potenzialmente responsabili di interazioni farmacologiche anche severe, o potenzialmente inappropriate in questa popolazione per rapporto rischio/beneficio sfavorevole. Altro elemento innovativo è rappresentato dalla descrizione di esperienze nazionali di deprescrizione farmacologica (deprescribing), il processo finalizzato a diminuire o interrompere i farmaci che potrebbero non essere più utili o causare danni, con l’obiettivo di ridurne il carico o il danno migliorando la qualità della vita. Un ulteriore approfondimento è legato alla pandemia da COVID-19 e a come questa abbia influenzato l’uso di farmaci nella popolazione anziana in Italia. Le conseguenze in termini di ospedalizzazione e mortalità durante le prime fasi della pandemia sono state devastanti per gli anziani, il 91% dei decessi, infatti, ha riguardato i soggetti con età superiore a 65 anni.
E’ stato osservato un decremento del consumo degli antibiotici e dei FANS, attribuibile alla riduzione della trasmissione di patologie infettive delle alte e basse vie respiratorie grazie all’adozione di norme igieniche finalizzate a contenere la diffusione del virus. Gli anticoagulanti invece hanno subito il maggiore incremento durante il periodo pandemico ed è probabilmente il risultato dell’aumento di prescrizioni per eventi tromboembolici COVID-19 correlati o per la loro profilassi. Infine, elemento di assoluta novità nel Rapporto è rappresentato dall’analisi dell’uso di farmaci nelle RSA, un primo tentativo di esplorare un nuovo flusso di dati dedicato a questo importante setting assistenziale, ancora poco studiato, e che ha mostrato particolari criticità proprio durante l’ultima pandemia.
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Degenerazione maculare, un “diario” facilita l’aderenza alla terapia

ROMA (ITALPRESS) – La Giornata mondiale della vista, promossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e dall’Agenzia Internazionale per la prevenzione della cecità (IAPB) per il 14 ottobre, rappresenta l’evento annuale dedicato alla centralità della vista nella vita delle persone. Per il 2021 il tema, a livello internazionale, è #LoveYourEyes e vuole mettere l’accento sull’importanza della consapevolezza della salute degli occhi.
Secondo l’OMS, nel mondo, sono oltre 2 miliardi le persone affette da problemi di vista, ma è giusto evidenziare che la maggior parte delle malattie oculari si possono prevenire e trattare, se individuate e affrontate in tempo. Assumono particolare rilievo quindi iniziative su informazione, prevenzione e cura delle patologie che colpiscono gli occhi, come il progetto digitale #SalvareLaVistaSiPuò di Bayer per supportare chi è affetto da maculopatie.
Da oggi il progetto si arricchisce di un nuovo strumento per i pazienti: “Il mio Diario delle Iniezioni”, un’agenda personale su cui appuntare le visite mediche e le iniezioni intravitreali.
La degenerazione maculare legata all’età (DMLE) è la prima causa di perdita della vista nei Paesi industrializzati a livello globale. In Italia si calcola che ne siano affette circa un milione di persone (tra diagnosticate e non) e ogni anno si registrano circa 50.000 nuovi casi. Dato che alcune maculopatie, negli stadi iniziali, non presentano sintomi evidenti, effettuare regolari controlli dall’oculista consente di individuare precocemente i primi segni e di diagnosticare tempestivamente la malattia. Il trattamento delle maculopatie è sensibilmente migliorato negli ultimi anni, con l’introduzione dei farmaci anti-VEGF (somministrati tramite iniezioni intravitreali), che si sono dimostrati efficaci nello stabilizzare o migliorare l’acuità visiva, oltre che la qualità di vita dei pazienti. Tali terapie prevedono regimi di trattamento che possono differire a seconda del farmaco utilizzato e che richiedono una periodicità ben definita.
Un elemento fondamentale per il successo della terapia risiede, infatti, nell’aderenza del paziente al trattamento, e pertanto risulta indispensabile il coinvolgimento del paziente stesso nel proprio percorso di cura e la sua conoscenza degli strumenti necessari per affrontarla.
“Il mio Diario delle Iniezioni” non è solo uno spazio dove annotare le visite oculistiche in calendario, per non dimenticare gli appuntamenti, ma anche un supporto su cui riportare informazioni e commenti da riferire al proprio medico in previsione di una visita futura.
Si potrà, inoltre, consultare la lista dei documenti e le informazioni da condividere con lo specialista e le domande da rivolgere al personale medico prima di sottoporsi alle iniezioni, per affrontare visite e controlli con maggior serenità. Sono, inoltre, disponibili le risposte alle domande più frequenti e consigli utili da seguire dopo avere eseguito la procedura.
Nell’ottica di una sensibilizzazione del paziente ad un autocontrollo dell’andamento della patologia, attraverso “Il mio Diario delle Iniezioni”, sarà possibile controllare i propri sintomi tra un’iniezione e l’altra con la griglia di Amsler, uno strumento molto semplice di diagnostica che aiuta a rilevare eventuali sintomi iniziali di malattie retiniche.
Lanciata nel marzo 2020, il progetto digitale #SalvareLaVistaSiPuò ha dimostrato essere un punto di riferimento importante per chi soffre di questa patologia, raggiungendo circa un milione di utenti, 22.150 dei quali sono diventati follower attivi su Facebook, dove 400 interagiscono quotidianamente con la pagina. Oltre 2.800 tra pazienti e caregiver, poi, grazie a contenuti e servizi personalizzati, hanno intrapreso il percorso di consapevolezza della maculopatia fornito dalla piattaforma.
“Le soluzioni web applicate alla comunicazione nell’ambito healthcare hanno notevolmente favorito la diffusione delle informazioni e delle conoscenze, migliorando l’empowerment del paziente e rendendo più fluido e dinamico il rapporto di quest’ultimo con la comunità medico-scientifica – ha affermato Patrizia Guarraci, Head of Business Unit Specialty di Bayer Italia – Ogni soluzione terapeutica, anche la più innovativa, perde efficacia se non è seguita in modo scrupoloso. Per questo motivo Bayer ha sempre dimostrato particolare attenzione e sensibilità nel favorire l’aderenza terapeutica, rivolgendosi ai pazienti in modo semplice e appropriato, attraverso modalità e strumenti che l’evoluzione tecnologica rende via via disponibili”.
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Torna a Roma la “Longevity Run”, la corsa della salute

ROMA (ITALPRESS) – Un’iniziativa di sport, prevenzione e salute, con check-up gratuiti a cura degli esperti della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS e dell’Università Cattolica per sensibilizzare la popolazione sull’importanza di uno stile di vita sano, di una alimentazione corretta e completa e sul valore della prevenzione per garantirsi una longevità di successo. E’ la Longevity Run che si terrà a Roma sabato 23 e domenica 24 ottobre presso lo stadio “Nando Martellini” delle Terme di Caracalla, due giornate dedicate a prevenzione, salute e sport, fattori indispensabili per invecchiare bene.
Nel villaggio della prevenzione, aperto sabato 23, dalle ore 9 alle ore 18.30, sarà possibile effettuare prenotandosi i longevity check-up eseguiti dai medici del Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS, coordinati dal professor Francesco Landi, direttore UOC Medicina Interna Geriatrica del Gemelli, docente di Medicina Interna e Geriatria all’Università Cattolica, campus di Roma. Saranno valutati i principali 7 parametri di salute cardiovascolare (fumo, esercizio fisico, dieta equilibrata, indice massa corporea, valori di colesterolo, pressione arteriosa e glicemia); l’introito giornaliero dei principali alimenti a maggiore contenuto proteico, sia di origine animale sia vegetale; la massa e la performance muscolare; e la qualità del sonno.
La gara podistica di 5 km (competitiva e non) si svolgerà domenica 24 alle ore 9, con partenza dallo Stadio Nando Martellini sviluppandosi poi intorno alla splendida cornice del parco archeologico delle Terme di Caracalla. “La Longevity run – spiega il professor Francesco Landi – vuole essere il segno di un nuova ripresa in sicurezza dopo la lunga pandemia che ci ha costretti a restare fermi e a sospendere tutte le attività”.
Durante le due giornate di sport e salute sarà inoltre possibile effettuare la vaccinazione antinfluenzale e quella contro il Covid – 19 grazie alla presenza del team del Centro vaccinale anti Covid del Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS, guidato dalla professoressa Patrizia Laurenti.
“Sottoporsi alla vaccinazione, sia per il Covid che per l’influenza, è un gesto importantissimo, efficace e sicuro di prevenzione che vogliamo sostenere – chiarisce il professor Landi – cercando di convincere i paurosi, gli indecisi e i ritardatari. La pandemia ha influito sulla tendenza degli italiani a condurre una vita sedentaria e ha amplificato la scarsa attenzione alla prevenzione e a condurre stili di vita salutari. La Longevity Run, in particolare dopo il Covid, vuole dunque promuovere l’importanza della prevenzione e degli stili di vita corretti, fondamentali per le persone di tutte le età, giovani, adulti e anziani. La longevità non è un dono di natura – conclude Landi – ma si conquista passo dopo passo grazie proprio a uno stile di vita sano e attivo e a una adeguata prevenzione”.
Per iscriversi alla Longevity Run basta andare sul sito www.longevityrun.it
Per prenotare il check-up gratuito e la vaccinazione è sufficiente scrivere all’indirizzo [email protected]
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Segnalate all’Aifa 101.110 reazioni avverse al vaccino, l’85% non gravi

ROMA (ITALPRESS) – L’Agenzia Italiana del Farmaco ha pubblicato il nono Rapporto di farmacovigilanza sui vaccini Covid-19. I dati raccolti e analizzati riguardano le segnalazioni di sospetta reazione avversa registrate nella Rete Nazionale di Farmacovigilanza tra il 27 dicembre 2020 e il 26 settembre 2021 per i quattro vaccini in uso nella campagna vaccinale in corso. Nel periodo considerato sono pervenute 101.110 segnalazioni su un totale di 84.010.605 di dosi somministrate (tasso di segnalazione di 120 ogni 100.000 dosi), di cui l’85,4% riferite a eventi non gravi, come dolore in sede di iniezione, febbre, astenia/stanchezza, dolori muscolari.
Le segnalazioni gravi corrispondono al 14,4% del totale, con un tasso di 17 eventi gravi ogni 100.000 dosi somministrate. Come riportato nei precedenti Rapporti, indipendentemente dal vaccino, dalla dose e dalla tipologia di evento, la reazione si è verificata nella maggior parte dei casi (76% circa) nella stessa giornata della vaccinazione o il giorno successivo e solo più raramente oltre le 48 ore.
Comirnaty è il vaccino attualmente più utilizzato nella campagna vaccinale italiana (71,2%), seguito da Vaxzevria (14,5%), Spikevax (12,5%) e Covid-19 Vaccino Janssen (1,8%). In linea con i precedenti Rapporti, la distribuzione delle segnalazioni per tipologia di vaccino ricalca quella delle somministrazioni (Comirnaty 68%, Vaxzevria 22%, Spikevax 9%, Covid-19 vaccino Janssen 1%). Per tutti i vaccini, gli eventi avversi più segnalati sono febbre, stanchezza, cefalea, dolori muscolari/articolari, reazione locale o dolore in sede di iniezione, brividi e nausea.
In relazione alle vaccinazioni cosiddette eterologhe a persone al di sotto di 60 anni che avevano ricevuto Vaxzevria come prima dose sono pervenute 262 segnalazioni, su un totale di 644.428 somministrazioni (la seconda dose ha riguardato nel 76% dei casi Comirnaty e nel 24% Spikevax), con un tasso di segnalazione di 40 ogni 100.000 dosi somministrate.
Nella fascia di età compresa fra 12 e 19 anni, alla data del 26 settembre 2021 sono pervenute 1.358 segnalazioni di sospetto evento avverso su un totale di 5.623.932 di dosi somministrate, con un tasso di segnalazione di 24 eventi avversi ogni 100.000 dosi somministrate. La distribuzione per tipologia degli eventi avversi non è sostanzialmente diversa da quella osservata per tutte le altre classi di età. Relativamente alla somministrazione della terza dose, iniziata nel mese di settembre, è stata effettuata soltanto una segnalazione, a fronte di circa 46.000 dosi somministrate. Considerata la stabilità dell’andamento delle segnalazioni per i diversi vaccini Covid-19, il Rapporto di sorveglianza non sarà più pubblicato con cadenza mensile bensì trimestrale. Resta invece mensile l’aggiornamento dei grafici interattivi disponibili sul sito dell’Aifa.
(ITALPRESS).