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Ambulatori e consulenze specialistiche, parte “Sapienza Salute”

ROMA (ITALPRESS) – Presentato il progetto “Sapienza Salute”, un’iniziativa per la promozione della salute delle studentesse e degli studenti, del personale tecnico, amministrativo e bibliotecario e dei docenti dell’Ateneo romano. Obiettivo del progetto è offrire servizi di counselling medico-sanitario a tutti i membri della comunità Sapienza, creando un ponte virtuale e virtuoso tra l’Ateneo e le eccellenze sanitarie del Policlinico Umberto I, del Sant’Andrea e del Polo pontino.
Accanto alle attività di consulto, indirizzo alla cura, promozione della salute e del benessere psico-fisico già portate avanti nell’ambito delle iniziative di Terza missione dell’Ateneo, Sapienza Salute prevede l’apertura di due ambulatori pomeridiani presso il Centro di Medicina Occupazionale che, attraverso un sistema di prenotazione online, permetterà agli utenti di avvalersi della consulenza di specialisti di molteplici aree mediche.
I professionisti della salute aderenti all’iniziativa daranno vita a una “banca del tempo” dedicata, ponendo a servizio dell’intera comunità dell’Ateneo le proprie competenze e il proprio tempo al di fuori dell’orario di servizio. Il progetto si avvarrà, inoltre, della collaborazione di associazioni ed enti no profit nazionali e internazionali, sulla base di convenzioni quadro e protocolli d’intesa.
“Oggi concretizziamo il principio del ‘prendersi curà, uno dei temi centrali del mio programma, e lo facciamo attraverso un’iniziativa di vero e proprio welfare sanitario rivolto a tutta la comunità universitaria – dice la rettrice Antonella Polimeni – E’ un progetto che trova una sua collocazione anche alla luce della pandemia, per fornire risposte utili a tutti gli altri bisogni di salute che in questo periodo sono passati un pò in secondo piano”.
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Studio clinico, la lattoferrina contiene gli effetti del Covid-19

ROMA (ITALPRESS) – A settembre è stato pubblicato su “Journal of Clinical Medicine” uno studio clinico italiano sulla somministrazione orale della lattoferrina in un centinaio di pazienti affetti da Covid-19. Lo studio, condotto utilizzando lattoferrina in capsule (Mosiac, Pharmaguida), ha dimostrato come la sua somministrazione, da sola in pazienti asintomatici, o in associazione con altri farmaci in pazienti paucisintomatici o moderatamente sintomatici, può essere un efficace trattamento privo di effetti avversi nella gestione dell’infezione da SARS-CoV-2.
“Al di là dell’indiscutibile efficacia dei vaccini anti-SARS-CoV-2, la grande diffusione dell’infezione associata a questo coronavirus richiede anche la disponibilità di agenti antivirali. La lattoferrina è nota possedere un’attività antivirale. Infatti, quando è in contatto con il virus impedisce il suo ingresso all’interno della cellula e dunque la sua replicazione. La lattoferrina, inoltre, svolge una potente attività anti-infiammatoria ed anti-trombotica, funzioni essenziali nel trattamento del Covid-19”, spiega Piera Valenti, Professore Ordinario di Microbiologia dell’Università di Roma La Sapienza e Membro del Comitato internazionale di Esperti sulla lattoferrina.
In questo studio clinico retrospettivo la tempestiva somministrazione orale di lattoferrina si è dimostrata utile nei pazienti COVID. Un primo dato rilevante riguarda il tempo necessario per ottenere la negativizzazione del tampone molecolare negli 82 pazienti trattati con lattoferrina, tempo che è stato nettamente inferiore rispetto a quello osservato nei 39 pazienti non trattati (15 anzichè 24 giorni).
Nessuno dei pazienti appartenenti al gruppo trattato con lattoferrina, inoltre, è stato ospedalizzato. I pazienti asintomatici, paucisintomatici e moderatamente sintomatici sono stati trattati con un diverso numero di capsule (da 1 a 5) contenenti ciascuna 200 mg di lattoferrina (Mosiac, Pharmaguida) a seconda della severità del Covid-19.
I risultati mettono, inoltre, in evidenza l’esistenza di un legame tra la maggiore efficacia del trattamento con la lattoferrina, la significativa riduzione dei sintomi e l’età. Infatti, la lattoferrina viene sintetizzata sotto il controllo ormonale e la sua produzione diminuisce con l’avanzare dell’età. Ne consegue che, nei soggetti più anziani che ne sintetizzano una minore quantità, la supplementazione della proteina esogena mostra una maggiore efficacia rispetto a quella osservata in pazienti più giovani.
Lo studio giunge dopo due pubblicazioni internazionali apparse a giugno 2021 su Frontiers in Pharmacology e ad agosto 2021 su PNAS riguardanti l’efficacia della lattoferrina in vitro nell’inibire l’infezione da Covid-19.
“Questa pubblicazione e questi dati sono molto interessanti”, commenta il dottor Paolo Manzoni, direttore di Pediatria e Neonatologia dell’ASL di Biella “rendono ancora più significativo lo studio randomizzato prospettico contro placebo e in doppio cieco che abbiamo condotto col medesimo prodotto e che abbiamo appena terminato a Biella e Novara, per valutare se la lattoferrina può dare benefici clinici in pazienti già ospedalizzati per Covid-19. I risultati che saranno resi pubblici a breve, potrebbero ulteriormente integrare e completare quelli oggi disponibili riguardo a una possibile azione anti-Covid-19 della lattoferrina stessa”.
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Covid, 2.983 nuovi casi e 41 decessi in 24 ore

ROMA (ITALPRESS) – Scende il numero dei nuovi positivi al Covid in Italia. Secondo i dati forniti dal Ministero della Salute, il numero dei nuovi contagi segna un +2.983, in calo rispetto ai 3.235 dell’ultimo aggiornamento ma con meno tamponi processati, 297.356 e che determina un tasso di positività all’1%. Lieve incremento dei decessi, 41 (+2). I guariti sono 3.966 mentre il numero degli attualmente positivi segna -1.074 per un totale di 87.173.
Nuovo calo dei ricoveri negli ospedali. Il numero dei pazienti delle aree mediche oggi segna una riduzione, dai 2.968 di ieri ai 2.872 di oggi; in terapia intensiva sono ospitati 403 degenti (-30) con 24 nuovi ingressi. In isolamento domiciliare si trovano invece 83.946 persone. Il Veneto è prima regione per numero di nuovi positivi (349), a seguire Emilia Romagna (328) e Lazio (300).
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Covid, Draghi “I vaccini sono sicuri e salvano vite”

ROMA (ITALPRESS) – “Il messaggio ai nostri concittadini deve essere molto chiaro. I vaccini sono sicuri. I vaccini salvano vite”. Lo ha detto il presidente del Consiglio dei Ministri, Mario Draghi, intervenendo al settimo summit dei presidenti dei Parlamenti del G20. “I Parlamenti possono fare molto per sostenere lo sforzo globale di vaccinazione. Potete adottare provvedimenti che rafforzino i meccanismi di trasparenza nella distribuzione dei vaccini e che impediscano lo spreco di soldi pubblici nella sanità. Potete inoltre sostenere i Governi nel loro impegno contro la disinformazione in materia di vaccini. Uno studio recente di Nature – ha aggiunto – ha mostrato come la lettura di notizie false riduca la probabilità che un individuo si vaccini ‘sicuramentè contro il Covid-19 di più di 6 punti percentuali. Il Parlamento Europeo ha compiuto molti passi concreti per sfatare i miti sui vaccini e ha fornito linee guida utili per identificare le notizie false sulle piattaforme digitali”. Secondo Draghi “abbiamo davanti due problemi: nei paesi ricchi le dosi di vaccino sono ampiamente disponibili, ma una minoranza rifiuta di vaccinarsi o esita a farlo, questo comportamento è dovuto alla paura che non siano sicuri ed efficaci, nonostante le evidenze” dicano il contrario. “Nei paesi a basso reddito la disponibilità dei vaccini è ancora limitata, anche a causa di problemi di logistica”, ha osservato.
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Carcinosi peritoneale, le nuove frontiere del trattamento

ROMA (ITALPRESS) – E’ un incontro proiettato nel futuro del trattamento dei tumori metastatici del peritoneo e della pleura quello che porterà a Roma il 7 e l’8 ottobre, i maggiori esperti internazionali di settore per la seconda edizione del Congresso della International Society for the Study of Pleura and Peritoneum (ISSPP 2021). L’edizione romana, ospitata presso il Centro Congressi Europa dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, campus di Roma ha come presidenti il professor Giovanni Scambia e il professor Fabio Pacelli. Segretario scientifico del congresso, Andrea Di Giorgio, UOC Chirurgia del Peritoneo e del Retroperitoneo, Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS. Al centro dei lavori, le novità di trattamento per le metastasi pleuriche e peritoneali (la cosiddetta ‘carcinosì peritoneale) che complicano il decorso di tanti tumori.
I principali esperti del campo faranno il punto sull’ormai consolidata procedura citoriduzione seguita da HIPEC (Hypertermic Intraperitoneal Chemotherapy o chemio-ipertermia intraperitoneale, un trattamento in due fasi che prevede la rimozione chirurgica dei noduli di carcinosi, seguita dalla somministrazione all’interno della cavità peritoneale di farmaci chemioterapici ad alta temperatura, per eliminare le restanti cellule tumorali) e sulla novità della PIPAC (chemioterapia ‘pressurizzatà, somministrata in laparoscopia), ancora sperimentale.
In Italia si ammalano di carcinosi peritoneale circa 25 mila persone l’anno. In passato non esisteva alcuna terapia per questa condizione, mentre oggi è possibile offrire a una parte di questi pazienti una speranza che per alcune forme tumorali è molto concreta.
‘E’ il caso – spiega il professor Pacelli, associato di Chirurgia generale all’Università Cattolica e Direttore della UOC di Chirurgia del Peritoneo e del Retroperitoneo, Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS – della carcinosi peritoneale da tumori dell’appendice a basso grado, cioè degli pseudomixomi, tumori molto rari (1-2 casi per milione) ma a prognosi infausta se non trattati. L’intervento chirurgico abbinato alla chemio-ipertermia (terapia HIPEC) può portare ad una sopravvivenza del 90%; nel caso di altre forme di carcinosi derivanti da altri tumori (ad esempio del colon retto e dell’ovaio), questo trattamento consente di arrivare ad una sopravvivenza media a 5 anni del 40%’.
I prerequisiti per il successo del trattamento sono l’integrazione con la chemioterapia sistemica e quindi con l’oncologo medico, che è sempre il ‘registà del trattamento della carcinosi peritoneale; il paziente inoltre deve essere in condizioni tali da consentirgli di affrontare l’intervento chirurgico o tecniche alternative.
Nei casi in cui con la chirurgia si ottiene una citoriduzione completa (cioè l’asportazione di tutti i noduli tumorali), l’aggiunta dell’HIPEC consente di ‘sterilizzarè il campo chirurgico portando la chemioterapia direttamente all’interno della cavità peritoneale, per agire su eventuali cellule residue; il trattamento viene effettuato ad alte temperature, per facilitare la penetrazione della chemioterapia (in genere vengono utilizzati farmaci come la mitomicina e i derivati del platino) nei tessuti.
‘La PIPAC – prosegue il professor Pacelli – è invece un trattamento innovativo, che si effettua in laparoscopia e che ci vede leader in Italia. Si tratta di una terapia di ‘consolidamentò che affianca la chemioterapia sistemica. Nei pazienti con malattia più avanzata, quando non è possibile rimuovere chirurgicamente la carcinosi o se questa non risponde più ai chemioterapici o se per una tossicità da farmaci il paziente non riesce a seguire gli schemi di chemioterapia tradizionale, questo trattamento può essere d’aiutò.
La PIPAC consiste nell’introduzione di chemioterapici all’interno della cavità peritoneale, in laparoscopia. Sfrutta la pressione dei gas (anidride carbonica) utilizzati in laparoscopia che ‘spingonò il chemioterapico all’interno dei tessuti della cavità addominale. Il potere di penetrazione nei tessuti è di 3-4 mm e questo risulta molto efficace per i noduli di piccole dimensioni che spesso sono la componente principale della carcinosi. Il trattamento è ben tollerato e ripetibile: si effettua ogni 6-8 settimane, per almeno 3 cicli. Oltre allungare l’aspettativa di vita, la PIPAC ne migliora la qualità, essendo in grado ad esempio di controllare l’ascite in una buona percentuale di casi.
‘A questo trattamento – commenta il professor Pacelli – rispondono molto bene le carcinosi da tumore dello stomaco, da tumore bilio-pancreatico (la carcinosi da neoplasia del pancreas è spesso a piccoli noduli – cosiddetta ‘miliariformè), da tumori del colon e dell’ovaio, anche platino-resistenti”.
Queste nuove procedure di trattamento trovano indicazione anche per i tumori dell’ovaio.
‘Nel tumore dell’ovaio – ricorda il professor Scambia, Ordinario di Ginecologia e Ostetricia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, campus di Roma, Direttore della UOC di Ginecologia Oncologica e Direttore Scientifico della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS – la diffusione peritoneale della malattia riguarda oltre il 70% delle pazienti, già al momento della prima diagnosi di malattia. Dal 2018, grazie ai risultati dello studio condotto dal professor Willemien van Driel e pubblicato sul New England Journal of Medicine, sappiamo che le pazienti con neoplasia ovarica trattate con chemioterapia neoadiuvante e sottoposte poi ad intervento chirurgico e HIPEC hanno un vantaggio statisticamente significativo, sia in termini di intervallo libero da malattia, che di sopravvivenza globale, rispetto alle pazienti che non hanno fatto HIPEC. Sono al momento in corso ulteriori studi a conferma di questo dato, ma al Policlinico Gemelli abbiamo già adottato questa procedura alla ‘chirurgia di intervallò. Inoltre, come gruppo di ricerca, stiamo studiando l’impatto della HIPEC anche nella chirurgia up-front per pazienti con determinate caratteristiche molecolari, perchè in questo setting clinico la metodica potrebbe essere ancora più vantaggiosà.
‘Infine, per una malattia come il tumore ovarico che oggi, grazie a terapie biologiche mirate, è possibile cronicizzare, la PIPAC è promettente oggetto di studi clinici perchè potrebbe fisicamente superare le resistenze biologiche ai trattamenti convenzionali già utilizzati per le pazientì, osserva.
La PIPAC è insomma la nuova frontiera di trattamento della carcinosi peritoneale e la Fondazione Gemelli IRCCS è stata uno dei primissimi centri ad utilizzarla in Italia (è stata messa a punto in Germania appena 4 anni fa), oltre ad essere attualmente quello con la casistica maggiore.
Al Gemelli vengono effettuati ogni anno circa 100 trattamenti di citoriduzione (peritonectomie) seguiti da HIPEC per tumori gastro-intestinali o tumori primitivi (pseudomixomi e mesoteliomi) e oltre 400 l’anno per tumori ovarici. Per quanto riguarda la PIPAC al momento si effettuano circa 80-100 trattamenti l’anno; è un trattamento ancora sperimentale (non sono ancora disponibili i risultati degli studi di fase 3), che è stato inserito in un percorso approvato dalla Direzione Sanitaria. Una seduta di PIPAC dura 60-90 minuti. Il paziente sottoposto a PIPAC resta in ospedale mediamente 2 notti, quello sottoposto la peritonectomia seguita da HIPEC (un intervento che dura 6-8 ore), circa 8-10 giorni.
Il futuro della HIPEC riguarda la possibilità di utilizzare questa metodica in profilassi. “Siamo attualmente principal investigator di studi multicentrici italiani, prospettici randomizzati di fase 3 – rivela il professor Pacelli – riguardanti pazienti con tumori dello stomaco e del colon, che si presentino al momento dell’intervento in fase avanzata, quindi ad elevato rischio di carcinosi. Gli studi prevedono il confronto tra pazienti sottoposti a chemio-ipertermia o nulla, subito dopo l’intervento chirurgico, quando ancora non c’è carcinosi. La novità nella novità in questo studio è che il tipo di HIPEC che stiamo utilizzando, per la prima volta al mondo è l’HIPEC-CO2 che utilizza la perfusione di chemioterapici riscaldati abbinati all’anidride carbonica, per aumentare il grado di penetrazione nei tessutì.
‘Sul fronte della PIPAC – prosegue il professor Pacelli – stiamo valutando due nuovi ambiti. Il primo è la ‘conversion surgery’: abbiamo visto che una certa quota di pazienti inizialmente dichiarati inoperabili, possono esser portati all’intervento chirurgico (‘convertitì) grazie al trattamento PIPAC, associato alla chemioterapia sistemica. Nel tumore dello stomaco questo consente di far arrivare all’intervento chirurgico il 6-10% di pazienti, in precedenza considerati inoperabili. E’ una forma di terapia neoadiuvante della carcinosi sincrona, cioè di quella presente dall’inizio insieme al tumore primitivo. L’altra frontiera della PIPAC è che verificheremo la possibilità di incrementarne l’efficacia attraverso l’uso dell’elettricità (ePIPAC)’.
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Al via il 32° Congresso nazionale elettivo Cimo

ROMA (ITALPRESS) – Cimo, “Un grande passato, un futuro da protagonisti”. A fare da ponte tra passato e futuro è il 32° Congresso nazionale elettivo Cimo, il sindacato dei medici che da 75 anni rappresenta i medici, i veterinari e gli odontoiatri, in servizio e in quiescenza, del Servizio sanitario nazionale. La tre giorni romana si aprirà con la presentazione del programma politico e delle candidature, tra cui quella del presidente Nazionale uscente, Guido Quici che dal 22 settembre 2017 guida lo storico sindacato medico italiano con l’obiettivo di proiettarlo verso una rappresentatività più ampia attraverso la Federazione Cimo-Fesmed. Nel pomeriggio di venerdì 8 ottobre, dopo la proclamazione degli eletti e la relazione politica del Presidente CIMO, è prevista la presenza del ministro della Salute, Roberto Speranza. A seguire, l’attesa tavola rotonda dal titolo “PNRR, Intelligenza artificiale, Governo Clinico: un futuro da protagonisti”. Interverranno Filippo Anelli, presidente FNOMCeO; Giovanni Migliore, Presidente FIASO; Alberto Oliveti, presidente ENPAM; Giovanni Brugnoli, Vicepresidente Confindustria per il Capitale Umano.
Presenti anche Ivan Cavicchi, Docente all’Università Tor Vergata di Roma, esperto di politiche sanitarie e Padre Paolo Benanti, Docente di Etica e Bioetica alla Pontificia Università Gregoriana. E ancora, Angelo Tanese, direttore generale ASL 1 Roma, componente Gruppo Lavoro Regione Lazio attuazione PNRR e Sergio Barbieri, vicepresidente vicario CIMO. Invitati i rappresentanti di Parlamento e Regioni. Moderatrice del dibattito la giornalista RAI, Eva Crosetta. A chiudere il Congresso, sabato 9 ottobre, l’insediamento degli organi statutari: Ufficio di Presidenza e Direzione Nazionale.
“Affrontiamo questo congresso – dice il presidente Quici – in un momento storico particolarmente difficile per il nostro Paese, specialmente per il personale medico-sanitario che da oltre un anno e mezzo è sottoposto ad uno ‘stress-test’ senza precedenti, impegnato a fronteggiare la pandemia da Covid-19, che ha prepotentemente evidenziato le criticità del nostro SSN, da sempre denunciate da Cimo: dalla carenza di personale all’imbuto formativo, dal blocco del turn over fino al precariato, per citarne solo alcune. Sentito e doveroso è il plauso alle colleghe ed ai colleghi che non si sono risparmiati nel garantire il diritto alla salute dei cittadini, durante questa grave emergenza sanitaria. Il nostro pensiero va, soprattutto, a quanti hanno perso la vita, cercando di salvare quella dei pazienti in questa lotta al virus”.
Il presidente Quici ritiene, tuttavia, che “l’attuale momento di crisi possa trasformarsi in un una grande e forse unica opportunità per rilanciare la Sanità Pubblica. Come Cimo e come Federazione Cimo-Fesmed, che raggruppa oltre 17 mila medici, siamo pronti ad accettare le nuove sfide che questa fase della nostra storia ci pone. Vogliamo essere i veri protagonisti di quel cambiamento che possa assicurare un vero rilancio della sanità italiana”.
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Prevenzione del tumore al seno, torna “Sorrisi in rosa”

MILANO (ITALPRESS) – Prevenzione senologica in primo piano nei centri Humanitas durante il mese di ottobre, con la quinta edizione di “Sorrisi in Rosa”. Il festival ha preso il via con un evento alla presenza di Gerry Scotti e di un nutrito gruppo di ex pazienti oncologiche. “Sorrisi in Rosa” coinvolge gli ospedali Humanitas di Lombardia, Piemonte e Sicilia dove per tutto il mese si svolgeranno, consulti, visite senologiche, ginecologiche, ostetriche e di nutrizione gratuite.
Oggi vincere il tumore al seno è possibile, l’importante è la prevenzione e poter avere una diagnosi precoce: «Prevenzione, informazione e qualità delle cure. Sono questi i tre capisaldi – ha detto il professore Corrado Tinterri, direttore Breast Unit IRCCS Istituto Clinico Humanitas, al microfono di Italpress – che noi dobbiamo ricordare per mantenere la leadership europea che l’Italia oggi ha sulla guarigione di tumore al seno. Nel 42% dei casi il tumore della mammella colpisce donne sotto i 50 anni, donne alle quali dobbiamo fare sapere che se hanno casi in famiglia, anche se non vengono invitate e programmi di screening, devono cominciare da subito un programma di prevenzione perchè sono nel mirino del tumore al seno».
A fare eco al professore Tinterri il collega Alberto Testori, direttore associato Breast Unit IRCCS Istituto Clinico Humanitas: «La prevenzione sappiamo che è fondamentale. Riscontrando una neoplasia di dimensione inferiore al centimetro, siamo in grado di arrivare a una sopravvivenza a 5 anni nel 98% dei casi, ciò grazie alla prevenzione, alla diagnosi precoce. Noi consigliamo l’ecografica dai 30 ai 40 anni e dopo i 40 va associata anche la mammografia», ha detto sempre all’Italpress.
L’evento di inaugurazione di “Sorrisi in Rosa” è stato l’occasione per presentare il libro “Sorrisi in Fiore” che raccoglie cento racconti di donne che hanno vinto la malattia, 100 racconti vitaminici, 100 pillole di sana energia femminile. Ogni donna è stata fotografata da Luisa Morniroli e le foto sono ora in mostra al centro medico Humanitas di Rozzano (Mi). Ogni storia di donna, raccontata da Cristina Barberis Negra, nel libro, è associata a un fiore per affrescare con semplicità quel prepotente senso di ritorno alla vita che tutti abbiamo sperimentato, seppur in modo diverso, con la pandemia da Covid-19 e che è insito in tante storie di malattia.
Proprio il Covid è stato, rispetto alla prevenzione, di grande ostacolo: «Il Covid – ha detto ancora Tinterri – è stato un grande nemico perchè ha distolto l’attenzione dal tumore al seno e ciò è molto pericoloso, si riduce la possibilità di accesso alle cure e la probabilità di guarire. Dobbiamo recuperare i ritardi e dobbiamo recuperare la qualità delle nostre cure che è andata persa in questi due anni». Il libro “Sorrisi in Fiore” è disponibile sul sito www.sorrisinrosa.it e i proventi serviranno a raccogliere fondi destinati ai progetti di Fondazione Humanitas per la Ricerca nell’ambito dei tumori tipicamente femminili.
Quest’anno poi c’è una novità, la nuova App di Humanitas Istituto Clinico Catanese. La nuova App, dedicata alle pazienti del Breast Centre etneo, permette alle donne, direttamente sul proprio smartphone o tablet, di avere un supporto in più, anche una volta lasciato l’ospedale. La tecnologia accorcia le distanze e garantisce la continuità di cure con suggerimenti, esercizi, news, immagini, informazioni sul proprio percorso pre e post operatorio a portata di clic. L’App è nata durante l’emergenza sanitaria della pandemia da Covid-19 in cui isolamento e lockdown hanno imposto di restare il più possibile a casa.
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Iss, a 7 mesi l’efficacia dei vaccini a mRna resta alta

ROMA (ITALPRESS) – A sette mesi dalla vaccinazione non si registra una riduzione dell’efficacia dei vaccini Covid-19 a mRna nella popolazione generale, mentre si osserva una lieve diminuzione nella protezione dall’infezione (sintomatica o asintomatica) in alcuni gruppi specifici. Lo afferma il quarto report, a cura del Gruppo di lavoro ISS e ministero della Salute “Sorveglianza vaccini COVID-19” sull’analisi congiunta dei dati della sorveglianza integrata Covid-19 e dell’anagrafe nazionale vaccini. Sono stati esaminati i dati di più di 29 milioni di persone che hanno ricevuto almeno una dose di vaccino a mRna, seguite fino al 29 agosto 2021. L’efficacia è stata valutata confrontando l’incidenza di infezioni (sintomatiche e asintomatiche), ricoveri e decessi a diversi intervalli di tempo dopo la seconda dose con quella osservata nei 14 giorni dopo la prima dose, considerato come ‘periodo di controllò.
Queste le principali conclusioni. Nella popolazione generale a sette mesi dalla seconda dose non si osserva una riduzione significativa di efficacia in termini di protezione dall’infezione (sintomatica o asintomatica), che rimane dell’89%. Anche contro il ricovero e il decesso la protezione resta elevata (96% e 99%) a sei mesi dalla seconda dose; nelle persone immunocompromesse si osserva una riduzione dell’effetto protettivo verso l’infezione a partire da 28 giorni dopo la seconda dose. La stima, in questo caso, presenta una variabilità elevata dovuta in parte al ridotto numero di soggetti inclusi in questo gruppo ma anche connessa alla diversità delle patologie presenti in questa categoria; nelle persone con comorbidità si osserva una riduzione della protezione dall’infezione, dal 75% di riduzione del rischio dopo 28 giorni dalla seconda dose al 52% dopo circa sette mesi.
E ancora, diminuisce leggermente, pur rimanendo sopra l’80%, l’efficacia contro l’infezione nelle persone sopra gli 80 anni e nei residenti delle Rsa. Confrontando i dati tra gennaio e giugno 2021, periodo in cui predominava la variante alfa, con quelli tra luglio e agosto, a prevalenza delta, emerge una riduzione dell’efficacia contro l’infezione dall’84,8% al 67,1%. Resta invece alta l’efficacia contro i ricoveri (91,7% contro 88,7%). L’apparente riduzione di efficacia dei vaccini nel prevenire l’infezione potrebbe essere dovuta al tempo intercorso dalla vaccinazione e/o ad una diminuita efficacia contro la variante delta. Potrebbero inoltre avere contribuito eventuali modifiche comportamentali a seguito del rilassamento delle altre misure preventive (uso di mascherine, distanziamento fisico).
“I dati – conclude la nota – sono coerenti con quelli ottenuti dal confronto con i non vaccinati, pubblicati settimanalmente nel report esteso dell’Iss. E’ fondamentale continuare questo tipo di aggiornamenti e monitoraggi anche nei mesi futuri”.
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