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Tumori, dai G-quadruplex indicazioni utili per progettare nuovi farmaci

MILANO (ITALPRESS) – Osservare da vicino il comportamento dei G-quadruplex, strutture secondarie del Dna, per contribuire alla messa a punto di farmaci oncoterapici di nuova generazione. I risultati degli studi condotti in collaborazione dai ricercatori delle Università dell’Insubria, di Milano-Bicocca e di Padova, con il coinvolgimento dell’Istituto di fotonica e nanotecnologie del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ifn), sono confluiti in due lavori pubblicati sulla rivista Nucleic Acids Research Quando pensiamo al Dna, la struttura che subito ci affiora alla mente è la doppia elica. Da anni, tuttavia, è noto come il Dna possa assumere localmente strutture non canoniche. Un aspetto particolarmente rilevante è che questi sistemi rappresentano degli interessanti punti di intervento terapeutico per trattare molte patologie tra cui tumori, malattie neurodegenerative, infezioni, e così via.
Per la loro particolare importanza funzionale, le strutture secondarie non canoniche denominate G-quartets (G4s) occupano un posto di rilievo in questo contesto. Finora la ricerca di nuovi farmaci indirizzati verso questi bersagli non ha prodotto i risultati sperati e questo deriva in larga parte dal fatto che la struttura del Dna varia sensibilmente nel tempo e nello spazio.
I ricercatori hanno analizzato le proprietà conformazionali e nanomeccaniche dei G4s presenti nel promotore di un particolare protooncogene responsabile di diverse forme tumorali, abbinando tecniche di ensemble a misure di singola molecola per capire come queste strutture evolvono nel tempo, come la loro evoluzione è influenzata dalla matrice di Dna a doppia elica che le circonda e come interagiscono quando si formano una vicina all’altra.
Inoltre, è stato osservato come la presenza di sequenze in grado di formare G4s in un tratto di Dna favorisca la denaturazione nanomeccanica della doppia elica in questo tratto, quindi l’inizio dell’espressione genica. Poichè le proteine deputate alla trascrizione del Dna, evento che dà inizio alla sintesi proteica, funzionano esercitando forze e torsioni sui promotori al fine di indurne la denaturazione locale, le informazioni raccolte costituiscono una “fotografia” ad alta risoluzione del bersaglio di elezione. Infine, è stato possibile seguire come si ripiegano queste sequenze e con quale velocità. Queste informazioni aiuteranno a progettare farmaci di nuova generazione che siano in grado di controllare la produzione di oncoproteine in pazienti neoplastici.
“Si tratta di una collaborazione fra soggetti lontani geograficamente, ma coinvolti in una sorta di laboratorio delocalizzato, che sono in grado di realizzare strumentazioni innovative non commerciali e di applicarle alla caratterizzazione di campioni biologici progettati ad hoc. Tutto questo è possibile, grazie anche al supporto delle nostre Istituzioni Universitarie che permettono e facilitano questo networking”, dice Luca Nardo del Dipartimento di scienza e alta tecnologia dell’Università dell’Insubria.
“La ricerca è stata condotta in modo interdisciplinare, con il coinvolgimento paritetico di Biofisici e Chimici Farmaceutici – afferma Francesco Mantegazza, del Dipartimento di medicina e chirurgia dell’Università di Milano-Bicocca -. Infatti, soltanto attraverso una stretta collaborazione tra ricercatori appartenenti a comunità scientifiche che tradizionalmente interagiscono solo marginalmente, disposti a compartecipare competenze complementari, è possibile dare risposte a domande che apparentemente sembrano insolubili. In particolare è stato necessario realizzare misure di singola molecola su filamenti di Dna studiati letteralmente uno per uno, al fine di caratterizzare aspetti che vengono generalmente nascosti da misure di insieme”.
“Il contributo fondamentale dei nostri risultati è quello di aver sottolineato in modo forte alla comunità scientifica come sia necessario capire l’evoluzione nel tempo e nello spazio dei bersagli che vogliamo colpire per intervenire in modo efficace e mirato. Il nostro network, coinvolgendo scienziati con visioni apparentemente diverse, ci ha consentito di rispondere a questa necessità mettendo a punto approcci innovativi e versatili che potranno quindi ora essere utilizzati a più ampio respiro”, è quanto riassume Claudia Sissi del Dipartimento di scienze del farmaco dell’Università degli Studi di Padova.
“In qualità di responsabile del Laboratorio di fotofisica e biomolecole a Como, compartecipato da Cnr e Insubria, sono estremamente soddisfatta degli importanti risultati ottenuti negli ultimi anni e di questo in particolare. Ringrazio tutti i giovani ricercatori che nel tempo si sono alternati in laboratorio, senza la cui dedizione e competenza la ricerca sarebbe stata impossibile”, conclude Maria Bondani del Cnr-Ifn.
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Covid, 3.235 nuovi casi e 39 decessi in 24 ore

ROMA (ITALPRESS) – In crescita i contagi Covid in Italia. I nuovi positivi sono 3.235, in aumento rispetto ai 2.466 registrati nelle 24 ore precedenti, a fronte di 301.773 tamponi processati che determina un tasso di positività all’1,07%. Secondo i dati del bollettino del ministero della Salute, i decessi sono in calo, 39 (-11). I guariti sono 5.245 mentre il numero degli attualmente positivi registra un nuovo calo di 2.052 persone attestandosi su un totale di 88.247.
Si alleggerisce la pressione sugli ospedali. Il numero dei degenti delle aree mediche scende dai 2.968 di ieri ai 2.872 di oggi; i pazienti in terapia intensiva scendono invece dai 433 di ieri ai 415 di oggi con 24 nuovi ingressi. In isolamento domiciliare vi sono 84.960 persone. La Lombardia è prima regione per numero di nuovi positivi (339), seguita da Veneto (416) e Sicilia (285).
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Vaccino anti-covid, il 67,2% degli italiani è favorevole alla terza dose

ROMA (ITALPRESS) – Da qualche settimana, in Italia, si è dato il via alla somministrazione della terza dose di vaccino per alcune categorie di cittadini fragili. Nel complesso, la somministrazione della terza dose trova il parere positivo di 2 italiani su 3 (67,2%) e, di questi, il 38,9% si dichiara favorevole a una dose “booster” per tutti. A dirlo è un sondaggio di Euromedia Research.
Oltre a essere propensi, il 63,5% degli gli italiani si dice anche disposto a sottoporsi alla terza dose di vaccino nel caso fosse deciso dalle autorità – rivela il sondaggio -. In definitiva, per sconfiggere il virus e uscire finalmente dalla pandemia, oltre la metà degli italiani si dichiara favorevole a rendere obbligatorio il vaccino per tutte le categorie. Un’ipotesi, però, che non trova il riscontro positivo di tutti: se da un lato, tra coloro già vaccinati o in procinto di farlo, la condivisione è molto alta, dall’altro, tra gli indecisi – e, come è ovvio, soprattutto tra la parte no-vax – prevale la contrarietà a rendere il vaccino obbligatorio per l’intera popolazione.
Dati Euromedia Research – Realizzato il 21/09/2021 con metodologia mista CATI/CAWI su un campione di 1.000 casi rappresentativi della popolazione italiana maggiorenne.
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Gruppo San Donato guarda al futuro, governance più agile e solida

MILANO (ITALPRESS) – Gruppo San Donato si conferma leader della sanità italiana, con un fatturato 2020 che si attesta su 1 miliardo e 600 milioni di euro. Circa 5 milioni i pazienti trattati ogni anno, in 44 strutture (di cui 19 ospedali), per 5178 posti letto, 18.000 collaboratori, di cui 5.800 medici: questi numeri testimoniano il ruolo strategico che il Gruppo ha nel mantenimento di un sistema sanitario universalistico, dove la medicina più avanzata è accessibile a tutti. A questo si aggiunge l’impegno contro la pandemia da SARS-CoV-2, con oltre 12.000 pazienti Covid curati tra il 2020 e il 2021, la realizzazione di 90 posti aggiuntivi di terapia intensiva, 707 lavori scientifici e più di 300.000 dosi di vaccino inoculate in soli tre mesi.
Nonostante la pandemia, il Gruppo San Donato ha continuato il proprio piano di crescita, riuscendo a mantenere gli impegni presi e portando avanti importanti investimenti. Nel corso del 2020-2021 sono stati investiti circa 490 milioni di euro (di cui 360 milioni per il nuovo Ospedale Galeazzi e 130 milioni per l’Iceberg) e sono proseguiti senza ritardi i cantieri aperti negli ospedali.
L’Iceberg, il nuovo polo chirurgico e delle urgenze dell’Ospedale San Raffaele, ha ricevuto da qualche giorno i primi pazienti, mentre è in via di completamento la costruzione del nuovo Ospedale Galeazzi che aprirà tra circa un anno.
Negli ultimi tre anni GSD ha avviato un percorso di riorganizzazione e rinnovamento che ha coinvolto gli organi amministrativi apicali e ha introdotto importanti professionalità che hanno contribuito allo sviluppo del Gruppo in un mercato sempre più ampio e complesso e messo le basi per il suo prossimo futuro. Ora GSD porta a termine una significativa semplificazione del proprio assetto societario, grazie ad alcune operazioni straordinarie che hanno portato a concentrare, direttamente nella holding Papiniano S.p.A., il 100% di Velca S.p.A. che controlla a sua volta tutti gli ospedali del Gruppo. In un’ottica di maggiore efficienza, è stato ridotto sensibilmente il numero dei consiglieri presenti nei CdA degli ospedali: cinque membri nei CdA dei tre IRCCS – Ospedale San Raffaele, Policlinico San Donato e Istituto Ortopedico Galeazzi – tre membri nei CdA degli altri ospedali.
Nasce anche un nuovo sistema di corporate governance, incentrato su quattro comitati trasversali a tutti i 19 ospedali, composti da senior manager del Gruppo e da figure altamente qualificate provenienti da altri settori professionali, in grado di portare esperienza, visione e innovazione: Programmazione strategica e controllo, affidato a Francesco Galli, Innovazione, digitalizzazione e sostenibilità, diretto da Elena Bottinelli, Pianificazione, sviluppo e investimenti, affidato a Maria Pierdicchi, e Risk management, guidato da Augusta Iannini. I comitati rafforzano e concentrano l’azione strategica, valutano e diffondono le best practice e vigilano sull’applicazione degli standard qualitativi, con uno sguardo attento alla valorizzazione del merito delle risorse interne, in particolare dei giovani manager. GSD ambisce a diventare un vero e proprio incubatore di talenti che possano contribuire non solo alla sostenibilità del sistema sanitario del Paese, ma anche ai progetti internazionali.
Negli ultimi anni è cresciuto anche il ruolo internazionale di GSD con progetti di scambio, soluzioni di gestione e di training in diversi Paesi, in particolare nel Medio Oriente, con una presenza ormai stabile e unica per il panorama italiano negli Emirati Arabi. Oggi GSD è il primo gruppo sanitario italiano ad avere trattative avviate in Tunisia, Libia, Algeria, Kenya, Sudan, Iraq, per esportare non solo il proprio know-how ma anche il marchio dell’eccellenza della sanità made in Italy nel suo complesso e competere con i grandi gruppi sanitari internazionali. In particolare, è in via di definizione l’accordo per la realizzazione e gestione di un nuovo ospedale in Kenya. Sorgerà a Nairobi e sarà una vera e propria città della salute, dedicata alla cura delle malattie neuropsichiatriche negli adulti e nei bambini.
“La struttura portante del Gruppo San Donato è stata ripensata con lo scopo di rafforzare e concentrare l’azione strategica, l’efficienza operativa, la trasparenza delle procedure e la meritocrazia dei percorsi di crescita professionale. Un gruppo ancora più solido per affrontare le sfide degli anni a venire”, ha detto il presidente del Gruppo San Donato, Angelino Alfano.
“Rappresentiamo la terza generazione della nostra famiglia alla guida del Gruppo San Donato. Abbiamo il dovere di guardare al futuro e lo facciamo in un’ottica di semplificazione, espansione e valorizzazione delle nostre professionalità – ha spiegato Paolo Rotelli, vicepresidente del Gruppo San Donato, nonchè presidente dell’IRCCS Ospedale San Raffaele -. Una governance più agile e solida è al servizio della nostra passione per i giovani, l’innovazione, la ricerca e il benessere delle persone, nel nostro Paese e ovunque il nostro impegno possa contribuire a crescita e prosperità. Puntiamo anche all’esportazione delle nostre competenze e quindi della sanità made in Italy. Ringrazio tutti i nostri collaboratori per il loro impegno in questo senso, che non è mai venuto meno, anche nei momenti più difficili della pandemia”.
“La presenza internazionale del GSD si esplica anche attraverso l’impegno e la capacità nello stabilire importanti ed efficaci canali diplomatici, volti a facilitare l’intervento in caso di gravi crisi umanitarie e sanitarie. Da anni – ha concluso Kamel Ghribi, vice presidente di GSD – GSD è presente con i suoi chirurghi in molti Paesi in difficoltà e ha accolto migliaia di adulti e bambini, affetti da patologie non affrontabili nei Paesi di provenienza. Puntiamo alla giusta valorizzazione della qualità della sanità italiana nel mondo, felici di portare un contributo che, nel fare impresa, avvicina popoli e culture, creando un ponte di solidarietà”.
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Covid, 2.466 nuovi casi e 50 decessi

ROMA (ITALPRESS) – Lieve aumento dei casi Covid in Italia. Secondo i dati del bollettino del ministero della Salute, i nuovi positivi sono 2.466, rispetto ai 1.612 di ieri. I tamponi processati sono 322.282 che portano il tasso di positività allo 0,76%. Lieve aumento anche per quanto riguarda i decessi che oggi sono 50 (ieri erano 37). I guariti sono 4.210 mentre per gli attualmente positivi si registra un calo di 1.797 unità per un totale di 90.299. Per quanto riguarda i ricoveri nei reparti ordinari, sono 2.968 i degenti mentre in terapia intensiva i pazienti sono 433 con 18 nuovi ingressi. In isolamento domiciliare vi sono 86.898 persone. Il Veneto è la prima regione per numero di contagi (363), seguita da Sicilia (321) e Lombardia (288). La Regione Campania riporta che dei deceduti registrati 7 sono riconducibili a un periodo antecedente le ultime 48 ore.
La Regione Emilia Romagna dichiara che sono stati eliminati 3 casi, positivi a test antigenico ma non confermati da tampone molecolare. La Regione Sicilia riporta che 4 decessi sono da attribuire 3 ottobre, 5 al 2 ottobre e uno al 29 settembre.
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Covid, è possibile individuare il grado di infettività dei positivi

MILANO (ITALPRESS) – Un team dell’Istituto di biomembrane, bioenergetica e biotecnologie molecolari del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ibiom) di Bari, dell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”, dell’Università Statale di Milano, dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Puglia e Basilicata e del Laboratorio Covid dell’Ospedale “Di Venere” di Bari, con il supporto della piattaforma genomica e bioinformatica messa a disposizione dal nodo italiano dell’Infrastruttura di ricerca europea Elixir per le scienze della vita, ha effettuato uno studio su 166 soggetti affetti da Covid-19 con differente grado di carica virale nel quale è stata messa a punto una metodologia per determinare il numero assoluto di molecole di RNA virale contenute nei tamponi molecolari utilizzati per individuare la positività al virus. La ricerca pubblicata su Communications Biology permette di individuare il grado di infettività di persona affetta da Covid-19.
A seguito dell’infezione da SARS-Cov-2, il virus produce due tipi di molecole di RNA: 1) un filamento di RNA di circa 30,000 nucleotidi corrispondente al genoma completo del virus; 2) una serie di molecole di RNA discontinue dette anche trascritti-sub-genomici che codificano per le proteine necessarie ad assemblare nuovi virioni e sono necessari per la replicazione del virus. Queste molecole costituiscono dunque un indice dell’attività di replicazione virale e, indirettamente, del grado di infettività di un soggetto affetto da COVID-19.
“La nuova metodologia sviluppata, basata sull’utilizzo della tecnica della ‘droplet digital PCR’ (ddPCR) consente di conteggiare separatamente il numero di molecole di RNA genomiche e subgenomiche. I test molecolari standard attualmente utilizzati, basati invece sulla tecnica della “real time PCR” non sono in grado di discriminare tra i due tipi di RNA virali”, spiega Graziano Pesole del Cnr-Ibiom.
Dal momento che le molecole subgenomiche sono marcatori di un processo infettivo in corso, nel quale si ha proliferazione di nuove particelle virali, approcci basati su questo principio potranno essere applicati in futuro per determinare il grado di infettività di una persona, anche nel corso del tempo. “Lo studio ha mostrato che la percentuale di RNA subgenomici è correlata alla carica virale ed è anche analogamente determinabile da analisi mediante sequenziamento massivo del trascrittoma. I risultati presentati contribuiscono a comprendere meglio la dinamica dell’espressione di SARS-Cov-2 in diverse condizioni e a mettere a punto strategie diagnostiche innovative per fronteggiare la pandemia da SARS-Cov-2”, conclude Pesole.
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Rettocolite ulcerosa, nuove speranze di cura da un farmaco innovativo

MILANO (ITALPRESS) – La rettocolite ulcerosa è una malattia infiammatoria cronica che colpisce l’ultimo tratto dell’intestino e per la quale attualmente non è ancora disponibile un trattamento efficace sul lungo periodo, soprattutto nei casi più gravi. I dati di un nuovo studio clinico internazionale di fase III, pubblicati la scorsa settimana sul prestigioso New England Journal of Medicine, offrono però nuove speranze per chi è affetto dalla patologia, dimostrando l’efficacia del farmaco ozanimod – da poco approvato per il trattamento della Sclerosi Multipla – sia nella fase di induzione della remissione sia nella fase di mantenimento. A firmare lo studio – che ha contribuito a progettare in qualità di membro dello steering committee del trial – c’è il professor Silvio Danese, nuovo direttore dell’Unità Operativa di Gastroenterologia ed endoscopia digestiva dell’IRCCS Ospedale San Raffaele e professore ordinario di gastroenterologia dell’Università Vita-Salute San Raffaele.
True North – questo il nome del trial – è randomizzato, in doppio-cieco e controllato con placebo, ed è stato condotto nel corso di cinque anni in oltre 285 centri e 30 Paesi in tutto il mondo, con più di 1000 pazienti coinvolti con un età compresa tra i 18 e i 75 anni, affetti da colite ulcerosa moderata o severa. L’efficacia del farmaco è stata valutata sia sulla base di indicatori di remissione clinici, basati sui sintomi, che endoscopici e istologici.
“Ozanimod appartiene a una nuova classe di immuno-modulatori, capaci di bloccare i linfociti – cellule che giocano un ruolo chiave nelle malattie infiammatorie – all’interno dei linfonodi, di fatto impedendo loro di raggiungere gli organi dove scatenano l’infiammazione e danneggiano i tessuti” spiega il professor Danese, tra i coordinatori internazionali del trial True North. “I risultati che abbiamo ottenuto sono molto positivi: il farmaco non solo è ben tollerato ed efficace, sia in fase di induzione della remissione sia in fase di mantenimento, ma è stato in grado di controllare la malattia in pazienti per cui le altre terapie avevano fallito”.
Agendo sulla risposta immunitaria sistemica dell’organismo, ozanimod – come tutti gli immuno-modulatori – potrebbe aumentare il rischio dello sviluppo di infezioni opportunistiche ma il profilo di sicurezza del farmaco è molto solido, grazie all’ampio numero di pazienti trattato, non solo all’interno di studi clinici per la sclerosi multipla recidivante-remittente (patologia per cui è stato poi approvato da EMA) e per la colite ulcerosa, ma anche per il morbo di Crohn (studio di fase III ancora in fase di completamento).
“Grazie alla ricerca in campo immunologico, abbiamo oggi a disposizione nuove classi di farmaci, che sono in grado di interferire con i processi infiammatori e autoimmuni in modo sempre più mirato ed efficace – afferma Danese -. Si tratta di terapie che potrebbero cambiare la nostra capacità di intervento per le malattie infiammatorie croniche intestinali, come la colite ulcerosa e il morbo di Crohn, che oggi costituiscono ancora, purtroppo, delle condizioni altamente invalidanti”.
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Vaccino, dall’Ema via libera alla terza dose per i fragili

AMSTERDAM (PAESI BASSI) (ITALPRESS) – Per il Comitato per i medicinali umani (CHMP) dell’EMA una dose extra dei vaccini COVID-19 Comirnaty (BioNTech/Pfizer) e Spikevax (Moderna) può essere somministrata a persone con sistema immunitario gravemente indebolito, almeno 28 giorni dopo la loro seconda dose.
La raccomandazione arriva dopo che gli studi hanno dimostrato che una dose extra di questi vaccini ha aumentato la capacità di produrre anticorpi contro il virus che causa il COVID-19 nei pazienti sottoposti a trapianto di organi con sistema immunitario indebolito.
“Sebbene non ci siano prove dirette che la capacità di produrre anticorpi in questi pazienti sia protetta contro il COVID-19 – spiega l’Agenzia Europea per i Medicinali in una nota -, si prevede che la dose extra aumenterebbe la protezione almeno in alcuni pazienti. L’EMA continuerà a monitorare tutti i dati che emergono sulla sua efficacia”.
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