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Green Pass per lavorare, il 46,9% degli italiani è favorevole

ROMA (ITALPRESS) – A partire dal 15 ottobre, nel nostro Paese sarà obbligatorio esibire il Green Pass per poter accedere a tutti i luoghi di lavoro, sia pubblici sia privati.
Una decisione che trova, sostanzialmente, il parere favorevole di un cittadino su due (46,9%). Mentre solo il 15,2% non lo estenderebbe ad altre categorie oltre al personale sanitario e al personale scolastico. E’ quanto risulta da un sondaggio di Euromedia Research.
Le opinioni, com’è facile immaginare, cambiano tra i vaccinati (e quelli propensi a farlo) e la parte di cittadini più restia ai vaccini. In quest’ultimo caso, infatti, prevale la convinzione di limitare l’obbligo del Green Pass al solo personale sanitario e scolastico. Il discorso cambia, invece, se si parla dei parlamentari e dei dipendenti di Camera e Senato. In questo caso, il parere favorevole nel rendere obbligatorio il certificato verde per queste categorie diventa quasi totalitario (83,6%) e condiviso in modo trasversale tra vaccinati, indecisi e no vax, anche se, per questi ultimi, la percentuale di condivisione risulta essere leggermente inferiore, ma sempre maggioritaria.

Dati Euromedia Research per Porta a Porta – Realizzato il 14/09/2021 con metodologia mista CATI/CAWI su un campione di 800 casi rappresentativi della popolazione italiana maggiorenne.

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Covid, 3.377 nuovi casi e 67 decessi in 24 ore

ROMA (ITALPRESS) – Risalgono i casi Covid in Italia nelle ultime 24 ore. Dalla lettura dei dati forniti nel consueto bollettino del Ministero della Salute, emerge che i nuovi contagiati sono 3.377 contro i 2.407 di ieri ciò a fronte di 330.275 tamponi processati e che determina un tasso di positività all’1,02%. Crescono anche i decessi, 67 (+23), i guariti sono 6.308 mentre gli attualmente positivi scendono di 3.001 toccando il numero complessivo di 109.513.
Sul fronte ospedaliero si registra un lieve decremento dei ricoverati nei reparti ordinari, con 3.937 degenti (-45), idem per i ricoverati nelle terapie intensive, 516 (-7) ma con 38 nuovi ingressi. Le persone in isolamento domiciliare sono 105.060. La regione con il maggior numero di nuovi casi nelle ultime 24 ore è la Sicilia (492), seguita da Lombardia (472) e Veneto (457).
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Un nuovo veicolo per i vaccini, può trasportare fino a 1 mln di dosi

ROMA (ITALPRESS) – Arrivano i rinforzi per la campagna di vaccinazione: Iveco Defence Vehicles e l’azienda GGG hanno consegnato un Muv MultiVaxVan al commissario straordinario per l’emergenza Covid, generale Francesco Paolo Figliuolo. “Questo è un progetto che nasce da due aziende, Iveco e GGG Elettromeccanica. E’ stato fornito un mezzo mutimodale, ora viene usato per il trasporto dei vaccini, ma per esempio in caso di calamità naturali può essere allestito come posto di comando o centro di trasmissione – ha detto il commissario Figliuolo -. Il mezzo è capace di portare più di un milione di vaccini di varie tipologie, servirà per continuare il processo di capillarizzazione e distribuire i vaccini fino all’ultimo miglio”. Si tratta di un mezzo sviluppato per impiego militare, allestito per il trasporto dei vaccini in tutto il territorio, arrivando anche nei piccoli borghi più difficili da raggiungere.
“Quella di oggi è una giornata molto importante, consente alla struttura commissariale di contare su un nuovo mezzo che in grado di trasportare i vaccini nelle condizioni di sicurezza che devono essere garantite, un ulteriore strumento messo a disposizione della campagna che testimonia l’ eccellenza dell’industria nazionale che si occupa di difesa”, è il commento del ministro della Difesa, Lorenzo Guerini.
Il Muv si presenta in versione cabinato, euro VI, equipaggiato con modulo refrigerato “Multivax” e telaio G-Torque. Il veicolo offre la possibilità di trasportare contemporaneamente vaccini a tre diverse temperature: -80 C, – 20 C e zero per circa un milione di dosi complessive. Il mezzo è dotato di un sistema di tracking con trazione 4×4.
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Alzheimer, una Giornata mondiale di sensibilizzazione

ROMA (ITALPRESS) – La malattia di Alzheimer rappresenta oltre il 50% delle demenze e i numeri che caratterizzano la malattia sono in continua crescita tanto da rappresentare una vera e propria pandemia per le persone sopra gli 80 anni, fascia di età in cui circa un terzo dei pazienti è affetto da Demenza. Per questa ragione, la richiesta di intervento sta diventando e diventerà sempre più pressante, anche per l’aumento dei costi sociali ed economici connessi alla malattia. Il processo neuropatologico che conduce alla demenza di Alzheimer esordisce anche decenni prima della comparsa dei primi sintomi cognitivi. Ne deriva che solo la diagnosi precoce permette di attuare interventi preventivi che incidendo su aspetti legati allo stile di vita può rallentare e posticipare l’esordio dei sintomi. Inoltre il 7 giugno 2021, la Food and Drug Administration (FDA) ha approvato il farmaco Aducanumab, un anticorpo monoclonale diretto contro la ß-amiloide, per il trattamento della malattia di Alzheimer.
Tale approvazione è stata attuata in via accelerata e sarà soggetta a uno studio di fase 4 allo scopo di valutare gli effetti del farmaco sulle funzioni cognitive che appaiono al momento ancora incerti. Anche in questo caso emerge che l’efficacia della terapia sull’amiloide è tanto maggiore quanto più precoce è l’intervento.
La pandemia da Covid19 ha purtroppo ulteriormente dilatato i tempi diagnostici a causa delle difficoltà di accesso dei pazienti e della cautela da parte dei familiari a portare pazienti fragili in Ospedale.
La necessità di individuare pazienti a rischio di demenza in fase precoce attraverso metodi di indagine a distanza è diventata quindi una necessità anche prevista dal PNRR attraverso l’implementazione di tecniche di telemedicina e lo sviluppo di nuovi device nella diagnostica precoce della malattia.
In questa linea di interventi la neurologia della Fondazione Policlinico Agostino Gemelli IRCCS diretta dal professore Paolo Calabresi e il dipartimento di neuroscienze dell’Università Cattolica del Sacro Cuore diretti dal professore Claudio Grassi sono in prima linea nelle attività di supporto a queste ricerche. In particolare, la Fondazione è promotrice e coordinatrice presso la Clinica della memoria diretta dal professore Camillo Marra di uno studio di validazione sulla popolazione italiana delle versioni telefoniche di test di largo uso (MMSE e MOCA) da utilizzare come indagini di screening sulla popolazione e di un progetto di validazione di test a distanza effettuati con Device (UDS- Uniform Data Set).
Lo studio, che viene svolto sotto l’egida della SINdem (Società Italiana di Neurologia per le demenze), unisce 26 centri in Italia e arruolerà oltre 800 soggetti sani allo scopo di definire i criteri di normalità e permettere di identificare i soggetti a rischio già a domicilio e indirizzare solo i soggetti a rischio alle valutazioni successive.
L’Università Cattolica del Sacro Cuore è inoltre partecipe con il professor Camillo Marra di uno studio Europeo inserito nell’infrastruttura scientifica dello Human Brain Project. AI-MIND, questo è il nome del progetto, prevede di sviluppare nuovi sistemi per la diagnosi precoce di demenza attraverso un sistema di intelligenza artificiale applicato a test cognitivi computerizzati, EEG di connettività e studio plasmatico della fosfotau 217 (proteina implicata nei meccanismi patogenetici della Malattia di Alzheimer). Tale studio si propone di identificare il rischio di sviluppare disturbi cognitivi nei soggetti ancora in fase preclinica.
La diagnostica precoce delle demenze rimane al momento il primo step per la pianificazione di interventi potenzialmente efficaci e la comunità scientifica internazionale indirizzerà gran parte dei propri sforzi in questa direzione. L’Università e la Fondazione svolgono in questo momento un ruolo leader in queste ricerche, pianificando e attuando gli studi che potranno venire incontro nel prossimo futuro alle necessità assistenziali esistenti ed emergenti di questi pazienti.
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Chirurgia dell’obesità, primi due interventi al Gemelli Giglio di Cefalù

CEFALU’ (PALERMO) (ITALPRESS) – Con i primi due interventi ha preso il via anche l’attività di chirurgia dell’obesità del Gemelli Giglio medical partnership di Cefalù, nel palermitano.
Le prime pazienti ad essere state operate dall’equipe del professore Marco Raffaelli, direttore del Centro di Malattie Endocrine e Obesità del Gemelli Giglio coadiuvato dal dottor Luca Sessa, sono state due donne siciliane con obesità di III grado.
Gli interventi di sleeve gastrectomy e di bypass gastrico sono stati eseguiti in laparoscopia attraverso delle piccole incisioni sull’addome. Le pazienti sono tornate a casa in seconda giornata post-operatoria in buone condizioni cliniche.
“Il trattamento chirurgico dell’obesità grave è, oggi, diventato una realtà ampiamente consolidata e condivisa”, ha spiegato Marco Raffaelli. “La soluzione chirurgica dell’obesità – ha aggiunto – è l’unica a garantire in breve tempo un notevole calo ponderale e di mantenere per un lunghissimo periodo la massima parte dei risultati ottenuti permettendo, inoltre, un netto miglioramento o addirittura la scomparsa delle co-morbilità (metaboliche, cardiovascolari e respiratorie)”.
Nell’equipe dei primi due interventi anche la professoressa Liliana Sollazzi e la dottoressa Cristina Modesti, entrambe del Gemelli, anestesiste esperte nella gestione del paziente obeso.
“La loro presenza qui – ha sottolineato il presidente della Fondazione Giglio, Giovanni Albano – è un segno di impegno di collaborazione professionale e di interscambio di competenze che è alla base della partnership tra Fondazione Giglio e Policlinico Gemelli. La cura dell’obesità – ha rilevato il presidente – rappresenta per il nostro Istituto una nuova sfida che amplia la nostra offerta terapeutica. Attiveremo anche dei percorsi non finalizzati al trattamento chirurgico dell’obesità ma rivolti a pazienti che necessitano comunque di inquadramento clinico e cure psico-nutrizionali”.
Il professore Raffaelli ha tenuto a rilevare che “l’atto chirurgico vero è proprio rappresenta un momento importante dell’iter terapeutico, ma è solo una tappa intermedia tra la selezione e lo studio del paziente e i fondamentali controlli clinici post-operatori. In quest’ottica, i chirurghi da soli non bastano ed è necessario un team multidisciplinare per una gestione personalizzata del paziente ed un programma terapeutico dinamico e modificabile nel corso del tempo, modulato in base al tipo di obesità, alla storia clinica, al tipo di abitudini alimentari e alle patologie associate”.
“Dopo una prima visita – ha detto Luca Sessa responsabile della sezione di chirurgia Endocrina e dell’Obesità del Gemelli Giglio – che permette un inquadramento iniziale del paziente, seguono ulteriori accertamenti specialistici ed indagini clinico-strumentali, erogate in regime ambulatoriale, che permettono uno studio approfondito del paziente e della sua patologia. Al termine del percorso il caso viene discusso dall’intero team multidisciplinare analizzandone ogni dettaglio e discutendo col paziente vengono definite le possibili strategie terapeutiche anche in considerazione del fatto che non esiste un’unica soluzione chirurgica adatta a tutti i pazienti e che la loro obesità può essere legata a patologie di obesità-relate (diabete, ipertensione arteriosa, sindrome delle apnee ostruttive, ecc.)”.
Il team multidisciplinare del Gemelli Giglio dedicato al paziente obeso vede coinvolte, oltre ai chirurghi, l’endocrinologa Stefania Marchisotta la nutrizionista Melania Blasco, lo psicologo Giuseppe Rotondo (responsabile della psicologia del Giglio,), l’endoscopista Giuseppe Conoscenti, lo pneumologo Alfredo Visconti, la radiologa Serena Cristofalo, l’intensivista Cesare Gregoretti (responsabile rianimazione Giglio), oltre alla coordinatrice del servizio infermieristico Stefania Vara e agli amministrativi Barbara Santini, Mariarosaria Muffoletto e Maria Lombardo per l’organizzazione e gestione del percorso facilitando anche l’integrazione del personale medico coinvolto.
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Registrati 2.407 nuovi casi di Covid e 44 decessi

ROMA (ITALPRESS) – Sono 2.407 i nuovi casi di Coronavirus in Italia (ieri 3.838) a fronte di 122.441 tamponi effettuati, per un tasso di positività pari a 1,96%. Con quelli di oggi diventano 4.638.516 i casi totali di Covid in Italia. E’ quanto si evince dal bollettino del Ministero della Salute. Nelle ultime 24 ore sono stati 44 i decessi (ieri 26), che portano il totale di vittime da inizio pandemia a 130.354. Attualmente i positivi sono 112.514 (-1.022), 108.009 le persone in isolamento domiciliare. I ricoverati in ospedale con sintomi sono 3.982 (+53) di cui 523 (-7) in terapia intensiva con 21 nuovi ingressi. I dimessi/guariti sono 4.395.648 con un incremento di 3.383 unità nelle ultime 24 ore. La regione con il maggior numero di nuovi casi nelle ultime 24 ore è la Sicilia (514), seguita da Emilia Romagna (333) e lazio (243).
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Salute dei neonati, Italia ai vertici nella ricerca

ROMA (ITALPRESS) – Con 468 articoli pubblicati sulle più importanti riviste scientifiche internazionali, in netto aumento rispetto alle precedenti edizioni (330 nel 2019, 326 nel 2018), i neonatologi italiani confermano il loro impegno e contributo nella ricerca scientifica. Un patrimonio enorme di conoscenza che la Società Italiana di Neonatologia (SIN) ha raccolto nella III edizione del “Libro bianco della ricerca neonatologica italiana”, realizzato con la collaborazione della Società Italiana di Ricerca Pediatrica (Sirp-Onlus) e l’Osservatorio della Ricerca Pediatrica Italiana (ORPI). Il libro ha l’obiettivo di analizzare la produzione scientifica neonatologica italiana del 2020, sempre esaminata dal punto di vista qualitativo e quantitativo, mettendo in luce le novità attraverso il confronto con gli anni precedenti. L’analisi degli Hot Topics, tra le principali aree di Ricerca, ha mostrato come nel 2020 l’ambito scientifico più rappresentato sia stato, come atteso, l’infettivologia neonatale, con quasi un quarto degli articoli dedicati (23,1%).
Il motivo è che il nuovo coronavirus SARS-CoV-2 è purtroppo stato il protagonista indiscusso dell’anno 2020. Il rapido diffondersi del virus ha fatto convergere gli sforzi di tutto il mondo scientifico nel cercare sia di aumentare la nostra conoscenza della malattia, sia di condividere rapidamente quanto scoperto, portando quindi ad un incremento significativo delle pubblicazioni scientifiche in tale ambito.
L'”effetto SARS-CoV-2″ si è reso molto evidente anche all’interno della produzione scientifica neonatologica italiana. Gli articoli riguardanti SARS-CoV-2 sono stati 75 con un Impact Factor totale di 241,7, rappresentando il 70% della produzione infettivologica neonatale e, da soli, il 16% di tutti gli articoli pubblicati nel 2020 da neonatologi italiani.
Accanto al considerevole aumento nella produzione infettivologica, si conferma un costante impegno scientifico anche per le altre aree sub-specialistiche, quali nutrizione/gastroenterologia (17,1%), neurologia e Follow-up (16,5%) e pneumologia (12%).
Anche in questa terza edizione del Libro bianco della Ricerca, i neonatologi italiani confermano la quantità, ma soprattutto la qualità, della produzione scientifica, con un grande contributo dei giovani under 35. Con una metodologia molto simile a quella già utilizzata in passato, sono stati valutati Impact Factor, quartile di appartenenza, tipologia di documento e tipo di studio, provenienza dei dati e area di ricerca.
Il 74,4% delle pubblicazioni appartiene al 1° e 2° quartile, dato sovrapponibile ai due anni precedenti (79,2% nel 2018, 72,5% nel 2019). Sono state inoltre analizzate le affiliazioni degli autori; le strutture accademiche e IRCCS, che hanno confermato il loro contributo determinante con l’87,6% dei lavori pubblicati (410), affiancate dalla produzione costante e preziosa degli ospedali, autori del 23,9% degli articoli (112); l’area geografica di appartenenza degli autori, il ruolo dell’autore neonatologo italiano come leader o collaboratore, la presenza di autori stranieri, infermieri e giovani.
Per quanto la produzione sia risultata quantitativamente maggiore, è apparso complessivamente invariato il contributo relativo delle tre aree geografiche, 58,3% per il Nord (60,9% nel 2019), 29,9% per il Centro (29,7% nel 2019) e 24,1% per il Sud (24,8% nel 2019).
“L’elevata produzione scientifica della neonatologia, che abbiamo raccolto nel Libro bianco della ricerca, è una chiara attestazione della qualità della nostra rete di punti nascita e del lavoro continuo di miglioramento in cui la SIN ha un ruolo fondamentale – commenta Fabio Mosca, presidente SIN -. Allo stesso tempo rappresenta un supporto strategico al lavoro di tutti gli operatori con l’obiettivo di un miglioramento costante nelle cure e nella sicurezza del percorso nascita per la diade madre/bambino. Lo stretto rapporto tra clinica, studio e ricerca ci ha fornito gli strumenti per affrontare al meglio la pandemia, assumendo posizioni scientifiche e decisioni assistenziali prima di altri Paesi”.
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Arriva un aiuto per le famiglie di giovani con disturbi alimentari

ROMA (ITALPRESS) – Un team di psicologi del Cisom in soccorso delle famiglie di adolescenti colpiti da disturbi alimentari: è la nuova iniziativa del progetto di ENI Foundation “NON SIETE SOLI”, pensato per far fronte ai bisogni e ai disagi generati dalla pandemia di Covid-19, che vede impegnati, dalla fine di agosto, squadre di psicologi del CISOM specificatamente formate per offrire ascolto attivo e affrontare il disagio psicologico che i disturbi alimentari nascondono. Il servizio è rivolto a genitori e caregiver di ragazzi con disturbi dell’alimentazione, ed è attivo dal lunedì al venerdì, dalle ore 9.00 alle ore 17.00, al numero 06 95945656.
“La pandemia ha ulteriormente aggravato il disagio psicologico di tanti bambini e ragazzi, che hanno visto inevitabilmente restringersi le possibilità di una vita sana, aumentando isolamento e solitudine – spiega il direttore nazionale del CISOM Giovanni Strazzullo – L’aumento dei disturbi alimentari tra gli adolescenti è una delle conseguenze più gravi, ma per aiutare i ragazzi dobbiamo offrire supporto e strumenti innanzitutto ai loro familiari, padri e madri che rischiano di sentirsi impotenti dinanzi a un malessere così profondo e autodistruttivo”.
“La nuova e importante sinergia instauratasi tra CISOM ed Eni Foundation ha reso possibile la realizzazione di questo importante progetto, dedicato interamente a contrastare l’incremento dei disturbi alimentari in bambini e adolescenti, fornendo un aiuto concreto alle famiglie che, a causa dell’emergenza sanitaria in atto, si trovano ora ad affrontare situazioni di crescente disagio”, aggiunge.
L’incremento medio dei casi di disturbi alimentari tra gli adolescenti nell’ultimo anno (febbraio 2020 – febbraio 2021) rispetto allo stesso periodo 2019-2020 è del 30%, con un abbassamento della fascia di età (13-16 anni). Lo sportello di ascolto psicologico di CISOM ed Eni Foundation è un primo passo per dare risposte concrete e non lasciare soli genitori e familiari.
Ma il progetto “NON SIETE SOLI” non si ferma qui. Con la collaborazione della SIP – Società Italiana di Pediatria, del Banco Alimentare e della Caritas Ambrosiana, esso prevede anche ulteriori attività nelle tre maggiori città italiane, Milano, Roma e Napoli, alle quali si aggiungono Ravenna, Gela, Taranto e Porto Torres: la distribuzione di materiale educativo e informativo e di guide informative su malnutrizione, disturbi alimentari e corretto comportamento nel gestire le difficoltà relative a queste condizioni patologiche; la formazione di volontari e operatori assistenziali, che entrano in contatto con bambini e adolescenti, in merito alla tematica dei disturbi alimentari.
Il progetto “NON SIETE SOLI” prevede anche la distribuzione di pacchi alimentari e servizio di prossimità per le famiglie in stato di bisogno, oggi più numerose a causa della crisi economica conseguente alla pandemia.
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