ROMA (ITALPRESS) – E’ stato siglato l’accordo di adesione, alla Federazione Cimo-Fesmed, dello storico sindacato Anpo-Ascoti-Fials Medici-Anmdo-Saues. Un ulteriore tassello finalizzato, con i suoi 16.400 iscritti, a potenziare la rappresentanza e la rappresentatività della dirigenza medica nell’area Sanità della Pubblica amministrazione.
“Siamo convinti – dice Guido Quici, presidente della Federazione Cimo-Femsed – che le imminenti riforme della sanità, legate agli obiettivi previsti nel Pnrr, richiedono un contributo attivo dei professionisti e dei medici, in particolare, attraverso la forte partecipazione ai processi di cambiamento. Abbiamo vissuto sul campo, e in prima persona, la pandemia con tutte le problematiche che sono emerse in termini di organizzazione del lavoro ed assistenza ai pazienti ed è proprio per questo riteniamo di avere quelle necessarie competenze che intendiamo mettere a disposizione del Paese”.
Per il professor Perrone Donnorso “l’integrazione nella Federazione Cimo-Fesmed di importanti figure professionali quali i primari, gli ortopedici, i direttori sanitari e i medici dell’emergenza garantisce, al nuovo soggetto sindacale, il completamento di quelle aree specialistiche fatte di competenze, certamente fondamentali alla elaborazione di una comune strategia sindacale a difesa dei medici, sia in ambito contrattuale che professionale”.
L’imminente rilevazione delle deleghe e l’avvio delle trattative per il rinnovo del contratto di lavoro porteranno la Federazione Cimo-Fesmed a rappresentare, unitariamente, i medici della dipendenza in tutte le aziende sanitarie d’Italia.
(ITALPRESS).
Cresce la Federazione Cimo-Fesmed
In aumento malattie della trachea, all’Ismett crescono gli interventi
PALERMO (ITALPRESS) – Aumentano i casi di pazienti con stenosi tracheali e fistole esofaco-tracheali conseguenti all’intubazione prolungata in terapia intensiva. Ad evidenziare il dato è Alessandro Bertani, Responsabile della Divisione di Chirurgia Toracica e Trapianto di Polmone di ISMETT – Istituto Mediterraneo per i Trapianti e Terapie ad Alta Specializzazione, che ha sede a Palermo.
Si calcola che tra il 5 ed il 10 per cento dei pazienti affetti da Covid ha necessità di intubazione e cure in Terapia Intensiva per un tempo molto prolungato, di questi una parte consistente ha complicanze tracheali dopo aver superato la malattia ed ha necessità di ricorrere a nuove cure ed interventi di chirurgia toracica.
ISMETT, nell’ultimo anno, ha registrato un aumento del 40% degli interventi per stenosi tracheali. Normalmente, questo tipo di problemi si presentano in esiti di traumi e accidenti cerebrovascolari, ma il periodo di pandemia, ha contribuito ad un ulteriore incremento dei pazienti che necessitano di un trattamento sulle vie aeree. Queste patologie possono portare a gravi problemi della respirazione e dell’alimentazione, a causa del progressivo restringimento della trachea o del passaggio accidentale di alimenti nei polmoni.
“Negli ultimi giorni – sottolinea Bertani – sono due i giovani pazienti siciliani dimessi con esiti di lesioni particolarmente complesse alla trachea e all’esofago, che erano già stati sottoposti a diversi trattamenti senza successo”. Dei due pazienti in cura presso ISMETT, il primo aveva sviluppato una grossa fistola fra trachea ed esofago che lo obbligava al digiuno e ad una nutrizione artificiale, oltre che a soffrire di ripetuti episodi di polmonite. Il secondo paziente aveva sviluppato una stenosi di un tratto molto esteso della trachea con interessamento dell’apparato laringeo. In questi casi la chirurgia resettiva della via aerea permette di ottenere un risultato risolutivo e duraturo, rimuovendone la parte ammalata e ripristinandone la continuità.
Gli interventi sulla trachea sono estremamente complessi e delicati. Richiedono, infatti, competenze multidisciplinari di chirurgia toracica, anestesia, rianimazione, endoscopia respiratoria e digestiva. Il successo di queste procedure è possibile anche grazie all’esperienza e alle competenze sviluppate da tutta l’equipe nella trapiantologia polmonare. A collaborare alla buona riuscita dell’intervento anche la professoressa Adriana Cordova, Ordinario di Chirurgia Plastica e Ricostruttiva dell’Università di Palermo, che collabora con ISMETT a questo tipo di interventi per la preparazione di lembi muscolari che supportano la guarigione ottimale delle ferite.
“Siamo molto soddisfatti – conclude Bertani – dei risultati ottenuti e ci auguriamo di poter contribuire sempre più alla gestione dei pazienti che richiedono questo tipo di intervento chirurgico, specialmente nel periodo attuale in cui vediamo un incremento dei casi per l’effetto della pandemia Covid-19”.
(ITALPRESS).
Covid, 4.061 nuovi casi e 63 decessi in 24 ore
ROMA (ITALPRESS) – Altro aumento dei casi Covid in Italia. Nelle ultime 24 ore – secondo i dati forniti dal Ministero della Salute – i nuovi positivi registrati sono 4.061, dato che si incrementa rispetto ai 3.970 segnalati il 22 settembre. Questo anche per via del numero superiore di tamponi processati, 321.554. Il tasso di positività flette leggermente all’1,23%. Lieve flessione pure per i decessi, 63, 4 in meno rispetto al precedente bollettino. Il numero dei guariti è pari a 5.466, gli attualmente positivi si riducono di 1.476 segnando il numero totale di 105.083.
Per quanto riguarda la pressione sugli ospedalieri, anche oggi si evidenzia un allentamento. Nei reparti ordinari si registra un calo, 3.650 i pazienti ospitati, in discesa di 146; lieve calo nelle terapie intensive, 505 (-8) con 30 nuovi ingressi. Le persone in isolamento domiciliare sono 100.928. Per quanto riguarda le regioni, la Sicilia torna ad essere prima per nuovi casi con 647, a seguire Veneto (445) e Lombardia (443).
(ITALPRESS).
Sanità, istruzione e lavoro per ricostruire il Paese post-pandemia
ROMA (ITALPRESS) – Povertà delle famiglie in crescita, un anno di istruzione rubata con conseguenze già visibili nei livelli di apprendimento misurati con gli Invalsi, disoccupazione in crescita, specie tra i giovani, aumento delle disuguaglianze sociali e di salute e delle cronicità e difficoltà di gestione sanitaria dei pazienti non-Covid: sono i frantumi lasciati da quasi due anni di pandemia che si è abbattuta come uno tsunami sul sistema paese, e che è urgente ricomporre al più presto con scelte coraggiose a 360 gradi, a cominciare dalla sanità.
Tanti i passi da fare subito: rafforzare il ruolo del Ministero della salute e delle Agenzie nazionali, per sviluppare le capacità di programmazione e di monitoraggio, di health technology assessment, integrando i flussi di informazione alla base del processo di digitalizzazione per le regioni e gli enti centrali ; l’assistenza domiciliare e sul territorio diventano chiave come pure il ruolo dei medici di MMG e lo sviluppo le capabilities per la ricerca e l’innovazione per vaccini, farmaci e dispositivi medici.
E’, in estrema sintesi, quanto propone con urgenza una think tank riunita di due giorni di lavori durante la prima edizione dell’Institutional Health Forum 2021 “Covid – 19: Lesson learned and Policy implication”, organizzato dall’Università Cattolica su iniziativa dell’Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari (ALTEMS), Facoltà di Economia (Roma), dell’Ateneo, e in media partnership con Fortune Italia. L’evento si è svolto a porte chiuse presso il Rome Marriott Grand Hotel Flora in phigital edition con relatori e partecipanti sia in presenza, sia in remoto.
“Dobbiamo avere presente lo scenario demografico e orientare i servizi in questo senso – afferma il professor Americo Cicchetti, direttore ALTEMS – ad esempio predisponendo risposte diverse per anziani e polipatologici. L’anno passato è stato terribile oltre che per la salute anche per il lavoro, nonostante tutti gli ammortizzatori sociali utilizzati. La ripresa deve necessariamente portare lavoro, non solo però a breve termine e/o a termine, l’Europa in questo ci sollecita, siamo molto lontani dagli obiettivi europei. Bisogna creare lavori verdi (ecosostenibili) e bianchi (assistenza, medici, paramedici e di assistenza alle persone)”.
Tantissimi i punti cruciali toccati durante i lavori; ad esempio in tema di Farmaci, dispositivi e tecnologie si è stressata molto la necessità di avere in Italia alcuni assett vaccini e tecnologia per sviluppare, diagnostica e tecnologia, farmaci e vaccini, trasferendo la ricerca anche a livello produttivo. Inoltre l’emergenza ha fatto emergere chiaramente la necessità da parte delle autorità regolatorie (AIFA per l’Italia) di basarsi anche sulla Real World Evidence come si è fatto con i vaccini Covid, per approvare nuovi prodotti.
Tra i temi dibattuti il delicato equilibrio tra competenze centrali e regionali sul tema della salute. L’analisi delle evidenze ha confermato l’estrema eterogeneità delle risposte offerte da parte delle Regioni per la gestione della pandemia. Se queste differenze possono essere in parte giustificabili (es. diversa intensità dei contagi), per altri versi derivano da impreparazione o “assetti organizzativi ed istituzionali” poco agili e inadatti a rispondere ad una tale emergenza; c’è stata una piena convergenza nel considerare come una responsabilità collettiva quella di capire se ci sono stati modelli virtuosi per condividerli e diffonderli, in un atteggiamento non inquisitorio ma costruttivo.
“Un’altra priorità – aggiunge – è integrare e rendere disponibili i dati, puntando alla creazione di un fascicolo sanitario, e a registrare il percorso del paziente sin dal primo momento d’interazione con la rete di assistenza, applicando criteri per omogeneizzare e standardizzare la raccolta e il trattamento dei dati sanitari”.
E’ emersa poi l’urgenza di investire in telemedicina: qualunque prestazione che non richieda un contatto diretto con il paziente può trasformarsi con le giuste accortezze in una prestazione di telemedicina. Una televisita ha la stessa dignità di una visita tradizionale, sia dal punto di vista medico che da quello del paziente, spiegano gli esperti riuniti. Bisogna evitare la “frammentazione dei dati” tra cartella clinica fisica del paziente e cartella digitale, spesso formata da più piattaforme che raccolgono dati e non si parlano tra loro.
La telemedicina può raggiungere anche i pazienti anziani e creare dei risparmi, per esempio si stima che una televisita faccia risparmiare al paziente in media 100 euro.
Gli effetti del Covid vanno ben oltre la salute, tangibili sono le conseguenze della pandemia a livello demografico e sociale, di istruzione e occupazione. Il Covid ha amplificato il fenomeno delle culle vuote e anche la povertà delle famiglie. Le nascite annue hanno avuto un record negativo di 404 mila nel 2020 e resta una grande incognita sul dopo. La povertà tra le famiglie italiane con figli è aumentata dal 2019 al 2020: ad esempio è passata dal 5,3% delle coppie con un figlio nel 2019 al 7,2% nel 2020; per le coppie con due figli dall’8,8% del 2019 al 10,5% del 2020.
Anche a livello occupazionale il Covid ha rappresentato uno tsunami per la società. Più colpiti naturalmente sono i lavoratori con contratti a tempo determinato e autonomi, dove maggiore è la presenza di giovani. Sono cresciute difficoltà a trovare lavoro per chi era alla ricerca del primo o di un nuovo impiego. Su base annua, tutte le classi di età registrano la diminuzione del tasso di occupazione e l’aumento dei tassi di inattività e disoccupazione; tale dinamica risulta più intensa tra i minori di 35 anni. Il Covid rischia di lasciare ferite profonde anche sul fronte dell’istruzione: basti pensare che solo nella scuola secondaria sono peggiorati i risultati delle prove di Italiano e Matematica, con ampliamento dei divari sociali e territoriali.
“Il forum ha permesso di raccogliere una pluralità ricca e competente di voci offrendo una fotografia realistica dello stato del Paese – ha dichiarato la professoressa Antonella Occhino, preside della Facoltà di Economia dell’Università Cattolica – Soprattutto sono emerse dai diversi interventi molte chiavi di lettura ‘scientificà di fenomeni che il Covid ha accentuato ma che già da tempo richiedono azioni e politiche strutturali. Penso alle politiche del lavoro e della formazione professionale, che sono essenziali per garantire a tutti e tutte le ‘pari opportunità’ di accesso all’occupazione. Un sistema di istruzione universitaria efficace e attento alla persona umana ne è certamente la premessa essenziale”.
“ALTEMS e con essa la Facoltà di Economia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, ha preso molto sul serio – dice Cicchetti – la sollecitazione arrivata da Papa Francesco che dice che, ‘peggio di questa crisi c’è solo il dramma di sprecarlà. Infatti, l’ondata emotiva che ha caratterizzato la fine del lockdown e che aveva spinto molti a parlare di necessità di profondi cambiamenti nel sistema sanitario, nella a società e nell’economica, sembra un pò in esaurimento. Il think thank realizzato con l’Istitututional Health Form, nasce proprio con l’intento di offrire una piattaforma di discussione tra scienza, politica e stakeholder (cittadini, pazienti e industria) per analizzare gli eventi per trarre lezioni per le riforme di cui il Paese ha bisogno nel dopo Covid-19”.
(ITALPRESS).
Malattie croniche, il paziente al centro per cure più efficaci ed eque
ROMA (ITALPRESS) – «La pandemia ha messo sotto scacco il diritto alla salute. Nella prima fase l’incapacità del SSN di continuare a rispondere alla domanda di cura dei pazienti “non Covid” è stata comprensibile ma già dalla seconda ondata è risultata ingiustificabile». E’ la sentenza senza appello contenuta nel rapporto di Cittadinanzattiva su “Cittadini e cura delle cronicità” presentato in occasione del convegno “Diagnosi e terapie: come riaprire le porte dell’accesso al SSN”, organizzato oggi a Roma da Egualia, con la partecipazione tra gli altri di Filippo Anelli (presidente FnomCeo), Raffaele Donini (coordinatore della Commissione Salute della Conferenza delle Regioni), Nicola Magrini (direttore generale AIFA), Andrea Mandelli (presidente FOFI), Annamaria Parente (presidente della Commissione Igiene e sanità del Senato).
«Abbiamo voluto creare un momento allargato di confronto, un’occasione di condivisione con gli stakeholder, il mondo istituzionale e gli operatori del mondo sanitario su quanto è avvenuto in questo periodo complesso e sulle ipotesi operative per rimettere in moto il sistema e riaprire le porte del SSN a tutti i suoi legittimi proprietari», ha spiegato Enrique Hausermann, presidente di Egualia.
«E’ necessario recuperare la dimensione umana delle cure e per farlo è necessario cogliere appieno l’opportunità del PNRR rimuovendo in primo luogo le gravi disomogeneità regionali esistenti da decenni e ricordando per gli anni a venire tutti i cattivi frutti che la politica dei tagli lineari ha fatto emergere in occasione della pandemia», ha aggiunto.
L’analisi di Cittadinanzattiva – illustrata dal segretario generale, Annalisa Mandorino – muove dai dati consolidati della rinuncia “forzata” alle prestazioni sanitarie raccolti da più fonti nell’anno e mezzo dell’emergenza sanitaria che stiamo ancora vivendo: un calo del 20,3% delle prestazioni ambulatoriali e specialistiche (ISTAT); 2 milioni in meno di prestazioni indifferibili (-7% – Istat); 1,3 milioni di ricoveri in meno (- 17% – Corte dei Conti), con un 13% in meno di ricoveri in chirurgia oncologica e un 20% in meno di ricoveri in ambito cardiovascolare e cardiochirurgico. Focus dell’analisi la contrazione d’accesso a diagnosi e cure per quattro principali aree terapeutiche: patologie respiratorie, cardiovascolari, metaboliche e oncologiche.
«Ora è necessario cambiare passo – ha commentato la Mandorino -. Dobbiamo scongiurare il rischio, a fine 2021, di veder allungarsi le liste di attesa per le prestazioni non covid con un ulteriore restringimento del diritto alle cure per i cittadini. Le risorse a disposizione delle Regioni per recuperare i ritardi devono essere utilizzate al più presto e non dirottate per altri scopi».
Sono 9 le proposte civiche elaborate da Cittadinanzattiva dopo il confronto con FIMMG (Federazione Italiana Medici di Medicina Generale), FOCE (Confederazione Oncologi, Cardiologi e Ematologi) e SID (Società Italiana Diabetologia).
1. Liste d’attesa: prevedere un piano nazionale di recupero invitando le Regioni a rendere trasparenti le informazioni sui modelli organizzativi e i criteri operativi adottati e la destinazione delle risorse stanziate. Inserire nel nuovo sistema nazionale di garanzia dei LEA uno o più indicatori “di adempimento” per misurare la capacità di recupero di ogni Regione, con particolare riferimento alle prestazioni correlate alle malattie croniche.
2. PNRR: gestire le risorse avviando un processo “partecipativo e su più fasi”, che sia rappresentativo della parte istituzionale di livello nazionale e regionale, sociale e professionale. Riconoscere a pieno titolo il contributo dell’Osservatorio Civico sul PNRR.
3. Prevenzione: ripensare gli screening, potenziandone la capacità di erogazione dei programmi, sia in termini di infrastrutture (es. sistemi informativi), sia di professionisti sanitari, allocando le risorse in modo efficiente, stabile e commisurate alle necessità.
4. Rete ospedaliera: rivedere la logica del DM70/15, individuando soluzioni logistiche basate sulla complessità dello stato di salute dei pazienti, sulla tipologia (acuto, media e bassa intensità) e sul fabbisogno tecnologico e di competenze professionali. Per i grandi ospedali non limitarsi a supportare il solo adeguamento antisismico e la sostenibilità ambientale.
5. Prossimità: rilanciare il ruolo del Distretto. Velocizzare la definizione di standard omogenei per l’assistenza territoriale e rendere partecipata alle Associazioni di Cittadini e Pazienti e alle Società Scientifiche la discussione sulla riforma dell’assistenza territoriale. Gli investimenti sugli Ospedali di Comunità siano input per rivedere e riqualificare la rete complessiva delle cure intermedie (RSA e Hospice). Porre attenzione all’evoluzione della figura del MMG.
6. Assistenza domiciliare: perseguire una logica di integrazione tra servizi sanitari e servizi sociali, ridisegnando un sistema di Welfare che superi la netta separazione di competenze tra i vari attori del sistema.
7. Medicina Generale: rendere omogenei i modelli organizzativi e assistenziali della medicina generale, lasciando ai MMG la possibilità di restare presenti capillarmente sul territorio, dotandoli di apparecchiature tecnologiche e rivedendo anche la disponibilità oraria dei professionisti. Investire al contempo sulla capacità di mettere in rete tutte le attività territoriali esistenti.
8. Telemedicina: promuovere una governance nazionale delle iniziative di telemedicina,con scelte mirate guidate da un’unica regia nazionale che definisca, in accordo con le Regioni, obiettivi comuni, requisiti tecnologici unitari, tariffe e rigorosi processi di progettazione e implementazione, prevedendo anche ove necessario, una revisione dell’organizzazione dei servizi sanitari
9. Parco tecnologico: superare la logica della mera sostituzione, fissando criteri che rispondano ad una programmazione basata sui fabbisogni dei pazienti, sull’allocazione delle apparecchiature e sul loro inserimento all’interno dei processi assistenziali, tenendo conto pertanto dei contesti organizzativi e dell’evoluzione dei percorsi di diagnosi e cura che tali apparecchiature andranno a sostenere.
La seconda indagine presentata al convegno Egualia, condotta nel mese di giugno da SWG, su un campione di 4.534 soggetti maggiorenni residenti in Italia, si è concentrata sul rapporto degli italiani con la salute e l’utilizzo dei medicinali.
«La pandemia in corso ha cambiato il rapporto tra gli italiani e la salute – ha spiegato il direttore di ricerca SWG, Riccardo Grassi – sono cresciute l’attenzione con cui si guarda alla propria salute e la fiducia verso un approccio scientifico della medicina e della cura, mentre si indeboliscono le visioni olistiche della salute come equilibrio tra corpo e mente».
Il 58% degli intervistati si definisce piuttosto attento alla propria salute (+5% rispetto al 2018), mentre diminuisce di 12 punti percentuali il dato di chi considera la salute una questione di equilibrio tra corpo e mente (34% contro il 46% del 2018), così come diminuisce la quota di chi non sopporta di essere ammalato (22% contro il 29% del 2018).
Il 50% degli intervistati – in particolare over-64 – dichiara di effettuare regolarmente esami diagnostici di controllo, ma risulta in deciso calo – probabilmente per effetto pandemia – il numero di chi fa visite regolari visite dal medico di famiglia (20% contro il 26% del 2018).
Denso di zone grigie il rapporto con i farmaci generici: «Tre quarti degli intervistati dichiarano di avere ben presente cosa si intende quando si parla di farmaci generici o equivalenti 75%), il 90% riconosce che il farmaco generico/equivalente costa meno ma solo il 34% degli intervistati è certo che sia identico al farmaco di riferimento. I dati evidenziano complessivamente un livello di informazione non sufficientemente accurato che si traduce in una chiara discriminante all’acquisto».
Una incertezza di fondo che porta il 29% del campione ad acquistare spesso farmaci generici, un 40% ad acquistarli occasionalmente e un 31% a non acquistarli o ad acquistarli solo di rado. Fondamentale il ruolo di medici e farmacisti, alle cui indicazioni si affidano due intervistati su tre e che, quindi, possono svolgere un ruolo fondamentale nella promozione dell’utilizzo di farmaci generici. A frenare oggi i potenziali consumatori sono abitudine (26%) e diffidenza (22%), figlie soprattutto di una scarsa informazione.
(ITALPRESS).
Covid, 3.970 nuovi casi e 67 decessi in 24 ore
ROMA (ITALPRESS) – Ancora un nuovo incremento dei casi Covid in Italia nelle ultime 24 ore. Secondo i dati forniti dal Ministero della Salute, i nuovi casi sono 3.970, in crescita rispetto ai 3.377 del 21 settembre, nonostante un numero inferiore di tamponi processati, 292.872, determinando un tasso di positività all’1,35%. Stabili i decessi a 67, i guariti sono 6.850 mentre gli attualmente positivi anche oggi registrano un calo di 2.954 unità, toccando il numero complessivo di 106.559.
Buone notizie arrivano dagli ospedali, dove anche oggi si evidenza un calo nei reparti ordinari, con 3.796 pazienti (-141), più contenuta la flessione nelle terapie intensive, 513 (-3) ma con 40 nuovi ingressi. Le persone in isolamento domiciliare sono 102.250. La regione con l’incremento maggiore di nuovi casi è il Veneto (509), seguita da Lombardia (450) e Sicilia (414).
(ITALPRESS).
Marche e Abruzzo sviluppano la tecnologia per l’assistenza domiciliare
ROMA (ITALPRESS) – La quarta tappa del Congresso itinerante FNOPI, nelle Marche e in Abruzzo, si concentra sul versante Centro Sud adriatico e valorizza la tecnologia a supporto dell’assistenza infermieristica di prossimità (quella a casa delle persone), soprattutto nei luoghi più difficili da raggiungere fisicamente (come le aree montane) e la volontà degli infermieri di non lasciare solo nessuno favorendo l’integrazione degli extracomunitari nel tessuto sociale con quattro capisaldi della buona salute: prevenzione primaria, educazione sanitaria e sessuale, lotta alle dipendenze patologiche, contrasto alla prostituzione.
Marche e Abruzzo infatti sono caratterizzate da un’alta percentuale di cosiddette aree interne (soprattutto zone montane) che nelle Marche pongono in zone “svantaggiate” almeno una quarantina di comuni (o parte di questi) e in Abruzzo si avvicinano a 200.
In Italia oltre un terzo del territorio è classificato come “aree interne” (le zone montane coprono il 35,2% e le isole l’1% della Penisola) e in queste gli infermieri di famiglia e di comunità sul territorio e lo sviluppo della tecnologia rappresentano una necessità assistenziale.
Quello degli infermieri è quest’anno un congresso speciale anti-Covid, senza assembramenti e verificando sempre il Green Pass dei partecipanti, ma con i componenti del Comitato centrale della Federazione in viaggio con varie tappe fino al prossimo 12 maggio – Giornata internazionale dell’infermiere 2022 – in Sicilia.
In ogni occasione, premiate le buone pratiche e le eccellenze della professione infermieristica che, soprattutto sul territorio, hanno consentito di affrontare l’assistenza, anche durante la pandemia, rimanendo sempre vicini ai cittadini e con l’unico obiettivo di soddisfare tutti i diversi bisogni di salute.
Ovviamente non mancherà il confronto con le istituzioni: oltre a numerosi esponenti della politica locale, nelle Marche, presso la Sala consiliare del Comune di Civitanova Marche il 24 pomeriggio alle ore 15 interverranno il presidente della Regione Francesco Acquaroli e l’assessore alla sanità Filippo Saltamartini . In Abruzzo, presso il Parco della Scienza di Teramo alle ore 10 Interverranno anche il presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio e l’assessore alla Sanità Nicoletta Verì.
Gli infermieri nelle due regioni – che pure hanno perso dal 2009 a oggi le Marche il 2,94% e l’Abruzzo (in piano di rientro) il 7,66% di professionisti del settore – hanno messo in evidenza l’utilizzo del telenursing, a sostegno della presa in carico in particolare delle persone con fragilità e in cui il luogo privilegiato della cura sia il domicilio. A L’Aquila è stata sviluppata una app tecnica quale strumento operativo da utilizzare dall’infermiere nell’ambito della gestione della fragilità per spostare la prestazione verso l’utente (nel suo domicilio).
A Pescara è stata scelta una digitalizzazione strutturata degli accessi domiciliari per i pazienti in Assistenza Domiciliare Integrata (ADI) tramite una cartella informatizzata grazie alla collaborazione di tutta l’equipe e dei distretti sanitari di base. L’utilizzo dell’applicazione Medicasa Click & Care favorisce non solo la condivisione ma anche la consultazione dell’andamento clinico del paziente in tempo reale oltre ad essere considerati a tutti gli effetti “un atto pubblico di fede privilegiata”.
Il servizio dell’infermiere di famiglia e comunità di Teramo, dalla sua attivazione nel 2020 (in piena pandemia), ha già al suo attivo registrati un numero di contatti/accessi domiciliari pari a 4.493 accessi domiciliari o in monitoraggio telefonico, per un totale di 1.385 pazienti in carico, classificati attraverso l’utilizzo di scale di valutazione universalmente utilizzate che consentono un linguaggio comune con approccio multidisciplinare nella gestione delle malattie croniche ad alto impatto assistenziale sul territorio al fine di ridurre la disabilità, il ricorso inappropriato all’ospedalizzazione e di migliorare la qualità di vita del paziente.
E sempre a Teramo, per migliorare l’integrazione degli interventi socioassistenziali nel percorso ospedale-territorio e contenere le frequenti re-ospedalizzazioni, a gennaio 2018 è stato avviato il servizio “Istituzione del Nucleo Assistenziale Integrazione Ospedale Territorio (NAIOT), modello organizzativo in grado di definire i setting assistenziali, catalizzare e facilitare la dimissione precoce e protetta promuovendo l’assistenza territoriale.
Nelle zone interne della provincia di Ancona (Fabriano, Jesi, Senigallia), gli infermieri hanno poi costituito un servizio di assistenza dedicato ai pazienti gravemente malati – soprattutto oncologici – e alle loro famiglie, realizzato da due professionisti in pensione che hanno dato vita ad un’associazione per l’assistenza domiciliare, la Artis Onlus.
A Macerata invece, dove sono presenti numerosi extracomunitari, le infermiere, in collaborazione con l’associazione On the road, sono riuscite a farsi accettare e accogliere dalla popolazione residente per attuare progetti educativi e formativi su importanti temi di salute pubblica: la vaccinazione, le malattie sessualmente trasmissibili, l’educazione sanitaria, il controllo della natività, e così via.
Intanto è stato siglato un accordo tra il Comune di Ancona e l’Asur AV2 per una sperimentazione del modello organizzativo di infermiere di comunità all’interno di un quartiere popolare con circa 5.000 abitanti e con particolare attenzione alla popolazione over 65: l’infermiera incaricata è presente per 36 ore settimanali con un ambulatorio proprio e un’autovettura per l’assistenza domiciliare quando necessario.
(ITALPRESS).
Test molecolari rapidi, accordo italo-francese
ROMA (ITALPRESS) – Un accordo raggiunto fra l’innovativa start-up francese “Loop Dee Science” e “Marigo Italia”, azienda leader nel settore della diagnostica di laboratorio, permetterà di poter effettuare tamponi molecolari rapidi anche nel nostro Paese.
L’accordo di collaborazione concluso tra le due imprese presso la sede di Caen (Normandia), alla presenza dell’Ambasciata italiana in Francia, prevede l’esclusiva per la distribuzione in Italia dell’innovativo dispositivo “LoopDeeLab”, basato sulla tecnologia di biologia molecolare RT Lamp sviluppata dalla startup transalpina e validata dalla Haute Autoritè de Sante, che consente la rilevazione del covid in un individuo in soli 45 minuti, con un’attendibilità di un test molecolare, dunque superiore a quella dei test rapidi antigenici.
“La collaborazione avviata tra “Loop Dee Science” e “Marigo Italia – ha dichiarato l’Ambasciatrice d’Italia in Francia, Teresa Castaldo – aggiunge un ulteriore, importante tassello alle numerosissime collaborazioni sviluppate tra Italia e Francia nel contrasto al Covid-19, che vedono impegnate sullo stesso fronte Istituzioni e imprese. Questa collaborazione si inserisce peraltro in un filone, quello dello sviluppo degli scambi tra imprese innovative dai due lati delle Alpi, che vede impegnate le Istituzioni italiane in Francia in un’attiva azione di sostegno. Anche grazie a tale sforzo, il settore sanitario e quello della farmaceutica rappresentano un settore in cui si realizza un’avanzata integrazione industriale tra Italia e Francia, rappresentando oramai la prima voce dell’interscambio commerciale i nostri due Paesi, in entrambe le direzioni, e con prospettive di crescita assai promettenti per il futuro”.
“Loop Dee Science” è una start up innovativa del settore bio-tech, selezionata dal Governo francese nell’ambito della “Stratègie Innovation Santè 2030” attraverso la quale ha deciso di investire 7 miliardi di euro in 5 anni per sostenere realtà innovative del settore salute. “Loop Dee Science”, in particolare, beneficia di un finanziamento di 1,6 milioni di Euro con l’obiettivo di sostenere la crescita di una delle startup più promettenti nel panorama nazionale, particolarmente attiva sul fronte del contrasto al covid-19.
“L’accordo concluso con “Loop Dee Science” – ha commentato Niccolò Manniello, a capo della divisione farmaceutica del gruppo Marigo – ci consente di adottare anche in Italia una soluzione estremamente versatile ed efficace per la diagnostica del covid-19. Grazie alle dimensioni ridotte – il dispositivo sta nel palmo di una mano – e alla rapidità di esecuzione, il kit diagnostico si propone di offrire una soluzione di sicuro interesse per strutture quali farmacie, aeroporti, stazioni o scuole, per avere a disposizione un test attendibile che possa immediatamente verificare l’eventuale positività riscontrata con un test rapido di screening”.
(ITALPRESS).









