ROMA (ITALPRESS) – Nuova crescita dei casi Covid in Italia. Dalla lettura del bollettino del ministero della Salute si evince che i nuovi casi registrati sono 5.117, in aumento rispetto al dato di 24 ore fa, quando i nuovi contagi registrati erano stati 4.830. Questo a fronte di 306.267 tamponi effettuati, che determina un tasso di positività in lieve incremento all’1,67%. Lieve decremento dei decessi, 67 (-6), 7.193 i guariti mentre gli attualmente positivi scendono di 2.145 attestandosi su un numero totale di 116.342. Prosegue anche oggi la tendenza al calo dei ricoveri negli ospedali. Nei reparti ordinari i degenti ospitati sono 4.018 (-110), 531 (-9) si trovano nelle terapie intensive con 30 nuovi ingressi. In isolamento domiciliare vi sono 113.819 persone. Sul fronte delle regioni, torna ad essere prima per contagi la Sicilia (878), seguita da Veneto (613) e Lombardia (573).
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Covid, 5.117 nuovi casi e 67 decessi
A Napoli la “Carovana della prevenzione” contro il tumore al seno
NAPOLI (ITALPRESS) – Si è tenuta a Napoli, in Piazza Trieste e Trento, la terza tappa della “Carovana della Prevenzione” di Komen Italia, promossa quest’anno da Autostrade per l’Italia, supportata nell’organizzazione anche dal Comune di Napoli che ha concesso il Patrocinio. Il Programma Nazionale Itinerante di Promozione della Salute Femminile, avviato dal 2017 da Komen Italia in collaborazione con Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli Irccs, quest’anno approda in 4 città italiane, grazie al sostegno di Autostrade per l’Italia da anni impegnata nella lotta ai tumori del seno, una delle patologie più diffuse per le donne. Dopo essere partiti in estate con Roma e Firenze, la carovana della Prevenzione prosegue a Napoli, prima di terminare il tour a Genova, il prossimo novembre. Questa iniziativa è solo l’ultima di una serie di azioni messe in campo da Aspi sul territorio nazionale, mossa dalla consapevolezza della necessità di “fare rete” e della responsabilità sociale che ogni grande azienda ha verso i cittadini. In vista di questa giornata sono state 44 le richieste di prestazione, tra cui 32 mammografie per donne over40 e 12 ecografie per donne under40.
Dal 2017 ad oggi la “Carovana della Prevenzione” ha offerto gratuitamente 35.000 prestazioni mediche in 16 regioni italiane, con 387 giornate di prevenzione rivolte prevalentemente a territori e comunità più in difficoltà. Grazie all’utilizzo di 4 Unità Mobili allestite con dotazioni tecnologiche di ultima generazione, (2 per facilitare la diagnosi precoce dei tumori del seno, 1 per i tumori ginecologici e le altre patologie oncologiche prevalenti nelle donne e 1 di prevenzione primaria, per offrire consulenze specialistiche e percorsi personalizzati utili all’adozione di stili di vita più corretti) la Carovana è in grado di offrire esami clinico-strumentali utili non solo per la diagnosi precoce dei tumori del seno, ma anche di altri tumori prevalenti nelle donne. Le opportunità di prevenzione sono proposte prioritariamente a donne che vivono condizioni di disagio sociale o economico o che appartengono a categorie di rischio aumentato per i tumori del seno, come ad esempio le donne residenti nei quartieri periferici delle città italiane, detenute, operatrici del settore o donne ospitate nei Centri di accoglienza.
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Stati generali della salute in Toscana, i cittadini chiedono servizi territoriali
FIRENZE (ITALPRESS) – Si è chiuso con la forte richiesta di servizi territoriali e maggiore e migliore organizzazione delle Asl il percorso partecipativo sugli Stati generali della salute in Toscana. Oltre 200 le richieste formulate da cittadini e stakeholders che la commissione del Consiglio regionale, presieduta da Enrico Sostegni (Pd), non lascerà inevase. “Per la prima volta – dichiara infatti Sostegni – abbiamo fatto una ricognizione a 360 gradi su tutto il mondo della salute in Toscana. Il prossimo passo sarà una proposta di risoluzione per fissare nero su bianco impegni di riforma da chiedere alla Giunta”. A conti fatti, queste le risultanze: oltre 180 contributi da cittadini, operatori sanitari e socio-sanitari, operatori economici e del terzo settore, che hanno indicato – lasciando un contributo scritto o richiedendo un’audizione in Commissione – come priorità per la definizione di nuove politiche della salute in Toscana l’organizzazione del territorio, delle case della salute, delle zone distretto e Società della salute e l’organizzazione delle aziende sanitarie, Asl e ospedaliere universitarie, e della rete ospedaliera.
A fine anno, come già annunciato da Sostegni, si terrà una giornata di approfondimento del percorso partecipativo che segnerà un “passaggio molto importante. Per la prima volta – spiega infatti il presidente – abbiamo aperto una consultazione pubblica sul sistema della salute nella nostra regione per evidenziarne le criticità ma soprattutto per trarre degli spunti di riforma”.
Un lavoro complesso che si sviluppa su più fasi: la prima di consultazione ed ascolto, con il portale web dedicato alla raccolta di suggerimenti e con le audizioni in commissione, che si chiuderanno alla fine del mese di settembre con un numero di circa 200 soggetti auditi tra operatori del campo socio-sanitario, del terzo settore, delle categorie economiche e sociali; la seconda di lavoro istituzionale, con la redazione e l’approvazione da parte del Consiglio di un atto contenente le priorità per la Salute in Toscana sulle quali chiedere un impegno preciso da parte del governo regionale; infine la fase di “traduzione” da parte della Giunta delle richieste dei cittadini e del Consiglio in politiche di riforma di tutto il sistema socio-sanitario della nostra regione.
«E’ davvero fondamentale – prosegue Sostegni – vedere tutto questo lavoro come un percorso unico, che si sviluppa su tre tempi: partecipazione e ascolto, discussione istituzionale, decisione. Ma vorrei sottolineare l’importanza del primo passaggio, quello che abbiamo sviluppato attraverso il portale per la consultazione pubblica e che rappresenta il primo vero tentativo, a partire dalla riforma del 2015, di coinvolgere a 360° i cosiddetti “stakeholders”, tutti coloro cioè che sono interessati a dare un contributo di proposta per migliorare il mondo della salute, perchè ci lavorano, perchè lo vivono come volontari, perchè ci entrano in contatto quotidianamente per ricevere una prestazione”. “Naturalmente – afferma ancora il presidente della Commissione – il lavoro va avanti: per tutto settembre ascolteremo ancora numerosi soggetti, una sessantina, che hanno richiesto un’audizione tramite il portale e faremo anche un focus tematico sulla digitalizzazione. Poi ci dedicheremo alla stesura di una risoluzione in cui saranno individuate le priorità che abbiamo raccolto in questi mesi di ascolto e che di fatto sarà la “cassetta degli attrezzi” che il Consiglio consegna alla Giunta regionale per impostare le politiche della Salute per la Toscana dei prossimi anni”.
Soddisfazione per il lavoro fatto e i primi risultati raggiunti, la esprime il presidente del Consiglio regionale Antonio Mazzeo. “Ringrazio il Presidente Sostegni e tutti i membri della Commissione, perchè Il lavoro svolto dalla Commissione e da tutta l’Assemblea nell’organizzare gli Stati Generali della Salute è doppiamente importante sia da un punto di vista di metodo che di merito. La partecipazione diffusa di cittadini, professionisti della sanità, associazioni di volontariato e del terzo settore ci hanno permesso di aprire ancora di più le porte di questa Istituzione a tutti coloro che vivono, lavorano o studiano nella nostra regione su un tema fondamentale come il diritto alla salute”. “Questo – continua – dimostra che quando cittadini vengono invitati a partecipare, colgono l’occasione. Le Istituzioni democratiche ne escono rafforzate anche nel loro legame con i cittadini”. Nel merito degli Stati generali, il presidente è convinto che le indicazioni emerse “sono importanti perchè tracciano alcune necessità fondamentali su cui ci sentiamo impegnati a riscrivere l’offerta sanitaria della nostra regione che è sì ai primi posti nazionali per quanto riguarda i livelli essenziali di assistenza, ma che presenta ancora varie aree su cui intervenire per migliorarla e soprattutto per portare il diritto alla salute sempre più vicino alle cittadine e cittadini della Toscana”. Una necessità che a detta di Mazzeo la pandemia ha reso “sempre più evidente”. “L’emergenza sanitaria ci ha insegnato una cosa che non dobbiamo dimenticare: la sanità pubblica è un bene collettivo da difendere e implementare affinchè non vi siano più differenza nella qualità dell’assistenza e della cura tra chi vive in una grande città e che vive in un piccolo borgo o in un’area periferica. Il cittadino di Zeri deve avere la stessa qualità nei servizi sanitari del cittadino che vive a Firenze, perchè il diritto alla salute non deve conoscere disuguaglianze”.
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Torna il “Mese del Cuore” con 1.000 check-up gratuiti
ROMA (ITALPRESS) – In quest’ultimo anno la nostra attenzione si è concentrata su un nuovo antagonista. Questo, durante la pandemia, ha comportato la riduzione del numero di controlli medici per tutte le altre malattie, comprese quelle cardiovascolari. Nel 2020, infatti, 1 italiano su 3 non ha svolto gli esami del sangue di routine1, e in particolare c’è stata una drastica riduzione dei controlli medici di routine, con un milione di esami di screening in meno effettuati rispetto al 20192. A ciò si aggiunge che i problemi cardiovascolari sono ancora oggi la prima causa di morte in Italia (34,8% di tutti i decessi secondo l’Istat) e, di questi, circa un terzo sono correlabili al colesterolo alto. Per questo motivo, non possiamo più rimandare: è arrivato il momento di ridare centralità alla propria salute e tornare a fare i controlli necessari sui livelli di colesterolo e gli altri fattori di rischio cardiovascolare. Per questo motivo Danacol di Danone, che da 12 anni si prende attivamente cura del colesterolo degli italiani, in collaborazione con la Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, rilancia il Mese del Cuore, un’iniziativa che punta ad informare gli italiani sull’importanza della prevenzione.
Non a caso il motto scelto per questa edizione – Al cuor non si rimanda – esprime bene il senso di urgenza: non è più tempo di rimandare un impegno che dovrebbe essere vissuto nel modo più semplice e naturale possibile, perchè parte di uno stile di vita sano. Durante il “Mese del Cuore” verranno offerti 1.000 check up gratuiti effettuati da un team di medici coordinato dal professor Francesco Landi, Direttore UOC Medicina Interna Geriatrica Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, Docente di Medicina Interna e Geriatria all’Università Cattolica del Sacro Cuore, campus di Roma. Durante le visite di screening – che si terranno dal 24 settembre al 16 ottobre nelle giornate di venerdì e sabato con i seguenti orari: venerdì 14.30-19.30 e sabato 9.00-13.00 e 14.00-18.00 presso il Policlinico Gemelli, Centro di Medicina dell’Invecchiamento (CeMi) Roma, (gli screening potranno essere prenotati sul sito www.mesedelcuore.danacol.it) – i medici eseguiranno la misurazione dei 7 fattori di rischio cardiovascolare, ovvero la pressione arteriosa, i valori di glicemia e colesterolo, dell’indice di massa corporea, unitamente alla valutazione dello stile di vita (ad esempio il fumo), delle abitudini alimentari e di alcuni parametri di performance funzionale (come la forza muscolare).
Al termine della visita ai partecipanti verrà rilasciata una scheda in cui saranno riportati i risultati delle valutazioni eseguite, corredati da consigli e raccomandazioni per un corretto stile di vita. Con l’obiettivo di stimolare gli italiani a ritornare a fare controlli per prendersi cura della propria salute cardiovascolare, l’iniziativa Mese del Cuore prevede inoltre la possibilità di fare test di autovalutazione del rischio sulla piattaforma www.mesedelcuore.danacol.it.
“Nelle precedenti edizioni del Mese del Cuore sono state raccolte importanti informazioni sugli stili di vita degli italiani e sulla loro sensibilità rispetto al controllo dei principali fattori di rischio cardiovascolare – sostiene il professor Francesco Landi – come la misurazione della pressione arteriosa, del colesterolo e della glicemia. Tutti questi dati hanno portato alla realizzazione di importanti studi, in fase di pubblicazione, che fanno emergere una scarsa propensione della popolazione alla prevenzione e al controllo dei fattori di rischio. La comparsa del Covid-19 poi ha influito sulla tendenza degli italiani a condurre una vita sedentaria e ha amplificato questa scarsa attenzione alla prevenzione e a condurre stili di vita salutari”.
“La nuova edizione del Mese del Cuore ci dà l’opportunità di riaffermare l’importanza di un’adeguata prevenzione e di uno stile di vita sano, necessari per raggiungere una longevità di successo. L’ultimo weekend di screening del Mese del Cuore – conclude Landi – si svolgerà all’interno della Longevity Run, l’evento di sensibilizzazione per uno stile di vita sano e attivo, che si terrà a Roma il 23 e 24 ottobre presso lo Stadio Terme di Caracalla”. Il Mese del Cuore ha l’obiettivo di sensibilizzare la popolazione sui principali fattori di rischio per la salute cardiovascolare e di contribuire a un cambiamento significativo degli stili di vita: fare attività fisica e perseguire un’alimentazione corretta restano le attività più semplici ma necessarie per limitare il rischio cardiovascolare e tenere sotto controllo i valori del colesterolo.
“Questa iniziativa rientra all’interno della nostra missione di “portare la salute attraverso l’alimentazione” e del nostro impegno, in quanto azienda B Corp, a incidere positivamente con il nostro operato sulla vita delle persone e della comunità”, afferma Salvatore Castiglione, Corporate Affairs Director Danone. “Per ridurre il colesterolo, uno dei principali fattori di rischio cardiovascolare, è importante uno stile di vita sano e una corretta alimentazione.
Danacol, che grazie ai suoi steroli vegetali aiuta a ridurre il colesterolo, è da sempre impegnato a supportare campagne di prevenzione delle malattie cardiovascolari. Con questo spirito rinnoviamo la collaborazione con il Policlinico Gemelli per una nuova edizione del “Mese del Cuore”: un’iniziativa che ci vede nuovamente insieme per contribuire a diffondere un’attenzione alla corretta alimentazione e al mantenimento di uno stile di vita sano”.
“Siamo molto lieti della prosecuzione della partnership Gemelli Danone – sostiene il professor Marco Elefanti, Direttore generale della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS – che ha prodotto risultati in termini di educazione ai corretti stili di vita. Si tratta di due realtà, nazionale e internazionale, accomunate dall’attenzione per la salute della popolazione. Un esempio positivo di collaborazione che parte da lontano e che si è consolidata negli anni e ha permesso la produzione di evidenze scientifiche grazie alla raccolta di numerosi dati e molteplici informazioni sullo stato di salute e sugli stili di vita degli italiani”.
L’importanza di un’iniziativa come il “Mese del Cuore” è confermata dai dati emersi dalle precedenti edizioni: la prevalenza di valori anomali di colesterolo nel sangue è stata riscontrata nel 64,5% dei partecipanti; meno della metà risultava consapevole dei propri livelli di colesterolo, con il 42% che credeva di avere valori di colesterolo normali, mentre in realtà solo il 48% di questi rientrava nel range di normalità (<200mg/dL); più di un terzo dei partecipanti (40%) non aveva misurato il colesterolo nell'ultimo anno. Tra questi, solo il 36% aveva livelli di colesterolo normali (<200mg/dL).
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La riduzione di una molecola contrasta il declino cognitivo
ROMA (ITALPRESS) – La combinazione di esercizio fisico e training cognitivo aiuta a ridurre gli effetti dell’invecchiamento sulle prestazioni del cervello, prima tra tutte la memoria. In questo contesto, il progetto Train the Brain, svolto con il sostegno di Fondazione Pisa e coordinato da Lamberto Maffei, che è stato direttore dell’Istituto di neuroscienze del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-In) di Pisa, è una realtà attiva sul territorio pisano e in quasi dieci anni ha coinvolto centinaia di anziani.
Il progetto ha costituito un laboratorio permanente e uno stimolo per la comprensione dei meccanismi molecolari che traducono l’allenamento fisico e mentale in una migliore funzione del cervello degli anziani.
Per studiare tali meccanismi, un gruppo di ricerca coordinato da Marco Mainardi del Cnr-In e Margherita Maffei dell’Istituto di fisiologia clinica (Cnr-Ifc), ha esteso la propria indagine al sangue dei soggetti inclusi in Train the Brain, evidenziando alcune particolarità. Lo studio, che ha come primi autori Gaia Scabia di Cnr-Ifc e dipartimento di Medicina clinica e sperimentale dell’Università di Pisa e Giovanna Testa del Laboratorio di biologia della Scuola normale superiore, è stato pubblicato sulla rivista Brain, Behavior and Immunity.
“Abbiamo notato che nel sangue dei partecipanti al progetto i livelli della molecola infiammatoria CCL11, nota anche come Eotaxin-1, erano più bassi rispetto a quelli misurati prima dell’inizio del programma di allenamento”, spiega Mainardi.
“Per capire se questa riduzione fosse una conseguenza dell’esercizio fisico e mentale abbiamo utilizzato il modello murino, seguendo un protocollo, detto ‘arricchimento ambientalè, di esercizio fisico volontario, di stimolazione cognitiva e di interazione sociale, che riproduce Train the Brain. I modelli animali ‘arricchitì, normalmente più bravi nello svolgimento di un test di memoria spaziale rispetto a quelli allevati in condizioni standard, perdono il loro vantaggio se i livelli di CCL11 sono mantenuti elevati artificialmente. Viceversa – continua – la neutralizzazione di questa molecola nei soggetti allevati in condizioni standard comporta un miglioramento della loro capacità cognitiva che li rende simili agli arricchiti”.
“Questi esperimenti mostrano come la riduzione del livello ematico della molecola infiammatoria CCL11 costituisca un meccanismo chiave nel miglioramento delle prestazioni di apprendimento e memoria indotto dal training fisico e cognitivo – conclude Margherita Maffei -. I risultati aprono la strada a possibili strategie terapeutiche per alleviare gli effetti della perdita di memoria dovuta a patologie neurodegenerative, prima tra tutte la malattia di Alzheimer, tramite un’azione mirata su CCL11. Il gruppo è attualmente alla ricerca di nuovi finanziamenti per proseguire il progetto e riuscire così a chiarire, tra l’altro, quali siano le cellule cerebrali bersaglio dell’azione di CCL11”.
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Covid, 4.830 nuovi casi e 73 decessi in 24 ore
ROMA (ITALPRESS) – In aumento i casi Covid in Italia, secondo i dati forniti dal Ministero della Salute. I nuovi contagi sono 4.830, in crescita rispetto ai 4.021 registrati il 14 settembre, con 317.666 tamponi effettuati. Si produce così un tasso di positività in leggero incremento all’1,52%. Quasi stabili i decessi, 73 (+1), 8.606 i guariti mentre gli attualmente positivi calano di 3.853 attestandosi su un numero complessivo di 118.487.
Sul fronte ospedaliero si registra un nuovo calo dei ricoverati nei reparti ordinari, 4.128 (-37), 540 sono coloro che si trovano in terapia intensiva, con 37 pazienti in meno nel saldo ingresso/uscite e 32 nuovi ingressi. In isolamento domiciliare vi sono 113.819 persone. La Lombardia oggi è la prima regione per nuovi contagi (628), seguita da Veneto (525) e Sicilia (471).
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Il Piano nazionale della cronicità è applicato a macchia di leopardo
ROMA (ITALPRESS) – Il 15 settembre 2016 veniva sottoscritto l’accordo Stato-Regioni sul Piano Nazionale della Cronicità (PNC) e oggi sono trascorsi esattamente cinque anni. Un Piano tanto importante quanto ancora troppo disatteso e visto l’impatto delle cronicità sul livello di salute delle comunità e sulla sostenibilità del SSN, il livello di attenzione al tema deve necessariamente e velocemente aumentare, soprattutto ora alla luce degli investimenti sull’assistenza sanitaria territoriale previsti nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e delle cure mancate dovute all’emergenza Covid. Infatti, secondo il “Monitoraggio della Spesa Farmaceutica Nazionale e Regionale Gennaio-Marzo 2021” a cura dell’Aifa, nel periodo gennaio-marzo 2021 si è ridotto di oltre 10MLN il numero assoluto di ricette rispetto allo stesso periodo del 2020.
In Italia le malattie croniche interessano circa il 40% della popolazione e rappresentano la principale causa di morte in quasi tutto il mondo, mentre in Europa si stima una spesa sanitaria intorno ai 700 miliardi di euro annui e sono la causa di circa l’86% dei decessi.
Secondo l’Istat è pari al 48,8% la quota over settantacinquenni con multicronicità (che soffre di tre o più patologie croniche) o che ha gravi limitazioni nel compiere le attività che le persone abitualmente svolgono. Tale quota è più elevata per chi vive nel Mezzogiorno (56,9% rispetto al 44,6% nel Nord e al 47% nel Centro) e tra le donne (55% rispetto al 39,7% tra gli uomini) e raggiunge il 60,7% tra le persone di 85 anni e più (rispetto al 39,3% delle persone di 75-79 anni).
Il PNC fortemente voluto dalle Associazioni di cittadini-pazienti che tanto hanno investito per scriverlo e facilitarne l’applicazione, vuole contribuire al miglioramento della tutela per le persone con malattie croniche rendendo più’ efficaci ed efficienti i servizi sanitari in termini di prevenzione e assistenza e assicurando maggiore uniformità’ ed equità’ di accesso ai cittadini.
Il tutto accompagnato da indicazioni circa il monitoraggio organizzato a più livelli: quello di livello centrale relativo al recepimento del Piano da parte delle Regioni; monitoraggio dei nuovi assetti organizzativi e operativi; la valutazione degli effetti dell’attuazione del Piano basata sugli outcome.
Come il SSN deve affrontare le cronicità è descritto nelle 149 pagine del Piano, diviso in due parti, una premessa e tre allegati. Descrive i 6 elementi chiave; le 5 fasi del processo di gestione della persona con cronicità; i 7 aspetti trasversali dell’assistenza. E ancora dedica un focus specifico sulla cronicità in età evolutiva e un paragrafo specifico dedicato al monitoraggio nell’attuazione, nonchè le 10 condizioni di partologia (alcune distinte per età evolutiva e non) da cui si parte ad applicare quanto descritto nel PNC e per le quali sono specificati gli obiettivi specifici. Ma l’attuazione del Piano si muove con lentezza cronica.
Ci sono voluti sino a 3-4 anni per vedere recepito il piano nazionale da alcune Regioni con una Delibera. Guardando invece a cosa è accaduto ad esempio rispetto alla stratificazione e targeting della popolazione, uno dei pilastri della strategia del Piano, da una ricognizione effettuata sul web e da desk a cura di Salutequità, le Regioni che hanno comunicato provvedimenti o progetti su questo fronte ad oggi sembrerebbero essere: Lombardia, Lazio, Liguria, Veneto, Puglia, Emilia-Romagna, Toscana, Trentino Alto Adige, Sardegna. Sono al lavoro Piemonte e Basilicata.
“Ora su questa partita serve un cambio di passo per passare da formalismi e burocrazie a veri e propri fatti concreti, in grado di cambiare realmente e in positivo l’assistenza garantita alle persone con malattia cronica – ha dichiarato Tonino Aceti, presidente di Salutequità – e per farlo serve un finanziamento specifico sfruttando l’opportunità offerta dalla prossima Legge di Bilancio (attualmente infatti il Piano non conta su alcun finanziamento), è necessario inoltre procedere con un suo aggiornamento viste anche tutte le innovazioni introdotte durante la pandemia e con una relazione del Ministero sul suo stato di attuazione. Quest’ultimi due aspetti erano già previsti nel Piano e in capo alla Cabina di Regia – ha quindi concluso”.
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Farmaci, nell’Atlante Aifa l’Italia diseguale
ROMA (ITALPRESS) – Il consumo dei farmaci è più elevato tra i soggetti residenti nelle aree più svantaggiate, probabilmente a causa del peggior stato di salute di questi soggetti, che potrebbe essere associato ad uno stile di vita non corretto. E’ quanto emerge dal Rapporto “Atlante delle disuguaglianze sociali nell’uso dei farmaci per la cura delle principali malattie croniche”, una pubblicazione promossa dall’Agenzia Nazionale del Farmaco e dall’Osservatorio Nazionale sull’impiego dei farmaci che analizza le differenze territoriali e le disparità sociali dell’assistenza farmaceutica in Italia. “E’ la prima importante pubblicazione sul tema della disparità sociale nell’assistenza farmaceutica e nell’universalità del nostro Servizio Sanitario Nazionale”, ha detto Nicola Magrini, direttore generale Aifa, nel corso della presentazione del Rapporto.
“Tra i fattori determinanti dell’uso dei farmaci vi è anche lo stato socio-economico, con il grado di scolarizzazione delle persone, nell’ambito di un sistema universalistico, come il sistema sanitario nazionale, è importante valutare come l’accesso ai farmaci avviene nell’ambito della patologie croniche: è stato evidenziato che l’uso dei farmaci è più alto e più associato alle condizioni più disagiate, quasi a mostrare un indicatore di patologie, di richiesta sanitaria, in particolare nel sud Italia”, ha aggiunto.
Dall’Aifa ricordano che la posizione socioeconomica non preclude l’accesso alle cure, ma è, al contrario, fortemente correlata con l’uso dei farmaci. “L’obiettivo dell’Atlante è quello di confrontare e descrive l’uso dei farmaci utilizzati a livello territoriale, per le principali patologie croniche in Italia, tra gruppi di popolazione con differenti livelli di derivazione socio-economici – ha spiegato Serena Perna, Aifa -, l’impiego dei farmaci è un forte determinante dello stato di salute della popolazione”.
In Italia, nonostante il crescente miglioramento delle condizioni di salute che si è osservato negli ultimi anni, rimangono importanti disuguaglianze di salute. Ad esempio, tra gli uomini italiani negli anni duemila si osservano più di cinque anni di differenza nella speranza di vita tra chi ha continuato a fare l’operaio non qualificato per tutta la sua vita lavorativa rispetto a chi è diventato dirigente, con aspettative di vita crescenti salendo lungo la scala sociale. Il rischio di morire cresce con l’abbassarsi del titolo di studio. Chi ha un diploma ha un rischio di morire maggiore del 16% rispetto a un laureato, chi ha la licenza media del 46%, chi ha quella elementare del 78%.
Diverse sono le patologie croniche che mostrano disuguaglianze anche territoriali, come l’obesità più diffusa al sud e nelle isole che va di pari passo con la distribuzione della prevalenza di inattività fisica. Fenomeni sociali, come le disparità culturali e socio- economiche, costituiscono fattori ambientali in grado di condizionare lo sviluppo delle malattie cardiovascolari in genere. E’ noto inoltre come la mancata aderenza alle terapie farmacologiche sia un fenomeno diffuso tra i pazienti con fattori di rischio o patologie cardiovascolari, ed interesserebbe oltre il 50-60% dei pazienti in prevenzione cardiovascolare primaria e il 30-40% di quelli in prevenzione secondaria. In aumento la demenza definita dall’OMS e dall’Alzheimer Disease International una priorità mondiale di salute pubblica. Il principale fattore di rischio associato all’insorgenza della demenza è l’età (solo il 5% circa esordisce prima dei 65 anni), ma sono stati identificati altri fattori di rischio che sono legati allo stile di vita, e quindi potenzialmente modificabili: diabete, ipertensione, obesità, inattività fisica, depressione, fumo e basso livello di istruzione.
Legata a condizioni socio-economiche svantaggiate anche l’ipertensione: la pressione arteriosa media e la prevalenza di ipertensione sono maggiori nei soggetti con basso livello di istruzione. Nel periodo 2008-2012, i valori medi di pressione arteriosa negli uomini di età 35-74 anni con almeno un diploma di scuola superiore erano pari a 131/84 mmHg contro i 134/86 mmHg degli uomini con licenza media o elementare e la prevalenza di ipertensione era, rispettivamente, del 54,1% e del 50,4%. Nelle donne i valori medi di pressione arteriosa erano pari a 125/78 mmHg in quelle maggiormente istruite, contro i 129/80 mmHg delle meno istruite, a cui corrispondeva una prevalenza di ipertensione, rispetti-vamente, del 33,6% e del 41,7%. L’aderenza alla terapia antipertensiva non sembra essere influenzata dai fattori socioeconomici.
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