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Tumori, è made in Italy la terapia intelligente

MONZA (MILANO) (ITALPRESS) – L’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha approvato l’immissione al commercio e rimborsabilità di entrectinib di Roche per il trattamento di pazienti adulti con carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC) in stadio avanzato ROS1-positivo non precedentemente trattati con inibitori di ROS1 e per il trattamento di pazienti adulti e pediatrici di età pari o superiore a dodici anni con tumori solidi che esprimono una fusione dei geni del recettore tirosin-chinasico neurotrofico (NTRK). Il via libera di AIFA segna una svolta rivoluzionaria nel panorama dell’oncologia di precisione e nel contesto regolatorio nazionale.
Il cambio di paradigma diagnostico e terapeutico introdotto dall’approvazione di entrectinib permette una gestione innovativa del tumore all’interno delle metodiche proprie dell’oncologia di precisione poichè promuove l’evoluzione da un modello istologico, legato alla sede della massa tumorale, a un modello in cui le terapie vengono sviluppate in base all’alterazione genetica “driver” che guida la crescita del tumore, indipendentemente dalla sua localizzazione anatomica e dal sottotipo istologico.
Attraverso questa autorizzazione AIFA, tra i primi enti regolatori in Europa, ha individuato gli strumenti necessari a governare l’accesso del farmaco andando a ridurre i gradi di incertezza legati alla gestione del percorso del paziente. In questo contesto, un elemento centrale del nuovo modello organizzativo e? rappresentato dai gruppi multidisciplinari in cui sono integrate le competenze di molteplici esperti tra cui oncologo, anatomopatologo, chirurgo, radiologo, radioterapista, farmacista ospedaliero e bioinformatico. Il ruolo del gruppo multidisciplinare prevede quindi anche l’interpretazione del profilo genomico di un tumore per la raccomandazione della terapia piu? appropriata per il paziente, in base alle specifiche alterazioni rilevate con test di ultima generazione per un’ampia profilazione genomica, come la tecnologia NGS (Next Generation Sequencing).
“Siamo doppiamente orgogliosi di questo traguardo, raggiunto grazie ad una ricerca scientifica made in Italy e a un iter regolatorio all’avanguardia, che, rispetto agli altri Paesi, ha reso possibile ai pazienti italiani l’accesso a una terapia personalizzata intelligente come entrectinib – ha affermato Maurizio de Cicco, presidente e amministratore delegato di Roche Italia – Un risultato che è l’ennesima riprova di una proficua collaborazione con gli attuali vertici AIFA che è andata consolidandosi in questo periodo pandemico: dalla più ampia sperimentazione mondiale in tempo di Covid con il nostro tocilizumab, al suo riconoscimento in 648 per i pazienti gravi, dall’approvazione per uso emergenziale degli anticorpi monoclonali arrivando a questa rivoluzionaria terapia agnostica e target per i pazienti oncologici. Siamo certi di poter dare continuità a questo percorso, data la recente decisione di rinnovare il mandato alle due commissioni tecniche e al direttivo dell’agenzia, ponendoci sempre come obiettivo comune un accesso ampio e veloce all’innovazione diagnostica e terapeutica con un’attenzione ai benefici clinici e alla sostenibilità del Sistema Salute”.
“L’approvazione di entrectinib come terapia antitumorale con indicazione agnostica conferma l’innovatività di questa opzione terapeutica per il trattamento efficace di pazienti affetti da tumori solidi caratterizzati da alterazioni dei geni NTRK o ROS1. – ha commentato Filippo de Braud, professore ordinario di Oncologia Università degli Studi di Milano e direttore del Dipartimento di Oncologia Medica e Ematologia Fondazione IRCCS Istituto Nazionale Tumori di Milano -. Il valore di questa terapia target è ampiamente dimostrato dalle evidenze raccolte nei trial clinici: tassi di risposta elevati, durata della risposta estesa e buon profilo di tollerabilità. Inoltre, grazie al fatto che il farmaco penetra la barriera ematoencefalica, si ottengono buone percentuali di risposta intracranica, superiori al 50% in presenza di metastasi cerebrali al basale”.
Entrectinib è una molecola che parla italiano, la cui creazione ha preso le mosse dagli studi condotti nei laboratori del Nerviano Medical Sciences ed è proseguita attraverso le successive fasi di sviluppo clinico presso il Niguarda Cancer Center e all’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. “Il fatto che entrectinib venga designato come terapia anti-cancro “agnostica” – cioè a prescindere dal tipo di tumore – che ora è approvata in Italia, ci riempie di orgoglio – ha dichiarato Salvatore Siena, Professore Ordinario di Oncologia Medica presso l’Università degli Studi di Milano e direttore del Dipartimento di Oncologia dell’Ospedale Niguarda di Milano -. I traguardi raggiunti a livello clinico e regolatorio da questa molecola ‘made in Italy’ sono anche espressione della qualità della ricerca scientifica italiana e della forte spinta all’innovazione del nostro Paese, oltre ad essere un risultato fondamentale nell’ambito della medicina personalizzata, che sta ampliando le prospettive di cura per migliaia di pazienti oncologici”.
Il trattamento si è dimostrato efficace in pazienti con tumori solidi di diverso tipo, tra cui sarcoma, carcinoma polmonare non a piccole cellule, tumori MASC (mammary analogue secretory carcinoma) delle ghiandole salivari, carcinoma della mammella secretorio e non secretorio, tumori della tiroide, carcinoma colorettale, neuroendocrino, pancreatico, ovarico, carcinoma endometriale, colangiocarcinoma, tumori gastrointestinali e neuroblastoma cui tumori del polmone, del colon, nel neuroblastoma e in molti altri tumori solidi).
“La versatilità di entrectinib, anche alla luce della sua recente approvazione, può davvero rivoluzionare le prospettive di trattamento per i pazienti affetti da carcinoma polmonare non a piccole cellule in stadio avanzato ROS1-positivi e per i pazienti con tumori NTRK-positivi. La sua spiccata efficacia gli consente di essere attivo a livello del sistema nervoso centrale, spesso sede di metastasi difficili da trattare, offrendo ai pazienti oncologici nuove possibilità di cura e un miglioramento dell’aspettativa di vita – ha affermato Silvia Novello, professoressa ordinaria di Oncologia Medica presso l’Università degli Studi di Torino e Presidente di WALCE Onlus (Women Against Lung Cancer in Europe) -. I trial clinici mostrano come entrectinib ha prodotto una risposta in circa il 70% dei pazienti con carcinoma polmonare NSCLC ROS1-positivo di cui il 35% presentava metastasi cerebrali, evidenziando anche un buon profilo di tollerabilità e maneggevolezza, aspetti fondamentali sia per i clinici sia per i pazienti che possono beneficiare di questa terapia orale. Per il corretto e proficuo impiego di questo, così come degli altri farmaci targeted, è indispensabile identificare i bersagli d’azione, effettuando test di profilazione genomica che identificano le mutazioni e alterazioni genetiche su cui indirizzare il trattamento più appropriato”.
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Covid, 4.021 nuovi casi 72 decessi e tasso positività a 1,26%

ROMA (ITALPRESS) – Crescono i casi Ccovid in Italia. Dai 2.800 di ieri il numero dei nuovi positivi registrati oggi sale a 4.021 con 318.593 tamponi processati, che determina un tasso di positività in calo all’1,26%. Significativo incremento dei decessi, 72 dai 36 di ieri. I guariti sono 7.501, gli attualmente positivi scendono di 3.564 a 122.340. Prosegue intanto il trend in flessione dei ricoveri: nei reparti ordinari i degenti sono 4.165 (-35), 554 i pazienti in terapia intensiva (-9) con 29 nuovi ingressi. In isolamento domiciliare vi sono 117.621 persone. La Sicilia è prima per numero di contagi (684), seguita da Lombardia (435) e Veneto (427).
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Al via la 2^ edizione della campagna “Insieme per la Salute Mentale”

ROMA (ITALPRESS) – Al via la seconda edizione della campagna “Insieme per la Salute Mentale”, promossa da Lundbeck Italia in occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale del 10 ottobre, per accendere i riflettori sulla necessità di mettere al centro le persone che vivono con questi disturbi, favorendone la loro integrazione, rispetto e inclusione sociale.
In Italia, ogni anno, 1 persona su 4 soffre di un disturbo mentale. Nonostante i numeri, le persone che vivono con disturbi mentali e i loro cari sono di frequente vittime di isolamento e pregiudizi. Pregiudizi che impattano sulla vita di queste persone, sulle loro opportunità sociali, educative e prospettive di lavoro attuali e future. Per superare queste disparità e far sì che coloro che soffrono di disturbi mentali e i loro cari siano pienamente integrati in tutti gli aspetti della vita è necessario, in primis, “rompere i pregiudizi”: frasi, comportamenti e preconcetti dettati dalla poca conoscenza di queste patologie.
“Siamo felici di aver aderito anche quest’anno alla campagna di sensibilizzazione sulla salute mentale – ha dichiarato Massimo Di Giannantonio, presidente Società Italiana di Psichiatria (SIP) – Questi disturbi hanno un impatto sulle famiglie, ma anche sulla società tutta, in primis sui posti di lavoro. E’ arrivato il momento di considerare la salute mentale come prioritaria cercando di superare lo stigma che ancora troppo spesso aleggia quando ad ammalarsi è la mente, il cervello e la persona”.
Ogni anno nel corso della campagna viene portato all’attenzione un aspetto diverso relativo alla salute mentale. Per il 2021 è stato scelto: “Salute Mentale in un mondo ineguale” (Mental Health in an Unequal World) poichè persiste una disparità di trattamento e di qualità dell’assistenza fornita tra chi soffre di malattie mentali e chi di altre patologie: “Molti purtroppo sono i fattori che determinano queste differenze, come situazioni economiche, sociali e culturali, ma anche problematiche acuite nell’ultimo anno dalla pandemia e dalla maggiore difficoltà di accesso alle cure – ha dichiarato Eugenio Aguglia, presidente SOPSI, Società Italiana di Psicopatologia – A tutto questo si aggiungono lo stigma e il pregiudizio che condizionano la qualità della vita delle persone che vivono con disturbi mentali e dei loro cari. Campagne di sensibilizzazione come questa aiutano a informare adeguatamente i cittadini e a creare unità di intenti per affrontare queste disparità e poter garantire alle persone con disturbi mentali e alle loro famiglie di essere pienamente integrate nella vita sociale della comunità di cui fanno parte”.
La seconda edizione della campagna, partita il 7 settembre, proseguirà fino al 10 ottobre, in occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale: sui social (LinkedIn, Twitter, Instagram, Facebook e Tik Tok) ha dunque preso il via la challenge per “rompere il pregiudizio”, rappresentato metaforicamente dalle bolle di sapone. Come bolle di sapone, infatti, i pregiudizi vengono generati con facilità, sono poco visibili e inconsistenti (perchè basati sulla non conoscenza dei disturbi mentali). L’obiettivo dell’iniziativa sarà proprio quello di “rompere il pregiudizio” attraverso una corretta informazione su queste patologie per far sì che chi soffre di un disturbo mentale e i loro cari siano pienamente integrati in tutti gli aspetti della vita.
Una campagna che vedrà nei social il suo palcoscenico principale e nei giovani il suo interlocutore privilegiato. Proprio i giovani rappresentano una fascia di popolazione allo stesso tempo maggiormente esposta e da proteggere: “Sono purtroppo in aumento i disturbi mentali tra i giovani e la pandemia non ha fatto altro che acuire questo problema – ha dichiarato Gaia Sampogna, presidente della Società Italiana di Psichiatria (SIP) Giovani – Secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), tra il 10% e il 20% degli individui di giovane età soffre di una problema di salute mentale. L’appello ai giovani e agli adolescenti è di non vergognarsi e di non sentirsi in colpa, ma di chiedere aiuto e di confrontarsi con gli altri. La mente, come gli altri nostri organi, ha bisogno che ce ne prendiamo cura”.
Tra i partner che hanno patrocinato la campagna, anche l’Osservatorio Nazionale dedicato alla salute della Donna (ONDA). I disturbi mentali hanno un impatto notevolmente superiore sul sesso femminile e per questo è necessaria una maggiore attenzione: “Nel nostro paese secondo i dati del Ministero della Salute, gli utenti di sesso femminile che sono entrati in contatto con i Dipartimenti di Salute Mentale sono quasi il doppio rispetto agli uomini – ha dichiarato Francesca Merzagora, presidente di Onda, Osservatorio Nazionale dedicato alla salute della donna – un dato allarmante che ci pone di fronte alla necessità di migliorare il nostro grado di comprensione e allo stesso tempo la capacità di supportare in maniera efficace le donne che si trovano ad affrontare disturbi legati alla salute del proprio cervello”.
La campagna si concluderà il 10 ottobre 2021 (Giornata Mondiale della Salute Mentale) con un evento aperto a tutta la cittadinanza, in partnership con BAM – Biblioteca degli Alberi di Milano, Fondazione Riccardo Catella.
“Siamo particolarmente orgogliosi di promuovere questa seconda edizione della campagna ‘Insieme per la salute mentalè che anche quest’anno vede uniti, oltre alle principali Società Scientifiche, Fondazioni e Associazioni Pazienti, altre associazioni ed enti vicini al mondo della salute e attori operanti in ambiti diversi e complementari che hanno voluto dare la loro egida, a testimonianza di un impegno congiunto che coinvolge tutti e che ringrazio – ha dichiarato Tiziana Mele, amministratore di Lundbeck Italia – In Lundbeck, da oltre 70 anni, ci dedichiamo instancabilmente alla salute del cervello affinchè ogni persona possa essere al proprio meglio: si tratta di un impegno costante e concreto nella ricerca, nello sviluppo, nella produzione e nella commercializzazione di soluzioni terapeutiche innovative in ambito psichiatrico e neurologico, ma anche volto a combattere lo stigma e, come recita l’hashtag della campagna, a “rompere il pregiudizio” per far sì che queste persone e i loro cari siano pienamente integrate in tutti gli aspetti della vita”.
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In un libro le “Storie di medici ai tempi del Covid”

ROMA (ITALPRESS) – “E’ una aggiunta al giuramento di Ippocrate. Aggiungiamo un rigo, quello della memoria e della promessa di non dimenticare”: così la senatrice M5S Mariolina Castellone, membro della Commissione Sanità, racconta “Giuro di non dimenticare – Storie di Medici ai tempi del Covid”, il libro presentato oggi nell’incontro moderato dalla senatrice M5S Danila De Lucia (Commissione Istruzione) a Palazzo Madama. La pubblicazione è stata curata e voluta dal sindacato dei medici CIMO per dare voce alla categoria sanitaria nel doloroso racconto della pandemia. “Da medico continuerò a portare la voce dei medici perchè non si tagli più in sanità e perchè si sblocchino le assunzioni. Nei reparti oltre ai medici devono esserci infermieri e OSS. Ai medici è stato chiesto un sacrificio disumano e pretendo che le istituzioni lo riconoscano”, ha aggiunto ricordando la sua collega e compagna di studi ammalatasi e morta di Covid a inizio pandemia durante l’adempimento della sua professione medica.
“Leggendo questo libro ho ripercorso il mio vissuto da medico. Da quando a Napoli veniva ricoverata in terapia intensiva la mia collega e compagna di studi, la battaglia che combatto è anche per lei. I medici in quei giorni di sentivano come sott’acqua, in un ambiente ovattato. E’ un libro di racconti e denuncia del senso di abbandono dei medici da parte delle istituzioni. I medici in questo libro denunciano le fantasie disorganizzative nella gestione della seconda fase quando nottetempo i reparti cambiavano struttura e organizzazione all’improvviso”, ha concluso.
Ripercorrendo la genesi di questa pubblicazione, il presidente nazionale CIMO, Guido Quici, ricorda che “il libro nasce dal fatto che CIMO è diventato il punto di riferimento di tutti i colleghi ma non era il momento di sollevare polveroni mentre in TV sfilavano gli ‘opinion- Covid’ o ‘vip- Covid’, colleghi che magari non avevano mai messo piede nel reparto ma che venivano chiamati a parlarne in salotti tv. Non abbiamo voluto fare solo denuncia ma esaltare il ruolo dei medici e lasciare una traccia”.
Una traccia di memoria fatta di tante testimonianze e “tanti episodi che testimoniano la solidarietà verso i pazienti. Il vero minimo comune denominatore è stata la solitudine. Quella dei pazienti come quella dei medici. La solitudine ha cementato il rapporto tra medico e paziente che in precedenza con la burocratizzazione della sanità stava andando a perdersi. La gente tende a dimenticare ma ci sono eventi che non devono cadere nel dimenticatoio. Il fondo sanitario nazionale non è sufficiente e il PNRR tutto fa tranne che valorizzare il personale sanitario. Facciamo in modo che il sacrificio del medico non venga buttato a mare. Col Covid ci dobbiamo convivere ma dobbiamo puntare sulla prevenzione e sul recupero di quelle patologie (cardiovascolari e oncologiche) che sono state trascurate in questi mesi. Non vedo da parte del Governo sulle risorse umane nella sanità ma senza salute dei cittadini non c’è nemmeno economia”, ha aggiunto. Storie scritte di getto e in maniera spontanea da 28 medici di ogni regione d’Italia che hanno sentito la necessità di raccontarsi e trovare il tempo di farlo. “Alcuni non si sono sentiti di farlo perchè significava tirare fuori ricordi dolorosi”, commenta Cristina Cenci, responsabile CIMO LAB, che ha curato la pubblicazione.
“Abbiamo classificato le storie unendole in base a tratti comuni. E’ venuta fuori tutta la nostra resilienza che è un cuore comune a tutte le storie. I medici amano la loro professione e amano quel giuramento che hanno fatto, nonostante la cattiva gestione della sanità che è stata fatta in questi anni. Gli ospedali sono stati distrutti. Nonostante questo l’amore per la nostra professione non ci abbandona. Noi medici non siamo eroi anche se ci avete chiamato tali e forse un pò ci ha fatto piacere. Non abbiamo fatto eroismi. Anzi abbiamo dovuto imparare a dire qualche bugia ai nostri pazienti tra cui quella che sarebbe andato tutto bene. Abbiamo affrontato un male che non abbiamo mai conosciuto e studiato nei nostri anni di studio. Anche noi medici abbiamo i nostri caduti e non dobbiamo dimenticarli. E’ necessario partire dalla verità e i giornalisti devono aiutarci a dirla altrimenti passano informazioni sbagliate che fanno male a chi continua ad ammalarsi”, ha aggiunto ricordando la professionalità in questi mesi del personale sanitario che è ufficialmente candidato al Premio Nobel per la Pace 2021.
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Asp Palermo “Vaccinazioni a ritmi sostenuti, raggiunti livelli Nord”

PALERMO (ITALPRESS) – Anche se la situazione negli ospedali palermitani “sta migliorando”, la riapertura delle scuole “ci mette un pò in ansia” in vista dell’autunno-inverno. Ma la vaccinazione dovrebbe in ogni caso “produrre i suoi effetti”. La Sicilia è in zona gialla e ci resterà fino a fine settembre, ma il lavoro svolto anche in questi difficili mesi estivi fa meno paura a ridosso dei mesi più freddi: nel corso di un forum all’Agenzia Italpress Daniela Faraoni, direttore generale dell’Asp di Palermo, guarda con cauto ottimismo al futuro. Perchè l’obiettivo dell’80% di chi ha ricevuto almeno la prima dose del siero antiCovid entro settembre “è stato raggiunto” e questo permetterà “anche nell’eventualità di un nuovo rialzo di contagi, di poter mantenere livelli di criticità gestibili, con cure a domicilio”.
I numeri: nel capoluogo l’82,8% degli over 12 ha ricevuto la prima dose, il 75,3% è immunizzato. “Considerando anche coloro che hanno superato il Covid e che non si sono sottoposti a vaccinazione, siamo al di sopra di ogni aspettativa, ai livelli di Brescia, del Nord Italia”, sottolinea.
Solo sei comuni del Palermitano sono al di sotto del 70% a livello di prima dose: si tratta di Torretta, San Cipirello, Borgetto, Villabate, Santa Flavia e San Mauro Castelverde.
“In 75 Comuni su 82 siamo andati anche con l’aiuto dell’Esercito – dice Faraoni -. Questo risultato è la dimostrazione più eclatante del fatto che la pandemia non poteva essere affrontata se non con un regime di collaborazione. Ma certo non ci fermiamo qui”. Fondamentale è stato e sarà il supporto di medici di famiglia, pediatri, e di tutti i sindaci: “Ci hanno aiutato a superare ostacoli apparentemente banali, ma che sono talvolta elemento di ritardo. Palermo – evidenzia – ha dato prova di un senso di civiltà nella collaborazione delle istituzioni e della partecipazione della gente che abbiamo contributo a stimolare ma che in realtà abbiamo scoperto”.
Rimane il problema di quella parte di popolazione non ancora vaccinata. “E non è solo un problema dell’Asp o della Regione, è un problema di ciascuno di noi. Se non ci vacciniamo – osserva la manager – lasciamo una porta aperta al virus, che incontrandoci potrebbe modificarsi: è questa la nostra debolezza, e dobbiamo evitarlo”.
La pressione negli ospedali, dopo un nuovo periodo d’affanno (“dovuto anche ai numerosi turisti che hanno affollato Palermo”, precisa), è leggermente diminuita negli ultimi giorni. Un banco di prova fondamentale sarà l’ormai imminente riapertura delle scuole. “Questo ci mette un attimo in ansia, ma dal 3 luglio – osserva – abbiamo lavorato incessantemente per raggiungere con le vaccinazioni tutte le scuole della provincia. Questo ci ha dato la possibilità di arrivare con meno indecisi e con una fascia di popolazione più protetta. Così abbiamo dato un contributo alla riapertura delle scuole in sicurezza”.
Il reclutamento del personale medico e infermieristico, come evidenziato dalla pandemia, resta uno dei cronici problemi della sanità.
“Come Asp abbiamo procedure continuative per il reclutamento, purtroppo il personale sanitario che offre il mercato non è sufficiente e questa è certamente una difficoltà. Rivedere il numero chiuso nelle Università? Il Covid ci ha insegnato che nulla è per sempre. Ma – ricorda – non dimentichiamo che la sanità nel nostro Paese è pubblica. Anche se formo molte persone in più, bisogna poi vedere se il sistema economico è in grado di sostenerle. Bisogna ridistribuire nelle diverse specializzazioni le nostre risorse che si stanno formando, aderendo a richieste di specializzazione che al momento non sono soddisfatte dal mercato. La pandemia ha permesso di inserire in situazione d’urgenza nuovo personale, ma – conclude Faraoni – ora bisogna resettare e tornare a una situazione stabile”.
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Trapianti, macchina per il ricondizionamento polmonare al Bambino Gesù

ROMA (ITALPRESS) – E’ disponibile e pronta per essere utilizzata, presso il Dipartimento di Cardiochirurgia, cardiologia e trapianto cuore polmone dell’Ospedale Bambino Gesù, l’apparecchiatura per il ricondizionamento polmonare ex-vivo (EVLP: Ex Vivo Lung Perfusion). Il macchinario è stato donato da LIFC Lazio comitato Officium, per il tramite della Fondazione Bambino Gesù Onlus, grazie al fondamentale sostegno della Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale presieduta da Emmanuele F. M. Emanuele.
Con la realizzazione del progetto “Da Vita a qualità di Vita”, l’associazione Officium, che da anni sostiene la ricerca per il miglioramento delle cure dei pazienti con Fibrosi Cistica, si è posta l’obiettivo di aumentare le chance di trapianto per i pazienti in lista di attesa per trapianto polmonare.
La tecnica di “ricondizionamento” nasce negli anni ’70 e prevede, partendo da polmoni di donatori che non raggiungono i criteri standard di trapiantabilità, un trattamento degli organi, della durata di circa quattro ore, che restituisce la funzionalità dei polmoni e li rende trapiantabili.
L’EVLP si è sviluppata nel corso degli anni ed ha visto recentemente anche la sua applicazione in ambito pediatrico dove, insieme al trapianto lobare, rappresenta un’importante alternativa per risolvere la problematica della scarsa disponibilità di organi per questa tipologia di pazienti.
“Sono davvero lieto di aver contribuito, unitamente ad Officium, comitato di Lega Italiana Fibrosi Cistica, e all’Ospedale Bambino Gesù, a questo importante ed innovativo progetto – ha commentato Emanuele, presidente della Fondazione Terzo Pilastro -. Il nostro impegno nel settore della salute rappresenta un dovere morale imprescindibile nei confronti della collettività e ci ha sempre visti in prima linea, sul territorio, nei delicati settori della sanità e della ricerca scientifica, come testimoniano in particolare, fra le altre molteplici iniziative promosse, l’Hospice per i malati terminali e di SLA e il Villaggio Emanuele per i malati di Alzheimer, entrambi totalmente gratuiti e che non hanno cessato di operare neppure durante l’emergenza sanitaria. Sono certo che anche la collaborazione in essere con la LIFC e l’Ospedale Bambino Gesù darà ottimi frutti, consentendo il miglioramento della qualità e dell’aspettativa di vita dei pazienti che necessitano del trapianto polmonare”.
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Livelli essenziali assistenza sanità, nel 2019 sei regioni inadempienti

ROMA (ITALPRESS) – Nel 2019 sei Regioni valutate dal Ministero della Salute “inadempienti” nella capacità di garantire i Livelli Essenziali di Assistenza: Valle D’Aosta, Provincia Autonoma di Bolzano, Molise, Basilicata, Calabria e Sicilia.
Le maggiori criticità si riferiscono all’area Distrettuale (assistenza sanitaria territoriale) con ben 4 Regioni inadempienti: Valle D’Aosta, P.A. Bolzano, Basilicata e Calabria. Segue l’area prevenzione con 3 Regioni inadempienti: P.A. Bolzano, Calabria e Sicilia. Per l’area ospedaliera invece i punteggi più bassi in assoluto e più preoccupanti sono della Calabria e del Molise, quest’ultima alle prese ormai da diverso tempo con la riorganizzazione della rete ospedaliera.
La Regione Calabria è l’unica Regione ad essere “inadempiente” su tutte e tre le aree valutate dal Ministero della Salute (prevenzione, territorio e ospedale) con criticità rilevanti, ad esempio, nei programmi organizzati di screening oncologici, nel tempo di arrivo dei mezzi di soccorso, nell’assistenza domiciliare integrata, nell’assistenza ospedaliera.
Tra le Regioni “adempienti” il punteggio più alto nell’area prevenzione lo ha centrato l’Umbria seguita dall’Emilia Romagna e dal Veneto, nell’area distrettuale spicca il Veneto seguito dall’Emilia Romagna, mentre nell’area ospedaliera il valore più alto è della P.A. di Trento seguita dall’Emilia Romagna.
Rispetto ai valori del 2018, nel 2019 8 Regioni hanno visto peggiorare le proprie performance nella prevenzione, 5 Regioni nell’area distrettuale e 3 nell’area ospedaliera.
Ancora troppo ampie le disuguaglianze nell’accesso ai servizi sanitari rappresentate dalla forbice tra le migliori e le peggiori performance tra le regioni: oltre 40 punti di scarto per la prevenzione, circa 50 punti per il livello distrettuale e 48 punti per l’area ospedaliera. E’ quanto emerge dall’analisi realizzata da Salutequità, Organizzazione per la valutazione della qualità delle politiche per la salute, sui risultati della sperimentazione 2019 del Nuovo Sistema di Garanzia dei LEA (NSG) del Ministero della Salute.
Il Nuovo Sistema di Garanzia è la nuova metodologia per la valutazione della capacità delle Regioni di garantire i livelli Essenziali di Assistenza, che dovrà sostituire a partire dal 1° gennaio 2020 il vecchio sistema di monitoraggio dei LEA, cosi come previsto dal Decreto Ministeriale 12 marzo 2019.
“La situazione dei servizi sanitari regionali è più seria rispetto ai dati diffusi appena pochi giorni fa e relativi al vecchio monitoraggio LEA – dichiara Tonino Aceti, Presidente di Salutequità – infatti nel 2019, con i dati del Nuovo Sistema di Garanzia, le Regioni “inadempienti” sui LEA salgono a 6, due in più rispetto ai dati del vecchio sistema (considerando anche le realtà a statuto speciale), per non parlare del peggioramento delle performance di alcune Regioni rispetto al 2018 in aree dell’assistenza molto delicate come la prevenzione e l’assistenza territoriale, mentre la forbice dei punteggi tra le Regioni continua ad essere ancora troppo ampia. E lo scarto che c’è tra i risultati delle Regioni è un vero e proprio scarto tra i diritti dei cittadini che deve essere assolutamente eliminato rivedendo gli strumenti dei Piani di rientro e del commissariamento, ma anche le modalità di collaborazione Stato-Regioni – sottolinea Aceti – Ora pubblicare subito anche tutti i dati del Nuovo Sistema di Garanzia relativi al 2020 perchè solo in questo modo potremo misurare la reale resilienza del SSN nell’assistenza erogata ai pazienti NON-Covid nel pieno della pandemia, prendere coscienza dei bisogni del SSN e fare scelte giuste e coraggiose nella prossima Legge di Bilancio”. “Dobbiamo programmare subito – aggiunge – un SSN più forte, che sappia far fronte al recupero delle prestazioni saltate in questo anno e mezzo e che sia in grado di garantire l’accesso alle cure per tutte le persone anche in caso di altri eventi pandemici. Infine, avanti tutta con il potenziamento dell’assistenza sanitaria territoriale prevista con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, con l’approvazione degli standard del territorio e con il Patto per la Salute 2019-2021 che andrebbe rilanciato con forza su tutti i fronti- ha quindi concluso Aceti”.
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Vaccino, il 20 settembre al via la terza dose per i fragili

ROMA (ITALPRESS) – Si è svolta oggi una riunione tra il ministro della Salute, Roberto Speranza, e il commissario straordinario Covid-19, generale Francesco Paolo Figliuolo, in merito alla somministrazione di dosi addizionali e di dosi “booster” a determinate categorie maggiormente esposte o a maggior rischio di malattia grave da SARS-CoV-2/COVID-19. Le somministrazioni avverranno dal 20 settembre a partire dai soggetti immunocompromessi.
A seguito del parere favorevole espresso dalla Commissione Tecnico Scientifica dell’AIFA e del CTS, è in corso da parte del ministero della Salute un confronto con i tecnici delle regioni per la puntuale definizione della popolazione target. Saranno di conseguenza aggiornati i sistemi informatici per l’avvio delle somministrazioni su tutto il territorio nazionale.
Verranno dunque rese disponibili dosi addizionali di vaccino a m-RNA (BioNTech/Pfizer e Moderna) per l’avvio delle somministrazioni.
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