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Salute

Covid, 5.923 nuovi casi e 69 decessi in 24 ore

ROMA (ITALPRESS) – Ancora un nuovo balzo dei casi Covid in Italia. Dai dati forniti dal ministero della Salute e contenuti nel consueto bollettino si evince che i nuovi positivi sono 5.923, in crescita rispetto ai 4.720 registrati il 7 settembre. Ciò a dispetto di un numero inferiore di tamponi effettuati, 301.980 e che incrementa di poco il tasso di positività all’1,97%. Lieve flessione dei decessi, 69 (-2). I guariti sono 8.058, gli attualmente positivi decrescono di 2.206 unità attestandosi su un totale di 131.581.
Scendono i ricoveri nei reparti ordinari (-72) con un numero complessivo pari a 4.235; quasi stabili le terapie intensive a 564 (+1), e 38 nuovi ingressi. In isolamento domiciliare vi sono 126.782 persone. Sicilia ancora prima per numero di contagi (875), seguita da Veneto (705) e Lombardia (655).
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Professione infermieristica, riparte il confronto Fnopi-Regioni

ROMA (ITALPRESS) – Riprende il confronto con le Regioni della Federazione degli ordini delle professioni infermieristiche. Durante un incontro in videoconferenza tra i vertici della Federazione, il presidente della Conferenza delle Regioni Massimiliano Fedriga, presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, il coordinatore della Commissione Salute Raffaele Donini, assessore alla salute dell’Emilia Romagna e il responsabile per le Regioni del Comitato di settore Davide Caparini, assessore al Bilancio della Lombardia, sono stati illustrati dalla FNOPi i principali argomenti su cui le Regioni hanno dato la loro disponibilità e hanno accolto le proposte della Federazione, che rappresenta gli oltre 456mila infermieri iscritti agli ordini provinciali, con la massima attenzione politica. I temi centrali sono stati le specializzazioni infermieristiche e le carenze di organico della professione (ormai a quota 60mila) e legata a queste la necessità di rivedere il copro docenti universitario perchè a formare gli infermieri siano gli infermieri.
Oggi la professione infermieristica che negli Atenei è la più numerosa ha un numero troppo basso di docenti-infermieri e in attesa che si provveda tramite legge dello Stato è possibile pensare di strutturare il corpo docenti MED/45 nel sistema universitario per l’insegnamento ai corsi delle professioni sanitarie che sono quelli con il maggior numero di iscritti rilevando a oggi un rapporto docente/studenti di circa di 1:1.350 (verso, ad esempio un rapporto di 1:6 per il CdS in Odontoiatria).
Per quanto riguarda la carenza, grazie anche al Recovery Plan che stanzia risorse importanti proprio per implementare le cure di prossimità e che fa esplicito riferimento a strutture come gli ospedali di comunità a gestione infermieristica o alle Case di comunità dove gli infermieri hanno notevole peso e anche alle centralo operative territoriali, il cui coordinamento andrà affidato in base ai veri bisogni emergenti della popolazione, il Governo – con lo stimolo delle Regioni – può introdurre tutte le misure per potenziare gli organici infermieristici e per stabilizzarne l’inquadramento contrattuale: oggi la media degli infermieri per mille abitanti è di circa 5,7, mentre nei paesi dell’OCSE supera 8,5.
Le leve su cui agire per l’implementazione degli organici, illustrate dalla FNOPI alle Regioni e da queste recepite, sono prima di tutto quelle della rideterminazione del fabbisogno formativo – che già per il prossimo anno accademico le stesse Regioni hanno indicato più alto dei posti messi a bando dal MUR di quasi 7mila unità -, la ridefinizione dello staffing (organizzazione del personale) con standard adeguati.
E un occhio particolare ci vorrà nel contratto dove Comitato di settore e sindacati dovranno trovare le giuste strade per implementare e dare risposte alle varie previsioni che incidono sulla progressione di carriera e sulla retribuzione.
“I responsabili delle Regioni – ha detto la presidente FNOPI, Barbara Mangiacavalli – hanno dimostrato particolare attenzione e condivisione nei nostri confronti e ora si darà il via a una serie di incontri per la definizione delle singole problematiche”.
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Tumore del colon, l’obesità induce la formazione delle metastasi

PALERMO (ITALPRESS) – L’esistenza di un nesso causale tra obesità e cancro è supportata da numerosi studi internazionali, che hanno portato recentemente ad introdurre nella comunità scientifica il nuovo termine “adiponcosi”, derivato dalla fusione tra la parola di origine latina “adiposis” (accumulo di grasso nell’organismo) e la parola di origine greca “oncosis” (formazione di un tumore), adottato per descrivere con una sola parola come l’adipe in eccesso possa concorrere all’insorgenza di neoplasie. Fisiologicamente il tessuto adiposo, oltre a costituire una riserva dei grassi in eccesso, funziona come un vero e proprio organo endocrino e metabolico molto attivo, in grado di produrre numerosi ormoni, tra cui gli estrogeni, che regolano la proliferazione cellulare. Numerosi studi hanno dimostrato come l’obesità rappresenti un importante fattore di rischio per lo sviluppo di molti tipi di tumore ed è associato a prognosi infausta. In questo contesto, i ricercatori del gruppo del professore Giorgio Stassi afferenti al Dipartimento di Discipline Chirurgiche, Oncologiche e Stomatologiche (DICHIRONS) dell’Università degli Studi di Palermo hanno recentemente identificato le molecole, presenti nei soggetti obesi, che alimentano le cellule staminali tumorali del tumore al colon, promuovendone la diffusione e conseguente formazione di metastasi.
“Data la correlazione tra obesità e aumento di mortalità dei pazienti oncologici – dichiara Stassi – è stato di fondamentale importanza studiare i meccanismi molecolari che legano l’obesità alla malattia metastatica del tumore al colon”.
La ricerca, pubblicata dalla prestigiosa rivista Nature Communications, consentirà in futuro lo sviluppo di strategie innovative per la prevenzione, diagnosi precoce e terapia. La ricerca è stata condotta dai collaboratori di Stassi (Simone Di Franco, Miriam Gaggianesi, Veronica Veschi, Melania Lo Iacono, Salvatore Vieni) con i collaboratori della professoressa Todaro del Dipartimento Promise, l’Istituto Oncologico del Mediterraneo (IOM), con Paolo Vigneri dell’Università degli Studi di Catania, Jan Paul Medema dell’Academic Medical Center di Amsterdam e con Ruggero De Maria dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e vice direttore scientifico della Fondazione Policlinico Gemelli, con il quale da più di trent’anni collaborano per lo studio delle cellule staminali tumorali, essendo stati inoltre i primi a scoprirle nel contesto del tumore al colon.
“Questa scoperta – dichiara De Maria – svela un meccanismo fondamentale attraverso il quale i tumori del colon generano più facilmente metastasi in un soggetto obeso. Le molecole prodotte dal grasso nel contesto di un tumore inducono la formazione di nuovi vasi che fanno si che le cellule staminali del tumore al colon possano diffondersi. Adesso stiamo cercando di utilizzare i risultati di questa ricerca per curare meglio i pazienti obesi”.
Il team che ha prodotto questi risultati sta infatti avviando uno studio clinico molecolare che permetterà ai pazienti con alto rischio di sviluppare metastasi di essere identificati precocemente e trattati adeguatamente.
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Covid, risposta più debole al vaccino per i pazienti immunodepressi

MILANO (ITALPRESS) – La collaborazione tra l’ASST Spedali Civili e l’Università di Brescia con il National Institute of Health (NIH) di Bethesda (USA), iniziata l’anno scorso, all’esordio della pandemia da Covid-19, continua a dare buoni frutti.
Grazie a questa collaborazione, il 5 settembre scorso è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica The Journal of Allergy and Clinical Immunology, uno studio condotto su 83 pazienti affetti da varie forme di immunodeficienza che aiuta a fare luce sull’azione dei vaccini anti-SARS- CoV-2, entrando nel vivo del dibattito mondiale sulla sua efficacia e utilità e sull’importanza di somministrare una terza dose di richiamo ai pazienti con difetti immunitari.
Allo studio hanno partecipato il professor Luigi Notarangelo e la dottoressa Ottavia Delmonte, che in passato hanno lavorato all’Università di Brescia e al laboratorio Nocivelli degli Spedali Civili e che ora ricoprono un ruolo di rilievo all’NIH, la professoressa Eugenia Quiros-Roldan e la dottoressa Luisa Imberti della Clinica di Malattie Infettive e Tropicali dell’Università e del Laboratorio CREA degli Spedali Civili, insieme a molti operatori sanitari.
La ricerca ha rivelato che tra i pazienti con immunodeficienze, solo il 59% raggiunge una copertura anticorpale dopo la prima dose di vaccino; tale percentuale arriva all’85% una volta completato l’intero ciclo di immunizzazione, ma anche dopo la seconda dose i livelli di anticorpi prodotti sono variabili. Di contro, tutti gli operatori sanitari senza problemi immunitari coinvolti nello studio hanno risposto già alla prima dose del vaccino e i livelli di anticorpi anticorpi anti-Covid-19 sono ulteriormente aumentati dopo la seconda dose. A fronte di quanto emerso da questo studio, si desume che i pazienti con malattie del sistema immunitario rispondono più debolmente al vaccino e che alcuni di loro, purtroppo, non rispondono affatto. I dati avvalorano una recente raccomandazione del Center for Disease Control americano in base alla quale per i pazienti immunodepressi è consigliata una terza dose di vaccino a base di mRNA.
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Covid, 4.720 nuovi casi e 71 decessi

ROMA (ITALPRESS) – Tornano a salire i casi Covid in Italia. Dai 3.361 del 6 settembre si sale ai 4.720 del 7, ma con più del doppio dei tamponi processati, 318.865 tanto che il tasso di positività cala all’1,28%. Impennata dei decessi; secondo i dati del ministero della Salute sono 71 (il 6 settembre erano stati 52), dato anche legato ad un ricalcolo dei deceduti di Campania e Sicilia.
I guariti sono 6.877, gli attualmente positivi crescono toccando quota 133.787 in calo di 2.233. Lievissimo incremento (+5) dei ricoveri nei reparti ordinari con 4.307 degenti, 13 pazienti in più nelle terapie intensive e che salgono a 563 con 40 nuovi ingressi. In isolamento domiciliare vi sono 128.917 persone. Sicilia sempre prima per numero di contagi (875), seguita da Veneto (583) e Lombardia (510).
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G20 Salute, Cittadini “Valorizzare partnership pubblico-privato”

ROMA (ITALPRESS) – “Dal G20 sulla Salute è emersa in maniera chiara l’importanza della sinergia tra la componente di diritto privato del SSN e quella di diritto pubblico, in un impegno comune che coinvolga i cittadini, gli operatori sanitari, le istituzioni e le aziende. Questa partnership pubblico-privato può far sì che si abbia la possibilità di implementare un modello virtuoso che consenta interventi decisivi per il futuro della nostra sanità che, a causa del Covid-19, è entrata in crisi, evidenziando carenze strutturali e di programmazione. L’Aiop, che sin dalla prima fase dell’emergenza pandemica si è resa disponibile per una sinergia concreta sui territori, mettendo a disposizione la professionalità dei suoi operatori e le sue strutture in tutta Italia, è pronta a continuare il suo impegno per garantire il diritto alla salute a tutti, sul fronte dell’accesso ai vaccini, alle cure, alla diagnostica e a quant’altro possa occorrere per dare una risposta significativa alla domanda di salute”. Lo afferma Barbara Cittadini, presidente di Aiop, l’Associazione italiana ospedalità privata, in merito al G20 della Salute.
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Iss, Martuzzi nuovo direttore Dipartimento Ambiente e Salute

ROMA (ITALPRESS) – Marco Martuzzi è il nuovo direttore del Dipartimento Ambiente dell’Istituto Superiore di Sanità.
Laureato in matematica all’Università di Bologna, Martuzzi torna in Italia da Seoul, dopo oltre venticinque anni in forza all’OMS, per dirigere il Dipartimento dell’Istituto Superiore di sanità, Dipartimento dove ha iniziato la sua carriera, nel reparto di epidemiologia ambientale.
Martuzzi, autore di oltre 300 pubblicazioni, ha diretto, fino a oggi, il Centro Regionale OMS per la Salute e l’Ambiente per l’Asia pacifica Occidentale, a Seul e torna in Italia con una lunga esperienza internazionale sui più importanti temi che riguardano l’impatto dell’ambiente sulla salute umana.
Ha fatto parte dell’Unità di epidemiologia ambientale alla London School of Hygiene and Tropical Medicine, dove ha ottenuto un dottorato in sanità pubblica e si è occupato in particolare degli effetti sulla salute umana e dell’inquinamento atmosferico; ha lavorato successivamente con lo IARC (Agenzia Internazionale per la ricerca sul cancro) sulla valutazione di cancerogenicità degli agenti ambientali. E’ stato poi responsabile per l’OMS, a Bonn, del programma di valutazione di impatto sanitario, occupandosi tra l’altro dell’ex Ilva a Taranto, elaborato su richiesta della Regione Puglia.
Esperto anche di cambiamento climatico, sviluppo sostenibile e qualità dell’ambiente, è stato impegnato, per l’OMS, a supportare i paesi membri, attraverso i principali enti coinvolti nella gestione ambientale e sanitaria, con attività di consulenza strategica nonchè di formazione sul campo.
Un’esperienza a tutto campo che il nuovo direttore del Dipartimento Ambiente dichiara di voler mettere, attraverso il suo impegno all’ISS, a servizio nel suo Paese con il quale in questi anni non ha mai smesso di collaborare: “Sono felice di essere tornato in Italia proprio all’Istituto Superiore di Sanità, dove ho iniziato il mio percorso scientifico – ha dichiarato Marco Martuzzi – la ricchezza dei temi dell’Istituto, delle competenze presenti al suo interno, è per me una splendida occasione per mettere a frutto l’esperienza consolidata in questi anni secondo un approccio interdisciplinare necessario ad affrontare temi complessi come il cambiamento climatico, l’inquinamento ambientale, la sostenibilità dei sistemi che sono al centro delle nostre sfide e dalle quali è imprescindibile il futuro della nostra salute”.
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Vaccino, Figliuolo “Superato l’80% di prime somministrazioni”

ROMA (ITALPRESS) – Il commissario straordinario per l’emergenza Covid Francesco Paolo Figliuolo ha visitato il centro di distribuzione Amazon di Passo Corese, che ospita al proprio interno l’hub vaccinale della ASL di Rieti, allestito dall’azienda e operativo per i dipendenti oltre che per i cittadini residenti nella Regione.
Il generale Figliuolo ha sottolineato l’importanza delle sinergie tra pubblico e privato nell’ambito della campagna vaccinale, che ha superato quota 79,5 milioni di somministrazioni.
“Oggi abbiamo superato l’80% di prime somministrazioni per la popolazione over 12, e siamo quindi sicuri che a fine settembre raggiungeremo l’80% di vaccinati, cioè 43,2 milioni di persone. La campagna comunque continuerà e i motori non si spegneranno il 1° ottobre”, ha dichiarato il commissario.
“La preoccupazione è per le persone tra i 50 e i 60 anni, considerando la pericolosità della variante Delta che è molto insidiosa. Più ci vacciniamo, più si bloccano le varianti. Bisogna convincere le persone ancora titubanti. Mancano pochissimi over 80, mentre per la fascia 12-15 siamo al 50%. A settembre cominceremo con la terza dose per gli immuno-compromessi, e stiamo lavorando con il Ministro della Salute affinando gli strumenti informatici per essere pronti, in attesa delle indicazioni dell’AIFA”, ha proseguito il generale Figliuolo.
Sulle scuole, il commissario ha ribadito l’impegno per ripartire in presenza: “la socialità è il valore aggiunto dell’insegnamento e da benessere come espresso dal Comitato Nazionale di bioetica”.
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