PALERMO (ITALPRESS) – “Esprimo la mia solidarietà, umana e professionale, ai medici ed agli operatori sanitari che stanno subendo, da parte di alcuni ‘no vax’, minacce e violenze, fisiche e verbali, diffuse anche attraverso i diversi canali social.
Ultimo, in ordine di tempo, l’infettivologo Antonio Cascio.
Considerare il vaccino fondamentale nella lotta alla pandemia, riponendo nella ricerca scientifica e nello sviluppo della tecnologia farmaceutica la massima fiducia, non può diventare il pretesto per scatenare violenze inaccettabili e ingiustificate.
Un clima di odio pericoloso, che sta prendendo di mira anche politici e giornalisti. La sanità va aiutata e sostenuta in un impegno responsabile che riguarda tutti, indistintamente”. Così Barbara Cittadini, presidente di Aiop, l’Associazione italiana ospedalità privata, in merito alle recenti minacce subite da alcuni medici da parte di esponenti ‘No Vax’.
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Cittadini (Aiop) “Solidarietà ai medici minacciati dai No Vax”
Covid, Sileri “13-14 milioni di italiani devono ancora vaccinarsi”
ROMA (ITALPRESS) – “Poco più di quaranta milioni di italiani non hanno completato il ciclo vaccinale, ma hanno fatto almeno una dose . Il che significa che abbiamo ancora 13-14 milioni di italiani che devono vaccinarsi: chiaramente, sul totale di 60 milioni, vanno esclusi coloro che non sono vaccinabili perchè sotto i 12. Poi è chiaro che ci sono categorie non vaccinabili, ma sono numeri francamente esigui”. Così a Timeline, su Sky TG24, il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri.
“Vi è stato un rallentamento delle vaccinazioni per il periodo estivo – ha spiegato il sottosegretario -, ma ora auspico possa esserci una ripresa delle vaccinazioni: non dico delle seconde dosi, che do per scontate, ma una ripresa delle vaccinazioni per raggiungere, e credo che lo raggiungeremo, quell’80% della popolazione vaccinata così da mettere in sicurezza l’Italia. Si tratta di percentuali similari in tutta Europa. Il virus continua a circolare, sebbene in una forma direi controllata visto il numero di ricoveri e decessi, ma è verosimile che con la ripresa dell’attività quotidiane questi tornino a salire, ecco perchè è importante il green pass come mezzo di controllo delle circolazione del virus: i numeri sono davvero sotto controllo, però è chiaro che il virus continua a circolare”.
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Covid, 5.498 nuovi casi e 75 decessi
ROMA (ITALPRESS) – Salgono i casi Covid in Italia. I nuovi contagiati – secondo il bollettino del ministero della Salute – sono 5.498 (ieri erano stati 4.257), con un numero record di tamponi processati, 307.643 e che fa crollare il tasso di positività all’1,78%. I deceduti sono 75 (+18); su questo dato la Regione Siciliana riporta che dei decessi comunicati 6 sono avvenuti il 30 agosto, 5 il 29, 5 il 28 e 3 il 27 agosto. Sono 8.885 i guariti mentre gli attualmente positivi flettono di 3.468 a 137.925.
Sempre sul fronte dei decessi la Regione Campania rende noto che 9 dei 12 deceduti registrati oggi sono riferiti ad un periodo compreso tra aprile ed agosto.
Si registra un calo tra i ricoverati nei reparti ordinari; i degenti sono 4.252 (ieri erano 4.264); calano, anche in questo caso lievemente, le terapie intensive, 544 pazienti (-4) ma con 49 nuovi ingressi. In isolamento domiciliare vi sono 133.129 persone. La regione con il maggior numero di nuovi casi si conferma anche oggi la Sicilia (1.091), seguita da Lombardia (723) e Veneto (583).
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Radioterapia oncologica, nuove raccomandazioni per l’appropriatezza
ROMA (ITALPRESS) – “Fare di più non vuol dire fare meglio”. E’ il principio alla base della “slow medicine”, un modello di salute basato sull’essenzialità, sull’equilibrio e sull’appropriatezza delle pratiche mediche, portato avanti nel nostro Paese dall’associazione Slow Medicine con il progetto Choosing Wisely Italy, che ha l’obiettivo di favorire il dialogo dei medici e degli altri professionisti della salute con i pazienti e i cittadini su esami diagnostici, trattamenti e procedure a rischio di inappropriatezza in Italia, per giungere a scelte informate e condivise. Un approccio coerente con gli obiettivi della radioterapia oncologica, disciplina che negli ultimi anni ha avuto una grandissima accelerazione tecnologica che permette oggi un utilizzo mirato e personalizzato della terapia radiante.
Su istanza dell’associazione Slow Medicine, l’Associazione Italiana di Radioterapia e Oncologia clinica (AIRO) ha stilato le nuove raccomandazioni sulle pratiche a rischio d’inappropriatezza di cui medici e pazienti dovrebbero parlare, aggiornando le precedenti raccomandazioni del 2016: non definire un programma terapeutico che comprenda la radioterapia senza che l’oncologo radioterapista sia coinvolto fin dall’inizio (e cioè subito dopo la diagnosi della malattia) nella definizione del programma stesso; non raccomandare l’impiego di tecniche o apparecchiature radioterapiche “speciali” senza un parere motivato dell’oncologo radioterapista; non trascurare di privilegiare, dove esistono le evidenze scientifiche, schemi di trattamento radioterapico ipofrazionato; non utilizzare, per quanto possibile, trattamenti radioterapici prolungati a fini sintomatici palliativi ed in persone malate con aspettativa di vita ridotta; limitare gli esami strumentali nelle forme di neoplasia prostatica e di neoplasia mammaria in fase iniziale a basso rischio di metastasi e limitare l’utilizzo dei marcatori tumorali nelle forme iniziali di neoplasia mammaria.
“Poche regole, ma molto chiare, su quello che si deve fare ma soprattutto non si deve fare in radioterapia oncologica, perchè le radiazioni ionizzanti devono essere utilizzate in modo corretto e sfruttando adeguatamente la tecnologia a disposizione – dichiara Vittorio Donato, presidente AIRO, capo Dipartimento Oncologia e Medicine Specialistiche, direttore Divisione Radioterapia, AO San Camillo Forlanini di Roma – la radioterapia è un’importante opzione terapeutica che viene usata in un percorso diagnostico-terapeutico multidisciplinare mirato, ove possibile con un minor numero di applicazioni, ridotti accessi all’ospedale e conseguente migliore qualità di vita. L’aggiornamento delle raccomandazioni su invito di Slow Medicine va nella direzione che AIRO ha intrapreso ormai da diversi anni, per assicurare ai pazienti trattamenti in sicurezza, nel minor tempo possibile e con una forte integrazione ospedale-territorio, come l’esperienza Covid-19 ci ha insegnato”.
L’elevato livello tecnologico raggiunto dalla radioterapia rappresenta un beneficio per il paziente oncologico, perchè consente di ottenere, in selezionate situazioni cliniche, risultati molto validi e garantisce la sicurezza di ciascuna modalità tecnica, purchè impiegata secondo corrette indicazioni.
Tale beneficio è oggi disponibile per la grande maggioranza delle apparecchiature per radioterapia; tutte le apparecchiature, anche quelle destinate a trattamenti più semplici, sono soggette a controlli di qualità che ne garantiscono la sicurezza. L’impiego delle apparecchiature e delle tecniche più complesse e costose, disponibili in un numero limitato di Centri, trova indicazione in casi particolari, che solo la professionalità dell’oncologo radioterapista è in grado di definire.
Le raccomandazioni aggiornate saranno pubblicate sul sito web www.radioterapiaitalia.it e trasmesse agli associati AIRO in modo che possano essere recepite come fattori indispensabili per una corretta progressione della scienza medica, nell’ambito dell’impegno continuo della Società Scientifica nell’applicazione e sviluppo di linee guida e direttive nazionali e internazionali sempre aggiornate a favore della salute di tutti i cittadini.
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Anche a Palermo gli impianti cocleari per curare la sordità grave
PALERMO (ITALPRESS) – Anche a Palermo e nella Sicilia occidentale sono riusciti con successo i primi interventi con l’applicazione di un impianto cocleare che cura i pazienti affetti da sordità profonda. Un sistema che viene applicato a tutti quei casi per i quali le classiche protesi non sortiscono gli effetti sperati. Ad eseguire le operazioni è stato un team composto da più professionisti che hanno l’obiettivo di riuscire a curare il maggior numero di pazienti e di estendere nel più breve tempo questo tipo di intervento anche ai bambini per venire incontro alle numerose richieste che pervengono dal fronte pediatrico. “Per raggiungere questo traguardo abbiamo affrontato un lungo percorso – spiega l’otochirurgo Francesco Dispenza, che ha eseguito i primi interventi -. Queste le tappe: l’identificazione di una struttura per effettuare questo tipo di intervento, che richiedeva una serie di prerogative che possiede il Policlinico, e poi l’avvio a livello regionale di un iter per fare riconoscere il nostro centro come punto di riferimento nella Sicilia occidentale per questo tipo di intervento”. Fin qui, quattro gli interventi perfettamente riusciti, ma i prenotati sono già quindici.
“L’impianto cocleare – spiega Dispenza – non è altro che il posizionamento di un elettrodo all’interno dell’orecchio del paziente che non ha più la capacità uditiva, ed esternamente l’applicazione di un processore che riceve il suono e lo trasforma in impulso affinchè l’elettrodo possa stimolare direttamente il nervo”.
Il team è composto da professionisti che seguono il paziente da prima dell’intervento fino al completamento di tutto il percorso che li porterà nuovamente ad acquisire l’udito: “Il chirurgo dell’orecchio si occupa di eseguire l’intervento e impiantare materialmente l’elettrodo nel paziente – prosegue Dispenza -. Poi vi sono tutti quei soggetti che seguono il paziente nel tempo: un centro di audiologia per eseguire mappaggi e verifiche postoperatorie, la figura di un logopedista che si occupa della riabilitazione del paziente sordo, sia adulto che bambino, e un centro di neuro-radiologia che permette la preparazione del paziente nel pre-operatorio e di verificare il corretto posizionamento dell’impianto dopo l’intervento”.
Per il futuro obiettivi chiari: “Vogliamo soddisfare la richiesta che c’è per l’applicazione di questo dispositivo ed evitare che i pazienti debbano emigrare fuori regione con tutti i disagi che questo può comportare – sottolinea Dispenza -. Nel lungo periodo vogliamo aumentare il numero di interventi e quindi completare il fabbisogno regionale e includere in questo fabbisogno anche la popolazione pediatrica che non è una popolazione di numero indifferente”.
“Tutto questo – conclude Dispenza – è stato possibile grazie all’impegno della direzione del Policlinico che ha creduto fortemente in questo progetto e anche nella partecipazione attiva del professore Salvatore Gallina, direttore dell’unità complessa di otorinolaringoiatria, della quale faccio parte, che si è impegnato in prima persona affinchè questo progetto potesse realizzarsi”.
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Covid, pediatri e ginecologi “Subito il vaccino a donne incinte e bimbi”
MILANO (ITALPRESS) – “Il COVID-19 rappresenta un grave problema di sanità pubblica e, da un punto di vista di medicina clinica, una malattia potenzialmente molto grave soprattutto per l’età avanzata ed alcune categorie di persone. Tuttavia, queste caratteristiche non devono e non possono far ignorare le manifestazioni del Covid-19 nelle giovani donne in età fertile ed in età neonatale e pediatrica. Benchè chiaramente il problema rappresentato dal Covid-19 sia più grave in altre categorie di soggetti, l’eccessiva diffusione di informazioni spesso non da fonti ufficiali e di fake news, che osserviamo al momento, rischia di generare una percezione sbagliata del rischio e delle conseguenze per donne giovani e bambini”. E’ quanto si legge in una appello al ministro della Salute Roberto Speranza di SIN Società Italiana di Neonatologia, SIP Società Italiana di Pediatria, SIGO Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia, AOGOI Associazione Ostetrici Ginecologi Ospedalieri Italiani, AGUI Associazione Ginecologi Universitari Italiani, SIMP Società Italiana di Medicina Perinatale, AGITE Associazione Ginecologi Territoriali, ESPNIC Società Europea di Rianimazione Pediatrica e Neonatale.
“Sono stati effettuati diversi studi di alta qualità in questi mesi – prosegue l’appello – e sappiamo ormai che: il Covid-19 può avere manifestazioni più gravi nelle donne in gravidanza che al di fuori della gravidanza; le gravidanze complicate dal Covid-19 esitano più spesso in un parto prematuro che può mettere seriamente a rischio la vita del piccolo e generare tutte le complicazioni tipiche della prematurità; il virus SARS-CoV-2 può trasmettersi, ancorchè raramente, dalla madre al feto e causare rari casi di Covid-19 neonatale anche grave; il Covid-19 in età pediatrica può avere conseguenze gravi non solo in fase acuta, ma anche a distanza di settimane come la sindrome infiammatoria multi-sistemica (PIMS). E’ necessario comprendere che, con l’aumentare della diffusione della vaccinazione in altre fasce di età, i bambini più piccoli inizino a rappresentare una popolazione proporzionalmente più a rischio poichè suscettibile all’infezione da SARS-CoV-2, al contrario delle persone vaccinate. Non sono ancora a disposizione vaccini specificamente approvati per i bambini di età inferiore a 12 anni, ma gli studi disponibili dimostrano chiaramente come gli anticorpi prodotti nelle madri sottoposte a vaccinazione passino nel sangue fetale attraverso la placenta e poi nel latte materno proteggendo così neonati e lattanti. L’esperienza accumulata in questi mesi di campagna vaccinale, unita ai dati preclinici, mostra chiaramente come i vaccini a mRNA siano assolutamente sicuri sia per le donne in gravidanza, sia per le donne che allattano. In alcuni centri di riferimento nel mondo (come a Parigi, in Israele, in Belgio, in Irlanda, negli USA) la vaccinazione in gravidanza viene offerta di routine. Non esistono controindicazioni diverse dal resto della popolazione alla vaccinazione”.
“Il vaccino non influisce sulla fertilità della donna, nè vi è alcun motivo per rimandare una gravidanza – spiegano pediatri, neonatologi e ginecologi -. Queste indicazioni sono fornite anche in Italia (vedi ultima Circolare del Ministero del 4 agosto. “La vaccinazione anti-SARS-CoV-2 non è controindicata in gravidanza”), oltre che da molte prestigiose Società scientifiche internazionali. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) lo ha ribadito in un documento del 25 giugno 2021 “WHO does not recommend pregnancy testing prior to vaccination. WHO does not recommend delaying pregnancy or terminating pregnancy because of vaccination”.
La Società Italiana di Neonatologia (SIN), la Società Italiana di Pediatria (SIP), la Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO), la Associazione Ostetrici Ginecologi Ospedalieri Italiani (AOGOI), la Associazione Ginecologi Universitari Italiani (AGUI), la Società Italiana di Medicina Perinatale (SIMP), l’Associazione Ginecologi Territoriali (AGITE) e la Società Europea di Rianimazione Pediatrica e Neonatale (ESPNIC) fanno appello al Ministero della Salute e a tutte le istituzioni “perchè sia promossa il più possibile la vaccinazione delle donne in gravidanza ed in allattamento oltrechè dei bambini di età superiore ai 12 anni (e più piccoli quando vaccini dedicati saranno disponibili); si instauri un coordinamento centralizzato, come in altri Paesi Europei, per la vaccinazione di queste categorie al fine di evitare disparità a livello locale e regionale; l’informazione su questi temi sia veicolata in maniera scientificamente valida e con la adeguata competenza specialistica”.
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Covid, 4.257 nuovi casi e 53 decessi in 24 ore
ROMA (ITALPRESS) – Sono 4.257 i nuovi casi di coronavirus in Italia (5.959 il 29 agosto) a fronte di 109.803 tamponi effettuati, determinando un tasso di positività del 3,88%. E’ quanto riporta il bollettino del ministero della Salute. I decessi sono stati 53 nelle ultime 24 ore, in aumento rispetto ai 37 registrati il 29 agosto.
I guariti sono 3.854 e gli attuali positivi salgono a 4.534.499 dai 4.530.246 di ieri. I ricoverati nei reparti ordinari sono 4.264, 131 in meno rispetto a ieri. Le terapie intensive sono a 548 ricoverati (+23 unità) con 50 nuovi ingressi. In isolamento domiciliare sono 136.581 persone. La regione con il maggior numero di casi è la Sicilia (1.600), seguita da Emilia-Romagna (546) e Toscana (348).
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Al Policlinico di Bari rimossa una cisti ovarica di 30 kg
BARI (ITALPRESS) – Intervento record al Policlinico di Bari. E’ stata rimossa chirurgicamente, nel corso di un’operazione durata più di 6 ore, una cisti ovarica di oltre 30 chili. La formazione era cresciuta sulle pareti dell’ovaio fino a raggiungere un diametro di 47 centimetri e un contenuto di circa 27 litri. A operare d’urgenza la paziente è stata l’equipe di medici dell’unità operativa di Ginecologia e Ostetricia del Policlinico di Bari diretta dal professor Ettore Cicinelli.
La donna, 58 anni, affetta da obesità e da broncopatia cronica, è stata trasferita l’11 agosto dall’ospedale di Brindisi al Policlinico di Bari. Il peso della cisti sulla parete addominale le rendeva difficile respirare. A seguito delle analisi svolte e delle valutazioni anestesiologiche, pur in assenza di procedure standard codificate per casi di questo tipo, i medici hanno ritenuto opportuno operare la paziente.
A eseguire l’intervento chirurgico il 13 agosto è stata l’equipe composta dal professor Luca Maria Schonauer, specialista in Ginecologia, con la collaborazione del dottor Giuseppe Muzzupapa e del dottor Nico Picardi. Della condotta anestesiologica (la paziente era ad altissimo rischio anestesiologico) si è occupata la dottoressa Katarzyna Trojanowska, specialista in Anestesia e rianimazione, coadiuvata dalla collega dottoressa Eva Moretti. Al lavoro in sala anche tutto il personale di comparto: strumentisti, infermieri, operatori sociosanitari che hanno contribuito al risultato.
“E’ stato un intervento abbastanza lungo, durato oltre sei ore, perchè abbiamo prima dovuto svuotare la cisti che, per le grandi dimensioni, non era manipolabile e successivamente scollarla dal peritoneo” spiega il professor Schonauer.
L’operazione è riuscita e la donna, ancora sotto osservazione in reparto, adesso sta bene.
“Un caso clinico difficile capitato in giornate particolari, alla vigilia di Ferragosto, quando parte del personale era in ferie – sottolinea la dottoressa Trojanowska – ci siamo adoperati tutti nel migliore dei modi senza badare a ferie e turni: è stato un lavoro di squadra eccezionale”.
(ITALPRESS).









