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Covid, 4.168 casi e 44 morti: aumentano ricoveri e terapie intensive

ROMA (ITALPRESS) – Sono 4.168 (ieri erano stati 5.923) i nuovi casi Covid registrati nelle ultime 24 ore in Italia con 101.341 tamponi e 44 morti. Lo riferisce il bollettino del ministero della Salute. Il tasso di positività si attesta al 4,1% in aumento dal 3,4% della precedente rilevazione. Sono 485 le terapie intensive in Italia per Covid, 13 in più rispetto a ieri con 45 nuovi ingressi. 3.928 i ricoveri ordionari, 161 in più nelle ultime 24 ore. Gli attualmente positivi sono 135.555 (+617 nelle ultime 24 ore), 4.224.429 i dimessi/guariti da inizio emergenza (+3.505). Le persone in isolamento domiciliare sono 131.142.
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Covid più grave con bassi livelli di interferoni nelle prime vie aeree

MILANO (ITALPRESS) – E’ stato pubblicato sulla rivista CELL un importante studio su SARS-CoV-2, nato dalla collaborazione tra il laboratorio di Microbiologia e Virologia dell’Università Vita-Salute San Raffaele e la divisione di Immunologia del Boston Children’s Hospital, Harvard Medical School. I ricercatori hanno descritto le differenze molecolari tra le infezioni da SARS-CoV-2 con sintomi importanti e con sintomatologia lieve, identificando nella risposta interferonica a livello delle alte vie aeree un elemento cruciale: elevati livelli di risposta antivirale nelle alte vie aeree – meno frequenti nei pazienti più anziani – favoriscono un miglior controllo del virus ed espongono a un rischio ridotto di complicanze gravi.
Il gruppo del Laboratorio di Microbiologia e Virologia dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, diretto dal professor Massimo Clementi, è stato coordinato dal professor Nicasio Mancini, che ha condiviso la direzione dello studio con il professor Ivan Zanoni immunologo della Harvard Medical School.
Se è noto che le forme gravi di COVID-19 sono caratterizzate da un’iperproduzione di mediatori immunitari, il ruolo degli interferoni, in particolare di quelli di tipo III, rimaneva ancora da chiarire e aveva dato, in lavori precedenti, evidenze discordanti. Da un lato infatti i pazienti con forme gravi di COVID-19 mostrano risposte interferoniche deficitarie, dall’altro sappiamo però che una produzione molto elevata e protratta nel tempo di interferoni è stata descritta in pazienti con esiti clinici infausti. Per definirne il ruolo nella progressione di COVID-19 i ricercatori hanno quindi analizzato le modalità e il livello di espressione degli interferoni e dei loro trascritti nei campioni provenienti dalle alte e basse vie respiratorie di soggetti infettati da SARS-CoV-2 con diverse forme cliniche di COVID-19.
“Abbiamo rilevato che alti livelli di interferone di tipo III e, in misura minore, di tipo I, caratterizzano le vie aeree superiori dei pazienti a basso rischio, con forme di malattia meno gravi e alta carica virale. In altre parole, la presenza del virus stimola una risposta che funge non solo da campanello d’allarme per risposte immunitarie successive più raffinate, ma anche per un efficace contenimento del virus a questo livello. Una riposta meno efficace, come osservato nei soggetti più anziani che abbiamo studiato, può portare all’interessamento più massiccio delle basse vie respiratorie, dove gli interferoni, sebbene presenti, non sono più in grado di controllare l’infezione e la produzione massiccia di altri mediatori infiammatori. Questi dati – spiega il professor Mancini – evidenziano ulteriormente come gli interferoni assumano ruoli opposti in sedi anatomiche diverse lungo il tratto respiratorio: una produzione efficiente nelle vie aeree superiori può portare a una più rapida eliminazione del virus e a limitarne la diffusione virale alle vie inferiori”.
“Tuttavia – aggiunge – quando il virus sfugge al controllo immunitario nelle vie superiori, l’abbondante produzione di interferoni nei polmoni, non solo non è in grado di limitare più in modo efficace il virus, ma contribuisce alla tempesta citochinica e al danno tissutale tipico dei pazienti con COVID-19 grave”.
Il professor Clementi aggiunge che “questo lavoro, oltre a fornire alcune conferme motivate e importanti a quanto si rileva nella pratica clinica con i pazienti COVID-19 – pazienti giovani con carica virale alta risolvono efficacemente i sintomi senza interessamento delle basse vie respiratorie – fornisce un’indicazione fino a pochi anni fa impensabile sull’importanza dell’immunità aspecifica nel decorso di una malattia virale: indicazione che andrà approfondita e applicata ulteriormente”.
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All’Ismett di Palermo valvola tricuspide riparata senza bisturi

PALERMO (ITALPRESS) – Riparare la valvola tricuspide senza utilizzare il bisturi, in modo quindi mini-invasivo. L’intervento è stato eseguito in IRCCS ISMETT ed è uno dei pochi casi realizzati nel nostro Paese.
Attraverso una vena dell’inguine e con tecniche transcatetere innovative è stata riparata una insufficienza tricuspidale “torrenziale” (ovvero grave) senza aprire il torace del paziente. Ad eseguire l’interfento il team di Cardiologia interventistica di ISMETT, guidato dalla dottoressa Caterina Gandolfo, Responsabile dell’Unità. La paziente sta bene ed è già stata dimessa.
Tecnicamente l’intervento consiste nell’applicazione di una o più pinzette miniaturizzate (chiamate TriClip), che suturano i lembi della valvola tricuspide tra di loro senza dover aprire il cuore. Tale procedura ripristina la normale chiusura della valvola ad ogni battito del cuore, in modo da ridurre il grado di insufficienza con notevole beneficio per la salute del paziente.
Le malattie della valvola cardiaca tricuspide rappresentano un enorme problema clinico e l’ultima frontiera della cardiologia interventistica.
Ad essere sottoposta ad intervento una donna di circa 80 anni, affetta da un’insufficienza della valvola tricuspide di grado torrenziale con severe manifestazioni cliniche di scompenso cardiaco e frequenti ospedalizzazioni. L’intervento chirurgico a cuore aperto risultava ad alto rischio e non era stato preso in considerazione per il fatto che la paziente soffriva di BPCO (Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva) di grado severo, una patologia polmonare che aumenta il rischio operatori”.
“L’intervento – spiega la dottoressa Gandolfo – è durato circa un’ora e mezza ed ha permesso di ridurre l’insufficienza tricuspidale da un grado torrenziale a un grado lieve, con un risultato considerato più che soddisfacente. La nostra paziente ha potuto, infatti, lasciare l’ospedale solo dopo due giorni di degenza. L’impianto di Triclip non comporta, infatti, nessun taglio chirurgico, si interviene attraverso la vena femorale grazie ad una piccola incisione e richiede una anestesia generale solo per tollerare l’ecografia transesofagea, necessaria per visualizzare il cuore e guidare il corretto impianto della clip”.
La Cardiologia Interventistica di IRCCS ISMETT è uno dei primi centri in tutta Italia ad aver effettuato questo innovativo e complicato intervento per correggere l’insufficienza tricuspidale. Il reparto di ISMETT vanta infatti una grande esperienza nel trattamento delle patologie valvolari, ed è ormai un vero e proprio punto di riferimento non solo a livello regionale, ma anche a livello nazionale ed europeo per il trattamento percutaneo, non chirurgico, delle patologie delle valvole cardiache.
“Un risultato importante – ha concluso la dottoressa Caterina Gandolfo- per cui occorre ringraziare il Direttore di Istituto e tutto il management di IRCCS ISMETT UPMC che punta sull’innovazione e la qualità”.
Le cause dell’insufficienza tricuspidale vengono suddivise in primarie e secondarie. Tra le cause primarie vi è una anomala morfologia della valvola causata da difetti congeniti, patologie reumatiche, traumi o infezioni; tra quelle secondarie si trova la forma funzionale, più frequentemente causata da patologia delle sezioni sinistre del cuore o del polmone. Indipendentemente dall’eziologia, l’insufficienza della tricuspide è una patologia che tende a peggiorare nel tempo così come i sintomi correlati ed è associata ad una scarsa qualità di vita.
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Sileri “80% vaccinati a metà settembre oppure si valuterà obbligo”

ROMA (ITALPRESS) – “Se entro il 15 settembre non avremo superato la soglia dell’80% di popolazione che ha avviato il percorso di immunizzazione, dovremo valutare la possibilità di una forma di obbligo”. Lo dice il sottosegretario alla Salute, Pierpaolo Sileri, in una intervista a La Stampa. L’obbligo, spiega, potrebbe “toccare solo le fasce d’età che rischiano di più. Qualcuno ha parlato di over 50, ma io andrei a proteggere chi ha più di 40 anni”. In merito a una possibile terza dose, per Sileri “se vedremo un aumento dei casi tra chi si era vaccinato, perchè la copertura dell’immunizzazione è scesa con il passare dei mesi, si dovrà fare una terza dose. Ma aspettiamo di leggere dati e numeri”.
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Covid, 5.923 nuovi casi e 23 decessi in Italia

ROMA (ITALPRESS) – Sono 5.923 i nuovi casi Covid registrati nelle ultime 24 ore in Italia con 175.539 tamponi e 23 morti. Lo riferisce il bollettino del ministero della salute. Il tasso di positività si attesta al 3,4% in aumento dal 2,9% della precedente rilevazione. I tamponi processati sono stati 175.539. Sono 472 le terapie intensive in Italia per Covid, 6 in più rispetto a ieri, mentre 3.767 i ricoveri ordionari, 34 in più nelle ultime 24 ore.
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Casi covid iniziano discesa dopo settimane di aumento, ricoveri salgono

ROMA (ITALPRESS) – Per la prima volta da inizio luglio, i nuovi casi positivi al Coronavirus in Italia, su base settimanale, sono in diminuzione. Dopo l’aumento dei casi dovuto alla diffusione rapidissima della variante Delta, ormai predominante, la curva del contagio ha iniziato la sua discesa. Non è detto che la diminuzione sarà costante o che il numero dei positivi non torni ad aumentare, ma il trend sembra invertito e discendente. Al momento, la media giornaliera degli ultimi sette giorni è di circa 6.200 nuovi positivi. In quella che si spera sarà una mini-ondata, grazie all’apporto delle vaccinazioni, i ricoveri stanno aumentando sensibilmente, ma a un ritmo blando e mantenendosi sotto le soglie di allerta fissate dal ministero della Salute per i tassi di occupazione dei reparti, al 30% per le terapie intensive e al 40% per le aree mediche ordinarie. Secondo gli ultimi dati dell’Istituto superiore di Sanità, la maggior parte dei casi notificati negli ultimi 30 giorni in Italia sono stati diagnosticati in persone non vaccinate. In quelle completamente vaccinate, invece, si osserva una forte riduzione del rischio di diagnosi (83%), ospedalizzazione (95%), ricoveri in terapia intensiva e decessi (97%) rispetto a quelle non vaccinate. Secondo Agenas, il tasso di occupazione delle terapie intensive è salito al 5% rispetto al 4% di una settimana fa, mentre quello dei reparti ordinari è salito al 7% rispetto al 6% di una settimana fa. Nessuna regione ha superato le soglie per il passaggio dalla zona bianca a quella gialla, anche se Sicilia e Sardegna ci sono andate molto vicine: secondo l’ultimo monitoraggio dell’Iss, Sicilia e Sardegna si sono fermate entrambe al 9,2% di occupazione delle terapie intensive, appena sotto la soglia del 10%, mentre la Sicilia ha superato la soglia del tasso di occupazione dei reparti ordinari (16,5% sulla soglia del 15%). Il passaggio in zona gialla potrebbe essere solo stato rinviato, vista anche l’alta incidenza dei nuovi contagi settimanali su 100mila abitanti, per entrambe sopra 155, al di sopra della soglia fissata di 50. In totale sono 18 le Regioni che vengono classificate a rischio “moderato”, mentre le restanti tre sono classificate a rischio “basso”. L’Italia ancora tutta in bianco, dunque. Ieri, sono stati registrati 7.470 nuovi casi a fronte di 45 decessi. Per quanto riguarda le fasce d’età in cui ci si contagia, secondo l’Istituto superiore di sanità, nell’ultima settimana, si è registrato un rallentamento della crescita dei casi nella fascia 10-29 anni, mentre hanno continuato a crescere in tutte le fasce di età sopra i 40 anni (ma i dati non sono ancora consolidati). In particolare, l’incidenza nella fascia 50-59 ha superato i 50 nuovi casi ogni 100mila abitanti per la prima volta da inizio maggio. La maggioranza dei casi Covid nelle fasce più giovani, da inizio epidemia sono stati registrati nella fascia 14-19 anni con 291.860 casi, poi la fascia 11-13 con 124.857 casi; 6-10 anni con 161.40, 3.5 anni con 68.836 casi Covid e infine sotto i tre anni con 54.022 casi.
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Covid, 7.470 casi e 45 decessi: aumentano ricoveri e terapie intensive

ROMA (ITALPRESS) – Sono 7.470 (7.224 nelle 24 ore precedenti) i nuovi casi di Covid e 45 i morti nelle ultime 24 ore (ieri erano stati 49). Lo riferisce il ministero della Salute. Sono 255.218 i tamponi molecolari e antigenici per il coronavirus effettuati nelle ultime 24 ore in Italia. Il tasso di positività è del 2,92%. Gli attualmente positivi conteggiati in Italia sono 133.421 (+1.959 rispetto a ieri) e di questi 3.733 ricoverati con sintomi (+41) e 466 in terapia intensiva (+11) con 40 nuovi ingressi. Le persone sottoposte a isolamento domiciliare sono 129.222. Le regioni con il maggior numero di nuovi casi sono Sicilia (1.739), Veneto (733) e Toscana (639). Quelle con l’incremento minore sono Molise (2) e Valle d’Aosta (7).
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Covid, screening di massa a partecipanti regata Palermo-Montecarlo

PALERMO (ITALPRESS) – Palermo riassapora i grandi appuntamenti sportivi internazionali e lo fa nel pieno rispetto delle procedure anti-Covid, a cominciare domani con la partenza, dalle acque di Mondello, della prestigiosa regata Palermo-Montecarlo, organizzata dal Circolo della Vela insieme allo Yacht Club di Monaco e allo Yacht Club Costa Smeralda. Ed è nell’ottica della sicurezza che la struttura commissariale provinciale per la gestione dell’emergenza coronavirus, guidata da Renato Costa, ha predisposto tamponi antigenici a tutti i partecipanti alla regata. Nel pomeriggio di oggi, a partire dalle ore 16 e fino a ora di cena, alcuni medici in servizio presso la struttura commissariale si sono recati a Marina di Villa Igiea, all’Acquasanta, per sottoporre al test rapido gli oltre 400 soggetti tra membri degli equipaggi e staff.
La macchina organizzativa messa in atto per questo appuntamento prevede il tampone rapido e in caso di positività sarà effettuato il molecolare. Risultare negativi al test rapido della vigilia consiste per i partecipanti alla regata la conditio sine qua non per prendere parte all’evento, mentre gli eventuali positivi saranno posti in isolamento in città e non potranno salpare domani in attesa del responso del PCR.
All’ITALPRESS il commissario straordinario Renato Costa ha voluto sottolineare l’importanza di questa iniziativa: “Noi dobbiamo tornare alla normalità con qualche attenzione in più rispetto a prima e questo è un esempio di come bisogna essere attenti. Si possono rifare tutte quelle iniziative che c’erano prima del Covid, solo però prestando attenzione ad alcuni aspetti – ha spiegato Costa -. Fare i tamponi ai partecipanti a una regata velica è uno di questi”.
(ITALPRESS).