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Tumore pancreas, nuova strategia di farmaci per ridurne la progressione

ROMA (ITALPRESS) – A oggi il carcinoma pancreatico è un tumore praticamente intrattabile, che rappresenta la settima causa di morte per cancro a livello mondiale. Il motivo è che tale tumore si sviluppa in un microambiente particolarmente ostile, con ridotta tensione di ossigeno e limitato apporto nutritivo, che porta le cellule tumorali pancreatiche a riprogrammare il proprio metabolismo, acquisendo così dei vantaggi proliferativi rispetto alle cellule normali. Recentemente, nella progressione tumorale è risultata coinvolta una classe di sette enzimi, chiamati sirtuine, capaci di modificare le altre proteine per il loro ruolo nella regolazione del metabolismo, del microambiente tumorale e della stabilità genomica delle cellule cancerose. Tra queste la sirtuina 5 (SIRT5), localizzata nei mitocondri e nel citosol, è stata collegata sia alla regolazione del metabolismo in generale sia, in particolare, a quello dell’amminoacido glutammina in diversi tipi di tumore.
In tale cornice si colloca un nuovo studio internazionale pubblicato sulla rivista Gastroenterology, che ha visto la partecipazione di un team di ricercatori dei dipartimenti di Medicina sperimentale e di Chimica e tecnologie del farmaco della Sapienza, insieme all’Eppley Institute for Research in Cancer and Allied Diseases dell’Università del Nebraska e con altri centri di ricerca internazionali. L’obiettivo del lavoro è stato quello di definire la funzione di SIRT5 nel carcinoma pancreatico e di utilizzare una strategia farmacologica basata sull’attivazione di SIRT5, come adiuvante della terapia convenzionale a base di gemcitabina, al fine di ridurre la crescita tumorale.
“La SIRT5 – spiega Antonello Mai del Dipartimento di Chimica e tecnologie del farmaco della Sapienza – rappresenta una sirtuina mitocondriale non ancora studiata rispetto al suo ruolo nell’adenocarcinoma pancreatico duttale (PDAC)”.
“Questo studio – aggiunge Dante Rotili dello stesso Dipartimento – ha rivelato che la SIRT5 è down-regolata sia in tessuti umani con PDAC, che nei tumori pancreatici murini”.
Tale riduzione di SIRT5 modifica e attiva l’enzima aspartato aminotransferasi (AST/GOT1), che consente un maggior utilizzo della glutammina da parte delle cellule tumorali, favorendo quindi la loro crescita e sopravvivenza.
“Un ridotto livello di espressione di SIRT5 – aggiunge Marco Tafani del Dipartimento di Medicina sperimentale – è stato inoltre associato a una ridotta sopravvivenza dei pazienti con adenocarcinoma pancreatico duttale”.
Partendo da tali risultati, e proseguendo le ventennali ricerche nell’identificazione di piccole molecole come ligandi di target epigenetici, è stato sintetizzato un attivatore specifico di SIRT5 che, somministrato con la gemcitabina, ha mostrato di ridurre la crescita tumorale in modelli cellulari, in organoidi ottenuti da biopsie di carcinoma pancreatico umano e in modelli animali.
“Abbiamo sviluppato una piccola molecola innovativa “first in class”, un attivatore della sirtuina 5 chiamato MC3138″, conclude Sergio Valente, del Dipartimento di Chimica e tecnologie del farmaco.
I risultati ottenuti forniscono una nuova potenziale strategia basata sull’attivazione farmacologica di SIRT5, per il trattamento dei pazienti affetti da carcinoma pancreatico con ridotta espressione di questa sirtuina.
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In Italia 4.845 nuovi contagi e 27 decessi

ROMA (ITALPRESS) – Sono 4.845 nuovi casi positivi in Italia (ieri erano stati 3.190) nelle ultime 24 ore. 27 i decessi, a fronte dei 23 di ieri. 209.719 i tamponi processati (ieri 83.223), con un tasso di positività del 2,3%. 26 i nuovi ingressi in terapia intensiva (ieri 25) per un totale di 258 ricoverati in questi reparti. 2.196 le persone ricoverate nei reparti ordinari (ieri 2.070). La regione con il maggior numero di nuovi positivi è la Sicilia (809), seguita da Veneto (663) e Lombardia (586). La regione con il minor numero di nuovi casi è il Molise (3) seguita dalle province di Trento e Bolzano (24). La regione Lazio ha segnalato che a causa della sospensione dei sistemi informatici a seguito di un attacco hacker al CED regionale, vengono aggiornati solo i dati relativi ai nuovi positivi, ai decessi ed alle ospedalizzazioni.
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Attacco hacker Lazio, Cittadini (Aiop) “Tutelare i dati sanitari”

ROMA (ITALPRESS) – “L’attacco hacker al sistema informatico regionale del Lazio è un preoccupante campanello d’allarme per il futuro, per la sicurezza e la tutela dei dati sanitari”. Lo afferma Barbara Cittadini, presidente di Aiop, l’Associazione italiana ospedalità privata, che aggiunge: “Occorre promuovere in tempi rapidi uno sviluppo digitale dei servizi offerti. Non solo la componente di diritto pubblico della sanità, ma anche quella di diritto privato può essere ugualmente messa a rischio da eventuali intrusioni hacker. Noi siamo pronti a investire sulla formazione del personale e su nuove figure professionali, con l’obiettivo di migliorare la sicurezza cibernetica, un tema che sta assumendo grande rilievo”.
In questa direzione, precisa Cittadini, “la nascita di un’Agenzia nazionale sulla cybersicurezza è un segnale importante da parte del Governo. Occorre preservare e tutelare la privacy dei pazienti e allo stesso tempo garantire la massima integrità degli archivi. Auspico che con le risorse comunitarie del Pnrr si possano sviluppare utili progetti di difesa, avviando un’attività di formazione mirata e diffusa, considerato anche il vertiginoso aumento dei casi di reati informatici”, conclude.
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Migliore “Aziende sanitarie pronte a confronto su cybersicurezza”

ROMA (ITALPRESS) – “L’istituzione dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale, oggi all’ordine del giorno del Senato, rappresenta un primo importante passo verso una maggiore sicurezza delle reti e dei sistemi informativi della quale abbiamo estremamente bisogno, anche in sanità. Come ha dimostrato il cyberattacco avvenuto ai danni del sistema sanitario della Regione Lazio, impegnato nella campagna di vaccinazione contro il Covid, occorre fare di più e subito. L’offensiva degli hacker ai sistemi informatici della Regione Lazio, che compromette l’accesso dei cittadini al servizio sanitario, è un fatto gravissimo. E’ un attacco alla nostra Costituzione e al diritto di tutela della salute pubblica”. Così Giovanni Migliore, Presidente della Fiaso, la Federazione Italiana delle Aziende Sanitarie ed Ospedaliere, ha commentato la discussione in Senato, questo pomeriggio, del DL in materia di cybersicurezza.
“La sanità ha un sistema particolarmente esposto con numerose porte di accesso – ha proseguito Migliore – La tutela della riservatezza dei dati riguardanti la salute dei cittadini, deve quindi essere inserita tra le priorità della nuova Agenzia. Dobbiamo lavorare per ridurre il grado di vulnerabilità dei nostri sistemi e sviluppare insieme efficaci strategie di intervento e contrasto alle cyberminacce. L’importanza delle questioni legate alla cybersicurezza è destinata a crescere con l’introduzione delle tecnologie collegate al 5G e la digitalizzazione crescente della Pa. Fiaso è impegnata da anni su questi temi e mette sin d’ora a disposizione della nuova Agenzia l’esperienza e le competenze delle Aziende e del management della sanità italiana”. Fiaso si è dedicata, in particolare, ad un lavoro attento di analisi finalizzato ad una prevenzione più efficace dei fattori di rischio, che ha visto anche collaborazioni con l’Agid (l’Agenzia per l’Italia Digitale) e la Polizia postale, a partire dalle implicazioni per le Aziende sanitarie italiane delle norme sul Gdpr.
Obiettivi prioritari, promuovere l’integrazione dei data center, la formazione sulla sicurezza informatica, il consolidamento di competenze interne alle Aziende sanitarie. Un lavoro che ha coinvolto le principali figure aziendali interessate, risk manager, data protection officer, responsabili della privacy, ingegneri clinici, oltre che le direzioni strategiche, e che si è sviluppato successivamente anche attraverso una intensa attività di formazione sugli stessi temi. In particolare, Fiaso si è concentrata sulla necessità di prevedere risorse professionali interne alle Aziende sanitarie in grado di tenere sotto controllo costantemente il quadro integrato di tutte le questioni riguardanti la sicurezza informatica. La condivisione dei dati clinici è essenziale per i modelli di presa in carico di cura ed assistenza, ma ciò obbliga a disporre di sistemi di sicurezza che garantiscano sempre di più dal rischio di violazioni in un ambito così delicato.
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Tumore al seno, volontariato fondamentale durante la pandemia

ROMA (ITALPRESS) – Anche durante il periodo della pandemia le associazioni di volontariato del tumore al seno hanno continuato a generare valore sociale, a garantire assistenza e a svolgere la loro attività, seppure con modalità diverse. E’ quanto emerge dal report “Analisi del Valore Sociale generato dalle associazioni di volontariato del tumore al seno” di Europa Donna Italia, presentato nel corso di un incontro online. Con il documento è stato misurato “il valore che generano circa 170 associazioni che noi rappresentiamo”, ha spiegato Rosanna D’Antona, presidente di Europa Donna Italia. “Si tratta – ha evidenziato – di associazioni che svolgono un lavoro eccezionale città per città, regione per regione. E’ una presenza capillare e di alta qualità”.
“Il report – ha affermato Gaia Giussani, director del team Sustainability & Climate Change Services di PWC – è giunto alla sua seconda edizione e ha l’obiettivo di mettere in luce in modo trasparente e analitico il grande valore che il volontariato ha generato a beneficio delle donne affette da questa patologia ma non solo, anche delle loro famiglie e di tutti i soggetti coinvolti a livello scientifico e istituzionale. I dati fanno riferimento – ha spiegato – alle attività svolte nel 2020 e i risultati sono interessanti, considerando che le associazioni sono riuscite a generare valore nonostante la pandemia. Le informazioni rendicontate nel report – ha aggiunto – fanno riferimento alle attività svolte da Europa Donna Italia, dalle associazioni della sua rete, da A.n.d.o.s. e IncontraDonna”.
In particolare, sono “quasi 4 mila i volontari – ha spiegato Giussani presentando i dati – che hanno messo a disposizione oltre 170 mila ore di volontariato nel 2020. Quasi il 95% delle associazioni che hanno partecipato alla rilevazione ha dichiarato di essere comunque in grado di continuare a operare nonostante la pandemia. Lo hanno fatto perchè sono state capaci di reinventarsi”. Giussani ha sottolineato anche il “numero veramente importante di pazienti assistiti dall’associazione e dalla sua rete: quasi 30 mila”. “Molto interessante – ha aggiunto – è anche il numero relativo ai fondi, quasi 13 milioni di euro raccolti nel corso dell’anno dalle associazioni e dalla rete. Il valore delle strumentazioni di diagnosi acquistate è pari a quasi 800 mila euro e il valore delle strumentazioni di cura acquistate è pari a oltre 400 mila euro”.
La pandemia ha determinato cambiamenti anche nell’attività delle associazioni che “hanno manifestato la difficoltà di operare fisicamente nei centri: circa l’80% – ha spiegato – ha fatto ricorso a smart working, circa il 50% ha dovuto riadattare alcune iniziative che già svolgeva passando a una modalità online e circa il 40% ha dovuto inventarsi nuovi progetti”. Nel 2020, quindi, ci sono stati “nuovi progetti e nuove modalità” anche se nel documento “quasi tutti gli indicatori sono in diminuzione rispetto all’anno precedente”, ha spiegato. “Durante la pandemia le associazioni non si sono fermate mai”, ha ribadito D’Antona. “Il telefono e il computer – ha evidenziato – hanno giocato la carta principale” e così molte associazioni “hanno offerto quell’assistenza che prima si faceva in presenza”.
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Tumori cerebrali, nuove speranze di cura per il medulloblastoma

ROMA (ITALPRESS) – Una nuova speranza per la cura del medulloblastoma, il tumore cerebrale maligno più diffuso in età pediatrica. I ricercatori dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, in collaborazione con le Università di Tor Vergata, Sapienza e di Trento, hanno scoperto il meccanismo che scatena la forma più aggressiva di questa malattia e hanno individuato due farmaci potenzialmente in grado di bloccare la crescita del cancro e delle metastasi. Lo studio, sostenuto interamente da AIRC, è stato appena pubblicato sulla rivista scientifica internazionale Acta Neuropathologica. Il medulloblastoma è un tumore cerebrale maligno con un’incidenza, in Italia, di circa 7 bambini colpiti ogni milione. Il tasso di sopravvivenza globale è attualmente dell’80% per i pazienti a rischio ‘standard’; il dato scende purtroppo al 30-60% per quelli ad alto rischio. Questo tumore si forma nel cervelletto, l’area del sistema nervoso situata alla base del cervello e deputata al controllo dell’equilibrio e della coordinazione dei movimenti. Le terapie contro il medulloblastoma prevedono l’asportazione chirurgica del tumore, seguita da radioterapia e chemioterapia. Il principale ostacolo alla cura è, tuttavia, la presenza di cellule staminali cancerose che sono resistenti alla radio e alla chemioterapia e che hanno la capacità di infiltrarsi e diffondersi nel midollo spinale dei piccoli pazienti.
Una nuova strada terapeutica per questo tumore pediatrico, in particolare per quello di “Gruppo 3”, la forma a più alto rischio di morte (che si verifica in più del 40% dei casi entro 5 anni dalla diagnosi), arriva dai risultati di una ricerca condotta nei laboratori dell’Area di Oncoematologia del Bambino Gesù. L’indagine, coordinata dal direttore di Medicina Sperimentale e di Precisione e dell’Area di Oncoematologia dell’Ospedale Pediatrico della Santa Sede, Franco Locatelli, e da Francesco Cecconi, si è avvalsa della collaborazione delle Università di Roma “Tor Vergata” e “Sapienza” e dell’Università di Trento. Il primo autore è Francesca Nazio, ricercatrice del Bambino Gesù.
Il team di scienziati ha identificato un nuovo meccanismo molecolare, la cui alterazione è responsabile dell’aggressività del medulloblastoma. In particolare, è stato scoperto che nel tumore di Gruppo 3 la proteina AMBRA1 viene prodotta a livelli eccessivi e, di conseguenza, tutti i processi da essa regolati (autofagia e identità staminale) funzionano in maniera anomala. A causa della sovrabbondanza di AMBRA 1, infatti, il meccanismo utilizzato dalle cellule per liberarsi delle componenti danneggiate (autofagia) si potenzia e le cellule tumorali sfruttano questa circostanza per sopravvivere e proliferare. Inoltre, l’eccesso di AMBRA 1 mantiene le cellule in una condizione staminale che, da un lato le aiuta a replicarsi più velocemente, accumulandosi nei tessuti di origine sino a formare grosse masse tumorali, e dall’altro le aiuta nella loro capacità di migrare e formare metastasi.
Partendo da questi risultati di laboratorio, i ricercatori hanno anche dimostrato che la combinazione di due farmaci (un inibitore dell’autofagia e un inibitore del fattore di staminalità STAT3) consente di bloccare non solo la crescita del tumore, ma anche la sua capacità di produrre metastasi. La proteina AMBRA1 era già stata identificata dallo stesso team di ricercatori del Bambino Gesù come potente oncosoppressore in altri tumori sia pediatrici che dell’adulto, a causa del suo ruolo diretto nella regolazione del ciclo cellulare. Questo ulteriore passo avanti della ricerca la propone anche come bersaglio di grande rilevanza.
“Molti bambini presentano già metastasi al momento della diagnosi, rendendo imprescindibile lo sviluppo di terapie più efficaci – spiega Francesco Cecconi, ricercatore del Bambino Gesù e professore ordinario all’Università di Roma “Tor Vergata” -. Per i pazienti con medulloblastoma di Gruppo 3, che hanno una prognosi spesso infausta, c’è un urgente bisogno di integrare nuove possibilità di trattamento e, ovviamente se confermati nell’applicazione clinica, i nostri risultati potrebbero portare ad una terapia personalizzata di questa forma aggressiva di tumore cerebrale”.
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In Italia 3.190 casi e 23 decessi, ricoveri tornano sopra quota 2mila

ROMA (ITALPRESS) – Sono 3.190 nuovi casi positivi in Italia (ieri erano stati 5.321) nelle ultime 24 ore. 23 i decessi, a fronte dei 5 di ieri (La regione Veneto rettifica il dato dei decessi, eliminando 3 casi comunicati nei giorni scorsi). 83.223 i tamponi processati (ieri 167.761), con un tasso di positivita’ del 3,8%. 25 i nuovi ingressi in terapia intensiva (ieri 22) per un totale di 249 ricoverati in questi reparti. 116 i nuovi ingressi nei reparti ordinari che portano il toale a 2.070. La regione con il maggior numero di nuovi positivi e’ l’Emilia Romagna con 560 casi, seguita da Veneto con 460 e Toscana con 452. Nessun nuovo contagio nella Provincia autonoma di Trento e in Molise, mentre la Valle d’Aosta registra 2 casi.
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Covid, con misura “zone” evitati 25mila ricoveri solo nel primo mese

ROMA (ITALPRESS) – Le misure introdotte lo scorso autunno con il Dpcm del 3 novembre 2020 per mitigare l’epidemia di Covid-19 in Italia, hanno permesso di ridurre la trasmissibilità (Rt) di Sars-Cov-2 del 13-19% in zona gialla, del 27-38% in zona arancione e del 36-45% in zona rossa. E’ questo il risultato principale di uno studio congiunto tra Fondazione Bruno Kessler, Istituto Superiore di Sanità e Inail pubblicato sulla rivista Nature Communications. Lo studio ha evidenziato come la zona gialla sia stata efficace nello stabilizzare l’incidenza dei casi, portando l’Rt a valori intorno ad 1, mentre le zone arancione e rossa hanno prodotto una sostanziale riduzione di incidenza abbassando l’Rt a valori tra 0.80 e 0.93 (zona arancione) e tra 0.74 e 0.83 (zona rossa). Nell’insieme, le misure hanno ricondotto l’epidemia sotto controllo in 85 province su 107 entro 3 settimane dalla loro introduzione, evitando nello stesso periodo complessivamente circa 25.000 ricoveri, ovvero oltre metà dei 44.000 effettuati. Gli effetti positivi sulla riduzione dei ricoveri, tuttavia, sono ancora più significativi se osservati su tempi più lunghi, in virtù della riduzione nell’incidenza di infezione ottenuta con le misure. Per la ricerca sono stati utilizzati i dati della sorveglianza integrata e quelli sulla mobilità pubblica, elaborati con dei modelli matematici per quantificare l’associazione tra le misure e il cambiamento nell’Rt tra la settimana 30 ottobre-5 novembre, prima dell’introduzione delle ‘zonè, e quella 19-25 novembre, quando l’effetto si può considerare stabilizzato. Lo studio ha inoltre evidenziato che anche la più restrittiva delle zone ha prodotto riduzioni delle attività sociali significativamente minori rispetto al lockdown della primavera 2020: ad esempio, a fronte di un tempo medio passato in casa dagli italiani di circa 16 ore al giorno in tempi pre-pandemici (dato Istat), nelle zone rosse si è stimato un tempo di 18.7 ore al giorno contro le circa 20.3 durante il lockdown.
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