ROMA (ITALPRESS) – Sono 389 i nuovi casi di Coronavirus in Italia (ieri 782) a fronte di 75.861 tamponi effettuati, determinando un tasso di positività dell’ 0,51%. E’ quanto riporta il bollettino del ministero della Salute. I decessi sono stati 28 nelle ultime 24 ore, in aumento rispetto ai 14 registrati ieri.
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Covid, 389 nuovi casi e 28 decessi in 24 ore
Covid, Speranza “Green pass scaricato da 13,7 milioni di persone”
FIRENZE (ITALPRESS) – “A questa mattina 13 milioni e settecentomila persone hanno già scaricato il ‘green pass’ ed io penso che questo sia già un fatto molto positivo, segnala che c’è una grande attenzione e questo meccanismo che abbiamo costruito anche a livello europeo sta funzionando”. Lo ha detto il ministro della Salute Roberto Speranza a margine di una iniziativa in corso a Prato. “E’ chiaro che tutte le altre valutazioni verranno fatte passo dopo passo”, ha aggiunto il ministro Speranza a chi gli ha chiesto se con gli effetti della variante Delta cambieranno le modalità per accedere al ‘green pass’.
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Sclerodermia, la diagnosi precoce è fondamentale
ROMA (ITALPRESS) – “Io sono la mia passione non la mia malattia! Sclerodermia e Covid -19 non prenderanno il mio sorriso”. E’ lo slogan della campagna per la Giornata mondiale sula patologia che si celebra il 29 giugno. Il punto sulla malattia, nota anche come sclerosi sistemica, con Silvia Laura Bosello dell’UOC di Reumatologia della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, diretta da Maria Antonietta D’Agostino, grant della World Scleroderma Foundation e GILS al gruppo della Reumatologia del Gemelli per la valutazione del ruolo della fisioterapia telemonitorizzata in epoca Covid 19.
“Il 29 giugno si celebra la Giornata mondiale della Sclerodermia, nota anche come Sclerosi Sistemica. La sclerodermia – dice – è una malattia reumatica autoimmune sistemica, rara e cronica che colpisce il corpo indurendo il tessuto connettivo. La pelle e gli organi interni possono esserne danneggiati. La malattia è caratterizzata da alterazioni vascolari, da modificazioni del sistema immunitario e fibrosi degli organi colpiti. In più del 90% dei pazienti il sintomo di esordio è il Fenomeno di Raynaud, il cambiamento del colore delle dita delle mani dopo l’esposizione al freddo. Può apparire a qualsiasi età, ma è più frequente nelle donne tra i 30 e i 50 anni”.
“La diagnosi precoce è fondamentale – afferma Bosello – una diagnosi ritardata può avere conseguenze gravi e potenzialmente pericolose per la vita delle persone con sclerodermia. E’ fondamentale che chi ne è affetto sia identificato il prima possibile, in modo che possa ricevere il trattamento e le cure appropriate. I reumatologi dell’Università Cattolica e del Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS hanno in corso una ricerca multicentrica in collaborazione con l’Università Vita e Salute San Raffaele, l’Humanitas di Milano e con l’Ospedale San Carlo di Potenza, sull’impatto dello stile di vita nella sclerosi sistemica. In particolare, il progetto valuterà l’impatto dell’aderenza alla dieta mediterranea sui sintomi gastrointestinali caratteristici della malattia e sull’impatto sulla qualità di vita nei pazienti sclerodermici”.
“Dai dati preliminari su 387 pazienti sclerodermici italiani è emerso che la maggior parte dei pazienti (71.3%) ha una buona aderenza a una dieta mediterranea, mentre solo il 14.7% dei pazienti ha un’aderenza ottimale, mentre il 14% ha un’aderenza bassa – sottolinea la dottoressa -. Un’aderenza insoddisfacente alla dieta mediterranea è associata a depressione del tono dell’umore, impairment lavorativo e maggior severità dei sintomi gastro-intestinali e vascolari da malattia. La promozione di uno stile di vita sano e l’aderenza alla dieta mediterranea potrebbe avere un impatto positivo sull’attività di malattia e sulla qualità di vita dei pazienti sclerodermici. Quindi anche per la sclerodermia una dieta specifica e bilanciata potrebbe rappresentare un supporto utile ai pazienti come in altre malattie croniche con infiammazione”.
“Il gruppo della UOC di Reumatologia del Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS, ha recentemente ricevuto un grant della World Scleroderma Foundation e GILS per la valutazione del ruolo della fisioterapia telemonitorizzata in epoca Covid -19″. Il progetto di ricerca si propone di valutare la fattibilità e l’efficacia sulla disabilità di un programma di tele-fisioterapia nei pazienti con sclerodermia. In particolare – sottolinea ancora – verrà proposto un programma fisioterapico telemonitorizzato mirato a contrastare le modificazioni dovute all’impegno cutaneo e polmonare rispetto a un programma da effettuare autonomamente dal paziente secondo un programma semplicemente condiviso, ma non tele-monitorizzato. Parteciperanno allo studio due centri universitari italiani: l’UOC di Reumatologia della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli – IRCCS – Università Cattolica del Sacro Cuore – Roma e l’Unità di Immunologia, Reumatologia, Allergologia e Malattie Rare dell’IRCCS San Raffaele – Università Vita e Salute San Raffaele, Milano”.
“La FESCA, la Federazione delle Associazioni Europee per la Sclerodermia, nella sua campagna di sensibilizzazione per la malattia nella giornata mondiale sottolinea l’importanza di riconoscere che la persona con sclerodermia è molto di più della sua malattia. A questo proposito – conclude Bosello – sicuramente la valutazione e la gestione del paziente con sclerodermia nella sua complessità e nella sua interezza, significa anche sensibilizzare ad uno stile di vita sano che comprenda una dieta bilanciata e anche l’attività fisica”.
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I geni si adattano, anche quelli di Sars-CoV-2
ROMA (ITALPRESS) – I progressi nelle tecniche di sequenziamento e analisi dell’intero genoma negli ultimi anni hanno coinvolto tra gli altri lo studio dell’adattamento evolutivo, cioè il processo con cui l’evoluzione produce organismi ben adattati, per esempio alle condizioni ambientali in cui vivono. Carmelo Fruciano dell’Istituto per le risorse biologiche e le biotecnologie marine del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Irbim), Paolo Franchini dell’University of Konstanz in Germania e Julia Jones dell’University College Dublin in Irlanda hanno curato come guest editor una edizione speciale della rivista Journal of Evolutionary Biology per fare il punto della situazione degli studi in questo settore. “Nel nostro articolo abbiamo affrontato grandi domande in attesa di risposte come, per esempio, se geni raggruppati in porzioni relativamente ridotte del genoma facilitino l’adattamento o se, invece, i geni che sono responsabili dell’adattamento siano localizzati in tutto il genoma senza particolari raggruppamenti”, spiega Fruciano. “Oppure se nel processo di adattamento sia più importante l’evoluzione delle sequenze di DNA che codificano proteine o, viceversa, le sequenze di DNA che regolano l’espressione genica, cioè quella parte del DNA che definisce, in ultima analisi, quanta proteina venga prodotta a partire da una certa sequenza”.
L’edizione speciale contiene l’articolo dei curatori e nove contributi di autori provenienti da una trentina tra università ed enti di ricerca di tutto il mondo. Due di questi si focalizzano sul parallelismo: l’adattamento a uno stesso ambiente di due o più popolazioni della stessa specie, per esempio, è dovuto agli stessi geni o a geni diversi? “Un articolo sui salmoni del nord-est Europa e uno su delle formiche della Guyana Francese mostrano un limitato parallelismo”, racconta il ricercatore Cnr-Irbim. “Ovvero, differenti popolazioni che si adattano ad ambienti simili, ad esempio dal punto di vista climatico, utilizzano in larga parte geni localizzati in differenti regioni del genoma. Un risultato finale analogo può quindi essere ottenuto usando geni diversi”.
Un gruppo di ricercatori indiani ha irradiato con raggi UV Escherichia coli, un batterio comune presente anche nell’intestino umano dall’alto tasso riproduttivo, di modo che sviluppassero gradualmente una resistenza ai raggi stessi e hanno verificato che i geni che mutavano erano diversi a seconda della fase dello sviluppo del batterio scelta per il trattamento. “Un gruppo canadese ha studiato l’evoluzione di alcuni coronavirus, incluso il SARS-CoV-2, osservando come il numero di posizioni (chiamate siti) in rapido cambiamento funzionale nelle sequenze genetiche, dopo il salto di specie verso l’uomo, tenda a diminuire con gli anni”, prosegue Fruciano. “Questo suggerisce che non appena colonizzata una nuova specie, i coronavirus si diversificano rapidamente in tante direzioni producendo diverse varianti, ma con il tempo la selezione naturale tende a favorire un numero più ridotto tra tutte queste “strade” esplorate dal processo evolutivo”.
Tra gli altri studi, uno ha identificato tra le varie popolazioni nella quercia da sughero, nel bacino del Mediterraneo, una leggera variazione genetica che forma un gradiente lungo la direzione est-ovest, in larga parte connessa a variazioni climatiche, in particolare di temperatura. Altri due studi sulla dafnia, piccolo e comune crostaceo d’acqua dolce, e su una specie di pesce adattata a vivere in sorgenti con presenza di acido solfidrico, si sono occupati di espressione genetica, cioè che certi geni vengano attivati, e in che misura, per produrre proteine. “Sta diventando sempre più chiaro come per adattarsi rapidamente a nuove condizioni spesso sia evolutivamente più facile cambiare quante copie di una proteina vengano prodotte, piuttosto che la sequenza della proteina stessa”, commenta il ricercatore Cnr-Irbim. “Uno studio scozzese ha identificato i metodi più performanti per individuare quali geni e regioni del genoma sono più influenzati dalla selezione naturale. Un gruppo giapponese passa invece in rassegna le conoscenze riguardo un insieme di geni chiamati opsine nei pesci non ossei, tra cui squali, razze e lamprede: ogni specie vede in maniera diversa a seconda della combinazione di opsine che possiede”, conclude Fruciano.
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Covid, 782 nuovi casi e 14 decessi in 24 ore
ROMA (ITALPRESS) – Si registra un calo dei casi di coronavirus in Italia nelle ultime 24 ore. Secondo i dati forniti dal bollettino del Ministero della Salute, i nuovi contagiati sono 782. Ciò a fronte di 138.391 tamponi processati che porta il tasso di positività allo 0,56%. Si registrano 14 nuovi decessi, mentre i guariti sono 1.336. Gli attualmente positivi flettono di 570 unità attestandosi su un numero complessivo pari a 57.162.
Per quanto riguarda i ricoveri: nei reparti ordinari ad oggi sono ricoverate 1.743 persone, rispetto ai 1.771 di ieri; 294 si trovano invece nelle terapie intensive, con 10 nuovi ingressi. In isolamento domiciliare si trovano 55.125 persone. Sul fronte delle regioni, la Lombardia è quella che registra più casi con un incremento di 119 unità, seguita dalla Sicilia con un incremento di 111 unità. La Valle d’Aosta registra 2 nuovi casi di coronavirus mentre la Provincia Autonoma di Trento e quella Bolzano ne registrano entrambe 1.
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Il cervello a riposo ottimizza le proprie prestazioni future
ROMA (ITALPRESS) – Quando siamo a riposo, ossia nel sonno o in assenza di compiti particolari, il nostro cervello produce attività spontanea che somiglia a quella registrata durante il comportamento attivo, ma il cui ruolo rimane ancora dibattuto. Una possibile descrizione di questa attività arriva da uno studio teorico pubblicato sulla rivista Trends in Cognitive Sciences a firma di Giovanni Pezzulo dell’Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Istc) di Roma, di Marco Zorzi del Dipartimento di Psicologia generale dell’Università di Padova e Irccs Ospedale San Camillo Venezia, e di Maurizio Corbetta del Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Padova, Padova Neuroscience Center (PNC) e Veneto Institute of Molecular Medicine (VIMM).
Nell’articolo “The secret life of predictive brains: what’s spontaneous activity for” i ricercatori ipotizzano, sintetizzando i risultati di molti esperimenti comportamentali, neurofisiologici, e di neuroimmagini, che il cervello si comporti in maniera simile ad una particolare classe di algoritmi computazionali. “L’attività spontanea del cervello potrebbe riflettere il funzionamento di un modello generativo – spiegano Pezzulo e Zorzi -. I modelli generativi sono molto usati in Intelligenza Artificiale per la loro capacità di generare spontaneamente, in un senso allegorico ‘immaginarè, degli stimoli come immagini o video simili a quelli che hanno appreso. Allo stesso modo il ‘modello generativò del cervello è utile per la risoluzione di compiti particolari come il riconoscimento di un volto o la pianificazione di un’azione da svegli, ma rimane attivo anche quando è a riposo. In questo stato, dunque in assenza di un preciso compito da svolgere e di forti stimoli esterni, l’attività spontanea potrebbe servire ad ottimizzarne le capacità di apprendimento e le prestazioni future del cervello”.
“Quando sogniamo l’attività spontanea genera impressioni, emozioni, comportamenti, e perfino giudizi morali che sono indistinguibili da quelli che eseguiamo da svegli – conclude Corbetta -. Il cervello è l’organo del corpo che in assoluto consuma più energia, circa il 20-25% del budget metabolico totale contro solo il 2% della massa corporea, e questo fabbisogno elevato dipende in gran parte dall’attività spontanea. In analogia con l’universo, in cui la maggioranza della massa è invisibile, l’attività spontanea cerebrale è stata definita la ‘materia oscurà del cervello ma le sue funzioni rimangono misteriose. La nostra ipotesi fornisce una nuova chiave di lettura per comprendere più a fondo queste funzioni e ci proponiamo di testarla ulteriormente attraverso nuovi esperimenti e modelli computazionali”.
Questa linea di ricerca è finanziata dai progetti ThinkAhead (European Research Council), Human Brain Project (H2020, FET Flagship), Dipartimenti di Eccellenza del MIUR ai Dipartimenti di Psicologia Generale e Neuroscienze, Fondazione CARIPARO, Fondazione BIAL, FLAG-ERA, Horizon 2020 European School of Network Neuroscience.
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Covid, 753 nuovi contagi e 56 decessi
ROMA (ITALPRESS) – Ancora un nuovo calo dei casi di coronavirus in Italia. Il numero dei nuovi contagiati, secondo il bollettino del Ministero della Salute, è pari a 753, in calo di 174 unità rispetto alle 24 ore precedenti, ciò a fronte di un numero superiore di tamponi effettuati, 192.541 e che determina un tasso di positività stabile allo 0,39%. Sostenuta crescita dei decessi, 56, 21 dei quali sono relativi a ricalcoli delle Regioni relativi al periodo marzo-maggio 2021.
Intanto sul fronte ospedaliero scendono sotto 2000 i ricoverati nei reparti ordinari; per l’esattezza sono 1.899, con un calo complessivo di 128 pazienti; riduzione che si registra anche nelle terapie intensive, dove i ricoverati sono 306, 22 in meno ma con 8 nuovi ingressi. In isolamento domiciliare vi sono 58.030 persone. Gli attualmente positivi flettono a 60.235. Per quanto riguarda le singole regioni, la regione con il maggior numero di casi oggi è la Lombardia (134), seguita da Lazio (91) e Campania (77).
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Covid, in Italia la variante Delta in crescita al 16,8%
ROMA (ITALPRESS) – E’ ancora la variante Alfa, la cosiddetta “variante inglese”, la più diffusa in Italia con una percentuale del 74,9% sul numero di casi. Tuttavia, sebbene i dati di giugno non siano ancora consolidati, dalle prime segnalazioni di sequenziamenti eseguiti, si segnala un aumento, in percentuale, dei casi di variante Kappa e Delta, la cosiddetta “indiana” e un suo sottotipo, che passano dal 4,2% nel mese di maggio, al 16,8% del mese di giugno (dati estratti al 21 del mese). Sono queste le prime segnalazioni delle ultime settimane, monitorate dal Sistema di Sorveglianza Integrata Covid-19 dell’ISS, in attesa della flash survey che fotograferà la situazione nel nostro Paese poichè garantirà la rappresentatività del campione.
“Dalla nostra sorveglianza epidemiologica – dice Anna Teresa Palamara, direttrice del Dipartimento Malattie Infettive dell’ISS – emerge un quadro in rapida evoluzione che conferma come anche nel nostro Paese, come nel resto d’Europa, la variante Delta del virus stia diventando prevalente. Con la prossima flash survey avremo una stima più precisa della prevalenza”.
Questi dati, contenuti nel terzo bollettino dell’ISS “Prevalenza e distribuzione delle varianti di SARS-CoV-2 di interesse per la sanità pubblica in Italia”, riguardano 31.158 casi di infezione da SARS-CoV-2 con genotipizzazione tramite sequenziamento (2.732 in più rispetto al precedente rapporto del 6 giugno) e indicano come in Italia, grazie alla piattaforma per la sorveglianza genomica delle varianti di SARS-CoV-2 (I-Co- Gen), sviluppata dall’ISS e attiva dalla fine di aprile, stia aumentando rapidamente la capacità di sequenziamento dei ceppi virali circolanti. Ad oggi il modulo, dedicato all’analisi e condivisione dei dati di sequenziamento del SARS-CoV-2 a livello nazionale, conta più di 5.000 sequenze.
Il report evidenzia infatti che la percentuale dei casi sequenziati sia in crescente aumento passando in maniera costante dallo 0,5% dei casi diagnosticati a gennaio, al 2,5% dei casi diagnosticati nella prima metà di giugno, secondo i dati disponibili in piattaforma.
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