ROMA (ITALPRESS) – Affrontare un tumore e le relative cure richiede un fisico forte, che purtroppo molto spesso le persone anziane non hanno. Ma presentarsi all’appuntamento dei trattamenti, sia chirurgici che di chemioterapia, con una forma fisica appropriata, ha importanti ricadute sulla buona riuscita delle terapie e riduce le complicanze. Come dimostrano i risultati di uno studio appena pubblicato su Nutrients da esperti della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS.
La ricerca è andata ad esaminare gli effetti di un protocollo nutrizionale perioperatorio (NutriCatt) sulla composizione corporea e sui risultati del trattamento (complicanze operatorie, durata della degenza e altri parametri chirurgici) in un gruppo di 302 anziani (> 75 anni) sottoposti a intervento chirurgico per tumore del colon retto tra il 2015 e il 2020. I pazienti sono stati suddivisi in base alla loro aderenza, a seconda che seguissero il procollo NutriCatt + ERAS (il 55% del totale) o ERAS standard (il 45% del totale). Quelli trattati con il protocollo NutriCatt ERAS hanno presentato una significativa riduzione delle complicanze post-operatorie (quelle gravi si sono ridotte del 10% rispetto ai pazienti sottoposti al protocollo ERAS standard); anche i tempi di degenza erano in media accorciati di un giorno.
Alla luce di questi risultati, gli autori auspicano che il protocollo NutriCatt venga raccomandato all’interno del protocollo ERAS (Enhanced Recovery After Surgery) nella chirurgia oncologica del colon retto.
“Nel 2015 presso la Fondazione Policlinico Gemelli IRCCS – spiega Maria Cristina Mele, Responsabile UOSD di Nutrizione Avanzata in Oncologia, Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS e Professore Aggregato di Scienze tecniche dietetiche applicate, Università Cattolica del Sacro Cuore, campus di Roma – è stato stabilito un percorso di accompagnamento dei pazienti con tumori del colon, per prepararli adeguatamente a sopportare un grande intervento chirurgico. La nutrizione è molto importante in questo setting di pazienti, che in genere sono avanti con gli anni (l’età media è di 70 anni). Arrivare all’intervento in una condizione nutrizionale quasi ottimale dà loro la possibilità di recuperare velocemente e di essere in condizioni tali da poter continuare le cure oncologiche. Avendo già osservato una buona risposta al trattamento con il protocollo NutriCatt, in un gruppo di pazienti non stratificati per età (il primo lavoro è stato pubblicato nel 2018), in questo nuovo lavoro siamo andati a vedere quali fossero le condizioni nutrizionali dei pazienti più avanti con l’età, valutando durata del ricovero e complicanze post-operatorie in un gruppo di pazienti over-75. I risultati dimostrano che, nei pazienti sottoposti al protocollo NutriCatt, non ci sono differenze significative nelle complicanze post-operatorie, rispetto ai più giovani”.
“I pazienti – prosegue -, vengono valutati almeno 20 giorni prima dell’intervento e forniti di idonee diete domiciliari e, se indicato, di integratori specifici o alimenti a fini medici speciali per migliorare il loro stato nutrizionale e immunitario, così da prepararli al meglio alla maratona intervento chirurgico- cure oncologiche. Così, anche gli anziani, popolazione sempre più numerosa, visto che la chirurgia si sta spingendo sempre più avanti, hanno gli stessi outcome chirurgici dei pazienti più giovani. All’interno delle procedure ERAS che vedono coinvolte varie figure professionali (dal chirurgo al fisioterapista), la nutrizione, iniziata almeno due settimane prima dell’evento chirurgico, permette di consegnare al chirurgo un paziente più efficiente dal punto di vista immunologico, meno sarcopenico, più pronto ad affrontare le cure e a riprendersi prima. In questo momento possiamo vantare dei tempi di dimissione tra i più bassi d’Italia. Possiamo mandare a casa un paziente sottoposto ad intervento di chirurgia maggiore, quale quello di resezione colica, in quarta-quinta giornata (le degenze medie post-operatorie per tumore colon retto in laparoscopia sono di 8 giorni a livello nazionale)”.
“Sono risultati importanti – sottolinea – perchè è noto che gli anziani sono più fragili e possono andare incontro con maggior frequenza ad una serie di complicanze correlate all’età e di comorbilità; gli over 80 sono a particolare rischio di sarcopenia. La malnutrizione nell’anziano con patologie oncologiche è di frequente riscontro (interessa fino all’85% dei pazienti con alcuni tipi di tumore). Questo studio dimostra che un supporto nutrizionale personalizzato, come quello del protocollo NutriCatt, può ridurre il numero di gravi complicanze post-operatorie negli anziani sottoposti a chirurgia maggiore per tumore del colon e rappresenta dunque, all’interno del programma ERAS, una valida strategia per ridurre le complicanze post-operatorie gravi in questa categoria di pazienti”.
“Non ci aspettavamo un dato così brillante sugli anziani – ammette iRoberto Persiani, Responsabile UOS di Chirurgia Oncologica Mini-invasiva, Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS e professore associato di Chirurgia Generale, Università Cattolica del Sacro Cuore, campus di Roma – anche se il razionale teorico dello studio era molto solido. Intervenire sulle persone più fragili e con molte comorbilità è un investimento importante da fare per portare al tavolo operatorio il paziente in condizioni migliori. Poter offrire ad un paziente anziano un percorso di sostegno non solo psicologico e procedurale, ma anche nutrizionale è la strada da seguire. In futuro, questo approccio diventerà sempre più diffuso e creerà un legame con altri item del protocollo ERAS; lo stato nutrizionale che riduce le complicanze, rende infatti non necessarie tutte quelle misure di sostengo che ancora oggi vengono utilizzate in molti ospedali, quali la fluido-terapia post-operatoria, gli antibiotici, l’utilizzo di sistemi di monitoraggio quali drenaggi addominali o cateteri vescicali. Sono tutte misure che vengono adottate sul paziente considerato ancora non autonomo; al contrario, partire da una condizione nutrizionale ‘di forzà, che consente al paziente di avere un recupero molto rapido, 24 ore dopo l’intervento, va ad annullare queste esigenze, più legate alla ‘tradizionè, che all’evidenza scientifica. Siamo fortunati perchè al Gemelli abbiamo tutte le competenze e i professionisti che si dedicano a questo; la vera sfida sarà portare questo approccio anche in quelle realtà, dove il nutrizionista è ancora una figura assente”.
“C’è solo da stupirsi su quanto l’adozione dei protocolli di Enhanced Recovery After Surgery (ERAS) abbia tardato – e non solo in Italia – oltre 20 anni dalla sua prima teorizzazione – commenta Domenico D’Ugo, Direttore della UOC di Chirurgia Generale della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, Professore Ordinario di Chirurgia Generale all’Università Cattolica e attuale presidente della European Society of Surgical Oncology (ESSO) -. Si tratta infatti di un concetto tanto semplice quanto denso di vantaggi economici, clinici e scientifici: affrontare un intervento di chirurgia maggiore può essere paragonato ad un atleta che deve preparare il suo fisico per una gara. La preabilitazione (allenamento) basata su criteri scientificamente solidi, l’attenzione ai fattori tecnici ed anestesiologici nel corso dell’intervento (minimizzazione del trauma), la più rapida ripresa delle funzioni fisiologiche (riabilitazione post-gara) sono i capisaldi di un protocollo vincente al quale oggi col protocollo ‘NutriCatt’ viene aggiunta una componente di immuno-nutrizione, con evidenza di risultati che mostrano promettenti implicazioni anche sul versante del miglior controllo della malattia oncologica”.
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Tumori, anziani nutriti bene hanno marcia in più per affrontare cure
A Milano un nuovo centro vaccinale del Fatebenefratelli Sacco
MILANO (ITALPRESS) – E’ stato inaugurato in via Serlio un nuovo centro vaccinale dell’ASST Fatebenefratelli Sacco, nel cuore del Municipio 4, zona storica e multietnica di Milano che conta circa 161mila abitanti. E’ caratterizzato da quattro linee vaccinali per adulti, anziani, donne in gravidanza e bambini fino ai 18 anni. “Questa nuova sede consente di stare al passo con i tempi, offrendo in maniera più funzionale un presidio importante al servizio di una zona di Milano con una popolazione rilevante – osserva la vicepresidente e assessore al Welfare di Regione Lombardia Letizia Moratti -. Una novità che di fatto va nella direzione auspicata dalla nostra riforma sanitaria regionale: ovvero una sanità territoriale sempre più vicina al cittadino e ai suoi bisogni. Il fatto che il municipio 4 abbia da oggi una struttura di questo tipo, che possa garantire più efficienza e realizzata anche con la collaborazione tra pubblico e privato, è sicuramente un valore aggiunto. E così pure il murales donato a questa nuova sede ci dà l’idea di un luogo dove anche le preoccupazioni e le paure possono trasformarsi in un sorriso”.
“La pandemia da Covid-19 ha dimostrato a tutti quanto sia importante e fondamentale il corretto ed efficiente funzionamento della rete territoriale, pertanto essere riusciti in questo periodo di emergenza sanitaria a realizzare una nuova sede territoriale rappresenta per tutti noi motivo di orgoglio e un forte segnale di ripartenza – ha dichiarato Alessandro Visconti, direttore generale ASST Fatebenefratelli Sacco -. L’iniziativa è ancora più lodevole in quanto si interviene nell’area territoriale, vale a dire vicino ai cittadini, con l’obiettivo di evitare trasferimenti nei più lontani i presidi ospedalieri. Siamo perciò molto grati a Prelios e Aertermica grazie ai quali abbiamo potuto realizzare un servizio rivolto all’utenza, dimostrando ancora una volta l’importanza della collaborazione tra imprese pubbliche e private nella realizzazione di servizi fondamentali per la salute e il benessere di tutti”.
La struttura, realizzata grazie al generoso contributo del gruppo Prelios e di Artermica, ospiterà anche il servizio di scelta e revoca, ovvero l’ufficio che formalizza tra l’altro il diritto del cittadino di fruire del sistema sanitario regionale, con sei sportelli dedicati all’utenza. Il centro vaccinale effettua ogni anno circa 40mila vaccinazioni per gli abitanti del Municipio 4 mentre, per quanto riguarda gli uffici di scelta e revoca, gli accessi complessivi assicurati alla popolazione di Milano, sia in front Office agli sportelli che online attraverso un portale dedicato, arrivano a circa 400mila.
“Sin dall’inizio della pandemia il nostro gruppo, con i suoi collaboratori, ha sentito il dovere di condividere lo sforzo della nostra comunità per arginare e sconfiggere il Covid – dice il presidente del gruppo Prelios, Fabrizio Palenzona -. Abbiamo così scelto di sostenere una struttura d’eccellenza come il Fatebenefratelli Sacco di Milano contribuendo all’acquisto di attrezzature necessarie ai sanitari dei reparti maggiormente impegnati nella lotta alla pandemia”.
“In questo momento, animati da una ragionevole speranza di normalità, ci siamo nuovamente messi al fianco del Fatebenefratelli Sacco, questa volta per la creazione di un nuovo importante centro vaccinale. Prelios, e tutti coloro che lavorano nel gruppo – aggiunge – ha inteso questa iniziativa come un piccolo gesto di affetto verso tutti i cittadini. In particolare è un segno di riconoscenza verso le donne e gli uomini di questa grande struttura ospedaliera, che sono sempre in prima linea a tutela della nostra salute con professionalità, coraggio e generosità”.
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Locatelli “Zone rosse per variante Delta? Riflessione da fare”
ROMA (ITALPRESS) – “L’Italia in questo momento è tutta bianca ma se necessario creeremo zone rosse per impedire la diffusione dei cluster di variante Delta”. Così il Coordinatore del Cts e Presidente del Consiglio Superiore di Sanità, Franco Locatelli, durante l’evento “Live in Firenze” su Sky Tg24. “Di fatto – aggiunge – siamo in linea con la media europea nel sequenziamento a cui poi seguono attività di intervento e decisioni per il contenimento in caso di particolari cluster. Tutto il paese è bianco ma guai ad abbassare la guardia”.
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La nuova frontiera della cardiochirurgia è mini-invasiva
PALERMO (ITALPRESS) – La tecnologia sta cambiando la pratica della medicina e della chirurgia, ponendo nuove sfide per i medici coinvolti nella diagnosi e nel trattamento delle malattie cardiovascolari. Massimi esperti del settore a confronto nel corso virtuale e interattivo “Management of Cardiovascular Diseases: A Look at The Present and a Glance into The Future”, una tre giorni che si chiuderà il 26 giugno all’Ismett di Palermo dedicata a operatori sanitari, ricercatori e scienziati, il cui ambito di interesse è quello delle malattie cardiovascolari. Il webinar è organizzato da UPMC Heart and Vascular Institute, tra i principali centri mondiali per l’assistenza e la cura delle patologie cardiovascolari, e Ismett, struttura al top per la cura delle insufficienze terminali d’organo. L’Istituto, nato in partnership con il Centro medico dell’Università di Pittsburgh, dal 2015 fa parte del Registro Internazionale della Society of Thoracic Surgeons (STS) e vanta una delle più basse mortalità per le procedure di cardiochirurgia.
Tra i principali argomenti trattati la patologia valvolare aortica, gli aneurismi aortici, l’insufficienza cardiaca e il trattamento delle cardiomiopatie nei pazienti adulti: il corso, inoltre, permette agli oltre 200 partecipanti tra Italia e Stati Uniti (cardiologi, cardiochirurghi, specialisti in imaging cardiovascolare, anestesisti, ricercatori cardiovascolari, bioingegneri e altre figure sanitarie coinvolte) non solo di trascorrere tre giornate con professionisti internazionali nel campo delle malattie cardiovascolari ma anche di poter intraprendere con loro un confronto diretto e uno scambio di informazioni e opinioni.
Nel dibattito, in cui si alternano 30 esponenti della cardiologia nazionale e internazionale come relatori, grande spazio alla cardiochirurgia mini-invasiva, considerata oggi una delle frontiere delle chirurgia in tutto il mondo. Il suo utilizzo, infatti, consente di approcciare pazienti sempre più complessi riducendo i tempi di durata dell’intervento e di ospedalizzazione del paziente. Nel corso del webinar evidenziati i progressi in campo chirurgico, l’outcome dei pazienti sottoposti a tecniche mini-invasive e le nuove sfide.
“L’evoluzione tecnologica sta rivoluzionando il trattamento delle malattie cardiovascolari – dice all’Italpress Michele Pilato, direttore Dipartimento cardiotoracico di Ismett -. Abbiamo la possibilità di evitare il taglio chirurgico tradizionale e trattare in alcuni sottogruppi di pazienti le patologie del cuore con un semplice catetere che viene posizionato all’interno del sistema vasale attraverso le arterie o le vene dell’inguine. E’ un momento di grossa innovazione che coinvolge non solo l’aspetto procedurale e interventistico, ma anche l’aspetto di imaging diagnostico”. “Le tecnologie che abbiamo a disposizione per fare la diagnosi della malattia sono molto avanzate e in grado di darci dei dettagli molto peculiari e precisi sul tipo di patologia in modo da metterci in condizione poi di prendere la migliore decisione sulla strategia da adottare sul paziente”, aggiunge Pilato.
Nell’Istituto palermitano esperti a confronto anche sulle tecniche di cardiologia interventistica, ambito in cui l’innovazione tecnologica ha portato a una vera e propria rivoluzione e a un conseguente cambio dell’approccio diagnostico. Nel dibattito anche focus specifici sulla patologia valvolare aortica e il trattamento della stenosi aortica fino all’utilizzo di procedure innovative e ormai consolidate come la TAVI e il loro uso.
Francesco Clemenza, cardiologo Ismett e tra gli organizzatori, sottolinea all’Italpress come il meeting abbia l’obiettivo di “affrontare i temi di cui si occupa l’Ismett in collaborazione con l’Università di Pittsbourgh sia in ambito cardiochirurgico, e in particolare per le patologie della valvola aortica, e per quanto riguarda l’insufficienza cardiaca. Questo significa affrontare una serie di argomenti che hanno a che fare con procedure cardiochirurgiche estremamente avanzate. La tendenza oggi è affrontarle riducendo l’invasività”.
“Tutto ciò – conclude Clemenza – richiede una grossa esperienza, una grossa casistica e concettualmente di cambiare l’approccio convenzionale a queste procedure. Se parliamo di insufficienza cardiaca, significa affrontare gli avanzamenti in termini di terapia farmacologica e di device, in sostanza il campo delle assistenze meccaniche ventricolari e del trapianto cardiaco”.
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Covid, 175 mila contagi sul lavoro dall’inizio della pandemia
ROMA (ITALPRESS) – Rispetto alle 171.804 denunce rilevate dal monitoraggio precedente del 30 aprile 2021, i casi in più sono 3.519 (+2,0%), di cui 757 riferiti a maggio, 960 ad aprile, 541 a marzo, 249 a febbraio e 273 a gennaio di quest’anno, 201 a dicembre, 297 a novembre e 183 a ottobre 2020, mentre i restanti 58 casi sono riconducibili agli altri mesi dell’anno scorso. Il consolidamento dei dati permette, infatti, di acquisire informazioni non disponibili nelle rilevazioni precedenti. E’ quanto emerge dal 17esimo report nazionale sui contagi sul lavoro da Covid-19, elaborato dalla Consulenza statistico attuariale dell’Inail. Dall’inizio della pandemia alla data dello scorso 31 maggio, le denunce di infortunio sul lavoro da Covid-19 segnalate all’Istituto sono 175.323, pari a quasi un quarto del totale delle denunce di infortunio pervenute da gennaio 2020 e al 4,2% del totale dei contagiati nazionali comunicati dall’Istituto superiore di sanità (Iss) alla stessa data.
Il nuovo report conferma che la “seconda ondata” di contagi, che in ambito lavorativo può essere circoscritta al periodo ottobre 2020-gennaio 2021, con il 59,6% delle infezioni denunciate ha avuto un impatto più intenso rispetto alla “prima ondata” del periodo marzo-maggio 2020 (29,0%). Nel quadrimestre febbraio-maggio 2021 al momento si registra invece l’8,4% delle denunce da inizio pandemia. Lo scorso novembre, in particolare, con 40.029 denunce è il mese col maggior numero di infezioni di origine professionale, e precede marzo 2020, che con 28.600 casi è al secondo posto per numero di contagi denunciati.
La “prima ondata” della pandemia ha avuto invece un impatto maggiore della seconda per i decessi: il 55,0% dei casi mortali, infatti, è stato denunciato all’Inail nel trimestre marzo-maggio 2020 (il 30,2% nel solo mese di aprile) contro il 29,6% del trimestre novembre 2020-gennaio 2021, percentuale che sale al 41,5% se si considera il periodo novembre 2020-maggio 2021. Le morti da Covid-19 segnalate all’Istituto alla fine dello scorso mese sono 639, circa un terzo del totale dei decessi sul lavoro segnalati all’Istituto dal gennaio 2020, con un’incidenza dello 0,5% rispetto al totale dei deceduti nazionali da nuovo Coronavirus registrati dall’Iss alla stessa data.
Rispetto ai 600 casi rilevati dal monitoraggio del mese precedente, i casi mortali sono 39 in più, di cui otto a maggio, 11 ad aprile, cinque a marzo, due a febbraio e due a gennaio 2021, quattro a dicembre e tre a novembre dello scorso anno, mentre i restanti quattro decessi sono riconducibili ai mesi precedenti.
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Covid, 927 nuovi casi e 28 decessi in 24 ore
ROMA (ITALPRESS) – Lieve calo dei casi di coronavirus in Italia. Il numero dei nuovi contagiati, secondo il bollettino del Ministero della Salute, è pari a 927, con un calo di 24 unità rispetto alle 24 ore precedenti ma ciò con un numero inferiore di tamponi effettuati, 188.191 e che determina un tasso di positività stabile allo 0,49%. Lieve flessione pure per i decessi, 28 (-2). I guariti nelle ultime 24 ore sono 6.566, in flessione gli attualmente positivi di 6.310 con un numero totale che si attesta su 62.309.
Il trend per quanto riguarda la pressione sugli ospedali è sempre in calo. Nei reparti ordinari sono presenti 2.027 pazienti, 113 in meno rispetto al numero rilevato ieri; pure nelle terapie intensive si verifica una riduzione, con 328 degenti pari ad un saldo complessivo, nel rapporto ingressi/uscite, in negativo di 16 ma con 12 nuovi ingressi. In isolamento domiciliare vi sono 59.954 persone. Per quanto riguarda le singole regioni, la regione con il maggior numero di casi oggi è la Lombardia (155), seguita da Sicilia (119) e Campania (112). Al contrario in Molise e Valle d’Aosta si registrano rispettivamente 6 e 2 casi.
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Integratori alimentari, cresce l’export italiano
ROMA (ITALPRESS) – Uno Studio della Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo sul settore degli integratori alimentari evidenzia come il mercato sia in forte crescita a livello mondiale: gli scambi internazionali sono più che raddoppiati rispetto al decennio precedente e l’Italia ha acquisito una crescente specializzazione nel settore, scalando la classifica internazionale dei principali esportatori posizionandosi nel 2019 all’ottavo posto con 1,25 miliardi di euro di export, per una quota di mercato pari al 3,1% e un saldo commerciale ampiamente positivo (625 milioni).
Il settore ha mostrato una buona resilienza durante la pandemia: l’export italiano ha contenuto le perdite al 4,2% nel 2020 (vs -9,7% del totale economia), ma soprattutto ha mostrato un rimbalzo nel primo trimestre 2021, registrando un aumento dell’8,6%, al di sopra anche dei livelli registrati a inizio 2019 e meglio dei competitor francesi e tedeschi.
Dietro a questi successi, vi è un nucleo di imprese altamente competitive, come dimostra il campione analizzato di 148 imprese, individuate da Federsalus e con più del 40% del fatturato riconducibile a integratori alimentari. Si tratta di imprese di gran lunga più dinamiche rispetto al resto dell’economia italiana e con livelli di marginalità di eccellenza. Questi risultati si spiegano con l’elevata propensione a investire in leve immateriali (innovazione in primis) e a valorizzare il capitale umano, oltrechè con la presenza di filiere di fornitura ben radicate nel territorio.
Attraverso un’analisi originale dei pagamenti effettuati dalle imprese del settore è stato possibile ricostruire la filiera di fornitura e le caratteristiche delle relazioni che si instaurano tra le imprese specializzate in integratori alimentari e i loro fornitori. Emerge nettamente il ruolo di alcuni territori nella fornitura del settore: primo fra tutti la Lombardia che concentra circa la metà delle vendite a favore delle imprese di integratori alimentari e mostra rapporti commerciali ravvicinati (68 Km la distanza media).
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Scopre con controlli post Covid raro tumore cardiaco, salvato
MILANO (ITALPRESS) – Filippo, 38 anni, piemontese, lo scorso novembre si ammala di Covid-19. Supera bene l’infezione ma una TAC polmonare di controllo, a febbraio 2021, evidenzia una dilatazione dell’aorta e una massa di 2,5 centimetri all’interno del ventricolo sinistro. I medici lo sottopongono a tre mesi di terapia anticoagulante, sotto stretta osservazione, pensando a una complicanza trombotica del Covid-19, ma la massa non regredisce con i farmaci. Ulteriori indagini ecocardiografiche identificano allora un raro tumore cardiaco, un mixoma del ventricolo sinistro, di cui sono descritti pochi casi al mondo. La massa gelatinosa, attaccata all’apice del ventricolo sinistro con un piccolo peduncolo, si muove all’interno del ventricolo e – sebbene si tratti di un tumore benigno dal punto di vista istologico – espone il paziente a un serio rischio di embolia: il mixoma potrebbe staccarsi o parcellizzarsi ed entrare direttamente in circolo provocando gravi embolie cerebrali o occludendo arterie importanti.
Una volta riconosciuto il tumore, il paziente è stato indirizzato all’IRCCS Policlinico San Donato, centro di riferimento internazionale per lo studio e l’insegnamento delle tecniche cardiochirurgiche sul ventricolo sinistro, grazie al lavoro pionieristico in questo campo di Lorenzo Menicanti, oggi direttore scientifico.
Ad accogliere e operare Filippo, con i medici Filippo Amoroso e Annalisa Francescato, è Marco Diena, responsabile della Cardiochirurgia mininvasiva ed endoscopica che spiega: “Abbiamo valutato il caso di Filippo grazie a un ‘cardioteam’ ovvero mettendolo al centro di una squadra multidisciplinare di cardiologi, cardiochirurghi ed esperti di imaging e il responso unanime è stato che dovevamo intervenire al più presto: il tumore attaccato ad un esile peduncolo si muoveva ad ogni contrazione del cuore, ovvero circa 100.000 volte al giorno. In letteratura sono descritti al mondo pochissimi casi di mixoma del ventricolo sinistro, con danni neurologici in quelli non diagnosticati in tempo, e quasi tutti operati in sternotomia, cioè con tecnica tradizionale. Risulta solo un caso operato con la chirurgia robotica negli USA e uno in minitoracotomia in Germania”.
“Quello di Filippo – aggiunge – è quindi l’unico caso operato tramite una tecnica mininvasiva endoscopica in 3D: grazie a un’incisione nel torace di pochi centimetri e grazie all’uso di telecamere endoscopiche ad alta risoluzione 3D, abbiamo la possibilità di vedere l’interno del torace e delle cavità cardiache con la massima precisione. Attraverso l’uso degli occhiali di polarizzazione 3D, il chirurgo visualizza sullo schermo un’immagine ingrandita otto volte, ricca di dettagli e di colori reali, e percepisce perfettamente il senso della profondità. Questo ci ha consentito, in circolazione extra corporea e quindi a cuore fermo per pochi minuti, di recidere il peduncolo che teneva il tumore in sede e di rimuoverlo senza frantumarlo. Questa tecnica, in mani esperte, garantisce interventi più veloci e un tempo ridotto di circolazione extracorporea”.
Filippo infatti, operato l’8 giugno, dopo due giorni passeggiava già in reparto e in una settimana era a casa. Non dovrà fare ulteriori terapie.
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