ROMA (ITALPRESS) – Calo dei casi Covid in Italia nelle ultime 24 ore. Il dato contenuto nel bollettino del Ministero della Salute indica 5.218 nuovi positivi, in discesa rispetto ai 5.741 della giornata precedente, questo nonostante la crescita dei tamponi processati, 269.744 e che determina un tasso di positività che torna sotto il 2%, esattamente all’1,93%. Tornano però a crescere i decessi, 218 (+54). I guariti sono 12.695 mentre gli attualmente positivi vedono un calo complessivo di 7.698 unità attestandosi su un totale di 291.788.
Sul fronte dei ricoveri, il numero dei pazienti nei reparti ordinari scende sotto la soglia dei 10 mila. Per l’esattezza sono 9.925 (-458). Una discesa che si registra pure nelle terapie intensive, con 75 pazienti in meno pari a 1.469 e 51 nuovi ingressi. In isolamento domiciliare vi sono 280.394 persone. La regione con il maggior numero di casi è la Lombardia (847), seguita da Sicilia (493) e Lazio (471).
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Covid, 5.218 nuovi casi e 218 decessi in 24 ore
Dl Sostegni bis, Egualia “Serve anche politica industriale lungimirante”
ROMA (ITALPRESS) – «Guardiamo con favore e interesse al Dl Sostegnio Bis varato dal Governo Draghi, perchè mostra segnali d’attenzione all’industria del farmaco. Tuttavia non possiamo non manifestare preoccupazione come comparto dell’off patent che ha pronti investimenti e progetti per impianti produttivi destinati ai farmaci essenziali – al vaglio del Mise – di cui l’Italia ha scarse fonti di approvvigionamento». Enrique Hausermann, presidente di Egualia, commenta così il contenuto del decreto che istituisce tra l’altro il “Fondo ricerca per l’Italia” e introduce un credito d’imposta per le attività di R&S su farmaci innovativi, inclusi i vaccini, a fronte di cessioni di licenze non esclusive.
«Bene l’attenzione alla ricerca – prosegue Hausermann – ma serve subito una politica industriale lungimirante, non solo sostegni, per non sprecare la lezione che stiamo vivendo con il Covid. Vediamo invece – conclude – che allo stato attuale mancano misure espressamente dedicate al segmento che durante la pandemia ha garantito continuità grazie al network internazionale».
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Draghi “Italia favorevole a sospendere i brevetti sui vaccini”
ROMA (ITALPRESS) – “Purtroppo in molte aree del mondo, la pandemia non accenna a diminuire. Le differenze nei tassi di vaccinazione sono sconvolgenti. Sono state somministrate quasi 1,5 miliardi di dosi di vaccini, in oltre 180 paesi in tutto il mondo. Solo lo 0,3% di queste si trova in paesi a basso reddito, mentre i paesi più ricchi ne hanno somministrate quasi l’85%”. Lo ha detto il presidente del Consiglio, Mario Draghi, nel suo intervento di apertura al Global Health Summit.
“Queste disparità non sono solo inaccettabili. Sono anche una minaccia – ha proseguito Draghi -. Finchè il virus continua a circolare liberamente in tutto il mondo, può mutare pericolosamente e compromettere persino la campagna di vaccinazione di maggior successo. Dobbiamo assicurarci che i vaccini siano più disponibili per i paesi più poveri.
E’ essenziale consentire la libera circolazione di materie prime e vaccini oltre i confini. L’UE ha esportato circa 200 milioni di dosi di vaccini Covid-19 in 90 paesi, circa la metà della sua produzione totale. Tutti gli stati devono fare lo stesso. Dobbiamo revocare i divieti generalizzati di esportazione, soprattutto nei paesi più poveri. Purtroppo, molti paesi non possono permettersi di pagare questi vaccini. Questo è il motivo per cui iniziative come ACT Accelerator sono così importanti.
Finora l’Italia ha donato 86 milioni di euro a COVAX e altri 30 milioni a progetti multilaterali collegati”.
“Oggi sono molto lieto di annunciare che, questa settimana, intendiamo aumentare in modo significativo questo contributo e incrementarlo almeno di 300 milioni di euro. Dobbiamo anche aiutare i paesi a basso reddito, compresa l’Africa, a produrre i propri vaccini – ha sottolineato il premier -. Probabilmente avremo bisogno di più cicli di vaccinazione in futuro, e aumentare la produzione è essenziale. Una proposta è quella di introdurre una sospensione dei brevetti sui vaccini Covid-19.
L’Italia è aperta a questa idea, in modo mirato, limitato nel tempo e che non metta a repentaglio l’incentivo ad innovare per le aziende farmaceutiche. Ma questa proposta non garantisce che i paesi a basso reddito siano effettivamente in grado di produrre i propri vaccini. Dobbiamo sostenerli finanziariamente e con competenze specializzate. L’Italia accoglie con favore l’iniziativa della Commissione Europea volta a produrre vaccini e prodotti sanitari nei paesi a basso e medio reddito. Vogliamo coinvolgere le nostre aziende farmaceutiche e i nostri centri di ricerca per sostenere la produzione, in particolare in Africa.
E lo faremo insieme ad altri paesi partner, tra cui Francia e Germania”.
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Effetto vaccini, in calo i contagi Covid sul lavoro nella sanità
ROMA (ITALPRESS) – Le infezioni da Covid-19 di origine professionale denunciate dall’inizio della pandemia alla data dello scorso 30 aprile sono 171.804, pari a circa un quarto del totale delle denunce di infortunio sul lavoro pervenute all’Inail dal gennaio 2020 e al 4,3% del complesso dei contagiati nazionali comunicati dall’Istituto superiore di sanità (Iss) alla stessa data. Rispetto alle 165.528 denunce registrate dal monitoraggio mensile precedente, i casi in più sono 6.276 (+3,8%), di cui 2.199 riferiti ad aprile, 1.642 a marzo, 501 a febbraio e 581 a gennaio di quest’anno, 499 a dicembre, 451 a novembre e 297 a ottobre, mentre i restanti 106 sono riconducibili agli altri mesi del 2020. Il consolidamento dei dati permette, infatti, di acquisire informazioni non disponibili nelle rilevazioni precedenti. Come emerge dal 16esimo report nazionale elaborato dalla Consulenza statistico attuariale Inail, pubblicato oggi insieme alla versione aggiornata delle schede di approfondimento regionali, a partire dallo scorso mese di febbraio sembra delinearsi un’inversione di tendenza rispetto al trend osservato nelle fasi precedenti della pandemia. Se la sanità e assistenza sociale negli ultimi tre mesi scende sotto la soglia del 55% dei casi codificati riposizionandosi sugli stessi livelli dell’estate 2020, grazie probabilmente all’efficacia delle vaccinazioni che hanno coinvolto in via prioritaria il personale sanitario, altri settori produttivi registrano incidenze di contagi professionali in crescita (pur rilevando, rispetto alla seconda ondata, un calo in termini di valori assoluti seppure meno intenso rispetto alla sanità).
E’ il caso, in particolare, dei trasporti, dei servizi di alloggio e ristorazione, del commercio e dei servizi di informazione e comunicazione, che tra febbraio e aprile di quest’anno raccolgono complessivamente circa il 25% delle infezioni di origine professionale, contro il 6% della prima ondata, il 18% del periodo estivo e l’8% della seconda ondata.
Questo trend è confermato dall’analisi per professione dell’infortunato. L’incidenza sul totale dei contagi della categoria dei tecnici della salute (prevalentemente infermieri) è passata, infatti, dal 39,1% del primo periodo di lockdown, fino a maggio 2020 compreso, al 23,3% del successivo quadrimestre giugno-settembre, per poi ritornare al 39,3% nel periodo ottobre 2020-gennaio 2021 e scendere tra febbraio e aprile di quest’anno al 26,0%. Analogo l’andamento delle infezioni dei medici, scese dal 10,1% della prima fase della pandemia al 5,5% di quella “post lockdown”, per poi registrare l’8,6% nella seconda ondata dei contagi e passare al 4,7% nell’ultimo trimestre analizzato.
Con la progressiva ripresa delle attività, altre professioni hanno visto invece aumentare l’incidenza dei casi di contagio tra le prime due fasi, registrato una riduzione nella terza e di nuovo una risalita nella quarta. Gli esercenti e addetti nelle attività di ristorazione, per esempio, sono passati dallo 0,6% del primo periodo al 3,7% di giugno-settembre, per poi scendere allo 0,7% tra ottobre e gennaio e risalire all’1,3% nel trimestre febbraio-aprile 2021. L’incremento in termini di incidenza sul totale dei contagi osservato per alcune categorie nell’ultimo trimestre, come gli impiegati addetti alla segreteria e agli affari generali (passati dal 3,5% al 4,5%, poi al 4,3% e all’8,7%) o i professori della scuola primaria (dallo 0,03% allo 0,5%, poi allo 0,8% e al 2,7%), è dovuto alla consistente diminuzione che ha caratterizzato le professioni della sanità, sia in valore assoluto che relativo.
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Covid, gli scienziati al G20 “Serve accesso universale alle risorse”
ROMA (ITALPRESS) – “Nessun Paese sarà al sicuro fino a quando tutti i Paesi non lo saranno”. E’ questo il messaggio principale del panel di 26 scienziati istituito dalla presidente della Commissione Ue Ursula Von der Leyen e dal premier italiano Mario Draghi in qualità di presidente del G20, in vista del Global Health Summit di oggi, contenuto nel rapporto finale pubblicato sul sito della Commissione Europea.
Gli esperti del Global Health Summit Scientific Expert Panel, co presieduto da Peter Piot, ‘special adviser’ della presidente Von der Leyen e dal presidente dell’Iss Silvio Brusaferro, hanno elaborato un vero e proprio decalogo sulla base delle evidenze disponibili con le azioni necessarie non solo a mettere fine alla pandemia, ma anche ad assicurare una migliore preparazione in vista delle future minacce pandemiche.
“Abbiamo tracciato una mappa per il futuro identificando le aree prioritarie per una azione immediata – scrivono gli scienziati, provenienti da tutto il mondo -: accesso globale equo alle forniture mediche e agli strumenti necessari ad affrontare il Covid-19 e le altre minacce alla salute, ricerca e innovazione, coinvolgimento dei gruppi di ricerca nei paesi a medio e a basso reddito, sorveglianza integrata delle malattie e condivisione dei dati, ascolto delle indicazioni scientifiche, rafforzamento del personale e dei sistemi sanitari, capacità produttive regionali, fiducia pubblica, governance ben coordinata e salute sostenibile”.
Il rapporto ha cercato di delineare anche il futuro dell’epidemia attuale, sottolineando la necessità di un accesso globale alle risorse per poterla controllare. “La probabile traiettoria per il Sars-Cov-2 è di diventare endemica con dei focolai stagionali a causa della diminuzione dell’immunità naturale, della copertura globale insufficiente dei vaccini e/o dell’emergere di nuove varianti che non sono controllate dai vaccini attuali. Nuove ondate epidemiche sono possibili soprattutto nei paesi con una bassa copertura vaccinale. Un’equità globale nell’accesso, così come una accettazione diffusa e una somministrazione efficiente, è sia un imperativo morale che un’esigenza critica per il controllo della pandemia”.
Il mondo, sottolinea il panel, sta entrando in una ‘age of pandemics’. “Gli sforzi di oggi per affrontare il Covid-19 dovrebbero includere investimenti e misure di risposta che abbiano il maggior potenziale possibile per un miglioramento sostenibile della prevenzione, inclusi gli investimenti in risorse umane e nella loro formazione, della preparedness e della risposta alle minacce globali per la salute”.
“Per ridurre il rischio di future pandemie dobbiamo anche affrontare il legame tra crisi sanitarie, povertà, disuguaglianze strutturali e degrado ambientale – ha affermato Silvio Brusaferro, presidente dell’Iss, durante il summit -. La frequenza e la natura delle prossime pandemie dipendono fortemente dalla nostra capacità di adottare stili di vita sostenibili, dall’implementazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile e dall’approccio ‘One Health’. Occorre agire ora per porre fine all’epidemia, investimenti di oggi costruiranno le basi per una preparedness e una risposta adeguata domani”.
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Covid, 20 mila farmacisti pronti a vaccinare
ROMA (ITALPRESS) – “A pochi giorni dall’approvazione definitiva del Dl Sostegni, che sancisce la partecipazione di farmacisti e farmacie di comunità alla campagna vaccinale contro il nuovo coronavirus, i dati dimostrano che la professione ha risposto con grandissimo slancio alla chiamata del Paese”. Lo dice il presidente della Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani, Andrea Mandelli.
“In base ai rilievi condotti due giorni fa sono poco meno di 20.000 colleghi hanno completato i corsi abilitanti dell’Istituto Superiore di Sanità e altri 3.000 li concluderanno a breve – aggiunge -. Le farmacie private convenzionate che parteciperanno al Piano Vaccinale sono 10.518 su 17.617, cui si aggiungono 1.000 farmacie comunali su 2.000. Sono dati che testimoniano la nascita di una vera rete di prossimità dei siti vaccinali, che permetterà di raggiungere agevolmente la popolazione attiva, come sta avvenendo in paesi come la Francia, dove le farmacie hanno erogato in poco più di un mese quasi 1,2 milioni di vaccinazioni contro il SARS-CoV-2”.
Per la Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani la partecipazione della professione a questa campagna vaccinale non è soltanto un passaggio fondamentale per accelerare l’uscita dall’emergenza pandemica, ma pone le basi per una nuova politica della prevenzione, che si avvalga della presenza capillare e della professionalità dei farmacisti di comunità. In questo modo si potrà affrontare più agevolmente la necessità di ripetere in futuro l’immunizzazione contro il nuovo coronavirus, così come si potrà ampliare la copertura degli italiani contro l’influenza o l’infezione da pneumococco: in Inghilterra durante la campagna 2020-2021 i farmacisti hanno vaccinato il 50% in più di persone rispetto alla campagna precedente. “La Federazione è orgogliosa della risposta dei farmacisti italiani, e continuerà a supportare il loro impegno”, aggiunge Andrea Mandelli.
“In queste ore stiamo pubblicando in formato elettronico il vademecum per i farmacisti “SARS-CoV-2: La vaccinazione in farmacia”, realizzato in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità. Uno strumento che verrà costantemente aggiornato in base alle nuove conoscenze e alle nuove indicazioni per accompagnare i professionisti in questo fondamentale compito al servizio del Paese. Abbiamo chiesto di poter fare la nostra parte anche su questo fronte e ora siamo pronti a cominciare”, conclude Mandelli.
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Anticorpi monoclonali per il Covid, Aifa finanzierà 4 studi clinici
ROMA (ITALPRESS) – Nell’ambito dell’emergenza epidemiologica da Coronavirus, l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), attraverso uno specifico bando, ha promosso il finanziamento di alcuni studi per acquisire nuove evidenze sull’efficacia degli anticorpi monoclonali nella cura dei pazienti affetti da COVID-19 in fase precoce di malattia, non ospedalizzati e che presentino o meno fattori di rischio che possano aggravare la prognosi.
“AIFA – osserva il Direttore Generale, Nicola Magrini – si è impegnata a dedicare una quota di fondi di ricerca per favorire studi clinici indipendenti utili a comprendere meglio il ruolo terapeutico di questa famiglia di farmaci e a promuovere valutazioni di efficacia comparativa tra i diversi monoclonali. Il numero elevato di proposte di studi clinici ricevuti testimonia la vitalità delle piattaforme di ricerca collaborativa in Italia”.
Il bando di ricerca, che si è chiuso il 15 febbraio scorso, ha visto la presentazione di 14 protocolli di ricerca che, dopo una iniziale valutazione di rispondenza ai requisiti, sono stati, unanimemente, ammessi tutti alle successive fasi di valutazione.
Ai fini del finanziamento sono stati privilegiati i progetti che si sono distinti per la fattibilità e la concreta operatività e quindi per la potenzialità di trasferimento dei risultati nella pratica clinica reale in un’ottica strategica per il Servizio Sanitario Nazionale.
I 4 protocolli di ricerca vincitori del Bando accederanno a un finanziamento promosso da AIFA per un importo superiore ai 2 milioni di euro. L’esito della valutazione e il finanziamento degli studi sono stati approvati dal CdA di AIFA.
“I progetti selezionati per il finanziamento si connotano per elevato valore scientifico e hanno il potenziale per poter utilmente contribuire a definire in modo compiuto il ruolo della terapia con anticorpi monoclonali nel prevenire la progressione verso le forme più gravi di COVID-19. Credo che vada sottolineata come elemento qualificante per il Paese questa iniziativa promossa da AIFA, coerente con un approccio rigoroso di ricerca clinica relativamente a questa opzione terapeutica”, afferma il Presidente della Commissione che ha valutato i progetti, Franco Locatelli.
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Riabilitazione post-ictus, nuovo approccio tra robotica e serotonina
ROMA (ITALPRESS) – Dalla pluriennale collaborazione tra l’Istituto di neuroscienze dell’Area della ricerca di Pisa del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-In), l’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna e il Dipartimento di Biologia dell’Università di Pisa, nasce un nuovo studio traslazionale che punta a trasferire i risultati provenienti dalla ricerca di base alla pratica clinica e getta nuove basi per la terapia riabilitativa in seguito a ictus. Lo studio, pubblicato sulla rivista Progress in Neurobiology, ha testato l’efficacia di un approccio combinato tra riabilitazione robotica e modulazione della serotonina (il cosiddetto ormone della felicità) su un modello di ischemia cerebrale in corteccia motoria.
“Grazie alla collaborazione con Massimo Pasqualetti dell’Università di Pisa, abbiamo potuto utilizzare un modello transgenico che consente di attivare selettivamente le cellule cerebrali che producono serotonina somministrando un farmaco attraverso un’iniezione”, spiega Sara Conti, prima autrice e, al tempo dello studio, dottoranda dell’Istituto di BioRobotica della Scuola Sant’Anna nell’area di ricerca coordinata da Silvestro Micera. “L’attivazione della serotonina aumenta la plasticità cerebrale nelle aree adiacenti alla lesione ischemica, rendendole più recettive al rimodellamento delle connessioni che viene guidato dalla riabilitazione”.
Grazie a questo connubio tra aumento della plasticità cerebrale ed esercizio fisico riabilitativo, gli autori hanno ottenuto un recupero funzionale delle capacità motorie, misurato non solo mediante test comportamentali ma anche utilizzando parametri di cinetica e cinematica del movimento. Attraverso questi test è stato possibile dimostrare che il movimento non solo migliora ma torna ad essere comparabile alle performance precedenti la lesione ischemica.
Ma la ricerca è andata anche oltre: “Per rendere lo studio veramente traslazionale e facilmente adattabile alla pratica clinica, abbiamo replicato i risultati ottenuti con il modello transgenico usando un farmaco già approvato per l’uso sull’uomo, il Buspirone”, afferma Matteo Caleo di Cnr-In. “Questo farmaco agisce aumentando l’efficacia della serotonina mediante il legame con il recettore specifico (5HT1A) ed ha un effetto più mirato rispetto ai comuni farmaci, per esempio gli SSRI. Ciò ne diminuisce gli effetti collaterali e aspecifici”, conclude Caleo.
La combinazione tra Buspirone e riabilitazione robotica ha replicato i risultati ottenuti con il modello transgenico, rendendo questa strategia terapeutica più facilmente applicabile alla pratica clinica. Proprio per questo motivo lo studio non si fermerà qui: gli autori stanno infatti testando metodi sempre meno invasivi e più mirati da associare a protocolli riabilitativi personalizzati per massimizzare il recupero motorio in seguito a lesione ischemica.
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