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Covid, 5.741 nuovi casi e 164 decessi in 24 ore

ROMA (ITALPRESS) – Lieve incremento dei casi di coronavirus in Italia nelle ultime 24 ore. Il bollettino del Ministero della Salute indica in 5.741 i nuovi positivi rispetto ai 5.506 del 19 maggio, ciò però a fronte di un numero inferiore dei tamponi processati, 251.037, che fa aumentare lievemente il tasso di positività al 2,19%. Leggero incremento pure per i decessi, 164 (+15).
I guariti sono 12.816, mentre gli attuali positivi calano di 7.244 con un numero complessivo che scende a 299.486. Si consolida il calo dei ricoverati nei reparti ordinari, con 10.383 degenti che equivale ad una flessione pari a 635 pazienti. La discesa si consolida pure nelle terapie intensive, con 1.544 ricoverati (-99) con 69 nuovi ingressi. In isolamento domiciliare vi sono 287.559 persone. La regione con il maggior numero di casi è la Lombardia (1.003) e che torna sopra quota 1000, seguita da Campania (649) e Lazio (558).
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Il Pascale apre nuovi percorsi di formazione sul campo per biologi

NAPOLI (ITALPRESS) – Inizia a giugno la collaborazione Enpab, cassa di previdenza dei biologi, e il Pascale di Napoli. Una collaborazione che porterà nel polo oncologico i primi quattro biologi da formare sotto la responsabilità di un tutor e che affiancheranno il servizio di dietologia e nutrizione artificiale nella valutazione dei pazienti ricoverati. Il Tutor, professionista iscritto alla Cassa e selezionato dal Pascale, dovrà essere dotato delle competenze tecniche e delle abilitazioni professionali necessarie allo svolgimento del ruolo.
L’Enpab riconoscerà a tutti i partecipanti i crediti ecm, la copertura assicurativa e i rimborsi spese.
Nel progetto saranno coinvolti sei Dipartimenti: Uro-Ginecologico, Addominale, Polmonare, Melanoma, Testa collo, Dipartimento dei Servizi Sanitari Strategici.
La formazione professionale avrà lo scopo di fare acquisire al biologo le competenze in oncologia e nutrizione oncologica. Il progetto prevede una parte teorica e una parte pratica. I biologi riceveranno lezioni frontali dai dipendenti del Pascale (dirigenti medici o sanitari: farmacisti, nutrizionisti, oncologi, chirurghi etc.) e dal tutor. L’attività formativa avrà durata di sei mesi.
“L’Enpab – dice il presidente dell’Ente, Tiziana Stallone – già da tempo promuove interventi di welfare in favore dei propri iscritti, realizzando quei compiti legittimati dalla previsione normativa, consapevole dell’importanza della funzione istituzionale prioritaria di assistere il professionista Biologo iscritto all’Ente, in considerazione dei riflessi previdenziale positivi connessi ad iniziative a sostegno e promozione della libera professione”. Per il direttore sanitario del Pascale, Leonardo Miscio, “il controllo della nutrizione in campo oncologico è fondamentale e aiuta a migliorare la prognosi dei pazienti”.
Il direttore generale dell’Irccs partenopeo, Attilio Bianchi ringrazia il presidente dell’Enpab “per aver individuato il nostro Istituto quale sede di questo innovativo progetto di formazione sul campo. La condivisione dei saperi e delle conoscenze è alla base della nostra filosofia gestionale”.
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Mal di schiena cronico, al via trapianto italiano di cellule staminali

ROMA (ITALPRESS) – Curare il mal di schiena cronico con la medicina rigenerativa personalizzata è finalmente possibile: dopo anni di ricerche, l’equipe guidata dal professore Vincenzo Denaro, con Gianluca Vadalà e Fabrizio Russo, ha eseguito al Policlinico Universitario Campus Bio-Medico i primi trapianti italiani di cellule staminali autologhe, ovvero provenienti dallo stesso paziente.
Gli interventi hanno dato il via alla fase clinica della sperimentazione nell’ambito del progetto ACTIVE finanziato dal Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale (Dimeila) dell’Inail, che prevede complessivamente il reclutamento di 52 pazienti in età lavorativa, dai 18 ai 65 anni, con patologie dei dischi intervertebrali, gli ammortizzatori posti fra le vertebre capaci di supportare tutti i carichi, prevalentemente lavorativi e sportivi.
Il mal di schiena è una patologia che colpisce il 97% della popolazione: secondo il Global Pain Index si stima che in Italia sei persone su 10 ne soffrano ogni settimana, a casa come sul posto di lavoro. Alla base delle più comuni malattie che interessano la colonna vertebrale (lombalgia, sciatalgia, ernie discali scivolamento vertebrale, deformità) c’è un iniziale danneggiamento del disco intervertebrale visibile precocemente attraverso la risonanza magnetica.
Obiettivo del trapianto di cellule staminali autologhe è la rigenerazione dei dischi intervertebrali danneggiati. La tecnica chirurgica utilizzata, in sperimentazione da oltre 15 anni presso l’Università Campus Bio-Medico di Roma, viene ora eseguita con successo sull’uomo per la prima volta in Italia. Le sperimentazioni finora eseguite hanno mostrato l’assenza di effetti collaterali. I benefici sul quadro clinico del paziente si manifestano già un mese dopo l’intervento con una sensibile riduzione del dolore.
“Le nostre sperimentazioni sulle cellule staminali sono partite più di 15 anni fa – spiega Denaro, primario emerito di Ortopedia presso il Policlinico Universitario Campus Bio-Medico – Abbiamo fatto parte di un programma europeo per la rigenerazione del disco di cui Università Campus Bio-Medico di Roma era l’unico centro italiano coinvolto e nel quale abbiamo maturato l’esperienza su 18 pazienti trapiantati con cellule allogeniche, ossia provenienti da donatore. Sulla base di questa esperienza siamo passati all’utilizzo delle cellule autologhe. Oggi diamo il via all’ultima fase di questo lungo percorso di ricerca realizzato insieme a Inail che vede al centro lo sviluppo della medicina rigenerativa personalizzata applicata a patologie di grande diffusione e impatto sociale”.
“Questa terapia avanzata, attualmente non ancora utilizzata in ambito clinico – dice Gianluca Vadalà, medico dell’Unità di Ortopedia e Traumatologia del Policlinico Universitario Campus Bio-Medico e ricercatore in malattie dell’apparato locomotore – utilizza cellule mesenchimali autologhe presenti all’interno del midollo osseo, prelevate dalla cresta iliaca dello stesso individuo. Il sangue midollare viene inviato presso la Cell Factory della Fondazione Irccs Cà Granda Ospedale Maggiore Policlinico, partner del progetto, dove le cellule vengono isolate e moltiplicate fino a un numero ideale per favorire la rigenerazione”.
Con il passare del tempo i dischi intervertebrali, alti circa sei millimetri e composti di un nucleo polposo ricco per oltre l’80% di acqua, tendono a collassare e a perdere il loro contenuto determinando quel dolore vertebrale spesso invalidante. Le cellule staminali trapiantate stimolano la produzione di quelle sostanze che reidratano i dischi ottenendo anche l’effetto di spegnere il processo infiammatorio responsabile del dolore. Viene così ripristinato il livello originario di ammortizzazione del disco intervertebrale restituendo l’originaria elasticità che elimina il dolore cronico.
“E’ come se queste cellule restituissero vita al disco danneggiato – ricorda Fabrizio Russo – facendo tornare il tessuto da degenerato a sano e ripristinando la capacità biologica ammortizzante. Nel caso dei dischi intervertebrali il risultato è ancora più significativo”.
Attualmente non esiste una terapia in grado di ripristinare la funzionalità del disco intervertebrale degenerato. Ad oggi i casi cronici sono spesso trattati conservativamente con farmaci anti-infiammatori e fisiokinesiterapia ma soprattutto chirurgicamente, mediante rimozione del disco che indebolisce ulteriormente il sistema ammortizzante e con trattamenti di stabilizzazione vertebrale quando le vertebre si deformano o scivolano. Tali stabilizzazioni, proprio per la soppressione di una cerniera di movimento, possono portare il problema a riproporsi.
Il progetto rappresenta una sfida importante anche per Inail, che da sempre si occupa del reinserimento lavorativo e crede nella collaborazione con il mondo ortopedico, come spiega Sergio Iavicoli, direttore del Dimeila Inail: “Questo progetto si caratterizza per l’approccio multidisciplinare: vogliamo creare una filiera tra tutti i soggetti che seguono il paziente-lavoratore e utilizzare le nuove tecnologie e i metodi di cura più avanzati. In questo senso collaborare con centri specializzati come l’Ortopedia del Policlinico Universitario Campus Bio-Medico è essenziale”.
“Siamo un Paese caratterizzato da una popolazione con età media avanzata – prosegue Iavicoli – Molte persone escono precocemente dal mondo del lavoro o aumentano le loro assenze perchè si occupano tardi di patologie come quelle della spina dorsale, portando un danno concreto alle proprie aziende. Questo progetto pilota prende in carico la persona nel suo complesso, non solo come lavoratore, seguendola per un lungo periodo dopo l’intervento per curare il mal di schiena e al tempo stesso aumentare la capacità lavorativa. Vogliamo arrivare a un nuovo protocollo e per questo cerchiamo pazienti con queste problematiche interessati a partecipare. Tutte le prestazioni realizzate al Policlinico Universitario Campus Bio-Medico saranno gratuite”.
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Angioedema ereditario, conoscerlo per affrontarlo senza ansia

ROMA (ITALPRESS) – L’angioedema ereditario è una malattia rara caratterizzata dalla comparsa di gonfiori (edemi) della cute, delle mucose e degli organi interni che in alcuni casi possono anche essere fatali. Si stima che in tutto il mondo a essere colpito sia un soggetto su 10.000-50.000, ma è possibile che i casi siano molti di più. La Giornata mondiale dell’angioedema ereditario – che si è svolta il 16 maggio – è dedicata proprio alle persone affette da questa patologia e Osservatorio Malattie Rare ha così organizzato, in collaborazione con A.A.E.E. APS-ETS – Associazione volontaria per l’angioedema ereditario ed altre forme rare di angioedema, un incontro online tra medici e pazienti. Il webinar “Angioedema ereditario, conoscerlo per affrontarlo senza ansia”, realizzato con il contributo non condizionante di Takeda, è stato ideato con l’obiettivo di diffondere la conoscenza della malattia, evidenziare i bisogni dei pazienti e comunicare i progressi della medicina.
“Spesso l’angioedema ereditario non viene diagnosticato precocemente poichè nella maggioranza dei casi l’angioedema è una manifestazione istaminergica acuta di natura allergica tipicamente IgE mediate, mentre le forme ereditarie sono caratterizzate da difetti genetici e generalmente il mediatore biologico è una molecola denominata bradichinina. Le crisi acute durano mediamente 2-5 giorni per poi scomparire – ha spiegato Francesco Arcoleo, responsabile Centro di Riferimento Regionale per la Diagnosi e Cura dell’Angioedema e Malattie Rare del Sistema Immunitario dell’Adulto presso la U.O.C. di Patologia Clinica – Presidio “V. Cervello” di Palermo -. Le zone più colpite sono il volto e gli organi interni, ma l’evento più pericoloso in assoluto è l’edema alla laringe che può portare a morte per soffocamento, e per questo diventa essenziale la diagnosi differenziale con le forme allergiche per il corretto trattamento terapeutico”.
“In genere un’ipotesi diagnostica di angioedema ereditario può essere fatta quando, a seguito di manifestazioni di edema o di sintomi dolorosi simili a coliche intestinali, si verifica una mancata risposta alla terapia standard rappresentata da antistaminici e cortisonici, il che conferma che non si tratta di reazioni allergiche – ha aggiunto Arcoleo – e in questi casi la terapia ex juvantibus con farmaci specifici per l’angioedema ereditario può far rapidamente regredire l’angioedema favorendo il processo diagnostico”.
E’ evidente, quindi, che la patologia influisce fortemente sulla qualità di vita dei pazienti. “E’ difficile prevedere quando potrebbe verificarsi un attacco, generalmente molto doloroso, e ciò contribuisce senza dubbio all’impatto invalidante della malattia sulla vita di tutti i giorni, anche dal punto di vista psicologico – ha affermato Pietro Mantovano, presidente dell’associazione A.A.E.E. APS-ETS che conta circa 860 iscritti – Le conseguenze di tale disagio si ripercuotono non solo sulla vita privata, ma anche sul percorso lavorativo del paziente. Una diagnosi corretta, l’accesso e la disponibilità dei farmaci e dei presidi terapeutici necessari sia alla prevenzione che alla cura della patologia, oltre alla garanzia di un’assistenza continua, sono elementi che possono sicuramente agevolare la vita di queste persone. Durante la pandemia, naturalmente, sono sorte delle problematiche legate alla gestione psicologica derivante dalle implicazioni della malattia e alla conseguente vaccinazione. Grazie alla collaborazione, ai chiarimenti e ai suggerimenti del Comitato Medico Scientifico della nostra associazione, i pazienti hanno gestito la pandemia con molta tranquillità e serenità. I pochi casi di contagio, che hanno colpito alcuni pazienti, sono stati monitorati e gestiti dai medici di ITACA dei rispettivi Centri di Riferimento con estrema attenzione e professionalità, e non hanno avuto conseguenze particolari per i pazienti”.
“Innanzitutto è necessario distinguere la terapia dell’attacco acuto, cioè di emergenza, dalle profilassi a breve e lungo termine”, ha dichiarato Giuseppe Spadaro, responsabile del Centro di Riferimento Campano per la Diagnosi e la Terapia dell’Angioedema Ereditario presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”. “Per quanto riguarda la prima, consiste nella somministrazione di farmaci quali il C1 inibitore umano emoderivato, il C1 inibitore ricombinante e l’antagonista del recettore della bradichinina. La somministrazione di tali farmaci può effettuarsi in Pronto Soccorso, ma da diversi anni la maggior parte dei pazienti la effettua al proprio domicilio dopo corsi di addestramento (‘Self-administration’) effettuati al paziente e/o al caregiver. ‘Home Therapy’, dunque, rappresenta uno strumento efficace e sicuro per intervenire precocemente negli attacchi acuti e nella profilassi a lungo termine e offre ai pazienti un maggior controllo sulla gestione del trattamento e di conseguenza della malattia. Discorso diverso, invece, per le profilassi a breve e lungo termine – ha precisato Spadaro – Nel caso della profilassi a breve termine, che serve a prevenire la comparsa dell’angioedema dopo manovre endoscopiche o interventi chirurgici, si somministra il C1 inibitore umano emoderivato 2 ore prima e solo in alcuni casi 24 ore prima della procedura, associati talora a terapia orale con androgeni attenuati. Per la profilassi a lungo termine, indicata per i pazienti che presentano frequenti attacchi di angioedema o che hanno fenotipo severo, si fa ricorso agli androgeni attenuati per via orale o alla somministrazione endovenosa di C1 inibitore umano emoderivato ogni 3-4 giorni o alla somministrazione, salvo complicazioni, dell’anticorpo monoclonale anti-callicreina, e solo nell’età pediatrica (età minore di 12 anni) ai farmaci antifibrinolitici”.
Il Covid-19 è un altro fattore da tenere in considerazione per i pazienti con angioedema ereditario. “Le persone affette da tale malattia non presentano una maggiore predisposizione al contagio o una tendenza a sviluppare quadri clinici più gravi – ha chiarito Andrea Zanichelli, responsabile del Centro di Riferimento Regionale per l’Angioedema, UOC Medicina Generale, Ospedale Luigi Sacco – Università degli Studi di Milano – Non ci sono, dunque, particolari controindicazioni per le vaccinazioni anti-Covid, salvo quelle eventualmente correlate a patologie concomitanti di altra natura. Infine, non è stata registrata una maggiore incidenza di effetti collaterali o di reazioni allergiche in questi pazienti”.
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Covid, 5.506 nuovi casi e 149 decessi in 24 ore

ROMA (ITALPRESS) – Nuova crescita dei casi di coronavirus in Italia, secondo il bollettino del Ministero della Salute. I nuovi positivi sono 5.506 contro i 4.452 del 18 maggio, a fronte di un maggiore numero di tamponi processati: 287.256. Cresce lievemente il tasso di positività all’1,91%. Calo significativo dei decessi, a 149 (-52). I guariti sono 13.929, mentre gli attuali positivi flettono di 8.578 unità con un numero complessivo che oggi si attesta a 306.730. Si alleggerisce anche oggi la pressione sugli ospedali. Il numero dei ricoverati nei reparti ordinari si decrementa toccando quota 11.018, con un calo di 521 pazienti; discesa pure nelle terapie intensive, con 1.643 ricoverati (-46) con 70 nuovi ingressi. In isolamento domiciliare vi sono 294.069 persone. La regione con il maggior numero di casi è la Lombardia (936), seguita da Campania (634) e Sicilia (603).
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“PerchèSì”, progetto per non trascurare le vaccinazioni di routine

MILANO (ITALPRESS) – Entra nel vivo la terza edizione del contest e hackathon #PerchèSì, il progetto di co-creazione di Sanofi Pasteur e Scuola Holden che coinvolge gli studenti delle scuole di specializzazione di igiene nello sviluppo di campagne di comunicazione scientifiche, autorevoli, efficaci e social. Quest’anno l’iniziativa ha voluto indagare in particolare l’importanza del rispetto dei calendari vaccinali in un contesto stravolto dalla pandemia da Covid-19.
Terminato il periodo delle iscrizioni, ha avuto luogo oggi la fase di Group Forming, ovvero la creazione dei gruppi interdisciplinari formati da specializzandi delle Scuole di Igiene e Sanità Pubblica e giovani talenti esperti di comunicazione. Una volta formati i gruppi è stato presentato ai partecipanti il building digitale disponibile h24 all’interno del quale i gruppi potranno svolgere le attività di progettazione delle loro campagne di comunicazione e sono stati avviati i lavori dando il via all’Acceleration Program, ovvero la fase operativa di elaborazione delle campagne.
Numerose le iscrizioni al contest, che vede quest’anno la partecipazione di 125 specialisti provenienti da 22 scuole di igiene da tutta Italia e 94 giovani esperti di comunicazione. Tra i partecipanti troviamo dottorandi e ricercatori, ma anche divulgatori e giornalisti scientifici, blogger e influencer che hanno fatto della comunicazione digitale la propria forza per arrivare al pubblico in maniera semplice e chiara. Non mancano poi diversi ex hackathoner delle scorse edizioni, che hanno voluto rivivere la stessa esperienza degli anni passati in versione 100% online. L’età media dei partecipanti all’edizione 2021 è di 28 anni e vedono una perfetta parità tra uomini e donne. Inoltre, rappresentano in egual misura ogni area del nostro Paese, da Nord, Centro e Sud.
I giovani professionisti saranno impegnati a sviluppare forme e strumenti di comunicazione innovativi per veicolare in modo efficace la necessità di non trascurare le vaccinazioni “di routine” e rispettare le scadenze vaccinali dei programmi ministeriali, evitando che l’emergenza pandemica porti a trascurare queste preziose azioni di prevenzione. Una forma essenziale di tutela della salute per milioni di persone che proprio a causa del COVID-19 rischia di essere trascurata, insinuando pericolosi effetti collaterali che minacciano di diventare un vero e proprio dramma sotterraneo. Secondo un’indagine della Società Italiana di Pediatria (SIP), più del 30% delle famiglie italiane ha deciso infatti, nella prima fase della pandemia, di non vaccinare i propri figli per paura di un potenziale rischio di contagio, lasciandoli però esposti al rischio di incorrere in altre patologie infettive prevenibili con la vaccinazione.
Secondo un sondaggio di UNICEF, OMS e Gavi, inoltre, ben tre quarti degli 82 Paesi che hanno risposto hanno riportato interruzioni legate alla COVID-19 nei loro programmi di immunizzazione a partire da maggio 2020, mentre sempre WHO e UNICEF hanno dichiarato che il 2020 potrebbe aver segnato la prima diminuzione in 28 anni del tasso di immunizzazione tra i bambini. Non a caso, l’OMS e il Calendario per la vita, frutto della collaborazione dei maggiori esperti delle società scientifiche italiane che si occupano di vaccinazioni, hanno entrambi indicato lo stravolgimento dei calendari vaccinali come una delle insidie maggiori che negli ultimi mesi si sono celati sotto la tragedia della pandemia.
Gli specializzandi delle scuole di specializzazione di igiene lavoreranno insieme ad hackathoners, esperti e appassionati di design della comunicazione in un vero e proprio Acceleration program che si svilupperà tra maggio e ottobre al fine di realizzare campagne di sensibilizzazione rivolte sia agli addetti ai lavori che alla popolazione con l’obiettivo di far luce su uno degli aspetti collaterali più delicati e insidiosi generati dall’attuale contesto sanitario emergenziale.
“L’emergenza sanitaria ha generato paura e giustamente catalizzato su di sè l’informazione. Con questa terza edizione di #PerchèSì vogliamo accendere i riflettori su tutte quelle importanti misure di prevenzione che rischiano di venire trascurate affinchè questa già terribile pandemia non prolunghi ulteriormente i suoi effetti sulle nostre comunità – afferma Mario Merlo, General Manager di Sanofi Pasteur Italia -. Sanofi Pasteur è da sempre in prima linea per promuovere una comunicazione rigorosa, trasparente ed efficace, perchè la salute dei cittadini merita chiarezza e non deve mai essere messa in secondo piano”.
Sanofi Pasteur rilancia così il proprio impegno per una comunicazione chiara efficace e scientifica capace di trasmettere il valore della vaccinazione come elemento primario di prevenzione per l’intera comunità, oltre che, ovviamente, come elemento chiave per superare gli effetti visibili e latenti della pandemia.
Secondo la survey realizzata da Tree per Sanofi Pasteur nell’ottobre 2020, che ha coinvolto operatori sanitari impegnati in prima linea nella lotta contro il COVID-19 e già partecipanti alle prime due edizioni di #PerchèSì, il 75% dei rispondenti ha dichiarato che i cittadini hanno lamentato scarsa affidabilità delle informazioni provenienti dai media in materia di vaccini. Non a caso, 1 operatore su 2 ha indicato che la priorità principale durante e dopo la pandemia è stata quella di sensibilizzare le persone sui pericoli e sulle pratiche di prevenzione. In merito, ben 7 operatori su 10 reputano i social media la prima scelta tra gli strumenti da schierare per comunicare il valore della vaccinazione, seguiti da comunicazioni personalizzate in base al target (6 operatori su 10). Da qui la necessità di ripensare al modo di dialogare con le persone su tematiche così importanti.
I partecipanti al contest e all’hackathon virtuale lavoreranno insieme fino a ottobre 2021 per poi lasciare spazio alla giuria per la valutazione. Una giuria di altissimo livello quest’anno presieduta da Antonio Ferro, presidente SITI, e che comprende Stefano Milano, Docente di Storytelling Scientifico della Scuola Holden, Paolo Iabichino, creativo, Andrea Rossanese, Centro Malattie Tropicali di Negrar, Anna Odone, Professore Ordinario all’Università di Pavia e Direttore della Scuola di Specializzazione in Igiene e Medicina Preventiva, Tommasa Maio, Responsabile Area vaccini FIMMG-METI, Vera Gheno, socio-linguista. Si esprimerà a fine ottobre e decreterà il team vincitore del master formativo alla Scuola Holden sul ruolo dello storytelling, con un dettaglio anche nella salute.
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Vaccini ai 12-15enni, Speranza “Il 28 maggio l’ok di Ema a Pfizer”

ROMA (ITALPRESS) – “Un terzo degli italiani ha ricevuto la somministrazione di una dose, abbiamo protetto in primis le fasce più deboli, i fragili e gli anziani. Oggi si pone con grande attualità la necessità di andare alle altre generazioni. Avremo circa 20 milioni di dosi a disposizione nel mese di giugno e questo ci consentirà di estendere ad altre generazioni. Ci attendiamo che il 28 maggio Ema possa dare l’ok a Pfizer per la fascia d’età 12-15 anni. La vaccinazione per fasce più giovani è strategica, ed è essenziale in vista del riavvio del prossimo anno scolastico. Attendiamo che Ema ci permetta di costruire una comunicazione che renda consapevole la popolazione”. A dirlo il ministro della Salute Roberto Speranza durante il Question Time alla Camera.
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Ricognizione delle Rsa, intesa Ministero-Arma-Commissione anziani

ROMA (ITALPRESS) – E’ stato sottoscritto nella Sala Anselmi presso la sede del Ministero della Salute un Protocollo d’intesa, della durata di tre anni, con il Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri per la ricognizione delle residenze socio-assistenziali presenti sul territorio nazionale. La proposta è il frutto del lavoro della “Commissione per l’assistenza sanitaria e sociosanitaria della popolazione anziana” congiuntamente alla Direzione generale della programmazione del Ministero della Salute. Le aree di collaborazione – si legge nel testo del protocollo – riguardano: “la mappatura, a livello comunale, delle residenze socio-assistenziali variamente denominate (case di riposo, case alloggio, case famiglia) presenti sull’intero territorio nazionale; la realizzazione di una anagrafe delle residenze socio-assistenziali, recante il numero delle strutture operative, la rispettiva capacità recettiva, le modalità organizzative ed ogni altro aspetto d’interesse”.
L’Arma – prosegue il protocollo – si impegna a “effettuare il censimento delle strutture” e a “svolgere le successive verifiche in relazione a situazioni meritevoli di approfondimento”. Il Ministero della Salute “fornisce all’Arma la consulenza tecnico-giuridica nell’individuazione della normativa nazionale e regionale”. Il Protocollo è stato sottoscritto dal direttore generale della programmazione del Ministero della Salute, Andrea Urbani, dal Comandante Generale dell’Arma, il Generale Teo Luzi, dal Presidente della “Commissione per l’assistenza sanitaria e sociosanitaria della popolazione anziana”, Monsignor Vincenzo Paglia.
“L’attenzione per gli anziani deve essere oggi più che mai una priorità per le istituzioni e per tutta la nostra comunità nazionale”, ha detto il ministro della Salute, Roberto Speranza.
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