ROMA (ITALPRESS) – Paolo Banchero grande protagonista nella notte italiana della regular-season dell’Nba. La 20enne ala grande-centro nata a Seattle e con cittadinanza italiana sbanca il Chase Center di San Francisco, guidando al successo dopo oltre dieci anni Orlando Magic sul parquet dei Golden State Warriors per 115-101. Grande prestazione dell’azzurro, che conquista gli applausi degli oltre 18mila spettatori presenti con un bottino personale di 25 punti, impreziositi da 5 rimbalzi e 3 assist, in 32 minuti di impiego. Il top-scorer della serata è il ‘padrone di casà Lamb, a referto con 26 punti. Solo panchina, invece, per Simone Fontecchio nella sconfitta esterna di Utah Jazz: i Chicago Bulls si aggiudicano la sfida per 126-118 con 36 punti di LaVine e 35 di DeRozan. Quinta affermazione di fila per i Los Angeles Lakers, che espugnano in volata l’impianto dei Sacramento Kings per 136-134 con 37 punti di James. Nona tripla doppia stagionale di Luka Doncic (34 punti, 10 rimbalzi e 10 assist) nel successo interno dei Dallas Mavericks sui New Orleans Pelicans (127-117). Ko sul campo amico infine per i San Antonio Spurs, superati per 121-116 dai Boston Celtics di Tatum (34 punti) e Brown (29).
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Banchero trascina Orlando al successo su Golden State
Aperte le Grotte Vaticane per omaggio alla tomba di Ratzinger
ROMA (ITALPRESS) – Le Grotte vaticane hanno aperto i battenti alle 9 di questa mattina per consentire ai fedeli l’omaggio alla tomba nella quale è stato da poco tumulato il Papa emerito Benedetto XVI. Si tratta della tomba nella quale era sepolto Giovanni Paolo II prima della sua beatificazione. Molti i fedeli che si sono messi in fila davanti alla tomba. (ITALPRESS).
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Gravina “Vialli ha reso eccezionale un gruppo normale”
ROMA (ITALPRESS) – A due giorni dalla scomparsa di Gianluca Vialli, il presidente della Figc Gabriele Gravina ha affidato il suo emozionato ricordo ad una lettera indirizzata proprio all’ex bomber di Juventus e Nazionale, morto a 58 anni dopo una lunga battaglia con un tumore al pancreas. “Caro Gianluca, in fondo è solo una questione di abbracci – si legge nella missiva pubblicata sul sito della Federcalcio – Il lungo e caloroso abbraccio dei tifosi e di tutti gli appassionati di calcio che ha accompagnato la tua eccezionale carriera da calciatore. L’abbraccio indissolubile che ti lega alle persone che hanno avuto la fortuna di conoscerti da vicino e che ti vogliono bene. L’abbraccio inaspettato che ci siamo scambiati nella prima telefonata in cui hai accettato il ruolo di capo delegazione della Nazionale con entusiasmo, ma anche con il pudore che ha contraddistinto la tua vittoriosa esperienza da dirigente federale. L’abbraccio intenso, pianto, sorriso e vissuto che ti sei scambiato con Roberto (Mancini, ndr) in un momento di estasi collettiva, eppure così intimo e privato”. “E anche adesso, nel dolore profondo in cui ci siamo abbandonati per la notizia che non avremmo mai voluto ricevere, noi della famiglia Azzurra ci stringiamo in un grande abbraccio, fisico e virtuale, per provare a trovare conforto e cercare di alleviare la sofferenza del distacco da una persona così speciale – prosegue il numero uno di via Allegri – Perchè è proprio questo il punto, caro Gianluca, tu sei la persona speciale che ha contribuito a rendere eccezionale un gruppo di persone normali. E’ stato il tuo carisma elegante, unitamente alla tua voglia di vivere e di vincere che infondevi a tutti, a rendere gli Azzurri, i tuoi Azzurri, Campioni d’Europa”. “A Wembley l’Italia è entrata nella storia anche e soprattutto grazie alla tua capacità di rendere migliori le persone che hai accanto con riflessioni mai banali, con domande curiose e consigli sussurrati. Un contributo e un patrimonio unici sia dal punto di vista umano che professionale. Per questo l’immagine che non riesco a togliermi dalla mente è molto più di un ricordo, è un lascito che sopravvive al dolore. E’ l’abbraccio con cui i tifosi italiani a Londra ti hanno salutato dopo il trionfo europeo del luglio 2021. Migliaia di braccia – termina Gravina – che ti hanno cinto ancora una volta e che non volevano più lasciarti andare via. Come oggi. Buon viaggio”.
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Lucchini e Zoppini in un libro analizzano il futuro delle banche
ROMA (ITALPRESS) – Uno sguardo sulle banche del futuro, è questo in sintesi l’obiettivo del libro di Stefano Lucchini e Andrea Zoppini “Il futuro delle banche. Vigilanza e regolazione nell’Unione Bancaria europea”. Gli autori ricordano come c’era un tempo nel quale la regolazione delle banche avveniva “all’orecchio” dei banchieri. Una formula anglofona che forse si potrebbe tradurre in “moral suasion”, per cui tutto rimaneva nell’informalità e nella segretezza dei rapporti personali. Il parlare all’orecchio implica una riservatezza, nella quale il regolatore e il regolato condividono una strategia comunicativa e decisionale e, in un rapporto strettamente fiduciario, si vincolano al riserbo. Illuminante, a tal proposito, la vicenda della prima offerta pubblica di acquisto do azioni, avvenuta in Italia nel 1971, quella delle azioni Bastogi. Guido Carli, nelle sue memorie dal titolo Pensieri di un ex governatore, scrive di avere vittoriosamente contrastato il successo dell’iniziativa rifiutando di cedere le azioni Bastogi possedute dalla Banca d’Italia. “Lo feci – scrive – perchè l’operazione era schermata e non trasparente e il prezzo non congruo”. Nel libro “Esiste un banchiere per benè” di Fabio Innocenti si narrano le vicende che hanno accompagnato le scalate bancarie dei primi anni Duemila (la crisi della popolare di Lodi, l’acquisto di Antonveneta, il riassetto del sistema che ha preceduto la legge sul risparmio e le dimissioni del governatore Fazio). In realtà quel libro non sembra cogliere l’aspetto più drammatico e sociologicamente significativo di quella vicenda. Ciò che va in scena è lo scontro tra visioni del mondo, prima ancora che del mercato bancario, tra concezioni diverse e opposte dell’essere un civil servant e un banchiere centrale.
I fatti di cronaca e quelle vicende hanno profondamente modificato le regole istituzionali, ma anche i processi decisionali della Banca d’Italia, il cui stile si è profondamente modificato con l’avvento di Mario Draghi. La scelta di avere posto al centro della disciplina bancaria i requisiti di patrimonializzazione, applicati in maniera incrementata e rigorosa, ha significato inevitabilmente – dietro l’apparente parità di trattamento – favorire le banche con ordinamenti come quello tedesco, nel quale la patrimonializzazione era più agevole e meno costosa. Nell’attività di regolazione dei mercati, inoltre, non contano solo le decisioni formali, ma sono al pari di queste rilevanti le prassi, le scelte informali, la dinamica tra istituzioni. Come scrive Sabino Cassese, questi aspetti, che pure non sono regolati o scritti da nessuna parte, sono, tuttavia, una parte fondamentale per comprendere gli incentivi, i processi di istruzione e assunzione delle decisioni dei corpi burocratici. Le banche italiane, tradizionalmente, non hanno impugnato le decisioni della Banca d’Italia. Nei casi, per il vero non numerosi, nei quali le banche o singoli amministratori hanno contestato di fronte ai giudici le decisioni della Banca d’Italia, i tribunali, civili e amministrativi, hanno normalmente confermato le decisioni dell’istituto. Molto raramente la valutazione discrezionale tecnica dell’autorità è stata messa in discussione.
Lucchini e Zoppini si chiedono, allora, se sia possibile replicare questo modello di interazione, per molti aspetti virtuosa, anche con la Banca centrale europea. La nostra ragione e negativa. In primo luogo, perchè il rapporto e le regole d’ingaggio si sono profondamente mutate da quando le competenze di regolazione e controllo delle banche dell’area Euro sono state trasferite alla Banca Centrale Europea. Si è così realizzato un nuovo modello di integrazione e cooperazione amministrativa tra le banche centrali nazionali e la Bce, un sistema amministrativo non ancora sperimentato a livello comunitario. Si tratta, infatti, di una forma di cooperazione del tutto innovativa, che postula un’integrazione disuguale sia nel processo decisionale sia a livello operativo. Solo dopo un congruo periodo di rodaggio il sistema potrà dirsi a regime. I codici semantici sono tutt’altro che collaudati. Inoltre, tutte le nuove istituzioni burocratiche al loro nascere mostrano i muscoli e vogliono affermare il proprio ruolo, conquistarsi un proprio spazio e farsi rispettare. Questo ha prodotto comunicazioni abrasive tra la Bce e le singole banche; confronti personali ruvidi e molto orientati al fare emergere dissensi. Spesso gestiti da team compositi e non ancora rodati.
Un capo ufficio francese e tedesco possono avere visioni regolamentari e operative molto diverse. Come ha osservato Giuliano Amato, ciò non è il prodotto del carattere degli uomini, ma di codici culturali profondi e radicati nella cultura istituzionale della Francia e della Germania, che guarda con fiducia alla discrezionalità amministrativa e al potere pubblico, la prima, e che si affida allo stato di diritto e al rispetto delle procedure, la seconda. Alla Bce sono assegnati, in relazione ai compiti di supervisione, rilevanti poteri discrezionali. Ciò implica necessariamente l’esistenza di una zona grigia, spesso coperta da norme generalissime o di principio, la cui concretizzazione si realizza volta per volta a fronte di casi concreti. La questione appare a maggior ragione rilevante e potenzialmente problematica – a fronte della irresponsabilità civile, penale e amministrativa di cui godono la Bce e i vertici della vigilanza bancaria europea per gli atti compiuti bell’adempimento di doveri d’ufficio. Il potere della Bce di regolare le banche europee non si manifesta solo attraverso i provvedimenti formali, e sono stati compiuti passi nella direzione della regolazione informale. E’ interessante rilevare che questa informalità è tutt’altro che immune da possibili contestazioni. Ed è ragionevole chiedersi se sia possibile esporre queste raccomandazioni a una revisione formale.
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Ucraina, Tajani “Per nuove armi a Kiev serve passare prima da Camere”
ROMA (ITALPRESS) – “Non ci sono buone notizie in arrivo, anche la tregua di Putin è stata fatta a fine interni e in modo unilaterale. Bisogna continuare a lavorare per la pace, ma tutti questi segnali non autorizzano ad essere ottimisti. Ci sono alcuni attori internazionali come Cina, Turchia e Stati Uniti che potrebbero fare la differenza a livello diplomatico, ma reali manifestazioni di aperture da parte russa non ci sono al momento”. Lo dice il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, in un’intervista pubblicata dal Corriere della Sera in edicola oggi. Tajani conferma che i colloqui dell’Italia con Washington “sono costanti e normali, noi siamo un interlocutore importante, ma non si è parlato di armi. Il sesto pacchetto di difesa è ancora da perfezionare, come previsto non ci sarà alcun invio prima di un’informazione al Parlamento. Stiamo discutendo anche con i francesi per perfezionare dal punto di vista tecnico l’invio di sistemi di difesa aerea che si basano su tecnologie congiunte fra Roma e Parigi”. (ITALPRESS).
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Juventus batte Udinese 1-0, decide Danilo
TORINO (ITALPRESS) – Ottava vittoria consecutiva per la Juventus che all’Allianz Stadium di Torino ha superato l’Udinese per 1-0. In attesa di vedere all’opera le altre squadre in lotta per lo scudetto, la squadra di Massimiliano Allegri si è portata a quattro punti dalla capolista Napoli. In una serata in cui il ricordo per l’ex capitano Gianluca Vialli, scomparso a Londra, è stato molto forte, la Juventus ha ancora una volta faticato dopo che già mercoledì scorso a Cremona aveva trovato per il rotto della cuffia il successo. L’ottava vittoria consecutiva è coincisa anche con l’ottavo successo casalingo di fila contro l’Udinese. In un primo tempo da ritmi bassi e poca intensità da ambo le parti, la grande occasione è capitata sui piedi di Kean che, imbeccato da Di Maria (alla prima in bianconero da campione del mondo e per questo come il connazionale Paredes applaudito dall’intero Stadium prima della sfida), al 37′ ha provato la botta sicura trovando però la deviazione in angolo di Silvestri. Una Juve un pò più rapida nel costruire la manovra ci ha provato in più occasioni anche nella ripresa lasciando però ampi spazi all’Udinese che ha avuto le sue chance per rispondere. Per la Juve al 7′ è stato ancora Kean a calciare di poco alto sopra la traversa da buona posizione e tre minuti più tardi Kostic si è visto respingere la conclusione dal portiere dopo una grande apertura di Locatelli, mentre l’Udinese ci ha provato poco dopo il quarto dora con Becao la cui conclusione dal limite è stata bloccata da Szczesny e con l’ex Pereyra che a dieci minuti dal termine ha sfiorato il sette. Al 41′ il gol-vittoria della Juve con Danilo che ha finalizzato un’azione partita da Paredes per Chiesa il quale, dalla sinistra, ha servito un assist al bacio per il compagno lasciato solo sul palo lontano.
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Due ori, un argento e un bronzo per gli azzurri a Udine
UDINE (ITALPRESS) – A Udine, la seconda giornata della Coppa del Mondo Under 20, dedicata alle prove a squadre, assegnava ben quattro medaglie d’oro. Al Quartiere Fieristico Udinese l’Italia è riuscita a salire sul podio quattro volte, conquistando due ori nel fioretto, un argento e un bronzo, rispettivamente nella spada femminile e maschile. Nella prima gara in programma, quella di spada maschile, il pubblico ha assistito al capolavoro della nazionale egiziana e del suo leader, Mohamed Elsayed, vincitore anche ieri della prova individuale. Partiti con il numero 1 del ranking, gli egiziani in semifinale hanno superato l’Italia per 38-35 con l’ultima frazione che ha visto opposti Elsayed e Simone Mencarelli in un remake della semifinale individuale. Splendida la finale tra Egitto e Ungheria, conclusa all’ultima stoccata 45-44 ancora con Elsayed sugli scudi, capace di vincere, in rimonta, l’ultimo assalto su Gergely Kovacs, già oro individuale a Udine nel 2022. L’Italia di Nicolò Del Contrasto, Matteo Galassi, Simone Mencarelli e Marco Paganelli ha fatto suo il match per la medaglia di bronzo contro Israele per 45-37. Come nella prova individuale di ieri, conclusa con l’oro di Aurora Grandis e l’argento di Matilde Calvanese, anche oggi il fioretto femminile azzurro ha dominato la gara. Superata per ritiro l’Algeria, il quartetto composto anche da Giulia Amore e Carlotta Ferrari ha veleggiato nei quarti contro la Spagna (45- 30) e in semifinale con la Polonia (45-33) prima di dominare la Francia in finale con il punteggio di 45-24. Terzo posto per la Polonia che nella finalina per il bronzo ha superato la Spagna. I fiorettisti hanno imitato le colleghe d’arma, conquistando l’oro. Rispetto alle compagne, la cavalcata del quartetto composto da Raian Adoul, Damiano Di Veroli, Giuseppe Franzoni e Mattia Raimondi è stata più faticosa. Agevoli l’ottavo e il quarto di finale contro Ucraina (45-31) e Slovacchia (45-31), è stata molto combattuta la semifinale contro Hong Kong del coach italiano Giacomo Fanizza, conclusa sul 45-39. Anche nella finale con l’Ungheria l’Italia ha ampliato il margine solo nel finale chiudendo sul 45-37. Terza la Francia che ha superato Hong Kong per il bronzo. Protagoniste dell’ultima gara in programma sono state le spadiste. Gaia Caforio, Carola Maccagno, Lucrezia Paulis e Vittoria Siletti sono salite sul secondo gradino del podio, superate in finale dalla Polonia per una sola stoccata 31-30. Avvincente il match che ha visto le azzurre inseguire fin dall’inizio per poi raggiungere le polacche nell’ultima frazione, senza però riuscire a portarsi in vantaggio. In precedenza l’Italia aveva superato l’Ucraina per 42-34 e Israele nei quarti per 45-40. Nella tiratissima semifinale contro la Spagna le azzurre erano riuscite a piazzare la stoccata decisiva del 36-35 finale. Terzo posto per la Gran Bretagna che ha superato la Spagna per il bronzo. Domani la tre giorni di Coppa del Mondo alla Fiera di Udine si chiude con le ultime due prove individuali. Alle 9 inizierà la gara dei 195 fiorettisti, mentre le spadiste saliranno in pedana alle 11.
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Inter beffata nel recupero, col Monza finisce 2-2
MONZA (ITALPRESS) – Finisce 2-2 il match tra Monza e Inter, col pareggio dei brianzoli arrivato in pieno recupero. Petagna e compagni hanno rimontato due volte i nerazzurri, ai gol di Darmian e Lautaro hanno risposto Ciurria e Caldirola (con deviazione di Dumfries): un punto a testa, coi padroni di casa a far festa e la squadra di Simone Inzaghi a masticare amaro. Per i nerazzurri nel prossimo turno ci sarà la sfida col Verona mentre il Monza sfiderà la Cremonese. Quella dell’U-Power Stadium è stata una gara dai due volti, in cui gli errori hanno fatto la differenza. Come in occasione della prima rete: Carlos Augusto ha sbagliato una chiusura su Darmian, l’esterno nerazzurro arrivato coi tempi giusto sul cross di Bastoni ha superato Di Gregorio da distanza ravvicinata. Il vantaggio dell’Inter è durato un minuto, Ciurria ha sfruttato un varco e l’imbucata di Matteo Pessina: imparabile il mancino di precisione sfoderato dal laterale dei brianzoli. La rete ha svegliato Lautaro e compagni, al 22′ il neo campione del mondo è tornato al gol scippando un pallone a Pablo Marì, disattento in fase di palleggio. I nerazzurri hanno avuto l’unico demerito di lasciare aperta la gara non segnando la terza rete: nella ripresa il Monza ha provato ad impensierire la squadra di Inzaghi, Onana ha salvato tutto sul colpo di testa di Pablo Marì. L’Inter invece si è vista annullare il 3-1 di Acerbi per un fallo in attacco, poi Lautaro Martinez ha sfiorato la doppietta colpendo il palo esterno dopo un’ottima azione personale. E la rete del 2-2 è arrivata in pieno recupero, col colpo di testa di Caldirola: decisiva la deviazione da parte di Dumfries con la testa.
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