CATANIA (ITALPRESS) – Si sono aperti oggi a Catania i Campionati Italiani Cadetti e Giovani con le prime tre gare dedicate agli under 17. La prima campionessa italiana della categoria Cadette è Alessandra Nicolai del Padova Scherma, che si è imposta nella prova di sciabola femminile. La veneta classe 2005 ha iniziato bene nella fase a gironi e nei primi assalti, il primo ostacolo è arrivato ai quarti, dove ha superato Sofia Gullo della SS Scherma Lazio Ariccia soltanto all’ultima stoccata 15-14. In semifinale altro match di rincorsa che si è concluso con la vittoria per 15-13 su Maria Clementina Polli del Club Scherma Roma. Tutt’altra musica in finale, dove l’atleta di Cosimo Melanotte ha messo il turbo e si è portata avanti fino al 12-0 su Gaia Karola Carafa del Dauno Foggia, chiudendo poi i conti sul punteggio di 15-5. Terzo gradino del podio anche per Martina Giancola del Club Scherma San Severo.
Finale al cardiopalma nel fioretto femminile Cadette, dove Vittoria Pinna del Club Scherma Pisa Antonio Di Ciolo l’ha spuntata 15-14 su Nicole Capodicasa del Frascati Scherma. La pisana era sotto 7-1, poi è ruscita a recuperare fino al 10 pari, ha nuovamente subito l’allungo dell’avversaria fino al 14-11, ma a quel punto ha messo a segno quattro stoccate di fila, che le hanno permesso di aggiudicarsi il titolo. In precedenza l’allieva del maestro Simone Piccini aveva battuto 15-11 la campionessa europea in carica Matilde Molinari della Comini Padova, che si è piazzata al terzo posto insieme a Greta Collini del Dlf Venezia.
Rivincita nella spada maschile Cadetti per Matteo Galassi, che era stato secondo l’anno scorso e che stavolta invece ha conquistato la vittoria in finale su Alberto Paoletti della Scherma Vittoria Pordenone col punteggio di 15-10. Il portacolori del Circolo della Spada Cervia Milano Marittima, già bronzo europeo a Novi Sad 2022, ai quarti aveva superato 15-11 Fabio Mastromarino della Scherma Pistoia, poi in semifinale aveva sconfitto 15-8 Sebastiano Bosso dell’Associazione Scherma Pro Vercelli. Dall’altra parte del tabellone Paoletti era giunto in finale grazie al successo per 15-11 su Dario Benetti della Scherma Treviso. Domani andranno in scena le stesse gare, ma della categoria Giovani.
– foto Fis –
(ITALPRESS).
Campionati cadetti e giovani: Titoli a Nicolai, Pinna e Galassi
Casasco confermato Presidente Federazione Europea medici sportivi
ROMA (ITALPRESS) – Il presidente della FMSI (Federazione medico sportiva italiana) Maurizio Casasco, è stato confermato all’unanimità Presidente dell’EFSMA, la Federazione Europea dei Medici dello Sport riunitasi a Brighton. Casasco guida la Federazione italiana e sta guidando quella europea dal novembre 2017. “Sono molto onorato per questa conferma – ha dichiarato Casasco – e voglio ringraziare tutti i colleghi europei per la grande fiducia che hanno confermato nei miei confronti. Un grazie particolare alla Federazione Medico Sportiva Italiana per il suo contributo fondamentale che da 93 anni contribuisce a rendere la medicina sportiva un’eccellenza italiana universalmente riconosciuta. Sono già 16 i paesi dell’Unione europea – continua Casasco – che contemplano la specializzazione in Medicina dello Sport, ma dobbiamo puntare al riconoscimento in tutti gli stati del Continente, non dimenticando che la prima Scuola è nata proprio in Italia, a Milano nel 1957. I progressi scientifici, maturati grazie ad una consolidata esperienza ai massimi livelli sportivi, devono continuare a essere messi a patrimonio comune, per migliorare la salute e il benessere di tutti, un obiettivo da sviluppare in piena sintonia con la Federazione Internazionale, del cui board ho l’onore di essere parte”.
“Nel corso del mio primo mandato alla guida dell’EFSMA – spiega Casasco – abbiamo raggiunto diversi importanti obiettivi: primo fra tutto il rafforzamento della produzione scientifica. Continueremo a impegnarci in un rinnovamento culturale che insista sulla promozione della tutela della salute attraverso lo sport e l’attività motoria a tutte le età. Per questo, è necessario insistere sulla formazione capillare e sulla diffusione delle linee-guida, a partire da quelle sull”Exercise Prescription for Health’, che rappresentano la nostra cultura ippocratica della ‘giusta dosè di esercizio per la prevenzione -primaria, secondaria e terziaria -nonchè elemento essenziale per la riduzione del rischio dalle malattie non trasmissibili. Tutto ciò con conseguenti ricadute positive sulla vita sociale e sulla sostenibilità economico-sanitaria”.
“Durante questo secondo mandato, che porterò avanti in stretta collaborazione con la Federazione Internazionale di Medicina dello Sport, presieduta dal professor Fabio Pigozzi – conclude Casasco – continueremo, inoltre, a lavorare per contribuire alla costruzione di una medicina europea dello sport sempre all’avanguardia attraverso un confronto culturale, tecnico e scientifico indirizzato alla protezione della salute di chi pratica attività sportive ad ogni livello e alla lotta contro il doping”.
– foto ufficio stampa Fmsi –
(ITALPRESS).
Epatocarcinoma, parte da Napoli il roadshow promosso da Roche
ROMA (ITALPRESS) – Fare il punto sullo stato dell’arte della presa in carico del paziente con epatocarcinoma in Campania, evidenziare l’importanza del lavoro sinergico dei team multidisciplinari, individuare le zone d’ombra e le aree di miglioramento, confrontarsi sulle soluzioni per migliorare la conoscenza e l’informazione sulla patologia e sulle innovazioni diagnostiche e terapeutiche disponibili: sono questi gli obiettivi della tappa di Napoli di “Uniti e Vicini ai Pazienti con Epatocarcinoma”, il roadshow promosso da Roche con il patrocinio di EpaC Onlus.
L’epatocarcinoma (HCC) è uno dei tumori più aggressivi e una delle prime cause di morti oncologiche nel mondo. In Italia, nel 2020 i nuovi casi stimati di tumori epatici sono stati 13.000 e l’epatocarcinoma rappresenta il 75-85% dei casi. Oggi, grazie ai progressi scientifici e alle innovazioni diagnostiche e terapeutiche, la prognosi della patologia è in miglioramento, ma questo si accompagna ad una maggiore complessità della sua gestione, che pone alcune sfide sia dal punto di vista clinico che organizzativo.
La presa in carico del paziente con epatocarcinoma, infatti, deve essere guidata da un team multidisciplinare, composto da epatologi, chirurghi, oncologi e radiologi interventisti e altri specialisti che, lavorando in sinergia fin dal momento della diagnosi, possa individuare il miglior trattamento possibile per il paziente e indirizzarlo verso strutture di eccellenza e ad alta specializzazione, con la garanzia di accesso ai migliori percorsi di diagnosi e cura. Il team definisce il trattamento personalizzato sul paziente, in base alle patologie esistenti o pregresse, alle condizioni e alla morfologia del fegato e del tumore, alle comorbidità, alle riserve funzionali epatiche, alla rapidità di crescita dalla diagnosi, con il supporto di Linee Guida e PDTA regionali.
“L’epatocarcinoma è una patologia di complessa gestione perchè di solito insorge in pazienti affetti da cirrosi. L’Italia è il Paese europeo con maggiore incidenza di epatocarcinoma e la Campania è la regione con il più elevato numero di casi: infatti, su circa 10.000 casi all’anno per epatocarcinoma in Italia circa 1.000 si verificano in Campania, rappresentando una vera e propria emergenza sanitaria. – ha detto Giovan Giuseppe Di Costanzo, Responsabile U.O.C. Epatologia ed Unità Pancreas, A.O.R.N. Cardarelli -. L’istituzione di GOM, Gruppo Oncologico Multidisciplinare, per questa patologia ha reso più snella la fase di studio del paziente e della stadiazione del tumore. Il paziente inserito nel GOM viene seguito nel percorso diagnostico e stadiativo ed è sottoposto alle opportune indagini, accorciando così i tempi di attesa tra diagnosi e trattamento. Sicuramente l’estensione della rete regionale faciliterà la collaborazione tra centri Hub e Spoke migliorando ulteriormente l’assistenza e la gestione del paziente indirizzato nel miglior percorso di cura”.
L’epatocarcinoma si sviluppa prevalentemente in persone che soffrono di cirrosi a causa di epatite cronica (B o C) o di abuso di alcool, sindromi dismetaboliche, e tipicamente si manifesta in stadi ormai avanzati. La prognosi per le forme non resecabili di HCC è infausta, con poche opzioni di trattamento sistemico e il tasso di sopravvivenza ad un anno minore del 50% dal momento della diagnosi della forma avanzata.
“Nel corso degli ultimi anni in Italia e nel mondo occidentale, è cambiata l’epidemiologia dell’epatocarcinoma: stanno diminuendo i casi legati alle infezioni virali, in particolare l’epatite B e C, per effetto del vaccino e dei farmaci antivirali. Al contrario, sono aumentati gli epatocarcinomi associati alla steatosi epatica, in rapporto all’aumentata incidenza di obesità, diabete, cattiva alimentazione e abuso di alcol. Purtroppo, la popolazione dei pazienti con sindrome metabolica e steatosi epatica da monitorare e da sottoporre a controlli periodici è molto ampia e sfugge alla sorveglianza: per questo l’epatocarcinoma viene diagnosticato in uno stadio già avanzato- ha spiegato il professor Bruno Daniele, Direttore U.O.C. di Oncologia, Ospedale del Mare -. In Campania esistono già gruppi multidisciplinari per la gestione dell’epatocarcinoma nei vari stadi di evoluzione, all’interno delle aziende della Rete Oncologica, ma dovrebbe essere potenziata la presenza dei medici trapiantologi per garantire a tutti i pazienti che ne hanno i requisiti l’opzione di trapianto. Dovrebbe anche aumentare la sinergia tra i medici di medicina generale e i gruppi multidisciplinari. Questo eviterebbe il fenomeno dell’emigrazione sanitaria, assolutamente non necessaria dal momento che in Campania abbiamo tutte le risorse e le competenze per affrontare i casi nel modo migliore”.
Il PDTA regionale si prefigge di fornire un percorso di riferimento unico per il paziente con epatocarcinoma, ottimizzare i tempi di diagnosi e di trattamento, implementare sistemi informatici comuni di raccolta dei dati, fruibili dai professionisti ospedalieri che operano lungo il percorso e integrare le diverse competenze specialistiche che concorrono alla gestione del paziente con epatocarcinoma assicurando la multidisciplinarietà e la disponibilità al dialogo tra operatori ospedalieri ed il medico di medicina generale.
“Nel triennio 2016/2018 sono stati trattati chirurgicamente per epatocarcinoma, esclusi gli interventi finalizzati a trapianto epatico, 348 pazienti residenti in Campania; di questi, 208 sono stati trattati in 18 diverse strutture regionali di diagnosi e cura e 140 (40.2 % della casistica) sono stati trattati in ulteriori 30 diverse strutture extraregionali – ha affermato Maria Rosaria Romano, Dirigente UOD 04 Assistenza Ospedaliera della Direzione Generale per la Tutela della Salute e Coordinamento del Sistema Sanitario, Regionale Campania -. La Rete Oncologica Regionale ha decretato un PDTA Regionale specifico per la gestione dell’epatocarcinoma e del colangiocarcinoma sul territorio regionale; è di imminente definizione la mappa delle strutture regionali da abilitare all’ingresso in Rete per la chirurgia di entrambi i tumori. Per una corretta applicazione del PDTA è necessaria la partecipazione in piena collaborazione di tutte le professionalità coinvolte e, con la redazione dello stesso PDTA, s’intende fornire un riferimento operativo. In particolare, si punta ad organizzare la presa in carico del paziente nella sua globalità ed accompagnarlo in ogni fase del percorso diagnostico, stadiativo e terapeutico, garantendogli la continuità assistenziale necessaria per il raggiungimento della migliore cura”.
L’epatocarcinoma ha un effetto importante sui pazienti e sulle loro famiglie che hanno necessità di avere informazioni chiare e precise sui percorsi di cura, sui trattamenti e sulle strutture in grado di seguire al meglio il loro percorso diagnostico-terapeutico.
“L’epatocarcinoma è una patologia che ha un impatto significativo, sociale ed economico, non solo sui pazienti ma anche sul loro nucleo familiare. Il paziente deve essere assistito nel corso della propria quotidianità, guidato nel percorso terapeutico assistenziale e preso in carico da una struttura adeguata con un team multidisciplinare che lo segua in tutte le fasi della malattia incluse, se necessario, l’avvio al trapianto o alle cure palliative – ha detto Ivan Gardini, Presidente EPAC Onlus, Associazione che ha dato il patrocinio al Roadshow organizzato a Napoli -. Da una recente indagine condotta da EpaC Associazione Onlus, abbiamo constatato che uno dei problemi principali lamentati dai pazienti è la mancanza di informazione: più di un paziente su due ha la necessità di avere indicazioni più chiare, precise e facilmente reperibili sulle strutture ospedaliere adeguate a cui rivolgersi. Più della metà vorrebbe accedere ad informazioni relative alla disponibilità di terapie anche sperimentali, di partecipazione a trial clinici, alle quali nella maggior parte dei casi non riesce ad accedere perchè ne ignora l’esistenza o non trova informazioni a riguardo. Per questi motivi, è quanto mai fondamentale che esista un lavoro sinergico tra tutte le parti coinvolte”.
‘All’ospedale Cardarelli siamo attrezzati a 360 gradi per fronteggiare questa malattia con un padiglione, dedicato alle malattie epatiche e ai trapianti di fegato, dotato di un reparto di chirurgia epatobiliare e dei trapianti, epatologia, gastroenterologia, radiologia generale ed interventistica, medicina nucleare e terapia intensiva – ha sottolineato
Giovanni Vennarecci, Direttore della UO di Chirurgia Epatobiliare e Trapianti di Fegato Ospedale Cardarelli, Napoli -. Una delle criticità emerse a livello regionale è la scarsa attività di screening che si traduce in diagnosi tardive e in un ‘referral’ tardivo al trapianto o alla resezione epatica o ad altri trattamenti efficaci come la ablazione o la radioembolizzazione. Per l’epatocarcinoma è molto importante condividere con il centro trapianti di fegato le decisioni terapeutiche iniziali altrimenti il paziente potrebbe seguire percorsi non idonei. Fino ad ora la mancanza di un efficace coordinamento sul territorio non ci permette di conoscere esattamente quanti malati epatici cronici potenziali esistono in Campania. Bisognerebbe lavorare affinchè medici di medicina generale, il territorio e l’ospedale formino sempre di più una rete a beneficio dei pazienti. Con i Gruppi Oncologici Multidisciplinari, la Campania è avanti rispetto ad altre regioni d’Italia – ha aggiunto -. Il team multidisciplinare svolge un servizio condiviso perchè la decisione su quale sia il trattamento più efficace per l’epatocarcinoma dipende dallo stadio in cui viene identificato, precoce o tardivo, se sono presenti metastasi o se sono interessati i vasi sanguigni. La chirurgia, per esempio, deve essere meno invasiva possibile, laparoscopica o robotica, affinchè il trapianto di fegato risulti meno complicatò.
Alla Tavola Rotonda che si è svolta a Napoli, la prima di un ciclo di appuntamenti, hanno partecipato Sandro Pignata, Responsabile Scientifico della Rete Oncologica Campana; Direttore UOC Oncologia Medica Uro-Ginecologica, Istituto Nazionale Tumori G.Pascale; Giovanni Vennarecci, Direttore della UO di Chirurgia Epatobiliare e Trapianti di Fegato, l’AORN Cardarelli; Roberto Troisi, Direttore UOC di Chirurgia Epato-Bilio-Pancreatica, Mininvasiva e Robotica, AOU Federico II; Ernesto Claar, Responsabile UOSD Epatologia, Ospedale Evangelico Betania; Carmine Coppola, Direttore di Medicina Interna, Epatologia ed Ecografia Interventistica ASL Napoli 3 Sud, Gragnano (Na); Erika Martinelli, Professore Associato di Oncologia Medica, U.O.C. Oncologia Medica ed Ematologia, Dipartimento di Medicina di Precisione, Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”; Filomena Morisco, Professore Ordinario di Gastroenterologia, Dipartimento di Medicina Clinica e Chirurgia, AOU Federico II; Sabino De Placido, Direttore UOC Oncologia Medica, AOU Federico II; Antonio Avallone, Direttore Oncologia Clinica Sperimentale Addome, Istituto Nazionale Tumori G. Pascale; Francesco Fiore, Direttore della SC di Radiologia Interventistica. l’Istituto Nazionale Tumori G. Pascale; Maria Rosaria Romano, Dirigente UOD 04 Assistenza Ospedaliera della Direzione Generale per la Tutela della Salute e Coordinamento del Sistema Sanitario, Regionale Campania.
Roche è impegnata a combattere i disordini del fegato in tutto il percorso della malattia, dalle prime fasi fino alla malattia avanzata, con l’obiettivo finale di fermare un giorno le patologie croniche del fegato. Un impegno che vede coinvolta non solo Roche Pharma sin dagli anni 90 con farmaci per le epatiti e oggi lo sviluppo di nuovi farmaci come atezolizumab, ma anche Roche Diagnostics con test immunometrici volti a migliorare la diagnosi precoce di epatocarcinoma e Roche Diabetes Care che da anni promuove, attraverso i propri portali rivolti ai pazienti diabetici, informazioni su corretti stili di vita e alimentazione, al fine di prevenire lo sviluppo di patologie epatiche quali cirrosi e fibrosi, che ledono la funzionalità d’organo e possono provocare gravi conseguenze, fino allo sviluppo di carcinomi epatici.
– foto xc9/Italpress –
(ITALPRESS).
Ucraina, Meloni “Potenziare la nostra capacità di produzione”
ROMA (ITALPRESS) – “Penso che la comunità internazionale e l’Occidente debbano dare segnali molto chiari. Non ci troveremmo in questa situazione se in questi anni avessimo fatto il nostro lavoro come Occidente e come Europa”. Lo ha detto Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d’Italia, ospite di “Oggi è un altro giorno” su Rai 1.
“Quando qualcuno poneva, come accaduto a me – ha continuato – il problema di un’eccessiva dipendenza su alcune produzioni strategiche da parte dell’Europa, la risposta che veniva data era che eravamo autarchici. Se non sei autosufficiente su alcune catene strategiche e consenti catene di approvvigionamento che sono sempre più lunghe e meno controllabili – ha aggiunto – alla fine accade che c’è una farfalla che sbatte le ali in Asia e un uragano nel resto del mondo. Penso – ha evidenziato la leader di FdI – che oggi la risposta debba essere quella di trovare approvvigionamenti alternativi ma soprattutto potenziare la nostra capacità di produzione per non dover sottostare ai ricatti”.
Sull’idea di chiedere agli ucraini concessioni territoriali: “Credo che la valutazione – ha detto Meloni – debba essere fatta dall’Ucraina e che in ogni caso bisogna stare attenti al fatto che una nazione invasa che cede territori non sia un bel segnale per il futuro”. Per Meloni “è un pò velleitario pensare che se oggi l’Ucraina si arrendesse domani non avremmo lo stesso problema, per esempio, in Moldavia”. “Sono convinta – ha aggiunto – che l’Ucraina sia la punta dell’iceberg di un conflitto che non è solo ucraino ma che ha come obiettivo la revisione degli assetti globali”.
-foto agenzia fotogramma.it-
(ITALPRESS).
De Bondt vince 18^ tappa a Treviso, Carapaz resta in rosa
TREVISO (ITALPRESS) – Dries De Bondt ha vinto la diciottesima tappa del Giro d’Italia 2022, la Borgo Valsugana-Treviso, di 156 chilometri. Il corridore belga dell’Alpecin-Fenix ha trionfato in volata battendo per un soffio l’italiano Edoardo Affini (Jumbo-Visma). Completa il podio Magnus Cort Nielsen (EF Education-EasyPost) che ha preceduto Davide Gabburo (Bardiani-CSF-Faizanè).
“Sono incredulo, finalmente ho trovato questo successo, non ho parole per descriverlo. Nell’ultimo chilometro avevamo meno di un minuto di vantaggio ma non credevamo che ci avrebbero ripreso. E’ stata una battaglia incredibile” le parole del belga. L’ecuadoriano Richard Carapaz (Ineos-Grenadiers) rimane con la maglia rosa, ma c’è da segnalare il ritiro di uno dei favoriti e titolare della maglia bianca, il portoghese Joao Almeida, risultato positivo al Covid-19. Prossima tappa domani con la 19a frazione da Marano Lagunare al Santuario di Castelmonte di 178 chilometri.
– foto LivePhotoSport –
(ITALPRESS).
Covid, 20.322 nuovi casi e 94 decessi nelle ultime 24 ore
ROMA (ITALPRESS) – Sono 20.322 i nuovi positivi al Coronavirus in Italia, su un totale di 203.607 tamponi effettuati. E’ quanto emerge dal quotidiano bollettino diffuso dal Ministero della Salute. Gli attualmente positivi sono ora 754.988 (-37.595 rispetto a ieri). I deceduti nelle ultime 24 ore sono 94, che portano il totale delle vittime a quota 166.358. I ricoverati con sintomi sono 5.782, 458 in meno di ieri, dei quali 262 in terapia intensiva (-9 rispetto a ieri).
-Foto agenziafotogramma.it –
(ITALPRESS).
Parmigiano Reggiano, Assemblea approva bilancio e ricorda il sisma 2012
MODENA (ITALPRESS) – L’Assemblea Generale dei Consorziati del Parmigiano Reggiano, che si è svolta al Forum Monzani di Modena, ha approvato a larga maggioranza (97,83% dei consensi) il bilancio consuntivo 2021 che si è chiuso con dati positivi per quanto riguarda vendite e prezzi. Il giro d’affari al consumo ha toccato il massimo storico di 2,7 miliardi di euro contro i 2,35 miliardi del 2020; al massimo è giunto anche il valore generato alla produzione con 1,71 miliardi di euro contro gli 1,52 miliardi del 2020.
Complessivamente il 2021 è stato simbolo della rinascita e della ripresa post pandemica: il totale valore alla produzione è stato pari a 57.015.616 euro con una crescita del 22,5% rispetto all’anno precedente (il valore alla produzione nel 2020 era 46.540.680). L’utile dell’esercizio 2021 è stato pari a 76.252 euro.
“Volumi che orientano il Consorzio – ha sottolineato il presidente Nicola Bertinelli – a puntare sempre di più verso l’estero: mercati di grandi opportunità di sviluppo per una produzione in continua, ma programmata, espansione. Negli ultimi quattro anni, la produzione è aumentata da 3,7 a 4,09 milioni di forme, registrando una crescita pari al 10,6%”.
Il 2021 ha visto un incremento degli investimenti in marketing, comunicazione e sviluppo mercati che ha superato il tetto record di 31 milioni di euro. La comunicazione al consumatore rappresenta pertanto una delle leve fondamentali per sostenere l’incremento della produzione tramite lo sviluppo della domanda in Italia e all’estero.
L’Assemblea ha inoltre affrontato il tema delle norme che regolano la produzione di formaggi similari/comparabili al Parmigiano Reggiano, approvando a larga maggioranza la proposta di introdurre il divieto di produrre, nei caseifici della filiera, altri formaggi comparabili/confondibili con la Dop. A tal fine, l’Assemblea ha dato mandato al Cda di definire una proposta di modifica dello Statuto da ratificare in Assemblea Straordinaria nei tempi più rapidi possibili. Tale intervento sarà sviluppato in un’ottica di esigenza di equilibrio tra domanda e offerta da consolidare nel mercato e di tutela ulteriore del prodotto.
Al Forum Monzani, il Consorzio ha voluto ricordare, a dieci anni dalla tragedia, il Terremoto del 2012 che ha colpito l’Emilia-Romagna e parte della Lombardia. Alla presenza dei rappresentanti delle Istituzioni, dei consiglieri in carica nel 2012, dei caseifici colpiti dal sisma e delle autorità legate al mondo del volontariato, è stato proiettato un video che ha raccontato, attraverso le immagini del terremoto, le sfide che la filiera ha dovuto affrontare, il coraggio e la resilienza con cui sono state superate le difficoltà strutturali, produttive ed economiche. Sono stati evidenziati gli interventi economici, strutturali e solidali portati avanti, sia dai cittadini che dalle amministrazioni, e la costanza e l’impegno con cui l’intera filiera non si è arresa, rendendola esempio di resistenza.
Nel 2012 sono stati lesionati e distrutti 37 caseifici con la caduta di 600 mila forme di Parmigiano Reggiano, ma, nonostante tutte le difficoltà, la macchina produttiva non si è mai fermata, nessun caseificio è stato costretto a chiudere i battenti. Inoltre, nei caseifici colpiti dal sisma, negli ultimi 10 anni, si è registrato un aumento di produzione pari al 48%.
All’Assemblea ha partecipato anche il presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini. “Il coraggio e la forza di reazione al dramma dimostrati dai caseifici colpiti dal terremoto sono un’ulteriore prova della straordinaria capacità di questa terra di non lamentarsi e trasformare anche una tragedia come quella del sisma del 2012 in un’opportunità di rilancio e riscatto. Vi ringrazio per quanto avete fatto – ha dichiarato -. In questi giorni, in occasione del decennale, sto incontrando le comunità colpite dal terremoto e ovunque vedo l’orgoglio per una ricostruzione che ha pochi eguali nel Paese, in un territorio che è oggi più ricco, più produttivo, con infrastrutture più moderne e sicure. D’altronde, una delle priorità delle istituzioni è stata quella di salvaguardare le straordinarie filiere produttive, come è la vostra, per evitare una desertificazione economica e industriale. Oggi possiamo dire di aver centrato l’obiettivo, un risultato il cui merito va condiviso tra tutti: amministratori, imprenditori, tecnici, operatori, volontari e semplici cittadini. Nessuno ha fatto mancare il proprio contributo”.
“Dieci anni dal terremoto che ha sconvolto le zone di produzione del Parmigiano Reggiano, anche in Lombardia. Il ricordo è ancora vivo. I siti di produzione dopo quella tragedia hanno saputo rinnovarsi e rilanciarsi. Questa è la storia delle nostre filiere agroalimentari, che trovano sempre il modo per rialzarsi anche dopo grandi momenti di difficoltà. I dati economici lo dimostrano, ma a lasciare il segno è stato il grande senso di comunità che ha contraddistinto le nostre imprese e i nostri territori. Una storia che merita di essere raccontata e per questo non posso far altro che ringraziare il vostro consorzio”, ha affermato Fabio Rolfi, assessore all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi della Regione Lombardia, che ha voluto esprimere la sua vicinanza alla filiera del Parmigiano Reggiano attraverso un video che è stato proiettato in Assemblea.
“Il terremoto ha rappresentato una grande prova per le aziende della nostra filiera. Ci ha insegnato che, rimboccandoci le maniche, ci si può rimettere in piedi e diventare ancora più forti. Ciò deve ispirare la nostra condotta per il futuro, in un periodo di gravi incertezze e di equilibri precari”, ha commentato Nicola Bertinelli.
L’Assemblea si è svolta in presenza – per la seconda volta consecutiva dopo la pandemia – nel rispetto delle norme anti-contagio. La partecipazione è stata alta da tutte le province del comprensorio: 110 produttori che rappresentano circa al 35% del totale dei caseifici del Parmigiano Reggiano.
– foto ufficio stampa Consorzio Parmigiano Reggiano –
(ITALPRESS).
Webuild selezionata per costruire una nuova strada nel Regno Unito
MILANO (ITALPRESS) – National Highways, nel Regno Unito, ha annunciato oggi di aver selezionato il Preferred Bidder per il contratto da 1,25 miliardi di sterline (1,5 miliardi di euro) per la realizzazione del tunnel e dei lavori principali di costruzione della Strada A303, per la tratta da Amesbury a Berwick Down, vicino Stonehenge.
National Highways ha infatti selezionato la joint venture MORE – composta da Webuild (42,5%), FCC Construcciòn e BeMo Tunnelling – quale Preferred Bidder per l’esecuzione dei lavori, per garantire il rispetto delle tempistiche programmate, in attesa che venga approvato definitivamente il progetto come da normale procedura.
L’annuncio segue un iter di gara molto strutturato, nel corso del quale i concorrenti in short list hanno sviluppato e proposto soluzioni progettuali coerenti con le richieste e i requisiti stabiliti da National Highways.
La joint venture MORE sarà affiancata da un pool di progettisti di livello mondiale, costituito da Atkins, Jacobs e la spagnola Sener, che agiranno in qualità di joint venture per le attività di progettazione.
Il nuovo contratto – identificato come ‘A303 Stonehenge – Main Works Contract” – prevede la realizzazione delle opere civili, strutturali, meccaniche, elettriche e tecnologiche del tunnel, con attività realizzate con TBM, oltre alle opere anche ambientali e alle strutture stradali di accesso alla tratta. La costruzione ha una durata prevista di 5 anni.
‘Il contratto entrerà in vigore appena la Segreteria di Stato avrà concluso l’iter di autorizzazione – ha detto Derek Parody, Project Director di National Highways per il progetto della A303 -. L’annuncio del Preferred Bidder non pregiudica ogni futura decisione e, una volta finalizzato l’iter e approvato definitivamente il progetto come da normale procedura, il fatto di avere già identificato un contractor ci metterà nella posizione migliore per procedere immediatamente con i lavori e per fare emergere i vantaggi che sappiamo il progetto è in grado di apportarè. E ha proseguito: ‘Il progetto non solo ridurrà la congestione del traffico lungo questa tratta fondamentale della A303, ma permetterà anche di preservare e valorizzare l’eccezionale valore universale del sito Patrimonio dell’Umanità.
La joint venture MORE metterà al servizio del progetto una expertise di standing internazionale per la realizzazione del tunnel e delle strade. Siamo lieti di aver identificato la joint venture MORE come contractor. Le imprese che ne fanno parte sono rinomate su scala mondiale e si avvarranno al meglio anche delle competenze del Regno Unito, utilizzando fornitori e costruttori locali, regionali e nazionali per la realizzazione del progettò.
La joint venture MORE ha dichiarato: “Per noi aziende che facciamo parte della joint venture MORE – Webuild, FCC Construcciòn e BeMo Tunnelling – questo progetto è un chiaro esempio di infrastrutture sostenibili e innovative che non solo forniscono soluzioni per la gestione del traffico, ma che migliorano anche la qualità della vita delle persone. Il progetto è anche una opportunità per dimostrare la nostra esperienza e la nostra capacità tecnica di rilievo internazionale”.
Il contratto per l’ammodernamento della A303, tra Amesbury e Berwick Down, include: 8 miglia (circa 13 chilometri) di strada a doppia carreggiata; un tunnel di circa 2 miglia (3,3 chilometri) di lunghezza per il sottoattraversamento del sito Patrimonio dell’Umanità, in prossimità dell’attuale tracciato della A303, ma ad ulteriori 50 metri di distanza dal monumento di Stonehenge, per ridurne l’impatto sulle aree archeologiche e sulla vista dello spettacolo del sorgere del sole durante il solstizio di inverno; una nuova tangenziale a nord di Winterbourne Stoke; svincoli con la A345 e la A360 su entrambi i lati del sito Patrimonio dell’Umanità.
Il complesso archeologico di Stonehenge in Inghilterra, i templi di Abu Simbel in Egitto, la fortezza di Sacsayhuamàn nelle Ande peruviane e almeno un’altra mezza dozzina di incredibili costruzioni scoperte nei secoli scorsi sono spesso terreno fertile per la fanta-archeologia, o per elaborare teorie sugli alieni sbarcati sulla Terra per installare punti di approdo, centri di osservazione stellare o stazioni intermedie per i loro viaggi interplanetari. Le leggende attorno a queste infrastrutture, forse alimentate dall’impossibilità di credere che l’uomo sia stato capace di progettarle e realizzarle senza i mezzi o le tecniche oggi a disposizione, le rendono ancora più importanti e, di conseguenza rimarcano la necessità di preservarle per le generazioni future. Il sito Stonehenge, che si fa risalire al periodo Neolitico, ovvero una costruzione iniziata 5.000 anni fa, rischia di deteriorarsi a causa del traffico e del relativo inquinamento nelle aree circostanti.
Il governo britannico, attraverso l’autorità National Highways, ha perciò varato un progetto di sostenibilità ambientale unico per salvare dal traffico Stonehenge e restituire l’area alla sua comunità, stimolando lo sviluppo economico dell’intera regione e facilitando il turismo. Il progetto, che punta a ridisegnare la A303 tra Amesbury e Berwick, ha un valore di circa 1,6 miliardi di sterline (1,8 miliardi di euro), vede in gara tre consorzi europei, tra i quali quello composto da FCC, Webuild e BeMo Tunneling, e prevede la costruzione di 13 km di strada ad alto scorrimento a doppia carreggiata con una sezione in tunnel sotterraneo per 3,3 km e dotata di svincoli e viadotti “green”.
La A303 è un’arteria vitale per la mobilità tra sud-est e sud-ovest del Regno Unito, a poco meno di due ore da Londra. Il progetto trasformerà l’intero percorso attorno a Stonehenge, con la sostituzione del corridoio stradale esistente, che è a una sola carreggiata super trafficata e distante solo 165 metri dal sito archeologico. Una volta completato il progetto, la vecchia sezione stradale sarà destinata a percorso ciclabile, pedonale o a cavallo, restituendo all’area un panorama più legato alle sue origini.
Origini tuttora ammantate di mistero e storie popolari, secondo cui, per esempio, le grandi e pesantissime pietre – alcune stimate in 50 tonnellate – sarebbero state portate sulla piana di Salisbury grazie all’intervento di Mago Merlino, per farne un altare ai caduti di guerra, arrivando a legare questa specie di tempio alla ricerca del Santo Graal. Sebbene non ci siano prove certe sullo scopo previsto di Stonehenge, anche l’enciclopedia Britannica lo ritiene una sorta di sito religioso e un’espressione del potere e della ricchezza dei capi, aristocratici e sacerdoti che lo fecero costruire, molti dei quali sarebbero sepolti nei numerosi tumuli attorno alle pietre.
‘Stonehenge era allineato al Sole ed era forse usato per osservare il Sole e la Luna e per elaborare il calendario agricolo. O forse il sito era dedicato al mondo degli antenati, separato dal mondo dei vivi, oppure era un centro di guarigione”, secondo quanto afferma la Britannica.
Guardando verso l’alba, l’ingresso a nord-est punta su un grande pilastro, ora inclinato ad angolo, chiamato Heel Stone. Guardando dall’altra parte, indica il tramonto di pieno inverno. Anche il solstizio d’estate è celebrato da un’enorme folla di visitatori.
Oltre alla “magica” disposizione delle pietre, ciò che desta ammirazione e incredulità, tanto da richiamare interventi alieni, è proprio il come sia stato possibile trasportarle fino a lì e disporle anche una sull’altra. Un mistero che accompagna anche i giganti di pietra dell’Isola di Pasqua, o le piramidi e le sfingi in Egitto. Proprio dall’Egitto, è venuta, appena qualche decina di anni fa, una risposta importante sull’abilità e l’ingegno dell’uomo al servizio delle costruzioni. Nel 1964 vennero, infatti, avviati i lavori, cui presero parte oltre 2.000 uomini e le migliori imprese del mondo, tra cui il gruppo Webuild, per salvare i due templi di Ramses II ad Abu Simbel, che furono sezionati, smontati, catalogati, trasportati e ricostruiti 280 metri più all’interno e 65 metri più in alto per evitare che venissero sommersi dalle inondazioni del Nilo.
Nella ricostruzione si tenne conto, anche in questo caso, dell’allineamento delle fantastiche strutture con il sole. Secondo la leggenda, per volere degli architetti egizi il 22 febbraio e il 22 ottobre, rispettivamente il giorno dell’incoronazione e il compleanno del re, i raggi del sole penetrando nel santuario avrebbero illuminato le statue degli dei Amon-Ra e Ra-Horakhty, nonchè quella dello stesso Ramses II divinizzato. Solo quella di Ptah restava volutamente in penombra, in omaggio al suo carattere di divinità funebre.
La maestosità dei due templi di Abu Simbel, pesanti rispettivamente 265.000 e 55.000 tonnellate, è stata consegnata alle generazioni future, grazie a un’impresa che, pur essendo stata compiuta con l’ausilio di gru e mezzi meccanici impensabili all’epoca dei Faraoni, ha ancora oggi dell’incredibile per il perfetto rispetto dei disegni e della realizzazione originaria, eseguita in una corsa contro il tempo per preservarli e restituire alla sua comunità il valore integro delle opere. Un punto, quest’ultimo, sempre più frequente per il mondo delle costruzioni.
La conservazione e la valorizzazione dei beni archeologici e architettonici, in decenni di attività del gruppo Webuild, ha portato alla luce affascinanti tesori in Italia e nel mondo. Tratti di acquedotti romani, porzioni murarie dell’epoca romana, monumenti coperti dal tempo, strade medievali, tombe e siti databili all’età del ferro e del rame. La realizzazione di nuove strade o metropolitane si sono trasformate in emozionanti spedizioni archeologiche, permettendo nuove letture della storia e degli usi di antiche popolazioni.
In piano centro a Roma, le indagini per la costruzione della linea Metro C, hanno riportato alla luce un complesso monumentale databile all’epoca dell’Imperatore Adriano, costituito da da tre grandi auditorium, dove si svolgevano discussioni filosofiche e pubbliche letture di opere letterarie, mentre poco distante sono state rinvenute strutture murarie di antiche taverne e di lussuose abitazioni. Le antiche strutture sono state ricollocate e restituite alla città per essere finalmente ammirate. Dall’Italia alla Danimarca, anche in questo caso i lavori per una linea metropolitana sotterranea hanno portato a scoperte tali da riscrivere i libri di storia.
A Copenhagen, per la costruzione di un anello di 17 stazioni, il cosiddetto Cityringen, completato da Webuild nel settembre 2019, sono stati scavati 31 km di tunnel sotto la parte storica della città. Gli archeologi del Museo di Copenhagen hanno lavorato spalla a spalla con l’impresa di costruzioni in quella che il museo ha definito come “il più grande scavo archeologico dell’Europa settentrionale fino ad oggi”.
Per far posto alle nuove eleganti e colorate stazioni, oggi meta di turisti al pari dei monumenti storici, le talpe meccaniche, le cosiddette TBM, si sono fatte largo attraverso le fondazioni dei vecchi edifici, fatte con pali di legno, senza scalfirle o metterle a rischio, come nel caso della Chiesa di Marmo (Marmorkirken) Consacrata nel 1894, la neo-barocca Marble Church, di rito evangelico luterano, è uno dei beni architettonici più imponenti di Copenaghen. La sua grandiosa cupola, ispirata alla Basilica di San Pietro a Roma e la più grande in Scandinavia, offre una vista impressionante sulla città. Durante i lavori per la stazione di Marmorkirken, il priore non sembrò preoccupato.
‘Ogni giorno i rumori della talpa meccanica mi fanno sobbalzare. Speriamo che la Chiesa regga alle vibrazioni. Poi mi dico, ho fiducia in Dio, e, per la verità, mi fido anche di questi uomini, sanno il fatto loro”. La “sua” stazione, costruita 30 metri sotto l’impalcato della chiesa, è la più profonda di tutte. E forse anche la più bella.
– foto ufficio stampa Webuild –
(ITALPRESS).








