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Trent’anni fa la strage di Capaci

PALERMO (ITALPRESS) – Da ormai trent’anni il cinquantottesimo minuto dopo le 17 del 23 maggio non rappresenta mai un orario comune, uno di quelli che passano inosservati nel trambusto quotidiano. È invece, ogni anno, quel minuto che blocca il fiato, sospende i pensieri, dilata il tempo, infligge dolore e, alla fine, se ci si guarda attorno, restituisce speranza. Sono quei secondi che riportano alla mente le forti immagini di quanto accaduto alla stessa ora nel 1992: la strage di Capaci, quel tragico evento che ha cambiato la storia del Paese. E non solo. Partiti dall’aeroporto di Roma Ciampino intorno alle 16.45, il magistrato antimafia Giovanni Falcone, direttore degli Affari Penali del ministero della Giustizia, e la moglie Francesca Morvillo atterrano a Punta Raisi dopo un volo di 53 minuti. Li attendono 3 auto blindate. Falcone si mette alla guida di una Croma bianca. In macchina con lui oltre alla moglie c’è l’autista Giuseppe Costanza. L’auto di Falcone è preceduta da una Croma marrone, con a bordo gli agenti Vito Schifani, Antonio Montinaro e Rocco Dicillo, ed è seguita da una Croma azzurra con gli agenti Paolo Capuzzo, Gaspare Cervello e Angelo Corbo. Le auto si dirigono verso Palermo sull’autostrada A29. Alle 17:58, poco prima dello svincolo di Capaci-Isola delle Femmine viene azionato il telecomando che fa esplodere una carica composta da 500 chili di tritolo, RDX e nitrato d’ammonio. Lo scoppio travolge in pieno la Croma marrone. I tre agenti Vito Schifani, Antonio Montinaro e Rocco Dicillo, muoiono sul colpo. L’auto di Falcone si schianta contro il muro di cemento e detriti generato dallo scoppio. Il giudice muore durante il trasporto in ospedale, la moglie Francesca invece in ospedale la sera, intorno alle 22. Rimangono feriti gli agenti Paolo Capuzza, Angelo Corbo e Gaspare Cervello oltre all’autista Costanza e ad altre 19 persone che viaggiavano in quel momento sull’autostrada. Dopo meno di due mesi, il 19 luglio dello stesso anno, in via d’Amelio a Palermo un altro attentato di Cosa Nostra uccide anche Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. Sono passati solo cinquantasette giorni tra le due stragi che hanno messo fine alla vita di due magistrati in prima linea nella lotta alla mafia. Sono stati uccisi, però le loro idee restano. “L’importante non è stabilire se uno ha paura o meno, è saper convivere con la propria paura e non farsi condizionare dalla stessa”, diceva Falcone. “Ecco – aggiungeva -, il coraggio è questo, altrimenti non è più coraggio ma incoscienza”. Parole di chi, divenuto simbolo della lotta alla mafia, proprio con coraggio e intuizione ha cambiato la storia, riuscendo a riconoscere la struttura verticistica di Cosa Nostra. Con il pool antimafia ha creato un nuovo metodo investigativo che si basa su indagini patrimoniali e bancarie, alla ricerca di prove e sulla scia delle tracce lasciate dal denaro. Lo stesso pool che ha istruito il maxi-processo a Cosa nostra, mandando a giudizio 475 imputati. Un processo di vaste dimensioni, partito nel 1986 e che ha visto la partecipazione di 200 avvocati e diverse centinaia di giornalisti. Per un evento di tale portata, nessuna aula di tribunale a Palermo poteva bastare, occorreva più spazio: così si è deciso di costruire una grande aula bunker accanto al carcere Ucciardone, dotata anche di sistemi di protezione.  Negli anni la mafia aveva ucciso magistrati, investigatori, appartenenti alle forze dell’ordine, giornalisti, politici, si era diffusa e soffocava l’economia. Il maxiprocesso era la risposta dello Stato. Poi le stragi del 1992. Le idee di chi è stato ucciso, però, erano come semi: il sacrificio di chi ha perso la vita per la legalità, infatti, ha spinto la società civile a reagire. Una rivoluzione culturale. “È normale che esista la paura”, affermava Borsellino. “L’importante è che sia accompagnata dal coraggio”, aggiungeva. Il 23 maggio, quindi, è ormai una data simbolo: ogni anno quei tragici eventi vengono ricordati con cerimonie, manifestazioni, incontri e cortei, anche e soprattutto con il coinvolgimento di giovani studenti. L’obiettivo è mantenere viva la memoria, rinnovare l’impegno della legalità e non perdere la speranza perché la mafia, come diceva Falcone, “non è affatto invincibile”. “È un fatto umano – spiegava il magistrato – e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine”.

foto: agenziafotogramma.it

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UN CONCERTO D’AMORE ROSSONERO, SCUDETTO AL MILAN DEL GENTLEMAN PIOLI

Il Milan è musica, un concerto d’amore. Oddio, tanto diverso il meeting musicale di Reggio Emilia dalla notte trentina di Vasco Rossi, ma musica è, celestiale, romantica, questa ch’è andata a scegliersi una canzonetta del nonno per esaltare la gioventù rossonera: proprio come il 5 febbraio dopo la vittoria nel derby di San Siro con due gol di Giroud, il popolo dei casciavit in trasferta a Reggio Emilia ha cantato “Parlami d’amore Girù/tutta la mia vita sei tu”. Il campione francese – salutato con incertezza al suo arrivo a Milano – ha fatto un bis pavarottiano, come fosse alla Scala, e il suo volto di guerriero provato da mille battaglie si è sciolto in un sorriso bambino. La forza magica del gol.
Gli scudetti, soprattutto quelli vinti dopo lunga dolorosa attesa – l’ultimo del Milan 2011, Berlusconi patron, tecnico Allegri – chiedono, anzi pretendono squilli di tromba, marce trionfali, ricorsi eroici (ricordo il tricolore della stella e Rivera che arringava folle turbolente) mentre al Mapei Stadium della Reggio Emilia grintosa – erede del glorioso Mirabello – si è consumata una festa di baci abbracci al via di Pioli.
Il prudente, serenissimo gentleman mai fuori delle righe che non ha atteso il fischio finale per prendersi lo scudetto subito regalato al popolo dei discamisados e via via, uno alla volta, ai suoi splendidi ragazzi che avevano da poco accolto Zio Ibra mentre Girù raggiante andava a cogliere un’ovazione. Niente smargiassate, secondo una tradizione secolare che mi ha fatto vedere centinaia di volte i rossoneri schierati a centrocampo, a fine partita, per un affettuoso saluto ai sostenitori e ai rivali. Era successo una sola volta che Pioli s’era mostrato felice, dopo l’Inter-Milan di quel 5 febbraio: si era messo a correre come un ragazzo al suo primo applauso. “La corsa sul gol? – aveva detto – Era troppa la felicità per la vittoria, in una partita difficile, combattuta. I ragazzi hanno giocato con grande coraggio e generosità, vincere e ribaltare una partita così in un momento non facile mi rende molto orgoglioso. Una squadra che non molla mai…”. Come lui, che ha cominciato la ricostruzione di un Milan ferito dalle chiacchiere dei sostenitori di Giampaolo e di Rangnick proprio alla fine del lockdown, quando gli altri erano incerti se arrendersi o combattere la pandemia. La memoria mi dice che ci volle anche allora un Sassuolo sconfitto con una doppietta di Ibra per cambiare il mondo.
Sorprendendo gli esteti guardioleschi Gazidis disse sì, resta Pioli, alla faccia di quella manita rimediata a Bergamo. E iersera, proprio come allora, fu Saelemaekers il primo ad abbracciare Pioli quando in campo arrivarono poche parole dette in tribuna da Paolo Maldini – l’altro vincitore dello scudetto, rafforzato dall’addio del “riformista” Boban – “Sì, Stefano resta con noi”. Nel mio diario ho mille appunti sul travaglio rossonero giunto all’apice con l’addio di Donnarumma. Doveva essere la fine non di un sogno ma di un’avventata speranziella, è stato il segnale di una rivoluzione aziendale. Adesso che si parla di un passaggio dal fondo Elliott al fondo RedBird, significativo riconoscimento di una operazione finanziaria riuscita, voglio dedicare un appunto a due personaggi che hanno partecipato all’incredibile festa di Reggio: uno dall’alto dei cieli, Giorgio Squinzi, creatore del Sassuolo e milanista storico; uno in presenza, Paolo Scaroni, supermanager dotato non solo delle virtù che lo portarono ai vertici dell’Enel e dell’Eni ma di una grande competenza che gli permise più di trent’anni fa di farsi presidente del Vicenza nella veste, originale per quei tempi, di abile ristrutturatore di club. Cominciò col Vicenza e il Panathinaikos, oggi fa parte del Nuovo Milan, il primo club che ci offrì l’Europa, sessant’anni fa.
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EQUILIBRIO E SOLIDITA’, MILAN CAMPIONE CON MERITO

“La verità è che uno vince e tutti gli altri perdono” diceva Gianni Brera. Aveva ragione, perchè se il Milan ha conquistato meritatamente lo scudetto, l’Inter lo ha perso a Bologna, il Napoli a Empoli, la Juve nelle troppe (18) partite non vinte. E tutti così ora si aggrappano al futuro, al calciomercato, per non pensare al presente. L’ultima giornata ha confermato che il Milan è stata la squadra più equilibrata. Non ha segnato quanto l’Inter (84 gol) ma ha avuto la difesa meno battuta (31 gol subiti, come il Napoli). Non essendo stato l’attacco rossonero eccezionale (Leao l’unica rivelazione, tre assist vincenti contro il Sassuolo dove i neo campioni hanno vinto facilmente), si può dire che abbiano funzionato bene il centrocampo: Tonali e Kessie sono stati gli assi portanti della squadra insieme con l’arrembante Hernandez e Maignan, la saracinesca che ha fatto dimenticare Donnarumma in porta. L’Inter, seconda, ha battuto la Samp e ha avuto in Lautaro (21 gol e qualche pausa) l’attaccante che, da solo ha fatto quasi un quarto dei gol nerazzurri. Brozovic è stato il direttore d’orchestra e una piccola crisi nerazzurra ha in parte coinciso – dopo la sconfitta nel derby – con un calo di forma e l’infortunio del suo “cervello”: due vittorie in otto partite. Perisic ha fatto la differenza. Il Napoli ha avuto il momento di maggior difficoltà quando i suoi migliori giocatori sono andati alla Coppa d’Africa o si sono infortunati. La sconfitte interne contro Atalanta, Empoli, Spezia, Milan e Fiorentina sono stati determinanti e hanno smentito il luogo comune secondo cui il pubblico partenopeo è il “dodicesimo uomo in campo”. Qualche turbolenza fra tifosi nella partita di La Spezia: non ne avevamo bisogno. La Juventus che è arrivata quarta e ha perso la Coppa Italia, non ha vissuto una stagione felice per l’invecchiamento dei suoi difensori e le problematiche del centrocampo. Vlahovic ha migliorato l’attacco forse troppo tardi. Dybala, lacrime d’addio a parte, è stato discontinuo e l’infortunio a Chiesa ha pesato, come l’addio di Ronaldo che ha giocato un brano della prima partita e poi ha salutato. Le romane hanno raggiunto la meta dell’Europa League, ma non son state mai in corsa per lo scudetto.
La Lazio (quinta) ha avuto nei gol di Immobile 27 gol, capocannoniere) il suo punto forte: pareggio con sei gol nella partita di chiusura contro il Verona. La Roma non è stata miracolata da Mourinho che ha tuttavia portato i giallorossi alla finale di Conference League. Abraham è stato decisivo con i suoi 17 gol. Finale maiuscolo a Torino. La Fiorentina ha acciuffato l’Europa per la coda, battendo una Juve quasi assente. L’Atalanta ha buttato via tutto perdendo in casa con l’Empoli sulla linea del traguardo. Ma Gasp resterà. Delle squadre di metà classifica, il Verona ha impressionato dopo l’arrivo di Tudor per il suo attacco disinvolto che ha avuto nel cannoniere Simeone (17 reti), in Caprari e Barak, gli elementi più in vista. Il Sassuolo si è meritato l’appellativo di “ammazzagrandi”, ma -a parte certe lezioni alle squadre più titolate- ha potuto contare su alcuni uomini-mercato: dal vecchio Berardi, a Raspadori, Frattesi, Traorè. Diremmo mediamente bene il Torino (ottimi Lukic e Bremer, a lungo infortunato Belotti) e l’Udinese, che Cioffi ha salvato per tempo, valorizzando elementi come Udogie e Makengo. Il Bologna ha avuto qualche momento difficile anche per le condizioni di salute di Mihajlovic, che non ha potuto sempre guidarlo, ma i gol di Arnautovic lo hanno tenuto bene a galla.
L’Empoli ha disputato una prima parte molto buona, poi ha inanellato una serie negativa e si è riscattato nel finale. La Sampdoria è stata in bilico sin quasi alla fine, lo Spezia ha cominciato maluccio e ha finito meglio. Nella lotta in coda, incredibile salvezza della Salernitana con brutte scene (la gara è stata sospesa per alcuni minuti per un incendio in tribuna): l’Udinese a vinto (4-0) all’Arechi, ma il Cagliari non è passato a Venezia ed è finito in B. La squadra sarda è affondata alla fine nonostante i gol di Joao Pedro e il cambio di panchina. Salva miracolosamente la Salernitana di Nicola, nonostante il clamoroso k.o. interno. Il Genoa ha vinto troppo poco, anche dopo l’arrivo di Blessin, il Venezia era partito discretamente ed è affondato nel girone di ritorno. I migliori allenatori per noi, a parte lo “scudettato” Pioli, sono stati Inzaghi, Italiano, Dionisi e Motta. Fra i giovani di spicco, alcuni nomi: Tonali del Milan, Miretti della Juve, Zalewsky della Roma, Traorè del Sassuolo. I gusti sono gusti. Preso atto che Orsato è stato il migliore degli arbitri e andrà ai Mondiali e che Sozza è stato l’emergente di successo, pensiamo che i nostri fischietti siano troppo legati al VAR e sembrano timorosi di prendere decisioni. Mestiere difficile. E’ stato un campionato spettacolare ed emozionante, ma non ricchissimo di qualità. Fuori dalla porta di casa, non vinciamo più. Speriamo ora nella Roma.
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Gp Monaco, Isola “La strategia può fare la differenza”

ROMA (ITALPRESS) – A distanza di una settimana dall’utilizzo dei pneumatici più duri della gamma per il Gran Premio di Spagna, ora sono le mescole più morbide ad essere state selezionate per il tracciato più glamour di tutti: Monaco. La C3 sarà la P Zero White hard, la C4 la P Zero Yellow medium e la C5 la P Zero Red soft. “Monaco è spesso descritta come una delle gare più imprevedibili dell’anno, ma la verità è che le qualifiche assumono un significato particolare in quanto su questo tracciato la posizione in pista è fondamentale – ha spiegato Mario Isola, direttore motorsport Pirelli – Di conseguenza, capire come ottenere il massimo dalla mescola C5 più morbida, che finora quest’anno è stata portata solo al Gran Premio di Australia, sarà un aspetto chiave delle prove libere. Visto che ora la regola che richiedeva ai primi 10 piloti di iniziare la gara con i pneumatici con cui avevano superato la Q2 non esiste più, quest’anno potremmo vedere strategie diverse. Alcuni piloti potrebbero scegliere mescole più dure al via per effetture un primo stint lungo, data la difficoltà a sorpassare. Altri invece potrebbero scegliere un approccio più tradizionale partendo con la mescola più morbida. Insomma, è una gara in cui la strategia può fare davvero la differenza”.
– Foto Ufficio Stampa Pirelli –
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Draghi “Grazie a Falcone l’Italia è diventata più libera e giusta”

ROMA (ITALPRESS) – “A trent’anni dalla Strage di Capaci, il Governo ricorda con profonda commozione Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro. La loro memoria è forte, viva, universale”. Così il premier Mario Draghi. “Grazie al coraggio, alla professionalità, alla determinazione di Falcone, l’Italia è diventata un Paese più libero e più giusto. Falcone e i suoi colleghi del pool antimafia di Palermo non hanno soltanto inferto colpi decisivi alla mafia. Il loro eroismo ha radicato i valori dell’antimafia nella società, nelle nuove generazioni, nelle istituzioni repubblicane”, ha aggiunto.
“Oggi dobbiamo continuare a far rivivere il senso più profondo dell’eredità di Falcone, nella lotta senza quartiere alla criminalità organizzata e nella ricerca della verità. Lo dobbiamo ai loro cari e ai cari di tutte le vittime dello stragismo mafioso”, ha concluso Draghi.
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-foto agenziafotogramma.it-

Scaroni “Tutto il Milan ha lavorato nella stessa direzione”

ROMA (ITALPRESS) – Il giorno dopo il trionfo ha un sapore ancora più dolce. “E’ stata una giornata favolosa, mi sono divertito tantissimo: ho vissuto emozioni grandissime che mio hanno ripagato dell’ansia che ho quando gioca il Milan”. Ai microfoni di Radio Anch’io Sport, su Rai Radio 1, il presidente del Milan, Paolo Scaroni, ammette di non aver ancora smaltito i postumi della vittoria dei rossoneri a Reggio Emilia contro il Sassuolo, tre punti che hanno dato il via alla festa per lo scudetto, strappato dalle maglie dei ‘cuginì dell’Inter. Un percorso partito nel dicembre 2019, con lo 0-5 subito dall’Atalanta: “C’ero ed è stato un giorno amarissimo. Si immaginava l’esonero di Pioli ma per fortuna abbiamo deciso il contrario ed è partito il periodo virtuoso che ci ha portato allo scudetto e ad avere i conti sempre più a posto”. Il tecnico è rimasto al suo posto, Maignan ha sostituito quel Donnarumma che sembrava impossibile far dimenticare. Due mosse rivelatesi vincenti. “Non solo, abbiamo una proprietà che ha finanziato ma senza fare debiti. Poi c’è la dirigenza con Gazidis, Maldini e Massara, che hanno lavorato nella stessa direzione di Pioli. Questo ci ha portato al successo”, assicura Scaroni. Che ne approfitta anche per parlare del nuovo impianto, non necessariamente con capienza maggiore. “La mia ambizione è che lo stadio sia pieno – spiega – Siccome il tema che ha mi preoccupa molto è la conquista dei diritti internazionali di Serie A e del Milan, lo stadio deve essere pieno. Vedo che tutte le società ormai lo costruiscono da 55mila- 60mila, quello da centomila è passato di moda. Voglio evitare partite con 25.000 spettatori in uno stadio semi-vuoto, questo è poco attrattivo per chi guarda le partite da lontano. La Premier League in questo senso ci ha bagnato il naso, dobbiamo imitarla per ottenere quell’audience di cui ha bisogno la Serie A”. Considerato Pioli “l’uomo-copertina” e lasciato il giudizio sui singoli giocatori alla dirigenza, Scaroni non si tira indietro sul tema squisitamente societario. “RedBird sta per comprare il Milan per 1,3 miliardi di euro? Per quanto riguarda Investcorp ho letto che hanno fatto un passo indietro, invece RedBird ne ha fatto uno avanti. Le cifre di cui si parla dimostrano che è stato raggiunto un successo sportivo ma anche finanziario. Che il fondo Elliott prima o poi esca del Milan è stato sempre nei programmi. Non c’è più spazio per i mecenati di una volta, mi auguro che la trattativa si concluda prima dell’inizio del calciomercato”. “Se Maldini e Massara rimarranno? Siamo in una fase dove potrebbe cambiare la proprietà e faccio fatica a fare previsioni – aggiunge il massimo dirigente dei lombardi – Per quello che mi riguarda devono proseguire a fare il grande lavoro che hanno fatto negli ultimi anni. Abbiamo una proprietà che ha finanziato ma senza fare debiti. Poi c’è la dirigenza con Gazidis, Maldini e Massara, che hanno lavorato nella stessa direzione di Pioli. Questo ci ha portato al successo”. Messo in bacheca lo scudetto, è presto per mettere nel mirino la Champions: “Fa parte della categoria sogni, per il momento… Il futuro di Ibrahimovic? E’ stato buon profeta, ha detto ‘porterò il Milan a vincere lo scudettò ed ha giocato un grande ruolo. Cosa farà domani non mi preoccupa, un uomo della sua forza troverà la sua strada”. La sua soddisfazione aumenta poi nel pensare che il Milan, in fondo, non era la squadra più forte: “Per noi questo è stato elemento di leggerezza, poi conta la squadra, non sempre chi ha i campioni più importanti vince. Abbiamo sviluppato i nostri campioni in casa”. E vinto uno scudetto più che meritato.
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30 anni Strage di Capaci, a Palermo una giornata di memoria

PALERMO (ITALPRESS) – Ricorre oggi il 30esimo anniversario della strage di Capaci. Il 23 maggio 1992 nella tremenda esplosione
vennero spazzate via le vite del giudice Giovanni Falcone, della moglie Francesca Morvillo e degli agenti che li scortavano, Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo.
Da ormai trent’anni il cinquantottesimo minuto dopo le 17 del 23 maggio non rappresenta mai un orario comune, uno di quelli che passano inosservati nel trambusto quotidiano. E’ invece, ogni anno, quel minuto che blocca il fiato, sospende i pensieri, dilata il tempo, infligge dolore e, alla fine, se ci si guarda attorno, restituisce speranza. Sono quei secondi che riportano alla mente le forti immagini di quanto accaduto alla stessa ora nel 1992: la strage di Capaci, quel tragico evento che
ha cambiato la storia del Paese. E non solo.
Oggi a Palermo sono diversi gli appuntamentie le manifestazioni che serviranno a ricordare le vittime dell’attentato. Il clou sarà la cerimonia al Foro Italico, alla quale parteciperà il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Sul palco si alterneranno la presidente della Fondazione Falcone Maria Falcone, diversi ministri, sindacalisti e artisti.

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Da Commissione Ue stop al Patto di Stabilità anche nel 2023, richiamo all’Italia

BRUXELLES (BELGIO) (ITALPRESS) – Le previsioni economiche di primavera della Commissione Ue, prevedono che l’economia dell’Ue continuerà a crescere nel 2022 e nel 2023. Tuttavia, mentre l’economia dell’Ue continua a mostrare resilienza, la guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina ha creato un nuovo ambiente, esacerbando i venti contrari preesistenti alla crescita, che erano precedentemente previsto per placarsi. Inoltre pone ulteriori sfide alle economie dell’Ue in relazione alla sicurezza dell’approvvigionamento energetico e alla dipendenza dai combustibili fossili dalla Russia. La natura specifica dello shock macroeconomico provocato dall’invasione russa dell’Ucraina, nonchè le sue implicazioni a lungo termine per le esigenze di sicurezza energetica dell’UE, richiedono un’attenta progettazione della politica fiscale nel 2023.
La politica di bilancio dovrebbe essere prudente nel 2023, controllando la crescita della spesa primaria corrente finanziata a livello nazionale, consentendo nel contempo il funzionamento degli stabilizzatori automatici e fornendo misure temporanee e mirate per mitigare l’impatto della crisi energetica e per fornire assistenza umanitaria alle persone in fuga dall’invasione russa dell’Ucraina. Inoltre, gli Stati membri i piani di bilancio per il prossimo anno dovrebbero essere ancorati a percorsi prudenti di aggiustamento a medio termine che riflettano le sfide della sostenibilità di bilancio associate agli elevati livelli di debito/Pil che sono ulteriormente aumentati a causa della pandemia. Infine, la politica fiscale dovrebbe essere pronta ad adeguare la spesa corrente all’evolversi della situazione.
La Commissione ritiene che siano soddisfatte le condizioni per mantenere la clausola di salvaguardia generale del Patto di stabilità e crescita nel 2023 e per disattivarla a partire dal 2024. Queso garantirà lo spazio affinchè la politica di bilancio nazionale reagisca prontamente quando necessario, garantendo nel contempo una transizione graduale dal sostegno ampio all’economia durante i tempi della pandemia verso una crescente attenzione alle misure temporanee e mirate e alla prudenza di bilancio necessarie per garantire la sostenibilità a medio termine.
La Commissione europea ha adottato una relazione sul rispetto dei criteri di disavanzo e sul debito contenuti nel Patto di stabilità per 18 Stati membri, tra cui l’Italia. Lo scopo della presente relazione è valutare il rispetto da parte degli Stati membri dei criteri di disavanzo e debito del trattato. Inoltre, tre Stati membri (Grecia, Italia e Cipro) continuano a presentare squilibri eccessivi. Il commissario europeo per l’Economia, Paolo Gentiloni, ha spiegato che “l’estensione della clausola di salvaguardia generale consentirà alle politiche fiscali nazionali di reagire rapidamente all’evolversi delle circostanze in questi tempi altamente imprevedibili. Vorrei sottolineare due messaggi chiave sulla clausola di salvaguardia generale. Primo, siamo lontani dalla normalità economica. In secondo luogo, non proponiamo un ritorno alla spesa illimitata”.
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