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Ucraina, Suslov “Si rischia la guerra infinita”

ROMA (ITALPRESS) – “L’Occidente vuole una sconfitta russa. E non è disposto a sottoscrivere un accordo per noi accettabile. Guardi l’ultimo comunicato del G7, dove si dice chiaramente che rifiuterà qualsiasi modifica dei confini. Ma è ovvio che la Russia chiederà come minimo il riconoscimento della Crimea in quanto parte della Federazione russa e del Donbass in quanto non parte dell’Ucraina. Molto probabilmente solleverà anche il problema di Kherson e altre zone controllate dalle truppe russe. Se la posizione occidentale è questa non ci può essere accordo. Ciò significa che la guerra continuerà e che la Russia probabilmente lancerà un attacco contro Odessa per tagliare l’Ucraina dal Mar Nero”. Lo ha detto, in un’intervista al Corriere della Sera, Dmitrij Suslov, direttore del Centro studi europei e internazionali alla Scuola superiore di Economia di Mosca, uno dei pensatoi del Cremlino. “La Russia è ancora concentrata soprattutto sul Donbass. Il ritmo dell’avanzata non è così rapido come il Cremlino vorrebbe. Ci sono complicazioni che hanno molteplici motivi. In primo luogo, la leadership politica russa esita ad aumentare il livello delle truppe impegnate nella guerra, che pure molti esperti consigliano. Il governo è impegnato a continuare la lotta con un numero limitato di forze. Per quanto ne so, la ragione dietro questa scelta è che si vuole preservare una percezione di vita normale in Russia. Vogliono che il popolo pensi che c’è una operazione speciale in corso da qualche parte, che però non ha alcun impatto sul quotidiano”. Per il politologo vicino al Cremlino: “In verità dal punto di vista economico, culturale e del tempo libero la vita in Russia continua come prima. Non c’è il senso di una mobilitazione e se non guardi la tv non hai l’impressione che combattiamo una guerra in Ucraina. Questo è considerato molto importante per preservare la stabilità politica e quindi non ci sarà alcun incremento dello sforzo bellico…”.
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Covid, 17.744 nuovi casi e 34 decessi nelle ultime 24 ore in Italia

ROMA (ITALPRESS) – Sono 17.744 i nuovi casi di Covid in Italia (ieri 23.976) a fronte di 160.995 tamponi effettuati su un totale di 219.432.092 da inizio emergenza. E’ quanto si legge nel bollettino del Ministero della Salute-Istituto Superiore di Sanità di oggi. Nelle ultime 24 ore sono stati 34 i decessi (ieri 91) che portano il totale di vittime da inizio pandemia a 165.952. Con quelli di oggi diventano 17.247.552 i casi totali di Covid in Italia. Attualmente i positivi sono 850.596 (-6.273), 843.904 le persone in isolamento domiciliare.
I ricoverati in ospedale con sintomi sono 6.400 di cui 292 in Terapia intensiva. I dimessi/guariti sono 16.231.004 con un incremento di 24.528 unità nelle ultime 24 ore.
La regione con il maggior numero di nuovi casi nelle ultime 24 ore è la Lombardia (2276), poi Campania (2080), Lazio (1716), Sicilia (1462) e Veneto (1389).

foto: agenziafotogramma.it
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Pnrr, Gentiloni “Governo non freni su riforme. Si Rischia recessione”

ROMA (ITALPRESS) – “L’economia mondiale ha cambiato verso, l’espansione è divenuta una frenata globale, per l’Italia ora il Pnrr è l’antidoto: se non attua il Recovery, rischia la recessione. E i partiti non devono frenare sulle riforme”. Lo ha detto, in un’intervista al quotidiano La Stampa, il commissario europeo dell’Economia Paolo Gentiloni. “Si deve affrontare l’inflazione, è finito il tempo del sostegno universale, e i Paesi ad alto debito sono ancor di più richiamati a uscire da questa logica. Prima di pensare ad altro debito comune, occorre far funzionare il piano attuale. Dopo l’estate la proposta di riforma del Patto di stabilità, domani le raccomandazioni Ue”. Per Gentiloni, poi, oltre all’inflazione che “non si vedeva dal secolo scorso, la forte ripresa prima e la guerra poi hanno stravolto il quadro. Se pensassimo di essere ancora in una fase in cui sono possibili sostegni di ogni tipo credo prenderemmo un abbaglio. Non sto teorizzando il ritorno all’austerity, ma quello che abbiamo fatto durante la pandemia non è più possibile, per almeno due ragioni. La prima: non è necessario. Due: sarebbe un azzardo. La forte crescita dei prezzi e il probabile aumento dei tassi di interesse entro l’estate sono due fattori con i quali siamo costretti a fare i conti”. “Draghi ha messo l’attuazione del piano al centro del suo impegno, con chiarezza e determinazione. E’ necessario che l’intera classe dirigente prenda atto del contesto, e vedo una certa fatica al riguardo. Lo capisco: negli ultimi due anni abbiamo tenuto in vita l’economia con un sostegno universale. Oggi però non si può più. Tutti stanno uscendo da questa logica, e i Paesi ad alto debito sono ancor di più richiamati a farlo…”.
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Lega, Salvini “Se volete far politica senza attacchi fate tessera Pd”

MILANO (ITALPRESS) – “Se avete voglia di fare politica comodamente senza mai essere attaccati fate la tessera del Pd. Dove anche se non dite nulla, i vostri silenzi verranno interpretati come grandi silenzi da intellettuali”. A dirlo è Matteo Salvini, leader della Lega, intervenuto alla scuola di Formazione Politica a Milano. “Renzi – ha aggiunto il numero uno del Carroccio – ieri mi ha mandato un messaggio carino, ha avuto una accoglienza curiosa come giusto che sia. Il confronto con idee diverse dalle mie è stimolante, non tollero il pensiero unico e la censura. Portiamo attenzione a momenti della storia che in passato non hanno portato grande fortuna, se tu osi porre un dubbio sei un bersaglio”. Poi un passaggio sul Fisco: “Se qualcuno ci chiede di tornare a tassare anche la prima casa si attacca al tram, la casa per gli italiani è sacra”. Sul Covid, citando Paolo Borsellino, ha continuato: “I virologi sono arrabbiati perchè da pagina 1 e 2 sono passati a pagina 13 e allora lanciano allarmi. Prudenti sì, ma non si può vivere nella paura. Domani è l’anniversario della strage di mafia, Borsellino diceva “chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola”.
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Juve battuta, la Fiorentina vola in Conference League

FIRENZE (ITALPRESS) – La Fiorentina batte 2-0 la Juventus e si qualifica per la prossima Conference League. Un giusto premio per i viola che chiudono in bellezza il proprio campionato regalandosi il ritorno in Europa in un contesto di pubblico da favola, vistI i quasi 35 mila spettatori presenti stasera al ‘Franchì. Decidono Duncan e Nico Gonzalez in chiusura dei due tempi, al termine di una partita non bella, con gli uomini di Italiano che si giocavano tanto e la Juve quasi in passerella. Dybala lascia i bianconeri senza segnare, al termine di un’annata che dice quarto posto ma che non va annoverata fra le più positive per il club guidato da Andrea Agnelli. Il primo tempo della gara vede una Fiorentina molto contratta e capace di collezionare una lunga sequenza di errori, in particolare nella metà campo avversaria. L’atteggiamento dei bianconeri invece è il solito di sempre: chiusi in difesa e provare a ripartire. E’ Bonaventura l’unico che ci prova davvero nei gigliati, con una conclusione di sinistro deviata in angolo al 19′ e con un destro sette minuti più tardi, senza però alcune parata di Perin. La Juventus si affida di contro a Bernardeschi a destra, ex fischiatissimo, ma non arrivano palloni buoni da giocare per Kean. I viola passano in vantaggio poco prima della pausa lunga: l’azione in area bianconera è confusa e vede premiata la caparbietà di Bonaventura che serve Duncan che di sinistro fa esplodere il ‘Franchì. Nell’azione si fa male Piatek ma la peggio ce l’ha Chiellini, che esce dal campo col volto insanguinato, vittima di un colpo ricevuto in maniera fortuita all’altezza della tempia. Il secondo tempo si gioca sui nervi, non tanto per quel che accade in campo ma per quello che la Fiorentina si gioca. Nella Juventus entrano anche Pinsoglio, McKennie e l’ex Vlahovic, poi i viola vanno vicinissimi al raddoppio al 78’ quando Pinsoglio salva due volte suulla linea di porta sulle conclusioni di Piatek e Bonaventura. Nel finale di partita il ‘Franchì esulta al gol di Stulac a Bergamo e vive in apnea fino a quando Chiffi non assegna un calcio di rigore al primo dei tre minuti di recupero per fallo di Bonucci su Torreira. Nico Gonzalez chiude i conti dal dischetto, poi al triplice fischio scatta la festa gigliata.
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Festival del gol all’Olimpico, fra Lazio e Verona è 3-3

ROMA (ITALPRESS) – Finisce con un rocambolesco 3-3 l’ultima giornata di Lazio e Verona. All’Olimpico continui ribaltamenti di fronte tra primo e secondo tempo danno vita a un pareggio, che accontenta i biancocelesti, definitivamente quinti in classifica davanti alla Roma. Gli uomini di Tudor chiudono a quota 53 punti in nona posizione. Quattro dei sei gol vengono siglati nella prima mezz’ora, sintomo di un campionato senza più obiettivi per entrambe le squadre. Ne consegue un match ricco di spettacolo, sin dal minuto numero 6: Lazovic controlla un cross di Faraoni e trova con facilità la testa di Simeone, bravo a sbloccare il risultato con un’incornata precisa. Doccia fredda per la Lazio in avvio, che evidentemente però non basta a svegliare gli uomini di Sarri. Il Verona quindi raddoppia i conti al 13′, questa volta ci pensa Lasagna: percussione e sinistro a baciare i due pali prima del definitivo ingresso in porta della sfera. Senza Ciro Immobile, i biancocelesti si affidano a Jovane Cabral, arrivato in prestito a gennaio dallo Sporting: anche con un pò di fortuna, il capoverdiano trova la prima gioia con la nuova maglia grazie a un tiro deviato al 16′. Sale di giri la squadra di casa, aumenta il baricentro e prima dello scoccare della mezz’ora ecco il pareggio: Felipe Anderson si accentra e col sinistro batte Berardi al 29′. Nell’ultimo quarto d’ora di frazione le due squadre prendono fiato e gestiscono il possesso, ma è la Lazio a partire meglio nella ripresa. Al 56′ Milinkovic stecca un colpo di testa piuttosto semplice per uno come lui, mentre soli 4 minuti più tardi – sempre il serbo – incorna in maniera decisa di pochi centimetri sopra la traversa. Il gol della provvisoria rimonta si concretizza al 62′: Felipe Anderson sfugge a Tameze, tiro deviato da Berardi e tap-in vincente del neo-entrato Pedro. Un’azione confusa e con qualche episodio dubbio (controllato dal Var) porta all’ennesimo pareggio al 76′: Bessa serve Hongla che deve solo appoggiare per il 3-3 conclusivo. Anche un palo nel finale con Acerbi fermato dal riflesso di Berardi, deviato appunto sul legno sinistro.
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L’Atalanta cede in casa all’Empoli, niente Europa

BERGAMO (ITALPRESS) – Niente qualificazione alla Conference League. L’Atalanta non è riuscita a sconfiggere la maledizione casalinga, con l’Empoli che si è imposto 1-0 grazie la rete di Stulac della ripresa. Un risultato che condanna gli orobici a rimanere fuori dall’Europa, ma non sono mancati i cori a fine partita per la squadra e per Gian Piero Gasperini, invitato a restare a Bergamo dalla Curva Nord. Applausi soprattutto per Josip Ilicic, a cui il tecnico di Grugliasco ha concesso gli ultimi dieci minuti: una sorta di addio ai colori nerazzurri dopo cinque stagioni. Nell’ultima casalinga ci si aspettava un’Atalanta arrembante sin dai primi minuti, ma a sorprendere è stato l’Empoli tra tiri in porta e combinazioni di prima che hanno creato qualche grattacapo alla difesa atalantina: della coppia Cutrone-La Mantia la conclusione più pericolosa, col pallone di poco sul fondo. Dopo un periodo di smarrimento la squadra di Gasperini ha tirato fuori gli artigli, cercando di scardinare la porta chiusa a doppia mandata da un ottimo Vicario: prima Zapata di testa, poi Boga hanno cercato di sorprendere, senza fortuna, il numero 13 ospite. La fortuna tra l’altro non ha aiutato gli orobici, al 20′ Zappacosta con un tiro diretto nello specchio ha colpito lo stesso Boga. Nella ripresa la trama del match non è cambiata per nulla, anzi: l’Atalanta ci ha provato in tutti i modi, Gasperini ha piazzato anche Pessina sulla trequarti per poter aumentare il peso offensivo di una squadra poco concreta. I padroni di casa ci hanno provato in tutti i modi contro una squadra ben messa in campo e vogliosa di non regalare nulla. A dieci minuti dal termine è arrivato proprio il gol di Stulac a condannare definitivamente gli orobici, già fuori col risultato maturato al Franchi tra Fiorentina e Juventus.

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Mbappè sceglie il Psg e rinnova fino al 2025

PARIGI (FRANCIA) (ITALPRESS) – Kylian Mbappè resterà un giocatore del Paris Saint Germain. Nasser Al Khelaifi vince il suo personale braccio di ferro con Florentino Perez, trattenendo all’ombra della Torre Eiffel il 23enne fuoriclasse cresciuto alla periferia di Parigi. L’annuncio arriva sul prato del Parco dei Principi, a ridosso della gara col Metz, con lo stesso presidente al fianco del giocatore: “Sono molto felice di restare a Parigi, nella mia città, ho sempre detto che era casa mia. Voglio continuare a vincere trofei, con tutti voi”. Un colpo di scena inaspettato fino a qualche giorno fa: in scadenza di contratto al 30 giugno, già la scorsa estate Mbappè aveva chiesto di essere ceduto ma il Psg aveva tenuto il punto, rifiutando le offerte faraoniche del Real che si era spinto fino a 180-200 milioni per un giocatore che avrebbe potuto prendere a parametro zero 12 mesi dopo. Ma chissà, forse Perez aveva intuito già allora il rischio di un dietrofront di Mbappè che, secondo i media spagnoli, appena una decina di giorni fa avrebbe dato il suo sì ai blancos. Ma il pressing del Psg – e si vocifera anche del governo francese in vista dei Giochi del 2024 a Parigi – è stato talmente efficace da ribaltare la situazione. Negli ultimi giorni l’ottimismo che regnava a Madrid ha lasciato via via spazio alla delusione e nella giornata di oggi Mbappè avrebbe comunicato con un whatsapp la sua decisione a Perez. I blancos restano a bocca asciutta mentre Mbappè si lega al Psg con un nuovo contratto fino al 2025. Le cifre dell’accordo non sono ovviamente note anche se in Spagna si parla di numeri fuori dalla realtà, dai 100 milioni di premio alla firma ai 50 milioni di euro netti d’ingaggio a stagione. Di sicuro il giovane fuoriclasse si appresta a diventare il giocatore più pagato del pianeta. Javier Tebas, presidente della Liga e spesso e volentieri ai ferri corti col numero uno della Casa Blanca, è andato giù duro: “Quello che farà il Psg rinnovando Mbappè con grandi quantità di denaro (mi piacerebbe sapere dove e come le pagherà) dopo aver registrato perdite per 700 milioni di euro nelle ultime stagioni e avere oltre 600 milioni di monte ingaggi, è un insulto al calcio. Al-Khelafi è pericoloso come la Superlega”. Ma Kylian ha fatto la sua scelta: Paris c’est Paris.
– foto LivePhotoSport –
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