Home Senza categoria Pagina 1948

Senza categoria

Martelli “Contro Falcone aggressioni parallele”

0

ROMA (ITALPRESS) – “Si è parlato moltissimo di ciò che ha fatto Falcone e della strage di Capaci ma di quello che c’è in mezzo, che secondo me è decisivo, no. Si tratta di una cosa che io chiamo ‘l’azione parallela’ che è stata scandita da episodi concomitanti di aggressione da parte della mafia e, parallelamente, la persecuzione da parte dei suoi colleghi, non tutta la magistratura, ma di alcuni particolarmente colpevoli e non l’ho detto io ma Paolo Borsellino”. Così Claudio Martelli, intervistato da Claudio Brachino per la rubrica Primo Piano dell’agenzia Italpress, a 30 anni dalla strage di Capaci ricorda le vicende che nel 1992 stravolsero la Sicilia e l’Italia intera. L’ex ministro della Giustizia del governo Andreotti, in un libro edito da La Nave di Teseo, “Vita e persecuzione di Giovanni Falcone”, racconta come la vita e la storia del magistrato fosse in qualche modo “segnata” soprattutto dopo il maxi-processo. “Falcone ci ha insegnato che se vuoi sapere dove va la mafia devi seguire i ‘piccioli’, il denaro. Io gli chiesi di venire a Roma per far diventare legge la sua esperienza”, l’idea era quella di “far diventare il pool una regola, creando delle direzioni distrettuali antimafia in ogni capoluogo distrettuale d’Italia”.

Per Martelli all’interno della magistratura c’erano rivalità personali e conflitti tra gruppi interni, “ma queste non erano ragioni sufficienti soprattutto rispetto alla realtà siciliana, lì c’è qualcosa di diverso che nel libro chiamo il ‘partito siciliano’, un conglomerato di una parte importante di Democrazia Cristiana, un movimento indipendentista siciliano che vuole la separazione dall’Italia e l’aggregarsi agli Stati Uniti a cui era andata dietro anche la mafia. Ma nel frattempo si trasforma anche la mafia che si urbanizza e si internazionalizza diventando così più potente, questa preme perché vuole appalti e influisce sulla lotta interna della DC ma, probabilmente, anche all’interno di altri partiti”.

Martelli fa poi un parallelismo tra Aldo Moro, sequestrato e ucciso dalla Brigate Rosse, e Giovanni Falcone: “Entrambi sono anche due vittime dello Stato, o di chi in quel momento lo rappresenta. In entrambi i casi lo Stato ha ignorato il pericolo che correvano, pur sapendolo. Per Moro – prosegue – era evidente che se non si faceva nulla sarebbe stato ucciso dalle BR, Falcone invece era sovraesposto perché era l’uomo che aveva sconfitto Cosa Nostra, doveva essere tutelato invece i magistrati gli hanno fatto uno sciopero contro. Lui in realtà non era isolato perché aveva un sostegno importante a Palermo, da Borsellino a Chinnici, aveva diversi amici anche a Roma, non era un uomo solo ma certo è che i vertici della magistratura sono quelli che forse hanno più colpe di tutti e hanno tentato in tutti i modi di isolarlo”. Ma la mafia è stata sconfitta? “Abbiamo sbaragliato Cosa Nostra dell’epoca, la cosca corleonese è stata spazzata via dall’azione repressiva di allora – spiega – ma cosa sia diventata dopo la criminalità organizzata è questione diversa, come ad esempio il rafforzamento della ‘ndrangheta calabrese che secondo Falcone era una filiera di Cosa Nostra”.

Poi un ricordo personale: “Quando ero ministro e feci il decreto per arrestare alcuni boss scarcerati, più che un attentato ci fu una intimidazione nella casa in cui abitavo, spararono contro la scorta senza colpire nessuno, il giorno dopo venne Falcone e fu lui a dire che non si trattava di un attentato ma di una intimidazione, vedendo la mia faccia disse: ‘Claudio tranquillo, se continui così un attentato te lo fanno’. Capaci – conclude – è stato il più brutto giorno della mia vita, mi sono risollevato nella notte di quella terribile giornata e mi sono detto: è stato il peggior giorno della mia vita, io voglio farlo diventare il peggiore giorno per la mafia, questa la devono pagare e fino in fondo”.

– foto Italpress –

(ITALPRESS).

Martelli “Contro Falcone azioni parallele”

ROMA (ITALPRESS) – “Si è parlato moltissimo di ciò che ha fatto Falcone e della strage di Capaci ma di quello che c’è in mezzo, che secondo me è decisivo, no. Si tratta di una cosa che io chiamo ‘l’azione parallelà che è stata scandita da episodi concomitanti di aggressione da parte della mafia e, parallelamente, la persecuzione da parte dei suoi colleghi, non tutta la magistratura, ma di alcuni particolarmente colpevoli e non l’ho detto io ma Paolo Borsellino”. Così Claudio Martelli, intervistato da Claudio Brachino per la rubrica Primo Piano dell’agenzia Italpress, a 30 anni dalla strage di Capaci ricorda le vicende che nel 1992 stravolsero la Sicilia e l’Italia intera.
L’ex ministro della Giustizia del governo Andreotti, in un libro edito da La Nave di Teseo, “Vita e persecuzione di Giovanni Falcone”, racconta come la vita e la storia del magistrato fosse in qualche modo “segnata” soprattutto dopo il maxi-processo.
“Falcone ci ha insegnato che se vuoi sapere dove va la mafia devi seguire i ‘picciolì, il denaro. Io gli chiesi di venire a Roma per far diventare legge la sua esperienza”, l’idea era quella di “far diventare il pool una regola, creando delle direzioni distrettuali antimafia in ogni capoluogo distrettuale d’Italia”.
Per Martelli all’interno della magistratura c’erano rivalità personali e conflitti tra gruppi interni, “ma queste non erano ragioni sufficienti sopratutto rispetto alla realtà siciliana, lì c’è qualcosa di diverso che nel libro chiamo il ‘partito sicilianò, un conglomerato di una parte importante di Democrazia Cristiana, un movimento indipendentista siciliano che vuole la separazione dall’Italia e l’aggregarsi agli Stati Uniti a cui era andata dietro anche la mafia. Ma nel frattempo si trasforma anche la mafia che si urbanizza e si internazionalizza diventando così più potente, questa preme perchè vuole appalti e influisce sulla lotta interna della DC ma, probabilmente, anche all’interno di altri partiti”.
Martelli fa poi un parallelismo tra Aldo Moro, sequestrato e ucciso dalla Brigate Rosse, e Giovanni Falcone: “Entrambi sono anche due vittime dello Stato, o di chi in quel momento lo rappresenta. In entrambi i casi lo Stato ha ignorato il pericolo che correvano, pur sapendolo. Per Moro – prosegue – era evidente che se non si faceva nulla sarebbe stato ucciso dalle BR, Falcone invece era sovraesposto perchè era l’uomo che aveva sconfitto Cosa Nostra, doveva essere tutelato invece i magistrati gli hanno fatto uno sciopero contro. Lui in realtà non era isolato perchè aveva un sostegno importante a Palermo, da Borsellino a Chinnici, aveva diversi amici anche a Roma, non era un uomo solo ma certo è che i vertici della magistratura sono quelli che forse hanno più colpe di tutti e hanno tentato in tutti i modi di isolarlo”.

– foto Italpress –

(ITALPRESS).

Inzaghi “Ultimi 90′ alla grande per non avere rimpianti”

MILANO (ITALPRESS) – “Stagione a colori e non in bianco e nero. Abbiamo vinto coppe, espresso ottimo gioco, siamo arrivati agli ottavi di Champions League e ci stiamo giocando lo scudetto fino all’ultima giornata”. Simone Inzaghi, allenatore dell’Inter, è soddisfatto del percorso fatto dalla sua squadra in questa stagione. Gli obiettivi prefissati la scorsa estate sono stati raggiunti e adesso, il tecnico nerazzurro, vuol dare il massimo anche nell’ultimo impegno che attende la sua squadra, la gara con la Sampdoria: “Se crediamo nello scudetto? Abbiamo fatto una settimana come le altre. Ci sono ultimi 90 minuti da giocare alla grande per non avere rimpianti. Sappiamo che non dipende solo da noi”. La Sampdoria, già salva, non ha più obiettivi da raggiungere, ma Inzaghi non vuole alcun calo di concentrazione: “Loro hanno la mente libera e sappiamo che il nostro destino non dipende da noi ma passa anche attraverso la Sampdoria, abbiamo preparato la gara in modo serio come abbiamo sempre fatto. Sto vivendo questa vigilia con serenità, io posso solo dire qual è il mio pensiero, ovvero che la squadra ha fatto una grandissima annata. Lo scudetto sarebbe un qualcosa di straordinario. Il pubblico si è meritato questi due trofei. Vedremo cosa accadrà domani, i tifosi non ci hanno mai abbandonati anche nei momenti difficili. Pensando alla Supercoppa e alla Coppa Italia ancora mi viene la pelle d’oca”. Ultimi 90 minuti da vivere col fiato in gola sperando nella sconfitta del Milan sul campo del Sassuolo, poi testa al futuro, con Inzaghi che spera di riuscire a convincere la società a proseguire con Handanovic e Perisic: “Il mio desiderio è che Handanovic rimanga. E’ stato un valore aggiunto in campo e fuori, ha fatto bene. Stesso discorso vale per Perisic che ha fatto una stagione straordinaria. Ho un appuntamento con la società e faremo un meeting per la prossima stagione dove faremo il punto su tutto. Ivan ha fatto una stagione straordinaria, si è superato. Avrà un incontro con la società e spero possa esserci la fumata bianca. E’ un giocatore su cui faccio affidamento anche per l’Inter che verrà”.
– foto LivePhotoSport –
(ITALPRESS).

Tacconi lascia la terapia intensiva, medici ottimisti

ALESSANDRIA (ITALPRESS) – Stefano Tacconi continua a migliorare e gli ultimi progressi sono considerevoli. Arrivano buone notizie dall’ospedale di Alessandria dove l’ex portiere della Juventus e della Nazionale è ricoverato in seguito al malore dello scorso 23 aprile. Andrea Barbanera, direttore della struttura di Neurochirurgia, fa sapere che: “Il paziente è stato trasferito dalla Terapia Intensiva al reparto di Neurochirurgia. Ha acquisito l’autonomia respiratoria e un buon stato di vigilanza. Questo ci permette di essere più ottimisti: sarà necessario gestire alcune problematiche nel reparto di Neurochirurgia, ma possiamo ipotizzare il trasferimento presso una struttura di riabilitazione tra un paio di settimane”.
– foto Image –
(ITALPRESS).

Ucraina, acciaieria Azovstal in mano ai russi, arresi i combattenti

La difesa dell’acciaieria Azovstal di Mariupol è terminata e lo stabilimento ora è in mano ai russi. A darne notizia il ministero della Difesa russo. L’area dello stabilimento Azovstal di Mariupol, dove era asserragliato un gruppo di combattenti ucraini, è stata “completamente liberata”, ha affermato la Difesa di Mosca. “Le strutture sotterranee dell’azienda, dove si erano nascosti i militanti – ha spiegato -, sono passate sotto il pieno controllo delle Forze armate russe”. Secondo i numeri diffusi dai russi (ma non confermati da Kiev), dal 16 maggio, “hanno deposto le armi e si sono arresi” 2.439 combattenti che si trovavano all’interno dell’impianto. Ieri è uscito dallo stabilimento anche l’ultimo gruppo, che conterebbe 531 militanti. Tra questi anche il comandante del battaglione d’Azov, che è stato allontanato a bordo di uno speciale veicolo blindato per “l’odio dei residenti di Mariupol e il desiderio dei cittadini di massacrarlo per le sue numerose atrocità”, ha aggiunto la Difesa di Mosca. Il ministro della Difesa Sergei Shoigu, infine, ha informato il presidente russo Vladimir Putin del “completamento dell’operazione e della completa liberazione della centrale e della città di Mariupol dai militanti ucraini”. Nel suo ultimo video diffuso dallo stabilimento, il comandante del battaglione d’Azov, Denis Prokopenko, ha spiegato che l’ordine di smettere di combattere è arrivato da Kiev. “Il comando militare superiore ha dato l’ordine – ha detto Prokopenko – di salvare la vita dei soldati della nostra guarnigione e di smettere di difendere la città di Mariupol”. Adesso per Kiev occorrerà trattare per giungere a un accordo di scambio dei prigionieri. L’operazione, infatti, appena partita, era stata presentata dalle autorità ucraine come una missione di evacuazione che avrebbe portato a una procedura di scambio. “L’Ucraina ha bisogno di eroi vivi, questo è il nostro principio”, aveva detto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky quando a inizio settimana era stata annunciata l’operazione. Intanto, nell’ottantasettesimo giorno di guerra, i combattimenti nel paese continuano. I russi “non smettono di condurre operazioni offensive” nell’area orientale dell’Ucraina per “stabilire – afferma lo Stato maggiore delle forze armate ucraine nell’ultimo aggiornamento – il pieno controllo del territorio delle regioni di Donetsk e Lugansk e mantenere il corridoio di terra con la Crimea temporaneamente occupata”. Novità anche nei rapporti internazionali. Mentre si discute sull’ingresso di Finlandia e Svezia nella Nato, da Helsinki arriva una notizia: la fornitura di gas naturale dalla Russia alla Finlandia è stata interrotta a partire da questa mattina. Lo ha riferito la compagnia finlandese Gasum, spiegando di essere stata informata dal fornitore Gazprom nel pomeriggio di ieri. “A partire da oggi – spiega la compagnia energetica -, durante la prossima stagione estiva, Gasum fornirà ai propri clienti gas naturale da altre fonti attraverso il gasdotto Balticconnector”, che collega la Finlandia all’Estonia. (ITALPRESS).

 

photo credits www.agenziafotogramma.it

Ucraina, Di Maio “Singole azioni inutili, per pace serve collegialità”

“Non voglio sembrare disfattista, ma non vedo nessun negoziato su nessun tavolo. Per questo adesso serve un’iniziativa collegiale a livello internazionale. Non saranno azioni singole a convincere Vladimir Putin a trattare”. Lo dice il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, intervistato dal quotidiano “La Stampa”. “La pace si costruisce prima di tutto sulla base delle esigenze dell’Ucraina” aggiunge l’esponente grillino. “Fin quando non riusciremo a fermare la guerra sono il primo a dire che, come comunità internazionale, dobbiamo fare tutti di più. E lo dico per prima cosa ai miei colleghi europei, perchè siamo noi per primi a dover sentire questa responsabilità. Adesso la priorità assoluta dev’essere mettere fine alle ostilità. Nel frattempo, è essenziale programmare la fase postbellica”. Di Maio, parlando della crisi alimentare provocata dal blocco dei porti ucraini, ha detto che “tutti gli studi fatti dimostrano che c’è un solo modo per superare la carenza di grano e cereali: creare un corridoio protetto per consentire di trasportare il grano via mare dalle coste ucraine”. “La Russia, se continua a bloccare lo sbocco sul mare, sarà responsabile di nuove guerre. Deve dimostrare di voler collaborare consentendo questo corridoio attraverso il Mar Nero” spiega ancora Di Maio. (ITALPRESS).

Photo credits www.agenziafotogramma.it

Ucraina, Berlusconi “La mia posizione è in linea con Ppe, Ue e Nato”

ROMA (ITALPRESS) – “La posizione del Presidente Berlusconi e di Forza Italia non è cambiata ed è perfettamente in linea con quella del PPE, dell’Europa e dell’Alleanza Atlantica. Nessuno in Occidente – neppure gli stessi ucraini – ha immaginato che la guerra per difendere l’Ucraina dovesse diventare una guerra di aggressione alla Russia. In questo quadro l’invio di armi come strumento difensivo a Kiev è doveroso, l’enfasi propagandistica come ogni atteggiamento provocatorio non fa altro che allontanare la conclusione di questo conflitto”. E’ quanto si legge in una
nota del presidente di Fi, Silvio Berlusconi.
“Occorrono equilibrio e fermezza e riservatezza: solo così si potrà ottenere dai russi una soluzione diplomatica accettabile. Non è pensabile immaginare un nuovo equilibrio in Europa orientale senza o contro Mosca, come non è pensabile che tale equilibrio si basi sul fatto compiuto, sulla conquista militare, sulla occupazione di paesi liberi e sovrani che hanno tutto il diritto di tutelare la loro libertà con ogni mezzo necessario. Questa è la linea di Forza Italia e del governo italiano e di tutti i governi responsabili d’Europa e dell’Alleanza Atlantica” conclude.

Photo credit: agenziafotogramma.it

(ITALPRESS).

La Roma si assicura l’Europa, 3-0 in casa del Toro

TORINO (ITALPRESS) – La Roma chiude con una vittoria il suo campionato e mette in ghiaccio la qualificazione alla prossima Europa League. A prescindere dall’esito della finale di Conference, la squadra di Mourinho è già certa della propria partecipazione grazie al 3-0 in casa del Torino nel segno di Abraham e Pellegrini. Un match giocato a ritmi blandi nella prima mezz’ora di gara, eccezion fatta per un colpo di testa di Kumbulla che sporca i guantoni di Berisha, che si salva con un bel riflesso. Incolpevole, invece, il portiere granata al minuto 33: Zima scivola, Abraham si ritrova a tu per tu con l’estremo difensore avversario e non sbaglia per l’1-0 dei giallorossi. E non è l’unico svarione della retroguardia del Toro nella prima frazione: Rodriguez sbaglia il retropassaggio, Abraham capisce tutto e si fa atterrare da Berisha, presentandosi poi sul dischetto e battendolo ancora una volta con una trasformazione centrale per il 2-0 al 42′. Juric prova a dare la scossa con tre cambi a inizio ripresa (dentro Buongiorno, Seck e Pjaca), ma i rifornimenti per Belotti restano pochi.
Il ‘Gallò ci prova dunque con uno stacco di testa su corner ma non centra lo specchio della porta difesa da Rui Patricio (pronto invece sulla velenosa conclusione di Pobega). E’ di fatto l’unico squillo del numero 9 granata, sostituito da Pellegri al 68′: l’Olimpico Grande Torino gli dedica dei cori, Belotti ricambia gli applausi e non lascia indizi a proposito del suo imminente futuro. Nell’ultimo quarto d’ora, Mou gioca anche la carta Zaniolo che si rivela subito vincente: guizzo su Buongiorno, costretto alle cattive in area e a concedere un nuovo rigore, questa volta concretizzato da capitan Pellegrini al 78′. Un gol che anticipa di fatto i titoli di coda sulla stagione del Toro, chiusa a quota 50, e che lancia la Roma di Mourinho nel migliore dei modi verso la finale di Tirana.
– foto LivePhotoSport –
(ITALPRESS).