MILANO (ITALPRESS) – La vicinanza alle comunità è parte integrante della mission di McDonald’s e di Fondazione per l’Infanzia Ronald McDonald. Perciò, anche quest’anno, torna “Sempre aperti a donare”, l’iniziativa di donazione di pasti caldi a sostegno dei più fragili, che riparte a dicembre e durerà fino a fine marzo 2022.
L’iniziativa si rinnova e rilancia l’obiettivo che quest’anno punta a raggiungere i 150mila pasti donati, in 150 comuni italiani. Un traguardo possibile grazie alla collaborazione con Banco Alimentare, partner operativo prezioso anche per l’individuazione delle associazioni locali a cui destinare le donazioni, con Comunità di Sant’Egidio, a cui McDonald’s e Fondazione si affiancano per il sostegno ai senza dimora, e con altri enti e associazioni caritative locali distribuiti sul territorio nazionale. Un gesto concreto che coinvolge in prima persona i team dei ristoranti che si occuperanno della preparazione dei pasti distribuiti agli enti benefici locali e a chi si trova in difficoltà e che ribadisce l’impegno continuativo di McDonald’s e di Fondazione per l’Infanzia Ronald McDonald a supporto delle persone e dei territori in cui opera.
L’attività, proposta per la prima volta lo scorso anno, è nata infatti con l’obiettivo di dare conforto ai più bisognosi e sostenere le comunità locali in un momento di emergenza, come quello affrontato durante il lockdown a causa della pandemia. Grazie alla collaborazione con i franchisee McDonald’s e i team dei ristoranti, nel 2021 sono stati coinvolti 185 ristoranti in 120 diverse città italiane, per un totale di oltre 140mila pasti donati a più di 200 associazioni ed enti benefici locali.
“Siamo felici di rinnovare il nostro impegno nel progetto ‘Sempre aperti a donarè, l’iniziativa solidale che lo scorso anno ci ha permesso di aiutare migliaia di persone – dice Dario Baroni, amministratore delegato di McDonald’s Italia -. Un progetto nato per rispondere alle gravi difficoltà causate dalla pandemia e che oggi vogliamo continuare a portare avanti, consapevoli del fatto che certe emergenze non cessano mai di esistere e che tutti noi possiamo fare la differenza anche con piccoli gesti”.
“Da sempre l’obiettivo di Fondazione per l’Infanzia Ronald McDonald è dare conforto e sostegno alle famiglie e alle persone che attraversano momenti difficili. Siamo per questo lieti di riproporre l’iniziativa Sempre aperti a donare, insieme a McDonald’s – sottolinea Nicola Antonacci, presidente di Fondazione per l’infanzia Ronald McDonald -. Un’attività che lo scorso anno è stata in grado di generare una solida e fitta rete di solidarietà che ha visto coinvolti ristoranti, associazioni ed enti locali, tutti uniti con un unico scopo: aiutare chi è più fragile”.
“Ringraziamo McDonald’s per aver rinnovato questa importante iniziativa, – dichiara Giovanni Bruno, presidente della Fondazione Banco Alimentare Onlus -. Si tratta di una partnership molto preziosa che già l’anno scorso ci aveva permesso di distribuire, attraverso le strutture caritative convenzionate, pasti caldi per le persone in difficoltà. Siamo felici di poterla replicare quest’anno perchè il progetto Sempre aperti a donare è anche una bella dimostrazione di collaborazione tra vari attori della filiera alimentare, uniti da un comune intento solidale”.
“La pandemia ha acuito un disagio cronico e ampliato la forbice delle disuguaglianze. Questa stagione di emergenza non si è ancora conclusa ed è necessario affrontarla insieme. C’è bisogno di una grande mobilitazione, di azioni sinergiche di cittadini, aziende e istituzioni in favore di chi ha subito maggiormente le conseguenze economiche e sociali del Covid-19. Ringraziamo McDonald’s per il rinnovo di questa collaborazione che continuerà a sostenere chi è più in difficoltà”, commenta il portavoce della Comunità di Sant’Egidio Roberto Zuccolini.
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Torna “Sempre aperti a donare”, pasti caldi a chi è in difficoltà
Ue, Mattarella “Difendere i valori, ma non deve essere una fortezza”
ROMA (ITALPRESS) – “La coesione tra democrazie liberali rimane una priorità e costituisce il nucleo attorno al quale rafforzare un ampio e stretto rapporto tra i paesi a ordinamento democratico. La difesa dei valori liberal-democratici e lo stato di diritto all’interno del nostro Continente e fuori di esso, a cominciare dal principio cardine della costruzione europea rappresentato dal primato del diritto comunitario, è in questo senso essenziale. Son valori che vano praticati e vissuti sia attraverso il rafforzamento del carattere irreversibilmente democratico della cittadinanza europea, sia nella gestione delle crisi di fronte alle quale l’Europa si trova”. Lo ha detto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel corso della XIV Conferenza degli Ambasciatori e delle Ambasciatrici d’Italia in corso alla Farnesina. “L’atteggiamento di fortezza Europa che con scarso rispetto dei diritti umani che alcuni manifestano, non corrisponde alle ambizioni di questa Unione europea”, ha aggiunto.
“Lo sviluppo di una capacità di difesa da parte dell’Unione europea rappresenta un tassello essenziale nel necessario percorso di autonomia strategica. Sono convinto che l’Unione saprà essere efficace nel perseguire questo obiettivo”, ha sottolineato Mattarella, che ha chiarito: “Rispetto al preoccupante e angusto ridimensionamento di ambizioni che negli anni passati aveva collocato al centro del dibattito le imperfezioni del processo di integrazione, la pandemia ha posto in luce la vitalità e il valore aggiunto della costruzione europea che ha saputo coordinare le risposte degli stati membri, ha evitato una chiusura totale delle frontiere nazionali,ha messo a fattor comune le risorse europee e nazionali per finanziare la ricerca e l’acquisto di vaccini”.
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Caffè Borbone lancia una capsula amica della natura
NAPOLI (ITALPRESS) – La torrefazione napoletana Caffè Borbone lancia la capsula compostabile in biopolimero, realizzata attraverso processi biologici che conferiscono al prodotto finale un’elevata biodegradabilità. A caratterizzarla, anche un top in carta filtro, che consente un’estrazione naturale del caffè, garantendo un espresso “green”, a prova di bar.
La novità riguarderà le capsule Don Carlo “Miscela Oro” e “Miscela Rossa” – compatibili con macchine a marchio Lavazza, A Modo Mio – della linea professional in vendita nei negozi specializzati.
Le capsule potranno essere gettate direttamente nel contenitore dei rifiuti organici, senza eliminare il caffè contenuto al loro interno, e ricavare un compost per fertilizzare terreni. La novità si deve al reparto Ricerca&Sviluppo di Caffè Borbone, che ha creato pack sostenibili che possono fregiarsi, tra l’altro, del marchio FSC, relativo a una gestione forestale responsabile, che certifica il packaging esterno, mentre il CIC (Consorzio Italiano Compostatori) garantisce la compostabilità del contenitore.
“La realizzazione della capsula compostabile – spiega Massimo Renda, fondatore nonchè attuale Presidente esecutivo di Caffè Borbone – è stata una sfida non facile. Lavoravamo da tempo a questo progetto, per proporre un prodotto capace di combinare qualità, rispetto dell’ambiente e valore sociale. Il caffè è un alimento difficile da conservare – continua – sensibile a molti fattori, come temperatura e umidità. Come Caffè Borbone ci siamo orientati verso la compostabilità, la riciclabilità e tutto ciò che è virtuoso, valorizzando i profumi, gli aromi e sapori veri, che, alla fine, sono quelli determinanti per il successo dell’azienda e del prodotto”.
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Sanità, Calandra (Fno Tsrm Pstrp) “Nuovo modello punti sul territorio”
ROMA (ITALPRESS) – “Abbiamo grandi aspettative e grandi speranze, le risorse che si sono rese disponibili attraverso il Pnrr ci fanno ben sperare. E’ chiaro che c’è una grande preoccupazione perchè è importante che queste risorse vengano destinate in modo giusto e congruo rispetto alle aspettative e al bisogno di salute. Ciò che abbiamo imparato dalla pandemia è che i modelli organizzativi che abbiamo avuto in questi anni non hanno funzionato, bisogna puntare sul territorio e contiamo che le istituzioni, e noi daremo il nostro contributo, impieghino le risorse bene da poter garantire una sanità del futuro migliore”. Lo ha detto in un’intervista all’Italpress Teresa Calandra, presidente della Fno Tsrm Pstrp (Federazione nazionale Ordini dei Tecnici sanitari di radiologia medica, delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione).
“Sul Pnrr la nostra Federazione ha lavorato tanto insieme a tutte le 19 professioni sanitarie attraverso la realizzazione un documento. Dobbiamo guardare a nuovi modelli organizzativi che puntino sulle èquipe professionali e non più su singole professioni – ha proseguito – bisognerà puntare sulle competenze già acquisite dai professionisti per tutte le attività che andranno a implementare la telemedicina e sostenere i progetti che guardano al territorio, bisognerà poi guardare alla prevenzione primaria quindi fortificare i dipartimenti di prevenzione e non puntare più solo su una azione di tipo punitivo, ma valutare le criticità dove ci sono e porre dei correttivi”.
Calandra ha ricordato il lavoro degli operatori sanitari in questi due anni di emergenza, sottolineando che “la pandemia ha segnato profondamente i professionisti sanitari che si sono trovati ad affrontare una situazione che nessuno mai avrebbe pensato e immaginato. In questo momento ci aspettiamo che le istituzioni e tutto il Paese riconosca il lavoro fatto e finalmente si prenda cura dei curanti. Abbiamo bisogno di avere un sostegno anche rispetto ai modelli organizzativi, un sostegno che guardi non solo l’attività professionale ma anche un sostegno di tipo psicologico, i professionisti sanitari escono da questi due anni molto provati”, ha aggiunto.
Parlando del blocco delle assunzioni, tema che ha caratterizzato in negativo gli ultimi 10 anni della sanità, Calandra ha evidenziato come “l’iniziativa promossa da FIASO, che noi abbiamo immediatamente colto e sostenuto, vuole proteggere i professionisti che si sono resi disponibili immediatamente durante la pandemia, hanno offerto un servizio al paese encomiabile. L’iniziativa è importante e dobbiamo ringraziare anche il ministro della Salute che ha previsto delle risorse all’interno del Fondo sanitario di oltre 2 milioni per i prossimi tre anni, questo consentirà una stabilizzazione e una sicurezza del posto di lavoro e una gratificazione per quei professionisti che hanno lavorato per tutto il Paese”, ha concluso.
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Assessore Zaccariotto a presentazione “Topetta” a motore elettrico
Una “Topetta” tradizionale, che può andare a remi, o a vela, ma dotata anche di un motore elettrico, posto al centrobarca, per abbassare il peso del baricentro, e poter veleggiare così meglio e andare in secca senza danneggiare l’elica (retrattile). E’ la nuova creazione di Pietro Tosi e del suo staff, presentata questa mattina, al pontile del Municipio di Venezia, a Rialto, alla presenza, tra l’altro, dell’assessore comunale ai Lavori pubblici, Francesca Zaccariotto. “Conosco Pietro – ha ricordato l’assessore – ormai da vari anni, seguendo sempre con interesse il lavoro che sta compiendo per vincere una sfida davvero essenziale: quella di perfezionare imbarcazioni non inquinanti adatte per il traffico in Centro storico e in laguna.
E’ una sfida che vede anche l’Amministrazione comunale in prima linea, per sostenerla, affinché anche Venezia non rimanga indietro, nel percorso da compiere per far diventare la città sempre più vivibile, sostenibile e attenta all’ambiente”. L’imbarcazione presentata oggi è lunga 7,20 metri e larga 1,80, ed il suo motore si ricarica per mezzo di pannelli fotovoltaici di ultima generazione.
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Covid, Rozera “La più grande catastrofe globale per l’infanzia”
ROMA (ITALPRESS) – “Quella che stiamo vivendo è la più grande catastrofe globale mai vista fino a oggi. Da quando è cominciata la pandemia, i bambini poveri sono aumentati di 100 milioni e non solo nel Sud del mondo, causando una serie di danni a catena e a rimetterci di più sono sempre i più piccoli”. Così Paolo Rozera, direttore generale di Unicef Italia, intervistato da Claudio Brachino per la rubrica “Primo Piano” dell’agenzia Italpress. “I Paesi produttori di vaccini, nell’attesa di quello contro il covid, hanno chiuso le frontiere al commercio impedendo a tanti bambini di essere vaccinati contro il morbillo o la pertosse. Per non parlare dell’accaparramento al materiale sanitario, alle siringhe. In questo periodo poi è aumentato il lavoro minorile e i matrimoni precoci, la dad non ha funzionato per tutti e il problema della salute mentale preoccupa sempre di più, l’Italia è al secondo posto in Europa per numero di suicidi in età adolescenziale. Di questo – continua Rozera – non se ne parla tanto quanto vorrebbero i giovani, sono loro a chiederci di dare voce ai loro disagi. Prima di arrivare a compiere un gesto estremo ci sono tanti step intermedi che vanno intercettati dalla Scuola, le famiglie o le associazioni sportive per dare ai ragazzi gli strumenti necessari per affrontarli”.
Rispetto al metodo di intervento di Unicef che da 75 anni lavora per fronteggiare le emergenze dei più piccoli in tutto il mondo, varia da Paese a Paese a seconda del livello di povertà e dell’organizzazione del Paese stesso. “L’idea è quella di rafforzare tutti i servizi a sostegno dell’infanzia, insistiamo affinché i governi, nelle loro politiche di emergenza a causa del covid, diano priorità alle esigenze dei bambini che sono i più vulnerabili, ogni giorno ne muoiono 14 mila. In alcuni Paesi questo richiede un lavoro importante di convincimento, intanto interveniamo con dei fondi di emergenza. Unicef – ha precisato Rozera – vive di fondi volontari da parte dei governi e dei privati. La trasparenza è una condizione imprescindibile, quella con i donatori è una relazione di fiducia, è essenziale mostrare come vengono impiegate le risorse”. Tornando alle emergenze causate dallo scoppio della pandemia, Rozera ha parlato delle migrazioni: “Nell’ultimo anno sono aumentate a causa della povertà e del senso di insicurezza. La responsabilità è di tutti i paesi europei, c’è bisogno di una politica comune e chiara, non può risolversi altrimenti. I minori non accompagnati sono tanti, oltre 9.300 nel 2021, nel 2020 erano 4.600. Parliamo con loro per capire le loro necessità e fornirgli tutte le indicazioni di cui hanno bisogno, anche attraverso delle application. Il nostro target va da zero anni fino alla maggiore età ma spesso li seguiamo anche fino ai 25 anni, finché c’è bisogno. Bisogna capire l’origine delle migrazioni, noi ci occupiamo dell’ultimo miglio, quello dell’attraversamento. Dal 2014 sono morte oltre 23mila persone nel Mediterraneo, è fondamentale lavorare del percorso precedente. Il tema degli esseri umani deve essere prioritario”.
Il direttore generale di Unicef Italia ha raccontato il lavoro dell’Agenzia a Kabul nel corso della recente crisi. “Abbiamo messo in piedi una squadra di 100 persone che si occupavano di ricongiungimenti familiari. I genitori che lanciavano i bambini oltre le mura all’aeroporto credevano di essere riusciti a metterli in salvo e invece non era così”. In conclusione, Rozera ha spiegato l’importanza del multilateralismo. “A volte può essere complicato da gestire, come sempre quando si tratta di ascoltare tante voci ma è una ricchezza perché è lo strumento adatto per trovare soluzioni aderenti alla realtà – ha detto -. Facciamo parte di covax, l’alleanza globale che cerca di portare il vaccino in tutto il mondo. È una questione di equità e deve salire la percentuale di vaccinati, in Africa siamo solo al 6%. I bambini sono la parte più fragile della popolazione anche rispetto alle problematiche ambientali. La maggior parte dei bambini si trovano nei paesi più colpiti dalle calamità naturali ma si tratta di paesi che producono solo il 9% delle emissioni globali, per capire il senso di ingiustizia. Bisogna intervenire subito, sono problematiche che necessitano di soluzioni comuni e serve il multilateralismo, dobbiamo essere tutti altrimenti non ce la facciamo”.
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Unicef, Rozera “Il Covid è la più grande catastrofe globale”
ROMA (ITALPRESS) – “Stiamo vivendo la più grande catastrofe globale mai vista fino a oggi. Da quando è cominciata la pandemia, i bambini poveri sono aumentati di 100milioni e ci sono stati una serie di danni a catena dei quali hanno risentito maggiormente i più piccoli”. Così Paolo Rozera, direttore generale di Unicef Italia, intervistato da Claudio Brachino per la rubrica “Primo Piano” di Italpress.
“Le aziende sanitarie hanno chiuso le frontiere al commercio e tanti bambini non si sono potuti vaccinare contro il morbillo o la pertosse e c’è stato l’accaparramento del materiale sanitario e delle siringhe. E’ aumentato il lavoro minorile e i matrimoni precoci, la Dad ha lasciato indietro tanti bambini e il problema della salute mentale preoccupa sempre di più. Non se ne parla molto – continua Rozera -. I giovani ci chiedono di dare voce ai loro disagi”.
Rispetto al metodo di intervento di Unicef, che da 75 anni lavora per fronteggiare le emerge dei più piccoli in tutto il mondo, varia da Paese a Paese a seconda del livello di povertà e dell’organizzazione del Paese stesso. “L’idea è quella di rafforzare tutti i servizi a sostegno dell’infanzia, insistiamo affinchè i governi, nelle loro politiche di emergenza a causa del covid, diano priorità alle esigenze dei bambini che sono i più vulnerabili, ogni giorno ne muoiono 14mila. In alcuni Paesi questo richiede un lavoro importante di convincimento, intanto interveniamo con dei fondi di emergenza. Unicef – precisa Rozera – vive di fondi volontari da parte dei governi e dei privati. La trasparenza è una condizione imprescindibile, quella con i donatori è una relazione di fiducia, è essenziale mostrare come vengono impiegate le risorse”.
Il direttore generale ha poi parlato delle migrazioni: “Nell’ultimo anno sono aumentate a causa della povertà e del senso di insicurezza. La responsabilità è di tutti i paesi europei, c’è bisogno di una politica comune. I minori non accompagnati sono tanti, oltre 9.300 nel 2021. Parliamo con loro per capire le necessità, anche attraverso delle application. Il nostro target va da zero anni alla maggiore età ma spesso li seguiamo anche fino ai 25 anni. Bisogna capire l’origine delle migrazioni, noi ci occupiamo dell’ultimo miglio. Dal 2014 sono morte oltre 23mila persone nel Mediterraneo, è fondamentale lavorare sul percorso precedente”. Il direttore di Unicef Italia ha raccontato il lavoro dell’Agenzia a Kabul nel corso della recente crisi, dove è stata messa in piedi una squadra di 100 persone che si occupavano di ricongiungimenti familiari e in conclusione ha spiegato l’importanza del multilateralismo: “A volte è complicato da gestire, sono tante voci da ascoltare ma è lo strumento adatto per trovare soluzioni aderenti alla realtà”.
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