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Torino, svelati i segreti di Palazzo Perrone San Martino

TORINO (ITALPRESS) – In principio fu dimora nobiliare, poi ospedale militare, sede dell’Ambasciata di Francia presso i Savoia fino all’Unità d’Italia, luogo di rappresentanza dell’antica Cassa di Risparmio di Torino e, infine, ‘casà della Fondazione CRT: la grande bellezza del secentesco Palazzo Perrone di San Martino, considerato dagli studiosi un unicum nel panorama dell’architettura e delle arti figurative della città, si svela al pubblico grazie a un libro che ne ripercorre per la prima volta oltre 300 anni di storia.
Curato dall’Associazione culturale Amici di Bene per il trentennale della Fondazione CRT, pubblicato dall’Artistica di Savigliano in versione sia cartacea sia digitale, liberamente consultabile on line sul sito www.fondazionecrt.it insieme al tour virtuale 3D del Palazzo, il volume è frutto di due anni di minuziose ricerche negli archivi di istituzioni italiane ed estere da parte di un team di esperti e studiosi: Laura Facchin, Massimiliano Ferrario, Luca Mana e Attilio Offman. I loro autorevoli contributi scientifici, così come il suggestivo atlante iconografico di Pino Dell’Aquila, fanno piena luce su ogni dettaglio storico, artistico, architettonico del Palazzo, a partire dalle nuove scoperte sulle origini del casato dei Perrone di San Martino tra Ivrea e la Valle d’Aosta, grazie a una puntuale ricostruzione della genesi e dell’evoluzione dello stemma.
‘In occasione del proprio trentennale, Fondazione CRT offre un viaggio nella storia e nella bellezza di un palazzo-gioiello finora sconosciuto ai più – spiega il Presidente di Fondazione CRT Giovanni Quaglia -. La riscoperta di questo bene testimonia che la cultura è un patrimonio contemporaneo e vivo, da valorizzare nel presente e da trasmettere in eredità alla next generation, in una prospettiva di resilienza e di cittadinanza attiva per un nuovo rinascimento culturalè.
Situato nel cuore di Torino, in via XX Settembre 31, il Palazzo, di origini tardo secentesche, riplasmato nel XVIII secolo, fu acquistato dalla famiglia Perrone di San Martino nel 1707 e dalla Cassa di Risparmio di Torino nel 1883. L’impianto settecentesco fu trasformato e ampliato dall’ingegner Giovanni Chevalley, che salvò marmi, decorazioni e affreschi. Degni di nota sono il Salone d’Onore, lo scalone affrescato con l’Apoteosi della casata dei Perrone di San Martino, la balconata con vista sui simboli della città (il toro dorato e gli stemmi) e della laboriosità e del risparmio (l’arnia con le api e le spighe di grano). Dal 1991 è il cuore pulsante delle attività filantropiche della Fondazione CRT, terza in Italia per entità del patrimonio.
Spagnoli, allemani, francesi: alle origini del Palazzo attraversato dalla storia europea. Il Palazzo fu costruito negli ultimi decenni del Seicento ed acquisito dai Galliziano, casato appartenente al ceto mercantile in ascesa e di recente nobilitazione, che ne ebbe la proprietà dal 1690 al 1707.
L’edificio (conosciuto e citato già nella prima ‘Lonely planet’ torinese: ‘Nuova guida per la città di Torinò di Derossi del 1781) fu oggetto di usi e impieghi lontani dalle aspirazioni signorili dei suoi primi proprietari, nella difficile congiuntura di fine Seicento-inizio Settecento. Lo Stato sabaudo, infatti, divenne teatro di scontri durante i conflitti internazionali della Guerra della Grande Alleanza e della Guerra di Successione Spagnola, durante la quale, su ordine diretto di Vittorio Amedeo II, i Galliziano dovettero cedere il Palazzo in affitto (per 2.250 lire ‘di Piemonte annualì) per ospitare i rappresentanti diplomatici della corona francese, giunti a Torino dopo il trattato di alleanza stipulato con Luigi XIV. Abbandonata dagli ‘Imbasciatori di Francià la capitale sabauda nel 1704 – a seguito del ribaltamento di alleanze operato da Vittorio Amedeo II in occasione dei successivi, drammatici eventi militari che condussero all’assedio della città di Torino del 1706 – l’edificio divenne un improvvisato ospedale militare.
Da residenza dei Perrone, conti di San Martino, che l’acquistarono per 67.000 lire piemontesi ad Ambasciata di Francia fino all’Unità d’Italia. Nel 1707, meno di un anno dopo il felice esito dell’assedio francese alla città di Torino (1706), il Palazzo passò ai Perrone, conti di San Martino e baroni di Quart, antica famiglia eporediese. Il conte Carlo Filippo Perrone di San Martino acquistò la residenza per la cifra di 67.000 lire di Piemonte, e avviò una prima campagna di restauro e riplasmazione. Tuttavia, gli interventi più rilevanti che determinarono la fisionomia del Palazzo, elogiato dalla guidistica sette-ottocentesca, si dovettero a Carlo Francesco Baldassarre, diplomatico e poi ministro di Stato e reggente della Segreteria di Stato per gli Affari Esteri, su progetto dall’architetto Giovanni Battista Borra. Riccamente affrescato e arredato al suo interno, divenne uno dei più aggiornati ed eleganti palazzi torinesi, citato nelle guide come ‘superba architettura del Borrà (Briolo, 1828). Nella prima metà dell’Ottocento e fino all’Unità d’Italia, oltre ad alloggiare la famiglia proprietaria all’interno della quale si distinse Ettore Perrone di San Martino, eroe della Prima Guerra d’Indipendenza, l’edificio fu sede dell’Ambasciata francese presso la corte sabauda. Qui abitò dal 1837 fino alla morte, nel 1840, la poetessa piemontese contessa Diodata Saluzzo-Roero.
Nel 1883 la dimora fu acquistata dalla Cassa di Risparmio di Torino, fondata nel 1827, allora in crescente espansione. Il Palazzo nella sua configurazione attuale è il frutto di una totale ricostruzione decisa nel 1929, quando, per mancanza di spazi, il Consiglio d’Amministrazione della Cassa di Risparmio decise l’acquisto del limitrofo settecentesco educandato, l’abbattimento di tutti gli edifici e la loro completa ricostruzione. Il progetto fu affidato all’ingegner Giovanni Chevalley, uno degli architetti più noti dell’epoca, che seguì l’edificazione del Palazzo cercando di riproporre i volumi e lo stile del precedente edificio in chiave eclettico-classicista. Della struttura originaria, ebbe cura di salvare i marmi e le decorazioni, così come gli affreschi delle sale che furono strappati, restaurati e rimontati nei nuovi ambienti decorati da stucchi neo rococò.
Il rinnovato Palazzo – per la cui realizzazione furono coinvolti numerosi professionisti e maestranze prevalentemente torinesi e piemontesi – fu inaugurato nell’ottobre del 1933 e si configurò come uno dei più impegnativi cantieri diretti dall’ingegner Chevalley che realizzò, probabilmente, l’ultimo autentico intervento eclettico-storicista della storia architettonica torinese. Richiamandosi alle linee classiciste di Palazzo Perrone, combinate con citazioni, sulla facciata, dal celebre prospetto juvarriano di Palazzo Madama, la fronte della nuova sede centrale della CRT s’impose per la sua severa monumentalità. Il richiamo alla fortunata stagione del rococò torinese fu riservato agli interni con funzioni di rappresentanza, lungo lo scalone e sul piano nobile, dove Chevalley volle recuperare e reimpiegare materiali originali nelle parti pittoriche e in stucco. Al piano terra, invece, il salone degli sportelli della CRT fu declinato privilegiando la funzionalità, con contenuti accenti Dèco.
Il Palazzo fu la sede operativa della banca CRT fino alla metà degli anni Settanta. In seguito, ne ospitò i vertici fino all’inizio degli anni Duemila. Nel 2009, per conto del Fondo Core Nord Ovest, Palazzo Perrone di San Martino fu acquisito da REAM SGR S.p.A., di cui Fondazione CRT è azionista di riferimento.
Da trent’anni ‘casà della filantropia con la Fondazione CRT. Dal 1991 Palazzo Perrone è sede della Fondazione CRT che, in 30 anni di attività filantropica, ha supportato con oltre 2 miliardi di euro più di 40.000 progetti per l’arte, la ricerca, la formazione, il welfare, l’ambiente, l’innovazione in tutti i 1.280 Comuni del Piemonte e Valle d’Aosta. Inoltre, con un investimento di oltre 100 milioni di euro, la Fondazione CRT ha interamente riqualificato le OGR di Torino, ex Officine dei treni riconvertite in un centro di sperimentazione a vocazione internazionale con tre ‘animè: l’arte e la cultura, la ricerca scientifica, tecnologica e industriale, il food. In aggiunta alle erogazioni, la Fondazione CRT sperimenta modalità di intervento ispirate alla logica della venture philanthropy e dell’impact investing, che guardano all’impatto sociale e ambientale attraverso progettualità sostenibili nel medio-lungo periodo, ed è attiva nelle principali reti internazionali della filantropia.
La sede della Fondazione CRT offre ancora oggi ai visitatori diversi gioielli artistici, in particolare le opere del pittore piemontese Michele Antonio Milocco. Sua la firma degli affreschi appena restaurati sulla volta dello scalone di via XX Settembre ‘Apoteosi dei Perrone di San Martinò, quelli sulla volta della sala del Consiglio di Amministrazione ‘Divinità dell’Olimpò, sulla volta della sala della vicepresidenza ‘Diana ed Endimionè, mentre sulle pareti dello scalone è possibile ammirare ‘Apollo e Dafnè, ‘Amorini con arco e faretrà e ‘Amorini con rami e corona di allorò. Nell’accesso al Salone d’Onore, sempre del Milocco, figura il ‘Ratto di Proserpinà. Sul soffitto del ‘Salone degli sportellì spiccano ‘Decorazioni pittoriche con spighè opera di Luigi Rigorini e ‘Arnia con apì di Emilio Musso, simboli della laboriosità e del risparmio. Notevoli gli stucchi con motivi a valva di conchiglia, festoni e testine, la specchiera del sec. XVIII, il paracamino con stemma dei Perrone di San Martino, le paraste e colonne rivestite in marmi policromi, il motivo floreale stilizzato del pavimento in commesso di marmi. E ancora, lo stemma Savoia fregiato dai collari degli ordini dei Santi Maurizio e Lazzaro e della Santissima Annunziata, lo stemma della Cassa di Risparmio di Torino, la testa di medusa.
Il libro ricostruisce infine alcune opere d’arte e mobilio che arredarono prima le sale di Palazzo Perrone e, successivamente, quelle del rinnovato Palazzo della CRT. E’ stato possibile rinvenire alcuni preziosi manufatti, certamente appartenuti alla casata dei conti di San Martino, pubblicati nel volume per la prima volta: dai servizi in porcellana di Meissen, probabilmente acquisiti durante la permanenza di Carlo Baldassarre Perrone a Dresda, agli arazzi secenteschi di produzione fiamminga, con rare Storie di Alessandro Magno.
(ITALPRESS).

Scatta a Riccione il Gp Giovanissimi “Renzo Nostini”

RICCIONE (ITALPRESS) – E’ la grande festa della scherma giovanile italiana. E’ l’evento attraverso cui sono passati tutti i campioni azzurri d’ogni generazione e, insieme a loro, tantissimi altri appassionati di questo sport. E’ il Gran Premio Giovanissimi “Renzo Nostini” – Trofeo Kinder Joy of Moving, che da sabato e fino al 19 ottobre a Riccione celebrerà la sua 57esima edizione. E sarà un’edizione speciale, attesa – a causa della pandemia – ben ottocentosettantuno giorni dall’ultima volta in cui è stato assegnato un titolo italiano Under 14 (accadde a maggio 2019).
In undici giornate saranno 24 le gare in programma nelle otto categorie (Maschietti, Bambine, Giovanissimi, Giovanissime, Ragazzi, Ragazze, Allievi e Allieve) per le tre armi (spada, fioretto e sciabola). Uno spettacolo di agonismo, passione e divertimento all’insegna dei più sani valori dello sport, quelli che il GPG di scherma riesce ad esaltare con una vocazione naturale e coinvolgente. Una festa d’emozione e condivisione, oltre che un viaggio alla scoperta dei campioni del domani. Ad aprire il programma di gare del 57° Gran Premio Giovanissimi “Renzo Nostini” – Trofeo Kinder Joy of Moving sarà il fioretto, con due prove maschili. Domani, nella prima giornata di assalti a Riccione, l’Inno di Mameli suonerà alle ore 9.30 per dare il via alla competizione dedicata alla categoria Giovanissimi, mentre alle 13.30 sarà poi il turno dei fiorettisti della categoria Allievi. Un’edizione speciale, si diceva. Perchè “La Gara”, come per antonomasia viene vissuta da tanti schermidori in erba, quest’anno si congiungerà idealmente con i Giochi Olimpici e Paralimpici della scorsa estate. Il 16 ottobre, infatti, al PlayHall di Riccione la Federazione Italiana Scherma terrà la “Festa delle Medaglie di Tokyo 2020”, il meritato riconoscimento per i traguardi raggiunti dai grandi e i sogni dei più piccoli. “Con entusiasmo ed emozione – annuncia il presidente federale, Paolo Azzi – ci apprestiamo a vivere la grande festa della scherma italiana, non a caso dedicata a un grandissimo del mondo dello sport quale è stato Renzo Nostini, di recente inserito, con nostro immenso orgoglio, nella Hall of Fame della FIE, che ha inteso accogliere la nostra proposta. Il PlayHall di Riccione, già location la scorsa primavera della ripresa nazionale delle categorie Cadetti e Giovani, tornerà ad accogliere, stavolta con un nuovo e affascinante allestimento, questo evento che da sempre rappresenta un’esperienza unica per i giovani atleti provenienti da tutta Italia”. “Osserveremo ancora rigidi protocolli, con la possibilità di un limitato accesso al pubblico solo per le fasi finali, ammettendo due accompagnatori muniti di Green Pass per ciascuno degli 8 atleti protagonisti dai quarti di finale in avanti, ma si riparte e ne siamo felicissimi – ha aggiunto Azzi – E non a caso abbiamo scelto Riccione anche per la nostra Festa delle Medaglie di Tokyo 2020, che celebreremo sabato 16 ottobre, in un evento ad hoc, premiando i nostri medagliati dei Giochi Olimpici e Paralimpici, che tante emozioni hanno regalato alla scherma e a tutto lo sport italiano”.
Tanti gli strumenti per seguire il GPG passo per passo. Le fasi finali di ogni gara saranno trasmesse in diretta streaming sul canale Youtube della Federazione Italiana Scherma, sulla pagina ufficiale Facebook e sul sito federale, con la regia di Corrado Terranova. Risultati live sul sito 4Fence. Fin dal mattino e per l’intera giornata, sui social della FIS, il foto-racconto delle emozioni di Riccione a cura di Augusto Bizzi, e ancora clip, interviste, approfondimenti e curiosità dal 57° Gran Premio Giovanissimi “Renzo Nostini” – Trofeo Kinder Joy of Moving.
(ITALPRESS).

Studio clinico, la lattoferrina contiene gli effetti del Covid-19

ROMA (ITALPRESS) – A settembre è stato pubblicato su “Journal of Clinical Medicine” uno studio clinico italiano sulla somministrazione orale della lattoferrina in un centinaio di pazienti affetti da Covid-19. Lo studio, condotto utilizzando lattoferrina in capsule (Mosiac, Pharmaguida), ha dimostrato come la sua somministrazione, da sola in pazienti asintomatici, o in associazione con altri farmaci in pazienti paucisintomatici o moderatamente sintomatici, può essere un efficace trattamento privo di effetti avversi nella gestione dell’infezione da SARS-CoV-2.
“Al di là dell’indiscutibile efficacia dei vaccini anti-SARS-CoV-2, la grande diffusione dell’infezione associata a questo coronavirus richiede anche la disponibilità di agenti antivirali. La lattoferrina è nota possedere un’attività antivirale. Infatti, quando è in contatto con il virus impedisce il suo ingresso all’interno della cellula e dunque la sua replicazione. La lattoferrina, inoltre, svolge una potente attività anti-infiammatoria ed anti-trombotica, funzioni essenziali nel trattamento del Covid-19”, spiega Piera Valenti, Professore Ordinario di Microbiologia dell’Università di Roma La Sapienza e Membro del Comitato internazionale di Esperti sulla lattoferrina.
In questo studio clinico retrospettivo la tempestiva somministrazione orale di lattoferrina si è dimostrata utile nei pazienti COVID. Un primo dato rilevante riguarda il tempo necessario per ottenere la negativizzazione del tampone molecolare negli 82 pazienti trattati con lattoferrina, tempo che è stato nettamente inferiore rispetto a quello osservato nei 39 pazienti non trattati (15 anzichè 24 giorni).
Nessuno dei pazienti appartenenti al gruppo trattato con lattoferrina, inoltre, è stato ospedalizzato. I pazienti asintomatici, paucisintomatici e moderatamente sintomatici sono stati trattati con un diverso numero di capsule (da 1 a 5) contenenti ciascuna 200 mg di lattoferrina (Mosiac, Pharmaguida) a seconda della severità del Covid-19.
I risultati mettono, inoltre, in evidenza l’esistenza di un legame tra la maggiore efficacia del trattamento con la lattoferrina, la significativa riduzione dei sintomi e l’età. Infatti, la lattoferrina viene sintetizzata sotto il controllo ormonale e la sua produzione diminuisce con l’avanzare dell’età. Ne consegue che, nei soggetti più anziani che ne sintetizzano una minore quantità, la supplementazione della proteina esogena mostra una maggiore efficacia rispetto a quella osservata in pazienti più giovani.
Lo studio giunge dopo due pubblicazioni internazionali apparse a giugno 2021 su Frontiers in Pharmacology e ad agosto 2021 su PNAS riguardanti l’efficacia della lattoferrina in vitro nell’inibire l’infezione da Covid-19.
“Questa pubblicazione e questi dati sono molto interessanti”, commenta il dottor Paolo Manzoni, direttore di Pediatria e Neonatologia dell’ASL di Biella “rendono ancora più significativo lo studio randomizzato prospettico contro placebo e in doppio cieco che abbiamo condotto col medesimo prodotto e che abbiamo appena terminato a Biella e Novara, per valutare se la lattoferrina può dare benefici clinici in pazienti già ospedalizzati per Covid-19. I risultati che saranno resi pubblici a breve, potrebbero ulteriormente integrare e completare quelli oggi disponibili riguardo a una possibile azione anti-Covid-19 della lattoferrina stessa”.
(ITALPRESS).

Iss, in diminuzione incidenza settimanale a livello nazionale

ROMA (ITALPRESS) – E’ in diminuzione l’incidenza settimanale a livello nazionale: 34 per 100.000 abitanti (01/09/2021 -07/09/2021) vs 37 per 100.000 abitanti (24/09/2021 -30/09/2021), dati Ministero Salute. L’incidenza si trova al di sotto della soglia settimanale di 50 casi ogni 100.000 abitanti che può consentire il controllo della trasmissione basato sul contenimento ovvero sull’identificazione dei casi e sul tracciamento dei loro contatti. E’ quanto emerso dal monitoraggio della Cabina di Regia ell’Istituto Superiore di Sanità. Nel periodo 15 – 28 settembre, l’Rt medio calcolato sui casi sintomatici è stato pari a 0,83 (range 0,81 – 0,86), al di sotto della soglia epidemica e stabile rispetto alla settimana precedente. Stabile rimane anche l’indice di trasmissibilità basato sui casi con ricovero ospedaliero (Rt=0,80 (0,76-0,85) al 28/9/2021 vs Rt=0,80 (0,77-0,84) al 21/9/2021). Il tasso di occupazione in terapia intensiva è in lieve diminuzione al 4,2% ((rilevazione giornaliera Ministero della Salute. Il tasso di occupazione in aree mediche a livello nazionale diminuisce al 4,9% (07/10/2021). Quattro Regioni/PPAA risultano classificate a rischio moderato, secondo il DM del 30 Aprile 2020. Le restanti 17 Regioni/PPAA risultano classificate a rischio basso. In diminuzione il numero di nuovi casi non associati a catene di trasmissione (5.903 vs 7.070 della settimana precedente). La percentuale dei casi rilevati attraverso l’attività di tracciamento dei contatti è in lieve diminuzione (33% vs 34% la scorsa settimana). E’ in aumento la percentuale dei casi rilevati attraverso la comparsa dei sintomi (47% vs 45%). Resta stabile la percentuale di casi diagnosticata attraverso attività di screening (21% vs 21%). Una più elevata copertura vaccinale ed il completamento dei cicli di vaccinazione rappresentano gli strumenti principali per prevenire ulteriori recrudescenze di episodi di aumentata circolazione del virus sostenuta da varianti emergenti. La variante Delta rappresenta la quasi totalità dei casi in Italia. La Cabina di Regia consiglia si “opportuno realizzare un capillare tracciamento e contenimento dei casi, mantenere elevata l’attenzione ed applicare e rispettare misure e comportamenti per limitare l’ulteriore aumento della circolazione virale”.
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Belgio ribaltato, Francia in finale di Nations League

TORINO (ITALPRESS) – La Francia campione del mondo batte in rimonta 3-2 il Belgio capolista del ranking Fifa e conquista il pass per la finale di Nations League contro la Spagna. All’Allianz Stadium di Torino, le due squadre danno spettacolo e dominano un tempo per uno: aprono Carrasco e Lukaku nella prima frazione, chiudono Benzema, Mbappè e Theo Hernandez che al 90′ fredda Courtois e i Diavoli Rossi. Deschamps non cambia modulo rispetto alla brutta prova contro la Svizzera: spazio alla difesa a tre con la novità Theo Hernandez sulla sinistra. Ma il primo tempo è appannaggio dei belgi che al 37′ passano in vantaggio: Carrasco sfonda sulla sinistra, rientra sul destro e batte Lloris sul primo palo con la complicità di una deviazione di Kounde. La Francia è scossa, un pò come accaduto contro gli elvetici dopo il secondo gol di Seferovic. Stavolta però il secondo gol è di un altro campione in campo: de Bruyne serve in profondità Lukaku che stravince il confronto fisico e in velocità con Lucas Hernandez e calcia in rete alle spalle di Lloris che non difende adeguatamente il suo palo. Più Francia nella ripresa, ma soprattutto Belgio assente. Al 58′ gli uomini di Deschamps sfiorano il gol sfruttando i due uomini d’attacco più talentuosi: magnifica giocata di Mbappè che sfonda sulla destra e serve un assist perfetto per Griezmann che da due passi mastica il pallone e non trova la porta. Il Belgio si ferma, la Francia spreca, ma ha uno dei bomber più implacabili degli ultimi trent’anni e al 62′ proprio Benzema, in mezzo a tre avversari, trova lo spazio per bucare Courtois dopo un passaggio di Mbappè. Tempo 5′ e la Francia pareggia: Tielemans sbaglia tutto, perde palla e stende Griezmann in area. L’arbitro concede il rigore e Mbappè, a differenza di quanto fatto con la Svizzera, non sbaglia. Succede di tutto tra l’87’ e il 90′: prima Lukaku segna ma il gol è annullato per fuorigioco, subito dopo Pogba colpisce l’incrocio dei pali su punizione. Ma la gioia dei francesi è solo rinviato. Si gioca in Italia e il gol vittoria lo sigla una star della Serie A: Theo Hernandez al 90′ raccoglie un pallone dal vertice dell’area e lascia partire un tiro che non lascia scampo a Courtois. Francia in finale domenica sera a San Siro contro la Spagna per il titolo, il Belgio resta a Torino dove qualche ora prima affronterà l’Italia di Mancini per il terzo posto.
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Fiaip, Baccarini “Agenzie immobiliari protagoniste della crescita”

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BOLOGNA (ITALPRESS) – “I prossimi anni saranno cruciali per i nostri territori, per il Paese, per tutti noi. Anche le nostre Agenzie saranno protagoniste del più ambizioso progetto di riforma e modernizzazione dell’economia e della società dal dopoguerra in poi, forti del fatto che il periodo pandemico ha dimostrato come la Casa è, e lo sarà sempre di più, al centro dei pensieri della comunità e, conseguentemente, come il settore immobiliare si conferma essere decisivo per la vitalità economica Nazionale”. Lo ha detto il presidente nazionale della Federazione Italiana Agenti Immobiliari Professionali, Gian Battista Baccarini, nel suo intervento al XV Congresso Nazionale, a Bologna, alla presenza di oltre 600 delegati provenienti da tutta Italia e di circa 300 ospiti, tra cui politici e vertici di associazioni di categoria.
“Inclusione, trasparenza, unità e condivisione in questi anni sono stati i pilastri di Fiaip e dovranno continuare ad esserli per una Federazione che ambisca a perseverare nel prendere le migliori decisioni e a consolidare il suo ruolo di leadership e di riferimento credibile per l’intera categoria – ha sottolineato Baccarini -. Un’idea di futuro concreta ed alla nostra portata, se continueremo a lavorare insieme, a confrontarci in modo costruttivo, trasparente e ad implementare con rapidità le scelte che vorremo condividere negli anni di soddisfazione che ci attendono per continuare a prendere tempestivamente le migliori decisioni a tutela e beneficio della professione che amiamo. Il futuro è adesso, perciò affrontiamolo concretamente insieme”.
Per Baccarini, la categoria degli agenti immobiliari deve agire politicamente “per far comprendere al Legislatore che oramai tutte le Agenzie Immobiliari intermediano ed erogano servizi in questo comparto contribuendo a generare indotto economico sia a livello localeche Nazionale; per fare definitiva chiarezza da parte delle CCIAA circa la compatibilità tra la nostra attività di intermediazione e quella di chi si occupa di gestione delle locazioni brevi; per essere considerati, come categoria, tra gli operatori che sostengono e alimentano il Turismo in Italia dovendo pertanto rientrare di diritto tra i beneficiari dei vantaggi e in generale ditutte quelle misure di sostegno e di supporto del settore “Turistico” dalle quali, ad oggi, siamo esclusi anche in virtù degli oneri, adempimenti e delle responsabilità che lo Stato ci impone”. Secondo Baccarini “è necessario che le amministrazioni locali e il Legislatore comprendano, anche e soprattutto facendo “Rete” con le altre associazioni della filiera, che le locazioni “turistiche” non sono una forma di concorrenza sleale rispetto al mondo alberghiero ma rappresentano una forma di ricettività alternativa che contribuisce ad alimentare l’economia locale e nazionale, pertanto una risorsa produttiva e occupazionale da salvaguardare e non una modalità pretestuosa per agevolare l’evasione fiscale.
E’ certamente doveroso monitorare un fenomeno in grande e rapida espansione ma con il giusto equilibrio e buon senso”.
La Fiaip propone “al fine di valorizzare l’attività di intermediazione delle agenzie immobiliari, che il ricavato dell’imposta di soggiorno, gestito dalle amministrazioni comunali, sia canalizzato anche a favore di iniziative o misure di incentivazione fiscale a sostegno attività di intermediazione immobiliare”, ha sottolineato il presidente. Inoltre si propone lo stralcio della norma, inserita nella Legge di Bilancio 2021, “che trasforma obbligatoriamente in imprenditore il proprietario che intenda affittare per periodi brevi più di 4 appartamenti (provvedimento giunto dopo che la Fiaip aveva contribuito a scongiurare il maxiemendamento Franceschini e l’emendamento Mirabelli che volevano trasformare in imprenditore il cittadino che affittasse più di 3 appartamenti) con tutti gli adempimenti conseguenti (apertura della partita Iva e burocrazie connesse), disincentivando, così, fortemente i proprietari nell’affittare per periodi brevi e in generale l’investimento in immobili da destinare alla locazione di breve periodo, proprio nel momento in cui la pandemia ha “tagliato le gambe” al turismo e al settore immobiliare. In Italia il Codice civile stabilisce già quali siano le condizioni in presenza delle quali un cittadino si debba definire un imprenditore (art. 2082 cc) e non si può non convenire che la decisione di divenire tale debba essere rimessa esclusivamente ad una libera ed autonoma scelta del singolo cittadino”.
Baccarini propone “un sindacato moderno che sappia comprendere e difendere le istanze di un comparto caratterizzato da esigenze di rappresentatività tra loro evidentemente affini. Comparto che, così considerato, potrebbe rappresentare in forma embrionale quella Casa delle professioni immobiliari nella quale accogliere oltre ai mediatori del credito e agli amministratori di condominio, anche, a titolo esemplificativo, i certificatori-valutatori immobiliari, i consulenti tecnici di parte, i visuristi, i promotori immobiliari ed i gestori di patrimoni”.
“Lavoro, sindacato e innovazione” sono state le tre linee guida della lunga relazione di Baccarini. Sul fronte dell’innovazione digitale, il presidente Fiaip ha messo l’accento sulla lotta alla disintermediazione online: “Proprio il lockdown ha certificato che nessun cittadino compra o vende la casa online ma, di fatto, accade che le persone, la individuano sempre più tramite il web, ma nel momento in cui decidono di affrontare seriamente l’operazione immobiliare hanno bisogno dell’assistenza e consulenza, e quindi dei servizi – ha spiegato -, di un agente immobiliare professionale (così come recita il nostro spot televisivo nazionale). Servizi che si traducono non solo nell’accompagnare il cliente alla visita ma soprattutto aiutarlo a vendere o acquistare l’immobile al giusto valore di mercato e senza problemi documentali ovvero senza rischi in generale”.
“Pertanto tutto ciò ci conferma che stiamo percorrendo la strada giusta ovvero che il miglior strumento di contrasto alla disintermediazione online è e rimane in assoluto l’adozione del modello professionale UNAFIAIP anche e soprattutto attraverso l’utilizzo di strumenti digitali unitamente ad una comunicazione efficace alla comunità affinché i cittadini percepiscano utile e nel loro interesse affidarsi all’agente immobiliare, rafforzando la nostra immagine e non sminuendola come desiderato da molte realtà imprenditoriali”, ha proseguito.
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Governo, Letta “Da Salvini sempre il solito film”

ROMA (ITALPRESS) – “E’ sempre il solito film, Salvini racconta al Paese una storia, poi dopo va a Palazzo Chigi e tutto torna come prima. Oramai è stancante commentare questo giochino che non serve a nessuno. Salvini non è un problema per la maggioranza ma per la Lega”. Così il segretario del Pd Enrico Letta, parlando con i giornalisti al Nazareno, commenta l’incontro tra il leader della Lega e il premier Mario Draghi.
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Parlamento Ue “Rafforzare la lotta alle pratiche fiscali dannose”

BRUXELLES (BELGIO) (ITALPRESS) – Con la concorrenza fiscale feroce tra paesi – all’interno e all’esterno dell’UE – in continua evoluzione, per il Parlamento Europeo “l’UE ha bisogno di rivedere e aumentare il suo impegno nella lotta contro le pratiche fiscali che privano gli Stati membri di entrate sostanziali, che portano ad una concorrenza sleale e minano la fiducia dei cittadini”.
In una risoluzione il Parlamento afferma che, “sebbene la concorrenza fiscale tra i paesi non costituisca di per sè un problema, sia necessario stabilire principi comuni che gli Stati devono rispettare nell’attuare le proprie politiche e i propri regimi fiscali per attirare imprese e profitti. I deputati notano infatti che la politica e la legislazione non hanno tenuto il passo con gli schemi fiscali innovativi degli ultimi 20 anni”.
La risoluzione è stata adottata con 506 voti favorevoli, 81 contrari e 99 astensioni.
Nel testo della risoluzione, i deputati propongono numerose misure per migliorare rapidamente la politica delle pratiche fiscali dannose, in particolare chiedono: l’adozione di una definizione di “livello minimo di sostanza economica”, ovvero una soglia di attività economica all’interno di un paese al di sotto della quale una società non può essere considerata realmente stabilita in quel dato paese; alla Commissione di elaborare orientamenti su come progettare incentivi fiscali equi e trasparenti che presentino minori rischi di distorsione del mercato unico; alla Commissione di valutare l’efficacia dei regimi fiscali speciali sugli utili riconducibili ai brevetti (patent boxes) e ad altri regimi di proprietà intellettuale; che le raccomandazioni specifiche per paese emesse ogni anno dalla Commissione siano dirette anche a ridurre la pianificazione fiscale aggressiva.
Gli eurodeputati chiedono una riforma completa del Codice di condotta sulla tassazione delle imprese (CoC – Code of Conduct), uno strumento utilizzato per affrontare la concorrenza fiscale dannosa. In particolare, i criteri, la governance e il campo di applicazione di tale codice dovrebbero essere rivisti.
Con attenzione ai regimi fiscali preferenziali, gli attuali criteri del Codice di condotta per giudicare una pratica fiscale come dannosa sono ritenuti in parte obsoleti, in quanto tali regimi preferenziali sono stati sostituiti da altri sistemi. Tale riforma dovrebbe essere ampia e includere il criterio di aliquota d’imposta effettiva, in linea con la futura aliquota d’imposta effettiva minima da concordare a livello internazionale, oltre a requisiti di sostanza economica solidi e progressivi. Anche la governance dovrebbe essere riformata, per rendere le decisioni vincolanti e il processo decisionale più trasparente ed efficiente.
Inoltre, i deputati hanno delineato un piano dettagliato per sviluppare un “quadro in materia di regimi fiscali aggressivi e aliquote d’imposta ridotte” che dovrebbe sostituire l’attuale codice di condotta.
La proliferazione degli scandali fiscali nell’ultimo decennio (Lux Leaks, Panama Papers, Paradise Papers e, più recentemente, Pandora papers), che hanno coinvolto multinazionali e individui con patrimoni elevati, ha rivelato la portata e la gravità di questi eventi e l’urgenza di trovare soluzioni definitive per affrontare il fenomeno.
Le stime prudenti dell’OCSE sull’erosione della base imponibile e il trasferimento degli utili (BEPS – Base Erosion and Profit Shifting) collocano i costi intorno al 4-10% delle entrate fiscali globali delle società, ovvero 84-202 miliardi di euro all’anno.
(ITALPRESS).