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Nasce la Squadra del Cambiamento di ActionAid, ne fanno parte 40 atleti

ROMA (ITALPRESS) – Più di 40 atleti al fianco di ActionAid per contrastare la dispersione scolastica, la povertà alimentare e la violenza di genere. ActionAid ha individuato da tempo nello sport e nei suoi protagonisti, gli atleti, un importante mezzo attraverso cui veicolare i propri valori e promuovere un nuovo modello sociale. Con la nascita della Squadra del Cambiamento, composta ad oggi da oltre 40 sportivi e destinata a crescere ancora, ActionAid sceglie di fare un ulteriore salto in avanti verso questa direzione. Per la prima volta, infatti, un gruppo così numeroso di atleti si compatta attorno alla difesa dei diritti di tutti e decide di fare squadra, per sostenere le campagne di ActionAid finalizzate a realizzare il cambiamento.
La credibilità degli atleti non nasce dalle vittorie, ma dall’impegno quotidiano per inseguire un risultato o, ancora meglio, un sogno. Ma i sogni diventano realtà con il lavoro quotidiano e la passione, gli stessi strumenti che aiutano a raggiungere importanti cambiamenti, anche sociali. Inoltre, lo sport dimostra ogni giorno la necessità di unire i propri sforzi a quelli degli altri, compattandosi attorno ai valori che ci accomunano e aumentando così le possibilità di raggiungere i propri obiettivi.
La Squadra del Cambiamento e gli atleti che la compongono -campioni di ieri, di oggi e domani – incarnano questa visione e nei prossimi tre mesi saranno ambasciatori dei valori e delle campagne di comunicazione di ActionAid. In particolare, la Squadra del Cambiamento sosterrà l’attività di ActionAid nel contrasto all’abbandono scolastico (1-31 ottobre 2021) -promozione del numero di sms solidale 45511 a sostegno del Progetto “Tutti a Scuola”; lotta alla povertà alimentare (ottobre 2021) – in coincidenza con il World Food Day del 16 ottobre; contrasto alla violenza contro le donne (novembre 2021) – in coincidenza con la Giornata Mondiale del 25 novembre Gli atleti supporteranno le campagne di ActionAid attraverso messaggi di sensibilizzazione e call to action che verranno pubblicati sui profili social della Squadra del Cambiamento (Facebook e Instagram).
Per Marco De Ponte, Segretario Generale ActionAid, “Lo sport è soprattutto tenacia e gioco di squadra: lo abbiamo visto in maniera straordinaria quest’estate grazie ai successi dei nostri atleti in competizioni importanti come gli Europei e le Olimpiadi. Questi stessi valori guidano il nostro impegno quotidiano a fianco delle comunità in Italia e nel mondo, perchè possano rivendicare i propri diritti e decidere insieme il proprio futuro. Sono certo che questa sinergia che esiste tra lo sport e il nostro lavoro possa fare la differenza nella costruzione di un mondo migliore e per questo ringrazio il CONI, gli atleti e le atlete che hanno deciso di unirsi a questa Squadra speciale per il cambiamento”.
“Con grande felicità e con grande responsabilità sarò l’allenatore di questa Squadra del Cambiamento, voluta da ActionAid, fatta di donne e di uomini che hanno dato ma anche ricevuto tanto dallo sport – dice Mauro Berruto -: . Quando si tratta di combattere battaglie sociali, come quella contro la povertà alimentare o la violenza di genere o per il diritto all’istruzione, lo sport è in prima linea, a maggior ragione adesso, dopo un’estate straordinaria per lo sport, che ci ha fatto emozionare e ci ha ricordato come lo sport sia una componente essenziale delle nostre vite”.
Per Silvia Salis, Vice Presidente Vicario CONI, “Il Comitato Olimpico Italiano non poteva che rispondere presente alla richiesta di ActionAid di sostenere la Squadra del Cambiamento. Temi come la dispersione scolastica, la povertà alimentare e la violenza di genere devono stare a cuore a tutti gli italiani e lo sport su questo vuole dare il suo contributo. In bocca al lupo ActionAid e in bocca al lupo alla Squadra del Cambiamento”.

Gli Atleti della Squadra del Cambiamento:

Alessandro Campagna – Ambra Sabatini – Angel Dennis – Antonella Palmisano – Antonio La Torre – Carlo Molfetta – Cristina Chirichella – Daniele Garozzo – Eleonora Giorgi – Eseosa Fostine “Fausto” Desalu – Fabrizio Donato – Fernando Ferrara – Filippo Tortu – Flavia Tartaglini – Gabriella Dorio – Giacomo Leone – Giorgia Bordignon – Giulia Quintavalle – Giulio Desiderato – Giuseppe Gibilisco – Giusy Malato – Ludovica Mantovani – Marco Fichera – Marta Pagnini – Matteo Giupponi – Maurizio Damilano – Mauro Bergamasco – Mauro Berruto – Maxime Mbandà – Miriam Sylla – Niccolò  Campriani – Nicolò Mirra – Orazio Arancio – Salvatore Sanzo – Sarah Luisa Fahr – Silvia Salis – Tania Di Mario – Tommaso Stanzani – Vanessa Ferrari – Vito Dell’Aquila – Viviana Bottaro.

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Berlusconi, 85 anni e il sogno del Quirinale

ROMA (ITALPRESS) – Ottantacinque anni e sognare il Colle. Ipotesi difficilmente praticabile per un comune mortale, ma se ci si chiama Silvio Berlusconi non appare un’idea così peregrina. I suoi alleati ci credono, i suoi fedelissimi lo agognano, gli avversari lo temono. Tant’è però che nel toto-Quirinale figura pure lui: l’imprenditore, il politico, l’uomo di sport, non ha mai nascosto il sogno di diventare presidente della Repubblica. Istituzionale ciliegina sulla torta. E ciò a dispetto del fattore anagrafico. Sono 85 gli anni che compie. Nato a Milano il 29 settembre del 1936, rappresenta uno di quei personaggi la cui esistenza si è incrociata con le sorti di un Paese intero. E non tanto perchè ha assunto ruoli prestigiosi negli altissimi ranghi dello Stato, ma perchè esso stesso è stato artefice di trasformazioni nei più disparati campi: dall’imprenditoria alla politica. Il fatto di avere polarizzato su di sè le visioni del mondo, lo ha reso un simbolo: icona quanto bersaglio, amatissimo quanto odiato. Nato in una famiglia della media borghesia meneghina, scala tutte le posizioni tipiche dell’imprenditoria lombarda.
Da “cumenda” a cavaliere. L’agiografia che lo accompagna e lo celebra ripesca negli anni della giovinezza quel seme che farà di lui un uomo di successo con il fiuto per gli affari e il senso per il business: come i compiti venduti ai compagni o le traversate sulle navi da musicista di orchestrina, con accanto l’amico di sempre Fedele Confalonieri. Dopo l’università la folgorazione per il mattone: agente immobiliare prima, manager di società edili poi. La sua fama si erge come le sue palazzine alle porte di Milano. Costruirà una città nella città, Milano 2. Poi la finanza, le assicurazioni, la grande distribuzione attraverso La Standa, le vittorie nazionali e internazionali con il Milan. La sua vera svolta, ciò che lo renderà l’uomo più ricco, potente e famoso d’Italia avverrà grazie alle televisioni. La Telemilano rilevata nel 1975 diventa Canale5; da Rusconi comprerà Italia1 e dalla Mondadori Rete4. Creerà un duopolio – impensabile fino a qualche anno prima – con la corazzata Rai.
Nel ’94 la “discesa in campo”. Berlusconi trova lo spazio dove plasmare la sua creatura e dove mutare in pratica la sua teoria. La Prima Repubblica crolla sotto le inchieste di Mani pulite, i partiti vengono investiti dalle macerie del crollo del Muro di Berlino. E’ un sistema intero che si disgrega e del quale le forze progressiste appaiono avvantaggiarsi: per loro sembra aprirsi una prateria, ma a sbarrare la strada ci pensa Berlusconi, che diventa alfiere del centrodestra. Perno sul quale si avviterà un campo liberale ampio, che raccoglierà cattolici, liberali puri, ex socialisti, e persino i figli di un passato fascista. Vince le elezioni. Anche grazie ad una campagna elettorale che rivoluziona. Trasforma il comizio in un format. Si chiamano convention, all’americana, ma sembrano trasmissioni del palinsesto Finivest. A dicembre del 1994 le sue dimissioni, arrivate a seguito del ritiro dell’appoggio della Lega e un mese dopo l’invito a comparire recapitato dalla Procura di Milano durante un vertice internazionale a Napoli. Nel 1996 ci riprova, ma stavolta perde alle urne con Prodi. Nel 2001 Forza Italia e il centrodestra trionfano. Nel 2006 altra sconfitta subita da Prodi e nel 2008 il ritorno alla guida del Paese. Stavolta non completerà la legislatura: è il 2011, in un’Italia travolta dalla crisi del debito e un governo scosso dalla crisi politica decide di lasciare.
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Mazzeo “Vertenza Sittel risolta con l’impegno di tutti”

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ROMA (ITALPRESS) – Si è risolta positivamente la vertenza Sittel con l’assunzione da parte di Tim Servizi Digitali (spa al 100% controllata da Tim) di 135 lavoratori distribuiti fra Campi Bisenzio (FI), San Miniato (PI) e Grosseto e il pagamento di sei mensilità di stipendi arretrati in data 10 settembre. Una soluzione arrivata dopo l’intenso impegno del Consiglio regionale nei diversi incontri con i rappresentati dei lavoratori. “E’ sempre una bella giornata quando c’è una notizia positiva per dei lavoratori soprattutto in un momento come questo dove, a cominciare dalla GKN, il diritto al lavoro è spesso negato. Ce l’abbiamo fatta tutti insieme, le lavoratrici, i lavoratori, i sindacati le istituzioni regionali le istituzioni locali e io sono contento oggi di suggellare questo momento perché è il segno che una comunità intera, quella toscana, può combattere altre battaglie, difficili, come quella della GKN, solo se si tiene tutta per mano”, ha detto il presidente dell’Assemblea legislativa Antonio Mazzeo al termine dell’incontro con il rappresentante delle RSU Daniele Cecconi e quello della SLC-Cgil Samuele Falossi.
“Il Consiglio si è attivato con una proposta di risoluzione per impedire i licenziamenti e dire no alle delocalizzazioni selvagge di aziende sane – ha aggiunto Mazzeo – Credo che questa sia una battaglia di dignità che noi dobbiamo portare avanti. La bella notizia è che tutti i lavoratori Sittel hanno un futuro più certo e sicuro a seguito dell’intesa fatta con Tim. È stata una vertenza lunga e difficile che ho seguito personalmente sollecitando più volte il ministero del Lavoro e garantendo ai lavoratori e ai sindacati il pieno sostegno di tutto il Consiglio regionale. Se oggi siamo di fronte a un buon accordo per i lavoratori è merito della loro mobilitazione, del lavoro del sindacato e anche del sostegno delle istituzioni e della nostra comunità toscana”. “Io sono convinto – ha aggiunto Mazzeo – che quando si apre una battaglia per il lavoro e i diritti nel lavoro vi sia sempre la necessità di costruire la massima unità possibile fra lavoratori, sindacati, comunità e istituzioni. Il fatto che oggi quei lavoratori assieme al loro rappresentante sindacale abbiano voluto personalmente ringraziare, tramite la mia persona, il Consiglio regionale della Toscana dell’appoggio ricevuto, mi riempie di orgoglio perché dimostra che quando la politica e le istituzioni sono capaci di mettersi al livello degli occhi delle persone, allora possono davvero essere utili”.
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Scaroni “Una sconfitta dolorosa, ma resto ottimista”

MILANO (ITALPRESS) – “Non parlo mai degli arbitri, è un argomento che va lasciato da parte”. Lo ha detto il presidente del Milan Paolo Scaroni, intervenendo all’iniziativa di Fondazione Milan ‘Restore the music Milan’, in merito alla sconfitta di ieri sera dei rossoneri in Champions League contro l’Atletico Madrid. “Certo, essere sconfitti è sempre doloroso, però mi porto dietro ottimismo e fiducia perchè ho visto una bella squadra, combattiva e resiliente e questo mi fa ben sperare per il futuro – le parole del numero uno del club lombardo – Il ritorno a San Siro? E’ stato molto emozionante per tutti vedere di nuovo la Champions a San Siro. Il Milan deve stare sempre in Champions, questo è l’obiettivo che ci poniamo. Poi le partite sono fatte di episodi e ieri ce ne sono stati non a nostro favore, ma nell’insieme ho visto una bella squadra. Resto fiducioso anche per questo girone di Champions, perchè ho visto una squadra che è in grado di battere chiunque. Pioli? Sta facendo molto bene, ha creato una vera squadra, con uno spirito di ottimismo fatto di giovani che hanno voglia di giocare insieme – ha concluso Scaroni – e facendo così sono sicuro che arriveranno anche i risultati”.
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Salute, i pazienti con amiloidosi cardiaca si raccontano sui social

ROMA (ITALPRESS) – Cinque video, i bisogni, le storie: l’amiloidosi cardiaca non è più una malattia rara senza voce. Si conclude oggi la campagna social “RaccontAMY – Chi vive l’amiloidosi cardiaca ha qualcosa da dirti”, ideata per informare i clinici e sensibilizzare le istituzioni e l’opinione pubblica sull’amiloidosi cardiaca.
L’iniziativa partita lo scorso giugno, promossa da Osservatorio Malattie Rare in collaborazione con Conacuore-Coordinamento Nazionale Associazioni del Cuore-ODV, fAMY-Associazione Italiana Amiloidosi Familiare Onlus, Fondazione Italiana per il Cuore e realizzata con il contributo non condizionante di Pfizer, ha raccontato per tutta l’estate le esperienze di persone, pazienti, che affrontano quotidianamente questa malattia il cui bersaglio principale è il cuore, organo che si celebra proprio oggi nella sua Giornata Mondiale.
Le richieste del mondo associativo, le stesse emerse dalle video-testimonianze pubblicate sulle pagine Facebook e Twitter e sul canale YouTube di OMaR, non lasciano spazio a dubbi e corrispondono alle necessità mediche ancora insoddisfatte dei pazienti. Prima fra tutte l’aumento del livello di conoscenza dell’amiloidosi cardiaca, necessario per poter ricevere una diagnosi tempestiva, considerando che si tratta di una malattia rapidamente progressiva in cui in media i pazienti vivono da 2 a 3,5 anni post-diagnosi.
A confermare quanto detto è il primo protagonista della campagna, Francesco Tosi, 68 anni, che nel corso della sua vita ha sempre praticato diversi sport, a livello agonistico e per diletto, ma che oggi non è più in grado di affrontare certi sforzi fisici. “Nel mio percorso verso la diagnosi sono stati sottovalutati diversi segni, come il tunnel carpale o altri piccoli problemi tendinei, che solo oggi so essere correlati all’amiloidosi. Non è stato facile, perchè molti degli esami che ho fatto in questi anni davano dei risultati dubbi. Sono arrivato alla diagnosi solo con il test genetico che ha mostrato questa mutazione. Si tratta di una condizione che non è facilmente comprensibile anche per le persone vicine come i familiari e gli amici, perchè è una patologia sconosciuta, spesso anche per i medici”.
Considerare con attenzione la storia clinica familiare di un paziente e non sottovalutare i sintomi, anche se modesti, sono step fondamentali.
“Prima della diagnosi non avevo mai sentito la parola ‘amiloidosì. E’ una malattia che non si vede e non si sente e per questo, a volte, si stenta a credere che ci sia veramente se non fosse per la stanchezza che comporta. Sono sintomi simili a quelli di altri problemi cardiaci, quindi è molto importante in fase di accertamento capire quali fra essi siano effettivamente legati alla patologia”, ha spiegato Giuseppe Lacagnina, di 72 anni. Ex dirigente presso una nota azienda di liquori, Giuseppe si è sempre dedicato ai viaggi e all’attività sportiva fino ai primi segnali manifestatisi proprio su una pista di atletica: da allora non riesce a percorrere più di una rampa di scale e non può portare dei pesi.
“So che questa malattia progredisce velocemente fino ad essere letale nel giro di pochi anni e per affrontare questo percorso la figura del cardiologo è fondamentale: mi conforta, mi sostiene e mi dà fiducia. Il confronto con lui spesso mi aiuta a superare i momenti difficili”, ha raccontato Piero Pedralli, 79 anni, oggi socio volontario di una fondazione da lui creata che supporta gli enti del terzo settore. Il cardiologo, in effetti, è una figura fondamentale fra quelle che compongono il team multidisciplinare esperto che dovrebbe seguire il paziente in tutte le fasi per una corretta presa in carico.
Un aspetto ribadito più volte dalle associazioni che hanno partecipato attivamente alla campagna, le quali hanno sottolineato anche l’importanza di fare rete, perchè solo con il confronto, il dialogo e l’aggiornamento sulla malattia l’amiloidosi cardiaca uscirà sempre più allo scoperto. Ci sono tre strumenti che secondo le associazioni dovrebbero essere adottati per migliorare il percorso di diagnosi e presa in carico: le linee guida diagnostico-terapeutiche, i Percorsi Diagnostici Terapeutici Assistenziali (PDTA) e il registro dei pazienti. Tra le richieste avanzate, inoltre, la più urgente è quella di poter accedere tempestivamente alle nuove terapie.
Per i pazienti un altro aspetto drammatico è la possibile ereditarietà della patologia: “Ero molto preoccupato per i miei figli, e il giorno che ho ritirato il referto ero tentato di strapparlo senza leggere il risultato”, ha raccontato Antonio Guzzo, 73enne e da sempre sportivo. “Poi, però, ho capito che dovevo fare i conti con la realtà, e quando ho letto che non si trattava di una forma ereditaria, sono scoppiato in un pianto liberatorio”, ha concluso. “L’amiloidosi, fino ad oggi, non mi determina, nè tantomeno mi lascio definire da essa: io non sono la mia malattia, io sono Antonio”.
Le amiloidosi sono un gruppo di patologie rare, invalidanti e spesso fatali, caratterizzate dall’accumulo dannoso di sostanza amiloide all’interno dell’organismo. Esistono diverse forme di amiloidosi, ognuna delle quali è dovuta a una specifica proteina difettosa che nel tempo compromette la funzionalità di numerosi organi e tessuti: cuore, reni, apparato gastrointestinale, fegato, cute, nervi periferici e occhi. Il cuore, in particolare, è l’organo bersaglio in cui l’amiloide si deposita più frequentemente, provocando una condizione chiamata “amiloidosi cardiaca”, che si manifesta con un grave quadro di scompenso cardiaco.
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La Generazione Z crede nella monogamia ma senza il matrimonio

ROMA (ITALPRESS) – Prima di sposarsi e di creare una famiglia spesso ai giovani viene detto di dimenticarsi delle relazioni affettive libere, contribuendo a dipingere il matrimonio come quel periodo della vita in cui “finisce il divertimento” e si impone la realtà della vita. Nonostante questo, la Generazione Z (gli under 24) è determinata a trovare “la persona giusta”.
Secondo un’indagine condotta da Ashley Madison, la piattaforma online con oltre 70 milioni di iscritti in tutto il mondo alla ricerca di love affaire extraconiugali, è emerso che gli iscritti sotto i 24 anni sono alla ricerca della loro metà, ma in modo diverso da come ci si potrebbe aspettare.
“Stiamo riscontrando da parte dei nostri utenti più giovani il desiderio di ridisegnare ciò che significa vivere una vita di coppia secondo la propria visione”, spiega Christoph Kraemer, Managing Director di Ashley Madison per l’Europa.
La maggior parte degli iscritti appartenenti alla Gen Z è single e il 55% dichiara di non volersi sposare. Questo non significa che non aspirino a un partner con cui impegnarsi per tutta la vita. Infatti, il 41% degli utenti under 24 cerca una relazione monogama e il 59% si aspetta di avere un rapporto di totale esclusività. Invece gli iscritti di età più matura si sono rivolti alla piattaforma per trovare un love affaire extraconiugale, dimostrando che ne hanno abbastanza della monogamia. Infatti il 49% di loro preferirebbe avere una relazione aperta (contro solo il 32% degli iscritti della Gen Z).
“I ragazzi che appartengono alla Generazione Z sono molto più pratici e concreti di quanto possiamo immaginare. Non sono poco romantici ma, semplicemente, non vedono nel matrimonio il coronamento di un sogno d’amore. E’ più probabile che per loro il matrimonio sia una formalità burocratica che toglie poesia invece di aggiungerla – commenta la psicologa Marinella Cozzolino, Presidente dell’Associazione Italiana di sessuologia – Di contro, le persone più mature ritengono difficile separarsi spesso per questioni economiche o sociali; inoltre in alcuni contesti separarsi è ancora considerato una vergogna”.
Il 45% degli iscritti appartenenti alla Gen Z afferma che la monogamia è la tipologia di relazione ideale, mentre solo il 33% degli iscritti più maturi è dello stesso parere. Mentre gli under 24 pensano all’esclusività romantica, le generazioni più mature sono amareggiate per aver scoperto che il matrimonio non è la favola perfetta per cui si sono impegnati a vita. Gli iscritti più maturi hanno cominciato ad apprezzare l’idea di relazioni aperte o poliamorose. Il 71% preferirebbe, infatti, una relazione più fluida rispetto a quella monogama, facendo leva su tre principali benefici: nuove esperienze eccitanti, meno pressione sul coniuge, più libertà di esprimersi. Secondo la Gen Z, quando si tratta di non-monogamia consensuale, i rischi superano i benefici: sono preoccupati della gelosia (77%), del dolore emotivo (50%) e dei problemi di autostima (41%) che potrebbero derivare dall’avere più partner.
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Mattarella “Monte Sole e Marzabotto luoghi di memoria e sacrari di pace”

ROMA (ITALPRESS) – “Marzabotto e Monte Sole furono teatro settantasette anni fa di un eccidio di civili spietato e feroce compiuto dalle SS nel nostro Paese. Si raggiunse in quei giorni, tra il 29 settembre e il 5 ottobre del ’44, pur nel contesto della ritirata delle truppe tedesche, il culmine di una strategia di annientamento che non risparmiò bambini e anziani, giungendo a sterminare persone del tutto incapaci di difendersi e fedeli riuniti all’interno della loro chiesa. L’orrore di quella ‘marcia della mortè e il sangue innocente versato divennero simbolo della furia distruttrice della guerra, della volontà di potenza, del mito della nazione eletta. Un simbolo che la resistenza popolare e il desiderio di pace e libertà hanno saputo capovolgere nell’avvio di un percorso di costruzione democratica e civile, fondato sui diritti inviolabili della persona e della comunità. Oggi Monte Sole e Marzabotto, insieme ai vicini Comuni di Monzano e Grizzana Morandi, sono luoghi di memoria e sacrari di pace, non soltanto per la Repubblica italiana ma per l’intera Europa”. Lo ha dichiarato i Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. “Sono segni indelebili, che troviamo nelle radici della Costituzione e che hanno dato origine al disegno di un’Europa unita nei suoi valori comuni”.
“Il ricordo di quanto avvenuto, che doverosamente si ripete in forme aperte e pubbliche, rinnova anche l’impegno che la Repubblica e le comunità locali assumono nei confronti delle giovani generazioni. Occorre avvertire la responsabilità di testimoniare ancora i sentimenti, i sacrifici, gli ideali che hanno spinto il nostro popolo, insieme agli altri popoli europei, a far prevalere la civiltà sulla barbarie e ad affermare la libertà, la democrazia, la giustizia sociale come pilastri irrinunciabili della nostra vita”.
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Cingolani “L’indipendenza energetica è un sogno”

TORINO (ITALPRESS) – “L’indipendenza energetica è un sogno. Il nuovo dono della natura, dopo il petrolio, potrebbe essere l’irraggiamento solare. Se saremo bravi lo sfrutteremo. L’indipendenza energetica inoltre genererebbe un impatto anche sul mondo industriale. Avere fonti energetiche che non producono Co2, abbasserà ulteriormente i costi”. Così Roberto Cingolani, Ministro della Transizione Ecologica, intervenendo all’Italian Energy Summit del Sole 24 Ore. “Il problema non è quando, ma come attueremo la transizione energetica. Abbiamo nove anni per arrivare a una prima misurazione dei risultati. Serve pragmatismo” aggiunge. “Abbiamo aziende leader in vari settori della transizione energetica, sono certo che la nostra leadership diventerà ancora più evidente” conclude.
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