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Covid, Musumeci “Da lunedì Sicilia in zona bianca”

PALERMO (ITALPRESS) – Da lunedì 21 giugno anche la Sicilia passerà in “zona bianca”. Lo comunica il presidente della Regione Nello Musumeci, dopo aver sentito il ministro della Salute Roberto Speranza, che nel pomeriggio firmerà il relativo decreto.
“Il raggiungimento della zona bianca – commenta il governatore – non deve farci dimenticare che, ancora, in Sicilia sopravvivono alcuni focolai che ci hanno costretto a dover dichiarare quattro “zone rosse”. Che sia, quindi, un’estate nella massima prudenza, pensando al vaccino per chi non lo ha ancora fatto”.
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Verstappen guida le libere in Francia, Mercedes inseguono

LE CASTELLET (FRANCIA) (ITALPRESS) – Max Verstappen chiude al comando la prima giornata di libere del Gran premio di Francia di Formula 1. Il pilota olandese della Red Bull trova il miglior tempo nella seconda sessione sul circuito “Paul Ricard” di Le Castellet, girando in 1’32″872: alle sue spalle, per appena 8 millesimi, la Mercedes di Valtteri Bottas che invece era stato il più veloce al mattino (1’33″448) davanti al compagno di scuderia Lewis Hamilton (+0″335) e alle due Red Bull di Verstappen (+0″432) e Sergio Perez. Il sette volte campione del mondo alla fine deve accontentarsi del terzo crono complessivo, a due decimi e mezzo dall’olandese leader del Mondiale piloti. Passi in avanti nel pomeriggio, rispetto alla prima sessione, per la Ferrari: dopo una mattinata difficile (Charles Leclerc undicesimo a un secondo e mezzo da Bottas, solamente sedicesimo Carlos Sainz, costretto anche a un cambio di gomme dopo un’uscita fuori pista), le due Rosse si fanno spazio nella Top Ten. Il monegasco chiude quinto, circondato dalle Alpine di Alonso e Ocon, mentre Sainz è ottavo alle spalle dell’AlphaTauri di Gasly e davanti a Kimi Raikkonen e Lando Norris. Male Perez, solamente dodicesimo con l’altra Red Bull.
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Oliveira sfreccia nel venerdì di libere al Sachsenring

CHEMNITZ (GERMANIA) (ITALPRESS) – Miguel Oliveira è il più veloce nel venerdì di libere del Gran Premio di Germania, classe MotoGp. Al Sachsenring, nella sessione pomeridiana, il portoghese della Ktm chiude davanti con il tempo di 1’20″690, con oltre due decimi di vantaggio sul leader del Mondiale Fabio Quartararo e più di tre decimi sull’altra Yamaha ufficiale di Maverick Vinales. Con un guizzo nel finale, Franco Morbidelli entra nella top-10 della classifica combinata con il decimo tempo, preceduto dalle Ducati di Zarco e Miller. Solo dodicesimo Marc Marquez, che al mattino aveva fatto segnare il miglior tempo (1’21″660, poi abbassato nelle FP2 di oltre tre decimi) davanti a Quartararo, protagonista anche di una brutta caduta ma senza conseguenze, tanto da tornare in pista pochi minuti dopo. Illeso dopo una caduta anche Valentino Rossi che però, al termine della giornata, non riesce a far meglio del 21esimo crono, precedendo il solo Pecco Bagnaia.
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Alleanza occidentale più solida nel rispetto delle autonomie

Ha fatto rumore nel mondo e presso le cancellerie dei vari paesi l’incontro del G7 che ha riunito le democrazie occidentali, Italia compresa. La motivazione principale del summit ha riguardato le linee strategiche per affrontare i nodi ancora non sciolti relativi alla pandemia, ma poi, con evidenza, si è capito che Joe Biden lo ha voluto fortemente per riaggiustare i legami soprattutto con gli europei assai logorati dalla politica di Donald Trump, per allestire un vero e proprio blocco anti cinese delle potenze occidentali: quasi una riedizione dell’alleanza anti URSS degli anni 50. Intanto è positivo l’impegno approvato da tutti i partners di donare ai paesi poveri un miliardo di vaccini; per spegnere ogni focolaio di infezione in ogni angolo della Terra, in modo da non far correre altri ulteriori rischi sanitari economici e sociali a tutta l’umanità, e per riprendere il ruolo di guida non solo economico-militare ma anche umanitario, decisivo per saldare rapporti economici e politici. Su questi propositi, si sapeva, ogni decisione avrebbe potuto contare sulla sintonia con gli europei; ma l’altra questione, quella cinese, non poteva che essere più spinosa. Gli europei si può dire che sono guardinghi e divisi sul rapporto da avere con la Repubblica Popolare Cinese, e sono ancora lontani dalla determinazione di Biden. Molti anni sono passati dal viaggio dell’allora presidente Nixon in Cina nel 1972, che iniziò una crescente e poi intensa collaborazione: i cinesi miravano ad uscire dall’isolamento e dall’ arretratezza attraverso lo sviluppo industriale, gli americani cercavano di indebolire il loro sodalizio con l’Unione Sovietica (ora è in atto la stessa dinamica a ruoli rovesciati) ed a utilizzarli come propria area privilegiata di produzione industriale, ma conservando progettazioni e linee finanziarie. Ma come si sa, l’impero orientale ben presto ha imparato a progettare autonomamente ed a produrre ed accumulare enormi riserve finanziarie ben presto impiegate per fare concorrenza industriale e commerciale a danno degli stessi americani, e ad estendere la loro influenza sui vari scacchieri geopolitici mondiali. Al momento gli europei si rendono conto del ‘pericolo giallo’, ma sono troppo divisi sulla politica estera che al massimo vivono ognuno per conto proprio come opportunità occasionali per i loro commerci. Un test significativo lo abbiamo avuto già con la operazione ‘via della seta’ e con l’acquisizione di alcuni porti strategici mediterranei. Si è avuta anche più che la percezione che gli autocrati cinesi, aiutati dalla smobilitazione americana nel mediterraneo, siano stati impegnati a raccordi carsici con talune forze politiche dei vari paesi europei ed impegnati con piani mirati a confondere la opinione pubblica con fakes, a mezzo di piattaforme digitali impiegate per orientare i social formalmente non governative, ma provenienti in gran parte dal territorio cinese, per screditare la istituzione europea e creare confusione politica nei singoli paesi. Insomma Biden fa bene ad indicare i rischi della accanita competizione lanciata dai cinesi sulle più avanzate tecnologie come infiltrazione insidiosissima nel sistema di potere mondiale che riguardano i fattori di sicurezza, di indipendenza, e di spionaggio sui fattori industriali e finanziari. Ma il modo migliore per convincere gli europei, è di prendere davvero le distanze dai tentativi palesi commessi da Trump che ha palesemente tentato di sgretolare la unificazione Europea. Infatti l’Europa va sostenuta nel processo di edificazione dello Stato continentale, quale garanzia anche per gli americani di essere più forti come coalizione occidentale, e per non cadere nelle reti di paesi che dello sfruttamento bestiale degli uomini e della loro sottomissione totale, costituiscono la leva per governare il mondo con i proventi finanziari realizzati. Ed allora se l’alleanza occidentale dovrà essere più efficiente e solida, dovrà riguardare anche il pieno rispetto della autonomia e sviluppo di ogni componente a partire dall’Europa, che però dal canto suo dovrà incominciare almeno a provvedere a governare il benessere e la pace nell’area da troppo tempo rovente del Mediterraneo.
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Chiesa “Siamo qui per arrivare fino in fondo”

FIRENZE (ITALPRESS) – “Siamo qui per arrivare fino in fondo, quindi facciamo tutti bene a sognare”. Federico Chiesa, in conferenza stampa a Coverciano, non fa mistero delle ambizioni azzurre a Euro2020. “Mister Mancini tiene in considerazione tutti e 26 gli uomini convocati, come ha detto lui non ci sono 11 titolari. Noi dobbiamo farci trovare pronti. Ognuno è importante per raggiungere l’obiettivo, tutti possiamo dare una mano in un determinato momento”. E proprio Chiesa potrebbe aspirare a una maglia da titolare nella gara di domenica contro il Galles. “E’ una squadra forte, molto tenace, che ci darà battaglia – sottolinea l’esterno della Juventus – Ha giocatori veramente importanti, di livello internazionale, uno su tutti Gareth Bale. Ramsey? E’ un giocatore intelligentissimo e fortissimo, mi ci sono allenato insieme – prosegue sul compagno di squadra in bianconero – Ha qualità, purtroppo quest’anno è stato penalizzato dagli infortuni. Siamo anche amici fuori dal campo”. “Per arrivare fino in fondo dobbiamo affrontare nazionali forti come Belgio e Francia, ce la giocheremo – ha assicurato ancora Chiesa – Siamo arrivati ad una maturità che ci può consentire di affrontare queste nazionali”. Dal giocatore della Juventus arrivano, a nome di tutta la squadra, le condoglianze alla famiglia di Giampiero Boniperti (“Abbiamo perso un’icona del calcio italiano e mondiale”) e, restando in orbita bianconera, sul ritorno in panchina di Allegri commenta: “Non l’ho ancora sentito, comunque tengo ancora a ringraziare mister Pirlo per la fiducia che mi ha dato quest’anno. Sarò felice di incontrare mister Allegri e di lavorare per lui”.
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Napoletano “Con Draghi doppia partita in Italia e Ue”

ROMA (ITALPRESS) – “Non so se nella comunità nazionale c’è fino in fondo la consapevolezza del credito personale a livello internazionale che Draghi ha conquistato in Europa e fuori dall’Europa. Questo credito, che riguarda la persona, può fare molto bene all’Italia anche perché l’Italia, benché non lo diciamo mai o lo diciamo poco, è scesa nel rating mondiale, viene da 20 anni di crescita zero e fa anche un po’ meno paura. Si è quindi più disposti, com’è successo all’ultimo G7, a riconoscere a Draghi qualcosa in più. Questo a noi ritorna come credibilità del Paese e può ritornare se si segue il suo metodo, quello di far diventare l’Italia un paese normale”. Così Roberto Napoletano, direttore del Quotidiano del Sud, intervistato da Claudio Brachino per la rubrica “Primo Piano” dell’Agenzia di stampa Italpress, presentando il suo libro “Mario Draghi. Il ritorno del Cavaliere bianco”.
“Il cavaliere bianco – ha spiegato – è l’uomo che ha fatto l’atto risolutore della grande crisi, le tre parole ‘whatever it takes’. Nessuno racconta che quell’uomo dice quelle parole assumendosene la piena responsabilità senza un mandato del direttivo della Bce. La forza è avere fatto la mossa giusta nel momento giusto, questa è la grande qualità politica di un banchiere centrale. La conferma del valore di questo gesto è nel fatto che tutti hanno creduto e hanno capito che la festa era finita”.
Per Napoletano la “grande qualità di Draghi è che se ascolti, capisci. Non ha un linguaggio ampolloso e retorico. Negli ultimi anni – ha poi spiegato – abbiamo vissuto un dibattito pubblico malato che ha determinato un paradigma malato della politica e ha costretto il presidente della Repubblica a giocare la carta estrema”. Secondo Napoletano, “siccome il credito della persona nel mondo è alto, se dovesse fallire Draghi l’Italia sarebbe insalvabile: questo è quello che penserebbero nel mondo, ma non accadrà perché lentamente anche la politica dovrà cambiare e deve cambiare il modo di fare informazione”.
In questo periodo la politica sta rivedendo i suoi assetti per il futuro e sembra che si sia giunti alla fine del populismo vissuto negli ultimi anni. “È surreale che si continui a parlare molto di posizioni anti-euro, sempre più minoritarie, senza mai misurarsi con la realtà”, ha evidenziato. “L’esperienza del Governo Draghi è importante – ha aggiunto – perché se noi dimostreremo di sapere fare quello che non abbiamo saputo fare negli ultimi 20 anni, cioè cambiare il modo di fare gli investimenti pubblici e attuare bene il Recovery plan, la supplenza politica esercitata da sempre in Europa nell’ambito delle proprie competenze, può portare progressivamente a una vera Europa federale. Dobbiamo avere la consapevolezza che con Draghi c’è una doppia partita, in Italia e in Europa”. Per Napoletano, poi, “la riforma che è già stata approvata della macchina pubblica degli investimenti, cioè il decreto unico delle semplificazioni e nuova governance, è una rivoluzione”.
Inoltre, “la prima cosa che ha fatto Draghi e che ha funzionato è la campagna di vaccinazione. Quando ha parlato di rischio ragionato – ha continuato – si è visto quello che credo sia un metodo. La vera innovazione è decidere, mediare, decidere”.
In queste settimane si pensa già al futuro del Quirinale. “Quello che è importante secondo me – ha spiegato – è che Draghi può anche diventare presidente della Repubblica, cambiando la presidenza. Ciò che deve essere importante è che rispetto alla comunità internazionale il ruolo di Draghi sia riconoscibile ed effettivo. Abbiamo bisogno di un periodo non lunghissimo ma sufficiente per cambiare i comportamenti: l’Italia ha bisogno di cambiare in profondità”. Con il Recovery plan si prevedono importanti investimenti, anche per il Mezzogiorno. “Per il Sud – ha sottolineato – è stato fatto qualcosa che non è mai stato fatto prima. Bisogna essere onesti: il livello di interventi è nettamente superiore a quello del decennio d’oro”.
Tuttavia, per Mario Draghi c’è anche qualche consiglio, perché “individua il problema, la tendenza, non ha passione per il dettaglio” e “il Mezzogiorno ha bisogno di attenzione al dettaglio”, ha sottolineato. “Il consiglio è individuare una struttura centrale di progettazione, dettagliata, con persone di valore scelte sul mercato con criteri rigorosi e con una regia”. Bisogna, quindi, “creare una squadra che organicamente dia una mano”, perché, in generale, “se non si recupera il Mezzogiorno l’Italia non riparte”, ha concluso.
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Università, Micari “Da report Almalaurea emerge la qualità della formazione”

PALERMO (ITALPRESS) – Il Consorzio Interuniversitario AlmaLaurea ha presentato il XXIII Rapporto sul Profilo e sulla Condizione occupazionale dei laureati. I laureati nel 2020 dell’Università di Palermo sono 7.609. Si tratta di 3.861 di primo livello, 2.042 magistrali biennali e 1.666 a ciclo unico; i restanti sono laureati del corso pre-riforma in Scienze della Formazione primaria o in altri corsi pre-riforma. L’Indagine sulla Condizione occupazionale ha riguardato complessivamente 14.357 laureati dell’Università di Palermo. I dati si concentrano sull’analisi delle performance dei laureati di primo e di secondo livello usciti nel 2019 e intervistati a un anno dal titolo e su quelle dei laureati di secondo livello usciti nel 2015 e intervistati dopo cinque anni. “L’analisi dei dati del Rapporto 2021 – ha detto il Rettore dell’Università degli Studi di Palermo Fabrizio Micari – sul profilo dei laureati di Almalaurea relativamente all’Ateneo di Palermo mette innanzitutto in risalto la qualità della formazione e della didattica erogata, già confermata dall’importante trend di crescita delle immatricolazioni registrato negli ultimi anni. I nostri laureati hanno infatti espresso una valutazione pienamente positiva della loro esperienza universitaria: ben l’89,3% si dichiara complessivamente soddisfatto. Il 76,3% si iscriverebbe di nuovo ad UniPa, nella gran parte dei casi confermando anche il Corso di studi. In crescita è il livello di soddisfazione del rapporto con i docenti che quest’anno raggiunge l’87%, mentre l’83% ritiene adeguato il carico di studio, indicando quanto UniPa è un Ateneo che fornisce una preparazione di eccellenza in un ambiente sereno e a misura di studente. Gli investimenti fatti in strumentazione tecnologica per adeguare le aule alle nuove esigenze di fruizione, oltre a quelli in manutenzione ordinaria e straordinaria del patrimonio immobiliare universitario, sono stati valutati con soddisfazione dal 72% dei laureati coinvolti nella valutazione (erano il 68,7% nel 2020 e il 65% nel 2019)”. “Il tasso di occupazione dei laureati – prosegue il rettore Micari – ha subito una leggera contrazione (57,7% ad un anno dalla laurea e 81,4 a cinque anni), sicuramente dovuta alle difficoltà di un contesto economico fortemente segnato dalla pandemia e dalle sue conseguenze. È interessante far rilevare che tale contrazione è inferiore rispetto a quanto mediamente osservato a livello nazionale e che comunque i dati in termini di occupazione sono superiori alla media regionale. Un dato molto importante da segnalare è la percentuale di coloro che ritengono molto efficace la loro laurea per il lavoro svolto e che raggiunge il 73% ad un anno dal conseguimento (66% a livello nazionale) e il 72% a cinque anni (68,5% a livello nazionale), segno di come la formazione avanzata sia un elemento determinante, che amplia le opportunità per la realizzazione delle proprie aspirazioni e la costruzione del proprio futuro. L’Università ha sicuramente una capacità fondamentale in questo ambito: quella di sapere intercettare le competenze e le esigenze che richiede un mercato del lavoro in un territorio che ha grandi potenzialità ancora da sfruttare. Anche se i valori riportati nel Rapporto sono sostanzialmente confermati, in alcuni casi migliorati, occorre comunque aumentare l’impegno per potere garantire ai nostri laureati le migliori possibilità di lavoro e di lavoro qualificato”. “A maggiore ragione – ha concluso il rettore – in momento come questo le istituzioni, le imprese, la politica devono collaborare con gli Atenei per concretizzare un’autentica rinascita a partire dai nostri giovani, che sono preparati al meglio per esserne i protagonisti”.
(ITALPRESS).

Tg News – 18/6/2021

In questa edizione:
– 14,7 mld per un’Europa più sana, verde e digitale
– Nestlé, 4 mld di valore condiviso in Italia nel 2020
– Sport e turismo insieme per far ripartire l’Italia
– Reddito di cittadinanza, ecco perché bisogna cambiarlo
mrv