TORINO (ITALPRESS) – Com’era nell’aria, arriva ai titoli di coda l’esperienza di Andrea Pirlo come allenatore della Juventus. E’ la stessa società bianconera a congedarsi in una nota dal tecnico dopo una sola stagione: “Grazie, Andrea. Sono le prime parole che tutti noi dobbiamo pronunciare al termine di questa esperienza speciale vissuta insieme. Pochi mesi fa, Andrea Pirlo, icona del calcio mondiale, iniziava sulla panchina della Juventus una nuova avventura, la prima da allenatore. Per farlo ci vuole innanzi tutto coraggio, oltre che consapevolezza dei propri mezzi, specie in un periodo segnato da mille difficoltà, con il mondo costretto dalla pandemia a reinventare le proprie regole giorno dopo giorno. Lo ha fatto anche Andrea: ha iniziato (e di questo siamo sicuri: la sua sarà una brillante carriera da allenatore) un viaggio di trasformazione, cercando, e spesso riuscendo, a portare le sue idee e la sua esperienza da fuoriclasse in campo dall”altro latò della barricata. E siccome nel calcio quello che conta sono le vittorie che si mettono in bacheca, ricordiamole: in pochi mesi la sua Juve ha sollevato due trofei (Supercoppa Italiana e Coppa Italia, ndr) e ha portato a casa vittorie brillanti sui campi più prestigiosi, da San Siro al Camp Nou. Per tutto questo, per il coraggio, la dedizione, la passione con cui ha affrontato ogni giorno, per i successi ottenuti, il nostro grazie arriva davvero dal cuore. Così come il nostro in bocca al lupo per un futuro che sicuramente sarà bellissimo. Grazie di tutto, Andrea!”. A questo punto sembra imminente l’annuncio del ritorno di Massimiliano Allegri.
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La Juve saluta Andrea Pirlo “Grazie di tutto”
Italia pronta per il mercato infragiornaliero europeo dell’elettricità
ROMA (ITALPRESS) – Con le ultime disposizioni approvate dall’ARERA con la delibera 218/2021 si completa il percorso che permette anche al nostro Paese di partecipare dal prossimo settembre al mercato europeo infragiornaliero dell’energia elettrica, integrando il proprio sistema con la piattaforma continentale di “coupling unico” in contrattazione continua, il progetto Cross Border Intraday “XBID”.
La piattaforma “XBID”, dove partecipano i gestori di mercato e di reti europei, infatti crea un unico mercato infragiornaliero all’ingrosso dell’elettricità dell’UE, dove acquirenti e venditori di energia sono in grado di presentare offerte per scambiare elettricità tra tutti i sistemi europei interconnessi, in modo continuo, nei momenti in cui l’energia è necessaria, fino a un’ora prima rispetto alla consegna.
Mettendo a fattor comune tutte le risorse disponibili si promuove la concorrenza, aumentando la liquidità e facilitando la condivisione delle fonti per la generazione di energia, rendendo più facile per gli operatori gestire eventuali cambiamenti imprevisti nella generazione rinnovabile, nel carico, o eventuali accidentalità.
Il provvedimento completa la modifica dell’organizzazione del mercato infragiornaliero italiano, finora articolato esclusivamente su aste, in modo da consentire l’accesso alla contrattazione continua su scala europea e, nel dettaglio: approva le modifiche al Codice di Rete di Terna (trasmesse ai sensi della delibera 350/2019/R/eel), rilascia al Ministro della Transizione Ecologica il parere alle proposte di modifica del Testo integrato della disciplina del mercato elettrico (TIDME) predisposte dal Gestore dei Mercati Energetici (GME), modifica la regolazione per garantire le nuove modalità di coordinamento anche con il Mercato per il Servizio di Dispacciamento (MSD), nonchè con i nuovi limiti di prezzo.
Le novità si inseriscono nel processo di recepimento della normativa europea sui mercati elettrici di attuazione del ‘disegno europeò dei mercati del giorno prima e infragiornalieri (contenuto nel Capacity allocation and congestion management – CACM).
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Bianchi “Investire su istruzione, sanità e mobilità per rilanciare il Sud”
ROMA (ITALPRESS) – Istruzione, sanità e mobilità: sono questi i tre servizi su cui il Mezzogiorno deve investire con i fondi in arrivo dall’Europa. Luca Bianchi, direttore di Svimez (Associazione per lo sviluppo dell’industria del Mezzogiorno), ha tracciato, nel corso di un’intervista a Claudio Brachino per la rubrica “Primo Piano” dell’agenzia Italpress, la sua ricetta per far ripartire il Sud. “La questione meridionale non è sempre uguale, negli ultimi anni è diventata soprattutto diversità nell’offerta dei servizi, a partire da sanità e istruzione – ha detto Bianchi -. La crisi ha avuto un impatto su tutti i territori in maniera uguale ma diversa tra i cittadini, tra ricchi e poveri, tra donne e giovani, ora il tema è come è entrata la crisi: su territori già fragili e territori che erano meno fragili, così le imprese diventano come un sub che non ha abbastanza ossigeno. Le imprese del sud hanno meno ossigeno nelle bombole quindi se la crisi dura rischiano di morire e non arrivare al momento della ripresa”.
Il direttore di Svimez critica il reddito di cittadinanza: “Mi piace poco, è stato confuso uno strumento per la povertà assoluta per uno strumento di politiche attive per il lavoro. È stato sbagliato nella sua progettazione, si è concentrato troppo sull’erogazione finanziaria, dare i soldi, nel sud servono servizi”.
Il Recovery Fund è la grande scommessa del paese e in particolare del Mezzogiorno anche perché “parte dal tema delle disuguaglianze. Sulla spesa dei fondi europei abbiamo tante esperienze negative nel passato che ci insegnano cosa non fare – sottolinea Bianchi -: innanzitutto non ripartire più le risorse sui territori, prima la politica era quella di spartire i soldi e poi fate quello che volete, bisogna avere invece le idee chiare su cosa fare. Per me il primo tema riguarda la qualità dei servizi da dare ai cittadini, partirei da questo, se sta bene il cittadino sta bene l’impresa”.
Tre sono i servizi necessari da cui partire, per Bianchi: “Istruzione, sanità, dove i divari sono emersi con la pandemia, mobilità, a questo vanno vincolate le risorse, il tutto con una forte centralizzazione”.
Il direttore di Svimez ha spiegato che “meno investimenti su digitalizzazione e internalizzazione prima della crisi hanno portato ad una maggiore sofferenza sul tema del credito, è stato creato un gigantesco debito privato, soldi che prima o poi andranno restituiti. I fondamentali delle imprese del Mezzogiorno sono più deboli sia sul tema del credito sia su quello dell’internalizzazione e il Pnrr è un’occasione straordinaria, ci sono le risorse per completare la digitalizzazione anche delle aree bianche e questo si può fare in tempi rapidi, rispetto alle infrastrutture materiali”.
In questi progetti rientra il Ponte sullo Stretto: “Non so se si farà, temo sia un dibattito che viene fatto quando mancano le idee”. Uno dei problemi che il Sud affronta da anni riguarda l’emigrazione dei giovani verso il Nord: “Prima si emigrava dopo laurea ora prima, per studiare, è lì che si deve intervenire anche perché la dimensione del fenomeno è impressionante, parliamo di oltre un milione di persone dall’inizio del 2000, quasi un laureato su tre nel Mezzogiorno va fuori”.
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Sud, Bianchi “Investire su istruzione, sanità e mobilità”
ROMA (ITALPRESS) – Istruzione, sanità e mobilità: sono questi i tre servizi su cui il Mezzogiorno deve investire con i fondi in arrivo dall’Europa. Luca Bianchi, direttore di Svimez, l’Associazione per lo sviluppo dell’industria del Mezzogiorno, ha tracciato, nel corso di un’intervista a Claudio Brachino per la rubrica “Primo Piano” dell’agenzia Italpress, la sua ricetta per far ripartire il Sud. “La questione meridionale non è sempre uguale, negli ultimi anni è diventata soprattutto diversità nell’offerta dei servizi, a partire da sanità e istruzione – ha detto Bianchi -. La crisi ha avuto un impatto su tutti i territori in maniera uguale ma diversa tra i cittadini, tra ricchi e poveri, tra donne e giovani, ora il tema è come è entrata la crisi: su territori già fragili e territori che erano meno fragili così le imprese diventano come un sub che non ha abbastanza ossigeno. Le imprese del Sud hanno meno ossigeno nelle bombole quindi se la crisi dura rischiano di morire e non arrivare al momento della ripresa”. Il direttore di Svimez critica il reddito di cittadinanza: “Mi piace poco, è stato confuso uno strumento per la povertà assoluta per uno strumento di politiche attive per il lavoro, è stato sbagliato nella sua progettazione, si è concentrato troppo sull’erogazione finanziaria, dare i soldi, nel sud servono servizi”.
Il Recovery Fund è la grande scommessa del Paese e in particolare del Mezzogiorno anche perchè “parte dal tema delle disuguaglianze. Sulla spesa dei fondi europei abbiamo tante esperienze negative nel passato che ci insegnano cosa non fare: innanzitutto non ripartire più le risorse sui territori, prima la politica era quella di spartire i soldi e poi fate quello che volete. Bisogna avere invece le idee chiare su cosa fare e per me il primo tema riguarda la qualità dei servizi da dare ai cittadini. Partirei da questo, se sta bene il cittadino sta bene l’impresa”. Tre sono i servizi necessari da cui partire, per Bianchi: “Istruzione, sanità, dove i divari sono emersi con la pandemia, e mobilità. A questo vanno vincolate le risorse, il tutto con una forte centralizzazione”.
Bianchi infine è scettico sul Ponte sullo Stretto: Non so se si farà, temo sia un dibattito che viene fatto quando mancano le idee”.
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Tg News – 28/5/2021
In questa edizione:
– In 8 anni +41,8% fuga dei cervelli dall’Italia
– Italiani risparmiatori ma poca conoscenza dell’economia
– Al via una partnership tra Ria Money Transfer e Mooney
– Il “Modello Genova” per la ripartenza del Paese
gtr
Trofeo Pirelli-Accademia, da ‘nonnì a ‘nipotì in campo in 111
ROMA (ITALPRESS) – All’appello manca solo la zona della Sardegna (che prenderà il via in giugno) ma l’attività delle nove Coppe Aci Sport, legate ai rally nazionali che coinvolgono principalmente i piloti privati, è ormai pienamente avviata e c’è già un primo positivo riscontro per il Trofeo Pirelli-Accademia, la serie ad essi legata con cui Pirelli ha rafforzato la propria vicinanza e sostegno verso la base dei praticanti italiani, che in gran parte si affidano da sempre ai pneumatici Pirelli qualunque sia la loro vettura. Al momento sono già ben 111 i piloti iscritti, nuovo record stagionale, e tutto lascia pensare che il numero crescerà ancora prima di arrivare all’appuntamento finale della serie federale: la Finale Nazionale Aci Sport Rally Cup Italia, fissata in ottobre al Rally di Modena. Il Trofeo Pirelli-Accademia si affianca alle numerose iniziative Pirelli di supporto ai piloti a livello internazionale (come nel mondiale e nell’europeo junior) e ha il triplice scopo di: favorire l’attività dei piloti privati attraverso un montepremi di circa 80.000 euro che va ad aggiungersi a quelli messi in palio da Aci Sport per le Coppe di Zona e a quelli di altri trofei compatibili, come Peugeot Competition, R Trophy, ecc; supportare tecnicamente gli utilizzatori dei pneumatici Pirelli attraverso la presenza di personale tecnico Pirelli in occasione di selezionate gare di zona per far conoscere meglio le potenzialità e come utilizzare al meglio i pneumatici della vasta gamma Pirelli; promuovere i migliori piloti attraverso il montepremi legato alla Finale Nazionale Aci Sport Rally Cup Italia, che prevede anche premi destinati a Under 25 e “femminile”. Curiosamente il passaggio alla terza cifra degli iscritti ha coinciso con l’emblematica adesione di due piloti che rappresentano perfettamente l’eterogeneità dei partecipanti. L’iscritto numero 100 è un genovese che con i suoi 63 anni è il più maturo del gruppo, mentre il numero 101 è una ragazza pugliese, classe 2002: 44 anni di differenza, praticamente dai “nonni” ai “nipoti”. Altrettanto vario è il panorama in termini tecnici, con vetture che spaziano dalle moderne sofisticate R5 a trazione integrale alle trazioni anteriori più datate e vicine alla serie: foto perfetta dell’ampiezza e varietà della gamma dei prodotti Pirelli per i rally su ogni tipo di fondo: dai PZero per l’asfalto, ai Cinturato per pioggia, neve e ghiaccio, agli Scorpion per gli sterrati.
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Mostre, a Roma “La Scuola di piazza del Popolo, Pop o non Pop?”
ROMA (ITALPRESS) – Sospesa fra storia e leggenda, la “Scuola di piazza del Popolo” non fu un gruppo coeso: gran parte dei suoi “esponenti” erano talmente e fortunatamente indisciplinati ed irregolari da mal tollerare per costituzione mentale l’idea stessa di “scuola”, da tutti i punti di vista. Eppure questa definizione di gruppo funziona a meraviglia, tanto più oggi, nella civiltà dello slogan e del tweet rapido e sintetico. E senza dubbio, in quei magici anni sessanta, a Roma il centro era Piazza del Popolo, con il caffè Rosati, dove “non si poteva fare a meno di andare” (per dirla con Cesare Vivaldi) e con l’elettrizzante presenza, dal 1963 al 1968, della Galleria La Tartaruga di Plinio de Martiis, proprio sopra Rosati.
Tutto accadeva fra la Piazza e il cosiddetto “Tridente”, nella zona concentrata attorno via del Babuino, via del Corso e via Ripetta, con una “quarta punta” costituita da via Margutta dove si tiene la mostra “La Scuola di piazza del Popolo. Pop o non Pop?”, presentata da monogramma arte contemporanea, curata da Gabriele Simongini, con il coordinamento organizzativo di Giovanni Morabito e dell’Associazione med’eventi. La mostra è promossa dalla Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale, presieduta dal Prof. Avv. Emmanuele Francesco Maria Emanuele, e realizzata con il contributo della Fondazione Cultura e Arte.
Gli artisti rappresentati, con opere degli anni sessanta, sono Franco Angeli, Mario Ceroli, Tano Festa, Giosetta Fioroni, Jannis Kounellis, Sergio Lombardo, Francesco Lo Savio, Renato Mambor, Pino Pascali, Mimmo Rotella, Mario Schifano e Cesare Tacchi.
Come dice il titolo stesso dell’esposizione, costruita per exempla, è giusto tornare a interrogarsi sul contributo innovativo portato da questi artisti al contesto internazionale, con una forte originalità che anticipa perfino alcuni esiti della Pop americana ma che ha un’identità talmente spiccata da non essere riducibile, se non col rischio di una pericolosa semplificazione, alla definizione schematica di Pop all’italiana.
Emmanuele Emanuele, Presidente della Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale, afferma: “Artisti come Schifano, Angeli, Festa, Mambor – che ebbi modo di frequentare personalmente all’epoca – rivoluzionarono indubbiamente il panorama dell’arte visiva, rifiutando la loro presunta filiazione alla Pop Art americana, che guardavano come a un puro arricchimento culturale, perchè preferivano in realtà ispirarsi all’unicità e alla secolarità della monumentale arte italiana, passando per il Futurismo e la Metafisica. Furono anche assai influenzati dall’industria del cinema, che in quegli anni d’oro faceva da traino all’economia locale, grazie alle imponenti produzioni girate a Cinecittà e a cui si deve anche la nascita della cosiddetta Dolce Vita romana. Le sperimentazioni e l’innovazione di cui gli artisti di Piazza del Popolo si fecero portatori, senza averne allora reale consapevolezza, hanno rappresentato una svolta culturale non soltanto italiana e segnato indelebilmente un’epoca, facendo sì che io, onestamente, non abbia rinvenuto nei tempi successivi tracce di progenie.».
Come scrive Gabriele Simongini, “un altro luogo comune che va sfatato è quello di una ‘Scuola di piazza del Popolò felice e gioiosa sic et simpliciter. E’ invece spesso evidente una costante inquietudine che riflette anche la condizione ansiosa e il ruolo dell’artista nella nuova società dei consumi, l’artista che non può accettare di diventare passivamente un produttore seriale. E in più promana da molte opere una profonda vena malinconica che non assume mai le sembianze del sentimentalismo ma che anzi si configura sempre in modi netti, perentori, duri. Del resto, quegli anni furono pure anni di angosce, di disperazione e di morte”.
In occasione della mostra, per rievocare quegli anni elettrizzanti e per un rilancio di via Margutta che ha una storia lunga cinque secoli popolata da un mondo cosmopolita di artisti, fotografi, stilisti, musicisti, scrittori, registi ed attori, lungo questa bellissima via verranno eccezionalmente collocati 12 light box, ciascuno dedicato a un artista rappresentato nell’esposizione.
Verrà pubblicato un libro-catalogo edito da Manfredi che conterrà una testimonianza del Prof. Emanuele, i testi di Giovanni Morabito e Giancarlo Carpi, un saggio di Gabriele Simongini, gli scritti (2007) di Giosetta Fioroni, Sergio Lombardo, Renato Mambor, Cesare Tacchi, le biografie degli artisti, le foto delle opere esposte ed alcune foto d’epoca.
L’evento si svolgerà rispettando le disposizioni dell’ultimo DPCM per fronteggiare l’emergenza COVID 19.
Per facilitare l’ingresso contingentato dei partecipanti, è consigliata la prenotazione inviando una email all’indirizzo della galleria: [email protected].
La mostra resterà aperta con i seguenti orari: tutti i giorni esclusi i festivi, dalle ore 10.00 alle ore 12.30 e dalle ore 16.00 alle ore 19.30.
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Rafforzato sistema trasfusionale in Toscana
FIRENZE (ITALPRESS) – Il sistema trasfusionale della Toscana sarà rafforzato e terrà conto di temi particolarmente rilevanti sollevati dalle associazioni dei donatori. Il Consiglio regionale ha infatti approvato all’unanimità una proposta di risoluzione illustrata dal presidente della commissione Sanità, Enrico Sostegni (Pd), che ha ricordato il percorso svolto per sostenere la rete. L’atto è infatti nato a seguito di una serie di audizioni e impegna la Giunta a prendersi carico di alcuni temi tra cui la necessità di garantire un numero adeguato di personale sanitario per le unità di raccolta; una definitiva messa a regime del nuovo sistema informatico; il completamento dell’iter della nuova gara sui trasporti per consentire una completa operatività sia dei servizi trasfusionali sia delle unità di raccolta; l’ampliamento degli orari di apertura dei servizi trasfusionali; il completamento dell’obiettivo della Officina trasfusionale della Toscana prevista sulle tre sedi di Pisa, Siena e Firenze.
La Giunta è impegnata anche a recepire quanto prima, anche attraverso un ascolto necessario con i soggetti interessati, compresi le associazioni di volontariato, l’aggiornamento dell’accordo del 16 dicembre 2010 tra Governo e Regioni, che prevede i requisiti minimi organizzativi, strutturali, tecnologici dei servizi trasfusionali e delle unità di raccolta del sangue e degli emocomponenti.
In sede di dibattito Andrea Ulmi (Lega), vicepresidente della commissione Sanità, ha auspicato la maggior condivisione possibile: “E’ una risoluzione molto tecnica e complessa su cui il dibattito è stato lungo e approfondito per mantenere una struttura capillare. Voteremo con convinzione questo atto”, ha dichiarato.
(ITALPRESS).








