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Ad aprile fabbisogno del settore statale a 12,5 miliardi

ROMA (ITALPRESS) – Ad aprile, secondo i dati del Mef, il saldo del settore statale si è chiuso, in via provvisoria, con un fabbisogno di 12.500 milioni, in miglioramento di circa 5.500 milioni rispetto al risultato del corrispondente mese dello scorso anno (17.958 milioni). Il fabbisogno dei primi quattro mesi dell’anno in corso è pari a circa 53.650 milioni, in aumento di circa 4.800 milioni rispetto a quello registrato nel primo quadrimestre del 2020 (48.877 milioni). Rispetto al corrispondente mese del 2020, si è registrato un miglioramento degli incassi fiscali che lo scorso anno avevano risentito della sospensione dei versamenti tributari e contributivi a causa dell’emergenza sanitaria Covid-19. Tale miglioramento è parzialmente neutralizzato dall’aumento di spesa dovuto, soprattutto, alle prestazioni erogate dall’Agenzia delle Entrate e dalla Protezione Civile, previste dai provvedimenti legislativi emanati per il contenimento delle conseguenze dell’emergenza epidemiologica. La spesa per interessi sui titoli di Stato presenta una riduzione di 140 milioni.
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Il Volo, tour rinviato al 2022

MILANO (ITALPRESS) – L’intero tour de Il Volo “10 Years – Live” previsto nel 2021 è posticipato al 2022. I biglietti già acquistati in prevendita rimarranno validi per le nuove date corrispondenti.
Queste le prime date confermate per il 2022: 3 giugno 2022 all’Arena di Verona (recupero del 29 agosto 2021 all’Arena di Verona), 4 giugno 2022 all’Arena di Verona (recupero 30 agosto 2021 all’Arena di Verona).
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Rapporto UGL-Censis, in Italia 1,5 milioni di lavoratori poveri

ROMA (ITALPRESS) – Cosa attende i lavoratori oltre il Covid-19? A tracciare un quadro dell’evoluzione in atto è il Rapporto UGL-Censis “Tra nuove povertà e lavoro che cambia: quel che attende i lavoratori oltre il Covid-19”, presentato in occasione del Primo Maggio per la Festa del Lavoro.
Sono 1,5 milioni i lavoratori poveri in Italia: in dieci anni +84% e +690mila in termini assoluti. Un vero e proprio boom di nuova povertà da retribuzioni insufficienti. In particolare, nel decennio sono triplicati i lavoratori in proprio poveri: +230% per il mondo di partite Iva a basso potere contrattuale. Segna +75% l’incremento di operai poveri, a cui si aggiunge l’inedito boost di povertà alta di quadri e impiegati (+113%).
Sono 2,9 milioni le persone componenti di famiglie povere in cui almeno una persona è occupata: c’è una quota di povertà generata o almeno non ammortizzata dalla scelta e possibilità dei loro membri di lavorare. Il lavoro tradisce la sua promessa: non emancipa più dalla povertà tutti i lavoratori.
Nel 2019-2020 gli occupati poveri segnano +269mila unità (+22%). Tra i lavoratori in proprio i poveri sono aumentati del 48% e tra gli operai del 22%. Il lavoro ancora più svalorizzato, ecco la pesante eredità di un anno di pandemia, che lo ha reso anche meno sicuro, visto che il 65,2% dei lavoratori si è sentito perseguitato dalla paura di finire in gravi difficoltà economiche. Un sentimento più forte nelle aziende tra 10 e 49 dipendenti (74%).
Tra l’Italia pre Covid-19 e quella post Covid-19 (febbraio 2020 e febbraio 2021) si sono registrati -945mila occupati (-4,1%). Un duro colpo che accomuna i lavoratori dipendenti, con 590mila occupati in meno (-3,3%) e quelli autonomi, con -355mila occupati (-6,8%). Un dato che taglia il mondo del lavoro trasversalmente alle condizioni sociali ed economiche, con il 65,7% dei lavoratori impaurito o in ansia e, comunque, preoccupato per il proprio futuro.
Nel decennio 2010-2020 si registra l’incremento delle professioni intellettuali con 550mila occupati in più (+19%), degli addetti alla vendita e ai servizi personali (+398mila circa, +10,5%) e del personale non qualificato (+180mila, +7,9%). Allo stesso tempo, colpisce il crollo di dirigenti e imprenditori (-100mila, -14%) e di operai ed esecutivi (-711mila, -12,1%).
Nel lavoro che aumenta emerge una neopolarizzazione intorno al contenuto intellettuale, con più spazi da un lato per ingegneri, analisti e progettisti di software, statistici e specialisti in scienze umane e sociali, e dall’altro per lavori poco o per niente qualificati, di servizio. Intanto diminuiscono le figure professionali più tradizionali, dai dirigenti agli operai.
Una ricomposizione del mondo del lavoro di lungo periodo, che ha subito accelerazioni a seguito delle recenti vicende pandemiche. Infatti, è cambiato il modo quotidiano di lavorare, con oltre un terzo dei lavoratori che svolge le proprie attività in remote, in smart working, soprattutto dirigenti e impiegati, anche se appare sempre più necessario modularlo con il lavoro in presenza.
Dal Rapporto UGL-Censis emerge che gli italiani sono pronti a premiare le aziende che operano con trasparenza e che rispettano i diritti dei lavoratori: l’83,8% degli italiani (l’87,4% tra i giovani) è disposto a pagare qualcosa in più per prodotti equo sociali, fatti senza sfruttamento delle persone o ricorso a lavoro minorile. Vi è poi la convinzione che in questa fase occorra potenziare imprese ed economie locali italiane: l’83,6% dei consumatori è pronto a spendere di più per avere prodotti e servizi italiani, dalle materie prime alla distribuzione. Un dato che resta trasversalmente alto nei territori e gruppi sociali, con punte dell’87,3% tra i laureati.
La dignità del lavoro, insomma, è per gli italiani un valore costitutivo dell’etica collettiva, che prevale sull’aspetto prettamente economico.
“Come emerge dal Rapporto che abbiamo realizzato con il Censis, il mondo del lavoro è in continuo cambiamento e soprattutto in questo anno di pandemia i lavoratori sono stati costretti ad adattarsi ai mutamenti, a volte drammatici, che hanno creato sacche preoccupanti di povertà. I cittadini necessitano di risposte concrete, il tessuto produttivo del nostro Paese ha bisogno di credito e liquidità per uscire dalla crisi. In tal senso, i fondi contenuti nel Recovery Plan rappresentano un’opportunità storica per la ricostruzione economica del Paese”. spiega il Segretario Generale dell’UGL Paolo Capone.
Per il presidente del Censis, Giuseppe De Rita, “Il pericolo maggiore per l’economia e la società italiana in questa fase è la letargia di troppi italiani, che sembrano voler restare rintanati in se stessi in una sorta di trance. Per incoraggiare lo sviluppo e andare oltre i disagi di questo periodo, come in altre fasi difficili, conteranno non tanto i piani superfinanziati, ma la vitalità ottimista inscritta nella chimica ordinaria della vita sociale, nella ritrovata quotidianità delle persone e delle comunità”.
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Coronavirus, 5.948 nuovi casi e 256 decessi in 24 ore

ROMA (ITALPRESS) – Sono 5.948 i nuovi casi di Coronavirus in Italia (ieri 9.148) a fronte di 121.829 tamponi effettuati, determinando un tasso di positività del 4,88%. E’ quanto riporta il bollettino del ministero della Salute. I decessi sono stati 256 nelle ultime 24 ore, in aumento rispetto ai 144 registrati ieri.
I guariti sono 13.038 e gli attuali positivi scendono a 423.558 (7.348 in meno rispetto a ieri). I ricoverati nei reparti ordinari sono 18.395, le terapie intensive sono a 2.490 ricoverati con 121 nuovi ingressi. In isolamento domiciliare sono 402.673 persone. La regione con il maggior numero di casi è la Campania (959), seguita da Sicilia (734), e Lazio (661).
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Manager a sostegno dell’export Made in Italy

ROMA (ITALPRESS) – “L’obiettivo è fare dell’Italia un hub per investimenti esteri di qualità. Vogliamo coordinare meglio e semplificare i processi. Ad esempio stiamo lavorando per introdurre la figura di un tutor che segua gli investitori esteri e le imprese interessate al reshoring, sull’esempio di paesi come Francia e Regno Unito”. Così il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, nel corso della web conference promossa da Federmanager.
A dialogare con Di Maio c’era Stefano Cuzzilla, presidente di Federmanager. “Ci sta a cuore come le Pmi possano cercare di fare un salto di qualità, perchè hanno bisogno di essere managerializzate e soprattutto essere aiutate ad andare all’estero”, ha sottolineato. Quindi occorre “attrarre investimenti sul territorio nazionale. Investimenti sani – ha spiegato -, cioè dare alle nostre aziende quell’aiuto per essere ancora più competitive. Come manager ci mettiamo a disposizione per potere aiutare”.
Poi ha rivolto una richiesta al ministro: “Può aiutarci a stare nelle cabine di regia, dove possiamo aiutare e portare la nostra cultura manageriale, perchè su questo si baserà il futuro”.
Di Maio, da parte sua, ha spiegato che il prossimo obiettivo è “rendere permanenti, strutturali e certe le politiche per rafforzare il posizionamento del nostro Paese sulla scena internazionale. In queste settimane – ha affermato – ogni nostro sforzo è diretto a rifinanziare e ottimizzare le misure per il supporto delle nostre imprese all’estero, che l’anno scorso hanno fatto registrare un successo straordinario. Nel Piano nazionale di ripresa e resilienza da subito sono previsti altri 1,2 miliardi per il rafforzamento di queste politiche”, ha aggiunto Di Maio, parlando di un “rifinanziamento” e della necessità di rendere il “supporto strutturale nel tempo”.
Anche la ripresa degli eventi fieristici a partire dal prossimo 15 giugno è, secondo il ministro, “un traguardo importante, che rispetta gli impegni presi con i maggiori operatori di settore e testimonia la nostra determinazione a sostenerli con nuovi strumenti di promozione”. La “ripresa di eventi importanti” rappresenta “un segnale di grande concretezza e speranza per il settore”, ha spiegato. “A marzo – ha poi sottolineato Di Maio – l’Istat ha certificato un nuovo aumento del commercio verso i paesi extra Ue del 2,5% rispetto a febbraio. Anche rispetto a all’anno scorso abbiamo assistito a una crescita dell’export nella misura del +23,1%. La crescita è diffusa tra tutti i principali partner commerciali extra Ue, in particolare verso la Cina, che segna un aumento marcato del 47%. Stiamo lavorando ad altri interventi che contribuiscano alla crescita della competitività e allo sviluppo delle capacità manageriali”.
“Per quanto riguarda la transizione digitale – ha aggiunto -, che è sempre più decisiva per reggere la concorrenza internazionale, non dobbiamo nascondere i ritardi accumulati dal nostro paese. Sappiamo bene che l’intuito e il rispetto delle tradizioni sono tratti inconfondibili dell’imprenditoria italiana, però va affiancata una visione strategica di lungo periodo che possa poggiare anche su competenze digitali adeguate, applicate ai processi produttivi e ai canali di transazione commerciale. I nuovi strumenti che abbiamo messo a disposizione – ha concluso – sono pensati per aiutare le aziende a colmare queste lacune”.
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Ue, Sassoli “Per il dopo Covid riforma del Patto di Stabilità”

ROMA (ITALPRESS) – “L’emergenza Covid ha aiutato l’Europa ad avere una politica di solidarietà, in particolare per la messa in campo di strumenti eccezionali. La scommessa sul green deal e l’idea della sostenibilità sociale e ambientale hanno consentito all’Unione europea di dare risposte, nel momento si cui i è verificata la crisi del Covid. Adesso dobbiamo proseguire, e trovare degli strumenti che ci allontanino ancora di più dalle regole del passato, perchè indietro non torneremo. Ecco perchè il patto di Stabilità e Crescita non deve essere solo sospeso, deve essere riformato. Quelle regole non funzionano più”. Lo ha detto parlando a Radio Immagina il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, a margine dell’iniziativa “Our Europe, our future” che si è tenuta al Nazareno per il lancio della Conferenza sul futuro dell’Europa.
“Dal Covid – ha spiegato Sassoli – si può uscire tutti insieme e nessuno deve rimanere indietro, per questo abbiamo bisogno di ripensare a molte competenze dell’Ue. Una per tutte: dobbiamo avere una politica sanitaria europea, credo che il Covid ci dia questa lezione”.
A proposito della messa al bando da parte della Federazione Russa, Sassoli ha affermato: “Non avevo chiesto di andare in Russia, dunque non c’è nessuna questione personale. E’ evidente che stiamo parlando di un attacco politico all’istituzione che rappresento, molto impegnata nella difesa dei diritti umani in particolare sulle questioni dell’opposizione russa. Vogliamo che Alexei Navalny venga liberato presto, e naturalmente non è con queste sanzioni che ci tapperanno la bocca”.
“Siamo in un momento di svolta e di grave difficoltà per le nostre società, servirebbe collaborazione e non aumento del conflitto”, ha concluso Sassoli.
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Vaccini, Figliuolo “Possibile estensione AstraZeneca agli under 60”

ROMA (ITALPRESS) – “I vaccini vanno impiegati tutti. AstraZeneca è consigliato per determinate classi ma l’Ema dice che va bene per tutti, come dimostra la Gran Bretagna con 21 milioni di somministrazioni. E’ chiaro che ci sono degli effetti collaterali ma sono infinitesimali”. Lo ha detto il generale Francesco Paolo Figliuolo, commissario all’emergenza Covid, nel corso dell’inaugurazione del centro vaccinale all’interno del polo natatorio di Ostia.
“Per questo – ha aggiunto – dobbiamo usare tutte le dosi altrimenti il programma non raggiungerà gli effetti desiderati nei tempi voluti. E’ probabile che in quella che si chiama rolling review, ovvero la revisione dovuta all’esperienza accumulata durante le vaccinazioni, si possa raccomandare anche per gli under 60. Si sta pensando a questo, ho avuto interlocuzioni con Aifa, Cts, e Istituto Superiore di Sanità”.
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Continua a diminuire la popolazione in Italia

ROMA (ITALPRESS) – Continua a diminuire la popolazione in Italia- Secondo un report dell’Istat, al 1° gennaio 2021 i residenti ammontano a 59 milioni 259mila, 384mila in meno su base annua.
Raggiunto il minimo di nascite e il massimo di decessi: 7 neonati e 13 decessi per mille abitanti. Flussi migratori con l’estero frenati: il saldo è di +79 mila, pari a 1,3 per mille abitanti, la metà del 2019. Età media in ulteriore rialzo: 46 anni al 1° gennaio 2021.
Nel 2020 la pandemia da Covid-19 ha prodotto effetti non soltanto, per quanto prevalentemente, sulla mortalità ma anche sulla mobilità residenziale interna e con i Paesi esteri, arrivando a incidere persino sui comportamenti riproduttivi (nell’ultimo mese dell’anno) e nuziali. Ne scaturisce un quadro globale, già di per sè fortemente squilibrato da dinamiche demografiche deboli sul versante del ricambio della popolazione, nel quale le stesse problematiche risultano accentuate e moltiplicate.
Alla luce di dati molto consolidati che coprono tutto il 2020 ma che per il momento sono da considerarsi provvisori, le nascite risultano pari a 404mila mentre i decessi raggiungono il livello eccezionale di 746mila.
Ne consegue una dinamica naturale (nascite-decessi) negativa nella misura di 342mila unità.
Gli effetti del lockdown hanno poi determinato inevitabili ripercussioni sul versante dei trasferimenti di residenza. Le iscrizioni dall’estero sono state 221mila e le cancellazioni 142mila. Ne deriva un saldo migratorio con l’estero positivo per 79mila unità, il valore più basso degli anni 2000 e in grado di compensare solo in parte l’effetto negativo del pesante bilancio della dinamica naturale.
Per quanto riguarda la mobilità interna si rileva una riduzione del volume complessivo di circa il 12%: sono 1 milione 308mila i trasferimenti registrati tra i Comuni italiani nel 2020 contro 1 milione 485mila dell’anno precedente. Infine, le ordinarie operazioni di allineamento e revisione delle anagrafi (saldo per altri motivi) comportano un saldo negativo per ulteriori 121mila unità.
Il riflesso di tali andamenti comporta un’ulteriore riduzione della popolazione residente, scesa al 1° gennaio 2021 a 59 milioni 258mila. Ininterrottamente in calo da 7 anni consecutivi, e specificamente dal 2014 quando raggiunse la cifra record di 60,3 milioni di residenti, l’ammontare della popolazione registra nel 2020 una riduzione di 384mila unità sull’anno precedente (-6,4 per mille residenti).
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