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FIS, sottoscritto protocollo collaborazione con Ministero Esteri

ROMA (ITALPRESS) – Un protocollo che regola la collaborazione del Ministero degli Esteri e della Cooperazione Internazionale e della sua rete diplomatico-consolare con la Federazione Italiana Scherma, per creare un percorso di accompagnamento delle squadre azzurre che si recano all’estero in occasione di competizioni sportive internazionali, e di valorizzazione dell’immagine dell’Italia attraverso lo sport. E’ quello sottoscritto oggi a Roma, nella sede del Ministero degli Esteri, dal Direttore Generale per la Promozione del Sistema Paese, Ambasciatore Lorenzo Angeloni, dal Presidente della Federazione Italiana Scherma, Paolo Azzi e dal Presidente Onorario Giorgio Scarso, alla presenza del Presidente del CONI Giovanni Malagò, del Presidente e Amministratore Delegato di Sport e Salute Spa Vito Cozzoli oltre che del Comandante del Centro Sportivo Carabinieri, Colonnello Gianni Massimo Cuneo. “Auspico che questo progetto – ha dichiarato l’Ambasciatore Lorenzo Angeloni – possa fare da apripista ad una collaborazione più strutturata tra la Farnesina e le istituzioni sportive, a cominciare dalla possibilità di mettere a punto una strategia congiunta per promuovere all’estero, con l’ausilio della nostra rete diplomatico-consolare, il prossimo appuntamento delle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026”.
“In giro per il Mondo, la scherma è ritenuta una delle eccellenze italiane – ha detto il Presidente della Federazione Italiana Scherma, Paolo Azzi -. Abbiamo da sempre vissuto ciò come un motivo di grande orgoglio. Adesso, essere la prima Federazione sportiva a sottoscrivere un protocollo di collaborazione con il Ministero degli Esteri ed avere “certificato” un ruolo nella valorizzazione dell’immagine del nostro Paese in giro per il mondo, diventa anche una responsabilità che la scherma italiana saprà onorare”. Il Presidente onorario della Federazione Italiana Scherma, Giorgio Scarso ha sottolineato come “nel corso degli anni, ogni qual volta si sono create le condizioni per un rapporto con le rappresentanze diplomatiche all’estero, si sono vissuti momenti all’insegna della riscoperta, soprattutto da parte dei più giovani, del senso di appartenenza. Quanto posto in essere nel passato, oggi viene messo a regime attraverso questo progetto che rappresenta il completamento dell’attività di relazione internazionale intessuta nel corso del tempo”.
Parole particolarmente sentite ed atte a ribadire il ruolo della scherma italiana non solo nello scenario dello sport italiano ma nell’immaginario del nostro Paese in giro per il Mondo, sono state pronunciate dal Presidente del Coni, Giovanni Malagò e dal Presidente ed AD di Sport e Salute, Vito Cozzoli. “Nello sport italiano – ha detto il vertice del Comitato Olimpico Nazionale Italiano – non c’è disciplina che sia ambasciatrice dell’Italia nel mondo quanto la scherma. E’ un orgoglio del Paese e dello sport azzurro. Essere qui a lanciare l’avvio di questa collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri è per il movimento sportivo italiano un momento assai importante, perchè può segnare un solco”. “Orgoglio è la parola giusta da associare alla FederScherma ed alle sue tante iniziativa – ha invece sostenuto il Presidente ed Amministratore delegato di Sport e Salute, Vito Cozzoli -. Affermare il valore sociale dello sport anche fuori dai confini italiani è una vittoria che può essere aggiunta al già ricco palmares di medaglie. Lo sport è testimonial del “Made in Italy” e la scherma è un’eccellenza che si distingue”.
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Covid, 16.017 nuovi casi e 529 decessi, ma mancano i dati della Sicilia

ROMA (ITALPRESS) – In Italia crescono sia i positivi che i decessi. Secondo il bollettino del Ministero della Salute i nuovi positivi al coronavirus sono 16.017 contro i 12.916 casi di ieri. In più mancano i dati della Sicilia che oggi non sono stati comunicati “per motivi organizzativi”, spiegano le note alla tabella del Ministero. I tamponi processati sono stati 301.451 e che fa crollare l’indice di positività al 5,3%. Per quanto riguarda i decessi, sono 529 le persone morte nelle ultime 24 ore. Ieri erano state 417.
I guariti registrati in 24 ore sono 16.687 mentre gli attuali positivi calano di 3.161 unità attestandosi a 562.832. Sul fronte ospedaliero si osserva un nuovo incremento dei ricoverati nei reparti ordinari, 29.231 (+68). Mentre le terapie intensive si riducono lievemente di 5 unità attestandosi a 3.716 con 269 nuovi ingressi. In isolamento domiciliare vi sono 529.885 persone. La regione con il maggior numero di casi è la Lombardia (3.271), seguita da Piemonte (1.861) e Lazio (1.593).
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Covid, in Italia la variante inglese all’86,7%

ROMA (ITALPRESS) – In Italia al 18 marzo scorso la prevalenza della cosiddetta “variante inglese” del virus Sars-CoV-2 era del 86,7%, con valori oscillanti tra le singole regioni tra il 63,3% e il 100%. Per quella “brasiliana” la prevalenza era del 4% (0%-32,0%), mentre le altre monitorate sono sotto lo 0,5%. La stima viene dalla nuova indagine rapida condotta dall’Istituto Superiore di Sanità e dal Ministero della Salute insieme ai laboratori regionali e alla Fondazione Bruno Kessler, che fa seguito a quelle diffuse nelle scorse settimane da cui era emersa una maggior trasmissibilità per la variante ‘inglesè del 37%.
Per l’indagine è stato chiesto ai laboratori delle Regioni e Province autonome di selezionare dei sottocampioni di casi positivi e di sequenziare il genoma del virus, secondo le modalità descritte nella circolare del Ministero della Salute dello scorso 17 marzo. Il campione richiesto è stato scelto dalle Regioni/Province Autonome in maniera casuale fra i campioni positivi garantendo una certa rappresentatività geografica e se possibile per fasce di età diverse. In totale, hanno partecipato all’indagine le 21 Regioni/Province Autonome e complessivamente 126 laboratori.
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Illustrato in commissione Ambiente piano riserva naturale Duchessa

ROMA (ITALPRESS) – In commissione Ambiente, presieduta da Valerio Novelli, la neo assessora alla Transizione ecologica e Trasformazione digitale, che comprende la delega Ambiente, Risorse Natutali, Energia, Agenda digitale e Investimenti Verde, Roberta Lombardi, ha illustrato la Proposta di Deliberazione Consiliare n . 57 del 7 gennaio 2021, concernente: “Approvazione del Piano della Riserva Naturale Montagne della Duchessa”. Valerio Novellli, del Movimento 5 stelle, in apertura dei lavori ha ricordato come questo, una volta approvato, sarà il settimo Piano di Assetto cui ha lavorato la commissione, dopo quelli di Appia Antica, Insugherata, il nazionale Gran Sasso e Monti della Laga e Decima Malafede.
“Strumenti importanti perchè le riserve naturali – ha dichiarato Novelli – diventano un bene pubblico tutelato e una ricchezza per ii cittadini che ne possono usufruire”. L’assessore Roberta Lombardi ha, quindi, dato lettura alla lunga relazione di presentazione della Riserva Naturale Regionale “Montagne della Duchessa” che insiste su una superficie di oltre 3.540 ettari, rappresentata da un territorio montuoso, a morfologia aspra e selvaggia. Dalla relazione si apprende che il paesaggio del Parco è vario e dai 950m slm i boschi misti di cerro, frassino, carpino, sorbo e acero, lasciano il posto, al di sopra dei 1200 m. a monumentali faggete. L’assessora ha ripercorso l’iter del amministrativo della Riserva naturale e ricordato come all’interno del perimetro della Riserva, sono presenti due siti d’Interesse Comunitario (SIC) appartenenti alla Rete natura 2000.
Al termine dell’iter, i due SIC sono stati designati, Zona di Conservazione Speciale (ZSC) con Decreto 6 dicembre 2016 del Ministero dell’Ambiente. Inoltre, l’intera superficie della Riserva, ad eccezione di alcune zone della Valle Ruara, è stata riconosciuta dalla Commissione Europea e designata Zona di Protezione Speciale (ZPS). Eugenio Patanè, del Partito Democratico, al termine dell’incontro ha parlato dell’ottimo lavoro svolto in questi anni per la definizione dei Piani di Assetto, “perchè – ha dichiarato Patanè – sembrava un obiettivo inimagginabile”.
Anche Laura Cartaginese, della Lega, ha espresso apprezzamento per il lavoro fin qui svolto.
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Mancini “Lituania sarà molto chiusa e non ci concederà spazi”

VILNIUS (LITUANIA) (ITALPRESS) – “Le insidie sono quelle del campo, perchè non siamo abituati a questo terreno di gioco, ma anche una Lituania che sarà molto chiusa e non ci concederà tanti spazi”. Così il commissario tecnico della Nazionale, Roberto Mancini, alla vigilia di Lituania-Italia, gara in programma domani e valida per le qualificazioni ai Mondiali del 2022. Domani potrebbe fare il suo debutto il brasiliano Toloi. “C’è questa possibilità, è stato con noi una settimana e ci siamo conosciuti meglio”, spiega il Mancio che poi torna sulla Lituania, reduce dal ko di misura in casa della Svizzera. “E’ una squadra molto fisica che difende bene e gioca in casa, la Svizzera ha avuto tante occasioni ma ha vinto soltanto 1-0 e questo conferma che le partite sono tutte difficili soprattutto questa che è la terza”. Per quanto riguarda l’attacco, con le condizioni di Belotti, Insigne e Immobile da valutare, sembra destinato ad una maglia da titolare Federico Chiesa. “Vediamo, è uno di quelli che potrebbe giocare – ammette Mancini – In questo momento sta bene: incute molta paura negli avversari, che su di lui raddoppiano la marcatura. Per questo l’altra sera ha avuto delle difficoltà, però è molto importante per noi”.
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Il sostegno ai “nuovi poveri” e la cura del tessuto sociale

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L’emergenza Covid ha innescato o aggravato molte situazioni di disagio economico e sociale, amplificando il rischio che le mafie possano guadagnare terreno. Piccole imprese e privati cittadini hanno bisogno di sostegni, talvolta esigui, che spesso non riescono ad ottenere: in loro sostegno sopraggiunge il microcredito, la particolare forma di aiuto economico nata per sostenere le persone che volevano avviare piccole attività imprenditoriali nei Paesi in via di sviluppo. Con il passare del tempo ha spostato il proprio raggio d’azione intervenendo anche nelle aree delle cosiddette economie avanzate a sostegno dei “nuovi poveri” e mutato le modalità d’intervento, offrendosi a persone in difficoltà economica.
Ma è necessario anche creare reti intorno al cittadino per aiutarlo sia materialmente che nell’ottica di tenere saldo il tessuto sociale. Il Focus di questo mese approfondisce queste tematiche attraverso il racconto delle esperienze di Pio Monte Somma Microcredito Sociale e Libellula, affidando un commento finale a Carlo Borgomeo, presidente della Fondazione con il Sud ma in questo caso interpellato come profondo esperto del microcredito: la sua società – Cborgomeo&Co – pubblica periodicamente il “Rapporto sul microcredito in Italia”, giunto quest’anno alla XIII edizione.
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La lotta all’usura passa anche dal microcredito

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Il Progetto Pio Monte Somma Microcredito Sociale è finalizzato alla prevenzione del fenomeno dell’usura attraverso l’erogazione di prestiti di piccoli importi a favore di persone e famiglie in difficoltà. Responsabile del progetto è Finetica Onlus, uno dei 163 enti gestori del fondo antiusura riconosciuto dal Mef. Ne parliamo con Nello Tuorto, presidente di Finetica Onlus.

Finetica onlus ha nelle sue corde dall’inizio la prevenzione dell’usura. Può farne una breve storia dagli anni ’90 ad oggi?

“Finetica viene costituita nei primi anni ’90 in provincia di Napoli, da un gruppo di giovani professionisti e imprenditori, che si propongono di realizzare iniziative tese a suscitare momenti di particolare riflessione e sensibilizzazione sul valore della legalità e della centralità dei principi etici da iniettare in ambito finanziario. L’Associazione ha lo scopo di promuovere la cultura della finanza etica e solidale come pratica di giustizia economica e sociale, perché si affermi e si potenzi una gestione del risparmio e del credito che rimetta la comunità, il bene comune, le persone e i rapporti sociali al centro dell’economia, dando al denaro un ruolo di strumento e non di fine. Finetica è stata costituita nell’area metropolitana di Napoli ed oggi opera in Campania, Basilicata, Calabria, Puglia, Lazio e Sicilia. Nella primavera del 2016 è stata riconosciuta dal Ministero dell’Economia e Finanze, Organizzazione di rilevanza nazionale. Il costante impegno dell’Associazione ha portato al conseguimento di una serie di riconoscimenti nell’arco della sua operatività: è un’Organizzazione non lucrativa di utilità sociale (Onlus) ai sensi del Decreto Legislativo n. 460/97; è riconosciuta dall’Ufficio Italiano Cambi presso la Banca d’Italia quale Ente, che può esercitare non sotto forma prevalente e professionale, l’erogazione di microprestiti ai propri soci; è regolarmente iscritta nell’Elenco speciale, tenuto presso la Prefettura di Napoli quale Organizzazione che presta assistenza e solidarietà a soggetti vittime dell’usura e danneggiati dalle attività estorsive; è, infine, iscritta nell’Elenco degli Enti gestori del Fondo di prevenzione dell’usura, tenuto presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze ai sensi dell’Art. 15 Legge 108/1996”.

Come è mutato negli anni il dramma dell’usura? Più o meno frequente? Più o meno ‘nascosto’?

“Il Ministero dell’Interno sostiene che il fenomeno usurario ammonta a circa 30 miliardi di Euro di cui più di un terzo controllato dalle mafie. A mio avviso questi numeri sono sottostimati, ma danno comunque un’idea di quanto l’usura sia un fenomeno drammatico, penetrato nel corso degli anni sempre più nel tessuto economico e sociale del Paese. L’illegalità è sempre più pervasiva e pesa troppo l’inefficacia delle azioni pur intraprese dalle Istituzioni”.

Come e perché nasce il progetto “Pio Monte Somma: Microcredito Sociale”?

“L’iniziativa nasce poiché abbiamo riscontrato che più volte gli Istituti finanziari con i quali siamo convenzionati si sono rifiutati di erogare prestiti di piccoli importi ritenuti ‘non remunerativi’, nonostante avessimo fornito delle garanzie capaci di coprire il 100% del rischio. E tutto ciò malgrado i soggetti che avevano richiesto il prestito non fossero segnalati in Centrale rischi, né fossero protestati. Il Progetto Pio Monte Somma: Microcredito Sociale fornisce un’adeguata ed immediata risposta ai bisogni dei cittadini ‘esclusi o respinti dal Sistema finanziario legale’ e assolve, quindi, allo scopo principale di Finetica: quello di prevenire l’usura”.

Può descriverlo brevemente nelle sue azioni concrete?

“Il Progetto Pio Monte Somma: Microcredito Sociale ha l’obiettivo di erogare con immediatezza prestiti di piccoli importi a favore di persone e famiglie in difficoltà. Con il Fondo di Garanzia, amministrato da Finetica e finalizzato alla prevenzione del fenomeno dell’usura, si concede una ‘garanzia reale’ in favore della persona e della famiglia che si trova in condizioni di vulnerabilità economica e sociale al fine di agevolare l’accesso al ‘microprestito’ erogato da una Cooperativa sociale. La Cooperativa sociale, secondo una ‘particolare e mitigata valutazione del merito creditizio’, stipula immediatamente un regolare contratto che ha per oggetto la concessione a tassi agevolati di un finanziamento (da 1.000 a 9.000 euro), della durata non superiore ai 60 mesi ed il cui adempimento è garantito al 100% dal Fondo antiusura gestito. L’utente esibisce semplicemente, all’atto della richiesta, un’attestazione di ‘garanzia morale’ rilasciata dall’Autorità religiosa (Parroco, Responsabile Caritas, Azione Cattolica ecc.), dall’Autorità civile (Comandante dei Carabinieri o dei Vigili Urbani, Dirigente Scolastico) oppure infine dal Responsabile di altre Organizzazioni non lucrative che operano con un ruolo di riferimento rispetto alla specifica comunità locale. La restituzione del prestito avviene nel corso dei successivi 60 mesi, tramite una disposizione permanente di pagamento su un conto postale o bancario con rate mensili che si aggirano intorno ai 100-200 euro”.

Da chi è sostenuto?

“Il Progetto Pio Monte Somma Microcredito Sociale è sostenuto in primis dalla Fondazione per il Sud, guidata da Carlo Borgomeo e, inoltre, da altre importanti realtà quali: l’Associazione Progetti Finanziamenti e Territori in Calabria; la Fondazione Grimaldi Onlus in Campania; la Fondazione Mons. Vito De Grisantis in Puglia; la Fraternità della Santa Croce di San Benedetto e l’Associazione Libere Professioni Antiracket e Antiusura”.

Le persone sostenute riescono a far fronte al prestito o incorrono in ulteriori difficoltà?

“La nostra attività di assistenza non termina con la concessione del microcredito – al quale si arriva comunque dopo una attenta attività istruttoria di analisi delle reali motivazioni che stanno spingendo quella persona o famiglia ad indebitarsi – continua, infatti, con un accompagnamento costante teso ad un uso consapevole del denaro ricevuto in prestito. Monitoriamo, inoltre, la situazione durante tutto il periodo della restituzione del prestito; nel caso si presentassero ulteriori difficoltà (il campanello d’allarme sono sovente due o tre rate non pagate) ci rendiamo subito disponibili a sostenere il nostro assistito. In ogni caso, le mancate restituzioni si aggirano intorno al 13% dell’erogato garantito dal Fondo, nonostante trattiamo prevalentemente casi definiti dal sistema bancario ‘ad alto tasso di insolvenza’”.

La pandemia ha aggravato una situazione già fragile e compromessa?

“La pandemia sta facendo crescere soprattutto al Sud il ricorso agli usurai, spesso legati alla malavita organizzata. Siamo di fronte a una diffusione capillare dell’usura che sviluppa un mercato del credito illegale a cui si rivolge chi non riesce ad accedere ad altri canali. La situazione è delicatissima, i dati sono lì a dimostrarlo: i rapporti della Direzione Investigativa Antimafia affermano che nel 2020 il fenomeno dell’usura è cresciuto del 6,5%; sono circa 42 mila, secondo la Confesercenti, le piccole attività del commercio, dell’artigianato, dell’industria e dei servizi che, pur di non fallire, potrebbero essere costrette a ricorrere a finanziamenti illegali. I crediti deteriorati nel Paese superano i 300 miliardi di euro. Tra gennaio e settembre 2020, il Ministero dell’Interno ha registrato 1.637 interdittive antimafia (nello stesso periodo del 2019 erano state 1.540) con un incremento del 6,3%. Gli aumenti maggiori si registrano, purtroppo, in Campania che da 142 interdittive del 2019 passa a 268 nel 2020 (quasi raddoppia) ed Emilia-Romagna (+89%). Nei quartieri storici e periferici di Napoli si ricorre all’usura perfino per pagare la rata del mutuo, l’affitto, la rata dell’auto o di un elettrodomestico e finanche le bollette”.

Come è il vostro rapporto con le istituzioni e che cosa potrebbero fare di più?

“Abbiamo stabilito un ottimo rapporto con le istituzioni con le quali collaboriamo costantemente: Ministero dell’Interno, Commissariato straordinario antiracket e antiusura, Ministero dell’Economia e delle Finanze, Prefetture, Forze dell’Ordine, Procure, Regioni, Camere di Commercio. Va riconosciuto che la legislazione in materia – la Legge 108 del 1996 – dopo 25 anni, ha bisogno di un significativo intervento da parte del legislatore: 1) Occorre aumentare e rendere stabile lo stanziamento annuale di ripartizione del Fondo di prevenzione ed eliminare ogni disparità di trattamento tra Confidi e Associazioni e Fondazioni, introducendo per queste ultime la possibilità di recuperare i costi di gestione (art.15); 2) E’ necessario urgentemente concedere la possibilità di accesso al Fondo di solidarietà per le vittime anche a persone singole e famiglie e non soltanto alle Partite IVA”.

In generale, stante l’attuale grave situazione economica, che cosa ritiene si potrebbe fare per contrastare il fenomeno dell’usura?

“Per contrastare e sconfiggere radicalmente il fenomeno, occorre una costante ed incisiva azione di contrasto ad opera della Magistratura e delle Forze dell’Ordine e realizzare una strategia incentrata su prevenzione, solidarietà, formazione e educazione finanziaria negli Istituti scolastici e nelle Università. Un grosso problema risiede, poi, nel funzionamento del nostro sistema bancario, che produce dei tassi di esclusione da capogiro: il 25% della popolazione attiva nel nostro Paese (10 milioni di persone tra i 18 ed i 65 anni) non può più accedere agli istituti finanziari; per costoro l’usuraio rappresenta l’unica possibilità. In tal modo viene sempre meno la funzione sociale del credito. E, infine, vi è una certa difficoltà da parte delle persone a denunciare l’usuraio, in quanto le vittime seppur ‘strozzate’ si vedono le porte sbarrate delle banche e si sentono sole e abbandonate dallo Stato, che non riconosce attualmente nessun sostegno alle famiglie in difficoltà che decidono di denunciare e finiscono così per considerare un benefattore il loro ‘strozzino'”.

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“Libellula”, laboratorio di monitoraggio civico della spesa pubblica

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Libellula è un laboratorio di monitoraggio civico della spesa pubblica. E’ nato e opera in Sicilia e con il suo operato vuole contribuire a costruire processi di fiducia tra i cittadini e la pubblica amministrazione.
Ne parliamo in maniera approfondita con Francesco Saija, presidente di Parliament Watch Italia.

Come e per iniziativa di chi nasce Libellula?

“Libellula – laboratorio di monitoraggio civico della spesa pubblica nasce a Messina nel marzo del 2019 su iniziativa dell’associazione Parliament Watch Italia che, dal 2016, opera a livello locale in Sicilia per promuovere pratiche di governo aperto e monitoraggio civico. Libellula sensibilizza comunità e istituzioni locali alla possibilità di collaborare in maniera intelligente (smart) attorno allo scambio trasparente di informazioni sulla spesa di denaro pubblico. Quando queste informazioni sono condivise, il laboratorio è in grado di offrire ai propri partecipanti strumenti e pratiche che possono essere utilizzate per attuare percorsi di monitoraggio civico di questa spesa”.

Quali obiettivi vi ponete?

“Libellula nasce come spazio fisico e virtuale di riunione di tutti coloro che si accostano a queste pratiche e arrivano attraverso esse a condividere l’obiettivo della transizione locale al governo aperto che coinvolga i territori in percorsi di crescita della relazionalità e della coscienza collettiva e favorisca il cambio culturale nelle pubbliche amministrazioni per una governance più trasparente e inclusiva delle istanze della società civile”.

Che azioni concrete avete realizzato?

“Con l’Università di Messina e, dal 2021, con il Comune di Palermo, Libellula ha in corso una sperimentazione su uno di questi strumenti, il Patto di Integrità, già oggetto di un programma pilota della Commissione Europea che Libellula ha studiato e adattato al contesto locale. Il Patto è un vero e proprio contratto, che mira a rendere più trasparente il processo di una gara d’appalto, siglato tutti gli attori in gara e da un organismo di monitoraggio indipendente, che è una organizzazione della società civile. A Libellula, che secondo le previsioni del Patto ha libero e tempestivo accesso ai dati e ai documenti dell’appalto, spetta il compito di fare in modo che il processo sia ampiamente conosciuto dalla cittadinanza. L’opera pubblica sottoposta a Patto di Integrità a Messina, con stazione appaltante l’Università, riguarda la rifunzionalizzazione a plesso universitario della ex sede della Banca d’Italia. Si tratta di uno spazio di oltre 6.000 mq in centro città, dunque di valore strategico. A Palermo, dove il Patto già previsto da un protocollod’intesa tra il Comune e Parliament Watch Italia sarà firmato nei prossimi mesi, l’intervento pubblico riguarderà il Teatro Massimo, ovvero uno dei luoghi simbolo dell’intera regione. Il progetto – e più in generale l’approccio strategico dell’organizzazione – viene incubato dalla Fondazione Robert Bosch e dalla Fondazione Mercator attraverso la selezione a CitizensLab, un programma per lo scambio di pratiche fra attori del cambiamento locale in Europa. In seguito vince il concorso europeo di idee Advocate Europe e viene sostenuto da OSIFE-Open Society Initiative for Europe, Fondazione con il Sud e, dal 2021, con un piccolo contributo, dalla Commissione Europea”.

Recentemente avete presentato un progetto di ampio respiro che monitora la spesa pubblica della Regione Siciliana. Ce lo vuole illustrare?

“Grazie al finanziamento del programma Civic Europe, Libellula ha lanciato Spendiamoli Insieme (www.spendiamolinsieme.it), presentato recentemente e che ha pubblica dati e informazioni su come vengono spesi (o non spesi) ogni anno, dal 2016 ad oggi, i più di 4 milioni di euro che i Comuni, per una legge regionale sulla democrazia partecipata, sono obbligati a spendere coinvolgendo i cittadini nella scelta dei progetti da realizzare. Il sito pubblica ad oggi circa 2000 documenti e oltre 400 articoli di stampa locale che danno informazioni su tutti e 390 i Comuni siciliani. Oltre a pubblicare informazioni sul tema e a raccontare le storie delle comunità locali che hanno speso “insieme” e “bene”, il progetto ha l’obiettivo di sensibilizzare quei territori, ad oggi quasi la metà, che non utilizzano questi fondi e che secondo la legge devono quindi restituirli alla Regione sull’opportunità offerta da questa legge. Le attività di Libellula hanno coinvolto direttamente circa 400 partecipanti, tra persone che abitualmente seguono le attività del laboratorio e una più ampia comunità che vi si affaccia in maniera saltuaria”.

Perché sono state scelte le città di Messina e Palermo?

“Messina era il nostro luogo di residenza e in un momento di particolare rinascimento civico, a partire dal 2016, Parliament Watch è stata per un gruppo di cittadini la maniera di entrare nel dibattito cittadino e portare all’attenzione del pubblico un concetto di partecipazione slegato dal dibattito ideologico e rideclinato nella cornice dello sviluppo della democrazia rappresentativa. Il progetto ha rischiato di naufragare nel 2018 con il cambio di amministrazione, perché la nuova non ha confermato gli impegni assunti a più riprese dalla precedente. L’imprevisto ha aperto due opportunità, nella forma delle intese per la sperimentazione del Patto di Integrità con l’Università di Messina – che ha di fatto sostituito il Comune nei piani originali – e del Comune di Palermo, grazie alla continuità del rapporto con l’ex segretario generale del Comune di Messina, Antonio Le Donne (oggi in carica a Palermo) che insieme all’assessore Sergio De Cola contribuì alla formulazione del quadro che permette queste forme di collaborazione. A Palermo sta per nascere il primo Piano d’Azione Locale di Open Government, nell’ambito della partecipazione del Comune, sostenuta come partner da Parliament Watch Italia, al programma internazionale Open Government Partnership, unico ente locale italiano selezionato. Un altro fronte su cui stiamo iniziando ad intervenire collaborando con iniziative di livello nazionale che coinvolgono decine di organizzazioni è quello del Recovery Fund al cui monitoraggio partecipiamo mediante un “Osservatorio nazionale indipendente” cui hanno sinora aderito alcune delle principali organizzazioni nazionali con radicata presenza nei territori e una forte esperienza nel settore della trasparenza e rendicontazione. L’Osservatorio è nato nell’ambito del programma Follow the Money – ideato all’interno del Festival della partecipazione 2020 – che intende monitorare la qualità e l’inclusività del processo decisionale di costruzione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza”.

(ITALPRESS).