Home Senza categoria Pagina 3147

Senza categoria

“Mai più dentro”, dalla pubblicità all’agricoltura

0

“Mai più dentro” è un progetto nato per formare al lavoro detenuti con patologie psichiatriche da inserire in diversi ambiti: pubblicità, serigrafia, sartoria, agricoltura. Promotori ne sono la Cooperativa Litografi Vesuviani e cooperative partner con l’obiettivo di offrire lavoro al fine di prevenire la recidiva soprattutto penale, e lo stigma conseguente aggravato dalla malattia mentale. I soggetti destinatari sono in detenzione a regime ordinario, o in regime alternativo alla detenzione, residenti nel territorio afferenti le strutture penitenziarie di Napoli Poggioreale e di Napoli Secondigliano, e del DSM della Napoli 3 sud.
Ne parliamo con la responsabile Comunicazione, Annarita Romanino.

Come nasce questo progetto così impegnativo e raro? Può raccontarlo più in dettaglio?

“Il progetto ‘Mai più dentro’ nasce da un dato: troppi ancora i pazienti psichiatrici che sono in carcere per aver commesso dei reati anche per il fatto di essere soggetti con problematiche psichiatriche. Siamo consapevoli che la responsabilità della pena sia sempre individuale e incondizionata, ma siamo anche certi che il paziente psichiatrico debba avere la possibilità di essere sostenuto con attività mirate a non incorrere nel rischio di una recidiva. Gli autori di reato con disabilità psichiatrica, a cospetto di altri hanno maggiormente il rischio di recidiva, in quanto, dopo aver scontato la pena rischiano di aggravare le loro condizioni psichiatriche, soprattutto per la mancanza di opportunità di inclusione sociale e lavorative. Quando la Fondazione con IL SUD, ha realizzato l’iniziativa Carceri 2019, abbiamo voluto accendere i riflettori su questa problematica, e il nostro ringraziamento alla Fondazione è soprattutto per aver accolto e compreso che la tematica andasse presa in considerazione. Trovare nel sistema penitenziario, negli enti del terzo settore e nella ASL di riferimento territoriale, una concertazione di modelli di post detenzione, è una strada che sicuramente darà ai partecipanti del progetto ottime possibilità di partecipazione alle attività inclusive e formative per ridurre la percentuale di recidiva. La nostra esperienza e i dati sulla riabilitazione psichiatrica, ci insegnano che, la formazione e l’inserimento lavorativo migliorano la condizione di malattia, aumentano la qualità di vita, riducono l’induzione di reato e creano sviluppo territoriale”.

La riabilitazione ha assunto un ruolo primario nei servizi di salute mentale negli ultimi anni, in tutto il territorio nazionale. Qual è il modello da voi adottato nei percorsi di Riabilitazione psichiatrica?

“Innumerevoli sono stati i progetti di cui la cooperativa si è fatta promotrice perseguendo il modello Recovery: la ‘persona al centro’, da protagonista della propria vita, a protagonista della vita della propria comunità. Le attività della Cooperativa favoriscono infine quella consapevolezza dei familiari e della comunità locale, che completa il processo di inclusione sociale. La nostra proposta progettuale è in linea – e condivide nella pratica quotidiana – con la definizione della US Psychiatric Rehabilitation Board (2007): ‘La riabilitazione psichiatrica promuove la Recovery, la piena integrazione sociale e migliora la qualità di vita delle persone portatrici di una diagnosi, che danneggia seriamente la loro capacità di condurre una vita significativa. I servizi riabilitativi basati sulla collaborazione tra utente e operatore, diretti alla persona e individualizzati, sono elementi essenziali dell’assistenza sanitaria e dello spettro dei servizi umani e dovrebbero essere sempre evidence-based’. Essi sono finalizzati ad aiutare gli individui a sviluppare abilità e ad accedere alle risorse necessarie per aumentare la loro capacità di avere successo e di essere soddisfatti negli ambienti abitativi, lavorativi, scolastici e sociali di loro scelta”.

L’impegno di Fondazione con il Sud è teso a sostenere soprattutto la formazione. Dove e come essa si concretizzerà?

“La formazione è il ‘punto cardine’ dell’intero progetto. I percorsi di inserimento lavorativo, si svolgono prevalentemente all’interno delle aree produttive delle Cooperative Litografi Vesuviani e Lavoro in Corsi, e l’agenzia di formazione Consul Service darà la possibilità di attestare le competenze acquisite. La nostra formazione al lavoro, ha come finalità l’attuazione dì un percorso autonomo e consapevole che attraverso azioni di orientamento e formazione miri al recupero delle competenze individuali, lavorative e socio-affettive. La persona è guidata, individuando e riattivando capacità e competenze, ciò fa sì che aumenti in essa l’autostima, la motivazione al cambiamento e la spinta all’auto-realizzazione. La formazione si concretizzerà attraverso l’attuazione di tre fasi: Formazione teorico-pratica; Tirocinio Formativo e Borsa Lavoro retribuita. I comparti di inserimento lavorativo sono: Agenzia di Pubblicità – Serigrafia – Sartoria – Orto Sociale. La Serigrafia e Agenzia di pubblicità sono i comparti di riferimento, gestiti in ogni aspetto organizzativo da tutti i soci lavoratori. La formazione è trasversale per tutti, l’organizzazione è composta dalle diverse competenze di ogni socio lavoratore e alla propria vocazione. I soci più ”anziani’, affiancano i soci più ‘giovani’ con un supporto di tutoraggio, che è molto funzionale per il ‘peer to peer’. Presso l’Orto dei Vesuviani avviene una formazione non solo alla tecnica di coltivazione, ma anche all’amore per la terra e al rispetto per l’ambiente, è un aspetto fondamentale del progetto. Inoltre, poiché l’orto è aperto ai cittadini, questo favorisce l’inclusione. Il rapporto diretto con le persone che usufruiscono dei beni della terra, il contatto con gli altri attori, amplia il raggio delle competenze e delle esperienze. La Sartoria dei Vesuviani nasce nel 2016; un laboratorio artigianale di sartoria e ricamo. Il laboratorio nasce per dare la possibilità agli utenti del DSM dell’ASL Napoli 3 Sud, di usufruire di una formazione professionale. Con risorse umane qualificate, è possibile acquisire competenze lavorative nel campo della sartoria e del ricamo. Gli utenti sono accolti, dall’artigiana esperta, da un tutor che svolge la funzione di peer, da un animatore sociale e da una volontaria”.

Il Covid ha purtroppo fatto slittare i tempi d’avvio dell’intero progetto, ma non siete rimasti fermi. Quando pensate di poter partire?

“L’emergenza dell’epidemia da COVID-19 non ci ha permesso l’avanzamento del progetto come da cronoprogramma, causa l’innalzamento dei contagi in Regione Campania. Dopo lo scorso settembre non è stato possibile poter garantire il normale svolgimento delle attività proposte, ma al contempo non ci siamo mai fermati. Tutta la partnership ha garantito lo svolgimento della selezione, anche lavorando da remoto. Gli operatori sanitari e sociali degli istituti di pena coinvolti, Poggioreale e Secondigliano, si sono fatti carico di fare un lavoro di cucitura tra i detenuti e il resto della partnership. Oltre a garantire, fino a che non si possano riprendere le attività e quindi la Formazione sul campo, di sostenere insieme alle cooperative, i destinatari selezionati, sostenendoli con percorsi di Formazione a Distanza per mantenere viva la motivazione al progetto. Le riunioni tra la partnership, ASL Napoli3Sud, Carcere di Poggioreale, Carcere di Secondigliano, UEPE per la Campania, Comune di San Giorgio a Cremano, Associazione Diesis, sono avvenute in équipe multidisciplinare da remoto, e nonostante le difficoltà connesse allo strumento, sempre con grande partecipazione. E’ anche stato possibile coinvolgere nella realizzazione di interviste i responsabili della partnership e il presidente della Fondazione con il Sud e tutto il materiale raccolto diverrà un prodotto audiovisivo. La nostra mission è quella di offrire ai pazienti psichiatrici le stesse medesime opportunità di inclusione sociale di qualsiasi cittadino. Siamo molto contenti che al nostro cammino si sia aggiunta la Fondazione con il Sud, che ha mostrato ancora una volta la visione di un mondo che sia il più inclusivo possibile. Solo così avremo comunità sviluppate. L”economia civile’, si fonda sull’equità e sulla ridistribuzione della ricchezza, incominciando ad includere i fragili nelle politiche attive del lavoro e nelle politiche economiche e sociali”.

(ITALPRESS).

“Per aspera ad astra”, obiettivo la riqualificazione del carcere

0

“Per aspera ad astra” è un progetto promosso da Acri insieme ad un gruppo di Fondazioni di tutta Italia, compresa la Fondazione CON IL SUD, che ha come obiettivo la riqualificazione delle carceri attraverso la cultura e la bellezza. Il progetto coinvolge 12 carceri e circa 250 detenuti, che partecipano a percorsi di formazione professionale nei mestieri del teatro, non solo attori e drammaturghi quindi, ma anche scenografi, costumisti, truccatori, fonici, addetti alle luci.
Ne parliamo con Giorgio Righetti, direttore generale di Acri.

Come nasce il progetto?

“Il progetto nasce sull’onda di un convegno organizzato a Volterra nel giugno 2017 da Acri e dalla locale Fondazione dal titolo “Il sipario oltre la grata”. A quel convegno presero parte molte Fondazioni che sostenevano attività culturali e artistiche all’interno degli istituti di pena italiani ma anche alcuni operatori, tra cui Armando Punzo della Compagnia della Fortezza che da più di trent’anni svolge la sua straordinaria attività teatrale all’interno del carcere di Volterra. Da successive interlocuzioni, stimolati dall’esperienza della Compagnia della Fortezza, Acri decise di dare vita a una iniziativa che mettesse a sistema le migliori esperienze di teatro in carcere. Nasce così la prima edizione di Per Aspera ad Astra che coinvolse 6 Fondazioni e altrettante compagnie teatrali e istituti di pena. Oggi siamo giunti alla terza edizione che coinvolge 10 Fondazioni e 12 compagnie teatrali e istituti di pena”.

Quale è la portata innovativa del progetto?

“Le Fondazioni hanno una lunga tradizione di interventi svolti all’interno delle carceri con l’obiettivo di favorire i percorsi di reinserimento dei detenuti. Per questo, tra le tante attività, anche il teatro è stato utilizzato quale strumento per perseguire questo obiettivo rieducativo. Ma la novità e la forza di Per Aspera ad Astra è che da strumento, il teatro diventa, nel percorso che abbiamo intrapreso, un fine in sé. L’arte, il teatro, in questo caso, è il cuore dell’iniziativa, è al centro, ne è la parte fondante. Questo progetto vuole promuovere l’arte nella sua complessità e straordinaria forza culturale e umana. Non è uno strumento, ma un fine. Questo progetto innova perché capovolge il paradigma dei numerosi interventi, assolutamente apprezzabili e utili, che spesso si realizzano negli istituti di pena. Mettendo al centro l’arte, si dà dignità e ancora maggiore valore all’attività, difficile e impegnativa, che i detenuti praticano partecipando alle attività teatrali da noi promosse. E ridando dignità e valore, indirettamente, si persegue con ancora maggiore forza ed esito positivo quello scopo rieducativo e di reinserimento dei detenuti che tutti noi perseguiamo. Siamo convinti che, per un reale percorso di recupero, non ci si possa limitare alla “recita di Natale”. Noi siamo convinti che anche i detenuti abbiano diritto all’arte e alla straordinaria forza liberatoria che essa possiede e per questo vogliamo perseguirne l’utopia anche all’interno di contesti difficili o al limite del possibile. L’arte, che è un diritto anche per coloro che si trovano in condizioni di privazione della libertà”.

Oggi chi coinvolge?

“La terza edizione di Per Aspera ad Astra sta coinvolgendo complessivamente circa 250 detenuti in 12 istituti di pena in tutta Italia, da Nord a Sud: a, Bologna, Cagliari, Genova, La Spezia, Milano, Padova, Palermo, Perugia, Saluzzo (Cn), Torino, Vigevano, Volterra. Promosso da Acri, è sostenuto da: Fondazione Cariplo, Fondazione Carispezia, Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia, Fondazione Cassa di Risparmio di Volterra, Fondazione Compagnia di San Paolo, Fondazione Con il Sud, Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, Fondazione di Sardegna”.

Che attività e ruoli anche lavorativi svolgono?

“Il progetto offre percorsi di formazione professionalizzante nei mestieri del teatro. Quindi non solo per attori e drammaturghi, ma anche per scenografi, costumisti, truccatori, fonici, addetti alle luci. Tutti i detenuti partecipanti vengono coinvolti nella costruzione degli spettacoli”.

Cosa succede dopo la “prima”?

“Il panorama è piuttosto variegato e cambia a seconda degli istituti di pena. In alcuni casi ci sono stati spettacoli all’interno delle carceri con spettatori provenienti dall’esterno, in altri sono state organizzate piccole tournèe nei teatri fuori. Spesso sono stati coinvolti gruppi di studenti. In alcuni casi sono stati attivati anche periodi di tirocinio per alcuni detenuti, che hanno lavorato insieme alle compagnie nei teatri. Quest’anno la pandemia ha costretto le compagnie ad attivare formule alternative per proseguire le attività. Le lezioni si sono trasferite in modalità telematica: i detenuti, in piccoli gruppi, si collegano in videochat, i docenti utilizzano diversi supporti multimediali per sopperire alla lontananza. Insieme alla formazione, i partecipanti stanno lavorando alla redazione di un testo drammaturgico, attraverso scambi epistolari che stanno innescando veri processi creativi condividendo testi, immagini bozzetti, ipotesi di scenografie. Gli spettacoli si tengono in diretta streaming, vengono realizzati documentari, podcast, libri fotografici, e tante altre forme per raccontare i percorsi avviati per restituire bellezza e dignità a luoghi che ne sono spesso privi come gli istituti di pena”.

(ITALPRESS).

Paidòs, accoglienza educativa ai figli dei detenuti

0

La Cooperativa Sociale Paidòs, a Lucera, si occupa di prestare accoglienza educativa e domiciliare a figli di persone detenute attraverso strutture residenziali o semi residenziali. Un percorso che inevitabilmente coinvolge anche i genitori, che vengono sostenuti nella riacquisizione del loro ruolo una volta usciti dal carcere.
Ci illustra il progetto ‘Fuori – la vita oltre il carcere’ il presidente di Paidos, Marco Di Sabato.

Come nasce la Cooperativa Sociale Paidòs e perché la scelta di occuparsi di minori?

“La Cooperativa Sociale Paidòs (www.paidos.it) nasce l’11 maggio 2000 e rappresenta l’evoluzione di un percorso avviato nel 1991 dai Giuseppini del Murialdo e dall’O.d.V. ‘Famiglia Murialdo’ nel campo dell’accoglienza dei minori con problemi socio-affettivi e relazionali con i quali ancora oggi si interviene in sinergia. La Paidòs è composta da educatori, psicologi, pedagogisti, sociologi, assistenti sociali, persone che dedicano il loro tempo e che si ritrovano uniti da un unico ‘sogno’: accogliere (come una grande famiglia) tutti quei minori che presentano difficoltà relazionali, economiche, socio-affettive e prevenire il ‘conclamarsi’ di situazioni di devianza, contrastando quei processi di crescita che potrebbero portare a situazioni di sofferenza individuale. ‘Fare il bene ma farlo bene’ è questa la frase di San L. Murialdo che quotidianamente ispira il gruppo Paidòs che ha così deciso di puntare la sua attenzione principalmente al mondo dei minori e alle famiglie in difficoltà, cercando di ‘specializzarsi’ nel servizio di accoglienza, perché accogliere significa entrare in una storia di relazioni, vuol dire aprire le porte di casa propria, di certo non ‘gestire un servizio'”.

Come opera oggi?

“La Cooperativa Paidòs, come Comunità Educante, è diventata punto di riferimento importante per il territorio provinciale proponendosi come soggetto attivo delle politiche della famiglia, come stimolo costante per le amministrazioni locali e non solo e come partner progettuale per tutti gli interventi legati al mondo dell’infanzia e della famiglia. Il bambino al centro del nostro agire oggi significa il Centro Diurno Murialdo, la Comunità Educativa Padre Angelo Cuomo per ragazzi e la Comunità Educativa Murialdo per ragazze con un’accoglienza h24 per 365 giorni all’anno. Dalla parte dei bambini, SEMPRE! è il motto della Cooperativa Paidòs e non potrebbe essere altrimenti con il Servizio di Assistenza Domiciliare Educativa, progetti di sensibilizzazione all’affido familiare, collaborazioni con i Centri Anti Violenza, progetti contro il bullismo e il cyber bullismo con le scuole del territorio, programma Mentoring e per finire il Progetto Italia Educante finanziato da Fondazione Con i Bambini e messo in atto in 7 regioni italiane. Importante per l’operato della Cooperativa Paidòs è la collaborazione a mo’ di rete solida e con maglie fortemente interconnesse con tutte le istituzioni pubbliche e private così come la sinergia attivata con la Fondazione Con il Sud che ha permesso, tramite il progetto del Film/Documentario ‘La luce dentro’ di accendere i riflettori su alcune tematiche che narrano anche la storia della nostra cooperativa. Nel suo percorso spesso si incontrano storie, fragilità, percorsi difficili anche con ragazzi figli di detenuti. Non è mai semplice avvicinarsi a questo mondo che spesso nasconde molte ombre, molti silenzi e tanto non detto. Le accoglienze nelle due Comunità spesso mettono a dura prova gli operatori e con loro i ragazzi. Il nostro compito ci chiede di aiutare i ragazzi a combattere contro sé stessi e contro la loro voglia di cambiare restando gli stessi con i propri genitori. E spesso questa battaglia può essere contro un orco cattivo che riempie le notti di incubi, piuttosto che contro un genitore che ha insegnato loro le strade più impervie pur restando sempre un riferimento importante, ma anche contro genitori che sanno di aver sbagliato ma che necessitano di essere supportati e anche strigliati e motivati nel loro ruolo genitoriale. Spesso l’intervento sembra esaurirsi con l’accoglienza dei ragazzi che così vengono posti in sicurezza ma si corre il rischio di trovare una soluzione nell’immediato che potrebbe vanificarsi nel medio-lungo periodo. Oggi accogliere la fragilità di una bambina abusata o maltrattata significa abbracciare una serie di situazioni complesse che vanno dal ‘recupero’ di una genitorialità distorta in ambito carcerario al sostengo psicologico e non solo di chi ha subito o di chi non ha avuto il coraggio di mettere fine a tale abominio. Sostenere il genitore ‘rimasto solo’ a crescere i propri figli mentre il coniuge è in galera significa offrire strumenti di crescita che possano sì partire dal Centro Diurno piuttosto che dall’educativa domiciliare, ma si devono concretizzare poi anche in interventi di inclusione lavorativa, di supporto alla genitorialità, di supporto educativo e di analisi degli errori. Tutto questo è la Paidòs in collaborazione con gli enti del territorio per cercare di superare i ‘bug’ del sistema famiglia che si inceppa. Questo lavoro comporta tanta fatica ed un intervento quotidiano fondato sulla coerenza dell’agire quale strumento principe dell’educazione. E’ un piccolo/grande problema: perchè si sceglie di fare l’educatore? Non per diventare ricco, né per ricevere gratificazioni se non a lunga scadenza, non perché si ha tanta pazienza e nemmeno per salvare sé stessi, ma allora perché? Spesso la risposta viene da sé. Nella maggior parte dei casi chi fa l’educatore probabilmente non avrebbe potuto far altro che l’educatore. Chi fa l’educatore, soprattutto nel mondo Paidòs, sceglie di abbracciare un mondo fatto di preoccupazioni, pensieri, crisi e pianti, sorrisi e delusioni, arrabbiature e anche minacce, ma sceglie anche di sapere che prima o poi ci sarà un bambino/a o una ragazza/o, un genitore o un parente che ti farà capire con uno sguardo, con un abbraccio o con una vita nuova che ne è valsa la pena. Ragazzi che a distanza di anni formano nuove famiglie e ci vedono sempre come loro riferimenti, situazioni familiari ricomposte e perché no anche affidi andati a buon fine. Per questo gli educatori, i volontari e tutti gli operatori della Paidòs ogni giorno decidono di impegnarsi, perché per ogni tentativo che si fa… ne varrà sempre la pena…”.

Voi siete stati partner e anche parte del DocuFilm La luce dentro. Ce ne può parlare?

“‘Le ombre e le paure di ogni ragazzo non potranno mai essere più grandi della luce che hanno dentro’. Nasce così il titolo del docu-film ‘La Luce dentro’ del regista Luciano Toriello che fotografa in modo crudo ma toccante, le fragilità che emergono nei contesti familiari con genitori detenuti e le esigenze affettive ed educative dei figli. Il film è stato prodotto da Apulia Film Commission e Fondazione con il Sud in partenariato con la Cooperativa Paidòs e Lavori in Corso ed è presentato in anteprima alla Camera dei Deputati nello scorso febbraio. Ha avuto il coraggio di raccontare alcune storie che intersecano momenti drammatici a momenti di speranza che seguono il file rouge di una infanzia che ‘subisce’ gli errori dei grandi. Con ‘La luce dentro’ la Paidòs ha potuto così raccontare uno spaccato delle proprie attività evidenziando tutte le problematiche e le contraddizioni di un mondo che però pone sempre delle alternative e possibilità di svolta”.

La pandemia vi ha creato problemi?

“La pandemia ci ha travolto così come ha travolto tutti. E rispetto ad un periodo iniziale in cui tutti insieme ci siamo cimentati a riempire il tempo con DAD, compiti, dolci, pizze, pasta fatta in casa, karaoke, Monopoly e play station, oggi il clima è cambiato. Un turbinio di emozioni, paure e sconforto pervade l’animo dei ragazzi e degli operatori. Le relazioni interpersonali ‘freezzate’ che non hanno sbocchi se non in videochiamate, incontri fugaci e sorrisi nascosti. Oggi come non mai i ragazzi ci chiedono a viva voce di tornare a scuola per riprendersi un pezzettino di quella vita che sembra scorrere lenta e senza sussulti, con la spiacevole sensazione di una abitudine che consuma un po’ alla volta. I rapporti con le famiglie di origine o con le famiglie di appoggio sembrano alterarsi, alternarsi lasciando dietro le mascherine tante parole, tanti abbracci e tanti sorrisi che non torneranno. Stiamo resistendo e i ‘nostri’ ragazzi in questo stanno dimostrando una resilienza e una capacità di sopportazione fuori dal comune, ma anche la loro pazienza sta finendo e tutti abbiamo voglia di tornare alla vita ‘di prima’ quando anche dopo un rimprovero ci si poteva riabbracciare e ricominciare. Oggi più che mai Paidòs, dalla parte dei bambini, sempre”.

(ITALPRESS).

Borgomeo “Il carcere sia anche il punto di partenza per una nuova vita”

0

“Da sempre la Fondazione CON IL SUD ha sostenuto con profonda convinzione i progetti di reinserimento sociale e lavorativo dei detenuti, per il loro carattere sperimentale, per la qualità dei contenuti e delle metodologie, per la competenza e l’entusiasmo dei promotori. C’è la questione del sovraffollamento, ma è inevitabile che questo tema si intrecci con quello dei servizi e delle opportunità offerte ai detenuti per compiere un vero percorso rieducativo, così come previsto dalla nostra Costituzione”. Lo afferma Carlo Borgomeo, presidente della Fondazione CON IL SUD.
“Ma nel commentare i risultati che, puntualmente queste iniziative colgono, ci si interroga su come fare a trasferire questi modelli d’intervento all’interno delle politiche penitenziarie ordinarie. Una sorta di muro di gomma impedisce a queste esperienze di “contaminare” le politiche pubbliche. Eppure la qualità degli interventi è fuori discussione, come riconosciuto da tutti; eppure i risultati, anche quantitativi, sono evidenti; eppure è palese la “convenienza” per l’Amministrazione penitenziaria a diffondere e promuovere simili pratiche”, aggiunge.
“Convenienza anche in termini strettamente economici. Una sorta d’invincibile inerzia sembra orientare le politiche: e come in altri settori del sociale vince il timore di cambiare, di sperimentare, di mettere in discussione ruoli, competenze e, anche, meschini privilegi. Noi, con le nostre piccole forze continueremo a segnalare l’esigenza di un forte cambiamento. Lo facciamo per convinzione e lo facciamo per dare voce alle decine di progetti che ci sono pervenuti quando abbiamo pubblicato un bando per promuovere iniziative di reinserimento sociale e lavorativo dei detenuti – sottolinea Borgomeo -. Una domanda fortissima: sono stati coinvolti tutti gli istituti di pena del Sud. La nostra risposta è stata purtroppo parziale, considerate le risorse finanziarie a nostra disposizione. Ma bisogna insistere. E lo faremo”.
“Il carcere non può e non deve essere solo il luogo in cui scontare una pena, quelle quattro mura dovrebbero rappresentare anche il punto di partenza per una nuova vita. E questo cambiamento può realizzarsi concretamente attraverso il lavoro: dà dignità, ma dà anche motivazioni e soddisfazioni per ripartire su nuove basi”, conclude il presidente della Fondazione CON IL SUD.
(ITALPRESS).

Accordo tra Enel e Crèdit Agricole per derivati su sostenibilità

ROMA (ITALPRESS) – Enel e Crèdit Agricole CIB (CACIB) hanno siglato il primo contratto per derivati su cambio estero legati alla sostenibilità a integrazione dell’accordo ISDA (International Swaps and Derivatives Association) già in essere applicabile alle operazioni condotte tra le parti nel 2021.
L’accordo consentirà alle due parti di continuare a perseguire la loro strategia principale volta a incorporare i principi legati alla sostenibilità nelle transazioni dei mercati finanziari, estendendo l’applicazione ai derivati forex. La struttura dell’accordo si basa sull’accumulo di un premio di sostenibilità come risultato di una formula specifica che collega i derivati FX agli indicatori di risultato (KPI) del piano. A fine 2021, Enel aggiornerà l’accordo con un nuovo KPI per allinearlo al nuovo periodo di riferimento, creando valore attraverso contributi in caso di raggiungimento di uno degli indicatori di risultato.
Nell’accordo, il KPI perseguito da Enel consiste nel portare la capacità installata rinnovabile consolidata a oltre il 55% della capacità installata totale entro il 31 dicembre 2021. Impegnandosi ad aumentare la capacità installata consolidata rinnovabile e grazie alla firma di tale accordo, Enel genera valore negoziando derivati forex sostenibili con CACIB in linea con le principali linee guida strategiche annunciate dalla società nel recente Piano Strategico 2021-2023. L’accordo segue una serie di operazioni effettuate da Enel negli ultimi due anni, aprendo la strada ai nuovi bond legati alla sostenibilità negli Stati Uniti, in Europa e nel Regno Unito, nonchè alle transazioni legate alla sostenibilità negli Stati Uniti e in Europa, che ha visto anche la partecipazione del CACIB.
(ITALPRESS).

Governo, Vitali ci ripensa “Nessun appoggio al Conte ter”

ROMA (ITALPRESS) – “Nelle scorse ore ho avuto modo di interloquire con il presidente del Consiglio Conte, sottoponendogli l’urgenza e l’importanza per il Paese di una riforma complessiva della giustizia dichiarando il mio appoggio a un ritorno allo stato di diritto e di garanzie nel processo”. Così il senatore Luigi Vitali, dopo che ieri sera aveva annunciato di lasciare Forza Italia per sostenere il premier Conte. “Cari colleghi, come doverosamente comunicato alla presidente, ho preso la decisione di sostenere il professor Conte. Ho espresso sempre le mie perplessità sulla situazione attuale. E’ stato un onore aver lavorato con voi”, aveva fatto sapere in una breve dichiarazione. Poi, nella notte, il passo indietro, sembra dopo aver sentito Berlusconi e Salvini, con la decisione di restare nel centrodestra. “E’ inaccettabile pensare che in un Paese civile siano stati aboliti i termini della prescrizione quando i processi hanno una media di durata al di là di tutti gli standard europei. Questo ragionamento condiviso con Conte – aggiunge – era nel solco di quanto già dichiarato dal presidente Berlusconi sull’apertura a un Governo istituzionale e a quanto dichiarato dal segretario Matteo Salvini circa la volontà di parlare con chiunque a patto che fossero messi al centro i contenuti di una piattaforma di Governo che prevedesse tra gli altri una riforma della giustizia e fiscale. Percorsi utili ed essenziali per evitare elezioni anticipate che tutt’ora ritengo insensate. Ribadisco dunque nessun appoggio politico al Conte Ter”, conclude Vitali.
(ITALPRESS).

Lancia sfida estrema su Tik Tok, denunciata influencer siciliana

FIRENZE (ITALPRESS) – La Polizia Postale di Firenze ha denunciato una quarantottenne della provincia di Siracusa, per istigazione al suicidio.
In particolare gli investigatori hanno individuato sul social network “Tik Tok” un link riconducibile al profilo della “influencer” siciliana, nel quale viene visualizzato un video ritraente una “sfida” tra la donna e un uomo, in cui entrambi si avvolgevano totalmente il volto, compresi narici e bocca, con il nastro adesivo trasparente, in modo tale da non poter respirare. Il video, estremamente pericoloso in quanto visibile a tutti gli utenti senza restrizioni, potendo costituire oggetto di emulazione da parte di minorenni, come purtroppo già accaduto nei recenti fatti di cronaca con sfide analoghe, è stato immediatamente segnalato dal CNCPO del Servizio Polizia Postale di Roma e rimosso dalla piattaforma Tik Tok.
E’ stato accertato che nel tempo l’influencer aveva pubblicato anche altri numerosi “video sfide” dello stesso tenore, che le hanno permesso di ottenere popolarità e l’attenzione di ben 731.000 followers di diverse età.
La visione dei video e la loro condivisione è stata considerata estremamente pericolosa per l’incolumità degli utenti, soprattutto minorenni, che potrebbero accettare “la sfida” emulando l'”influencer”, come testimoniato da un post in cui un utente scriveva: “Ciao ….. se mi saluti giuro mi lancio dalla finestra”. Da qui la decisione dei PM titolari delle indagini di emettere a suo carico un provvedimento urgente di perquisizione, anche informatica, e sequestro degli account social, che è stato immediatamente eseguito dalla Polizia Postale di Catania.
(ITALPRESS).

Poker alla Spal, Juve in semifinale di Coppa Italia contro l’Inter

TORINO (ITALPRESS) – La Juventus batte la Spal 4-0 e si regala la semifinale di Coppa Italia contro l’Inter. Pirlo opta per il turnover e così in campo, insieme al veterano Buffon, ci sono anche i giovani Dragusin e Fagioli mentre Marino, tecnico della Spal, dimostra di volersela giocare pur pensando al campionato. Il primo tempo, però, è tutto di marca juventina con Frabotta che al 5′ sfiora la rete con un diagonale di sinistro che esce di poco, poi al 8′ è Morata a tentare la fortuna con un destro da fuori che Berisha devia in angolo. Al 14′ ecco l’episodio che spacca il match: Rabiot entra in area, Vicari lo affronta e il francese va a terra. Per l’arbitro è simulazione con conseguente giallo per lo juventino, ma richiamato dal Var Pezzuto opta per il rigore dopo aver rivisto le immagini. Morata va sul dischetto, batte Berisha e porta la Juventus in vantaggio. I bianconeri non si fermano, Kulusevski prima e Ramsey poi sfiorano il gol, ma il raddoppio è nell’aria e arriva al 33′ con Frabotta che scarica in rete un un sinistro potentissimo dal limite dell’area su assist di Kulusevski. La Spal, nella prima frazione, è tutta nella conclusione di Floccari che nel finale si perde sul fondo senza impensierire più di tanto Buffon. La ripresa si apre con Kulusevski in grande spolvero; lo svedese vuole il gol e ci prova in tutti i modi, ma è sempre Berisha a vincere il duello tenendo in partita i suoi. Dall’altra parte, invece, è Valoti a rendersi pericoloso con un sinistro dal limite potente, ma troppo centrale per mettere paura a Buffon. Nel finale è proprio Kulusevski che, servito da Chiesa, si presenta a tu per tu con Berisha battendolo e facendo calare il sipario sul match mentre ad arrotondare ulteriormente il punteggio ci pensa Chiesa, a tempo ormai scaduto, che dribbla Berisha e deposita a porta sguarnita. Finisce 4-0 per la Juventus, un risultato che consente ai bianconeri di ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo.
(ITALPRESS).