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Gattuso a caccia della Supercoppa “Ma la Juve non è in crisi”

ROMA (ITALPRESS) – “Petagna ha fatto tutto, lo valuteremo domani. A Mertens bisogna fare solo i complimenti, non è al cento per cento e sta stringendo i denti, si allena con dolore e prende antidolorifici. Se c’è bisogno ci darà una mano”. Lo ha detto il tecnico del Napoli, Gennaro Gattuso, alla vigilia della finale della Supercoppa Italiana contro la Juventus, in programma domani sera al ‘Mapei Stadium’ di Reggio Emilia. “Quando giochi con la Juve hai sempre degli svantaggi, ha una grande mentalità – sottolinea il mister degli azzurri in conferenza stampa – Bisogna rispettarli, al di là dei campioni hanno grande mentalità: se faremo le cose per bene avremo delle chance, consapevoli di affrontare un grande club. Non dovremo cadere nella trappola di pensare che la Juventus sia in crisi, le mancano dei giocatori ma è sempre una grande squadra e di solito non sbaglia due partite di seguito”. “Arriviamo a questa partita con un’identità diversa rispetto a sei mesi fa, e così la Juve – ammette ancora ‘Ringhiò – E’ una finale, ti può dare una botta di adrenalina e far alzare l’asticella. Arrivasse una sconfitta, dovremmo essere bravi a rialzarci perchè si gioca ogni tre giorni”. Il rapporto con Andrea Pirlo, da quest’anno alla guida dei bianconeri, resta di grande amicizia e affetto: “Insieme abbiamo vinto tutto, è stato importante per la mia carriera e c’è grande amicizia e tutt’ora c’è un grande rapporto. Spero domani di dargli un grande rammarico, in vent’anni ha preso più schiaffi da me che da suo padre, sembravamo Bud Spencer e Terence Hill… Abbiamo la stessa visione di calcio e andiamo alla ricerca di qualcosa di nuovo, ci piace la tipologia di calcio spagnolo”. Alla conferenza stampa ha preso parte anche il capitano Lorenzo Insigne: “Alla Supercoppa arriviamo bene al di là del 6-0 alla Fiorentina – le parole dell’attaccante partenopeo – Abbiamo fatto una grande prestazione e dobbiamo continuare così, cercheremo di dare il massimo senza timori. Scenderemo in campo per fare la partita e per dare una gioia ai nostri tifosi: è una partita secca, la Juve è una grande squadra ma ce la giocheremo alla pari”.
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Scorie nucleari nel Lazio, il Consiglio regionale dice no

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Il Consiglio regionale del Lazio, presieduto da Mauro Buschini (Pd), ha approvato cinque ordini del giorno per dire no allo stoccaggio delle scorie radioattive in uno dei 22 siti individuati nella provincia di Viterbo dalla Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee (Cnapi) a ospitarli.

L’assessore alle Politiche abitative, urbanistica, ciclo dei rifiuti e impianti di trattamento, smaltimento e recupero, Massimiliano Valeriani, ha spiegato che il programma nazionale per la gestione dei rifiuti radioattivi, elaborato ai sensi della normativa nazionale ed europea, istituisce un quadro per la gestione del combustibile nucleare e dei rifiuti radioattivi, in virtù del quale ogni singolo stato dell’Unione europea assicura l’attuazione del proprio piano. “La Sogin – ha spiegato Valeriani – è la società affidataria del ministero dell’Ambiente che ha recentemente pubblicato la documentazione riguardante l’avvio della procedura di consultazione per l’ipotesi di localizzazione, costruzione ed esercizio del deposito nazionale dei rifiuti radioattivi e del parco tecnologico. In particolare – ha proseguito Valeriani – è stata pubblicata la Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee, in cui sono stati individuati anche 22 ipotetici siti nella provincia di Viterbo”. Ma il Lazio ha già dato: concetto ribadito sia da Valeriani che nei documenti approvati oggi dall’Aula.

Il primo ordine del giorno, presentato dal consigliere Enrico Panunzi (Pd) e sottoscritto da numerosi altri consiglieri, impegna la Giunta a redigere osservazioni, “al fine di manifestare la netta contrarietà della Regione Lazio all’individuazione del sito per lo smaltimento dei rifiuti radioattivi nel territorio regionale”, che tengano conto di vari fattori, e di convocare immediatamente un “Tavolo della trasparenza”, in tema di gestione delle scorie nucleari. L’ordine del giorno del gruppo Fratelli d’Italia – prima firmataria la consigliera Chiara Colosimo – impegna il presidente, Nicola Zingaretti, e la Giunta “a porre in essere tutte le azioni necessarie, affinché venga stabilita e confermata l’assoluta indisponibilità a individuare la provincia di Viterbo e i suoi comuni come sede per installazione di siti per lo stoccaggio, lo smaltimento, l’accatastamento di rifiuti radioattivi”, “ribadendo l’indisponibilità territoriale, infrastrutturale e umana anche al solo transito di scorie radioattive nel territorio della Tuscia. E’ del consigliere Fabio Capolei (Energie per l’Italia, da poco in Consiglio al posto di Stefano Parisi che si è dimesso dalla carica) l’ordine del giorno volto ad attivare Arpa Lazio e la protezione civile regionale, per il monitoraggio delle attività presso la ex centrale nucleare di Latina, in località Borgo Sabotino, e a erogare le necessarie risorse a tal fine. L’ordine del giorno del Movimento 5 stelle – prima firmataria la consigliera Silvia Blasi – impegna il presidente e gli assessori competenti a farsi portavoce delle istanze delle comunità locali e a rappresentarne il fermo diniego alla realizzazione del deposito nazionale di scorie sui rispettivi territori. Questo ordine del giorno inoltre impegna la Giunta a chiedere al governo una proroga dei termini, (60 giorni), per la presentazione delle osservazioni nella procedura di consultazione pubblica avviata il 5 gennaio.

Parla di “assoluto divieto allo stoccaggio e al transito di scorie nucleari” e di “far valere la totale contrarietà all’individuazione in una delle 22 aree indicate nella Cnapi del sito di deposito nazionale per i rifiuti radioattivi e parco tecnologico” l’ordine del giorno della Lega – primo firmatario Orlando Tripodi – che impegna la Giunta “a farsi parte attiva per tutte le azioni istituzionali ed eventualmente amministrative e giudiziarie utili a rappresentare questa deliberazione in qualunque sede”.
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Matteoli “Decreto semplificativo appesantisce società”

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“Gli attori principali delle semplificazioni dovrebbero essere le societa’, si dovrebbe evitare un maggior lavoro e impegno economico. Questo decreto non lo fa e incrementa la burocrazia. Il 99% delle societa’ sono completamente dilettantistiche e composte da volontari: se le appesantiamo moltissime chiuderanno i battenti”. Questo le parole di Ugo Claudio Matteoli, presidente della Federazione italiana pesca sportiva e attivita’ subacquee, nell’audizione in videoconferenza nell’ambito dell’esame dello schema di decreto legislativo recante semplificazione di adempimenti relativi agli organismi sportivi. “In questo momento siamo soggetti a due controllori: Agenzia delle Entrate e Coni. In futuro diventeranno almeno quattro, con il Dipartimento sport del ministero e Sport e Salute. La semplificazione non e’ cosi’ evidente, anzi mi sembra una gran confusione. Le societa’ sono costrette a ripetere un atto per tre volte. Da sempre chiediamo al Coni inutilmente che venga messo in atto un database unico con l’Agenzia delle Entrate, in maniera tale che le informazioni possano arrivare anche alla federazione. Ora c’e’ un disallineamento dei dati, c’e’ sempre un rimpallo”.
A proposito delle informazioni, Matteoli ha sottolineato che molte di queste sono “assolutamente aleatorie: i miei campi di gara o impianti sono pezzi di fiume, di laghi o di mare che possono cambiare. Capisco che chi ha scritto questa roba pensa agli stadi, ma ci sono cose diverse”. Il presidente della Fipsas e’ entrato poi nel dettaglio della norma: “Nell’articolo 6 c’e’ scritto che il Dipartimento sport si prende 45 giorni per decidere sulle
domande di iscrizione. Se centralizzano tutto ce ne vorranno 245 di giorni: oggi il filtro viene fatto dalla Federazioni. All’articolo 8 si dice invece che i certificati vanno richiesti, ma se c’e’ scritto che tutto e’ digitalizzato immagino che ci sia un tasto per stamparli. Nell’articolo 11 si dice che ogni tre anni c’e’ una revisione: che vuol dire? Chi la fa? Dulcis in fundo, all’articolo 15 si legge che le societa’ possono presentare documenti mediante autocertificazione. Ma quali posso presentare?”, ha concluso Matteoli.
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Coronavirus, 10.497 nuovi casi e 603 decessi in 24 ore

ROMA (ITALPRESS) – Crescono, secondo i dati del Ministero della Salute, i casi di coronavirus in Italia in 24 ore. Sono 10.497 i nuovi positivi segnando un incremento rispetto agli 8.824 registrati ieri. Incremento dovuto all’aumento dei tamponi effettuati: il totale (compresi quelli rapidi) è di 254.070, con un indice di positività che si attesta al 4,1%. In significativa crescita i decessi: oggi i morti sono 603.
I guariti sono 21.428, mentre si registra un calo degli attualmente positivi di 11.535, determinando il numero complessivo di 535.424. Buone notizie sul fronte della pressione sugli ospedali, con un alleggerimento nei reparti ordinari di 185 pazienti (22.699 ricoverati); idem per le terapie intensive, con un decremento complessivo di 57 unità e che porta il numero totale a 2.487. Si registrano comunque 176 nuovi ingressi. In 510.338 si trovano in isolamento domiciliare. Per quanto riguarda il dato relativo alle singole regioni, la Sicilia si riconferma la regione con il maggiore numero di nuovi contagiati (1.641), a seguire il Lazio (1.100) ed Emilia-Romagna (1.034).
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Tutta incentivata la gamma Suzuki

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Suzuki Italia, dopo aver chiuso il 2020 con una quota record del 2,42%, punta nel 2021 a consolidare e ampliare la sua espansione sul mercato italiano, forte di tutti i suoi modelli, 100% ibridi ed “Euro 6 di ultima generazione”, che godono dei benefici previsti dalla legge per le rispettive fasce di emissioni. Nel prossimo periodo, tutte le Suzuki potranno pertanto usufruire degli incentivi varati dal Governo. Parlando di emissioni va sottolineato come la media calcolata per le Suzuki immatricolate nello scorso dicembre risulti di soli 92,2 g/km di CO2, il livello più basso mai ottenuto da Suzuki. Si tratta di un dato che migliora il record precedente di 93,6 g/km fissato a novembre e che appare straordinario se rapportato al valore medio registrato nello stesso mese per l’intero mercato, pari a 98,5 g/km. I clienti Suzuki potranno usufruire dei nuovi incentivi statali previsti per l’acquisto delle auto Euro 6 di ultima generazione.
Chi rottamerà un’auto con omologazione fino a Euro 5, immatricolata prima dell’1° gennaio 2011, per passare a Suzuki Ignis Hybrid, Swift Hybrid, Vitara Hybrid, S-Cross Hybrid, oppure a Swace Hybrid, potrà utilizzare un bonus di 1.500 Euro concesso dallo Stato e uno sconto a partire da 2.000 Euro, applicato dai Concessionari. Tali agevolazioni premiano il rispetto per l’ambiente da sempre manifestato da Suzuki, la cui gamma è composta interamente da modelli che si trovano nella fascia di emissioni compresa tra i 61 e 135 g/km di CO2.
Un discorso a parte merita l’ancor più virtuosa Across plug-in, che ricade invece nella fascia tra i 21 e i 60 g/km di CO2.
Chi sceglierà di mettersi al volante di questa nuova Suv potrà usufruire di un bonus statale fino a 4.500€ nel caso in cui l’acquisto sia accompagnato dalla rottamazione di un’auto ante 2011 ritenuta inquinante, al quale si aggiunge lo sconto di 5.500€ applicato dalle concessionarie Suzuki, che porta il vantaggio complessivo per il cliente a 10.000 euro. A completare la gamma incentivata Suzuki c’è infine Jimny Pro con omologazione N1, dove si può contare su un ecoincentivo statale fino a 1.200€ in caso di rottamazione di un veicolo N1 fino ad euro 4.
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Alessandro Ramazza confermato alla guida di Assolavoro

ROMA (ITALPRESS) – “Il senso di responsabilità, a tutti i livelli, istituzionali, dei corpi intermedi e dei cittadini, unito alla capacità di guardare al futuro con occhiali nuovi sono essenziali per il rilancio dell’occupazione e del Paese”. Così Alessandro Ramazza, confermato oggi alla guida di Assolavoro, l’Associazione Nazionale delle Agenzie per il Lavoro che rappresenta oltre l’85% del settore.
Assieme al presidente fiducia confermata a tutta la governance, con i vice presidenti Riccardo Barberis, Patrizia Fulgoni, Andrea Malacrida e Giuseppe Venier; e i Presidenti degli enti bilaterali Giuseppe Biazzo (Ebitemp) e Francesco Verbaro (FormaTemp).
“Siamo di fronte a una occasione irripetibile”, ha evidenziato Ramazza nel corso dell’assemblea pubblica che è seguita al consesso privato che – dopo la relazione introduttiva di Silvia Ciucciovino, prorettore dell’Università di Roma III e consigliere del CNEL – ha visto la partecipazione di Debora Serracchiani, presidente XI Commissione Lavoro Camera dei Deputati, Claudio Durigon, XI Commissione Lavoro Camera dei Deputati, Alessandra Nardini, assessora all’Istruzione, formazione, impiego della Regione Toscana e coordinatrice IX Commissione Conferenza delle Regioni e della Province Autonome, con le conclusione dei lavori affidate al sottosegretario del ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali Francesca Puglisi.
“Le nuove politiche attive possono fare la differenza se rientrano in una cornice nazionale univoca, puntano veramente al risultato, ovvero all’ingresso o il reinserimento delle persone al lavoro, prevedono una virtuosa interazione tra pubblico e privato, con una misurazione delle performance e un riconoscimento del valore anche dei servizi effettuati per favorire l’occupabilità”, ha aggiunto il presidente di Assolavoro.
“I dati, per il resto, parlano chiaro: le Agenzie per il Lavoro e il lavoro in somministrazione hanno subito effetti pesantissimi per via della pandemia, come la maggior parte dei settori. E tuttavia se guardiamo più nel dettaglio i lavoratori tramite Agenzia hanno resistito meglio dei lavoratori a termine alle dirette dipendenze delle aziende, a conferma di andamenti di più lungo corso”, ha evidenziato Ramazza, richiamando i dati esposti dalla professoressa Ciucciovino.
“Tra il 2015 e il 2019, infatti, a 30 giorni dalla scadenza del contratto, il 60% dei lavoratori in somministrazione ha avuto una nuova “attivazione”, la percentuale più alta tra tutte le forme di lavoro flessibile. Lo stesso contratto a termine alle dirette dipendenze dell’azienda ha visto nello stesso periodo una nuova attivazione per il 30% delle persone”, ha aggiunto Ramazza.
“E’ una ulteriore conferma del ruolo rilevante che le Agenzie per il Lavoro svolgono da sempre e ancor più in questa fase di emergenza, per favorire il miglior contemperamento tra esigenze di continuità del lavoratore e di flessibilità delle imprese. E’ bene ricordare, infine, che Assolavoro, di intesa con i sindacati, ha messo in atto già da marzo dello scorso anno misure tempestive e adeguate; e grazie alla disponibilità delle Agenzie per il Lavoro a tutti i lavoratori in somministrazione è stato garantito il pagamento puntuale non solo delle retribuzioni, ma anche degli ammortizzatori sociali. Una best practice, secondo l’Ocse; ne tengano conto le Istituzioni italiane, tanto per le politiche attive, quanto più in generale per il futuro del lavoro”, ha concluso Ramazza.
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Covid, Casasco (Confapi) “Pronti a vaccinare in azienda”

ROMA (ITALPRESS) – “E’ oggi più che mai evidente che la vera chiave di volta nella lotta alla pandemia sia la massima velocizzazione nella somministrazione dei vaccini Anti Sars Covid-2, collaborando ad ogni livello per convincere tutti i cittadini della sua utilità e sicurezza nel garantire salute individuale e di gruppo”. Così Maurizio Casasco, presidente di Confapi, in una lettera indirizzata al Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ai ministri del Lavoro e della Salute, Nunzia Catalfo e Roberto Speranza, al commissario per l’emergenza Covid-19, Domenico Arcuri e ai segretari generali di Cgil, Cisl e Uil.
Nella lettera, gli imprenditori di Confapi, nella convinzione che la salute vada di pari passo con la ripresa economica per la quale tutti si devono impegnare, si dicono pronti a divenire testimonial su territorio della utilità del vaccino e a promuovere – con la collaborazione dei medici del lavoro e il coinvolgimento dei sindacati – la vaccinazione di tutti gli addetti in azienda. Per quelle imprese che decideranno di far fronte a questo impegno straordinario, si potranno trovare a livello normativo meccanismi premianti dal punto di vista fiscale o contributivo, sulla cui individuazione la Confederazione è pronta a collaborare con il Governo.
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Richiedenti asilo, nessun aumento della spesa pubblica per i Comuni

MILANO (ITALPRESS) – Ospitare richiedenti asilo non comporta un aumento dei costi di breve periodo a livello comunale, nè in termini di reddito pro-capite nè in termini di welfare, bensì favorisce il ripopolamento dei comuni con un più alto tasso di popolazione anziana. A livello politico, la presenza dei richiedenti asilo nei comuni con meno di 25mila abitanti ha favorito uno spostamento del consenso elettorale verso i partiti di destra nelle elezioni del 2018.
E’ quanto emerge dalla prima indagine nazionale sul sistema di accoglienza straordinaria (CAS) sul territorio italiano, realizzata da Mariapia Mendola (docente di Economia politica), Sara Giunti e Francesco Campo (assegnisti di ricerca) del Center for european studies (Cefes) del dipartimento di Economia, metodi quantitativi e strategie d’impresa (DEMS) dell’Università di Milano-Bicocca, in collaborazione con ActionAid Italia e openpolis.
L’indagine del gruppo di ricerca di Milano-Bicocca si basa sui dati delle 106 Prefetture italiane. Una raccolta complessa e impegnativa che ha richiesto nove mesi di lavoro e il supporto di un ingegnere dei dati per l’estrazione delle informazioni presentate con molteplici formati diversi.
Lo studio mostra l’evoluzione nella distribuzione dei richiedenti asilo nei comuni italiani. Questi ultimi aumentano in modo sistematico in concomitanza con il flusso degli arrivi fra il 2014 e il 2017, coinvolgendo più del 40 per cento dei comuni italiani con circa 15mila CAS distribuiti su tutto il territorio nazionale. L’accoglienza è per lo più “diffusa” in quanto il numero medio di richiedenti asilo ospitati nei CAS si aggira intorno a 25, con centri di accoglienza collocati soprattutto in appartamenti e piccole strutture.
L’impatto di breve periodo dell’accoglienza diffusa sul territorio non è economicamente significativo. L’accoglienza dei richiedenti asilo non impone costi economici a livello locale, nè in termini di reddito pro-capite nè in termini di welfare, favorisce, invece, il ripopolamento dei comuni con un più alto tasso di popolazione anziana. Dall’analisi dell’impatto politico dell’accoglienza sulle preferenze elettorali alle elezioni nazionali del 2018 nei comuni con meno di 25mila abitanti emerge un aumento dei voti verso le parti più conservatrici del Paese.
«E’ una storia nota – commenta la professoressa Mariapia Mendola – alla base delle reazioni anti-immigrazione ci sono fattori culturali, ben prima che economici. L’analisi d’impatto del sistema di accoglienza suggerisce che è necessaria una maggiore attenzione alle politiche di inclusione e sensibilizzazione sul territorio, dove il coinvolgimento delle amministrazioni locali è di vitale importanza se si vuole che gli immigrati possano contribuire con le loro capacità e conoscenze alla crescita e allo sviluppo economico di lungo periodo».
Lo studio prevede una seconda fase, appena avviata, a cura di Sara Giunti, che mira ad indagare gli effetti dell’apertura dei centri di accoglienza sui territori in cui sono inseriti e sul percorso di integrazione dei rifugiati, attraverso lo studio della loro capacità di accesso ai servizi e alle risorse locali e mediante l’analisi della variazione dei valori immobiliari. La ricerca consentirà di fornire linee guida per le politiche sociali e del territorio in un’ottica di miglioramento della capacità di inclusione dei territori nel sistema di accoglienza.
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