Home Senza categoria Pagina 3207

Senza categoria

Basket, Petrucci “Serve sostegno Governo e centralità Coni”

ROMA (ITALPRESS) – Dal Governo e dalla politica “mi aspetto chiarezza e concretezza, che per me vuol dire il ritorno alla centralità e all’indipendenza del Coni. In questo momento c’è caos, confusione ed impreparazione. Abbiamo più interlocutori istituzionali e come Federazione spesso non sappiamo a chi rivolgerci”. Gianni Petrucci ha le idee chiare per il prossimo anno. Il presidente della Federazione italiana pallacanestro, ex numero uno del Coni, in un’intervista all’Italpress, auspica chiarezza nella governance del mondo sportivo e manifesta i suoi dubbi sui decreti di riforma dello sport appena approvati dal Governo. “Ci sono temi importanti come il lavoro sportivo, la fine del vincolo e il professionismo femminile, ma poi al movimento mancano le risorse per realizzare queste misure nel tempo in autonomia”, sottolinea Petrucci tornando a invocare anche sostegno per i problemi causati dalla pandemia. “La mancanza degli incassi è perniciosa, mentre gli interventi statali stentano. Bene la sospensione dei versamenti di ritenute, Iva, tasse e dei contribuiti di gennaio e febbraio, con il rinvio del pagamento entro il 30 maggio o in 24 rate, ma i decreti attuativi per il credito d’imposta sulle sponsorizzazioni, approvato ad agosto, non ci sono ancora, come non sappiamo che fine abbia fatto il decreto liquidità”. Per quanto riguarda il 2021, Petrucci ha aspettative “Importanti, impegnative, avvincenti e non scontate. E non solo per la Nazionale maschile. Siamo qualificati per due Preolimpici: con la Nazionale di Sacchetti, ma anche con la 3×3 Open Femminile e, credetemi, non lasceremo nulla di intentato. Cosa mi aspetto dai giocatori Nba? Massima disponibilità e dedizione, come hanno sempre dimostrato negli anni”.
(ITALPRESS).

Hopeificio, formazione e lavoro per il riscatto dei più fragili

0

Hopeificio è un progetto sostenuto dalla Fondazione Con il Sud nell’ambito del bando socio-sanitario, con l’obiettivo di rafforzare l’offerta di servizi rivolti a persone con disabilità psichica, partendo dalla necessità di promuovere attività di formazione che possano trasformarsi in acquisizione di competenze professionali e in occasioni lavorative. Il progetto si sviluppa nel comune di Chieuti, un’area rurale interna dell’Alto Tavoliere con problemi di declino socio-economico. Ne parla Carmine Spagnuolo, coordinatore di Hopeificio.

Come nasce il progetto?

“L’Hopeificio parte da una speranza, dal desiderio di pensare al sociale in relazione all’economia, in modo da renderla oggetto di riscatto per chi non riesce ad entrare nel mondo del lavoro per i motivi più disparati. Sul nostro territorio i percorsi di cura e di riabilitazione sembrano infiniti, senza una via d’uscita. Il lavoro, quindi, è un elemento fondamentale per offrire alle persone più fragili una nuova rappresentazione di sé e il superamento della malattia. Grazie alla cooperativa di tipo B proviamo a produrre merce, in questo caso olio, da immettere sul mercato. Non chiediamo l’elemosina ma produciamo alla pari, facendo forza sulla nostra capacità di stare sul mercato offrendo un prodotto di qualità. In questo caso ‘Volío’, il frutto concreto del lavoro di persone con disabilità psichica inserite nel progetto ‘Hopeificio’ promosso dalla cooperativa sociale Medtraining di Foggia e sostenuto dalla Fondazione CON IL SUD nell’ambito della terza edizione del ‘Bando Socio Sanitario’. L’iniziativa gode di un ricco partenariato pubblico e privato di cui fanno parte, fra gli altri: l’ASP ‘Castriota e Corroppoli’, il Dipartimento di Salute Mentale Asl Fg, e la cooperativa sociale di tipo B Ortovolante’. Partiamo dal fondo: è pronto l’olio ‘Volío’, perché questo nome? ‘L’olio ‘Volío’ è pronto anche quest’anno. Le olive raccolte nel mese di ottobre sui terreni dell’ASP ‘Castriota e Corroppoli’ di Chieuti si sono trasformate nell’olio extravergine d’oliva dal gusto dell’inclusione sociale e lavorativa, che ha l’obiettivo di contrastare lo stigma nei confronti di quanti affetti da disagio psichico. Leccino, Peranzana, Frantoiana, Provenzale. Sono tante le varietà delle olive raccolte. Dopo i giorni della raccolta e della molitura, braccianti agricoli ed operatori della cooperativa sociale Ortovolante hanno chiuso il processo di filiera corta di produzione. Paolo, Luigi, Gaetano, Giuseppe e Nicola, insieme all’operatore Francesco De Pasquale e all’agronomo Francesco Di Lucia, portano avanti questa importante iniziativa che coniuga agricoltura biologica, innovazione ed inserimento socio-lavorativo. E la valutazione organolettica effettuata sulla nuova produzione premia la qualità di ‘Volío’ indicandolo come olio equilibrato, con fruttato maturo, mediamente amaro e piccante caratterizzato dall’attributo di mandorla matura. Non solo. Le olive raccolte e trasformate in olio sono ricche di antiossidanti naturali (polifenoli) e quindi utili per la prevenzione dei tumori e per conservare i grassi radicali liberi. Il nome ‘Volío’, invece, si rifà all’idea di stuzzicare la voglia di qualcosa di buono abbinata all’olio. Il desiderio di assaggiare qualcosa di diverso, di biologico, di particolare. E’ sapore di terra, di casa, di vita’. Avete recentemente concluso la raccolta delle olive: prima che lavori avete fatto? ‘Le attività si svolgono durante quasi tutti i mesi dell’anno, e vedono i ragazzi impegnati in interventi di potatura, di cura delle piante, concimazione dei terreni. Le attività più strettamente legate ai lavori di produzione iniziano mesi di maggio e giugno. In quel periodo, i ragazzi con disabilità psichica sono impegnati nella lotta alla mosca olearia, il temibile parassita che può provocare gravi danni alla coltura dell’olivo, disponendo tra gli alberi d’olivo le ecotrap, la nuova tecnica di difesa compatibile con il regolamento sull’agricoltura biologica. Poi verso fine agosto, dopo la pausa estiva, si svolgono i lavori di spollonatura degli oliveti. Abbiamo sperimentato la tecnica di pacciamatura con i residui dello sfalcio. La tecnica di permacoltura è utilizzata per l’agricoltura biodinamica. In pratica, i residui vengono disposti alla base delle giovani piante, in questo modo si crea uno stato che evita la crescita delle malerbe, evita la perdita di acqua per evaporazione quindi conserva l’acqua nel terreno prossimo alle radici. Il mese di settembre è più che altro di controllo, d cure delle piante, non ci sono particolari lavori da fare sui terreni. A metà ottobre, infine, inizia la raccolta delle olive. Oltre duecento alberi d’olivo da bacchettare per vedere piovere nelle reti stese a terra le olive destinate a trasformarsi in ‘Volío’. La raccolta è durata fino al 27 ottobre ed ha visto i ragazzi impegnati anche con l’abbacchiatore per scuotere l’albero d’ulivo e raccoglierne i frutti in maniera veloce, senza arrecare danni, con una produttività molto elevata. L’attività di raccolta delle olive è stata affiancata dall’attività di molitura che si è svolta in un frantoio della provincia di Foggia”.

Come è nata l’idea? Quanti ragazzi seguite e come rispondono?

“L’idea nasce a seguito della conclusione di un laboratorio di attività forestali e ortoculturali per persone con disagio psichico che abbiamo svolto presso il Vivaio forestale dell’Acquara, ad Orsara di Puglia qualche anno fa. Da quell’esperienza, sono state avviate una serie di progettualità ed interventi in collaborazione con enti pubblici e privati con l’obiettivo di favorire l’inserimento socio-lavorativo di persone in condizioni di disagio utilizzando le metodologie e le tecniche dell’orto-silvoterapia, dell’olivicoltura, del giardinaggio, della tutela arborea – boschiva – ambientale. Di qui, l’elaborazione del progetto ‘Hopeificio’ che ha previsto l’individuazione di circa 12 persone con disagio psichico a cura dell’Asl di Foggia – Dipartimento di Salute Mentale, dei Servizi Sociali dei Comuni di Chieuti e Serracapriola e del Ser.D di Torremaggiore. Il numero dei ragazzi nel corso del progetto è sceso in modo fisiologico. Oggi del gruppo originario sono in cinque a lavorare sui terreni e rispondono tutti in modo coinvolgente e commovente. Il progetto ha acceso la speranza in questi ragazzi che giorno dopo giorno ‘imparano un mestiere’, quello dell’olivicoltore, e si rendono conto che questo lavoro è la via giusta per il riscatto sociale. Tramite il lavoro, questi ragazzi riescono ad evadere dalla loro situazione di disagio e, passo dopo passo, conquistano un reinserimento nella società che molte volte non è così attenta come dovrebbe’. Che cosa fanno durante gli altri mesi? ‘Il gruppo di lavoro è pressoché fermo nei mesi di dicembre e gennaio, periodi in cui i braccianti agricoli lavorano di meno a causa del freddo e delle piogge. Quest’anno, però, abbiamo in programma di riprendere le prime attività di potatura già a partire da metà gennaio. Durante questi due mesi di fermo. Comunque, sentiamo i ragazzi, ci assicuriamo che stiano bene, che seguano le varie terapie, che non abbiano problemi. Si è creata un gruppo affiatato di persone che all’occorrenza si incontrano anche fuori dall’ambiente di lavoro”.

A che punto è il frantoio?

“Lo scorso 27 luglio è stato stipulato il contratto di fitto dei terreni di proprietà comunale tra il Comune di Chieuti e la cooperativa sociale Ortovolante in cui sarà realizzato il frantoio che ha l’obiettivo di chiudere la filiera corta di produzione nell’ambito del progetto ‘Hopeificio’. L’iter di avvio lavori, complice anche il covid, ha subito dei piccoli rallentamenti, ma proprio da lunedì 21 dicembre sarà presentato il progetto con le tutte le richieste per la cantierizzazione dei lavor.i Il percorso di formazione teorica e pratica connesso al ciclo produttivo dell’olio extravergine, che ha coinvolto i beneficiari con disabilità psichica, si è ormai perfezionato e prevede: potatura, raccolta delle olive, molitura ed imbottigliamento dell’olio. Grazie alla realizzazione del frantoio che avverrà nei prossimi mesi, potranno dunque effettuare anche la trasformazione diretta senza rivolgersi a frantoi esterni. Anche in chiave economica rappresenta un importante risultato, un risparmio, e magari potremo anche svolgere il lavoro di molitura per conto terzi, come abbiamo iniziato già a fare per quanto riguarda la raccolta delle olive”.

La pandemia ha creato problemi?

“Il covid-19 non ha creato particolari problemi al gruppo di lavoro, anche perché i mesi di marzo e di aprile segnati dal lockdown non prevedevano attività specifiche su terreni. Pian piano, però, i ragazzi hanno ripreso ad andare su terreni facendo attenzione al rispetto di tutte le misure di sicurezza anti-covid. Hanno vissuto questo momento con tranquillità, vivendo al massimo dell’impegno le giornate in cui potevano recarsi sul posto di lavoro”.

(ITALPRESS).

Il Food Truck che fa incontrare esperienze e culture

0

Food Truck si propone di favorire l’inserimento sociale e lavorativo di giovani immigrati presenti sul territorio di Lecce attraverso percorsi di formazione in ambito gastronomico. L’iniziale progetto formativo ha dato vita a ‘Cime di rapa Urban’ e ‘Cime di rapa – street food school’, una vera e propria scuola con studi in aula e laboratorio che consente a giovani aspiranti cuochi di mettersi alla prova preparando prodotti gastronomici legati al territorio.
Lo illustra in maniera più approfondita Elio Dongiovanni, direttore dell’ Agenzia Formativa Ulisse.

Come nasce il progetto?

“Cime di Rapa mette le sue radici sul mercato con il progetto ‘Food Truck’ presentato da Agenzia Formativa Ulisse insieme ai partner Coop Rinascita e Associazione Philos e sostenuto dalla Fondazione CON IL SUD, che non smetteremo mai di ringraziare, nell’ambito dell’Iniziativa Immigrazione 2017. Così abbiamo reso il cibo di strada un mezzo per favorire l’integrazione sociale e generare impatto sul territorio attraverso il lavoro.
La proposta iniziale rispondeva all’esigenza di attuare politiche del lavoro attive per migliorare l’integrazione dei migranti nel mercato del lavoro. Lo abbiamo fatto proponendo a diciotto ragazzi un percorso formativo professionale per la qualifica di Tecnico di Cucina a cui ha fatto seguito, per i sei selezionati, un’azione mirata di accompagnamento al lavoro (con la simulazione di un ristorante didattico) per poi favorirne l’inserimento lavorativo e dunque l’inclusione sociale e l’emancipazione economica. Abbiamo creduto nel loro potenziale, abbiamo trasmesso passione, conoscenze ed etica del lavoro. E’ stato creato un brand commerciale per sostenere il loro inserimento a cui è stato dato il nome di ‘Cime di Rapa’, nome scelto non solo per evocare uno dei prodotti più noti della Puglia ma anche per stimolare la riflessione su quanto sia importante dare una opportunità a tutte le persone che vogliono impegnarsi, quelli che nel modo di dire dialettale, spesso dispregiativo, vengono additati come ‘cima di rapa’. A maggio 2019 i ragazzi hanno così iniziato il loro tour in giro per la Puglia, tra festival ed eventi privati, per preparare le specialità della tradizione italiana. Ci siamo resi conto dell’efficacia del binomio formazione/lavoro e abbiamo applicato il sistema sulla nostra ‘Scuola di Cucina’ concentrando le nostre forze per costruire il futuro dei giovani allievi della scuola e dando opportunità concrete ai più meritevoli, indipendentemente dalla loro condizione socio economica. Per loro abbiamo dato vita al progetto ‘Cime di Rapa – Urban’ un nuovo modello di ristorazione per il brand ‘Cime di Rapa’ che si propone come format ristorativo per tutti quegli allievi che terminato il percorso di studi, pur avendo le capacità, non hanno la possibilità economica di avviare un’attività ristorativa. Sono i nostri allievi i protagonisti del brand Cime di Rapa, oggi per raccontare questo modello di Scuola Lavoro qualcuno parla di Codice Ateco Cime di Rapa. A Lecce in via Oberdan 55 si trova il primo locale, primo di una lunga serie”.

Siete partiti da corsi di cucina o meglio per ‘operatori di cucina’; ora avete una scuola, due truck e un’attività di franchising: i ragazzi che vi operano sono tutti stranieri?

“No. Cime di Rapa è ormai la storia di ogni giovane a cui viene data una grande opportunità, ed è una storia talmente identitaria che le persone per strada quando riconoscono il nostro colore dicono semplicemente ‘Verde Cime di Rapa’. Il nostro è un format tutto italiano e l’Italia è da sempre luogo di cultura, centro del mediterraneo e risultato dell’incontro tra popoli. Non è necessario che siano stranieri ma non vogliamo che sia una discriminante, anzi più Culture si incontrano più è facile diffondere Cultura. Così come non vogliamo che sia discriminante il contesto sociale o economico di riferimento, di fatto lavoriamo con associazioni di supporto a donne vittime di violenza, ragazzi che hanno abbandonato la scuola, persone emarginate e desiderose di imparare un mestiere. Abbiamo molti ragazzi italiani e altri stranieri (anche europei) ma da tutti loro noi pretendiamo lo stesso impegno, la stessa concentrazione e motivazione. Sul campo hanno la possibilità di imparare che bisogna studiare, migliorarsi, che il lavoro ha una sua etica, la brigata le sue regole e loro finalmente una opportunità”.

Quanti piatti offrite? Come li selezionate?

“Tutto nasce dallo studio delle ricette e delle materie prime condotto da Vita Basile, responsabile del prodotto Cime di Rapa e coordinatrice dello staff di cuochi, agronomi, tecnici, docenti. Sul ‘Food Truck – Grill’ prepariamo le pucce marchiate Cime di Rapa farcite nei modi più disparati ma sempre seguendo il fil rouge della tradizione pugliese: puccia con la parmigiana di melanzane, con la seppia e patate, con la salsiccia e cicorie, con la braciola… Sul ‘Food Truck Pasta’ orecchiette fresche con cime di rapa e le alici di Cetara, con polpette al sugo o con pomodoro e cacioricotta e altre varianti di stagione. All’interno dei Cime di Rapa Urban il menù si arricchisce ulteriormente con un progetto di valorizzazione della biodiversità che ha l’obiettivo di recuperare vecchie varietà di semi ormai rare nella grande distribuzione per rievocare gli antichi gusti e sapori del passato. Stiamo recuperando oltre 1600 varietà di ortaggi e legumi, coltivati negli ‘Orti Cime di Rapa’ sparsi in Puglia coinvolgendo coltivatori locali, come il pomodoro nero, il cavolo riccio, il cece rosso liscio delle Murge e tanti altri che vengono recuperati e lavorati per offrire ai clienti prodotti unici e dall’altissimo valore nutrizionale e culturale”.

Come è la risposta degli utenti, anche in questo periodo complesso? Che sviluppo prevedete?

“Non possiamo ancora trarre delle statistiche esaustive perché il periodo che stiamo vivendo non ci consente di lavorare a pieno regime e di misurare la soddisfazione della clientela e l’apprezzamento dei prodotti ma considerando il campione di clienti su cui abbiamo testato le prime ricette la risposta è molto positiva. Puntiamo da gennaio di mettere a coltura le varietà biodiverse di semi recuperati per presentare un menù unico al mondo nel rispetto delle stagionalità e lo facciamo attraverso cento ettari di terreno e dei contratti in campo con i contadini locali. Stiamo già catalogando la nostra ‘Dispensa Cime di Rapa’ che in futuro sarà disponibile per l’acquisto all’interno dei nostri ristoranti, che diventeranno non solo luoghi di ristorazione ma veri musei della biodiversità. Puntiamo così a portare la biodiversità in una catena ristorativa, a creare un prodotto unico in un processo standardizzato. Questo ci permetterà di formare sempre nuovi giovani, aprire nuovi punti e inserirli in un contesto consolidato, rendendo il progetto sempre replicabile e addirittura auto-replicabile. In estate inauguriamo i due ristoranti nelle masserie a Maruggio e Martina Franca con altre due brigate di allievi, dando vita al modello ‘Cime di Rapa – Farm’ e poi nel 2021 contiamo di aprire altri punti Cime di Rapa – Urban nel centro e nord Italia, mentre i Food Truck di Cime di Rapa – Street continueranno a girare per le piazze italiane. Ogni tassello che aggiungiamo al progetto ne genera automaticamente altri come in un’economia circolare e questo ci fa capire che il progetto è sulla buona strada”.

La pandemia ha creato problemi?

“Abbiamo inaugurato i Food Truck a maggio 2019, per poi fermarci a marzo 2020. Il primo ‘Cime di Rapa Urban’ a Lecce è stato aperto a Settembre 2020, tra la prima e la seconda ondata. Certo, l’emergenza Covid ha obbligato a rallentare il passo ma il 2021 non fa paura: Martina Franca, Maruggio, Alberobello, Matera, Roma, Bologna saranno le prossime tappe dove sarà possibile assaporare i nostri prodotti. Cime di Rapa diventerà una catena di street food nazionale con piatti biodiversi, servizio rapido e continuo dalle 8 alle 24 in cui il cliente potrà assaporare piatti unici della tradizione e conoscere la cultura della cucina italiana. Approfittiamo di questo rallentamento per sperimentare nuovi piatti, consultare vecchi ricettari di cucina popolare e soprattutto formare nuove brigate per le prossime aperture”.

(ITALPRESS).

Agricola Mpidusa, orti sostenibili per il rilancio dell’isola

0

La cooperativa di comunità Agricola Mpidusa è nata a Lampedusa nell’ambito del progetto Lampedusa Eco Farm. E’ un veicolo di inserimento socio-lavorativo di giovani anche con disabilità e al tempo stesso un innovativo modo di affrontare partendo dal denominatore comune della terra la complessità dell’isola – che è fortemente esposta agli effetti del cambiamento climatico ma soprattutto crocevia di migrazioni e culture e di questioni sociali ed ecologiche. A parlarne è Daniele Caucci, coordinatore dei progetti dell’associazione Terra!

Come nasce il progetto?

“L’idea di avviare una cooperativa agricola sociale di comunità a Lampedusa ci è venuta dopo aver condotto per cinque anni un progetto di orti comunitari a Lampedusa. Abbiamo così pensato di espanderla e rafforzare la componente agricola ed ecologica. Lampedusa è infatti un’isola dove coltivare è sempre stata un’impresa per via dei suoli in desertificazione e del forte vento. Ad oggi non c’è quasi nessuno che lavora la terra e la grande maggioranza del cibo viene importato con le navi. Agricola Mpidusa nasce proprio per dimostrare che si può fare qualcosa di diverso, che anche in tempi di crisi climatica l’agricoltura ecologica può fiorire in zone di frontiera, dare lavoro e prospettive alle comunità locali. A questa idea hanno creduto i numerosi partner del progetto e i soci della neonata cooperativa, tra cui la famiglia di uno degli ultimi agricoltori lampedusani che ha messo a disposizione le sue terre. Con il sostegno della Fondazione con il Sud e di Open Society Foundations, abbiamo potuto cominciare le attività”.

Siete una cooperativa giovane, nata ufficialmente il 9 marzo, ma prima di quella data avevate già un passato…

“Lo scorso marzo abbiamo brindato – con le dovute distanze – alla questa nuova avventura, che rappresenta una evoluzione del progetto di orti comunitari “P’Orto di Lampedusa”, avviato nel 2015. Per cinque anni abbiamo curato un lembo di terra nel centro abitato dell’isola, che avevamo chiesto al Comune e dalla Soprintendenza per riqualificare un’area degradata. Là dove si accumulavano erbacce e spazzatura abbiamo creato un giardino con erbe aromatiche, un semenzaio, particelle coltivate dai cittadini e aree dedicate ai più piccoli. La conquista più grande è stata l’aver coinvolto gli utenti del Centro diurno dell’isola, un gruppo di persone con disabilità psico-intellettive che grazie a P’Orto di Lampedusa hanno trovato un luogo di aggregazione aperto e a contatto con la comunità, uscendo da una condizione di emarginazione. L’esperienza degli orti ci ha inoltre messi in contatto con gli ultimi agricoltori di Lampedusa e Linosa, dai quali abbiamo ricevuto in dono sementi antiche e rare. Tenerle in vita è ormai una missione, insieme allo sforzo per riportare l’agricoltura su una terra da cui stava sparendo. Tutto questo ci ha spinti a realizzare Agricola Mpidusa, un progetto di rilancio dell’agricoltura locale, di lotta al cambiamento climatico attraverso l’agroecologia, d’inclusione di persone con fragilità e coinvolgimento della comunità intorno alle sue tradizioni agricole e alimentari”.

Cosa avete messo in campo ora?

“Semine e trapianti sono stati fatti a novembre per la prima volta. Abbiamo infatti dovuto prima preparare i terreni ad ospitare l’attività agricola. Per lunghe settimane abbiamo tagliato sterpi, tolto pietre, ristrutturato il pozzo e installato il sistema di irrigazione. Useremo un impianto ad “ala gocciolante”, ideato per consumare poca acqua e raggiungere in maniera capillare tutte le piante sul terreno. In zone semi-desertiche come Lampedusa, è fondamentale utilizzare tecniche ecologiche per ottimizzare le risorse e ridurre gli sprechi. A seguito di queste lavorazioni strutturali, abbiamo messo a dimora i primi prodotti. Presto arriveranno le insalate e gli ortaggi invernali: cavoli, broccoli, cavolfiori, verze, cipolle e barbabietole, oltre alle verdure a foglia verde come bieta e cicoria. Seguiremo il ritmo della natura, mettendo a dimora volta per volta i prodotti di stagione, stando attenti a fare poche lavorazioni sul suolo e molte rotazioni, in modo da arricchirlo di sostanza organica. La terra di Lampedusa è infatti interessata dalla desertificazione: una agricoltura ecologica può però fermare questo trend e riportare vita nei suoli”.

Avete il proposito di coltivare altri prodotti?

“Coltiviamo ortaggi e verdure di stagione. Oltre a tutte quelle invernali che abbiamo elencato, nelle altre stagioni troveremo insalate, pomodori, melanzane, peperoni, erbe aromatiche… ma la cosa più importante sarà il rilancio della produzione di varietà locali quasi estinte come il cappero, la lenticchia e la fava nera”.

Avete incontrato difficoltà lungo il vostro percorso?

“Con una battuta, potremmo dire che abbiamo sempre difficoltà. Lampedusa è distante dalla terraferma e dalla Sicilia e l’agricoltura è stata quasi abbandonata in favore del turismo e della pesca. Questo significa che non ci sono attrezzi agricoli da acquistare o chiedere in prestito sul territorio, ma bisogna ordinare tutto da fuori con tempi di attesa piuttosto lunghi, che con la pandemia si sono anche dilatati. C’è poi la difficoltà di trovare fertilizzante naturale come il letame, perché l’isola non è abitata da animali domestici. Sarà importante, per il futuro, progettare una compostiera di comunità, che raccolga scarti alimentari e altri residui vegetali per dar vita a un compost ricco di sostanza organica da spargere poi sui terreni. Anche il clima è un ostacolo all’agricoltura: Lampedusa è un’isola battuta dal vento e soffre, come tutta l’area mediterranea, di un aumento delle temperature medie. Siamo nel cuore di quello che gli scienziati chiamano un “hot spot climatico”, dove gli effetti del riscaldamento globale sono più evidenti. Anche per questo abbiamo voluto accettare la sfida di rilanciare la produzione del cibo sul territorio”.

La pandemia ha creato problemi?

“Questo 2020 è stato un anno difficile da tutti i punti di vista. Cominciare un’attività agricola è già di per sé una piccola impresa: farlo in piena pandemia ha rappresentato una sfida doppiamente impegnativa. Ritardi nelle forniture, difficoltà di movimento, preoccupazioni personali e ansia sociale sono i principali ostacoli che ci siamo trovati di fronte. Qualche settimana fa è arrivata perfino la grandine a distruggere una parte dei raccolti. Quasi nessuno si ricordava l’ultima grandinata a Lampedusa: abbiamo assistito ad un evento eccezionale di cui, probabilmente, possiamo incolpare il cambiamento climatico. Noi, come tanti altri agricoltori in tutto il mondo, facciamo parte del settore più esposto a questo aumento di frequenza e intensità degli eventi estremi: con questo progetto vogliamo dimostrare che l’agricoltura, invece di contribuire alle emissioni, può essere parte della soluzione”.

(ITALPRESS).

Covid, conto alla rovescia per le prime vaccinazioni

ROMA (ITALPRESS) – Al via l’Operazione Eos per la distribuzione del vaccino anticovid. I mezzi militari stanno contribuendo a distribuire le prime 9.750 dosi recapitandole a destinazione. L’Arma dei Carabinieri fornirà il servizio di scorta ai movimenti via terra.
Le dosi, stoccate presso l’ospedale Spallanzani di Roma, saranno adesso distribuite nelle altre Regioni per consentire al Paese di partecipare, domenica 27 dicembre, al “Vaccine day europeo”.
Dall’Ospedale Spallanzani, una parte dei vaccini sarà trasportata a Pratica di Mare dove 5 aerei (due C27J dell’Aeronautica, due Dornier Do. 228 dell’Esercito e un P-180 della Marina) raggiungeranno le mete più lontane. I restanti vaccini raggiungeranno le destinazioni via terra con un impegno complessivo di 60 autoveicoli e circa 250 militari.
Le successive dosi di Pfizer, così come previsto dal Piano Vaccini, saranno consegnate direttamente dalla casa farmaceutica ai 300 siti di somministrazione individuati dalla Struttura commissariale in accordo con le Regioni.
Nella seconda fase, non appena disponibili i vaccini di tipo “cold” delle altre case farmaceutiche (AstraZeneca, Moderna, ecc), le Forze Armate in base alle indicazioni fornite dal Commissario Straordinario saranno impegnate nel trasporto logistico su tutto il territorio nazionale.
L’hub principale per lo stoccaggio delle dosi sarà presso l’Aeroporto di Pratica di Mare da dove partiranno per raggiungere i 21 “Sub Hub”, strutture militari dislocate in tutte le Regioni che garantiscono le necessarie misure di sicurezza. Da qui partiranno per essere consegnati ai siti di somministrazione. Il piano prevede l’utilizzo di 11 aerei, 73 elicotteri e oltre 360 autoveicoli. L’organizzazione logistica contempla anche l’utilizzo degli shelter frigo in dotazione alla Difesa.
Per entrambe le tipologie di vaccini, in accordo alle richieste del servizio sanitario regionale e locale, la Difesa prevede di costituire, inoltre, delle postazioni vaccinali fissi e mobili (Presidi Vaccinali Difesa- PVD) attraverso la riconversione dei “Drive Through Difesa”, attualmente operativi in tutta Italia per effettuare i tamponi e contribuire, insieme al Ministero della Salute, all’attività di screening.
Il personale sanitario delle Forze Armate sarà disponibile per l’eventuale somministrazione anche con team mobili nelle Rsa o a domicilio per i cittadini con difficoltà motorie.
(ITALPRESS).

MILAN IN VETTA, INTER SUBITO DIETRO, JUVE A -10

Quante emozioni ! Botta dell’Inter a Verona e risposta del Milan con la Lazio nella volata di Natale: rossoneri primi. La Juve, dopo la sconfitta con la Fiorentina e la sentenza sulla partita col Napoli, è scivolata a -10 dal Milan. Rebic, che era rientrato per l’occasione, aveva beffato la disattenta difesa laziale di testa su angolo. Su rigore ha raddoppiato Calhanoglu. Un altro penalty, ma per la Lazio, è stato tirato da Immobile e parato da Donnarumma: sulla respinta, Luis Alberto di testa ha riaperto la partita. Il pareggio della squadra di Inzaghi nella ripresa, è stato segnato dall’immancabile Immobile. Ma Theo Hernandez, terzino goleador, ha segnato in extremis. Così la squadra di Pioli (26ma partita utile) in attesa di recuperare tutti gli assenti, è riuscita a vincere contro la Lazio dimostrando una grande maturità. La Lazio non ha giocato male, ma ha avuto qualche problema in difesa, senza Acerbi. La settima vittoria consecutiva ha detto che l’Inter (34 gol segnati, attacco più forte) è più che mai in corsa per lo scudetto. Il Verona si è dovuto rassegnare contro un avversario più consistente. Si è giocato solo nella ripresa. Un bellissimo gol di Lautaro ha sbloccato alza gara, ma un errore difensivo di Handanovic e Skriniar ha permesso a Ilic di pareggiare. Il difensore è andato poi a pareggiare, facendosi perdonare. Non eccezionale partita dell’Inter, ma l’importante era vincere. Il risultato più clamoroso è stato tuttavia quello che ha visto la Juve perdere 3-0 contro la Fiorentina. In questo mondo contraddittorio del calcio, un giorno siamo costretti a dire una cosa (Juve da scudetto) e pochi giorni dopo un’altra (bianconeri in crisi). Per esser sinceri noi non avevamo preso per oro colato il 4-0 di Parma e non prenderemo per assoluta verità il tracollo bianconero con la Fiorentina. Giornate. Giornate belle e giornate brutte. Si dirà che la Juve non ha un centrocampo, che certi errori difensivi (Bonucci) sono impensabili. E che i dirigenti devono mettere mano al portafogli. Magari per prendere un Gomez che già sa cantare l’inno bianconero. Prandelli ha vinto la prima partita in viola, ma aveva già battuto la Juve a domicilio col Genoa e con la stessa Fiorentina nel 2008. L’ex tecnico azzurro (che ha giocato nella Juve) è la vera bestia nera della Juve. I bianconeri se la sono presa con l’arbitro La Penna e qualche ragione di lamentarsi ce l’hanno, ma i “torti” li hanno subiti quando la partita era già avviata verso una conclusione negativa, anche se la Juve ci ha abituato a rimonte incredibili. E adesso Pirlo precipiterà dagli altari nella polvere ?
Buona prestazione del Toro e pari in casa del rimaneggiato Napoli che ha avuto problemi. Il “napoletano” Izzo ha portato in vantaggio i granata. Il napoletano Insigne ha pareggiato in extremis. Torino tuttavia ultimo, Giampaolo aveva recuperato Singo dopo la squalifica e aveva fatto rientrare Sirigu fra i pali. Gattuso, privo di Mertens e Koulibaly, aveva riavuto Insigne. Un gol di Veretout dopo 11 minuti ha dato il vantaggio alla Roma, raggiunta da Joao Pedro. Poi Dzeko e Mancini hanno dato il successo ai giallorossi. Nonostante il secondo gol di Joao Pedro su rigore, sardi nei guai. Dopo la batosta di Bergamo, i giallorossi erano privi di Spinazzola, Pellegrini in panchina. Di Francesco, senza Faragò e Klavan. Un gol iniziale di Traorè su errore della difesa doriana ha permesso al Sassuolo di andare subito in vantaggio. Aveva raddoppiato Caputo, annullato per un mani. Nella ripresa il “vecchio” Quagliarella ha pareggiato. Ma Ciccio Caputo ha riportato in vantaggio i neroverdi e Berardi dopo un minuto ha segnato il terzo gol. Keita ha riaperto la partita e poi si è fatto espellere. Atalanta raggiunta nel finale a Bologna. Un fallo di Schouten su Ilicic ha dato ai nerazzurri l’occasione di tirare un rigore che Muriel non ha fallito. Dopo poco più di 2′ lo stesso colombiano ha raddoppiato. Il gol rossoblù di Tomiyasu ha riaperto la partita. E Paz ha pareggiato.
Anche a Udine gol nei primi minuti di Caprari. La squadra di Gotti ha avuto parecchie occasioni. Ma il raddoppio li Letizia ha interrotto la loro serie positiva. Traversa di De Paul. Buon avvio con vittoria di Ballardini IV alla guida del Genoa. Nzola ha portato in vantaggio lo Spezia. Destro ha pareggiato abbastanza in fretta. Poi un rigore di Criscito ha dato il successo al Grifone. Segni di riscossa del Crotone: ha battuto un Parma che nella ripresa avrebbe potuto pareggiare. Il personaggio eminente è stato Messias, che con una doppietta ha deciso la partita nel primo tempo. I calabresi hanno cominciato a risalire la classifica. Alla ripresa, nel 2021, l’Inter affronterà il Crotone e il Milan andrà a Benevento, dove Pippo Inzaghi, uno dei grandi ex, tenterà di fargli lo sgambetto.

Milan all’ultimo respiro, vince la Roma, Insigne salva il Napoli

PALERMO (ITALPRESS) – L’incornata di Theo Hernandez al 92′ tiene il Milan in vetta, respingendo l’assalto dell’Inter. A San Siro vittoria all’ultimo respiro dei rossoneri, che battono 3-2 la Lazio. Alla squadra di Pioli bastano 17 minuti per mettere le mani sulla partita: prima Rebic e poi Calhanoglu dal dischetto affondano la Lazio. La riapre Luis Alberto, ribattendo in rete dopo il rigore parato da Donnarumma a Immobile, ed è poi lo stesso Immobile a riscattarsi al 59′ siglando il 2-2. Ma nel recupero arriva il guizzo di Hernandez, che permette al Milan di chiudere il 2020 davanti all’Inter, vittoriosa a Verona nel pomeriggio per 2-1. Al terzo posto sale la Roma, che all’Olimpico batte 3-2 il Cagliari: a segno Veretout all’11’, pari di Joao Pedro nel secondo tempo, fra il 71′ e il 77′ ecco le reti di Dzeko e Mancini, poi ancora Joao Pedro dagli undici metri. Solo 1-1 per il Napoli contro il Torino. Partenopei sotto all’11’ della ripresa (Izzo) ma nel recupero ci pensa Insigne con un tocco morbido a evitare la sconfitta. La squadra di Gattuso subisce il sorpasso del Sassuolo, che passa a Marassi 3-2 contro la Samp. Neroverdi subito avanti con Traorè, pari di Quagliarella (55′) ma nel giro di due minuti ecco le firme di Caputo (56′) e Berardi (58′) che mettono al tappeto i blucerchiati. Keita accorcia ancora ma poi si fa buttare fuori. Spreca l’Atalanta, che si fa rimontare da 2-0 a 2-2 a Bologna: alla doppietta di Muriel (22′ su rigore e 24′) replicano Tomiyasu e Paz. Colpo Benevento alla Dacia Arena: 2-0 all’Udinese con i gol di Caprari e Letizia. Ballardini debutta con una vittoria sulla panchina del Genoa, che si aggiudica in rimonta il derby ligure al Picco contro lo Spezia: al vantaggio di Nzola replicano Destro e Criscito su rigore.
(ITALPRESS).

Banca Reale, a Natale un progetto per le persone più fragili

Al termine di un anno particolarmente difficile che ha trasformato la nostra normalità, Banca Reale promuove, in collaborazione con il Banco Alimentare del Piemonte, l’iniziativa 164 Sorrisi da Banca Reale. Il progetto è nato dal desiderio di dedicare, in occasione delle festività natalizie, un pensiero speciale alle persone che vivono situazioni di disagio e in particolare agli anziani soli.
abr/mrv/red