“In un momento in cui i flussi turistici sono praticamente azzerati, comprimere la libertà dei cittadini nell’affittare liberamente le proprie abitazioni, creerà un ulteriore limitazione ai redditi percepiti dai singoli cittadini, già erosi dalla tassazione immobiliare e dai riflessi della pandemia. La proposta del ministro Franceschini, giunge nel momento più sbagliato per l’economia turistica”. Così Gian Battista Baccarini, presidente della Fiap, in audizione sulla Legge di Bilancio, ribadendo l’importanza di porre in essere nuove misure in materia di rilancio e incentivazione del settore turistico. In relazione agli affitti turistici, la Federazione ha proposto al Governo che il ricavato dell’imposta di soggiorno sia canalizzato a favore di iniziative e misure di incentivazione fiscale a sostegno di imprese turistico-ricettive e di intermediazione immobiliare. Fiaip chiede lo stralcio dell’art.100 dalla Legge di Bilancio 2021 ovvero della misura che obbliga i proprietari e chi affitta più di 4 appartamenti per il breve periodo a diventare impresa per obbligo di legge, proprio nel momento in cui la pandemia ha “tagliato le gambe” al turismo e al settore immobiliare. L’introduzione di tale norma per Fiaip di fatto rischia di disincentivare i proprietari verso queste tipologie di locazioni turistiche. “Il codice civile – ha detto Baccarini – stabilisce le caratteristiche dell’impresa e la decisione di divenire imprenditore deve essere rimessa esclusivamente a una libera e autonoma scelta di ogni singolo cittadino e non allo Stato. Chiediamo al governo una risposta chiara, già in manovra. Proponiamo inoltre l’apertura di un tavolo di lavoro sul turismo, che veda coinvolti tutti i rappresentanti della filiera, che non è e non può essere rappresentata solamente dagli albergatori”.
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Baccarini “Non comprimere libertà di affitto”
Aids, diagnosi di Hiv in calo ma cresce il contagio tra i giovani
ROMA (ITALPRESS) – Diminuiscono progressivamente in Italia dal 2012 le nuove diagnosi di infezione da HIV, soprattutto nell’ultimo biennio, con un’incidenza che è lievemente inferiore a quella delle altre nazioni dell’Unione europea. Ma il numero più frequente di nuove diagnosi si registra nella fascia d’età 25-29 anni, l’età mediana invece è 39 anni per le femmine e 40 anni per i maschi. Rispetto agli anni precedenti, inoltre, cambia la modalità di trasmissione: nel 2019 per la prima volta la quota di nuove diagnosi HIV riferibili a maschi che fanno sesso con maschi (MSM) ha raggiunto quella attribuibile a rapporti eterosessuali (42%), che invece è stata da sempre la modalità più frequente. Il 60% delle persone diagnosticate con infezione da HIV nel 2019 erano già in fase avanzata di malattia e ignoravano di essere HIV positive già da molto tempo.
Sono questi i dati più recenti raccolti ed elaborati dal Centro Operativo AIDS dell’ISS e diffusi in occasione della Giornata Mondiale contro l’AIDS che ricorre il 1° dicembre.
Secondo il rapporto del COA (https://www.iss.it/documents/20126/0/COA.pdf/83256a61-57a2-9abc- cd4e-5bfdbdbf9afd?t=1606490648406) nel 2019 sono state segnalate 2.531 nuove diagnosi di infezione da HIV pari a 4,2 nuovi casi per 100.000 residenti; dal 2016 si osserva una diminuzione del numero di nuove diagnosi HIV in stranieri; dal 2017 aumenta la quota di persone a cui viene diagnosticata tardivamente l’infezione da HIV, nel 2019: 2/3 dei maschi eterosessuali e oltre la metà delle femmine con nuova diagnosi HIV sono stati diagnosticati in fase avanzata di malattia.
Inoltre, un terzo delle persone con nuova diagnosi HIV nel 2019 scopre di essere HIV positivo a causa della presenza di sintomi o patologie correlate con HIV. Il numero di decessi in persone con AIDS negli ultimi anni è rimasto stabile intorno a 500 casi per anno. Nel 2019 diminuisce la proporzione di persone con nuova diagnosi di AIDS che scopre di essere HIV positiva nei pochi mesi precedenti la diagnosi di AIDS. Nel 2019, le incidenze più alte sono state registrate in Lombardia e Lazio. Le persone che hanno scoperto di essere HIV positive nel 2019 erano maschi nell’80% dei casi. L’età mediana era di 40 anni per i maschi e di 39 anni per le femmine. L’incidenza più alta è stata osservata tra le persone di 25-29 anni (10,4 nuovi casi ogni 100.000 residenti) e di 30-39 (9,8 nuovi casi ogni 100.000 residenti); in queste fasce di età l’incidenza nei maschi era 4 volte superiore a quelle delle femmine.
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Covid, Cirio “Una follia riaprire ora le scuole”
TORINO (ITALPRESS) – “Sarebbe una follia riaprire a pochi giorni dal Natale, oggi non ci sono le condizioni per andare a scuola in sicurezza. Ricordiamoci che i ragazzi che affollano gli autobus sono gli stessi che poi trascorrono le festività con i genitori e con i nonni. Non possiamo permetterci di correre un rischio del genere”. A dirlo il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, in un’intervista a “La Stampa” in cui sottolinea che in vista del Natale “l’atteggiamento prudenziale è l’unico che ci consente di stabilizzare i risultati raggiunti. Detto questo, penso sia possibile ragionare su una soluzione di buon senso che consenta gli spostamenti per raggiungere i parenti e gli affetti più stretti e li impedisca in tutti gli altri casi”.
Sulla riapertura delle piste da sci “il dibattito con il governo è ancora aperto. Insieme alle altre regioni montane ho sottoposto a Roma delle linee guida per la riapertura degli impianti in sicurezza perchè si tratta di un settore trainante della nostra economia. Se si riterrà che non ci sono le condizioni, chiediamo ristori certi e una linea comune europea, con la chiusura delle piste anche in Francia, Slovenia e Austria”.
Il Piemonte è in zona arancione, ma “non possiamo dire di aver vinto la battaglia. Abbiamo già visto che cosa significa abbassare la guardia troppo in fretta: il Natale non può essere una copia dell’estate, nessuno in Italia può più permettersi passi falsi. Per questo da noi le riaperture saranno accompagnate da misure estremamente rigorose”.
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Meloni “Ponti d’oro a Berlusconi, ma non andrà mai a sinistra”
ROMA (ITALPRESS) – “Se i media mainstream, il governo, il Pd ci tengono tanto a raccontare la storia di un Berlusconi vincente e di Salvini e Meloni all’angolo, facciano pure. Peccato che la realtà sia un’altra. Volevano spaccarci, non ci sono riusciti. Questa è la verità”. Lo dice Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, parlando in un’intervista al “Corriere della Sera” del futuro del centrodestra. “La maggioranza fa ancora ponti d’oro a un pezzo di opposizione, ma i pifferai magici finora hanno fallito. Continuo a credere – afferma Meloni – che se Berlusconi avesse voluto passare a sinistra lo avrebbe già fatto”. Per Matteo Salvini servirebbe una federazione del centrodestra, sull’ipotesi Meloni frena. “Io sono stata la prima a dire che serviva un maggior coordinamento fra noi, lo chiedo da tempo. Ma se si parla di gruppo unico, serve un partito unico. O non ha senso”.
“Mi pare complicato – prosegue – passare dall’ognun per sè a un partito unico in un batter d’occhio. Io sono per una confederazione, che preveda partiti distinti con le loro identità ma un patto di consultazione permanente per coordinare il più possibile le scelte. In questo caso, ci sto. Certo oggi i gruppi parlamentari non rispettano nei numeri i reali pesi dei partiti della coalizione. E in un dibattito su cosa fare anche questo conta”.
Per Meloni, in occasione del voto sullo scostamento di bilancio, la maggioranza ha trattato Berlusconi “diversamente, sperando di accarezzare il suo ego. L’obiettivo è stato sempre e solo dividerci per indebolirci. Dal governo ci hanno provocato fino all’ultimo per far sì che non votassimo e lo facesse solo FI, sperando di poter cambiare lo scenario politico. Ma noi siamo riusciti a tenere FI dalla nostra parte e a essere fermi sulla nostra richiesta: o accolgono le proposte che tutti facciamo e tutti votiamo sì, o non lo fanno e non voteremo. E questo è successo”.
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Domani seduta del Consiglio Federale Fis in videoconferenza
ROMA (ITALPRESS) – E’ stato convocato per domani, sabato 28 novembre, il Consiglio Federale della Fis. La seduta di novembre vedrà i rappresentanti eletti del mondo della scherma italiana ritrovarsi, in videoconferenza, per affrontare un ordine del giorno che vede diversi punti, inerenti la gestione ordinaria e straordinaria del movimento schermistico in questo particolare periodo. Il Consiglio federale, relativamente ai punti dell’area amministrativa, discuterà in merito ad una proposta di variazione di bilancio, all’assegnazione dei premi agli atleti in base alle classifiche della stagione di Coppa del Mondo e di alcune proposte di contributi. Per ciò che concerne l’area tecnico-sportiva, la seduta vedrà i consiglieri affrontare diversi punti tra i quali la definizione delle liste tecniche, degli staff tecnici e dello staff medico, sia per quanto riguarda la scherma olimpica che paralimpica. Si discuterà inoltre sulle proposte di modifiche al calendario agonistico della stagione di “transizione” 2020-2021, apportate alla luce del rinvio, a causa dell’emergenza epidemiologica e delle normative vigenti, delle competizioni previste per i mesi di novembre e dicembre. All’ordine del giorno del Cf di domani vi è anche il regolamento della Scuola per la Formazione e l’Abilitazione dei Tecnici sportivi di scherma federali, gli esiti e le proposte giunte dalla Consulta dei Comitati regionali, le proposte di riconoscimento ed affiliazione di nuove società ed alcune bozze di convenzioni che saranno poste al vaglio dei consiglieri.
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Resta esitazione vaccinale, i medici chiedono responsabilità
MILANO (ITALPRESS) – Vaccinazioni e problematiche cardiovascolari sono i temi su cui si è concentrata la sessione pomeridiana della giornata odierna della trentasettesima edizione del Congresso Nazionale della Società Italiana di Medicina Generale, in corso di svolgimento via web. Di particolare attualità, in questo periodo di piena emergenza coronavirus, è la questione delle vaccinazioni antinfluenzali, raccomandate quest’anno in molte regioni agli ultrasessantenni, anzichè agli over 65 come al solito. La Simg ha presentato ai propri iscritti il documento “Porgi l’altra spalla”, il quale intende dare ai medici indicazioni pratiche su come abbinare le co-somministrazioni dei vaccini nell’adulto e anziano. Tecla Mastronuzzi, gastroenterologa e membro della SIMG, ha sottolineato l’importanza del ruolo dei medici di base nel cercare di superare la cosiddetta “esitazione vaccinale”. “Ci auspicavamo tutti che la tempesta pandemica legata al Coronavirus avesse spazzato via anche questa esitazione nei confronti delle vaccinazioni – ha spiegato -, invece purtroppo l’esitazione vaccinale continua a persistere. Si tratta di una battaglia che noi medici di base dovremo combattere in modo ancor più deciso, facendo capire che la vaccinazione è un atto di responsabilità, una cosa buona per noi stessi e per gli altri”.
Aurelio Sessa, specialista in Medicina Interna ed Endocrinologia, ha sottolineato invece i benefici delle vaccinazioni, al di fuori dei loro classici compiti: “La vaccinazione può avere un ruolo importante anche nella diminuzione degli antibiotici – ha commentato – e questo è importante soprattutto da noi perchè l’Italia è uno dei paesi con il più alto numero di decessi per antibiotico-resistenza. Bisogna poi aggiungere che le vaccinazioni riducono le infezioni virali e che attraverso di esse sarà più facilmente distinguibile altre patologie come il Covid”. Caterina Pastori, specialista in Medicina Interna, ha infine ricordato quali siano i tempi e le modalità di somministrazione dei vaccini: “Una volta fatta la vaccinazione, il paziente dovrebbe rimanere nel laboratorio per almeno 15 minuti, a meno che non sia un allergico, in quel caso dovrebbe rimanere per una quarantina di minuti – ha spiegato -. E’ poi consigliabile rimanere nelle vicinanze del laboratorio (non necessariamente nello studio) per almeno 30 minuti (60 minuti per gli allergici). Dal punto di vista delle problematiche cardiovascolari, si è confermata l’importanza del tenere un livello di colesterolo il più basso possibile, si è fatto il punto della situazione sui nuovi fattori di rischio cardiovascolare, i target da raggiungere per l’ipertensione alla luce delle nuove linee guida e il problema dell’aderenza terapeutica da parte dei pazienti.
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Calabria, prefetto Longo nominato nuovo commissario per la sanità
ROMA (ITALPRESS) – Il Consiglio dei ministri, su proposta del ministro dell’Economia e delle Finanze Roberto Gualtieri, di concerto con il ministro della Salute Roberto Speranza, ha deliberato la nomina del prefetto Guido Nicolò Longo a commissario ad acta per l’attuazione del vigente Piano di rientro dai disavanzi del servizio sanitario della Regione Calabria.
“Il nuovo commissario per la sanità calabrese è il prefetto Guido Longo. Un uomo delle istituzioni, che ha già operato in Calabria, sempre a difesa della legalità”, ha commentato su Twitter il premier Giuseppe Conte. Longo, 67 anni, ha ricoperto vari incarichi sia alla Squadra Mobile di Reggio Calabria che di Palermo, per poi passare alla Dia. A lui si devono, in Campania, importanti operazioni antimafia, tra cui la cattura dei superlatitanti dei Casalesi Antonio Iovine, Michele Zagaria e del capo assoluto del clan Francesco Schiavone. E’ stato prefetto di Vibo Valentia dal marzo 2017 al 30 maggio 2018.
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Coronavirus, in 7 mesi autorizzate oltre 3,4 miliardi di ore cig
ROMA (ITALPRESS) – In 7 mesi di emergenza sanitaria (da aprile a ottobre), le ore di cassa integrazione con “causale Covid-19”, sono state pari a circa quelle autorizzate nel triennio 2012-2014. E’ quanto emerge dal Rapporto della Uil. “Ammontano, infatti, a oltre 3,4 miliardi le ore di cassa integrazione Covid-19, pari a una stima di circa 2,9 milioni di lavoratrici e lavoratori a tempo pieno e indeterminato posti in cassa integrazione a zero ore – spiega Ivana Veronese, segretaria confederale Uil – che si traducono, nella realtà, in una platea ben più ampia di beneficiari dell’ammortizzatore sociale. A tali dati vanno, inoltre, aggiunte 128 milioni di ore autorizzate di cassa integrazione straordinaria e le prestazioni erogate dai Fondi di solidarietà alternativi dell’artigianato e della somministrazione. Occorre precisare – osserva Veronese – che in ogni realtà regionale vi è stato un massiccio utilizzo di cassa integrazione Covid-19, ma ciò che spicca dall’analisi dei dati è che in 4 Regioni si concentra il 55,4% delle ore complessivamente autorizzate nel periodo emergenziale: Lombardia (875 milioni di ore), Veneto (393,6 milioni), Emilia Romagna (circa 338 milioni) e Lazio (299 milioni). A un mese dalla fine di un anno molto critico, sia sul versante sanitario che occupazionale, possiamo sostenere – conclude Veronese – che il connubio cassa integrazione con causale Covid-19 e blocco dei licenziamenti, è riuscito fino ad ora a garantire la conservazione del posto di lavoro di un’ampia platea di lavoratrici e lavoratori”.
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