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A causa del Covid vendite Gruppo Renault -34,9% nel 1° semestre

ROMA (ITALPRESS) – Le vendite del Gruppo Renault, nel contesto della crisi sanitaria, diminuiscono del 34,9% nel primo semestre (1,26 milioni di unità vendute, ndr) su un mercato mondiale in calo del 28,3%1. Il fatturato del Gruppo segue questa tendenza e si attesta a 18,4 miliardi di euro nel primo semestre (-34,3%). A tasso di cambio e perimetro costanti2, il calo sarebbe stato pari al 32,9%. Prendendo in considerazione l’impatto negativo della crisi sanitaria stimato a circa 1,8 miliardi di euro3, il Gruppo registra un margine operativo negativo di -1.203 milioni di euro nel primo semestre. Il risultato operativo si attesta a-2.007 milioni di euro, dopo aver contabilizzato gli oneri non ricorrenti. Il risultato netto è pari a -7.386 milioni di euro, fortemente penalizzato dal contributo negativo di Nissan (-4.817 milioni di euro).
Il free cash-flow operativo del Ramo Auto è pari a -6.375 milioni di euro al 30 giugno 2020, soprattutto a causa dell’impatto della diminuzione dell’attività sul fabbisogno di capitale circolante.
Al 30 Giugno 2020, le riserve di liquidità dell’attività Auto registrano un aumento di 6,5 miliardi di euro rispetto al 31 Marzo 2020 e si attestano a 16,8 miliardi di euro. Questo importo comprende la convenzione di apertura di credito per 5 miliardi di euro sostenuta dalla garanzia dello Stato francese. Buon livello del portafoglio ordini al 30 Giugno 2020. Aumento del 50% circa delle vendite di ZOE e ottima accoglienza della tecnologia ibrida E-TECH sviluppata dal Gruppo. Il Gruppo è in linea per raggiungere gli obiettivi della normativa CAFE nel 2020. Conferma dell’obiettivo di riduzione dei costi fissi per 600 milioni di euro quest’anno. Considerate le incertezze che gravano sulla situazione sanitaria, sia in Europa che nei mercati emergenti, il Gruppo Renault ritiene di non essere in grado di fornire previsioni affidabili per l’esercizio.
(ITALPRESS).

Arriva in Aula il Piano Rifiuti, Valeriani “Fondamentale”

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È iniziata in Consiglio Regionale del Lazio la discussione sul nuovo piano regionale rifiuti approvato dalla giunta. La seduta, dopo una richiesta di sospensiva presentata dal Movimento 5 Stelle per rimandare il provvedimento in commissione, respira dall’aula, è iniziata con la relazione l’assessore regionale all’Ambiente, Massimiliano Valeriani: “E’ fondamentale il passaggio da economia lineare a economia circolare che si ritrova nella normativa europea. Facciamo subito chiarezza sui rispettivi compiti: le Regioni hanno le funzioni di pianificazione, i Comuni detengono tutte le competenze operative in materia di raccolta, trattamento e smaltimento dei rifiuti urbani. Il nuovo piano non è soltanto una verifica puntuale della situazione, ma indica una prospettiva di medio e lungo periodo, una strategia condivisa. Prevede azioni di contrasto alla produzione dei rifiuti e azioni di sviluppo della raccolta differenziata, contiene la previsione degli impianti di trattamento necessari, come individuati all’interno della pianificazione delle Province”.

“Gli obiettivi sono chiari – ha proseguito -: chiudere il ciclo dei rifiuti all’interno dei confini del Lazio e all’interno dei singoli Ambiti territoriali ottimali (Ato), cambiare radicalmente il sistema di trattamento con il passaggio all’economia circolare. Oggi abbiamo soluzioni tecnologiche che permettono di recuperare gran parte dei rifiuti trasformandoli in nuove materie prime”. “Vorrei poi sottolineare – ha spiegato ancora Valeriani – un elemento molto importante avvenuto rispetto alle posizioni del Comune di Roma che, indicando la localizzazione della nuova discarica di servizio, ha rotto un vero e proprio tabù per la giunta in carica. Per quanto riguarda gli obiettivi concreti, ricordo il 70% di raccolta differenziata da raggiungere nel 2025, la realizzazione di un impianto all’avanguardia a Colleferro: non più mero trattamento dei rifiuti, ma recupero di materie prime con un processo di lavorazione a freddo. Un impianto che dovrà essere preso a modello per la riconversione di tutti i Tmb. Vorrei poi ricordare che le politiche e gli investimenti previsti nel piano sono stati già avviati: gli accordi con la grande distribuzione per la riduzione degli imballaggi, le azioni per il contrasto alla plastica monouso nel pubblico, la tariffazione puntuale, la realizzazione di isole ecologiche e impianti di compostaggio nei Comuni, con 87 milioni già ricevuti dalle amministrazioni locali, la formazione per green manager”.

“Per quanto riguarda la questione termovalorizzatori – ha ricordato Valeriani – non siamo pregiudizialmente contrari, si tratta di una tecnologia al momento ancora necessaria per il trattamento finale di una parte dei rifiuti, ma nel Lazio abbiamo un impianto in funzione, a San Vittore, con 400mila tonnellate annue autorizzate: dal 2023 scenderemo sotto questo livello e quindi l’impianto è sufficiente. Pensiamo al riequilibrio territoriale rispetto alle altre strutture necessarie: nel piano confermiamo gli Ambiti territoriali attuali, che coincidono con i territori delle Province. Dentro gli Ato deve essere raggiunta l’autosufficienza per quanto riguarda gli impianti di trattamento e le discariche. Ogni Ato, a oggi, presenta delle criticità che devono essere superate. Roma non ha più la discarica di servizio, gli impianti di Tmb sono insufficienti. A Latina manca la discarica di servizio. A Rieti non c’è alcun impianto, si appoggia completamente su Viterbo, con le criticità che è possibile immaginare. I Tmb attuali devono essere modernizzati sul modello del nuovi impianto di Colleferro. C’è un rilevante stanziamento di risorse con fondi regionali”.

“Attualmente – ha concluso la sua relazione siamo al 47,3% differenziata su base regionale – ha concluso l’assessore – oltre 20 punti in più negli ultimi 7 anni. Abbiamo prodotto meno rifiuti, sotto i 3 milioni di tonnellate quest’anno. Stanziamo 50 milioni di euro per sostenere i Comuni, per realizzare gli impianti e per i centri per il riuso. E poi legalità e controllo: dopo i diversi casi di illeciti, con il piano prevediamo di rafforzare la vigilanza. Sia per quanto riguarda le nuove autorizzazioni che sugli impianti in funzione. La Regione ha sopperito alle mancanze degli enti locali, con interventi puntuali per risolvere le situazioni di emergenza, ora, con l’esame del nuovo piano si aggiorna lo scenario di riferimento, togliendo un alibi a molti amministratori locali: a ogni istituzione vengono attribuite le rispettive responsabilità. Ma va ricordato che il piano non cancella i problemi con un colpo di spugna, una volta approvato spetterà alle varie amministrazioni locali mettere in campo i provvedimenti necessari per renderlo operativo. Siamo aperti al confronto, si può migliorare questa delibera, rimanendo fermi solo negli obiettivi fissati”.

Dopo la relazione dell’assessore è iniziata la discussione generale sul nuovo piano di gestione dei rifiuti della Regione Lazio con gli interventi dei consiglieri. Primo a parlare è stato il presidente della commissione Urbanistica e rifiuti, Marco Cacciatore, ex Movimento 5 Stelle passato da poco al gruppo Misto, che ha criticato la scelta di andare in aula per la discussione: “Dopo un lungo lavoro di ascolto la commissione non si è chiusa bene. I 278 emendamenti presentati non erano una cifra insormontabile, invece la richiesta della maggioranza di andare direttamente in Aula ha chiuso, di fatto, ogni possibilità di confronto democratico, una richiesta approvata grazie all’improvvisa assenza della collega Cartaginese della Lega”. Sul merito del provvedimento Cacciatore da un colpo al cerchio e uno alla botte: “Entrando nel merito della questione: sono condivisibili il blocco di nuovi termovalorizzatori, l’obiettivo del recupero di materia prima, la preferenza sulla gestione pubblica degli impianti. Condivido meno la strategia indicata per raggiungere questi traguardi. Sulla differenziata pesa la situazione romana, dove manca un piano industriale di Ama. Come viene fatta la trasformazione degli impianti di trattamento meccanico biologico di cui parla l’assessore? Con quali strumenti e con quali risorse? Il compound di Colleferro non è innovazione, ma confusione. In teoria dovrebbe fare recupero, in realtà rendiamo una zona già gravemente compromessa la destinazione dei residui dei Tmb di tutto il Lazio”.

“Per quanto riguarda gli Ato: il piano parla di sub ambito di Roma, una definizione che non esiste nella legge, ma per andare oltre la questione della Capitale, va anche rilevato che i cinque Ato, di fatto non esistono: se un ambito non ha l’autosufficienza può rivolgersi agli altri. Bisogna puntare sul compostaggio di piccola taglia. Basterebbe che i romani dividessero la frazione organica per fare un deciso passo in avanti sulla differenziata”. Giuseppe Simeone, Forza Italia e presidente della commissione sanità, critica fortemente la scelta degli Ato, della mancanza di regole chiare e dell’insufficienza impiantistica: “Nella relazione, l’assessore ha voluto distinguere i compiti della Regione da quelli delle altre amministrazioni. Io vorrei ricordare che la Regione ha tutte le responsabilità, a partire da quella politica di verificare che i contenuti del piano vengano poi attuati. Così come è stato scritto il piano non è cogente, mancano ad esempio i regolamenti degli Ato, le regole di funzionamento. Gli Ato, poi, devono essere 6, Roma deve rappresentare un ambito autonomo: la Capitale ha un peso troppo rilevante per stare nello stesso ambito della Provincia. Non si capisce perché l’ordine del giorno approvato in questo senso, con il voto favorevole della maggioranza, viene dimenticato e cancellato. E’ un piano, insomma, pieno di buone intenzioni, ma non sarà possibile attuarlo se qualcuno, come puntualmente accade, si mette di traverso. Si parla di autosufficienza nel territorio regionale e in quello dei singoli Ato, ma mancano gli impianti necessari, sia di compostaggio della frazione organica che di termovalorizzazione, e mancano le discariche di servizio. Su tutti questi impianti la nostra capacità attuale è molto al di sotto dell’effettiva necessità”.

Per Stefano Parisi, Lazio 2018, si tratta di “un piano in piena continuità con i precedenti. Qualora rimanesse così com’è la situazione non cambierebbe di molto. Si tratta poi di un piano che non ha un proprio quadro finanziario, tant’è che l’assessore al Bilancio si è impegnata a fare una ricognizione delle risorse disponibili per allegarla al piano stesso. C’è inoltre un approccio decisamente ideologico. Ci sono punti di debolezza molto importanti: questa discussione deve portare a un profondo cambiamento. Speriamo che l’apertura che l’assessore ha fatto nella sua relazione non sia soltanto formale. Con il piano così com’è oggi continueremo a esportare rifiuti fuori dalla Regione con costi altissimi e rischi di gravi infiltrazioni della criminalità organizzata. C’è una grave sottovalutazione sul problema della termovalorizzazione: questa è la grande questione che il piano non risolve, anche in questo caso per motivi ideologici, non si può essere subalterni a quella cultura terrapiattista che sta uccidendo questo Paese. Servono i termovalorizzatori per evitare che i rifiuti prodotti nella nostra Regione continuino a finire in discarica o continuino a essere esportati. Ci sono tecnologie che consentono processi di lavorazione pulita. L’obiettivo deve essere zero discariche. Infine la questione della gestione degli impianti: il problema non è il privato, ma l’assoluta incapacità del pubblico di controllare il privato. Il pubblico non deve gestire direttamente ma garantire concorrenza e controlli rigorosi”.

Mentre per Fabrizio Ghera, presidente del gruppo Fratelli d’Italia: “le cifre del Piano non sono realistiche, non c’è stata alcuna riduzione dei rifiuti, al contrario c’è stato un rimpallo di responsabilità tra Regione e Roma Capitale. Le percentuali sono molto più basse di quelle indicate. Abbiamo bisogno di più impianti per ridurre le tariffe, visto che tonnellate di rifiuti vengono trasferiti fuori Regione con costi notevoli. Non basta dire riduciamo la produzione di rifiuti perché nei fatti non è così, basta vedere i dati attuali, e le politiche inserite nel Piano non incidono. Un testo che non ci piace perché pone risultati irrealizzabili. La priorità è produrre meno rifiuti. In tal modo possiamo salvaguardare l’ambiente e abbassare le tariffe a carico dei cittadini”.
(ITALPRESS).

Le elettriche Peugeot approdano al Country Club di Porto Rotondo

PORTO ROTONDO (ITALPRESS) – In vista dell’imminente periodo di vacanze estive, Peugeot ha deciso di portare questa tecnologia direttamente in uno dei luoghi più ambiti d’Italia in questa estate 2020, la Sardegna. La Casa del Leone ha quindi stretto una partnership con il Country Club di Porto Rotondo, storico locale protagonista da oltre 30 anni per l’attività sportiva e le notti estive dell’isola che nelle scorse ore ha riaperto i battenti.
Da oggi al 23 agosto sarà possibile, nel pieno rispetto delle normative contro il COVID-19, vedere da vicino e provare la gamma elettrificata della Casa, potendo contare anche su un servizio di courtesy car a disposizione degli ospiti previa prenotazione. Una branding location a tema del Move to Electric, strategia che la Casa del Leone ha avviato da tempo e che punta ad agevolare la transizione energetica della mobilità, sotto il segno del PEUGEOT #UnboringTheFuture, garanzia di grande piacere di guida che viene esaltato ancor più con l’arrivo dell’elettrificazione.
Oltre all’esposizione del Nuovo SUV Peugeot e-2008 all’ingresso del locale, saranno a disposizione degli ospiti una flotta di Peugeot elettrificate: l’Auto dell’Anno 2020 in versione 100% elettrica, PEUGEOT e-208, il già menzionato SUV e-2008, ma anche le più grandi (e con motorizzazione plug-in hybrid) SUV 3008 Hybrid4 da 300 CV e l’ammiraglia 508 Hybrid, sia in versione fastback che SW. La mattina peugeot porterà la bellezza e l’energia nelle spiagge dell’isola attraverso un tour che toccherà le spiagge più belle attorno a Porto Rotondo. Dalle 18 alle 24, invece, sarà possibile effettuare un test drive nel pieno rispetto delle normative anti COVID-19. Infine, la flotta elettrificata Peugeot potrà esser disponibile come servizio courtesy per VIP e top client. Come sempre, tutta l’elettrizzante esperienza sarà seguita e raccontata sui canali social ufficiali Peugeot.
(ITALPRESS).

Fitarco: rinnovo tesseramento e affiliazione società gratis nel 2021

ROMA (ITALPRESS) – La federazione italiana tiro con l’arco si schiera al fianco di tutti i suoi arcieri. Dall’attività di alto livello a quella di base, nessuno può essere lasciato solo ad affrontare l’incerto futuro del post lockdown. “Dopo aver riaperto il 25 maggio le nostre società, appena è stato possibile abbiamo fatto ripartire anche l’attività agonistica ideando un protocollo con tutte le norme igienico-sanitarie per far tirare in sicurezza i nostri arcieri – ha dichiarato il presidente Fitarco Mario Scarzella -. Questa prova è riuscita alla perfezione visto che sono state organizzate in tutta italia 38 gare sperimentali che hanno dato gli esiti sperati. Dopo l’apertura dei campi di gara è stato il turno delle Nazionali che nel mese di luglio sono ripartite con i raduni. La Federazione però aveva fin dal principio come obiettivo primario quello di aiutare l’attività di base e per questo abbiamo dato un sostegno economico effettivo alle società e a tutti i tesserati. Tra le varie iniziative, una di quelle che ci sta più a cuore è il rinnovo del tesseramento degli arcieri e la riaffiliazione delle società che sarà totalmente gratuito per l’anno 2021”. Le compagnie affiliate alla Fitarco riceveranno un contributo a seconda delle strutture utilizzate per l’attività. Le società con un impianto indoor e uno outdoor ubicati nello stesso complesso e dotati di servizi igienici e spogliatoi riceveranno 2000 euro.
L’aiuto economico sarà di 500 euro per chi utilizza un impianto outdoor o uno indoor, anche in questo caso dotato di spogliatoi e servizi igienici e sanitari. Per chi, sempre avendo spogliatoi e servizi, svolge la sua attività su un impianto per il tiro di campagna o per il 3D il contributo sale a 600 euro. La quota è fissata a trecento euro per chi ha un impianto, indoor, outdoor, 3D o campagna, non dotato di spogliatoi e servizi igienici. Inoltre, la Fitarco ha stanziato la quota di 7 euro da devolvere alle società per ciascun tesserato risultante iscritto alla compagnia al giugno 2020. Questi contributi vanno sommati ai 228 mila euro che verranno elargiti direttamente dal Comitato italiano paralimpico, destinati alle società che praticano l’attività para-archery.
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Tutela piccoli comuni, aula approva la legge

ROMA (ITALPRESS) – Il Consiglio regionale del Lazio, presieduto da Mauro Buschini (Pd), ha approvato, con 25 voti a favore e 11 astenuti, la proposta di legge regionale 200 ‘Tutela e valorizzazione dei piccoli comunì, d’iniziativa dei consiglieri del Movimento 5 stelle Francesca De Vito, Valentina Corrado e Valerio Novelli. La nuova legge regionale è volta a sostenere i 254 comuni del Lazio sotto i 5000 abitanti nel contrasto ai fenomeni da spopolamento, nel recupero e nella riqualificazione degli edifici nei centri storici, nello sviluppo del turismo e delle attività turistico-ricettive anche attraverso gli alberghi diffusi, nella valorizzazione dei prodotti agroalimentari, nella prevenzione dal rischio idrogeologico, nella semplificazione degli adempimenti amministrativi. Alcune disposizioni sono volte al mantenimento in attività di istituti scolastici statali destinati ad essere chiusi e alla gestione associata da parte di più comuni dei servizi di trasporto pubblico locale. A favore delle nuove imprese, costituite nei comuni del Lazio dopo l’entrata in vigore della legge, sono previste agevolazioni tributarie in materia di Irap per cinque anni e per ulteriori tre periodi d’imposta a favore delle imprese costituite da giovani di età compresa tra i 18 e i 35 anni, da donne e da disoccupati di età inferiore a cinquant’anni. Per favorire lo sviluppo economico e il ripopolamento dei piccoli comuni e agevolare la loro rigenerazione urbana è istituito il reddito di residenza attiva.
Suddiviso in tre annualità è destinato a coloro che intendano avviare un’attività imprenditoriale o recuperare, anche a fini abitativi, beni immobili appartenenti al patrimonio storico e culturale. Sono anche previsti contributi una tantum a sostegno della natalità. Gli oneri finanziari a carico del bilancio regionale, ammontano 4,4 milioni di euro nel biennio 2021-2022, per gli interventi previsti dalla legge, alla cui realizzazione possono concorrere le risorse di cui a una serie di leggi regionali in vigore ivi elencate e provenienti dalla programmazione comunitaria.
La consigliera De Vito ha ricordato che “i 254 piccoli comuni del Lazio rappresentano oltre il 67 per cento del totale (378 comuni), ma a causa del fenomeno dello spopolamento oggi rappresentano solo l’8 per cento della popolazione totale della nostra regione.
Eppure – ha aggiunto De Vito – custodiscono la maggior parte dei tesori e delle tradizioni del nostro Paese, sono un riferimento geografico per molti prodotti tipici, sono intrisi di storia e di cultura e non solo. Anche durante l’emergenza Covid i piccoli comuni hanno dimostrato l’alto livello di qualità della vita al loro interno. Questa legge, che li va a sostenere, tutelare e valorizzare è, pertanto, fondamentale per gli amministratori locali che la stanno aspettando da quasi vent’anni”. Presente l’assessore agli Enti locali, Alessandra Troncarelli. Durante l’esame sono stati approvati diversi emendamenti.
In dichiarazione di voto è intervenuta la prima firmataria della proposta di legge, De Vito, e hanno annunciato l’astensione dei rispettivi gruppi i consiglieri Fabrizio Ghera (FdI), Giuseppe Simeone (FI), Pasquale Ciacciarelli (Lega) i quali, pur manifestando apprezzamento per le finalità della legge, hanno lamentato l’esiguità delle risorse messe in campo. Per la maggioranza ha preso la parola Rodolfo Lena (Pd). Poco prima del voto finale, il Consiglio regionale ha altresì approvato un ordine del giorno della consigliera Marta Bonafoni (Lista Zingaretti) che impegna la Giunta ad adottare entro 180 giorni un apposito piano regionale per garantire la copertura della rete di telefonia mobile e l’estensione delle infrastrutture di accesso a internet a banda larga e ultra larga nelle aree interne, al fine di ridurre il digital divide nel territorio regionale
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Stragi Bologna e Ustica, Mattarella: “Non si smarrisca mai la memoria”

BOLOGNA (ITALPRESS) – Con una messa nella Cattedrale di San Pietro, a Bologna, sono state commemorate le vittime delle stragi degli anni Ottanta: quella di Ustica e della Stazione ferroviaria di Bologna. Alla celebrazione ha partecipato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
“La mia presenza qui – ha detto il Capo dello Stato – ha questo significato: partecipazione al dolore che rimane, solidarietà della Repubblica, ricordo, dovere del ricordo e della memoria perchè non si smarrisca mai quanto avvenuto. E serve a ribadire l’esortazione a sviluppare ogni impegno per la verità”.
Ad accogliere Mattarella sono stati il presidente della Regione Emilia Romagna, Stefano Bonaccini e il sindaco di Bologna, Virginio Merola. A officiare la messa è stato il cardinale Matteo Zuppi che nella sua omelia ha sottolineato come sia necessario che “chi sa, aiuti a trovare la verità. Non accettiamo come innocui – ha detto – i semi dell’odio e del pregiudizio, le ideologie che annullano la persona, l’uso di parole che diventano armi, la superficialità di cercare a tutti i costi la convenienza senza difendere la verità e il bene comune. Chiediamo ancora che chi sa qualcosa trovi i modi per comunicare tutto ciò che può aiutare la verità, perchè anche se scappiamo dal giudizio degli uomini non scappiamo dalla nostra coscienza e soprattutto dal giudizio di Dio”.
Per Paolo Bolognesi, presidente dell’associazione dei familiari delle vittime della strage di Bologna del 2 agosto 1980 la presenza di Mattarella “ci fa onore e oltre alla vicinanza al nostro dolore di familiari delle vittime e feriti la consideriamo un impulso alla nostra richiesta di verità e giustizia”.
(ITALPRESS).

Al via gli ordini per Citroèn è-Jumpy, 100% elettrico

MILANO (ITALPRESS) – Citroèn è-Jumpy – 100% èlectric, svelato lo scorso mese di maggio, può essere ora ordinato in Italia. Questo modello continua dunque l’offensiva di elettrificazione di Citroèn che commercializzerà 6 modelli elettrificati nel 2020, tra cui Ami, SUV C5 Aircross Hybrid, è-C4, è-Jumpy e è-SpaceTourer. La gamma dei veicoli commerciali sarà elettrificata al 100% entro il 2021. In linea con la filosofia “Inspired by Pro”, Citroèn è-Jumpy propone una gamma su misura, disponibile in 3 lunghezze (con tempistiche e disponibilità a seconda dei Paesi), adatta a tutti i professionisti. Nuovo Citroèn è-Jumpy dispone di tutte le caratteristiche che hanno decretato il successo di Jumpy nel mercato dei furgoni compatti, come il suo volume di carico fino a 6,6m3 o il suo carico utile fino a 12q. Proposto con 2 livelli di autonomia (fino a 330 km nel ciclo di omologazione WLTP), permette ai professionisti di circolare senza restrizioni sia per brevi tragitti nelle zone urbane soggette a limiti di emissioni sia per tragitti più lunghi.
Dotato di grande carattere e di 15 tecnologie per facilitare la vita quotidiana, offre una nuova dimensione del comfort soprattutto grazie alla fluidità di guida e alla silenziosità. Nuovo -Jumpy è proposto a partire da 32.600 Euro IVA esclusa e arriverà nelle concessionarie nella seconda metà del 2020.
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Acquedotto Pugliese, Emiliano “azienda di cui essere orgogliosi”

BARI (ITALPRESS) – “L’Acquedotto Pugliese è una delle Istituzioni di cui i cittadini pugliesi ne sono maggiormente orgogliosi. Come ne è orgogliosa Regione Puglia che è proprietaria integrale dell’Ente”. Così il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, a Bari alla presentazione del Report Integrato di Acquedotto Pugliese “H2O – La formula che connette territori e comunità”, un momento di documentazione e verifica dei risultati raggiunti dall’Ente nel corso del 2019.
“Ogni volta che possiamo stare insieme e far presente a tutti i dipendenti di Aqp tutta la nostra gratitudine, la stima e il nostro rispetto sono occasioni estremamente importanti – sottolinea Emiliano -. Questa è un’azienda che ha avuto la possibilità di dare un cambio alla storia della Puglia e lo farà ancora di più in futuro. Perchè abbiamo dei grandi progetti, stiamo immaginando altre condizioni per andare a prendere acqua per la Puglia che cresce, e che deve reagire anche a questa situazione di difficoltà del Paese intero a causa del coronavirus. Lo faremo anche grazie ad Aqp e all’acqua che Aqp continuerà a regalare alla Puglia”.
L’Ente pugliese, si legge nel report presentato oggi, nel 2019 ha avuto un utile di crescita che sfiora i 30 milioni di euro, il 3% in più rispetto all’anno precedente grazie anche all’ampiamento del Servizio idrico integrato e all’efficientamento delle strutture sul territorio. E con un obiettivo, per i prossimi cinque anni, di pianificare la progettazione di un’opera strategica per l’approvigionamento idrico del Mezzogiorno, il cosiddetto acquedotto dell’Adriatico: “Se una qualsiasi azienda può misurare la sua qualità in termini di conto economico, a noi questo non è consentito – commenta il presidente di Aqp Simeone Di Cagno Abbrescia -. La positività di quest’ultimo deve essere in relazione alla qualità del servizio erogato. Il piano industriale di un’azienda come Aqp è una grande avventura materiale e intellettuale. Operiamo in un ambito dove la storia deve fare i conti con la natura. La natura è la nostra materia prima. Se siamo qui a dire dei nostri risultati e dei nostri progetti è perchè un servizio idrico integrato altro non è che la trama sulla quale s’intesse l’ordito della vita civile. Tutela delle risorse idriche e tutela dei territori che le custodiscono sono un tutt’uno con la tutela delle comunità che li abitano”.
Le opere di Aqp, poi, si avvalgono anche del supporto del Politecnico di Bari: “Il Politecnico ha le sue radici nell’acqua dell’Aqp – rimarca il rettore Francesco Cupertino -. Sviluppiamo competenze al territorio e siamo orgogliosi di essere partner scientifico di una realtà che può dare tanto al territorio, ai ricercatori e agli studenti della nostra università”.
(ITALPRESS).