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Porto di Salerno, sequestrate 14 tonnellate di “droga dell’Isis”

NAPOLI (ITALPRESS) – La guardia di finanza di Napoli ha sequestrato 14 tonnellate di amfetamine, 84 milioni di pasticche col logo “captagon” prodotte in Siria da Isis/Daesh per finanziare il terrorismo. Oltre 1 miliardo di euro il valore sul mercato. Per gli inquirenti si tratta “del più grande sequestro di amfetamine a livello mondiale”, effettuato in esecuzione di un decreto emesso dalla Procura di Napoli-Dda e maturato nell’ambito di un’indagine delegata al Gico nei confronti di un’organizzazione con proiezioni internazionali dedita all’importazione di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti.
I finanzieri hanno tracciato 3 container sospetti in arrivo al porto di Salerno, contenenti cilindri di carta per uso industriale e macchinari. I cilindri di carta, alti circa 2 metri e del diametro di 140 cm – verosimilmente costruiti in Germania – sono stati congegnati in multistrati in grado di celare allo scanner il contenuto, riposto negli strati interni, di circa 350 kg di pasticche per ogni cilindro.
Rinvenute in totale 14 tonnellate di amfetamine, circa 84 milioni di pasticche, riportanti il simbolo del “captagon” che contraddistingue la “droga della Jihad”.
“E’ noto infatti, che Isis/Daesh finanzia le proprie attività terroristiche anche e soprattutto con il traffico di droghe sintetiche, prodotte in gran parte in Siria, diventata per questo motivo negli ultimi anni il primo produttore mondiale di amfetamine – ricorda la guardia di finanza – Il captagon viene smerciato in tutto il Medio Oriente ed è diffuso sia tra i combattenti per inibire paura e dolore sia tra i civili perchè non fa sentire la fatica”.
(ITALPRESS).

Blitz antimafia tra Italia e Germania, 46 misure cautelari

ENNA (ITALPRESS) – Maxiblitz antimafia dei carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Enna tra l’Italia e la Germania: sono 46 gli indagati, accusati di associazione di tipo mafioso,
associazione finalizzata al traffico e allo smercio di
stupefacenti, estorsioni, corruzione aggravata dall’aver
favorito l’associazione mafiosa, detenzioni di armi da fuoco. La misura cautelare è stata emessa dal gip di Caltanissetta su richiesta della locale Procura. Nell’operazione “Ultra” sequestrati anche beni per un valore di oltre un milione di euro.
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La Juve batte il Genoa 3-1, la Lazio resta a -4

GENOVA (ITALPRESS) – Lo snodo del Ferraris ha il sapore dolce della continuità di risultati per la Juventus, che trova la sesta vittoria consecutiva. La formazione di Maurizio Sarri vince 3-1 e tiene a distanza (+4) la Lazio, trionfante contro il Torino. Nel corso di un secondo tempo vicino alla perfezione, alla Juventus bastano le magie dei tre attaccanti più in forma: Dybala, Cristiano Ronaldo e Douglas Costa. Ma il primo tempo è incentrato sullo scontro a distanza tra l’ex della partita, Perin, e le frecce bianconere. Prima è Bernardeschi a provarci con un tiro che coglie di sorpresa il portiere che se la cava con un intervento coi piedi. Poi è il turno di Cristiano Ronaldo con una conclusione violenta che costringe Perin a rifugiarsi in calcio d’angolo. Il portiere rossoblù si salva anche su un colpo di testa di Rabiot e un’altra botta di Ronaldo ma al 50′ non può nulla sulla conclusione dell’uomo simbolo della ripresa juventina: Paulo Dybala si scatena, salta tre giocatori e col mancino firma il suo quarto gol consecutivo in campionato. Magia chiama magia e al 56′ Cristiano Ronaldo sigla a modo suo il gol del raddoppio: CR7 si invola verso la porta e da venticinque metri lascia partire da posizione centrale un destro che non lascia scampo a Perin. Al 66′ Sarri si gioca la carta Douglas Costa e al brasiliano servono sette minuti per finire sul tabellino dei marcatori con un mancino a giro da fuori area che si infila all’incrocio dei pali. Ma il Genoa alla prima occasione della partita trova la via della rete: al 77′ Pinamonti vince un contrasto con Cuadrado e batte Szczesny sul primo palo per il gol del definitivo 1-3.
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Coronavirus, Fontana “Virus già presente su territorio da diversi mesi”

MILANO (ITALPRESS) – “I medici hanno fatto il loro dovere, i protocolli erano sbagliati”. Così il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, intervenendo a Bergamo Tg, interpellato sulle 110 polmoniti sospette all’ospedale di Alzano Lombardo tra novembre 2019 e gennaio 2020 emerse dai dati, resi pubblici oggi, dall’Ats Bergamo e Asst Bergamo. “Ecco la verità – scrive Fontana nel video rilanciato dalla sua pagina Facebook con un post -, se la dottoressa Malara non avesse violato i protocolli ministeriali non avremmo scoperto il virus”.
Annalisa Malara è l’anestesista di turno la notte in cui Mattia, il “paziente 1”, fu portato in ospedale e fu lei a ipotizzare che si trattasse di un caso di coronavirus che già mieteva vittime in Cina. “Studi sierologici e lettura a posteriori delle cartelle cliniche, confermano la presenza del virus sul territorio già da diversi mesi. I medici – aggiunge Fontana – hanno fatto il loro dovere. I protocolli erano sbagliati. Ringraziamo ancora ogni giorno la dottoressa di Codogno che, contravvenendo al protocollo, il 20 febbraio ha eseguito quel tampone rintracciando il primo paziente positivo in Lombardia. Il suo coraggio ci ha concesso di capire che dovevamo attivarci per affrontare un’emergenza da molti ampiamente sottostimata”, conclude.
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Coronavirus, Speranza “Non siamo a rischio zero, virus circola”

ROMA (ITALPRESS) – “Conosciamo il coronavirus molto meglio, sul piano genomico non è mutato ed è ancora insidioso: basta alzare lo sguardo e guardare i numeri di paesi come Usa e Brasile. Non siamo a rischio zero, il virus ancora circola e ci sono dei focolai. Dobbiamo conservare le regole che conosciamo anche nelle prossime settimane”. Così Roberto Speranza, ministro della Salute, intervistato a Cartabianca su Rai3. “Non abbiamo la certezza scientifica di una seconda ondata, ma è comunque possibile. Dobbiamo farci trovare pronti, nel caso non arrivasse ne saremmo tutti felici. Dobbiamo quindi continuare a investire sul sistema sanitario nazionale per non farci cogliere di sorpresa”, ha aggiunto. “Gli scienziati ci hanno dato una grande mano in questi mesi, è normale che ci siano opinioni diverse per un virus che non conoscevamo. Chi non ha assunto misure rigorose come ha fatto l’Italia sta pagando un prezzo enorme. Penso ci sia bisogno di un’alleanza tra politica e scienza, e questo si può fare dando segnali di unità”, ha concluso Speranza.
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La Lazio vince ancora in rimonta: battuto il Torino 2-1

TORINO (ITALPRESS) – La Lazio vince in rimonta con il Torino per 2-1 e tiene ancora aperta la lotta scudetto. I granata trovano il vantaggio con il rigore di Belotti nel primo tempo ma i biancocelesti ribaltano il risultato nella ripresa con le reti di Immobile e Parolo, portandosi momentaneamente a -1 dalla Juventus, in campo stasera a Marassi contro il Genoa.
Inizio in salita per la Lazio: dopo pochi minuti il tocco involontario di mano di Immobile (l’arbitro Massa non ha dubbi) regala il calcio di rigore ai padroni di casa. Pesante il cartellino giallo all’attaccante diffidato: salterà la sfida con il Milan di sabato sera, stessa sorte tocca a Caicedo (ammonito alla mezz’ora). Dal dischetto al 5′ Belotti non sbaglia l’1-0, è il 12esimo gol in campionato per la punta. I biancocelesti ingranano con calma, poi prendono il controllo della partita. Le migliori opportunità per pareggiare cadono sui piedi di Immobile: al 23′ la punta si divora una palla gol e al 37′ non sfrutta al meglio una conclusione. A inizio ripresa Immobile trova il riscatto dopo 45 minuti sottotono: al 3′ è sua la rete dell’1-1 che gli vale anche il 29esimo gol in campionato. I biancocelesti non si accontentano di un punto nella rincorsa alla Juventus e intendono ribaltare il risultato, come nell’ultima gara con la Fiorentina. Il Torino paga un evidente calo fisico, la Lazio insiste nel cercare la vittoria e ci riesce al 73′ con il tap-in vincente di Parolo per il 2-1, dopo la ribattuta di Sirigu su Milinkovic-Savic.
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Turismo “sociale” scelta giusta per il post covid al Sud

di Marco Imperiale, Direttore Fondazione Con il Sud

Fare impresa sociale al Sud, soprattutto in questa fase, ha un valore aggiunto. La scelta imprenditoriale infatti è preceduta e accompagnata da un’esigenza sociale, così come il perseguimento del bene individuale, del profitto – legittimo – dell’imprenditore, cede il passo al bene del gruppo e all’interesse generale che, in quanto organizzazioni di Terzo settore, riguarda la comunità. Ogni impresa ha o dovrebbe avere un legame, più o meno forte, col proprio territorio. Per l’impresa sociale il legame è alla base della sua stessa azione. Questa premessa è funzionale a comprendere meglio la situazione attuale che caratterizza il “fare impresa” sociale al Sud. Il 50% delle imprese sociali italiane si trova proprio nelle regioni meridionali. Il legame con la comunità, il “fare insieme”, il provocare la “partecipazione”, che sono le premesse del Terzo settore, rappresentano in questo momento un fattore critico per tutte le organizzazioni comprese le imprese sociali. Particolarmente per chi opera nell’ambito del turismo, un settore che, come sappiamo, è messo a dura prova dalla crisi innescata dall’emergenza sanitaria, dalla fase di incertezza e dalle prospettive non proprio rosee. Ma l’obiettivo di comunità e l’esigenza di coesione sociale, da “criticità” possono rappresentare, al contrario, una risorsa e un’alternativa nel ripensare l’offerta turistica. L’importanza dei legami sociali e il valore della solidarietà che ritroviamo in tante esperienze di impresa sociale in ambito turistico sostenute dalla Fondazione Con il Sud (dai “tour sospesi” all’accoglienza diffusa e responsabile) dimostrano che la proposta turistica di comunità può avere una marcia in più.
Fare turismo al Sud nella forma di impresa sociale vuol dire proprio questo, vuol dire proporre non solo un servizio o una esperienza di turismo culturale, ambientale, sostenibile, etico, eccetera, ma condividere una visione e un processo, solidaristico e partecipativo, di godimento del territorio che rappresenta una specificità. Naturalmente, è vedere il bicchiere mezzo pieno perché le difficoltà sono tante, ma è necessario partire da qui e porsi con ottimismo e fiducia verso il futuro così come fanno già le organizzazioni di Terzo settore. Se ci fosse più attenzione a esplorare, capire e comprendere meglio queste esperienze si potrebbe intravedere nella loro autenticità una leva per ripensare alcune forme di turismo post Covid al Sud. La gente, messa a dura prova dal lockdown, ha voglia di socialità e di riscoprire i legami comunitari. Il turismo sociale, oltre a offrire la “bellezza” di un territorio e di una comunità è capace di condividerne anche l’anima. Altro aspetto non secondario è l’esigenza di vivere un’esperienza turistica in sicurezza. Assistiamo a comportamenti “devianti” rispetto alle regole del distanziamento sociale che creano molto disorientamento, anche per le proposte turistiche. Il turismo sociale ha come obiettivo implicito quello di diffondere e mettere in pratica il concetto di responsabilità individuale e collettiva. Detto tutto ciò, è davvero un peccato che da settimane si senta discutere molto di turismo e di Sud ma poco o per niente di questo turismo, nonostante il suo valore sociale e il suo potenziale economico.
(ITALPRESS).

Parco Paduli, app per far conoscere e apprezzare le bellezze

Il super Parco: cosi viene definito nell’omonimo sito il Parco Paduli, un “parco multifunzionale” la cui idea si inizia a concretizzare nel lontano 2003 per iniziativa dei Comuni di San Cassiano, Botrugno, Nociglia, Surano, Sanarica, Supersano, e Giuggianello (Terre di Mezzo), Scorrano, Maglie, e Muro Leccese.
Coinvolgere ed ascoltare le comunità è stato alla base di questo lungo ed articolato percorso: osservare ed analizzare il territorio, comprenderne esigenze e carenze, ascoltare il parere di professionisti e di eccellenze esterne per ottenere nuovi modelli per lo sviluppo del territorio.
Le nuove forme di attenzione e cura individuate hanno concentrato i saperi locali, quelli esperti e le istituzioni tutte intorno all’idea unica di Parco Agricolo Multifunzionale dei Paduli. Non è un Parco naturale nel vero senso della parola, ma è probabilmente di più: è un progetto di interconnessione ambientale-paesaggistica che vede il Parco come luogo centrale della strategia globale di rigenerazione, per e con il recupero delle relazioni tra la vita degli abitanti, la città e la campagna.
Indicato esattamente come “Progetto Pilota per la sperimentazione di pratiche afferenti alla multifunzionalità in territorio agricolo” il parco dei Paduli si estende per 5.500 ettari e il suo territorio è attraversato da un fitto reticolo di canali, stagni, laghi temporanei e da una labirintica rete di sentieri.
A Mauro Lazzari, coordinatore delle attività all’interno del Parco insieme all’associazione Abitare i Paduli e Lua – Laboratori Urbani Aperti abbiamo chiesto che cosa significhi “parco agricolo multifunzionale”.
Noi crediamo che all’attività agricola possano essere associate altre attività che sono complementari come l’ abitare sostenibile, l’accoglienza, l’ospitalità, le esperienze di inclusione sociale e la realizzazione di progetti che ambiscono alla cura del paesaggio avendo sempre come sfondo i principi di sostenibilità e di turismo responsabile. E così accanto al recupero delle antiche tecniche di agricoltura stiamo recuperando anche beni rurali minori utilizzabili ai fini dell’ospitalità.
Purtroppo le iniziali strategie hanno dovuto subire un brusco cambiamento: da circa dieci anni infatti il paesaggio è completamente stravolto a causa del batterio Xylella che ha attaccato tutto il patrimonio arboreo olivicolo e ne ha disseccato la stragrande maggioranza. Quindici anni fa pensavamo alla produzione di olio, al miglioramento della sua qualità ad esempio raccogliendo le olive sulla pianta e non a terra, ad iniziative legate alla raccolta delle olive, cose oggi non più fattibili.
Il batterio ci ha fatto però comprendere una cosa molto importante: che il paesaggio non è statico ma è in costante mutamento.
Questo significa che anche l’offerta turistica è in costante mutamento: non si raccoglieranno le olive, ma i turisti potranno dormire nella deliziosa casetta ecosotenibile: un’antica casetta rurale, situata nell’oliveto pubblico, completamente restaurata che autoproduce energia elettrica ed acqua calda ed è fornita di un sistema di ciclodepurazione delle acque. Offriamo anche la casetta dell’ecociclista, una piccola casa a San Cassiano vicina alla ciclofficina ed al noleggio di biciclette. Negli anni passati i turisti hanno partecipato ad iniziative diverse come visite guidate tematiche, visita alle opere rupestri, eventi e workshop pubblici, raccolta olive e grano.
Anche la pandemia ci ha obbligato a rivedere alcune iniziative come quelle legate alla sagra di San Giuseppe, una delle feste più importanti dell’intera zona, durante la quale si producono pane, zeppole di san Giuseppe e massa (un particolare tipo di pasta cotta con molte spezie ma senza pomodoro) con i ceci e il grano stumpato. L’usanza voleva che le famiglie ricche facessero dono di queste prelibatezze alle famiglie meno abbienti. Quest’anno abbiamo fatto una cosa simile perche abbiamo donato il grano comunitario alle famiglie più in difficoltà.
La Xylella ci ha portato a ripartire su nuove basi: abbiamo avviato nuove produzioni biodiversificate attraverso micro progetti di agroforestazione e messo in cantiere iniziative diverse come la land art. Su questo tema in particolare dal 13 al 19 luglio prossimo si svolgerà un originalissimo workshop di agroforestazione e autocostruzione di rifugi temporanei e biodegradabili nel Parco Paduli.
I partecipanti, guidati dal Land Artist Oscar Dominguez autocostruiranno un “rifugio verde”, cioè una casa per le “creature” che vivono nel Parco: insetti, piante, uccelli, quadrupedi e bipedi vari, Come scrivono gli organizzatori sarà “un’installazione d’arte temporanea vivente, in un ambiente fragile e inselvatichito dal rapido disseccamento del patrimonio arboreo. Il luogo ideale in cui sperimentare azioni di cura del paesaggio mediante l’autocostruzione di un’architettura verde, nata dalla convivenza tra materiale secco e specie arboree, capaci di crescere ed autocostruirsi nel tempo”. Il workshop nasce da un’idea di Abitare i Paduli e LUA in collaborazione con la Cooperativa Sociale Ad Astra con il partenariato dell’Unione dei Comuni delle Terre di Mezzo ed è realizzato nell’ambito del progetto “Il Giardino Planetario”, il laboratorio interculturale che coinvolge i minori stranieri ospiti delle strutture di accoglienza e gli abitanti delle comunità, in pratiche collaborative finalizzate all’inclusività e all’integrazione.
Al termine del worhshop lanceremo la app “visitPaduli” che, utilizzando le tecniche e le modalità della gamification, consentirà ai visitatori di muoversi in maniera autonoma all’interno del parco “sbloccando” via via una miriade di informazioni nascoste e geolocalizzate in punti d’interesse specifico. L’App guiderà il visitatore attraverso un gioco di ruolo alla scoperta di oltre 300 tra luoghi di interesse e beni (tra botanici, architettonici, geologici e antropologici: ulivi secolari, canali, inghiottitoi, masserie, pajare, motte, casini di caccia, cripte, chiese rupestri, trappeti, dolmen, menhir, boschi, laghi temporanei e stagni, ma anche fiere, mercati, e feste campestri… i progessi e l’esperienza conoscitiva accumulata consentiranno di salire il livello di empatia col Parco da semplice visitatore a spirito guida.
Un percorso di scoperta delle creature del Parco da fare a piedi o in bici, un esperienza immersiva: partendo dai centri storici dei borghi e lungo le strade rurali, frapposti tra i sipali, in prossimità dei beni agricoli, vicino ai crocicchi, o nei dintorni delle “Porte del Parco”, vicino ai luoghi di interesse sarà possibile osservare una nuova segnaletica fatta di: “alberi”, dispositivi verticali leggeri utili all’orientamento e da “infocircle”, dispositivi in pietra, di forma circolare, installati a terra, pensati per informare e orientare il visitatore, geolocalizzati e e accessibili dalla app.
“Perchè svelare la complessità di un paesaggio e raccontarlo significa conoscerlo. Conoscerlo significa creare una consapevolezza del suo valore, proteggerlo e creare la condizioni affinché la conoscenza sia il presupposto per il suo sviluppo e la sua innovazione”.
(ITALPRESS).