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Clownterapia, via ai contributi in Toscana

Gli enti costituiti in forma di organizzazioni di volontariato e anche altri enti del Terzo settore che si avvalgono di prestazioni di carattere volontario da parte degli aderenti o degli associati, potranno accedere ai contributi della Regione finalizzati a interventi di sostegno delle attività per portare sollievo ai piccoli pazienti delle strutture sanitarie della Toscana. Lo prevede la proposta di legge, approvata nei giorni scorsi in Consiglio regionale all’unanimità, con la quale si modifica la normativa in materia approvata nel febbraio scorso.
La proposta di legge di modifica, firmatari Lucia De Robertis (Pd) e Stefano Scaramelli (Iv), è stata predisposta, sulla base del principio della leale collaborazione tra Istituzioni per evitare l’impugnativa da parte del Governo.
Nell’ambito del procedimento di controllo sulla norma regionale, infatti, era stato sollevato il rilievo secondo il quale, indicando le sole associazioni di volontariato quali destinatarie dei contributi previsti dal bando regionale, si configurava, nella sostanza, una violazione dell’articolo 3 e dell’ultima comma dell’articolo 118 della Costituzione.
Nell’illustrare l’atto in Aula, infatti, il presidente della commissione Sanità, Stefano Scaramelli, dopo aver ricordato che la proposta è uscita dall’Ufficio di Presidenza, ha parlato di mero adeguamento tecnico, di intesa col Governo, specificando la giusta dizione di “Terzo settore”.
“Grazie per la chiarezza e per il lavoro svolto” sono stati espressi dalla vicepresidente del Consiglio, Lucia De Robertis.
La legge, che fin dalla sua ideazione è stata ampiamente condivisa, ha lo scopo, attraverso la clown terapia e altre attività, di dare un sollievo e un supporto psicologico e emotivo ai pazienti pediatrici. Nello specifico la norma parla di attività svolte da clown e mediante giochi terapeutici, e ogni altro intervento organizzato per ‘distrarre’ i piccoli pazienti attraverso il gioco, il teatro e la musica. Per l’anno 2020 la legge prevede, attraverso un bando, l’erogazione di contributi per un massimo di 100mila euro.
(ITALPRESS).

Casellati “la Giustizia va rivista e riformata”

ROMA (ITALPRESS) – “Ho posto per prima il problema della necessità di un intervento chiaro e definitivo sui problemi in campo. Vedo con piacere che oggi sono al centro dell’attenzione. E’ chiaro ormai a tutti che non esiste solo il problema Palamara, le cui responsabilità saranno valutate, ma esiste il problema della giustizia italiana. La politica deve fare la sua parte con riforme strutturali, coraggiose e autonome, così come il Csm non può più lasciare margini di opacità”. Così, in un’intervista al Corriere della Sera, la presidente del Senato, Maria Elisabetta Casellati, che aggiunge: “Ho fatto parte del Csm dal 2014 al gennaio del 2018 e queste sono state le mie battaglie. Ho sempre affermato che la giustizia, compreso il Csm, va rivista e riformata: sorteggio dei membri togati del Csm, non obbligatorietà dell’azione penale, separazione delle carriere, divieto di porte girevoli dalla magistratura alla politica e viceversa etc. L’ho detto e lo dico pensando alla maggior parte dei magistrati che stanno scoprendo in questi giorni un suk delle nomine e sono sbalorditi dall’abbassamento della loro credibilità nei confronti dei cittadini spesso inermi di fronte allo strapotere delle correnti. E’ in gioco il nostro stato di diritto”.
(ITALPRESS).

C.A.P. Salento, rete di comunità agricoltori-pescatori

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Quasi una sfida impossibile quella di unire in un’unica realtà agricoltori e pescatori, seppur localizzati in una specifica area geografica. E invece nel Salentino – più precisamente nelle aree tra Lecce, Taranto e Brindisi – è sorta C.A.P. Salento – Comunità degli agricoltori e pescatori. Creata nel 2016 come evoluzione di precedenti minori esperienze create all’interno dei Parchi naturali, la Comunità sta valorizzando antiche tradizioni, prodotti tipici, produzioni di qualità ed è rafforzata nel suo percorso dalla presenza di Slow Food e della Fondazione con il Sud. Ne parliamo con Marcello Longo, referente del progetto e presidente di Slow Food Puglia.

Come siete riusciti a coniugare realtà così differenti?

La rete di comunità tra gli agricoltori e pescatori ha visto crescere la coesione grazie a numerosi incontri, workshop, eventi/progetto propri di Slow Food come i mercati della Terra e del Mare, il salone del Gusto e Slow Fish. Con il passare del tempo i prodotti delle comunità hanno avuto una forte risonanza in tutta Italia e non solo. Il loro successo deriva anche dalla qualità e dalla quantità di studi ed attività di ricerca realizzati. Con i 21 i pescatori che hanno aderito al progetto del Presidio di Slow Food “Pesca tradizionale delle secche di Ugento” sono state individuate modalità di pesca più sostenibili e rispettose della stagionalità, biodiversità e metodi di pesca mentre con le aziende agricole modalità di coltivazione (nel nostro caso del Pomodorino di Manduria) sostenibili e rispettose della tradizione.

Perchè avete scelto proprio la coltivazione del Pomodorino di Manduria?

L’antica coltivazione di questa particolare varietà era quasi del tutto perduta e sopravviveva grazie alla passione ed al duro lavoro di alcuni anziani contadini, veri “custodi” che ne conservavano la semenza. Grazie a Slow Food, all’area protetta del luogo e alla passione di giovani agricoltori questa antica cultivar è stata recuperata anche al fine di creare nuova economia. Diventare presidio Slow Food ha richiesto un lungo percorso fatto di incontri con i tecnici agronomi, i contadini custodi, compilazione di questionari, redazione disciplinare di produzione, interviste…

Perchè il Pomodorino di Manduria è così pregiato e prezioso?

Richiede molto lavoro e ha una resa bassa: per questo, nonostante le ottime caratteristiche organolettiche (sia fresco sia trasformato), è stato abbandonato e sostituito da coltivazioni intensive. La coltivazione è manuale, non prevede irrigazione ed esclude trattamenti chimici (secondo le regole dell’agricoltura biologica). La semina inizia a fine febbraio nei terreni della fascia costiera e continua a marzo nell’entroterra. La raccolta inizia nel periodo di Sant’Antonio (13 giugno) e dura fino alla fine di luglio. Dai pomodori del primo palco – ossia i frutti migliori, che si trovano alla base della pianta – si recuperano i semi per la stagione successiva. Con i frutti più maturi si prepara la passata. Tradizionalmente il pomodorino di Manduria si mangia fresco insieme al carosello, un cetriolo tipico della zona o nella “jatedda”, un’insalata estiva a base di pomodorini freschi, aglio, olio, sale, capperi e origano con cui si condiscono le friselle.

Viene venduto direttamente o anche online?

Il Pomodorino di Manduria viene venduto direttamente e anche on line. I giovani imprenditori utilizzano piattaforme di e-commerce che consentono di innovare le strategie di commercio e vendere anche i trasformati come la passata, i pomodori semisecchi o secchi, i sughi, ecc). Aggiungere un presidio Slow Food nella propria produzione – , vero elemento distintivo di qualità ed eccellenza – ha consentito alle tre aziende coinvolte nel progetto (Chiara D’Adamo, Damiano Spina SRL e Terra di Patuli) di migliorare le performance economiche. Il Covid-19 vi ha creato problemi? Sì, perché molto del pescato locale e dei trasformati del pomodoro venivano venduti al sistema della ristorazione locale e la chiusura dei locali ha comportato una importante perdita per tutte categorie.

(ITALPRESS).

Dalla “Pietra di scarto” opportunità occupazionali

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“La pietra scartata dai costruttori è diventata testata d’angolo” recita il salmo 118 della Bibbia e la nostra Cooperativa è nata per creare opportunità occupazionali per quelle “pietre scartate” cui nessuno darebbe una seconda possibilità. Dopo il carcere, la dipendenza, lo sfruttamento è fondamentale sviluppare nuove opportunità di inclusione, seguendo la stella polare della Costituzione e ponendosi l’obiettivo necessario della giustizia sociale”. Così Pietro Fragasso sintetizza nascita e obiettivi della cooperativa sociale “Pietra di scarto” di cui è presidente. La cooperativa nasce nel 1996 a Cerignola come “gesto concreto” del Progetto Policoro della Cei, per l’imprenditorialità giovanile al Sud. Dà lavoro a detenuti, immigrati, ex tossicodipendenti, donne in difficoltà che coltivano soprattutto olivi e pomodori su terreni confiscati alla mafia. I prodotti della terra vengono lavorati all’interno di un altro bene confiscato: una sorta di bunker in cui venivano preparate le auto per nasconderci la droga. Oggi si chiama Laboratorio di Legalità Francesco Marcone (il direttore dell’Ufficio del registro di Foggia ucciso dalla mafia nel 1995) e qui i pomodori vengono conservati e lavorati. La cooperativa sta anche operando per creare una filiera etica del pomodoro che ponga al centro i diritti dei piccoli produttori e dei lavoratori stagionali che, italiani e stranieri non importa, spesso lavorano in condizioni di sfruttamento.
Fragasso racconta con passione come la sua laurea in lettere anziché allontanarlo lo abbia avvicinato alla “terra”. “La mia passione sono sempre state le persone, le loro vite e disperazioni: proprio l’amore per la letteratura e la poesia è stato decisivo per capire come tutte le storie, anche quelle sbagliate, sono degne di essere raccontate e ascoltate. La strofa della Città Vecchia di Fabrizio De André “se non sono gigli, sono pur sempre figli, vittime di questo mondo” è in un certo qual modo il mio manifesto politico. La terra, il lavoro, i sacrifici che richiede e le soddisfazioni che può donare, rappresentano uno strumento di straordinaria potenza, capace di rimettere al centro la persona, prescindendo dal percorso che lo ha portato a noi”.

Come coniugate i vostri valori con il dover stare in piedi economicamente?

E’ la scommessa più grande, nostra come di qualsiasi organizzazione che voglia attivare percorsi di economia solidale stando attenti all’equilibrio economico. Troppo spesso, sopratutto in alcuni territori, il terzo settore si è caricato di responsabilità delegate dallo Stato. Sbilanciarsi troppo sulla passione civile è stato un errore ed ora stiamo imparando anche a guardare anche i conti. Non nego però che in tante situazioni la “follia civile” alla base del nostro agire continua ad avere un peso specifico importante. Tornando al tema delle coltivazioni, proprio per mantenere gli equilibri economici, oltre a coltivare le varietà più note ed a trasformarle in conserve e passate, stiamo anche facendo una ricerca sulle varietà di pomodoro antiche, le cui sementi sono state conservate gelosamente da alcuni contadini, come il “Pezzuto giallo di Lucera” o “Torremaggiorese” una varietà che necessita di pochissima acqua, che stiamo iniziando a coltivare nei nostri terreni. Purtroppo il Covid ci ha obbligatoriamente fermato e solo da pochi giorni è ripreso il lavoro nei campi: lavorando in maniera alternata, indossando mascherine e guanti e mantenendo la distanza fisica siano riusciti a concludere la messa a dimora di oltre 13mila piantine di pomodoro. Ma durante la quarantena non potevano certo rimanere con le mani in mano e così è abbiamo attivato la campagna “Chi fa per sé, fa per tutti”: con 25 euro si riceve un pacco coi prodotti della cooperativa: olio, passata, olive “La Bella di Cerignola”, pomodorini al naturale. Per ogni pacco venduto Pietra di Scarto ne donerà uno identico alla Caritas della Diocesi di Cerignola-Ascoli Satriano. Perchè “Chi fa da sé, fa per tre!”, ma “Chi fa per sé, fa per tutti!”.

La cooperativa sta anche creando una filiera etica del pomodoro?

Se il primo obiettivo è stato raggiunto in tempi rapidi, quello sulla filiera etica del pomodoro è in dirittura d’arrivo. Grazie al sostegno della Fondazione con il Sud avremmo dovuto avviarlo proprio in questi giorni, ma anche qui abbiamo subito dei ritardi a causa della quarantena. Il mancato arrivo di alcuni macchinari necessari alle lavorazioni ci ha impedito avviarlo ora. Stiamo però operando per creare una rete di produttori del pomodoro da cui acquistare il prodotto a prezzo equo a fronte dell’impegno per una produzione sostenibile e biologica e per la gestione legale e regolare dei lavoratori che vogliamo a loro volta mettere in rete.

(ITALPRESS).

Sale della Terra, consorzio di avvicinamento sociale

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Sedici cooperative aderenti, 245 lavoratori, uno Store e tanti punti vendita, una pasticceria artigianale, un Bistrot, un albergo diffuso, una rete di Fattorie, Orti sociali che ospitano persone fragili in Budget di Salute, 11 Sprar-Siproimi in altrettanti Piccoli Comuni chiamati “del Welcome” un bilancio di valore di circa 3 milioni e mezzo di euro, migliaia di chilogrammi di pomodori raccolti, lavorati e venduti ma, soprattutto, una inestimabile produzione di valore sociale: questo in estrema sintesi è il Consorzio Sale della Terra, che i fondatori definiscono più opportunamente “Rete di economia civile”. Era il 2016 quando le cooperative sociali Il Melograno, I Delfini di Terra, La Solidarietà e Lentamente – le prime tre cresciute nell’alveo della Caritas diocesana di Benevento, la quarta è una cooperativa agricola – decisero di unire i propri sforzi e le proprie attività a favore delle persone più fragili, dei migranti, della comunità tutta attraverso percorsi di inclusione sociale, di azioni di difesa della terra, di recupero di territori e tradizioni, con esempi ed azioni concrete. Sono state un’intuizione e una visione ampie e lungimiranti: rivitalizzare il territorio creando effettive opportunità di lavoro insieme a persone dei luoghi, migranti, persone con disabilità, ex detenuti, giovani preparati che non volevano abbandonare e spopolare la propria terra.

Avvicinamento sociale, in pratica l’opposto di ciò che oggi viene oltretutto erroneamente definito distanziamento sociale. Ecco nascere così l’artigianato sociale con la creazione di complementi di arredo, bomboniere, scatole per aziende di vini pregiati o di caffè o di packaging e il turismo sociale che offre percorsi del gusto, religiosi o esperienziali nei quattordici “BorghidelWelcome” quelli che hanno aderito al “Manifesto per una rete dei Piccoli #ComuniWelcome” della Caritas di Benevento. “Terre del Welcome” – spiega il presidente Angelo Moretti – perché danno il benvenuto a chi arriva da lontano, attratto dal sogno migratorio europeo che si ferma in Italia come primo porto di approdo. Perché sono “Porti di Terra”, terre in cui restare, terre da recuperare dall’abbandono e dallo spopolamento causato da altre migrazioni, quelle degli autoctoni, che a loro volta seguono il loro sogno migratorio e lasciano i piccoli borghi italiani, i piccoli comuni, che sono 5.400 in tutta Italia, il 73% sul totale dei Comuni. La maggioranza dell’Italia, insomma. L’Italia accogliente che a sua volta parla mille dialetti e vive milioni di usi, tradizioni, legati alle terre, ai cicli della natura, alle annate agrarie. Che si susseguono, più o meno fertili, più o meno feconde e abbondanti”.

Ma l’attività in cui maggiormente si esplica l’azione del Consorzio è l’agricoltura sociale: i campi a rischio abbandono adesso vengono coltivati secondo metodi e riti lenti ed antichi, in maniera ecologica e sostenibile ed i loro preziosi frutti vengono trasformati seguendo ricette tradizionali per offrire a tutti confetture, olio evo e di canapa, ortaggi in sottolio, farina e pasta di grani antichi, integrale, di canapa, di Saragolla, salsa e conserve di pomodori. Il pomodoro è il prodotto di cui vanno più orgogliosi: se nel primo anno sono stati prodotti 350 chili di conserve di pomodoro, nel 2019 sono stati raccolti 7500 kg di San Marzano, pomodorini e ovale, poi trasformati in 6000 barattoli assortiti di passata di pomodoro: La previsione di produzione per il 2020 è di circa 10.000 kg di pomodori tra san marzano, tondo e piennolo rosso, per un totale di 8000 barattoli di passata. La lavorazione e trasformazione avviene a Pietrelcina, nella sede della Cooperativa di Comunità Ilex, dalle persone accolte nello Sprar e formate con un laboratorio autorizzato dal Servizio centrale. Accanto ai prodotti freschi e trasformati dell’agricoltura coesiva il Consorzio Sale della Terra produce anche una linea enologica con “Ales” il Greco di tufo, “Confine” la Falanghina, “Crespo”, il Barbera del Sannio e “Gaudium” lo spumante di Falanghina, tutti prodotti secondo i metodi della tradizione.

La commercializzazione dei prodotti è l’unico aspetto del Consorzio che poco ha a che vedere con il passato: ci sono sì i punti vendita fisici dislocati sul territorio primo fra tutti lo Store Sale della Terra ma c’è soprattutto Gioosto.it, la piattaforma di ecommerce sostenibile di “Next nuova economia” della quale la Rete di economia civile “Sale della Terra” è socia. Gioosto.it ha la sua base logistica a Benevento e viene gestita anche da lavoratori in situazioni di fragilità. Inoltre anche in questo difficile momento di crisi sanitaria dovuto al Covid-19 che ha imposto molte chiusure, il Consorzio è riuscito a tenere aperto il laboratorio tessile, mantenendo i posti di lavoro e dando nuove prospettive per il futuro grazie alla produzione e commercializzazione di MasCarina, una mascherina di comunità lavabile in TNT. Un altro successo del Consorzio sono le sei Cooperative di comunità nate con la Fondazione con il Sud che si sentono coinvolte in questa filiera produttiva cui partecipano persone, Comuni, terre e comunità.

(ITALPRESS).

Ricerca, un metodo rapido per predire la qualità di un frutto

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“Multi-trait approach to enhance FRUit qualITY in post-harvest storage conditions” è il nome (complesso e articolato anche in italiano) di un progetto altrettanto complesso e articolato ma dagli sviluppi concreti utilissimi per l’export agricolo. Si tratta infatti di un metodo rapido e non distruttivo per valutare e predire la qualità di un frutto prevenendone e controllandone la perdita di qualità; il tutto grazie all’applicazione di nuove tecnologie che si concretizzano in un kit diagnostico di anticorpi. L’obiettivo è migliorare la qualità della frutta fresca prodotta in Calabria, riducendone la perdita durante la catena di approvvigionamento, favorendo così l’export. Ne parliamo con la referente scientifica del progetto Natasha Spadafora, calabrese di nascita, da 15 anni all’Università di Cardiff (Gran Bretagna), una lunga collaborazione con l’Università della Calabria, selezionata nell’ambito del bando Brains to South, promosso dalla Fondazione con il Sud per attrarre cervelli nel Mezzogiorno. La dottoressa Spadafora che spiega come tutto sia nato dal desiderio di far apprezzare anche all’estero le meravigliose qualità organolettiche dei prodotti calabresi.

“Andando al supermercato in Inghilterra – racconta – vedevo e acquistavo frutta stupenda che non sapeva di niente, pomodori rossi lucidi che si rivelavano acquosi e senza alcun profumo. Possibile che non si riuscissero a far godere odori e sapori della mia terra anche lontano da essa?”. Da qui la sua “sfida personale”, forte del suo dottorato di ricerca in scienza delle piante e del lavoro svolto sempre nel settore applicativo, con particolare attenzione ai temi legati al sapore. ” Voglio arricchire queste terre – dice riferendosi al Regno Unito e più in generale al resto del mondo – di quei sapori che ora non mi è possibile condividere con le persone che vivono qui: questo è un progetto legato alla mia terra, affinchè il Sud Italia possa esportare all’estero ciò che è bravo a fare” Il primo lavoro è stato fatto sulle pesche ed ha previsto due fasi: la prima di caratterizzazione e monitoraggio della qualitá della frutta cioè aroma, sapore, contenuto di composti con valore nutrizionale (ad esempio la vitamina C, Fenoli, Carotenoidi) e caratteristiche intrinseche come durezza, aciditá, contenuto di zuccheri. A questa analisi sono stati affiancati un panel di consumatori e uno di assaggiatori esperti alcuni in Calabria e altri in Gran Bretagna così da poter identificare un gusto soddisfacente per entrambi i palati.

Il secondo approccio prevede lo sviluppo di kit diagnostici per definire la perdita della qualitá della frutta nella filiera. Per fare ciò è stata analizzata insieme all’Universitá della Calabria la componente genetica (trascrittoma) dei frutti raccolti, mantenuti per alcuni giorni in condizioni di bassa temperatura. Sono stati poi selezionati i singoli geni attraverso i quali adesso stiamo creando dei kit diagnostici con i colleghi dell’Universitá di Milano. I prototipi dei kit verranno testati dai produttori del consorzio Sibarit e da aziende che vendono nel Regno Unito, così da coprire la filiera dal produttore fino alla vendita nel mercato. Il progetto FRUITY, ha visto come caso studio le pesche coltivate in Calabria, ma poichè questo approccio é applicabile ad altre colture, dopo rucola, melone e fragole lo stiamo testando sul pomodoro, che molti non sanno essere un frutto anzichè una verdura. Abbiamo iniziato la caratterizzazione della componente aromatica di 4 varietá di pomodoro, grazie al supporto dell’azienda partner del progetto Markes international (UK), che ci fornisce strumentazione di ultima generazione per l’analisi della componente aromatica, con campionamento in Calabria e analisi presso l’Universitá di Cardiff. Allo sviluppo del kit seguirà una fase di test per simulare le condizioni industriali e uno studio sulle preferenze dei consumatori ; il distretto alimentare di Sibari analizzerà il potenziale impatto economico attraverso questionari e interviste ad aziende del settore locali.

Infine, i risultati della ricerca saranno diffusi sul territorio e potranno essere utilizzati per implementare le pratiche dei produttori, in modo da definire un sistema di controllo più efficace, migliorare la qualità dei loro prodotti e favorirne l’esportazione su un mercato internazionale. ” Durante l’anno scendo molte volte in Calabria: quando non c’è campionamento ci sono attività di diffusione del progetto, whorshop con le aziende, la Regione Calabria, il Dipartimento Agricoltura e Ricerca e Sviluppo In questa stagione – dice Spadafora – dovrei già fare il campionamento, ma la quarantena mi trattiene nel Regno Unito; appena posso partirò e mi fermerò sino ad agosto per lavorare sul campo al mio gruppo formato da 3 borsisti e un assegnista”. Mi piace pensare che dal mio progetto possano trarre vantaggio tutti i componenti della filiera “from farm to fork” in quanto il consumatore riceve un prodotto caratterizzato per la sua qualitá eccellente e il produttore – una volta fatto il test diagnostico che garantisce una minore perdita di prodotto – puó scegliere se vendere ad una filiera piú ampia o rimanere in ambito locale”.

(ITALPRESS).

Coronavirus, ok a spostamenti tra regioni dal 3 giugno

ROMA (ITALPRESS) – Via libera dal vertice di governo alla riapertura il 3 giugno della mobilità tra regioni. Il ministro degli Affari regionali, Francesco Boccia, sentirà adesso, nuovamente, singolarmente ogni regione.
“Il Decreto legge vigente prevede dal 3 spostamenti infraregionali. Al momento non ci sono ragioni per rivedere la programmata riapertura degli spostamenti”, ha spiegato, al termine della riunione dei capi delegazione, il ministro della Salute, Roberto Speranza, aggiungendo: “Monitoreremo ancora nelle prossime ore l’andamento della curva”.
(ITALPRESS).

Consegnati lavori di 4 interventi Piano Cortina 2021

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Anas ha consegnato alle imprese aggiudicatarie i lavori di realizzazione di quattro interventi ricompresi nel Piano di Potenziamento della Viabilità per l’appuntamento dei Mondiali di sci 2021 che prevedono l’adeguamento della statale 51 “di Alemagna” nell’ambito dei territori comunali di Longarone e Borca di Cadore. “Anas continua a lavorare senza sosta – dichiara il commissario di Governo per l’attuazione del Piano Claudio Andrea Gemme – indipendentemente dal possibile slittamento dei Mondiali di sci al 2022. Manteniamo fermo l’impegno di concludere i progetti in corso secondo i tempi previsti e dare avvio ai nuovi cantieri senza allentare il ritmo. La competizione sportiva è stata propulsiva per lo sviluppo del Piano straordinario di potenziamento della viabilità ma c’è tutto un territorio che gioverà dei tanti interventi a prescindere dall’evento. Moltissimi cittadini percorrono le nostre statali quotidianamente, spesso per lavoro, e per loro i vantaggi saranno tangibili prima, durante e dopo la competizione sportiva che sia confermata per quest’anno o rimandata al prossimo. Senza alcun dubbio l’elevazione degli standard di servizio delle statali sarà inoltre determinante per un altro evento di rilevanza mondiale già programmato, i Giochi olimpici invernali di Milano e Cortina del 2026”. Tre degli appalti consegnati questa settimana fanno parte degli interventi di miglioramento prestazionale e funzionale della statale 51 “di Alemagna” nel tratto compreso tra lo svincolo di Castellavazzo (km 51,240) e l’imbocco della galleria Termine (km 53,350), nel territorio comunale di Longarone. Consegnati anche i lavori di adeguamento tecnico funzionale dell’intersezione con la viabilità comunale al km 88+400, nel tratto urbano di Borca di Cadore, ricompresi nel 2° stralcio del Piano di potenziamento della viabilità. Previsto nei prossimi giorni l’avvio dei cantieri di lavoro da parte delle imprese appaltatrici. “La consegna di questi lavori è un ulteriore risultato – aggiunge Gemme – che abbiamo ottenuto lavorando concretamente per ridurre il più possibile i tempi necessari a predisporre l’avvio dei cantieri. Questo è il segnale dell’impegno fattivo della squadra coesa dei nostri professionisti che lavora in sinergia e a tempo pieno per l’avanzamento delle opere”. Già programmata inoltre per la prossima settimana la consegna dei lavori di un ulteriore lotto che rientra fra gli interventi di adeguamento della statale Alemagna a Longarone. Infine, sempre relativamente allo stralcio di Longarone sono in corso le verifiche amministrative propedeutiche all’aggiudicazione definitiva di un ultimo lotto, prevista nei prossimi giorni.
(ITALPRESS).