SANREMO (ITALPRESS) – Angelina Mango con “La noia” è in testa nella top 5 della terza serata, frutto della votazione delle
radio e del televoto. Seguono: Ghali, Alessandra Amoroso, Il Tre, Mr Rain.
E’ Teresa Mannino la star: la comica siciliana si prende la scena sin dalla prima discesa delle scale dell’Ariston. “Queste scale sono diverse perchè non servono a niente, ci solo altri 8 ingressi. Qui dietro c’è gente che prega, stringe amuleti, fa il segno della croce. E’ lui ti dice che è il momento in cui ci sono 10 milioni di italiani che ti guardano: lo psicologo dovevi fare”, esordisce la comica. Eros Ramazzotti, ospite all’Ariston per celebrare i 40 anni di Terra Promessa, lancia un appello: “Ci sono quasi 500 milioni di bambini che vivono in zone di conflitto, altri milioni che non vedranno mai la terra promessa: basta sangue, basta guerre. Pace!”.
Teresa Mannino introduce Gianni Morandi. “Da piccola volevo fare la cantante, mia sorella mi diceva sei stonata e quando canti tu piove, e pioveva – dice Mannino -. Stasera devo fare lo sfregio a mia sorella, cantare a Sanremo”. E chiede a Morandi di cantare “C’era un ragazzo”. Russell Crowe, in versione cantante con la sua band, i “The gentlemen barbers”, suona “Let your light shine”.
“Al mio segnale scatenate l’inferno”, dice poi in italiano rievocando “Il gladiatore” e le sue origini italiane ritrovate attraverso Luigi Ghezzi. Tra i presentatori, i 15 cantanti che si sono esibiti ieri, e i presentati continua la gara nella gara del FantaSanremo con mazzi di fiori regalati a direttori d’orchestra e mamme in platea come la signora Beatrice, mamma di Guido Luigi Senia in arte Il Tre, matite che passano di mano e cinque battuti.
-foto Ipa Agency –
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Sanremo, Angelina Mango in testa nella top 5 della terza serata
Su radio e tv Sanremo oscura Israele e la protesta dei trattori
ROMA (ITALPRESS) – Niente e nessuno riesce a rubare la scena mediatica al festival di Sanremo: nelle ultime 24 ore, dalle 9.30 di mercoledì 7 alle 9.30 di giovedì 8 febbraio, sulle radio e tv italiane la kermesse canora è stata citata 424 volte e, complice anche la massiccia programmazione dedicata all’evento dalle reti Rai, ha oscurato avvenimenti ben più importanti quali la guerra in Israele e la “protesta dei trattori” che sta bloccando le strade non solo in Italia, ma in tutta Europa. Lo rileva il monitoraggio sui principali canali televisivi e radiofonici, nazionali e locali, svolto da Mediamonitor.it, piattaforma che utilizza tecnologia e soluzioni sviluppate da Cedat 85, azienda attiva da oltre 35 anni nella fornitura dei contenuti provenienti dal parlato.
L’indagine di Mediamonitor.it evidenzia come la kermesse canora stacchi nettamente il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu (320 citazioni) e il segretario di Stato americano Antony Blinken (284), ieri protagonisti di un faccia a faccia svoltosi a Gerusalemme Est, durante il quale il segretario americano ha sottolineato la necessità di impedire l’espansione del conflitto.
Al quarto posto, con 200 citazioni, troviamo la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che precede una “tripletta made in Ariston”: quinta è infatti Loredana Bertè (190), che ha incendiato la platea con la sua esibizione, seguita da John Travolta (167), protagonista insieme ad Amadeus e Fiorello di un inedito “ballo del qua qua”, e da Giovanni Allevi (162), tornato in pubblico dopo due anni di cure e accolto da una standing ovation.
In ottava posizione Ursula von der Leyen (119 citazioni): la presidente della Commissione UE proprio ieri ha annunciato il ritiro della proposta di legge sui pesticidi e aperto al dialogo con gli agricoltori, mentre in coda alla classifica di Mediamonitor.it troviamo il Presidente degli Stati Uniti Joe Biden (103) e il suo predecessore Donald Trump (101), al quale è stata negata l’immunità presidenziale e può essere quindi processato per aver tentato di manipolare le elezioni del 2020 e per l’assalto a Capitol Hill avvenuto nel gennaio 2021.
– foto: Ipa Agency –
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Carnevale di Venezia, a piazza San Marco il taglio della testa del toro
VENEZIA (ITALPRESS) – Sul palco di Piazza San Marco questo pomeriggio ha preso vita la scenografica rievocazione del Taglio della Testa del Toro, una performance, a cura dell’Associazione “Compagnia L’Arte dei Mascareri”, in collaborazione con la Compagnia teatrale Pantakin e una delegazione proveniente dalla città di Aquileia, che in questo giovedì grasso ha saputo lasciare il pubblico del Carnevale di Venezia a bocca aperta. Una vicenda radicata nel lontano 1162, quando il Doge Vitale II Michiel vinse sul patriarca Ulrico di Aquileia, che aveva tentato di conquistare Grado, città della Serenissima, da cui è poi scaturito un modo di dire veneziano diventato universale, “tagiar la testa al toro”.
Presente per l’amministrazione comunale, il consigliere delegato alla Tutela delle Tradizioni Giovanni Giusto: “Questa rievocazione è l’occasione per far conoscere un’antica usanza della Serenissima, che poi si è trasformata in un modo di dire che tutti conosciamo e che ancora oggi usiamo. La tradizione per noi è continuità, è un modo per tramandare la nostra storia. Ecco perché il Carnevale non è solo un evento da subire passivamente, ma un’occasione da vivere come protagonisti”.
Con lui il sindaco di Aquileia, Emanuele Zorino che ha voluto festeggiare a Venezia insieme ai suoi concittadini arrivati al Carnevale di Venezia per interpretare il Patriarca Ulrico e i dodici feudatari ribelli: “Per Aquileia questo è un modo di far rivivere la nostra storia comune con Venezia tramite le tradizioni, perchè il futuro ha radici antiche”.
A narrare la vicenda la maschera di Pantalone, accompagnato dalla nipote e dalla balia friulana, mentre la delegazione di Aquileia, vestita di mantelli neri con gorgiera e dai mascheroni da Maiale, ha reinterpretato il Patriarca Ulrico e i dodici feudatari ribelli. Lo storico rito del “sacrificio” dell’animale andato in scena sul palco di Piazza San Marco ha ricordato la vittoria del doge Vitale Michiel II sul patriarca Ulrico di Aquileia e sui suoi dodici feudatari ribelli, un trionfo ottenuto nel sangue che costò ai traditori un pegno all’epoca salatissimo.
In memoria del tentativo di insurrezione soffocato nel sangue, infatti, ogni anno anche i successori del Patriarca dovevano inviare in dono e a risarcimento al Doge in carica un toro, 12 pani e 12 porci ben pasciuti. Il toro-Patriarca con i 12 Porci-Feudatari venivano poi messi allo scherno della pubblica piazza con un rituale che prevedeva al suo culmine lo spettacolare taglio della testa del toro. Nella rappresentazione storica protagoniste anche le 12 Marie del Carnevale di Venezia che hanno partecipato alle celebrazioni sul palco di piazza San Marco insieme ai tanti figuranti in maschera che hanno prima sfilato sotto i portici del cuore della piazza San Marco.
Gli animali venivano successivamente macellati e cucinati e la loro carne distribuita durante i banchetti tra i nobili, il clero, il popolo e i carcerati. Da qui l’espressione “Tagiar la testa al toro”, ossia “tagliare la testa al toro”: un modo di dire che è diventato universale ma che nasce a Venezia e proprio nel periodo di Carnevale. Il suo significato metaforico, come noto, è quello di arrivare finalmente a prendere una decisione dopo che se ne discute da tanto tempo.
foto: ufficio stampa comune di Venezia
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Per Bnt Banca risultati positivi, obiettivo ampliare gamma dei servizi
ROMA (ITALPRESS) – “L’anno scorso il settore, nel suo complesso, ha registrato qualche arretramento, come tutto quello del credito al consumo, perchè l’inflazione che ha spinto i tassi in alto in un certo modo ha disincentivato le famiglie a investire, o quanto mano a posticipare nel tempo questi investimenti. Il settore nel complesso è arretrato dello zero virgola, la cessione del quinto è arretrata del 4,5%. In questo contesto, non del tutto positivo, Bnt Banca chiude in crescita. Sono sei anni che chiudiamo in crescita ininterrottamente e, come sempre, chiude in utile. Questa è una caratteristica nostra, nel piccolo, ma è una caratteristica del gruppo di appartenenza, la Banca Popolare di Sondrio che ha chiuso proprio in questi giorni con dei risultati record, eccezionali, nella sua storia di oltre 150 anni”.
Così Umberto Seretti, consigiere delegato di Bnt Banca intervistato dall’Agenzia Italpress. Bnt Banca è una banca specializzata nel credito al consumo che nasce nel 2017 nel gruppo della Banca Popolare di Sondrio.
“La cessione del quinto nel credito al consumo è il secondo prodotto di punta, il primo sono i prestiti personali. La cessione del quinto – ha spiegato – è un prodotto un pò particolare, articolato. Nasce nel 1950 con la legge 180 ed è destinato a facilitare l’accesso al credito di una categoria debole, che era quella dei ferrovieri. Nel tempo si è poi allargata a tante altre categorie, prima fra tutte quella dei dipendenti pubblici e para-pubblici e poi, a partire dal 2005, anche alla categoria dei pensionati. E’ un prodotto particolare perchè vede la partecipazione, come finanziamento, non solo della banca, del cliente, ma anche di una assicurazione e dell’Atc, l’amministrazione terza ceduto, che altro non è che il datore di lavoro per i dipendenti e l’Inps o la cassa previdenziale privata per i pensionati. Un prodotto che sta crescendo in tutti i comparti”. Gianluca Girardi, direttore commerciale Bnt Banca e di Banca Popolare di Sondrio, si aspetta per quest’anno “un recupero rispetto alla performance negativa dello scorso anno. Per quanto ci riguarda nel nostro piano di sostenibilità abbiamo un percorso di crescita importante, grazie allo sviluppo delle nostre reti distributive che prevalentemente riguardano il settore bancario. Da qualche mese è operativo un nuovo accordo con la banca siciliana Popolare Sant’Angelo con la quale abbiamo avviato un soddisfacente rapporto operativo. Poi c’è un terzo del prodotto che viene distribuito con una nostra unità operativa digitale circa il 10% e un altro 20% nel mondo delle reti terze”.
Girardi ha poi annunciato che “stiamo lavorando a un ampliamento di gamma in questo settore: per quanto riguarda la nostra rete diretta ci sarà la possibilità di distribuire i prodotti, come conti corrente, mutui ipotecari, prestiti personali, per poter dare a tutti i nostri collaboratori ulteriori possibilità di business, dando un servizio a tutto tondo al consumatore e al cliente che avesse la necessità”.
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– Foto: Italpress –
Avvio di anno scoppiettante per l’azienda Italia ma pesa ancora l’incognita tassi
ROMA (ITALPRESS) – Avvio di anno scoppiettante per l’Azienda Italia con segnali prevalentemente positivi ma anche qualche ragionevole preoccupazione per i mesi futuri. Sono i dati sulla crescita a incoraggiare un timido ottimismo sulla tenuta della nostra economia, pur in un contesto che vede tutto il mondo vivere una congiuntura delicata (per il Fondo monetario il Pil 2024 salirà del solo 3,1%, come nel 2023). L’Italia nello scorso anno ha avuto una crescita positiva dello 0,7 (dello 0,8 la previsione del Governo) meglio dello 0 della Francia e del -0,3 della Germania in recessione. E meglio della media Ue dello 0,5%.
Un risultato certo in assoluto non da brindisi ma comunque positivo, grazie alle buone performance di industria e servizi che hanno compensato il dato negativo dell’agricoltura. Quello che più incoraggia è il confronto con il 2019, anno pre pandemia. Ebbene il nostro Paese ha recuperato rispetto ad allora un +2,9 del Pil superando il 2,5 della Spagna (al top con uguale dato nel 2023), l’1,8 della Francia e il misero 0,3 della Germania. Per il nuovo anno le prospettive di una crescita dell’1,2% ipotizzata dal Governo non sono le stesse del FMI (prevede uno 0,7) e di tutti gli altri centri di analisi e ricerca. Ma azzardare previsioni è molto complicato, molto dipenderà dalle crisi geopolitiche in atto e dalle relative conseguenze sull’economia.
Sul fronte interno verrà meno il contributo del costosissimo (per le casse dello Stato) Superbonus edilizio. E allora si punta sull’effetto positivo che si potrà avere sulla crescita dall’atteso avvio dei cantieri finanziati dal PNRR. Detto di una inflazione che in gennaio ha leggermente rialzato la testa per via di una rallentata diminuzione dei beni energetici e di quelli alimentari, interessanti indicazioni sono arrivate dai dati sull’occupazione. Abbiamo registrato un record di 23,745 milioni di occupati (456 mila in più rispetto al dicembre 2022) con un tasso di occupazione al 61,9% ed un tasso totale di disoccupazione totale del 7,2%, il più basso dal dicembre del 2008.
Bene anche il dato sui giovani al lavoro, mentre cresce e preoccupa l’aumento del numero dei cosiddetti inattivi (non lavorano e non cercano lavoro) salito al 33,2. Nel complesso si tratta di dati molto buoni, effetto anche di aggiustamenti statistici e che nel confronto con il mese di novembre vengono un po’ ridimensionati. Per questo aspettiamo con curiosità i dati di gennaio per una conferma.
In uno scenario così delicato per la congiuntura internazionale elemento decisivo per la sua evoluzione sarà il ruolo giocato dalle banche centrali e dalle decisioni che assumeranno nel corso dell’anno. Scottate dalle negative esperienze recenti, la Fed americana e l’europea BCE devono riscattarsi e muoversi questa volta senza sbagliare. Nel pieno della crisi pandemica, con la ripresa lenta dell’economia, non seppero interpretare i segnali che arrivavano dai dati. E, con erronea decisione comune, quasi spalleggiandosi, dissero che la ripresa dell’inflazione era episodica, frutto di contingenti pressioni sui prezzi. E non si mossero in tempo, occupate come erano a sostenere governi e finanza. Ecco perché ora, quando tutto farebbe deporre per un primo taglio dei tassi ufficiali, predicano cautela e rimandano il momento a una ennesima conferma del calo dell’inflazione. E vogliono vedere anche una tenuta delle economie, una politica salariale che non alimenti nuova inflazione.
Insomma le attese per decisioni che riportino la politica monetaria a livelli non più restrittivi sembra slittare, non più quel marzo-aprile che i mercati sembrano aver già scontato e che i rendimenti sui mutui hanno già incorporato. Nei giorni scorsi il Fondo Monetario, assistendo a questo balletto, ha detto chiaro chiaro che se è vero che tagliare troppo presto potrebbe essere pericoloso, il rimandare troppo sarebbe letale perché frenerebbe oltre il dovuto una crescita globale già bassa. Serve allora un atterraggio morbido con una inflazione che scende ormai verso gli obiettivi del 2%. Vedremo, certo che le variabili in gioco sono tante, troppe. Alle due principali crisi geopolitiche si aggiunge la situazione esplosiva del Mar Rosso ancora non risolta, con conseguenze pericolose per l’economia e per gli effetti pesanti sulla fornitura di beni e costi energetici. Un 2024 tutto da scoprire, e sono situazioni che ci toccano da vicino.
foto: agenzia Fotogramma
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Agricoltori, le tante ragioni di una protesta che non va ignorata
ROMA (ITALPRESS) – In settimana arrivano a Roma i trattori per portare nella capitale una protesta che si è estesa ormai a macchia di leopardo in tutto il Paese. Partita dalla Germania, la rivolta agricola ha coinvolto tutta l’Europa e senza interventi risolutori il rischio di una esplosione sociale più vasta è assai concreto. A leggere le motivazioni della protesta, quelle comunitarie e quelle dei singoli paesi, sembra chiaro che arrivano tutti insieme sul tappeto problemi che si accumulano da anni e che ora si incrociano con una crisi del settore primario senza precedenti. Anche i recenti dati sulla crescita del Pil in Italia segnalano una buona tenuta di industria e terziario e una caduta del comparto agricolo. Le organizzazioni del settore non sono riuscite a convogliare la protesta sui consueti binari del confronto e della concertazione e quindi hanno avuto vita facile i movimenti spontaneisti, la cui contestazione è degenerata in alcuni casi anche in episodi non pacifici.
Ci vorrebbe un libro per esaminare le problematiche che gli agricoltori vorrebbero sciogliere, ma, accorpandole, possiamo individuare quelle di carattere regolamentare europeo, quelle del commercio internazionale, quelle interne. Il mondo agricolo contesta in linea generale il fatto che la transizione energetica in atto non lo abbia coinvolto come attore protagonista, ma lo abbia relegato a soggetto passivo di un processo che vede un trasferimento di risorse verso la rivoluzione green ignorando i protagonisti della terra. In questo contesto Bruxelles equipara come responsabili di inquinamento le stalle alle fabbriche, impone di “recuperare la natura” mettendo a riposo il 4% del terreno coltivabile, riduce del 50% la possibilità di utilizzare i fitofarmaci, taglia o cancella i bonus fiscali per il diesel agricolo. Troppo e tutto insieme.
Aggiungendo impegni regolamentari e burocratici che ampliano i costi di gestione per gli agricoltori, mettendo spesso a rischio l’erogazione di sussidi e agevolazioni. Un mondo che sembra sorpreso da queste misure, abituato come sempre e’ stato ad essere ben sussidiato, potendo contare sui fondi di un bilancio Ue che ha dedicato da sempre a questo settore il 30% delle risorse complessive. Ma tutto ciò sta cambiando e occorre allora trovare altre strade rispetto all’imposizione di regole dall’alto. Sul secondo fronte, quello commerciale, pesano motivazioni politiche. Bruxelles sta per concludere con il Mercosur, il mercato comune dei paesi sudamericani, una intesa commerciale per i prodotti agricoli. Da un anno vige un accordo che agevola fortemente l’import della produzione agricola ucraina, soprattutto grano.
Questi due accordi, secondo le critiche degli agricoltori, distorcono il mercato interno europeo, generando un serio problema di prezzi. Sul fronte interno, parlando del nostro, ci sono poi problemi di natura fiscale, generati dal taglio dell’esenzione Irpef sui redditi agricoli decretato dalla legge di bilancio. In piu sono forti le pressioni dei costi di produzione, per mangimi, carburante, energia, e le distorsioni della filiera agricola, con prezzi all’origine molto diversi rispetto alla vendita. I 50 centesimi pagati per un litro di latte arrivano ai due euro ed oltre che il consumatore finale deve pagare. In Italia come in Europa e’ poi forte la preoccupazione per i nuovi alimenti non naturali: carne coltivata, farine di insetti e quanto altro danneggiano il cibo italiano e il suo mercato nel mondo. Altra preoccupazione è la svalutazione dei terreni per l’abbandono delle attività agricole, terreni che allora vengono venduti a prezzi altissimi per altri scopi. Come avviene per le rinnovabili.
In Sicilia, Puglia, nella Tuscia laziale, per citare solo alcune aree del Paese, distese di pannelli solari hanno cambiato il paesaggio verde. Ora i tempi per Bruxelles e per i governi europei sono stretti. Il 26 febbraio il Consiglio agricolo europeo metterà sul tavolo un pacchetto di proposte per fermare la protesta. Si parla di rinvii (per il fermo produttivo dei terreni, per l’accordo con il Mercosur), di riduzione degli oneri amministrativi e burocratici, di una più accentuata flessibilità delle condizioni per accedere ai finanziamenti europei. Da noi, oltre al già annunciato aumento da 5 a 8 miliardi delle riserve del Pnrr per il mondo agricolo, possibile una proroga dell’esenzione Irpef, non per i produttori agricoli più grandi, un taglio dell’Iva per prodotti alimentari e vino, agevolazioni per il diesel agricolo. Ma a Bruxelles, come a Berlino, Roma, Parigi e nelle altre capitali europee, la situazione è in movimento, non si tratta di giorni ed ore ma di un fronte che sarà caldo per settimane e mesi.
Il tavolo di confronto resta l’unica strada e bisognerà vedere come questi nuovi protagonisti del mondo agricolo (molti i giovani che abbiamo visto sui trattori) sapranno confrontarsi con le istituzioni (si spera in modo pacifico) avendo bypassato, almeno per il momento, le loro organizzazioni rappresentative.
fonte foto: IPA Agency
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Forza Italia, dalla “corrente” Fascina il no a Schifani come vice Tajani
ROMA (ITALPRESS) – Ci sarebbe l’intervento di Marta Fascina dietro l’estromissione di un esponente siciliano dalla vicesegreteria di Forza Italia. A riportare questa ricostruzione è un articolo del quotidiano La Repubblica.
“La Sicilia è uno dei grandi elettori di Forza Italia, ma è stata tagliata fuori – aveva detto ieri il presidente della Regione Renato Schifani a Tgcom -. Non dico questo per una questione di poltrone: sulla stampa era venuta fuori l’ipotesi di me come vice segretario. Ma siamo seri, un governatore non può avere il tempo di occuparsi del partito. Credo inoltre che bisognerebbe porre fine ai doppi incarichi, fatta salva qualche eccezione”. Il riferimento è agli altri due governatori che andranno a far parte della squadra dei vice di Tajani: Alberto Cirio e Roberto Occhiuto, presidenti delle Regioni Piemonte e Calabria. Nella segreteria ci saranno anche la deputata Deborah Bergamini e per il quarto nome si era ipotizzato quello di Schifani. Invece il nome che farà Tajani, secondo La Repubblica, è quello del giovane deputato Stefano Benigni, già responsabile giovani e fedelissimo della deputata forzista Marta Fascina, che ha sollecitato la nomina proprio in queste ore tornando alla Camera. “Occorre dare un segnale anche alla Lombardia dopo l’ottimo risultato dei congressi provinciali dove l’area Benigni-Alessandro Sorte è andata molto bene”, è stato il ragionamento fatto da questa corrente a Tajani secondo il quotidiano.
– Foto: Agenzia Fotogramma –
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Crèdit Agricole in Italia aumenta gli utili e accelera sull’innovazione
MILANO (ITALPRESS) – Il Gruppo Crèdit Agricole in Italia nel 2023 ha fatto registrare un risultato netto aggregato pari a 1 miliardo e 310 milioni di euro (+19% su base annua).
Sotto la guida di Giampiero Maioli, Amministratore Delegato di Crèdit Agricole Italia e Senior Country Officer, le diverse linee di business hanno potenziato ulteriormente il loro coordinamento sinergico facendo registrare una crescita del totale dei finanziamenti all’economia pari a circa 100 miliardi di euro e una Raccolta Totale pari a 331 miliardi di euro.
Numeri ancora una volta in aumento per un Gruppo che in Italia, suo secondo mercato domestico, è presente con circa 16.200 collaboratori e circa 6 milioni di clienti. Il Gruppo è composto, oltre che da Crèdit Agricole Italia, anche dal Corporate e Investment Banking (CACIB), e dalle società di Servizi Finanziari Specializzati (Agos, CA Auto Bank), Leasing (Credit Agricole Leasing, parte di Credit Agricole Italia) e Factoring (CA Factor), Asset Management e Asset Services (Amundi, CACEIS), Assicurazioni (Crèdit Agricole Vita, Crèdit Agricole Assicurazioni, Crèdit Agricole Creditor Insurance) e Wealth Management (CA Indosuez Wealth Management in Italia e CA Indosuez Fiduciaria).
La grande attenzione del Gruppo per l’innovazione si è declinata nell’ulteriore sviluppo del sistema dei Village by CA, che annovera oltre 150 startup complessivamente ospitate dagli ecosistemi di Milano, Parma e Padova, imposti come punti di riferimento del settore a livello nazionale e regionale. Ed è di oggi l’inaugurazione a Sondrio del Village by CA delle Alpi, quarto acceleratore del Gruppo in Italia. Avamposto dell’innovazione per la Valtellina, è dedicato all’avvio di startup orientate all’economia della montagna declinata in 7 punti: agroalimentare, turismo, filiera del legno, ciclo dell’acqua, energie rinnovabili, qualità della vita e conversione biologica. “Continuiamo a investire sulla Valtellina, un territorio per noi strategico di cui conosciamo le potenzialità e di cui intendiamo sostenere la crescita attraverso un’offerta completa di servizi – ha dichiarato Giampiero Maioli -. Entrare nel network internazionale di Crèdit Agricole rappresenta un’opportunità di sviluppo aggiuntiva per molte aziende, sia storiche sia nascenti. Lo spirito è quello di collaborare per innovare ed è con questa convinzione che oggi inauguriamo un progetto di innovazione che ha già dimostrato in Italia e in Europa di essere una leva di sviluppo per le comunità ospitanti”.
Anche Crèdit Agricole Italia ha presentato i risultati relativi al 2023, confermando la capacità costante di generare utili in modo continuativo. L’utile netto consolidato si attesta a 708 milioni di euro (+63,7%).
Ulteriormente rafforzata la posizione patrimoniale con un Common Equity Tier 1 Fully Loaded che sale al 13,5%, e un Total Capital Ratio pari al 18,6%, mantenendo un buffer ampiamente superiore rispetto ai requisiti minimi assegnati dalla BCE. A dimostrazione della solidità del Gruppo e a seguito della revisione dell’outlook sul debito sovrano italiano, Moody’s ha confermato il rating (Baa1) al livello più alto del sistema bancario italiano, migliorando l’outlook a stabile.
Proseguito il forte sostegno finanziario a famiglie e imprese. In forte e progressiva crescita le erogazioni di mutui residenziali (+65% S2/S1): nel 2023 sono state realizzate erogazioni per quasi 4 miliardi (+10% vs 2022) con incremento in un solo semestre dal 12% al 18% della quota di mutui green. Segno più anche per gli impieghi del comparto Banca d’Impresa (+7% a/a), con deciso sviluppo dei volumi erogati alle piccole e medie imprese (+38% T4/T4), e per l’Agri-Agro, in aumento del +2,9% rispetto a dicembre 2022 (trend di settore in calo del -2,2% a/a) con quota di mercato stabile al 7,9%.
Acquisiti di 175 mila nuovi clienti (+16% a/a), grazie anche all’apporto del canale digitale (36% dic-23 vs 30% dic-22). Collocati oltre 8 miliardi di euro di prodotti Wealth Management ed è rilevante l’evoluzione dei premi delle polizze ramo danni (+14% a/a). Le performance riflettono l’apprezzamento della clientela, che fanno salire Crèdit Agricole Italia al 1° posto tra le banche tradizionali in Italia nell’Indice di Raccomandazione dei Clienti (IRC).
Il digitale e l’innovazione continuano a dare un contributo importante: cresce la quota dei digitalizzati (che hanno superato l’80%), degli utenti attivi sui canali digitali (pari al 60%) e delle transazioni effettuate in digitale (complessivamente pari a circa l’87%). In particolare, l’App registra livelli di utilizzo in costante aumento e si conferma il canale preferito.
Grande importanza hanno rivestito le misure approntate per i colleghi e le nuove generazioni. In linea con il programma di rinnovo generazionale “Next Generation”, il Gruppo ha realizzato circa 630 assunzioni di cui 550 di giovani under 35. Il Gruppo, oltre ad essere Top Employers per il sedicesimo anno consecutivo, ha ottenuto la Certificazione per la Parità di Genere, fondamentale riferimento a livello nazionale che conferma l’impegno per le tematiche ed i valori legati alla diversità e all’inclusione, e ha varato numerose misure nel campo della genitorialità.
In linea con gli obiettivi ESG e con l’adesione alla Net Zero Banking Alliance, Crèdit Agricole ha proseguito nella realizzazione dei suoi impegni a favore dell’ambiente. Nell’ambito dell’impegno nel sociale numerose le raccolte fondi legate a tematiche di inclusione, educazione, sanità, sport e cultura pubblicate su CrowdForLife.
Il Gruppo Crèdit Agricole ha ottenuto un utile netto reported di 8,258 miliardi di euro nel 2023, con ricavi pari a 36,492 miliardi di euro.
– Foto ufficio stampa Crèdit Agricole Italia –
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